Il virus Hiv-Aids. Realtà ecclesiale e prospettive pontificie

AidsBuenos Aires, Argentina 22-23 marzo 1999

+ Javier Lozano Barragàn

Arcivescovo em. di Zacatecas Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute

Il problema dell’Aids o virus HIV dilaga sempre di più nel mondo ed è quasi diventata un’epidemia. Il Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari non può restare indifferente di fronte a questa grande sfida e il suo compito è dunque quello di agire come centro dell’unità dell’azione pastorale della Chiesa. Vi ringrazio di cuore per avermi invitato a partecipare a questo Simposio; il mio contributo consisterà nel comunicare a questo gruppo di studio i risultati di un’indagine pastorale che abbiamo svolto come Pontificio Consiglio per evidenziare e sintetizzare il pensiero del Santo Padre Giovanni Paolo II in risposta a questa sfida

INTRODUZIONE

Per l’introduzione mi servirò di tutti i dati statistici approssimativi che tutti voi conoscete e che ci serviranno a concentrare la nostra attenzione sulla gravità di questo problema che affligge la nostra società. Si tratta dei dati relativi all’anno 1998.

ALCUNI DATI STATISTICI

Il numero di sieropositivi nel mondo è di: 33.400.000
Totale di morti di AIDS – HIV dall’inizio dell’epidemia: 13.900.000
Bambini contagiati ogni giorno: 1.600
Morti di AIDS – HIV nel 1998: 2.500.000
Infetti nell’Africa Sahariana: 22.500.000
Nell’Africa del Nord e nel Medio Oriente: 210.000
Nel Sud Est Asiatico: 6.700.000 In America Latina: 1.400.000
Nei Caraibi: 330.000 Negli Stati Uniti e Canada: 890.000
In Europa Occidentale: 500.000
Nell’Europa dell’Est e nell’Asia Centrale: 270.000
In Australia
: 12.000

I. I DATI DELL’INDAGINE 

“REALTA’, PROBLEMI E PROPOSTE DELLA CHIESA
SULLE CONDIZIONI SOCIO-SANITARIE DEI SERVIZI E SULL’AZIONE PASTORALE
VERSO QUELLE PERSONE CHE IN TUTTO IL MONDO

CONVIVONO CON IL VIRUS HIV-AIDS”.

Nell’anno appena trascorso, il 1998, abbiamo iniziato a raccogliere i dati riguardanti la cura pastorale della Chiesa per i malati che hanno contratto il virus dell’HIV – AIDS. Ma oltre ai punti riguardanti la pastorale abbiamo affrontato anche altre tematiche ad essa connesse. Per questa indagine abbiamo consultato i seguenti paesi: Senegal, Congo, Burundi, Guinea, Uganda, Ghana, Costa Rica, India, Cina, Sri Lanka, Pakistan, Libano, Papua Nuova Guinea, Svizzera, Nuova Zelanda, Ungheria, Romania, Germania, Portogallo, Georgia, Perù, Colombia, Belgio, Corea, Camerun, Bolivia, Irlanda, Siria, Venezuela, Malesia, Cosat de Marfil. Austria, Francia, Messico, Tunisia, Argentina e Bielorussia; e in modo particolare Ecuador, Honduras, Israele, Islanda e Albania. In tutto sono 42 paesi.

ANNOTAZIONI

1. Scopo dell’indagine Il frutto dell’indagine che sto per presentarvi si basa su tre punti che svilupperemo parlando dell’indagine stessa: primo, L’AIDS-HIV: i fattori che contribuiscono al contagio del virus, le carenze più evidenti, le cause del contagio, i principali fattori di rischio; secondo, la sua cura: coloro che si occupano dei malati, la prospettiva etico-morale, gli interventi della pastorale della sanità, i servizi e e gli interventi socio-sanitari, i progetti e gli esperimenti; terzo, le sfide: i problemi emergenti, proposte e suggerimenti.

2. Aree d indagine

Per raggiungere nostri obiettivi abbiamo raccolto informazioni a vari livelli:per individuare episodi di discriminazione, emarginazione o di comportamento a rischio (prostituzione, tossicodipendenza, alcolismo, omosessualità, ecc..) nella realtà sociale di ogni paese e in particolare tra le persone che accedono ai servizi abbiamo indagato sulla prospettiva etico-morale e deontologica nei casi di AIDS; l’intervento da parte della pastorale degli operatori sanitari avviene attraverso le chiese locali che operano per la prevenzione, educativa e formativa della popolazione (soprattutto dei giovani), e che formano i candidati al sacerdozio insistendo sul problema specifico dell’AIDS; la rete di servizi e interventi che attualmente operano nei vari territori nazionali attraverso le chiese locali (diocesi e parrocchie..) e soprattutto in campo socio-sanitario: la tipologia dei servizi che indicano il livello di qualità della vita raggiunto e che si percepisce anche indirettamente (ad es.

Limitando il grado di accessibilità dei sieropositivi a determinati servizi sanitari, protocolli terapeutici, medicine, esami diagnostici, ecc…) dagli stessi servizi sanitari considerando anche l’aspetto della prevenzione e educazione dei pazienti; la formazione professionale e l’aggiornamento degli operatori sanitari; individuare i progetti e gli esperimenti in corso sui programmi e/o le iniziative a favore dei soggetti a rischio e/o dei malati stessi; individuare le problematiche emergenti sui servizi offerti dall’azione pastorale secondo il volere del governo nazionale (attraverso la legge) e le eventuali forme di collaborazione fra le Chiese locali e i rispettivi stati; proposte e suggerimenti per individuare nuove forme più qualificate di intervento in una problematica così complessa e diffusa.

