Nient’altro che organismi? Le pretese dello scientismo

Atlantide periodico della Fondazione per la Sussidiarietà anno VI n.20-2010

di Brad S. Gregory

(Professore Associato alla cattedra
Dorothy G. Griffin di Early Modern European History, Notre Dame University)

Nessuno a cui prema la verità può contestare le prove schiaccianti del fatto che gli esseri umani – i membri della specie homosapiens- si sono evoluti biologicamente come ogni altra specie sul nostro pianeta. Ma nessuno a cui prema la verità può altresì pensare che le scienze naturali abbiano scoperto o dimostrato che gli esseri umani non sono altro che organismi biologici.

Non l’hanno scoperto né dimostrato, e non possono farlo. Questo non è un difetto delle scienze, ma una conseguenza diretta del loro statuto e dei limiti che esse stesse si pongono, se intesi correttamente.Per definizione, le scienze si limitano a studiare le regolarità del mondo naturale, comprese quelle che si riscontrano nei corpi di maschi e femmine della specie homo sapiens, entro i limiti fissati dal postulato del naturalismo metafisico e dal metodo empirico basato sulle osservazioni sperimentali.

Se esistono realtà trascendenti – il Dio creatore dell’ebraismo e del cristianesimo, per esempio, o le anime umane – per definizione la scienza non può individuarle con i suoi metodi, per quanto esaustivamente gli scienziati comprendano le regolarità della natura. E quelle eventuali realtà trascendenti non entrerebbero in contraddizione con alcuna spiegazione scientifica dell’ordinario funzionamento del mondo naturale.

Di nuovo, ciò segue semplicemente dai presupposti di fondo della scienza. Fin qui, tutto bene. Gli scienziati attenti alla propria metodologia (e ce ne sono molti) comprendono la differenza tra i risultati empirici delle loro ricerche e i loro assunti filosofici.

Gli ideologi scientisti, invece, che siano scienziati oppure no, confondono e mescolano i due piani. Lo scientismo afferma che le scienze sono l’unica base delle nostre conoscenze e la nostra unica via d’accesso alla realtà, e rifiuta ogni pretesa di verità non soggetta alla verifica scientifica. (Notiamo tra parentesi che questa pretesa a proposito delle scienze non è, essa stessa, il risultato di un’indagine empirica.)

Oggi, molto di quanto si proclama nel nome della scienza, e in difesa dell’autorità della scienza, coincide di fatto con questo genere di scientismo ideologico. Non solo esso è perlopiù moralmente presuntuoso, nocivo e autocratico; è anche intellettualmente capzioso. Lo abbiamo visto di recente negli attacchi portati dai cosiddetti Nuovi Atei (bravissimi nel riciclare vecchie idee, argomentandole male) contro tutte le affermazioni della religione rivelata. Paradossalmente, mentre sostengono di voler tutelare la verità scientifica contro la superstizione religiosa e l’ignoranza oscurantista, i difensori dello scientismo danno prova della loro ignoranza su ciò che le scienze possono e non possono fare.

Questo breve saggio intende rimarcare due punti: che lo scientismo ideologico deriva da premesse metafisiche assolutamente opinabili e tendenziose, anziché basarsi sulle effettive scoperte scientifiche; e che la visione scientista della realtà genera conseguenze alquanto preoccupanti sul piano dell’etica umana, conseguenze che la maggior parte dei suoi difensori è probabilmente restia ad accettare.

Le premesse dello scientismo ideologico

Un’interpretazione diffusa della storia intellettuale dell’Occidente moderno sostiene che le scoperte scientifiche, da Copernico a Galileo, da Newton a Darwin e fino a oggi, non lascino più spazio a Dio o all’anima, poiché spiegano in modo sempre più esaustivo i fenomeni naturali. Con il progresso della scienza, si ritiene che Dio, la religione, le anime e il sacro debbano farsi da parte. Dunque ogni persona onesta, moderna, colta e aggiornata sui progressi scientifici non avrebbe altra scelta, oggi, che essere un ateo e un materialista antropologico. Alla fine, non siamo null’altro che materia-energia biologica in movimento.

