Miti, leggende e disinformazione sugli ogm

ogm_3Nuova Secondaria n.7-15 marzo 2011

Presentiamo le più famose “bufale” mediatiche relative agli organismi geneticamente modificati (ogm). Mostriamo come le informazioni che demonizzano gli ogm, paventandone ipotetici rischi, trovino spazi ben maggiori rispetto a quelle che ne sottolineano gli aspetti positivi e a quelle basate su corrette evidenze scientifiche.

di Silvano Fuso

L’informazione scientifica nel nostro paese è affetta da gravi problemi. In una sorta di perverso gioco di «telefono senza fili», le posizioni della comunità scientifica arrivano fortemente distorte e manipolate all’opinione pubblica. Questo accade talvolta per semplice ignoranza da parte di chi deve gestire o trasmettere l’informazione, ma spesso dipende da scelte deliberate, alimentate da motivazioni di carattere ideologico o addirittura da interessi di parte.Se questo è vero in generale per moltissime problematiche di carattere scientifico, nel caso degli OGM la disinformazione raggiunge livelli che destano seria preoccupazione. Alcuni esempi lo confermano purtroppo in modo evidente.

LA FRAGOLA-PESCE

Dal 15 settembre al 15 novembre 2007 è stata promossa in Italia una Consultazione Nazionale sul seguente tema «Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da OGM?». L’iniziativa è stata promossa dalla Coalizione «Italia Europa – Liberi da OGM» (2).

La coalizione è costituita da un vasto schieramento composto da diverse organizzazioni degli agricoltori, del commercio, della distribuzione, dell’artigianato, della piccola e media impresa, dei consumatori, delle autonomie locali e, naturalmente, delle principali associazioni dell’ambientalismo (3). Coordinatore della coalizione è stato Mario Capanna, noto ex leader del movimento studentesco, uomo politico e attualmente presidente della Fondazione Diritti Genetici (4).

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Capanna, la consultazione ha ottenuto circa 3 milioni e 600 mila “voti firmati” contro l’uso degli OGM (5). Durante una sua partecipazione televisiva il 30 luglio 2007 (6), Mario Capanna, di fronte alla domanda dell’intervistatrice che gli chiedeva innanzi tutto di chiarire che cosa sono gli OGM, ha citato come esempio quello della fragola-pesce. Ovvero una fragola che sarebbe stata resa resistente al gelo attraverso l’inserimento di un gene di un pesce artico all’interno del suo patrimonio genetico.

Tale manipolazione, a detta di Capanna, conferirebbe al frutto uno stranissimo sapore. Nel diffondere queste affermazioni Capanna è in buona compagnia perché l’esempio della fragola-pesce (o fishberry) è citatissimo in molti scritti ambientalisti, in Internet, in altre trasmissioni televisive e sulla stampa.

Alcuni esempi sono i seguenti:

Trasmissione Report di Rai3 (7) Si è prodotta, per esempio, una fragola che è stata resa resistente al gelo inserendo dei geni di pesci che vivevano in zone fredde. Questa fragola ha cominciato a produrre un prodotto secondario che era il glicoletilenico, il comune liquido antigelo dei radiatori. Quindi sono diventate immangiabili.

D. La Repubblica delle Donne (supplemento settimanale del quotidiano La Repubblica) (8): La cosiddetta fragogliola, la fragola con il gene di una sogliola del mar Baltico che doveva renderla resistente al freddo, è stata un disastro: il risultato è una fragola che sa di antigelo. Gli esperimenti sono stati subito interrotti, e la fragogliola è finita sullo scaffale dei «cibi Frankenstein».

Piemonte Parchi, rivista della Regione Piemonte (9): In campo agricolo, lo scopo degli ogm è modificare una pianta inserendo nel suo DNA uno o più geni che le conferiscano le caratteristiche desiderate. Il caso dell’introduzione di geni di passera di mare nelle fragole per aumentarne la conservabilità è un tipico esempio.

Dossier Biotecnologie e prodotti alimentari della COOP (10): Un gene prelevato dal pesce artico inserito in fragole e patate conferisce la resistenza al freddo e permette la coltivazione di questi prodotti in zone caratterizzate da bassissime temperature. È il caso della Finlandia, che ormai ha interrotto quasi del tutto le importazioni di fragole, consumando quelle coltivate sul proprio territorio, per lunghi periodi dell’anno costantemente coperto da spessi strati di ghiaccio.