3. Fonti dirette

Le informazioni sono state ricavate mediante un questionario composto da 73 domande, prevalentemente chiuse con risposte standard ( anche se era sempre prevista la casella altro, per ovviare il limite di tali domande), adattate attraverso un’analisi comparata dei dati, attuabili nella fase di codificazione e elaborazione della matrice. Nell’ambito dell’indagine sono state anche poste domande aperte, che meglio si prestavano all’esplorazione di fatti ed aspetti nuovi, che l’intervistatore non conosce e non può “prevedere”. Questo tipo di domande si presenta soprattutto nella parte dedicata alle “problematiche emergenti” e a quella delle “proposte e suggerimenti”.

4. Fonti Indirette

Si tratta di documentazione e testi su:
1. Legislazione nazionale relativa al tema AIDS-HIV, attualmente in vigore;
2. Statistiche, relazioni di indagine epidemiologica e/o relazioni provenienti da Organismi statistici internazionali e di Istituti centrali;
3. Schieramento dei Vescovi e delle Chiese particolari, Documenti Pontifici, Incontri ecumenici sul tema medesimo;
4. Piani e progetti di Enti e/o Organismi ecclesiali e/o di volontariato, che promuovono e effettuano interventi socio-sanitari relativi all’AIDS-HIV.

5. Autori dell’Indagine

Il questionario è stato inviato, attraverso la Nunziatura Apostolica, ai Vescovi responsabili della Pastorale della sanità delle Conferenze Episcopali Nazionali. Il punto era produrre uno strumento di indagine adatto ad essere amministrato da persone che avessero una profonda e ampia conoscenza del tema oggetto d’indagine. Per garantire un livello di attendibilità delle risposte qualitativamente e quantitativamente alto, si è pensato di far compilare il questionario ad un gruppo di esperti inseriti nelle diverse aree di indagine proposte nel questionario stesso.

6. Parzialità dell’Informazione

Va sottolineato che i risultati dell’indagine sono stati ricavati dai 42 paesi precedentemente menzionati, per cui quando si parla di Asia o di Africa o di America Latina si fa espresso riferimento ai paesi citati e non all’intero continente. Questo indica che la nostra indagine non è ancora terminata e speriamo di ricevere più dati che ci consentano di perfezionare il nostro studio. Quindi parlando dell’America, ad esempio, ci mancano ancora i dati degli Stati Uniti e del Canada e dei vari paesi latinoamericani e dei Caraibi che ancora non hanno compilato il questionario inviato loro.

II – L’INDAGINE

1. AIDS-HIV.

1.1. Fattori che influiscono nella contrazione del virus HIV-AIDS a livello sociale.

Ecco in ordine i fattori che tutte le Chiese locali intervistate hanno segnalato come cause determinanti dei problemi sociali legati al virus Hiv-Aids:

1. Povertà  11.8 %; totale 11.8%
2. Disoccupazione  11.4 %;  totale23.2%
3. Inadeguatezza delle politiche sociali  11.0 %;  totale 34.2 %
4. Urbanizzazione 0.5 %;  totale 44.7%
5. Scioglimento del vincolo familiare 10.1 %; totale 4.8%
6. Discriminazione della donna 10.1 %;  totale 64.9%
7. Analfabetismo 7.9 %;  totale 72.8%
8. Immigrazione 7.9 %;  totale 80.7%
9. Presenza di rifugiati 6.6 %;  totale 87.3%
10. Lotte interne 6.6%;  totale 93.9%
11. Instabilità politica 6.1 %; totale 100.0 %

Si osservi come nelle prime 6 voci sia concentrato più del 60% delle preferenze. Per individuare quali tra queste variabili costituiscano i fattori principali, quelli che occuperanno i primi 6 posti, si è individuata una graduatoria ottenendo una percentuale di frequenza massima delle variabili rispetto all’ordine che ci ha portato alla seguente conclusione:

1. Povertà 42.3% – Africa Sudsahariana, Asia, America del Sud, Repubblica dell’ex Unione Sovitica
2. Povertà39.3%  – In tutti i paesi
3. Disoccupazione 39.3%  – Africa Sudsahariana, Asia, Europa Orientale
4. Discriminazione della donna 35.2% – In tutti i paesi
5. Scioglimento dei vincoli familiari  28.0% – In tutti i paesi
6. Analfabetismo 14.9% – In tutti i paesi

In questo modo abbiamo ottenuto un’informazione più precisa sull’influenza effettiva di ciascuna causa precedentemente individuata nel contesto sociale generale. Ci sono altri fattori che vengono evidenziati come fattori influenti nel contesto sociale generale e sono:

• Disagi socio-culturali ed economici;
• Crisi diffusa dei valori, individualismo e stile di vita disordinato;
• Sistemi economici orientati quasi esclusivamente verso la crescita, con forte sollecitazione al consumismo.

1.2. Le carenze più segnalate

Coerentemente a quanto precedentemente affermato, le carenze maggiori sembrano rilevarsi nei seguenti ambiti:

1. Nell’ambito economico: Povertà-Disoccupazione, Urbanizzazione (Africa, Asia, America Latina)
2. Nell’ambito degli interventi Sociali ed educativo-culturali: Inadeguatezza politico-sociale; Analfabetismo; Discriminazione della donna, (Africa, Asia, Europa Orientale).

