Quando l’uomo si fa dio

Il Timone n. 189

Novembre 2019

Il direttore di Radio Maria risponde alle domande del Timone: «C’è un virus relativista, da cui ci aveva messo in guarda soprattutto Benedetto XVI, che si insinua in tutti gli ambiti». In un nuovo libro spiega il perìcolo del modernismo nella Chiesa

di Luisella Scrosati

E’ certamente una delle voci che entrano maggiormente nelle case cristiane: catechesi, commenti alla stampa, editoriali. Non solo la sua voce, ma anche i suoi scritti sono diffusi ovunque. E da poco è uscita una nuova fatica del direttore di Radio Maria padre Livio Fanzaga, L’Inganno del modernismo (Ed. Sugarco), 170 pagine dedicate alla disamina del virus che sta colpendo la Chiesa da oltre un secolo. Ne abbiamo voluto parlare con il suo autore.

Il termine modernismo è un termine tecnico, descritto con precisione e lungimiranza da San Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907); ci può spiegare la caratteristica di quella che viene definita “la somma di tutte le eresie”?

«Il modernismo è una corrente di pensiero che è andata affermandosi a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento e che, nello sviluppo del pensiero europeo, ha messo l’uomo al vertice del mondo, emarginando sempre più il Dio della Divina Rivelazione, come se il pensiero umano fosse la misura di tutte le cose. Nella prospettiva modernista, la religione, anche quella cristiana, sarebbe una creazione della psiche umana e, come tale, passibile di continua evoluzione. Lo sviluppo logico del modernismo, come afferma San Pio X, è l’ateismo o, detto in termini di attualità, è la religione dell’uomo che si fa dio. In questo senso è la somma di tutte le eresie».

Quindi non si tratta “semplicemente” della negazione di una o più verità di fede.

«In effetti, la caratteristica del modernismo è quella di minare l’esistenza stessa della verità, relativizzandola a seconda dei tempi, delle circostanze. È il virus relativista, da cui ci aveva messo in guardia soprattutto Benedetto XVI, che si insinua in tutti gli ambiti».

In pratica una liquidazione del Cristianesimo.

«Sì. Il Cristianesimo, come le altre religioni, nell’ottica modernista deve essere purificato per collaborare al grande progetto della nuova religione umanitaria. Secondo questa prospettiva, quello che è proprio di ogni religione appartiene ad una fase immatura dell’umanità; ora finalmente l’uomo è maturato e ha capito che la vera “religione” è quella umanitaria, dove l’uomo mette se stesso al posto di Dio».

Nel suo libro si è riferito al modernismo come ad una pandemia, che colpisce fuori e dentro la Chiesa: come ci si può difendere?

«La pandemia modernista è avvertibile nell’apostasia che si diffonde soprattutto in Occidente. La sua conseguenza è la dissoluzione della fede e l’affermarsi di una visione materialistica ed ateistica del mondo e della vita. Dietro questo fenomeno opera la seduzione del Principe di questo mondo. L’arma indispensabile di difesa è una preghiera che alimenti la fede e la vita cristiana, in particolare il Santo Rosario. La Regina della pace, in un messaggio rivolto ai sacerdoti, aveva affermato che il Santo Rosario avrebbe risolto i più gravi problemi che affliggono oggi la santa Chiesa. E poi la vita sacramentale, la meditazione quotidiana della Parola di Dio e l’istruzione religiosa costante: non sono elementi accessori, ma risorse essenziali per conservare ed alimentare la fede».

Una caratteristica del modernismo, già evidenziata da San Pio X, è che, pur essendo presente ovunque, non è affatto semplice identificarlo…

«I modernisti partono dal presupposto che non esiste il soprannaturale e che la fede cristiana sia una fase ormai superata dell’evoluzione dello spirito umano. Tuttavia non possono affermarlo apertamente, perché dovrebbero conseguentemente lasciare la Chiesa. Di qui la loro ambiguità e il metodo dell’insinuazione dell’errore, una goccia di veleno per volta. San Pio X si era reso perfettamente conto che non solo dei laici, ma anche dei consacrati avevano perso la fede, ma erano rimasti nella Chiesa per demolirla dall’interno. I modernisti perciò operano all’interno della Chiesa, travestiti da pecore, ma pericolosi come lupi rapaci».

Siamo tutti “contagiati” dal modernismo?

