Il ricco passa per la cruna dell’ago

Gesù e il ricco

Gesù e il giovane ricco

Libero venerdi 1 ottobre 2010

Un libro di Gotti Tedeschi con Cammilleri spiega perché il cattolicesimo non è necessariamente pauperista. E anche chi ha soldi può salvarsi

di Andrea Morigi

Si può passare anche attraverso la cruna dell’ago. Purché sia quella la volontà di Dio, non c’è contraddizione fra ricchezza e salvezza eterna. Assai più liberatoria della teologia della liberazione e della denuncia dell’opulenza, la nuova edizione aggiornata dell’opera di Ettore Gotti Tedeschi e Rino Cammilleri, Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale (Lindau, pp. 160, euro 15,00), giunge a sfatare i luoghi comuni pauperistici sullo “sterco del demonio”.

Ai tempi della prima edizione, nel 2004, Gotti Tedeschi non era ancora stato nominato presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, la banca della Santa Sede. E soprattutto non si era ancora assistito a quel crollo dei mercati finanziari che nel 2008 aveva contribuito a ritardare anche la stesura della Caritas in Ventate, l’enciclica di Papa Benedetto XVI, uscita nel 2009, che affronta i temi dell’economia e della crisi.

Come nel documento del magistero pontificio, a cui Gotti Tedeschi ha contribuito attivamente, anche l’analisi contenuta nel libro-intervista non nega il rapporto fra denaro e peccato, ma lo riconduce a un punto di equilibrio. La causa del cattivo uso del denaro sono le passioni disordinate, non il capitalismo o le leggi di mercato. Se n’è avuta una conferma con la recessione che, nel nuovo capitolo del libro – l’ultimo -, entra di prepotenza fra i temi di discussione fra lo scrittore e giornalista Cammilleri e il banchiere Gotti Tedeschi.

Quanto quest’ultimo va dicendo in ogni occasione pubblica, in articoli sull’Osservatore Romano e sul Sole 24 Ore, dalle frequenze di Radio Maria a convegni e congressi di economia, rappresenta un atto di accusa non verso un fatalistico tramonto, ma contro il suicidio dell’Occidente moderno che sta scavandosi la fossa con le proprie mani.

In primo luogo, l’imputato dovrà rispondere del «crollo della natalità verificatosi negli anni 1975-80 nel mondo occidentale» e ha provocato certamente effetti visibilissimi come l’invecchiamento della popolazione e la caduta dei consumi ma è anche alla radice di disastri morali come la contrazione della speranza nel futuro. E già questo esito si pone pericolosamente al confine con la disperazione della salvezza, un peccato contro lo Spirito Santo.

C’è un cote escatologico dichiarato nella formazione di entrambi gli autori, che può riassumersi in una riflessione tratta dal principio e fondamento degli Esercizi spirituali di sant’ Ignazio di Loyola: le «realtà di questo mondo sono create per l’uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato. Da questo segue che l’uomo deve servirsene tanto quanto lo aiutano per il suo fine, e deve allontanarsene tanto quanto gli sono di ostacolo», scriveva il fondatore della Compagnia di Gesù.

E aggiungeva che «perciò è necessario renderci indifferenti verso tutte le realtà create (in tutto quello che è lasciato alla scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo che non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e scegliendo soltanto quello che ci può condurre meglio al fine per cui siamo creati».

Insomma, basta armarsi di un po’ di sovrana indifferenza verso le creature, unitamente all’intenzione di sottomettersi alla volontà di Dio. È un segreto di successo tanto individuale quanto sociale, anche per i due protagonisti del dialogo in forma scritta. Altrimenti «la stessa vita umana perde di significato, la dignità umana perde il suo valore e l’uomo diventa mezzo di produzione, di consumo, di risparmio».

Non c’è da sorprendersi se, nella ricognizione delle cause, «va segnalato il pensiero nichilistico dominante» che, «separando idee e comportamenti da qualsiasi verità o valore assoluto, porta a considerare l’uomo un animale, pur intelligente, da soddisfare solo in via materiale e costi quel che costi».

È potuto accadere confondendo i mezzi con i fini. L’identità di vedute fra il Papa e il suo banchiere è totale, tanto che Gotti Tedeschi individua «il messaggio di fondo dell’ enciclica» nella denuncia del tentativo prometeico che ha condotto a una corruzione anzitutto intellettuale e culturale: «Uno strumento – come lo sono l’economia, la scienza e la tecnica – non può e non deve rivendicare autonomia morale; ciò produrrebbe danni irreparabili per l’uomo, come è infatti successo. E questo accade quando l’uomo perde il significato del vero e sottomette la verità alla propria libertà (che, nella visuale cattolica, è disordinata) . L’autonomia morale di uno strumento è sintomo di confusione e di perdita della verità».

È un equivoco dovuto a una congiura contro la vita contemplativa, dovuto a una filosofia della prassi, che privilegia l’azione. Ma «l’uomo è stato creato affinchè, anzitutto, pensasse. Se non lo facesse, lavorerebbe senza pensare che senso dare al proprio lavoro. Altrimenti potrebbe arrivare persino a maledire il proprio lavoro. Il punto è che la dignità dell’uomo non sta nel lavoro ma nel pensiero. Perciò l’uomo deve prima di tutto pensare bene per poter agire meglio. Il peccato confonde e corrompe sia il pensiero che azione dell’uomo», spiega Gotti Tedeschi. Se manca la dignità, in effetti, la ricchezza non consola molto. E di certo non è in grado di acquistare la virtù.

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Ag Zenit (ZENIT.org)venerdì, 15 ottobre 2010.