1.3. Cause del contagio dell’AIDS-HIV

Sulla base di questo quadro generale del contesto sociale, abbiamo individuato i termini delle cause evidenti che generano l’epidemia. Le cause più diffuse sono le seguenti:

1. Prostituzione 18.1% ; totale 18.1%
2. Tossicodipendenza 18.1% ; totale 36.2%
3. Delinquenza minorile 17.3%; totale 53.5%
4. Alcoolismo 16.8%;  totale 70.3%
5. Emarginazione  15.5%;  totale 85.8
6. Sfruttamento dei minori 14.2%;  totale 100.0%

Nelle prime tre variabili si concentrano più del 50% delle preferenze. Se sommiamo la prostituzione alla delinquenza dei minori e al loro sfruttamento raggiungiamo il 50.1% della proporzione. Resta il fatto che comunque la via di contagio principale rimane il contatto sessuale.

L’ordine di incidenza dei paesi intervistati è il seguente:

1. Tossicodipendenza 33.3% Europa, America Latina
2. Prostituzione 25.8%  Africa, Asia, America Latina
3. Alcolismo 20.8% Europa, Africa
4. Sfuttamento dei minori 20.8% Europa, Africa, America Latina.

1.4. Principali fattori di rischio.

Questi dati ci danno ulteriore conferma di quanto già noto circa l’incidenza di certi comportamenti a rischio come la tossicodipendenza e la prostituzione, ma ci fanno anche riflettere sul fenomeno dell’alcolismo che solitamente viene sottovalutato, mentre invece è importante.

L’alcolismo si diffonde maggiormente nelle aree urbane anche se in modo diverso rispetto alle aree rurali; la maggior parte dei sieropositivi alcolizzati sono adolescenti o adulti. Il 53% delle Chiese locali registra una diffusione della prostituzione nelle aree urbane dove il numero crescente di bambini e adolescenti risulta per la maggior parte sieropositivo.

Questo dato si riferisce al crescente fenomeno dello sfruttamento dei minori. Il 75% degli intervistati individua nell’area urbana il luogo maggiormente colpito dalla tossicodipendenza, molto diffusa soprattutto tra i giovani e in forte espansione tra gli adolescenti utilizzati come gancio in un mercato sempre più fragile ed esposto a situazioni a rischio. La diserzione delle scuole, la povertà estrema, la mancanza di speranza nel futuro, l’assenza dei padri, costituiscono terreno fertile per l’aumento di situazioni a rischio per i minori.

Lo sfruttamento minorile è un fenomeno ampiamente diffuso nelle aree metropolitane e in regioni geografiche come l’Africa Sudsahariana, l’Asia del sud e del sud est e l’America Latina. Altre situazioni a rischio sottolineate dalle chiese locali in relazione alla diffusione del virus HIV-AIDS sono: il basso tasso di alfabetizzazione, l’omosessualità, la bisessualità, la molteplicità di partners nelle relazioni eterosessuali, la violenza e gli abusi sessuali.

2. LA CURA

2.1. Chi si occupa dei malati di AIDS-HIV

Le strutture più interessate a cercare mezzi per far fronte al male sociale che affligge i sieropositivi sono:

1. Pubblici / Statali 44.0
2. NGO non cattoliche 17.1
3. NGO cattoliche 15.1
4. Privati 14.5
5. Organismi ecclesiali 9.4

Per far fronte alle esigenze medico-sanitarie si registrano i seguenti valori medi rispetto al contributo offerto da ogni Organismo:

1. Pubblici / Statali 58.1
2. NGO cattoliche 11.3
3. Privati 11.0
4. NGO non cattoliche 10.0
5. Organismi ecclesiali 9.6

Da questi dati risulta che il contributo più significativo proviene dal settore pubblico statale sia nel campo sociale che medico-sanitario. Indubbiamente I valori medi considerati sono sicuramente più bassi del valore medio reale, data l’enorme differenza che si registra fra i due estremi delle tabelle. Per il resto il contributo degli altri Organismi risulta distribuito in modo piuttosto omogeneo.

Dobbiamo anche sottolineare che il contributo degli Organismi ecclesiali non è irrilevante, considerando che la Chiesa opera spesso senza ricevere alcun sostegno, contributo o convenzione da parte dei Governi. Va quindi apprezzato il suo sforzo e il suo impegno che il più delle volte rappresenta l’unico punto di riferimento nelle zone più difficili e dove ci sono i maggiori rischi.

Infine, da un punto di vista più generale, sembra che la situazione del male sociale e medico sanitario tenda ad un costante miglioramento nei paesi del mondo occidentale, specie rispetto al lato medico della sua cura (grazie all’impiego dei nuovi farmaci antiretrovirali). Naturalmente questo dato emerge laddove vi siano le risorse finanziarie per accedere alle cure, non nei paesi in via di sviluppo dove avere le medicine, quelle essenziali, rappresenta un problema di ordine primario.

2.2. Prospettiva etico-morale

Abbiamo osservato il fenomeno della discriminazione sociale delle persone affette da virus HIV-AIDS sia nell’ambito lavorativo, familiare, scolastico e sanitario. La discriminazione sul posto di lavoro è più frequente nei paesi europei e nell’Africa Sudsahariana; quella scolastica è distribuita omogeneamente in tutti i paesi presi in esame; quella familiare in Asia, Africa e Europa Occidentale.

