Ci risiamo: tra divieti e balle degli animalisti ci giochiamo la ricerca scientifica

Tempi.it 21 febbraio 2020  

La nuova deroga all’entrata in vigore dell’assurda legge contro la sperimentazione animale non basta: tra un anno gli scienziati italiani saranno fuori di fatto dall’Europa

Redazione

Ricordate la lunga battaglia scoppiata in Italia qualche anno fa sulla sperimentazione animale, la campagna “contro la vivisezione” (fuorviante perfino nel nome), la strenua resistenza di scienziati e ricercatori davanti alla prospettiva di ritrovarsi vietato l’utilizzo di uno strumento indispensabile per il progresso della medicina? Tempi all’epoca se ne occupò diffusamente.

I lettori possono rinfrescarsi la memoria per esempio recuperando questa intervista a Silvio Garattini, decano della ricerca scientifica nel nostro paese, ma molto altro materiale per approfondire si può trovare cliccando e spulciando qui.

BALLE, INSULTI E ODIO

Tutta la polemica fu un clamoroso caso d’antan di bombardamento a tappeto di fake news: scienziati dipinti come sadici macellai, abuso di foto di bestioline maltrattate e squartate (immagini non certo tratte da laboratori italiani ed europei, dove si usa ogni riguardo possibile verso le cavie animali), presunti esperti pronti a giurare che la sperimentazione animale non serve a niente e a straparlare di fantomatici metodi alternativi

Accecati dalla trance agonistica gli animalisti più infoiati arrivarono a prendersela perfino con una povera ragazza molto ammalata, Caterina Simonsen, inondandola di insulti e auguri di morte soltanto per aver professato fiducia e speranza nella sperimentazione animale.

DI PROROGA IN PROROGA

Ebbene, la guerra allora si concluse (più o meno) con un armistizio. Ma forse sarebbe meglio dire che si concluse all’italiana. Infatti non si concluse.

Come spiega bene  Repubblica:  «La legge del 2014 avrebbe dovuto seguire la direttiva europea 2010/63 sulla sperimentazione animale, che ha lo scopo di armonizzare nei Paesi membri le regole per la protezione degli animali e per favorire la ricerca.

In realtà, nel 2014 la legislazione italiana è andata oltre le indicazioni Ue e ha elaborato una norma che, oltre a prendere in considerazione il benessere degli animali e proibire sperimentazioni inutili e crudeli, proibisce l’utilizzo di animali per fare ricerca sugli xenotrapianti (cioè trapianti di organi o tessuti da specie diverse rispetto a quella del ricevente) e per lo studio sulle sostanze che creano dipendenze, come droghe, tabacco e alcol.

La Commissione europea sostiene che il decreto legislativo 26/2014 prevede “limitazioni eccessive” e viola la normativa Ue perché adotta criteri troppo stringenti e ha avviato le procedure per multare il nostro Paese. La legge è applicata dal marzo 2014, ma la deroga riguarda l’articolo 5 “Finalità delle procedure” comma 2, che vieta appunto gli xenotrapianti. La sospensione della deroga andava di due in tre anni, l’ultima delle quali scadrà il 31 dicembre 2020, quando la norma dovrebbe entrare in vigore».

UN ANNO NON BASTA

Tradotto: se finora l’Italia ha scampato l’entrata in vigore dei divieti ultra animalisti sulla ricerca scientifica e le conseguenti sanzioni europee, è stato soltanto grazie alle deroghe. L’ultima delle quali è quella contenuta nel cosiddetto decreto Milleproroghe, approvato due giorni fa alla Camera con voto di fiducia.

Il governo M5s-Pd l’ha inserita nel testo nel dicembre scorso per evitare che le irragionevoli restrizioni sulla sperimentazione animale scattassero già quest’anno (la proroga precedente infatti scadeva il 31 dicembre 2019). Il problema è che, a differenza dei passati rinvii, questo dura soltanto un anno. Cosa che taglierà fuori gli atenei italiani da molti bandi europei per la ricerca (con annessi fondi), visto che tra meno di 12 mesi nei laboratori italiani vigeranno regole ritenute inadeguate dall’Europa.

Sintetizza efficacemente il Post: «La norma [del decreto Milleproroghe] stabilisce che la severa legge italiana contro la sperimentazione animale, approvata nel 2014 ma mantenuta sospesa fino a oggi, entri in vigore il 31 dicembre 2020. Questo, sostengono in molti, significa che i ricercatori italiani non potranno avere accesso ai bandi europei per la ricerca, poiché le norme europee prevedono protocolli che la legge italiana attualmente sospesa renderà proibiti».

L’APPELLO DEI 13 ATENEI

Nei giorni precedenti l’approvazione del decreto, era circolato un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte firmato da rettori e responsabili della ricerca di 13 grandi università italiane.