Per quanto disincantata o deludente possa apparire questa (presunta) verità, siamo tuttavia costretti, pare, a concludere che gli esseri umani siano meri organismi biologici, come i delfini, gli scimpanzè, i lombrichi o i batteri, malgrado la grande adattabilità che i primi homosapiens hanno dimostrato di possedere.

Ciò che questa interpretazione lascia impliciti sono gli assunti metafisici: essa immagina Dio come un ipotetico agente causale interno al mondo naturale, una parte dell’universo (o di universi multipli, a seconda del modello cosmologico scelto). Se Dio fosse reale, sostiene l’assunto, si rivelerebbe all’indagine scientifica, come una nuova specie di pesce d’acqua salata o magari una stella precedentemente ignota.

Ma poiché “finora” Dio non ha fatto la sua comparsa fra le regolarità del mondo naturale, si ritiene che non esista ragione di credere che Dio sia reale. E se non c’è un Dio, allora naturalmente non c’è un Dio creatore, e dunque gli esseri umani non sono creati a immagine di Dio. Né c’è motivo di credere che gli esseri umani abbiano un’anima, o siano speciali, o sacri, o in alcun modo qualitativamente diversi dagli altri organismi biologici.

Lo scientismo individua giustamente un legame tra l’opinione che si ha su Dio e quella che si ha sugli esseri umani. Sbaglia però nell’identificare il Dio che crede di aver spazzato via con il Dio della Bibbia, venerato da ebrei e cristiani. Il Dio biblico non è parte dell’universo, è radicalmente trascendente. Il Dio personale della Bibbia è fuori dallo spazio e dal tempo, metafisicamente distinto dalla creazione a cui ha dato vita attraverso l’amore e che sostiene, compreso l’intero universo e tutto il suo contenuto.

La scienza può dirci, e ci dice, sempre di più sull’universo – la creazione di Dio – in tutta la sua complessità straordinaria e un tempo inimmaginabile, e anche sulla complessità dell’evoluzione biologica che avviene sul nostro pianeta. Nessuno a cui prema la verità dovrebbe dubitarne, e tutti i credenti dovrebbero apprezzare ciò che la scienza ci rivela sulla creazione di Dio.

Ciò che la scienza per principio non può fare è negare o confutare la realtà di un Dio creatore trascendente; o che l’universo sia opera di Dio; o che Dio, essendo radicalmente altro dal mondo naturale, possa essere presente in esso e tramite esso secondo la sua volontà (anche, per esempio, incarnandosi in un essere umano); o che gli esseri umani siano creati a immagine e somiglianza di Dio.

Il fatto che la scienza non possa offrire prove dirette di tutto ciò non significa che non vi siano buoni motivi per crederci, ma solo che quei motivi non derivano primariamente o direttamente dall’indagine empirica sulle regolarità naturali. In altri termini, un credente può (e dovrebbe) considerare tutte le scoperte scientifiche come tali – vere entro i loro limiti, vere per quanto ne sappiamo, e soggette a ulteriori conferme o smentite future – e intanto rigettare lo scientismo ideologico.

Conseguenza etiche

Le presunte conseguenze inevitabili della biologia evoluzionistica e delle altre scienze naturali – che un Dio creatore misericordioso è un’invenzione, e che gli esseri umani non sono altro che organismi biologici come tutti gli altri – si rivelano come mere asserzioni da parte di chi le propone; costoro non vedono (o non vogliono vedere) la differenza tra le scoperte scientifiche e i propri assunti metafisici e teologici.

Ben lungi dall’essere intellettuali coraggiosi o pensatori rigorosi, sono le vittime involontarie della loro scarsa autoconsapevolezza intellettuale. Naturalmente, nulla impedisce loro di credere che Dio e l’anima umana siano finzioni. È solo che non esiste una relazione logica tra queste credenze e le scoperte scientifiche.

