Kurt nel Nirvana

Kurt_Cobainpubblicato su Il Mattino del 9 aprile 1994

Cobain suicida con un colpo di pistola alla testa

di Mariuccia Chiantaretto

WASHINGTON – Da un’overdose di alcool e psicofarmaci a un colpo di pistola alla testa. Kurt Cobain, il ventisettenne cantante-chitarrista dei Nirvana, una delle rock band più amate del mondo, si è ucciso nella sua casa si Seattle, nello Stato di Washington. Accanto al cadavere, trovato ieri da un elettricista nel cottage del musicista a Seattle, c’era una lettera su cui la polizia continua a mantenere il riserbo, ma che accrediterebbe la tesi del suicidio.

La polizia non ha identificato immediatamente ilo corpo: ci sono volute circa due ore perché si potesse annunciare che quel «giovane di razza bianca, sulla ventina» di cui parla il rapporto degli investigatori era proprio il padrone di casa, l’uomo più famoso di Seattle, il divo della generazione giunge.Secondo una portavoce della polizia, Tiky Vivette, il suicidio dovrebbe risalire a uno o due giorni fa. A dare per prima la notizia della morte di Kurt Cobain è stata Radio Kiro, una delle emittenti private di Seattle. Cobain si era ritirato da alcuni giorni a Seattle, nella sua abitazione, nel tentativo di sfuggire ai suoi “demoni” privati e di ricostruire la sua carriera devastata dall’abuso di sostanze stupefacenti.

Alle droghe Cobain era arrivato per alleviare i dolori causati dai tremendi mal di pancia di cui soffriva: questa almeno era stata la scusa fornita dal chitarrista alla stampa confessando pubblicazione la sua tossicodipendenza.

Wendy O’Connor, la madre di Kurt, raggiunta dalla stampa ad Aberdeen, la cittadina dove Cobain era nato e cresciuto, ha riferito che non sentiva il figlio da sei giorni, prima ancora che i Nirvana annunciassero la decisione di sciogliersi, sia pure momentaneamente, nella speranza che una pausa permettesse al cantante di uscire dalla prigione della droga: «L’avevo supplicato – ha dichiarato mamma Wendy piena di rabbia – di non unirsi allo “stupido club” delle star del rock distrutte dalla loro fama».

Il 4 marzo scorso Cobain era stato trovato in coma in una suite dell’albergo Excelsior di Roma (la band aveva finito la tranche italiana del suo tour) per una overdose di barbiturici e champagne: solamente l’intervento della moglie Courtney Love, leader del gruppo delle Hole, lo aveva salvato, permettendone l’immediato ricovero. In una recente intervista al quotidiano Los Angeles Times, Kurt aveva parlato a lungo della sua infanzia infelice, tra i boschi di Aberdeen.

Già allora si sentiva diversi dai suoi compagni: luisi interessava di pittura mentre gli altri preferivano gli sport, soprattutto quelli più violenti. Non sognava certo un futuro da taglialegna o da operaio nelle segherie locali. ma non poteva certo immaginare che i suoi rauchi lamenti, i suoi versi spietati, le sue chitarre al vetriolo e le sue camicione a scacchi sarebbero diventate famose in tutto il mondo. «Siamo profondamente addolorati per la perdita di un artista di così grande talento, un amico così caro, un marito e un padre dolce», ha dichiarato un portavoce della Gold Mountain Entertainment, la compagnia che gestiva le attività del complesso.

I Nirvana, insieme ai Pearl Jam, ai Soundgarden, ai Mudhoney, ai Lovemongers, ai Mother Love Bone, agli Alice in Chains, agli Screaming Trees, avevano fatto di Seattle – fino a quel momento celebre per aver dato i natali a Jimi Hendrix – la capitale del suono giunge, il nuovo rock alterativocce si eraritagliato un posto anche nella moda col suo look fatto di abiti usati e vivacemente colorati. Milioni di dischi venduti, concerti affollatissimi, l’interesse dei sociologi, persino un film, “Singles”, di Cameron Crowe interpretato da Matt Dillon e Bridget Fonda, ma al successo, con la città presa d’assalto da discografici, turisti e giornalisti, erano stati i protagonisti della rivoluzione giunge a rinnegare quello stile – basato sulla volontà di raccontare dolore, rabbia e confusione di una generazione – ormai diventato una moda.

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LA MADRE: «HA RAGGIUNTO QUELLO STUPIDO CLUB»

Il destino di una canzone: «Mi odio e voglio morire»

di Federico Vacalebre

«Adesso se n’è andato e ha raggiunto quello stupido club»: così mamma Wendy commenta cinicamente la notizia della morte del figlio, Kurt Cobain. Lo «stupido club» è quello dei martiri del rock and roll, prigionieri di quell’ideologia per cui bisognava «vivere e morire pericolosamente»: Jim Morrison, Jimmi Hendrix, janis Joplin, Brian Jones, Sid Vicious, John Belushi… Nella Spoon River del rock ora c’è anche Kurt, ultimo eroe (?) maledetto di una generazione, quella del giunge e degli anni di latta, che credeva di non aver bisogno di eroi, né di simboli.

Jim, Jimi, Janis e compagni hanno bruciato le loro esistenze in altre epoche, quando giocare con sesso, droga e alcool sembrava facile, semplice, inevitabile. Cobain ha scelto di continuare su quella strada quando quando il rock era diventato innocuo, Freddie Mercuri moriva d’Aids, impazzava la moda dei megaconcerti di beneficenza ed ex tossicodipendenti come Eric Clapton, Lou Reed, Mick Jagger e David Crosby insegnavano a milioni di ragazzi i pericoli della droga.

Nirvana, ovvero libertà da dolore e sofferenza, fuga dal mondo esterno. Nirvana, ovvero il gruppo che aveva scritto una canzone che nessuno voleva fargli cantare perché si intitolava «I hate myself and I wanna die» («Odio me stesso e voglio morire»). Nirvana,ovvero «guidare a fari spenti nella notteper vedere se poi è così difficile morire».

Nirvana, ovvero l’ultima tetra leggenda della no generation: in quello «stupido club» c’era anche Ian Curtis, il leader dei Joy Dvision, contaminata con la rabbia punk e la violenza hard, che i Nirvana avevano rubato la particolarità del loro giunge. E oggi Kurt è tra quelle «anime morte» («Dead souls») di cui cantava il povero Ian. C’era una volta la generazionegrunge

La storia del gruppo da Nevermind a In utero

Un pugno di concerti e di dischi («Bleach» dell’89, «Nevermind» del ’91, «Incesticide» del ’92 e «In utero» del ’93) racchiudono la storia dei Nirvana. Dieci milioni di copie vendute con «Nevermind», più di sei milioni con «In utero». Inni generazionali come «Smells like teen spirit», «Come as you are», «Rape me» («Violentami»), «Penny royal tea»), «Dumb»… La band si era formata nell’84, ad Aberdeen, quando Kurt incontrò il bassista di origini croate Krist Novoselic.

Ai due, nel ’90, si unì il batterista Dave Grohl e, per l’ultimo tour, anche Pat Smear, chitarrista dei Germs, i Sex Pistols di Los Angeles. Cobain aveva sposato Courtney Love, leader delle Hole, tossicodipendente come lui, da cui aveva avuto una figlia di due anni, a cui aveva messo il nome di Frances, in onore del mito personale, Frances Farmer, una ragazza partita da Seattle per conquistare Hollywood: la Mecca del cinema la prese per pazza e Frances morì alcolizzata dopo essere stata rinchiusa in un manicomio, violentata e lobotomizzata

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