Il motivo di tale discriminazione si presenta in alcuni paesi come la condanna della promiscuità e dell’omosessualità, come la paura del contagio soprattutto nei paesi dell’Asia e Africa Sudsahariana dove il livello di informazione sui mezzi di contagio della malattia è molto basso unito anche a fenomeni di tipo più specificamente culturale. In Europa questa forma di ignoranza è spesso associata al pregiudizio.

a) La famiglia

L’emarginazione in famiglia (64.7%) viene dai familiari di 2° o 3° grado. Il motivo sta nella paura del contagio (73.5%), e nei paesi dell’Africa Sudsahariana, dell’Asia e dell’America Latina sta invece nell’attribuire al malato una colpa (73.5%). In tutte le grandi aree geografiche e soprattutto in Europa Occidentale (20.6%), in Asia (20%) e nell’Africa Sudsahariana (23.5%) per far fronte al virus dell’HIV-AIDS si portano avanti iniziative per l’informazione/formazione rivolte principalmente all’educazione sanitaria con fini preventivi, (70.6%), a cui si aggiunge l’impegno educativo al rapporto di coppia (23.5%) e a superare barriere discriminanti (29.4%). Nel 50% dei casi sono le organizzazioni governative che promuovono queste iniziative, ma ad esse si uniscono numerose Associazioni di volontari (41.2%). Nelle strutture pubbliche, nel 55.9% dei casi, si consiglia l’uso, a scopo preventivo, di misure cautelative come il preservativo.

b) La scuola

Nella scuola invece sono i genitori degli alunni a manifestare atteggiamenti discriminanti verso le persone affette da virus HIV-AIDS, ma anche gli alunni dimostrano una certa intolleranza (32.4%), soprattutto nei paesi occidentali. Il personale docente invece rappresenta la parte più aperta e disposta ad accogliere i bambini sieropositivi. Indubbiamente, l’attività di informazione/formazione risulta occasionale nel 52.9% dei casi e in percentuale maggiore nei paesi dell’Africa sudshariana. Tali iniziative si dirigono principalmente alla diffusione di un’educazione sanitaria di carattere preventivo (41.2%) e alla formazione dei docenti in materia di prevenzione (38.2). Questo spiega facilmente l’attitudine all’accoglienza nelle scuole da parte dei maestri alla cui formazione si è prestata una particolare attenzione. Nella scuola pubblica sono in molti a promuovere queste iniziative: dalle organizzazioni governative alle Associazioni di volontariato, dagli stessi professori quando gli è permesso, agli Organismi ecclesiali.

Iniziative delle scuole cattoliche

Organizzazione di incontri fra genitori, studenti e movimenti cattolici, esperti esterni, a fini educativi-formativi; Conversazioni educative con dibattiti, teatro, video, forum, testimonianze di malati e volontari; Pubblicazioni di materiale volto alla sensibilizzazione. Opuscoli, volantini, manifesti, pacchetti multimediali per le scuole, manuali sulla prevenzione, ecc…. Organizzazione di assemblee di maestri sulla prevenzione dal virus HIV-AIDS e la formazione fra i giovani dei gruppi anti HIV-AIDS; Consigli per gruppi guidati da maestri formati al rispetto e alla promozione della donazione di sangue; Educazione alla vita di coppia per una procreazione responsabile, promozione di sani stili di vita.

c) Le strutture sanitarie.

Nelle strutture ospedaliere e nei servizi sanitari non si incontra molta resistenza da parte degli operatori sanitari ad assistere i malati di AIDS-HIV; così afferma il 44.1% degli intervistati. Nel 50% dei casi si hanno casi di operatori sanitari sieropositivi e nella maggior parte di questi casi le strutture sanitarie, pur considerandolo un problema, lo affrontano e cercano di risolverlo insieme agli stessi operatori, mantenendoli al loro posto di lavoro.

Sicuramente queste persone diventano oggetto di un ostracismo nascosto da parte del personale in servizio e da parte del personale sanitario, malgrado gli sforzi della struttura amministrativa. L’obbligo alla riservatezza si osserva frequentemente (32.4%) e soprattutto in queste situazioni che rappresentano un problema di natura etico-morale; per questo sono nate iniziative per tutelare il coniuge o il compagno che ignora il problema.

Fra queste iniziative la più diffusa è nel 76.5% dei casi il Counselling per rivelare la sieropositività di un coniuge all’altro o al compagno che la ignora, avvalendosi del supporto psicologico. In media il 33% delle donne sieropositive incinte decidono di abortire, mentre il 57% decide di portare a termine la gravidanza.

Per sostenere le donne incinte sieropositive si impegnano sia il servizio pubblico che quello cattolico.

Servizi Pubblici: I servizi sono di informazione e sostegno psicologico a favore di queste donne. Sono discreti e sono incentrati principalmente sul benessere della mamma (55.9%) e poi del bambino (35.3%). Sembra che il servizio pubblico accompagni la donna durante la gravidanza piuttosto che seguirla nell’interruzione della stessa.

Questo dato è confermato da molte Chiese locali che negli ultimi anni hanno registrato un’inversione di tendenza, seppur lieve, da parte dei governi nazionali con una maggiore sensibilità e rispetto per la vita.

Servizi di ispirazione cattolica: I servizi in questo ambito non sono molti e l’attenzione è concentrata soprattutto sul benessere del bambino (41.2%) e poi della mamma (38.3%) affinché la donna porti a termine la gravidanza.