Il 23 gennaio 2010, il Corriere della Sera ha citato a sua volta la fragola pesce come esempio di incrocio transgenico, nella scheda grafica allegata a un articolo sugli OGM. Si tratta di affermazioni che colpiscono molto l’opinione pubblica sul piano emotivo. In realtà però, per la tranquillità di tutti i consumatori e con buona pace degli ambientalisti, la fragola-pesce non esiste e non è mai esistita (11). Nessuna multinazionale biotech ha mai annunciato lo sviluppo di un prodotto del genere. Nessuna università l’ha mai studiata. Nessuno scienziato ha mai pubblicato degli studi su questa chimera. Nessuna azienda ha mai neanche lontanamente suggerito che sarebbe stata interessata a sviluppare fragole antigelo.

Eppure la «fishberry» è ormai leggendaria. Ma da leggenda urbana. E come ogni leggenda urbana che si rispetti, non è possibile risalire all’origine della storia. Sarebbe interessante sapere come fa Capanna a giudicarne il sapore. E meno male che la prima finalità che si propone la dichiarazione dei presidenti nazionali delle associazioni che hanno dato vita alla coalizione «Italia Europa -Liberi da OGM» consiste nel: coinvolgere l’intera comunità nazionale in un processo di elevamento delle conoscenze scientifiche e della consapevolezza culturale, di ricoesione sociale, di democrazia partecipata, ampia e reale, su tematiche di così decisiva portata per l’Italia, l’Europa e il mondo (12); e che, come ha dichiarato il coordinatore della coalizione Mario Capanna nella trasmissione citata, lo scopo è: Rivolgersi alla totalità della comunità nazionale per far sì che, anzi tutto, conosca che cosa realmente sono gli OGM; secondo perché possa pronunciarsi e cioè avere un modello di sviluppo agroalimentare nel nostro paese che sia libero da OGM.

IL CASO SCHMEISER

La propaganda anti OGM è martellante, continua e purtroppo efficace, nonostante la sua totale infondatezza scientifica. Molte notizie vengono deliberatamente distorte pur di gettar fango sugli OGM e sulle aziende che li producono. E il caso ad esempio della vicenda dell’agricoltore canadese Percy Schmeiser. Diverse organizzazioni ambientaliste e molta stampa a esse vicina hanno ampiamente pubblicizzato la vicenda, presentando Percy Schmeiser come vittima degli OGM e della multinazionale Monsanto (13).

Secondo la «versione ambientalista», Schmeiser avrebbe tranquillamente coltivato colza non OGM nei suoi campi. Pollini di colza transgenica (resistente all’erbicida Roundup) venduta dalla Monsanto avrebbero però accidentalmente contaminato le colture di Schmeiser. Gli ispettori della Monsanto, esaminando il suo raccolto, nel 1997 hanno accertato la presenza di colza OGM.

La Monsanto ha allora intrapreso un’azione legale contro l’agricoltore, accusandolo di aver utilizzato illegalmente le sementi biotech, eludendo le previste royalties. Attraverso diversi gradi di giudizio, l’agricoltore è stato definitivamente ritenuto colpevole dalla Corte Suprema canadese e condannato a risarcire la Monsanto. Insomma: oltre al danno la beffa e «Golia che batte Davide», secondo il titolo usato da alcuni giornali ambientalisti.

In realtà (14) le cose sono andate in maniera molto diversa. Come risulta dagli atti processuali, vi sono infatti inequivocabili evidenze che dimostrano come Schmeiser abbia deliberatamente coltivato colza OGM. Non vi è stata quindi alcuna contaminazione causata da pollini trasportati dal vento. Prova ne è che le colture OGM più vicine erano a 8 km di distanza.

È stato inoltre accertato che Schmeiser ha irrorato consapevolmente con l’erbicida Roundup la propria coltura. Cosa che evidentemente non avrebbe avuto alcun senso se l’agricoltore, come ha sempre sostenuto, avesse ignorato la presenza di colza OGM nei suoi campi.

LA LOTTA DI VANDANA SHIVA CONTRO GLI OGM

Pur di screditare l’oggetto delle loro campagne denigratorie, alcuni ambientalisti non esitano ad assumere posizioni totalmente contraddittorie. E il caso ad esempio della leader ambientalista indiana Vandana Shiva (n. 1952) (15).

