Quella vignetta fa paura perché fotografa la realtà

Il Giornale.it

Sabato 8 Giugno 2019

di Camillo Longone

Non è una vignetta, è una fotografia l’immagine pubblicata da Radio Maria sul proprio profilo Facebook e che tanto scandalo ha suscitato presso i nichilisti da tastiera: una fotografia della demografia occidentale.

Su un sentiero di montagna vediamo, dall’alto verso il basso ossia verso l’abisso, una donna dell’Ottocento (a giudicare dall’abbigliamento) con quattro figli, poi una donna anni Cinquanta con due figli, quindi una donna suppergiù anni Novanta con un figlio e infine una donna iper-contemporanea con tre gatti.

Se proprio si deve accusare il vignettista di qualcosa lo accuserei di poca fantasia, di non avere inventato nulla, di aver riprodotto in modo fin troppo pedissequo la triste realtà della nazione più vecchia del mondo.

Qualche dubbio al riguardo? Capisco che nessuno abbia tempo di leggere i libri peraltro molto ben scritti, comprensibili anche ai non addetti ai lavori, del demografo Roberto Volpi (ad esempio Il sesso spuntato. Il crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente).

Ma prima di commentare a capocchia si potrebbe almeno andarsi a guardare Wikipedia e scoprire che dall’ormai lontano 1976 le donne italiane fanno mediamente meno di 2,1 figli (il cosiddetto tasso di sostituzione).

Dal 1976, pertanto, ci stiamo molto semplicemente estinguendo. Le culle si vanno svuotando in rapida progressione, oggi il tasso di natalità è inchiodato a 1,32 e senza il contributo delle donne straniere sarebbe pure peggio.

Sarebbe bello che il crollo demografico fosse semplicemente una vignetta: purtroppo è innanzitutto un grafico. Che non è stato disegnato dagli oscurantisti di Radio Maria bensì dagli scienziati dell’Istat. Ma forse ho capito, per i nichilisti da tastiera il problema sono i gatti. Il vignettista non doveva permettersi di mostrare l’avvenuta sostituzione prole/pet, evidentissima a chiunque frequenti i social, più affollati di felini che di cristiani, e pure i marciapiedi delle nostre città, pullulanti di cagnolini vezzeggiati, pettinati, infiocchettati, in tutto e per tutto assimilati ai bambini dalle loro padroncine.

Padre Rosario Stroscio, il confessore di Madre Teresa di Calcutta, tornato in Italia dopo molti anni di missione nella feconda India rimase turbato dal numero di donne che portavano il gatto in braccio: «Un Paese che ha sostituito i bambini con i gatti è un Paese senza domani».

Capisco che i nichilisti da tastiera non considerino credibile un prete cattolico, allora credano al pagano Giulio Cesare, disgustato dai ricchi forestieri che a Roma tenevano in braccio cagnolini e scimmiette. «Ammonì così quanti riversano sugli animali quell’istintivo bisogno d’affetto che è innato in noi, ma che dovremmo riservare ai nostri simili».

Nemmeno questa è una vignetta, è una pagina di Plutarco. Ma forse è meglio non farlo sapere in giro altrimenti su Facebook qualcuno comincerà a chiedere il rogo delle Vite parallele.

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