2.3. Interventi della Pastorale della sanità

La Pastorale della sanità delle Chiese locali intervistate nel 32.4% dei casi ha cominciato ad interessarsi del problema AIDS-HIV solo da qualche anno e in modo continuo e programmato solo in alcuni paesi dell’Africa Sudsahariana, dell’Europa occidentale e dell’Asia con un criterio piuttosto arretrato rispetto alla diffusione dell’epidemia. Di fatto circa l’80% delle Chiese intervistate non hanno indicato un Organismo specifico all’interno della loro Chiesa che abbia la responsabilità del lavoro pastorale sul tema dell’AIDS-HIV.

Il 41.2% ha risposto che il problema è di competenza della “Commissione della sanità”, quella a cui spetta la carica pastorale nel campo dell’AIDS-HIV. Malgrado questi inconvenienti, le chiese locali affermano di aver stabilito un programma di azione di fronte alle emergenze dell’AIDS-HIV. Questo impegno sembra concentrarsi nelle aree in cui l’epidemia tende a diffondersi più rapidamente (Africa Sudsahariana 23.5%, Asia 20.6%).

I punti fondamentali di questa azione sono: la Formazione, la Prevenzione, la Cura e l’assistenza spirituale e sanitaria.

a. Formazione: Formazione di operatori sanitari; informazione/formazione di religiosi e operatori sanitari; formazione di educatori alla pianificazione familiare; il programma E.V.A del Camerun per la formazione dei giovani alla prevenzione.
b. Prevenzione: Educazione alla prevenzione e sensibilizzazione della popolazione; educazione sanitaria preventiva; documenti ufficiali, libretti sulla sessualità e la famiglia, materiale informativo per le scuole; informazioni per i religiosi e le religiose; educazione alla vita familiare, seminari per gli operatori sanitari.
c. Cura e assistenza spirituale e sanitaria: Assistenza psicologica, medico sociale e spirituale alle persone affette da AIDS-HIV; assistenza nelle carceri; accoglienza degli orfani e dei vagabondi; impiego di cappellani e volontari, di personale medico cattolico; diagnosi della sieropositività; partecipazione a progetti con altre agenzie di cooperazione; sostegno dei progetti nazionali di lotta contro l’AIDS-HIV; sostegno ad associazioni caritative (Caritas).

Per realizzare tutti questi interventi programmati nel 52.9% dei casi sono stati chiesti aiuti economici ad organizzazioni quali Misereor, Nemisa, OMS, UNICEF. Agenzie di donazione per gli stranieri, Cafod, Caritas internazionali, chiese straniere, Governi e ministeri della sanità, Organismi nazionali con risultati prevalentemente positivi.

Anche a livello diocesano nel 52.9% dei casi esiste un’attività programmata e sistematica, anche se esistono alcune chiese che non hanno ancora programmi definiti. I punti essenziali del programma sono quelli menzionati della prevenzione. Formazione ed assistenza. L’azione pastorale a livello diocesano rispecchia il modello definito dalle chiese locali, ma con un’attenzione maggiore all’aspetto preventivo ed assistenziale, visto che il piano d’azione diocesano è molto vicino alle esigenze concrete del territorio e della popolazione.

Inoltre sono stati organizzati seminari informativi (64.7%) sul virus AIDS-HIV nel quadro della pastorale diocesana, a seguito dei quali hanno avuto grande risonanza gli incontri tra gli operatori delle parrocchie, i maestri, gli operatori sanitari, il personale ospedaliero per un confronto reciproco ed una ricerca di linee d’azione comuni.

L’obiettivo che le Diocesi hanno definito come prioritario rispetto al problema dell’AIDS-HIV è l’aiuto ai malati e alle loro famiglie (64.7%), l’educazione all’amore e alla castità ai giovani (64.7%) e l’assistenza agli orfani sempre più numerosi. Formazione dei candidati al Sacerdozio verso i malati di AIDS-HIV L’insegnamento di questo tema si sta man mano inserendo nell’ambito del corso di Morale o nel corso di Educazione alla vita e viene affrontato insieme ad altri temi di formazione generale dei giovani candidati al sacerdozio.

Per l’insegnamento e la formazione ci si avvale dell’uso di video casette la cui visione è seguita da commenti individuali, da testimonianze di persone con esperienza nel settore, da sessioni illustrative ed esplicative dell’AIDS-HIV, da conferenze e da esperienze dirette della pastorale sociale. Oltre a sviluppare la capacità del Counselling, si cerca di incoraggiare il contatto con i pazienti e ad incentivare il rapporto fra seminaristi e operatori sanitari in questo settore.

2.4. Servizi e interventi socio-sanitari

Sul numero di centri cattolici dotati di aree specializzate sull’AIDS-HIV possiamo dire che la tipologia dei centri sanitari non ospedalieri, siano essi medico-sanitari che socio-educativi, sono in media il 35%.

I centri cattolici ospedalieri non sono concentrati nelle aree urbane; ve ne sono anche nelle aree rurali, laddove vi sono maggiori pericoli e dove la Chiesa costituisce l’unico punto di riferimento e sostegno per la popolazione ormai abbandonata a sé stessa. In media la capacità di questi centri di rispondere alle esigenze dei pazienti è appena sufficiente, nonostante l’accettazione dei pazienti e dei malati terminali in tali centri e nelle strutture non ospedaliere sia sicuramente maggiore (35.3% – 29.4%).

Indubbiamente le possibilità di accesso dei malati terminali a strutture per il recupero e la cura specifica è decisamente più difficile. Entrando nei particolari è possibile ordinare i servizi disponibili nei centri cattolici secondo un grado di accessibilità da parte della popolazione. Da ciò si può constatare che i servizi più facilmente accessibili sono: l’assistenza ai malati, il Counselling prima e dopo gli esami, il ricorso alle terapie e profilassi delle principali infezioni, gli esami radiologici e sperimentali, gli esami microbiologici e il test per l’AIDS-HIV.