Il cosiddetto golden rice è una varietà di riso geneticamente modificato ricco di provitamina A (ß carotene) che potrebbe contribuire significativamente a risolvere i problemi di avitaminosi di molte popolazioni asiatiche che si cibano quasi esclusivamente di riso. Per giustificare la sua opposizione nei confronti del golden rice, Vandana Shiva in un articolo del 2000 scriveva: Poiché il riso è mangiato in grandi quantità nelle società asiatiche, questo riso potrebbe portare a un apporto eccessivo di vitamina A (16).

Shiva elencava quindi una serie di conseguenze negative causate da un eccesso di vitamina A. Smentita dalle repliche della comunità scientifica che esclude categoricamente questo rischio, la stessa Vandana Shiva in un articolo successivo (17) ha sostenuto impunemente che il golden rice non contiene abbastanza provitamina A e quindi finirà per aggravare ulteriormente il problema della deficienza vitaminica nei paesi in via di sviluppo.

Un altro cavallo di battaglia di Vandana Shiva è il riferimento ai suicidi dei contadini indiani. Tra i contadini indiani vi è effettivamente un elevato e drammatico numero di suicidi. Secondo l’attivista indiana i suicidi sarebbero dovuti al dramma vissuto dai contadini in seguito all’indebitamento contratto con le multinazionali per l’acquisto di sementi OGM: non riuscendo poi a saldare il debito i poveri contadini maturerebbero la tragica decisione di farla finita. Vandana Shiva ha addirittura scritto un libro per sostenere questa sua tesi (18). In questa campagna di denuncia, Vandana Shiva ha numerosi alleati, talvolta anche illustri come il principe Carlo d’Inghilterra.

Ma è proprio vero che l’uso degli OGM sia all’origine dei suicidi dei contadini indiani? Se si lasciano da parte le ideologie e si analizzano obiettivamente i fatti, non si può che rispondere negativamente. Uno studio dal titolo «Bt Cotton and Farmer Suicides in India», curato dell’International Food and Policy Research Institute (19) lo dimostra chiaramente (…) Si vede che, all’aumentare della diffusione della coltivazione del cotone OGM in India, le rese aumentano, ma il numero dei suicidi dei contadini rimane pressoché costante o addirittura diminuisce rispetto all’andamento precedente. Quella di Vandana Shiva quindi è l’ennesima storiella, molto toccante emotivamente, ma del tutto priva di ogni fondamento

IL CASO MAIS BT DELL’IRAN

Spesso le forze ambientaliste accusano gli scienziati, le multinazionali e gli organi di informazione di nascondere al pubblico i gravi rischi (mai dimostrati) degli OGM. In realtà però le cose stanno molto diversamente. Le notizie che possono in qualche modo contribuire a demonizzare gli OGM, benché infondate, trovano amplissima risonanza e influenzano pesantemente le scelte politiche, soprattutto italiane. Viceversa le notizie, scientificamente fondate, che mostrano gli aspetti positivi degli OGM e delle biotecnologie vengono mantenute quanto più possibile nascoste.

Un esempio recente e purtroppo molto significativo riguarda uno studio sul mais OGM, condotto in Italia, commissionato nel 2005 dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) del Ministero per le politiche agricole a un docente dell’Università di Milano, il Prof. Tommaso Maggiore. I caso (20) ha assunto livelli talmente scandalosi che persine la prestigiosa rivista scientifica Nature ha sentito il dovere di occuparsene per stigmatizzare quanto accaduto in Italia in un duro editoriale dal titolo «Another inconvenient truth. In Europe, no one apparently wants to listen if you bave good news about genetically modified organisms (GMOs)»  (21) («Un’altra scomoda verità. In Europa, a quanto pare, nessuno vuole ascoltare se avete delle buone notizie riguardo agli OGM»).

Lo studio ha mostrato come nelle condizioni di campo il mais Bt MON810 può aiutare a mantenere rese che sono del 28-43% più alte rispetto alle controparti non transgeniche (i risultati sono quasi sicuramente atipici perché le condizioni, climatiche e altro, durante il 2005 sono state particolarmente felici per la piralide e particolarmente cattive per i coltivatori italiani di mais.