Le origini cattoliche del capitalismo

Nuova edizione di Denaro e Paradisodi Ettore Gotti Tedeschi

di Antonio Gaspari

ROMA –  «Le origini e i principi essenziali del capitalismo sono cattolici, centrati sull’esaltazione della dignità dell’uomo». Questo è quanto sostiene Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dell’Istituto di Opere Religiose (IOR), nella nuova edizione ampliata del libro «Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale» (Lindau). Con la prefazione del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, il libro è il risultato di una articolata intervista al noto banchiere, condotta dal giornalista e scrittore Rino Cammilleri.

Il volume, in questa nuova edizione aggiornata e ampliata contiene un commento all’enciclica «Caritas in Veritate».

Alla domanda su quali sono le origini e i principi del capitalismo? Gotti Tedeschi, che è anche Presidente di Santander Consumer Bank e consigliere del Ministro del Tesoro italiano, risponde: «Le origini e i principi essenziali del capitalismo sono cattolici, centrati come sono sull’esaltazione della dignità dell’uomo. La tecnica deve poter progredire per liberare l’uomo dalla fatica. Il frutto del lavoro deve potersi tradurre in proprietà privata per assicurare all’uomo la libertà personale».

«Il frutto del lavoro deve potersi tradurre in proprietà privata per assicurare all’uomo la libertà personale. Il tutto deve essere centrato sulla responsabilità personale vissuta con unità di vita. In pratica: stessi principi e comportamenti in casa, in chiesa e in bottega».

«La teologia cristiana» precisa «ha sempre avuto una visione coerente su proprietà, progresso e sviluppo tecnologico, nella concezione cristiana la scienza non è mai stata in competizione o conflitto con la fede, semmai lo fu con la superstizione pagana. Dio infatti ha creato l’uomo «affinché operi», dice la Genesi; da qui la vocazione umana «teologica al progresso scientifico e tecnico. In più l’incarnazione di Dio-Cristo è il chiaro esempio di come l’uomo possa praticare le virtù nelle sue attività umane e professionali».

Gotti Tedeschi scrive inoltre che «nel pensiero cristiano i beni sono sempre stati subordinati ai fini ultimi, sono sempre stati considerati solo dei mezzi. Così, mentre da una parte la predicazione cristiana invitava al distacco, dall’altra la pratica operosità che consacrava il lavoro, lo studio e le tecniche faceva sì che nei “secoli bui” i monasteri benedettini diventassero quasi delle Silicon Valley orientate a Dio a beneficio degli uomini»

«Là» aggiunge «si posero le premesse indispensabili allo stesso capitalismo, si svilupparono tecniche di siderurgia, energia, idraulica, tessitura, costruzioni. Si ricordi che il primo trattato di arti meccaniche fu scritto nel XII secolo da un monaco benedettino. Innumerevoli argomenti a favore delle chiarissime radici cristiane della civiltà europea sono riferibili al ruolo avuto dai monasteri».

Secondo Cammilleri i protestanti con la loro sottolineatura più dell’Antico che del Nuovo Testamento hanno per così dire esasperato certi aspetti del capitalismo che pure era stato inventato dai cattolici.

E Gotti Tedeschi spiega: «Con l’eresia protestante e la nascita di un modello economico protestante si crea una immagine deformata di capitalismo, che però nulla ha a che vedere con quella originaria cattolica. L’avversione per il capitalismo diventa persino ideologica».

«In origine» continua il banchiere «quando era veramente cattolico, il capitalismo era apprezzato perchè lo si vedeva incentrato su virtù umane utili alla collettività quali l’iniziativa, la laboriosità, lo spirito di avventura e comportava il conseguente benessere di cui beneficiavano tutti».

«E’ nel corso del XIX secolo – sostiene Gotti Tedeschi -, nella fase di industrializzazione della parte Nord del pianeta, quella protestante, che il capitalismo viene associato a spirito egoistico, disuguaglianza, sfruttamento, crisi economiche –  quando non viene visto alla base del colonialismo, dell’imperialismo e delle guerre di sopraffazione.

Alla domanda se il pensiero cattolico ha avuto qualche influenza nel progresso economico, Gotti Tedeschi risponde: «in tutte le fasi storiche la principale preoccupazione della morale cristiana e poi cattolica è stata proteggere i più deboli, e con spirito operativo per lo sviluppo delle loro potenzialità. A ben pensarci è stato un pensiero che ha persino anticipato la logica del benessere nella globalizzazione».

Infatti il continuo raccomandare la redistribuzione dei beni per assicurare la giusta partecipazione dei meno abbienti allo sviluppo economico ha stimolato e anticipato la fase di creazione di un potere d’acquisto diffuso per creare l’economia di massa; ciò ha permesso un incremento di benessere pur in presenza di poco “stato sociale” e soprattutto senza vistose “lotte di classe”.

«Dopo la Riforma» aggiunge «il pensiero protestante applicato alla sfera economica mostrò i suoi limiti. Quest’ultimo insisteva sulla natura umana cattiva».

Nell’introduzione il Cardinale Tarcisio Bertone scrive: «Questo libro offre ulteriori motivi per riflettere sul senso da dare alla propria vita e alle proprie azioni, su cosa significhi fare economia in senso autentico perché, in realtà, l’economia ispirata ai criteri morali cristiani non manca di produrre veri e propri vantaggi competitivi. Non si tratta di un’irrealistica, velleitaria utopia ma della concreta possibilità, oggi più che mai attuale, di un’economia capace di far convivere esigenze produttive, benessere materiale e pienezza umana».

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Ettore Gotti Tedeschi, Rino Cammilleri Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale Ed Lindau pp.160

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