Ecco perché l’elettrosmog è una bufala

elettrosmogArticolo pubblicato su Il Giornale

del 15 marzo 2001

Paolo Vecchia non condivide la criminalizzazione di tralicci e ripetitori. E tantomeno la demonizzazione dell’antenna di Cesano della Radio Vaticana, diventata quasi il simbolo del male. Anzi per Vecchia, che è direttore del Settore radiazioni non ionizzanti dell’Istituto superiore di sanità, la realtà è molto meno drammatica di quel che appare

di Stefano Zurlo

Non vuole polemizzare con nessuno. Nemmeno con i giornali che mitragliano dati allarmanti sull’inquinamento elettromagnetico. Ma basta ascoltarlo due minuti, per capire che Paolo Vecchia non condivide la criminalizzazione di tralicci e ripetitori. E tantomeno la demonizzazione dell’antenna di Cesano della Radio Vaticana, diventata quasi il simbolo del male. Anzi per Vecchia, che è direttore del Settore radiazioni non ionizzanti dell’Istituto superiore di sanità, la realtà è molto meno drammatica di quel che appare: «Dobbiamo dire le cose come sono e non promuovere campagne ideologiche».

E come stanno le cose, professore

«Nel sito dell’Organizzazione mondiale della sanità – www.who.int – c’è questa frase: “Non c’è nessuna evidenza convincente che l’esposizione a radiofrequenze abbrevi la durata della vita né che induca o favorisca il cancro”».

Su che base l’Oms fa questa affermazione così impegnativa?

«Dopo aver valutato migliaia di ricerche che raffreddano paure e pregiudizi».

Ci sono numerose inchieste aperte e molti casi sospetti

«Anche sul fronte dei telefonini si è letto e scritto di tutto. Però la ricerca più importante, condotta in Danimarca dal 1985 su 420mila persone, arriva a conclusioni sorprendenti».

Perché

«Chi ha usato il cellulare per tanti anni, si è ammalato di meno rispetto a chi non lo possedeva. Un 15% di meno»

Addirittura

«Altri due studi americani, fondamentali, vanno nella stessa direzione. Però la stampa italiana non ha dedicato a questi avvenimenti nemmeno una riga».

A Cesano c’è un’impennata delle leucemie infantili. E sulle case domina l’antenna a forma di croce della Radio Vaticana

«Il campione è troppo piccolo per tentare una statistica».

Questo lo dice lei. Carlo Perucci, direttore dell’Agenzia di sanità pubblica del Lazio, ha studiato la zona per dodici anni

«Ho letto qualcosa sui giornali. Perucci è persona seria».

E proprio Perucci definisce i risultati del suo lavoro “molto preoccupanti”. Lei invece non si preoccupa

«Mi preoccupo. Però invito a un’analisi a mente fredda».

Perucci ha diviso l’area intorno all’antenna in cinque anelli

«Nella prima fascia, da 0 a 2 chilometri di distanza, dice che, in base ai valori di Roma, si sarebbe aspettato 0,16 casi».

Invece se n’è verificato uno. Sei volte la media

«Perfetto. Ma il campione è piccolissimo. Se posso tradurre i numeri, quello 0,16 in dodici anni significa un caso in settanta anni. Ora quel caso si è verificato proprio nel periodo preso in considerazione, fra l’87 e il ‘99. Tutto qua».

Tutto qua?

«Può darsi che domattina si scopra un secondo malato, ma può anche essere che non succeda più niente per il prossimo mezzo secolo. E allora la percentuale tornerà sulla media romana».

L’anomalia è rilevabile anche nei cerchi successivi.

E proprio l’ultimo anello, compreso fra i 6 e i 10 chilometri di distanza, riserva una sorpresa che contraddice tutto il ragionamento: in quella fascia non si è ammalato nessuno.

Perché era la più lontana dall’antenna?

«Sì, ma non è nemmeno il Paradiso. E i casi attesi erano 6-7».

Intanto la Radio Vaticana è sotto processo.

«Un processo aberrante».

La Radio non ha violato la legge?

«Nel ‘98 il Parlamento ha fissato parametri ultrarestrittivi senza equivalenti al mondo. Come se si fosse detto: è vietato costruire case a meno di cento metri da altri edifici. Chi si è trovato a ottanta metri è finito sotto processo»

La norma viene approvata perché sia rispettata. Non crede?

«Attenzione: i livelli italiani sono prudenziali, nessuno può dire che i 27 volt per metro della Radio Vaticana – che poi sono gli stessi volt previsti dalle norme Ue – siano pericolosi per la salute. Invece si adombrano omicidi, stragi….».

Lei come spiega la leucemia di Cesano?

«La scienza non può spiegare tutto, ma non spiegare è meglio che dare risposte finte. Invece una cosa è certa: l’Italia vive questo temi con un’esasperazione senza paragoni al mondo». sociali inadeguate, le pensioni irrisorie. Sono 50 mila in tutto e stanno diminuendo».

Una categoria che porta pochi voti: e che perciò, se comprendiamo bene, i parlamentari non hanno troppo interesse a salvare dall’estinzione. I delfini rendono di più.
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