«Temo che abbia ragione il cardinale Sarah quando afferma che la visione ateistica e materialistica tipica del mondo in cui viviamo ci abbia permeato, senza che ce ne accorgessimo, indebolendo e oscurando la fede e la prassi cristiane. Non sono molti i cristiani che pensano da cristiani e agiscono da cristiani. Il sale della terra è divenuto scipito e la fiaccola della fede è stata messa sotto il tavolo».

È questa contaminazione, questa mediocrità che indebolisce la Chiesa?

«Purtroppo sì. Tuttavia vi sono tante persone che si convertono, perché lo Spirito Santo opera nell’intimo dei cuori e sono molto più di quanto pensiamo le persone che sono innamorate di Gesù e di Maria. La presenza di queste luci, spesso semplici e nascoste, sono una barriera invalicabile per il tentativo di Satana di rinchiudere l’umanità nella tenebra più profonda».

Le propongo un gioco: finga di essere un professore modernista di morale. Che cosa ascolteremmo dalla sua bocca?

«Direi che ognuno deve seguire la sua coscienza, senza specificare che ha il dovere di accertarsi se sia retta e conforme alla verità».

Adesso, invece, è un sacerdote modernista che predica ad un funerale…

«Direi che tutti andiamo in Paradiso -nel caso esista – anche se non ci siamo pentiti dei nostri peccati, perché tanto Dio è infinitamente misericordioso».

Un catechista modernista che prepara i bambini alla Prima Comunione.

«Direi che la Messa è un convito fraterno, un momento di riunione della comunità cristiana e che quello della Comunione è il momento in cui esprimiamo questa unione tra noi e con Gesù. Bandirei il termine transustanziazione e non insegnerei i segni esterni dell’adorazione (genuflessioni, inchini)».

Un biblista. «Parlerei fino alla nausea dei generi letterari e sorriderei di fronte a discorsi sulla storicità delle Scritture, particolarmente dei Vangeli».

E se fosse un missionario modernista? «Direi che non è necessario convertirsi al Cristianesimo perché tutte le religioni sono vie di salvezza».

Adesso la promuoviamo: se fosse il Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso? Questa volta cattolico.

«Direi che il rispetto verso gli aderenti di altre religioni o di nessuna religione è assolutamente doveroso, ma nel medesimo tempo esorterei i cristiani a testimoniare la loro esperienza dell’incontro con Gesù Risorto, gioia e speranza del mondo».

Non solo San Pio X ci ha allertato: anche altri Pontefici ci hanno messo in guardia.

«L’allerta nei confronti del risorgente modernismo è risuonata molto vigorosa con il grande Pontefice San Paolo VI: la sua denuncia del fumo di satana entrato nella Chiesa, come quella di un pensiero non cattolico penetrato nella Chiesa. È sempre impressionante anche riportare alla memoria l’ammonimento di San Giovanni Paolo II che vedeva il più grande pericolo del nostro tempo nell’impenitenza finale, uno dei peccati contro lo Spirito Santo».

Perché?

«Perché se Dio sparisce dalla prospettiva umana, sostituito da una “religione” che non ha più un’anima soprannaturale, se una falsa misericordia fa sparire il giudizio e l’Inferno, allora l’uomo caduto nella tenebra del peccato non sa nemmeno più domandare perdono a Dio, non ne sente il bisogno. E questo significa la rovina eterna».

E poi abbiamo i materni richiami della Santissima Vergine.

«La Regina della pace ha avuto parole di fuoco contro il modernismo, collegandolo in ben tre messaggi all’azione di Satana, che ci vuol fare deviare per guidarci sulla sua via, quella della rovina eterna. La Madonna ci ha esortato non solo a pregare, ma anche a lottare contro il “modernismo”, usando proprio questa espressione “tecnica” di San Pio X. La Regina della pace ha usato due parole chiare ed incisive: “Pregate e lottate”. Per questa ragione mi sono deciso a scrivere questo mio libro».

Come incoraggia quanti posso avvilirsi di fronte al dilagare dell’iniquità?

«Dico che la forza per combattere, fino al martirio, la si riceve nella preghiera e che questo tempo difficile, unico, è anche un tempo entusiasmante, nel quale siamo chiamati alla grande missione di collaborazione per la salvezza di tanti nostri fratelli. Partendo da noi stessi».

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