La “battaglia” di Benedetto XVI sui valori in tempi di pandemia

il Giornale sabato 9 Maggio 2020 

In piena pandemia da Covid-19, Joseph Ratzinger torna ad attaccare la “dittatura del relativismo”. Ma emerge anche la verità sul Conclave del 2005

di Francesco Boezi

C’è persino chi pensa che il libro non lo abbia scritto lui ma, fino a prova contraria, la nuova biografia di Peter Seewald, presenta un ampio contributo di Ratzinger, il papa emerito. Il ritorno sulla scena – succede sempre quando Benedetto XVI scrive o dice qualcosa – ha fatto rumore.

Un elemento rilevante è il seguente: non sappiamo quali fossero i tempi previsti per la pubblicazione di “Ein Leben“, che è il titolo dell’opera libraria, ma di sicuro Joseph Ratzinger ha scagliato un attacco contro il suo avversario giurato, il relativismo. E lo ha fatto in piena pandemia.

L’umanità è costretta ad affrontare un nemico diverso dal solito. Ma Benedetto XVI non ha rinunciato ad avvertire sui rischi derivanti dal connubio tra la società contemporanea e quella che ha già avuto modo di chiamare “dittatura del relativismo”.

L’argomento Covid-19 si sarebbe prestato volentieri a disamine di altro tipo. Joseph Ratzinger ha posto l’accento sui valori non negoziabili. Esiste chi, in specie nel fronte cattolico, usa segnalare come la pandemia possa fungere da acceleratore naturale nei confronti di certi processi volti a sdoganare prassi laiciste. Si pensi, per esempio, al tema dell’eutanasia, che riguarda da vicino i malati terminali.

Anche quelli per cui si nutrono poche speranze per via del contagio del nuovo coronavirus. Un caso, nello specifico, è stato riportato dai media nazionali: quella della signora Giusy, settantanovenne – la vicenda è stata riportata pure Il Corriere della Sera – . Sembra proprio che la signora fosse destinata alla morfina. Così come sembra che il suo medico di base, l’epidemiologo Paolo Gulisano, l’abbia fatta tornare a casa dall’ospedale, per poi curarla mediante farmaci da banco o comunque di non difficile reperibilità.

Un episodio che può essere paradigmatico. Se non bastasse, in chiave bioetica, c’è la questione legata all'”immunità di gregge”. Dalla narrativa costruita attorno al discorso alla nazione di Boris Johnson fino al ruolo che l’Europa dovrebbe esercitare in relazione a questa dimensione pandemica: le istituzioni cattoliche non si interessano solo della parte pratica della pandemia.

E tra le “mura leonine” si discute anche dell’approccio europeo alla crisi. Citando le parole che il cardinal Camillo Ruini ha scelto per questa intervista che ci ha rilasciato, “…lo scoppio di questa pandemia ha fatto nascere nuove tentazioni, come quella dell’immunità di gregge, che prevede di sacrificare molte vite per non limitare le attività economiche e produttive”.

E ancora: “Nel complesso però questa tentazione è stata respinta: la coscienza della gente rifiuta infatti scelte di questo genere. Ci sono fortunatamente altre maniere per contemperare la tutela della vita con la salvaguardia delle attività produttive, pure esse necessarie proprio perché la gente abbia di che vivere, anche nel tempo del coronavirus”.

Una pandemia, insomma, porta con sé una serie di questioni cui le istituzioni morali e religiose decidono di rispondere con questa o quella indicazione. “Ein Leben“, con buone probabilità, non era stato calendarizzato in ragione degli effetti della diffusione del Covid-19. Ma nel libro, che in Italia dovrebbe essere pubblicato in autunno, sono contenute alcune critiche alla società contemporanea.

L’attacco di Ratzinger all’aborto, all’eutanasia ed alla fecondazione assistita

A group of marchers walk at the Pride parade in San Francisco, Sunday, June 25, 2017. (AP Photo/Jeff Chiu)

Tra i virgolettati del libro che sono stati anticipati, ce n’è uno che sembra rappresentare il cuore della disamina ratzingeriana. Benedetto XVI ha associato l’aborto, il matrimonio omosessuale e le pratiche eugenetiche da laboratorio al “potere spirituale dell’Anti-Cristo”.

Joseph Ratzinger ha parlato di questi topos quando gli è stato domandato a chi si fosse riferito all’inizio del suo pontificato. Benedetto XVI, poco dopo essere stato eletto al soglio di Pietro, ha chiesto infatti di pregare affinché non fuggisse dinanzi ai “lupi”. E chi erano questi “lupi”? Frange curiali che si opponevano alla sua linea teologica? Quelli che poi lo hanno fatto “dimettere”? No.

Il teologo tedesco ha chiarito come stanno le cose. I “lupi” sono, per così dire, i “mantra” culturali del relativismo. Le nuove tendenze ideologiche, che l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ha sempre combattuto. L’ex vescovo di Roma ha introdotto così la disamina: “Ma la vera minaccia per la Chiesa e quindi per il ministero petrino non risiede in queste cose, bensì nella dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddicendo le quali si resta esclusi dal consenso sociale di fondo”.

Il testo della sua risposta è stato pubblicato su Lifesite News e poi tradotto pure sui blog italiani, come quello di Sabino Paciolla. Chi, dunque, osa criticare alcuni fattori ritenuti essenziali per lo sviluppo progressista dell’antropologia moderna, viene ostracizzato. L’analisi di Joseph Ratzinger diviene ancora più limpida quando scrive: “Ancora cento anni fa, tutti avrebbero considerato assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi chi vi si opponga viene scomunicato dalla società. Similmente stanno le cose per l’aborto e la produzione di esseri umani in laboratorio”.

