Modello don Bosco

Il Borghese n. 4 aprile 2020

 Buoni cristiani, onesti cittadini

di Giuseppe Brienza

Con una lettera indirizzata lo scorso anno a tutti i Salesiani del mondo, il rettor maggiore della Congregazione fondata da san Giovanni Bosco (1815-1888) don Ángel Fernández Artime, ha convocato il 28° Capitolo Generale (CG28), che è stato inaugurato il 22 febbraio e si concluderà il 4 aprile.

Si tratta di una grande assemblea internazionale che, a distanza di 62 anni, segna il ritorno nella “Casa Madre”salesiana di Valdocco (Torino) e, per la prima volta, è chiamata a rispondere a una domanda specifica, non di poco conto: “Quali salesiani per i giovani di oggi?”.

Il modo di affrontare il tema dell’educazione e della formazione delle nuove generazioni da parte di questi religiosi, almeno stando alla relazione introduttiva dello spagnolo Fernández Artime, il decimo successore di don Bosco, prescinde dalle secche del tecnicismo, dell’aziendalismo e del Politicamente corretto che dominano ormai la materia (almeno in Occidente).

In coerenza con l’insegnamento del Fondatore, il Capitolo si colloca in definitiva nella giusta e indispensabile prospettiva etico-pedagogica e spirituale. Non è un caso che, in piena ubriacatura sessantottina e marxista, con lucide parole apriva a Roma nel 1971 il Capitolo Generale Speciale Salesiano l’allora rettor maggiore don Luigi Ricceri (1901-1989): «la nostra non è un’assemblea di azionisti di una industria, non è un’assemblea politica con le fazioni dai contrastanti interessi economici, di prestigio, di ambizioni».

Tornando all’oggi, non pochi dei temi trattati dai 242 ispettori e delegati (fra cui due vescovi e quattro cardinali), provenienti da 134 Paesi, sono d’interesse generale. Il CG28, in primo luogo, è partito dall’illustrazione di un quadro d’insieme del cambiamento della condizione giovanile negli anni, soffermandosi sulle diversità che si presentano nei diversi continenti nei quali la Famiglia salesiana opera, a cominciare dall’Africa dove sicuramente la vita di migliaia di giovani non sarebbe la stessa senza l’opera fattiva dei figli di don Bosco.

L’obiettivo, come specificato da Fernández Artime, è quello di evitare analisi stereotipate dando risposte ai problemi e alle esigenze dei giovani che non siano condizionate dai «miraggi del momento», dalle mode e tendenze di quella “tarda globalizzazione”, in pratica, di cui parla ad esempio l’antropologo indiano naturalizzato statunitense Arjun Appadurai.

Quella salesiana, non dimentichiamolo, è una Congregazione solida, con molta storia alle spalle. I religiosi e le religiose nel mondo sono attualmente 14.600 (circa), presenti in 5 continenti, 136 Nazioni, con 3.643 scuole e istituti educativi all’attivo, frequentati da 940mila allievi e 68mila docenti e formatori. I centri di formazione professionale sono 830, con 200mila allievi e 15mila docenti.

Nei loro 161 anni di storiai Salesiani hanno attraversato le rivoluzioni e gli sconvolgimenti della modernità senza cedere alle insidie e alle seduzioni ideologiche. Prove del resto sempre necessarie, ha avvertito il cardinale João Braz de Aviz nell’omelia alla Messa di apertura del Capitolo.

Quello di ogni comunità di fede, infatti, ha detto il prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, «è un cammino non privo di turbolenze, come sperimentiamo ora nella vita della Chiesa, ma è l’unico cammino possibile, dal momento che le turbolenze sono necessarie, secondo le parole di Papa Francesco, perché la nostra fede sia provata e autentica, poggiata sulla fedeltà del Signore crocefisso, per essere con Lui risorti» (22 febbraio 2020).