Difficilmente accessibili sono gli esami immunologici ed ematici, la terapia con gli inibitori di proteine, e le classiche terapie specifiche anti AIDS-HIV. La prevenzione farmacologica della trasmissione materno-fetale del virus è praticamente impossibile. Questo quadro sottolinea che a livello di servizi di fronte alle necessità, soprattutto nell’Africa Sudsahariana e in Asia, nel 58% dei casi i risultati sono insufficienti, malgrado l’impegno di figure professionali come medici, infermieri, assistenti sociali, assistenti spirituali, personale volontario e religioso.

Meno diffuse sono figure professionali come lo psicologo, il tecnico di laboratorio e il consulente legale. Nel 64.7% dei casi si nota che l’aggiornamento degli operatori sanitari si effettua almeno una volta l’anno assicurando così un livello professionale che nel 50% dei casi viene definito buono.

2.5. Progetti ed esperimenti

Alla delicata domanda riguardo alla conoscenza degli esperimenti non controllati di nuove cure, il 79.4% delle chiese locali intervistate ha risposto negativamente, e il 20.6% positivamente.

Questo 20.6% si concentra nei paesi dell’Africa Sudsahariana, Asia ed Europa orientale, e ritiene possibile un’eventuale utilizzo solo sui bambini (14.7%) o sui malati terminali (8.8%). Seguono in ordine crescente donne, detenuti e malati di mente. Riguardo agli interventi positivi per migliorare la risposta alle necessità dei malati di AIDS-HIV vi sono esperimenti nel 76.5 % dei paesi intervistati; il 67.6% sono a carattere nazionale, ma sostenuti il più delle volte da organismi internazionali.

I più significativi sono i seguenti: Programmi di indagine sulla creazione di Istituti di igiene sociale, di Istituti di malattie infettive, programmi di miglioramento delle capacità di diagnosi; programmi ecumenici di lotta contro l’AIDS-HIV.

Tra le nazioni abbiamo:
Burundi: progetto nuove esperienze di Brijumbura, creazione del centro di Nyamugari di Gitega, il progetto nazionale “Famiglie per vincere l’AIDS-HIV”, creazione dell’Associazione di sieropositivi e malati di AIDS-HIV; programmi nazionali di assistenza agli orfani.
Uganda: CRS-CAFOD-CARITAS per un progetto di assistenza medico-sanitaria di sostegno agli orfani; ONUSIDA per la prevenzione della trasmissione materno-fetale; fondi della Banca Mondiale.
Guinea: Progetto per la creazione di tre centri medico-sanitari e di sostegno sociale nella Diocesi di Pais; progetto per creare un momento di riflessione e azione dell’azione della Chiesa cattolica nella sua lotta contro l’AIDS-HIV.
Costa di Marfil: piano nazionale AIDS-HIV della Chiesa cattolica per il triennio 1995-1997 e piano triennale AIDS-HIV della chisa cattolica 1998-2001.
India: conferenze e dibattiti sul tema; collaborazione fra gli istituti cattolici, ONG e diocesi, pubblicazione di tre libri: Curriculum dell’AIDS, libro di testo per le scuole sul virus HIV-AIDS e sull’assistenza pastorale.
Polonia:progetti di collaborazione con il Ministero della sanità e ONG, creazione di un servizio telefonico di assistenza gratuito a carico di associazioni di volontari impegnati nella lotta contro l’AIDS-HIV; sostegno alla vita familiare, preparazione di materiale informativo destinato ai sacerdoti.
Brasile: progetti di lotta contro la povertà e l’indigenza; progetti a favore dei bambini, adolescenti e giovani in pericolo; progetti volti a migliorare la qualità della vita dei malati di AIDS-HIV. Attualmente si assiste ad una crescente collaborazione fra Organismi pubblici/ governativi e le ONG cattoliche (67.6%) anche se il risultato non è ancora soddisfacente.

Alcune delle collaborazioni più significative si sono orientate al finanziamento da parte di Organismi pubblici / governativi a progetti di formazione di volontari, di preparazione al Counselling, di acquisto di medicinali per le eventuali infezioni, di aiuto con gli alimenti, di controllo del virus AIDS-HIV nelle donne incinte, di seminari di studio e di azione ecumenica contro l’AIDS-HIV. La collaborazione fra Organismi pubblici / governativi e le ONG non cattoliche è tuttavia più intensa (73.5%) e in gran parte soddisfacente da ambo le parti. Le esperienze più significative vengono dalla realizzazione di micro-progetti, dall’organizzazione di seminari informativi e dibattiti, da aiuti negli alimenti e nelle medicine per le eventuali infezioni.

3. SFIDE

3.1. Problemi emergenti.

a) Nel contesto sociale: La povertà nelle grandi periferie delle città dominate dalla miseria, emarginazione dei poveri dal sistema sanitario. Alla povertà si uniscono: la disoccupazione, poiché con c’è lavoro, e laddove c’è gli stipendi sono bassissimi; di conseguenza si registra un esodo di massa dei giovani dalle aree rurali verso le aeree urbane; abbandono degli anziani; basso livello di istruzione.