La richiesta al capo del governo – dimostratasi vana, visto che nel Milleproroghe alla fine nulla è cambiato – era di prolungare la deroga senza cedere al «violento attacco alla ricerca biomedica» scatenatosi nelle ultime settimane, una crociata «che usa come pretesto il termine “vivisezione”, una pratica fuori legge in Italia e in tutta Europa, con l’obiettivo di precludere al nostro paese la pratica legale, strettamente regolamentata e rigidamente delimitata, nota come “sperimentazione animale”». Insomma, dopo qualche anno ci risiamo. Si torna a sentire perfino le stesse parole bugiarde.

LA NOTA DI GARATTINI E COLLEGHI

Pubblichiamo di seguito la nota diffusa mercoledì 19 febbraio, giorno dell’approvazione del Milleproroghe, dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, organizzazione che unisce «scienziati italiani che lavorano in Italia e figurano negli elenchi dei ricercatori più citati al mondo nella letteratura scientifica, elenchi compilati per le diverse discipline dall’Institute for Scientific Information (Isi) di Philadelphia».

Il giudizio contenuto nel documento è molto chiaro e illumina perfettamente l’assurdità di una vicenda nata – è bene ricordarlo – non per “fermare la vivisezione”, pratica che nei laboratori italiani non esiste, ma per assecondare un’ideologia promossa da una lobby molto rumorosa e prepotente.

Inoltre, come si può constatare leggendo l’elenco in calce al testo, i firmatari della nota non sono certo sospettabili di ignoranza in materia. (Da notare il paradosso, sottolineato dagli autori, che verrebbe a crearsi sulla cannabis: sdoganata in quanto “innocua”, non può essere sdoganata in quanto non si può dire se sia “innocua”).

«La legge italiana che regola la sperimentazione animale è in contrasto con gli interessi della salute degli italiani e rappresenta una infrazione al regolamento europeo, che richiede a tutti i Paesi di adottare condizioni uniformi per l’autorizzazione della ricerca sugli animali d’esperimento.

Infatti, in Italia, per poter eseguire un esperimento anche su di un solo topo, bisogna scrivere un complesso protocollo e ottenere, oltre all’autorizzazione per lo stabulario, l’approvazione di diversi organismi di controllo i quali hanno modo di esprimersi per dare il via libera alla sperimentazione in questione.

Nel caso poi di sperimentazione su primati, la domanda viene vagliata anche dal Consiglio Superiore di Sanità. Tutto ciò richiede il pagamento di una tassa e un tempo di parecchi mesi, assolutamente incompatibile con la possibilità di collaborare con gruppi di ricerca di altri Paesi.

Si noti che per realizzare una sperimentazione nell’uomo è sufficiente il parere del Comitato Etico. Non solo, ma nella legge sono stati posti due veti che non esistono in nessun Paese del mondo. Il primo veto riguarda l’impiego di droghe d’abuso, come se di fronte al proliferare delle droghe, utilizzate soprattutto dai giovani, non fosse necessario studiarne la tossicità, il meccanismo d’azione e gli antidoti, studi impossibili da realizzare con qualsiasi altra metodologia.

Un altro aspetto contradditorio è il fatto che si sono resi legali alcuni derivati della cannabis e il loro uso e commercio legali è stata fatta dipendere dal fatto che sia priva di proprietà droganti (vedi Corte costituzionale). Data l’impossibilità etica e tecnica di testare routinariamente queste proprietà nell’uomo il modello comportamentale animale diventa insostituibile. Il divieto rende inapplicabile la legge che permette il commercio di derivati legalizzabili della cannabis.

Un secondo veto riguarda i trapianti d’organo fra specie diverse e soprattutto di tumori umani in animali immunodepressi, un’altra importante metodologia che permette di studiare l’aggressività di un tumore nonché di studiare farmaci per impedirne la crescita e la formazione di metastasi.

Data l’assurdità della legge, in seguito alla protesta dei ricercatori, i due veti hanno subito una deroga per tre anni scaduta il 31 dicembre 2019. Dal 1° gennaio di quest’anno non è stato possibile eseguire gli esperimenti vietati. Con il decreto “milleproroghe” è stata autorizzata una deroga che scade a fine anno, assolutamente insufficiente visto che la prima autorizzazione se va bene verrà concessa alla metà dell’anno!

È strano che il Ministro della Salute, pronto a proclamare il diritto alla salute e l’importanza della ricerca, non faccia sentire la sua voce contro questi insensati divieti e a favore della sperimentazione animale, indispensabile per ottenere informazioni e sviluppare farmaci e vaccini, che si invocano solo quando si è in presenza di un pericolo.

Nicola Bellomo, Presidente Gruppo 2003 per la ricerca scientifica

Silvio Garattini, presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milano

Giuseppe Remuzzi, direttore istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milano

Gaetano Di Chiara, Università degli Studi di Cagliari

Giacomo Rizzolatti, Università degli Studi di Parma

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