I Salesiani, nella loro stragrande maggioranza, hanno saputo superarele prove e, anche per questo, se rimarranno ancorati al carisma originario e alle tradizioni migliori, potranno costituire ancora per molto un faro di luce, in primo luogo per far fronte all’epocale crisi morale della società e, in parte, anche della Chiesa cattolica. «Solo uno sguardo libero e lucido di fronte a mentalità fortemente secolarizzate ed edoniste permette un cammino sicuro», ha avvertito in questo senso il rettor maggiore nella relazione di apertura.

Con riferimento al tema specifico del Capitolo generale, Fernández Artime ha invitato a «sintonizzarsi il meglio possibile con gli adolescenti e i giovani di oggi e con il loro mondo allo scopo di camminare con loro, nell’educazione e formazione alla fede, aiutandoli ad essere buoni credenti – considerando che molte volte professano altre religioni – e preparandoli per la vita, accompagnandoli nella ricerca di senso e all’incontro con Dio» (Con don Bosco come modello, in L’Osservatore Romano, 27 febbraio 2020, p. 6).

Qualcuno ha voluto rivisitare e correggere, a partire da queste parole del rettor maggiore, il celebre invito di don Bosco a formare nei giovani «buoni cristiani e onesti cittadini», trasformandolo nei contesti a maggioranza musulmana nell’irenistico: «Onesti cittadini e buoni credenti». Una modifica non da poco, come si vede, quella di cambiare la parola“cristiani” con quella di “credenti”… Non equivale in sostanza a rinunciare alla missione cattolica?

Il carisma di don Bosco, come sappiamo, è stato missionario fin dal primo momento… E guai allora ad equiparare Cristo con Maometto! Tanto più che verso quegli adolescenti e giovani che non sono mai passati per gli oratori o per le case salesiane e che frequentano anzi«altri cortili», Fernández Artime assicura: «siamo salesiani anche per loro»!Nel senso che a tutti i giovani “di buona volontà”, anche quelli non cristiani, va proposto il «cammino della fedeltà al Signore e a don Bosco», senza abbandonarli «al loro destino, un destino incerto, come naufraghi, per la nostra incapacità di essere educatori, amici, fratelli e padri – come, invece, fu don Bosco per i giovani del suo tempo».

Per il rettor maggiore, in definitiva, «dire oggi salesiano dovrebbe essere lo stesso che dire figlio di Dio che sa di essere e si sente padre dei giovani», senza sconti, e con un profilo «che non si improvvisa ma che si forma». Tenendo conto, soprattutto, «che i giovani salesiani di oggi sono tutti “nativi digitali”, provenendo da contesti culturali forse molto diversi dal nostro» (Á. Fernández Artime, Con don Bosco come modello, cit.).

Lo scenario in cui il CG28 si sta muovendo è certamente complesso. I Millennials sono immersi in un mondo virtuale, sono chiamati a cercare lavoro nel contesto di una crisi economico-finanziaria della quale non si intravede la fine, hanno perduto l’aiuto di un sistema di formazione professionale che, almeno in Italia, fino a diversi decenni fa funzionava bene e, soprattutto, devono subire la dolorosa esperienza della crisi della famiglia e del fenomeno sempre più incontrollato della migrazione globale.

Queste realtà, che 30 o 40 anni fa non venivano nemmeno menzionate nei Capitoli Generali, hanno oggi assunto una rilevanza impressionante per i Salesiani, portando completamente fuori dalle sicurezze individuali e dalle “ricette di sempre”. Senza dubbio la domanda «Quali salesiani per i giovani oggi?» nasce da un’esperienza d’amore, quella stessa che spingeva Don Bosco a percorrere le strade e le periferie della Torino ottocentesca.

Solo chi vuole il bene dell’altro è alla costante ricerca di nuovi modi per comunicare i veri valori della vita e della Fede, alla ricerca di una felicità che, nella sola dimensione materiale, non potrà mai essere raggiunta.

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