Questi problemi sono radicati nel tessuto sociale e sono la causa dell’esposizione di una gran parte della popolazione a condotta a rischio nella trasmissione dell’AIDS-HIV: la prostituzione, soprattutto fra le donne più giovani che dirigono case chiuse. La tossicodipendenza: l’uso di droghe di vario tipo. L’impegno degli organismi pubblici e privati dovrebbe quindi essere prioritario per migliorare le condizioni economico ambientali di gran parte della popolazione di questi paesi.

b) Aspetti etico-morali: La via di contagio del virus HIV-AIDS al giorno d’oggi è il rapporto eterosessuale. Questo pone vari e seri problemi etici e morali fra i quali: la protezione del coniuge/compagno non infetto; la discriminazione sociale verso le persone (anche i bambini) sieropositivi o malati di AIDS-HIV, nel lavoro nei servizi e nell’ambito familiare; riscatto dei valori morali e spirituali; maggiore rispetto delle tradizioni culturali; una maggiore solidarietà fra i diversi stili di vita; la promozione della vita umana; l’educazione all’amore e alla sessualità.

c) Interventi della Pastorale della Sanità: La richiesta di un maggiore sostegno delle parrocchie e dei sacerdoti delle chiese locali è ricorrente, così come è necessario che la Pastorale faccia da guida in questo campo specifico e che fissi delle direttive certe sulle modalità di prevenzione e di controllo del virus HIV-AIDS secondo i valori etici e morali della Chiesa cattolica. Si avverte poi la necessità di formare religiosi e religiose per intervenire in questo contesto; una maggiore coordinazione delle diverse esperienze su questo tema e un’organizzazione dell’azione pastorale più rigorosa e sistematica.

d) Servizi e interventi Socio – Sanitari: Emerge la necessità di maggiori fondi finanziari, risorse umane (formazione professionale) e materiale per rispondere efficacemente alle esigenze dei pazienti. Si rende inoltre necessaria: un’assistenza psico-sociale e medico-sanitaria più capillare; l’utilizzo di tecniche mediche moderne; un più facile accesso ai farmaci antivirali e ai servizi sanitari specifici; prevenzione di malattie occasionali; un maggior numero di centri ospedalieri e sociali di ispirazione cattolica.

3.2. Proposte e suggerimenti

La Comunità Internazionale dovrà intervenire sul problema dell’AIDS-HIV per ottenere fondi e risorse finanziarie per la realizzazione di progetti che prevedano un facile accesso ai farmaci antivirali e che evitino infezioni di vario genere; dovrà favorire le iniziative rivolte a promuovere lo sviluppo socio-economico; la creazione di una rete “credibile” di soci disinteressati, di Organismi e Associazioni non governative, impegnate nella lotta contro MTS e AIDS-HIV, capaci di sostenere le attività intraprese e di seguire quelle che altrove sono risultate più efficaci; dovrà sostenere l’azione dei Governi nazionali e appoggiare le iniziative delle ONG, cattoliche e non.

Le Chiese locali dovranno esercitare la loro influenza sulle politiche sanitarie nazionali, stabilendo legami e collaborazioni più strette con il potere pubblico, diventando per lo Stato un socio necessario. Occorre una presenza più significativa di religiosi e religiose all’interno delle strutture socio-sanitarie; una lotta congiunta contro la povertà e l’analfabetismo; di fronte al virus HIV-AIDS è necessario un orientamento chiaro della pastorale della sanità.

E’ altresì necessario trovare supporti economici-finanziari significativi per favorire l’attività degli Organismi ecclesiali impegnati a promuovere politiche di protezione della vita, sfidando le politiche preventive attuali, fondate quasi esclusivamente nella diffusione del condono. E’ anche importante imparare ad usare in modo maturo ed appropriato la stampa e i mezzi di comunicazione.

Il 58.8% delle Chiese intervistate ammette che le legislazioni nazionali offrono solo in parte una risposta adeguata al problema dell’AIDS-HIV. Gli aspetti da migliorare sono: rafforzare il diritto alla salute e alle giuste cure per tutti; tutela dei diritti dei malati di AIDS; riduzione dei costi delle cure e facile accessibilità alle stesse; obbligo al Counselling prima e dopo il test sull’AIDS-HIV; controllo del sangue; creare ed applicare norme contro la discriminazione sociale; studiare sistemi preventivi efficaci; garantire la conservazione del posto di lavoro ai sieropositivi e ai malati di AIDS-HIV; sostenere i gruppi a rischio. L’attuale legislazione mette a disposizione dei centri cattolici scarse risorse finanziarie e molto spesso nemmeno quelle.

III. IL PENSIERO DI PAPA GIOVANNI PAOLO II

SULLA PASTORALE E SUI MALATI DI AIDS-HIV

In risposta alla situazione precedentemente constatata, da cui emerge una richiesta di direttive chiare per l’attuazione della pastorale verso i malati di AIDS, sintetizziamo il pensiero del Papa a riguardo.Esaminiamo 14 documenti del Santo Padre che fanno riferimento al tema in questione soffermandoci su alcune idee che fanno riferimento alla natura dell’AIDS.HIV, alla sua prevenzione, al comportamento di chi assiste il malato, alle autorità civili e a quelle scientifiche.

1. Natura. L’AIDS non danneggia solo il corpo, ma tutta la persona, le sue relazioni interpersonali e la sua vita sociale [2]. Il deficit immunitario causato del virus HIV si verifica contemporaneamente sul piano dei valori esistenziali. E’ una vera patologia dello Spirito [3]. E’ un flagello [4]. Porta con sé una crisi dei valori morali [5].