In un anno più tipico, la perdita di resa dovuta all’insetto avrebbe potuto essere solo del 10-15% del raccolto). A parte i benefici della produttività, il MON810 ha anche surclassato il mais convenzionale in termini di livelli di fumonisine, tossine che sono prodotte da funghi capaci di infettare la pianta attraverso le lesioni causate dalla piralide. Il MON810 contiene 60 parti per miliardo o meno di fumonisine, mentre la varietà non OGM ne contiene 6000, un livello non adatto per il consumo umano per la legge Italiana e Europea. I risultati dovevano essere presentati al pubblico nel 2006, ma sono stati taciut non solo da tutti media, ma anche dallo stesso Ministero dell’Agricoltura.

Per rompere la vergognosa censura, il 13 novembre 2006 è stata organizzata una conferenza stampa da parte degli scienziati del cosiddetto SAgRI (SAlute, AGRicoltura, Ricerca). Si tratta di un coordinamento tra ricercatori, la Società Italiana di Genetica Agraria, la Società Italiana di Tossicologia, l’Associazione di Imprenditori Agricoli Futuragra, l’Asssociazione per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni e alla quale hanno aderito anche l’Associazione Galileo 2001, l’Istituto Bruno Leoni, l’Associazione dei Cristiani per l’Ambiente e la Fondazione Umberto Veronesi.

La risposta dei media alla clamorosa conferenza stampa, ancora una volta, è stata tiepida. Ben poche testate ne hanno infatti dato notizia. Un rispettabile settimanale, «L’Espresso», si è rifiutato di riportare la storia perché la sua politica editoriale è di «opposizione agli OGM».

SENSO DI RESPONSABILITÀ

Gli esempi fin qui citati (ma ce ne sarebbero tanti altri) mostrano drammaticamente quali siano i gravi problemi di cui soffre, soprattutto in Italia, l’informazione relativa agli OGM. La questione è stata efficacemente sintetizzata da Edoardo Boncinelli, genetista dell’Istituto San Raffaele di Milano, che aderisce al SAgRI: Non c’è pericolo per la salute. Lo ripeto da quando ho iniziato a scrivere di questi argomenti, 10 anni fa. E nel frattempo nessuno fra coloro che hanno mangiato il cibo Ogm nel resto del mondo ha sperimentato controindicazioni di qualche tipo. Nel partito pro-cibo biotech confluisce tutta la comunità scientifica italiana. Le uniche resistenze sono da parte della politica e di chi si trova nel mezzo, come per esempio le associazioni, gli agitatori e i movimenti d’opinione. Da loro vengono le obiezioni. Ma gli scienziati non hanno mai detto niente che possa alimentare la paura dei cittadini per gli Ogm (22).

Nell’informazione sugli OGM è pertanto auspicabile e necessario un drastico cambiamento di rotta. Un maggior senso di responsabilità, di serietà e soprattutto un maggior rispetto per i fatti e una minore dipendenza dalle ideologie sono requisiti indispensabili se si vuole intraprendere veramente la via del progresso, preoccupandosi del reale benessere dei cittadini e dell’ambiente.

Note

1) Alcune parti del presente articolo sono tratte dal libro dell’autore: S. Fuso, I nemici della scienza. Integralismi filosofici, religiosi e ambientalisti, Dedalo, Bari 2009.

2) http://www.liberidaogm.org./

3) L’elenco completo delle sigle che hanno aderito è il seguente: ACLI, ADICONSUM, ADOC, ADUSBEF, AGGI Agrital, AIAB, ALFA, ASSOCAP, AVIS CIA, CIC, CITTA’ DEL VINO, CNA, CODACONS, COLDIRETTI, CONFARTIGIANATO, CONSORZIO DEL PARMIGIANO REGGIANO, COOP,  COPAGRI, FEDAGRI, FEDERCONSUMATORI, FOCSIV, FONDAZIONE DIRITTI GENETICI, GREENPEACE, LEGACOOP AGROALIMENTARE, LEGAMBIENTE, LIBERA, RES TIPICA, SLOW FOOD, UNGI, VAS, WWF.

4) http://www.fondazionedirittigenetici.org/.

5) http://www.liberidaogm.org/liberi/approfondimenti/52_comunicatocapanna20dic.pdf.

6) Trasmissione «Uno Mattina Estate» in onda su RaiUno. Il video può essere visto sul sito: http://www.liberidaogm.org/liberi/unomattinaogm.wmv.

7) http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90072,00.html.