Eccoli i “lupi” da cui l’ex pontefice ha chiesto di essere messo al riparo attraverso la preghiera dei fedeli: “La società moderna sta formulando una fede anticristica, cui non ci si può opporre senza essere puniti con la scomunica sociale. È quindi più che naturale avere paura di questa forza spirituale dell’Anticristo e ci vuole davvero l’aiuto della preghiera di un’intera diocesi e della Chiesa universale per opporvi resistenza”. Durante la progressione di un quadro pandemico, Joseph Ratzinger ha rimarcato la natura “dittatoriale” di certe ideologie, ricordando alla Chiesa cattolica che la battaglia contro il relativismo non può essere mai posta in secondo piano.

La “dimensione spirituale” del pontificato emerito

Benedetto XVI non è più Papa. Su questo, nonostante il fiorire di retroscena complottistici, non ci sono dubbi. Joseph Ratzinger ha rinunciato per l’avanzare dell’età e per i problemi di salute. Il Papa è uno ed è Francesco. Ma l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ha creato un istituto nuovo: il “papa emerito”.

Sempre le fonti sopracitate hanno ripercorso un altro passaggio centrale della nuova biografia riguardante l’ex successore di Pietro: Ratzinger dichiara di aver mantenuto la “dimensione spirituale” del papato. E questo non può che essere un punto particolarmente scivoloso per i teologi progressisti: “Non ci sono due vescovi, ma uno con un mandato spirituale, la cui essenza è servire la sua ex diocesi dall’interno, dal Signore, essendo presente e disponibile nella preghiera”.

Benedetto XVI sottolinea di non voler “interferire” nel pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Il tono di Joseph Ratzinger è più aspro del solito: “Preferisco non analizzare le vere ragioni del perché si desideri mettere a tacere la mia voce”. Questa storia della volontà perseguita da quel “qualcuno” che vorrebbe “silenziare” la voce dell’emerito è balzata agli onori delle cronache in maniera repentina.

Ratzinger ha degli antagonisti teologici. Questo è un fatto. Sono quegli stessi antagonisti a volere che Benedetto XVI smetta di dire la sua, magari regolando le circostanze in cui un pontefice emerito, nel senso dell’istituto e prescindendo dal primo caso di ex pontefice con “mandato spirituale” della storia della Chiesa cattolica, si trovi in diritto di esprimere un’opinione pubblica.

Per comprendere a pieno queste righe di “Ein Leben”, bisogna far presente come la dialettica teologica, in specie in Germania, coinvolga i teologi di due correnti di pensiero molto differenti tra loro. Prima che il Covid-19 esordisse nel contesto globale, i vescovi tedeschi avevano dato luogo ad un “concilio interno”, che per i cattolici conservatori può portare ad uno “scisma”.

Ecco, l’avanzata delle istanze teologiche progressiste – quello che vorrebbero sdoganare il diaconato femminile, il rapporto dottrinale con l’omosessualità, la laicizzazione della gestione parrocchiale ed ecclesiastica, la “protestantizzazione” del cutlo – coincide con il trionfo della fazione meno ratzingeriana. Negli emisferi ecclesiastici che con qualche semplificazione potrebbero essere definiti “di sinistra”, risiedono coloro che preferirebbero il “silenzio” di Ratzinger.

La verità sul Conclave del 2005

Joseph Ratzinger è stato eletto in Conclave nel 2005. I cardinali avevano il difficile compito di scegliere una guida per la Chiesa cattolica universale dopo l’incredibile pontificato di San Giovanni Paolo II. Stando a buona parte delle ricostruzioni emerse in tutti questi anni, Benedetto XVI avrebbe preferito non salire su quel soglio. Più volte, durante la stretta collaborazione col papa polacco, aveva domandato – senza mai ottenerlo – un disimpegno dagli incarichi in Santa Sede.

Conviene, per una narrativa più esaustiva possibile di quel Conclave, prendere in esame un virgolettato testuale dell’ultima fatica libraria di Seewald. Un passaggio che è stato riportato su Korazym.org: “Il risultato più importante, però, sono stati i cattivi risultati per l’ala ‘progressista’ del Collegio cardinalizio.

Anche il Diario proibito [un diario del Conclave scritto e pubblicato da un cardinale partecipante] descrive come informazione essenziale il tentativo del “Gruppo di San Gallo” intorno a Martini, Danneels, Lehmann e Kasper di stabilire un candidato rivale. Il preteso piano avrebbe aperto la ricerca di un ‘candidato di compromesso’ bloccando Ratzinger”.

Il “candidato rivale” sarebbe dovuto essere Jorge Mario Bergoglio, che poi però – a Conclave in corso – ha preferito invitare i suoi elettori a votare per quello che sarebbe divenuto Benedetto XVI, Emerge, insomma, la contrarietà del cardinal Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano e quindi sostenitore dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, all’ipotesi che Ratzinger divenisse il vescovo di Roma.

Dal 2005 ad oggi sono fuoriuscite numerose considerazioni sullo svolgimento di quella assemblea cardinalizia. Il libro in oggetto, però, pone forse una pietra definitiva sulla realtà dei fatti: una corrente progressista ed una conservatrice si sono effettivamente scontrate nell’ultimo quindicennio. Anche in relazione alla scelta del Papa. Nel 2005 è stato eletto Benedetto XVI. Nel 2013 è stato eletto Papa Francesco.

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