Ma le cose si mettono ancor peggio per gli ideologi scientisti. Quasi tutti coloro che rifiutano la realtà del Dio biblico e dell’anima umana continuano a credere che gli esseri umani siano persone e godano di diritti. Anzi, parecchi di loro credono che anche gli animali abbiano diritti, e che anche loro debbano essere protetti (il che è coerente con l’idea che gli esseri umani non siano qualitativamente diversi dagli animali).

Una convinzione di fondo del pensiero politico liberale e delle democrazie moderne è che gli esseri umani siano persone e godano di diritti che vanno riconosciuti e rispettati. Per questo alcune azioni sono ingiuste, come l’omicidio, il genocidio, lo stupro, la tortura e la schiavitù: perché violano i diritti delle persone, a prescindere (in teoria) da ogni fede in Dio o nell’anima umana.

È per questo che riteniamo immorali quei Paesi i cui governanti torturano, uccidono o maltrattano i loro cittadini. La maggior parte degli atei scientisti, si direbbe, continua a pensare che abbia senso credere sia che solo i metodi scientifici possano dirci alcunché di vero sulla realtà, sia che possano esistere l’etica, i diritti umani e distinzioni reali tra bene e male.

Ma questa è solo un’illusione. Se il naturalismo ateo è la verità sul mondo reale, e dunque I’‘homosapiens non è qualitativamente diverso da ogni altro organismo biologico, allora le “persone” e i “diritti” sono fittizi tanto quanto Dio e l’anima. Perché? Perché le scienze naturali non offrono prove più convincenti in favore delle persone e dei loro diritti di quanto non facciano per l’anima.

Cosa significherebbe esattamente trovare una prova empirica che un maschio o femmina di homo sapiens è una persona, anziché un mero organismo biologico? In quale parte dell’essere umano si trovano i diritti? nella milza? nel cervelletto? nei capillari? La risposta è semplice: da nessuna parte. La conclusione, nei termini dello scientismo, è inevitabile: “persone” e “diritti” sono finzioni, proprio come Dio e l’anima.

Ma ciò significa che tutti i discorsi sulla violazione dei “diritti umani” delle “persone” sono altrettanto superstiziosi e ingiustificati dei discorsi sulla realtà dell’anima. Sulla base degli assunti scientisti, non esiste un’entità che si possa chiamare persona, e quindi quell’entità non può avere diritti.

C’è solo materia-energia in movimento, che compie le azioni che compie, anche nei corpi dei membri della specie homo sapiens che per caso stanno facendo quel che fanno – sia che assistano i derelitti di Calcutta, sia che riducano in schiavitù sessuale le adolescenti. Non sono possibili distinzioni morali; semplicemente, la materia è ciò che la materia fa.

Particolarmente ridicola appare allora la crescente preoccupazione da parte degli atei scientisti per la protezione dei “diritti degli animali”: come se dovessimo ritenere che altre specie possiedano entità fittizie che l‘homo sapiens non possiede.

Niente, in questa argomentazione, implica che non esistano diritti, o che chi abbraccia lo scientismo agirà necessariamente come se fossero finzioni. Il punto è semplicemente che, se l’ateismo scientista è vero, allora non c’è ragione di continuare ad agire in base alla moralità tradizionale, non c’è alcuna base razionale per condannare qualsiasi azione come immorale o malvagia, non c’è alcuna base per ritenere che esistano persone o diritti. In breve, è puro irrazionalismo affermare al contempo lo scientismo e la realtà di persone e diritti.

Ritenere che Dio sia una finzione e gli esseri umani solo organismi biologici, sulla presunta base delle scoperte scientifiche, significa trarre il peggio da entrambe le posizioni: è una cecità intellettuale a riguardo dei propri postulati metafisici e, coerentemente con l’eliminazione dell’idea di anima, elimina le persone umane, i diritti umani, e ogni base per la condanna di qualsiasi azione dell’uomo.

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