8) C. Pizzati, «Mai dire mais», D. La Repubblica delle Donne n.151, 18 maggio 1999; disponibile all’indirizzo: http://dweb.repubblica.it/dweb/1999/05/18/attualita/scienza/158mai151158.html.

9) S. Battaglia, «Transgenico alimentare. Una questione controversa», Piemonte Parchi. Itinerari nel gusto, supplemento speciale al n. 139, ottobre 2004; disponibile all’indirizzo: http://www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rivista/spedali/ott_04/ogm.htm

10) «Biotecnologie e prodotti alimentari. Conoscenza e prudenza. Stato delle conoscenze, diffusione di prodotti transgenici, vantaggi e svantaggi delle biotecnologie: cosa emerge dal dibattito in corso e qual è la posizione di Coop». COOP, giugno 1999: scaricabile on line all’indirizzo: http://www.coopinforma.it/dossier/dossier.html?id=l.

11) http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/09/13/logm-che-non-e-mai-esistito/.

12) http://www.liberidaogm.org/liberi/dichiarazionepresidenti.pdf

13) Si veda, ad esempio: L. Colombo, «OGM e insicurezza alimentare: una minaccia spacciata per soluzione», http://www.greenpeace.it/ogm/new/articolo.php; P. Schmeiser, «I diritti di Monsanto», II Manifesto, 3 maggio 2001, http://www.ilmanifesto.it/terraterra/archivio/2001/Maggio/3b3205f409c40.html; «Novità e prospettive in materia di biotecnologie agro alimentari. Conoscenza e prudenza. L’aggiornamento delle conoscenze e la posizione di Coop a sette anni dal primo dossier informativo», COOP, aprile 2005, http://www.liberidaogm.org/liberi/dossier/dossierogm2005.pdf, «Golia batte Davide», La Nuova Ecologia, 25 luglio 2008, http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=2892&contenuto=Notizia.

14) d. Bressanini, «Monsanto contro Schmeiser, l’agricoltore “contaminato” dagli OGM», http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/18/monsanto-conlro-schmeiser-lagricoltore-contaminato-dagli-ogm.

15) La palese contraddizione di Vandana Shiva è messa in evidenza nel libro di A. Meldolesi, Organismi geneticamente modificati, storia di un dibattito truccato, op. cit.

16) V. Shiva, «Genetically Engineered Vitamin A Rice: A Blind Approach to Blindness Prevention», 14 febbraio 2000, citato da A. Meldolesi, Organismi geneticamente modificati, storia di un dibattito truccato, op. cit. e disponibile in rete all’indirizzo: http://www.biotech-info.net/blind_rice.html.

17) V. Shiva, «The golden rice hoax – When public relations replaces science», disponibile in rete all’indirizzo: http://online.sfsu.edu/~rone/GEessays/goldenrìcehoax. html

18) V. Shiva, I semi del suicidio. I costi umani dell’ingegneria genetica in agricoltura, Odradek, Roma 2009.

19) http://www. ifpri.org/ourwork/about.

20) Un resoconto del caso si trova in: P. Morandini, «Al contadino non far sapere…», Espansione n. 5-41, maggio 2008.

21) Nature Biotechnology 25, 1330 (2007), disponibile all’indirizzo: http://www.nature.com/nbt/journal/v25/nl2/futt/nbtl207-1330.html

22) “Bufera sul mais italiano: è rischioso? Un  gruppo di scienziati italiani accusa l’Iran di aver occultato dati sulla sua «tossicità»”. Corriere della Sera, 14 novembre 2007

Ulteriori approfondimenti

Segnaliamo di seguito alcuni riferimenti a libri e siti Internet che, nonostante il carattere divulgativo, rappresentano utili fonti di informazione, scientificamente corretta e rigorosa:

A. Meldolesi, Organismi geneticamente modificati, storia di un dibattito truccato, Einaudi, Torino 2001.

F. Sala, Gli ogm sono davvero pericolosi?, Laterza, Roma-Bari 2005.

F. Ceradini, La paura delle biotecnologie. Storia di una crisi di apporto tra scienza e società, Aracne, Roma 2008.

D. Bressanini, OGM tra leggende e realtà, Zanichelli, Bologna 2009.

G. Milanesi, I geni altruisti. Come il DNA può essere usato per migliorare la nostra vita, Mondadori, Milano 2009.

www.salmone.org (…per chi non ha paura di pensare controcorrente).

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