«L’effetto serra? Inventato per avere finanziamenti»

effeto_serraCorriere della Sera del 23 agosto 1993

Uno studioso americano del Mit lancia dalla tribuna di Erice la sua tesi provocatoria

di Franco Foresta Martin

ERICE (Trapani) – L’effetto serra? Tutta una montatura dell’Ipcc, il gruppo scientifico internazionale dell’Onu che da anni studia gli effetti dell’aumento dell’anidride carbonica  nell’atmosfera. Dati di partenza arbitrari, calcoli sbagliati, conclusioni esagerate. Altro che febbre del pianeta, scioglimento dei ghiacci e inondazioni. male che vada, il termometro salirà appena di mezzo grado fra cento anni, senza effetti negativi di sorta.

Sono giudizi pesanti quelli che il professor Richard Lindzen lascia cadere dalla tribuna dei seminari sulle «emergenze planetarie» di Erice. Proprio mentre a Ginevra si discute come attuare la convenzione di Rio sul clima, che sollecita i Paesi industrializzati a ridurre le emissioni di Co2, e quindi l’uso dei combustibili fossili.

Provocazioni di un eretico in controtendenza rispetto a valutazioni maturate dopo anni di studio? La domanda è legittima, ma Lindzen replica «La certezza dell’effetto serra non può essere questione di opinioni. Si deve basare su dati scientifici legittimi. E allo stato attuale non c’è nessuna evidenza che l’uomo, con le sue emissioni, provochi fenomeni di surriscaldamento dell’ampiezza di quelli descritti dall’Ipcc».

Lindzen, look monacale, barba fluente e calvizie galoppante, ha al suo attivo un curriculum ineccepibile. E’ professore in fisica dell’atmosfera presso il prestigioso Mit, l’istituto di tecnologia del Massachusetts.

Dove sbaglierebbero gli esperti dell’Ipcc? «Prospettano per il 2100 un aumento medio delle temperature di tre-quattro gradi – risponde Lindzen – E arrivano a questa catastrofica conclusione dando per scontato che ci sarà almeno un raddoppio  di Co2 nell’atmosfera accompagnato da un “feedback positivo” da parte del vapor d’acqua: cioè una sorta di effetto moltiplicatore del surriscaldamento. Ma tutto ciò è arbitrario». Al contrario, secondo Lindzen, più che un feedback positivo ce ne sarà uno negativo:di solito, i sistemi naturali complessi reagiscono opponendosi alle variazioni  di stato. Rincara la dose il fisico del Mit:  non è escluso che chi soffia sul fuoco dell’effetto serra lo faccia per avere finanziate le proprie ricerche climatologiche, un settore che, prima dello spauracchio dell’anidride carbonica, riscuoteva scarso interesse da parte del management scientifico.

Lindzen non è nuovo alle invettive anti-effetto serra. Qualche anno fa fu quasi processato dai verdi americani per le sue posizioni estreme. Ma, dopo i più recenti rapporti, ultimo quello del Wwf internazionale, presentato la settimana  scorsa a Ginevra, che conferma le preoccupazioni della comunità scientifica, ci si sarebbe aspettata maggiore cautela. E infatti cauta è la reazione dell’organizzazione dei seminari di Erice, il fisico Antonino Zichichi, il quale ha sottolineato la necessità di un approfondimento scientifico su un argomento che presenta ancora molti lati controversi. E che, a parte le posizioni radicali di Lindzen, sta suscitando discussioni anche tra coloro che condividono la tesi dell’effetto serra.

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