2. Prevenzione. Bisogna considerare l’aspetto sacro della vita umana; proprio per questo non è lecito né l’aborto né l’eutanasia come provvedimento per far fronte al problema AIDS-HIV[6]. Per la prevenzione è necessaria una corretta informazione sui valori morali per impedire la violazione del valore della sessualità [7]. La prevenzione si effettua rispettando la dignità dell’uomo e il suo destino trascendente, escludendo campagne che promuovano comportamenti che contribuiscano alla diffusione del male. Si tratterebbe di informazioni che invece di aiutare pregiudicherebbero [8]. Bisogna informare ed educare senza il pregiudizio dell’Etica [9]. I giovani devono essere illuminati sui valori che sono in gioco [10]. Il miglior rimedio per far fronte all’AIDS, il cui contagio viene spesso da relazioni sessuali illecite, è la fedeltà coniugale e la castità [11]. Per prevenire l’AIDS bisogna educare i giovani e gli adulti affinché possano raggiungere una maturità affettiva e una corretta sessualità [12].

3. Comportamento del malato. Il malato di AIDS deve sapere che Dio lo ama come ama tutti gli altri malati e coloro che sono legati a lui, i familiari [13]. Alcuni comportamenti irresponsabili contribuiscono alla diffusione dell’AIDS [14]. Si raccomanda sempre un corretto comportamento sessuale ed amore nel matrimonio vissuto all’insegna della fedeltà e della castità, poiché la troppa libertà aumenterebbe il pericolo del contagio [15]. I padri di famiglia dovrebbero cercare di evitare le malattie e la loro trasmissione verticale [16]. Il Papa esorta i malati di AIDS affinché mettano le loro sofferenze al servizio della Verità e dell’Amore di Cristo [17], affinché mettano le proprie sofferenze al servizio di chi rischia di contrarre la malattia [18].

4. Comportamento di chi assiste il malato. Gli operatori della pastorale della sanità che lavorano con i malati di AIDS devono reincarnare l’amore e la compassione di Cristo e della sua Chiesa verso i malati stessi; gli operatori sanitari hanno un obbligo morale e una responsabilità sociale davanti ai malati di AIDS, devono essere come il buon samaritano [19]. Il malato di AIDS deve essere trattato come Cristo stesso, cf. Mt. 25,31-46 [20]. Il malato di AIDS merita assistenza e rispetto totale [21]. A lui va mostrato l’amore misericordioso di Dio per gli orfani di quei padri morti per l’AIDS [22]. Dobbiamo superare la barriera della malattia e della colpa morale e dedicare la nostra attenzione ai malati [23], dobbiamo stargli vicini[24]. Gli operatori della pastorale della sanità devono offrire ai malati di AIDS un aiuto morale e spirituale [25].

5. Autorità civili. Le autorità competenti devono adoperarsi per cercare di risolvere il problema dei malati di AIDS [26]. Esse non devono sostenere campagne di prevenzione contro la malattia con modelli di comportamento che favoriscano il propagarsi del male o magari dare informazioni che non siano d’aiuto alla campagna di prevenzione [27]. Il Papa esorta tutti i paesi ad aiutare l’Africa a sconfiggere l’AIDS evitando qualsiasi forma di colonialismo[28]. Chiede ai politici che si adoperino per porre fine a questo flagello che è l’AIDS [29]. E’ necessaria una forte solidarietà fra malati di AIDS e uomini di governo [30].

6. Scienziati. Gli scienziati devono essere uniti per combattere il flagello dell’AIDS [31]. Il Papa si augura che quanto prima si trovino medicine efficaci per debellare la malattia e che la ricerca faccia progressi.[32]. Il Papa esorta a che gli sforzi degli scienziati si uniscano alla ricerca di nuove cure e che non vi siano rivalità sterili fra chi opera in questo contesto [33]. Egli si augura che grazie a questa cooperazione si arrivi presto alla giusta cura dell’AIDS [34] e che si perseveri nella ricerca. [35]. Al tempo stesso chiede agli uomini di scienza di unire i propri sforzi per mettere fine al flagello dell’AIDS-HIV [36].

CONCLUSIONI

Riassumendo, possiamo considerare le proposte e i suggerimenti come la conclusione del nostro lavoro, ma vorrei soffermarmi ulteriormente su alcuni punti: Fra coloro che si occupano dei malati di AIDS-HIV in tutto il mondo, il 9.4 % sono Organismi ecclesiali e il 15.1% sono Organizzazioni governative cattoliche.

Quindi il 24.5 % è nelle mani dei cattolici. Le loro risorse paragonate a tutto l’insieme non sono che il 20.6% e sono più private che pubbliche. Questo ci porta a due conclusioni: la prima è che urge un riconoscimento degli operatori cattolici della pastorale della sanità per un aiuto reciproco e più efficiente; la seconda è che urge ottimizzare le risorse per una migliore e maggiore attenzione ai malati.

Forse questo tentativo di visione collettiva dei 42 paesi darà un piccolo contributo alla conoscenza reciproca dato che non si è parlato dei singoli stati ma semplicemente del loro insieme. Altra conclusione potrebbe essere la chiarezza degli obiettivi e quindi un chiaro orientamento dell’opera pastorale, come possiamo apprendere dalla dottrina che il Santo Padre ci espone sul problema dell’AIDS.

Da segnalare innanzitutto la prevenzione e con essa qualcosa di più cristiano che il Papa segnala apertamente: bisogna scindere le forze che nella nostra vita quotidiana rafforzano la virtù e la castità.

Non v’è dubbio che nella dimensione secolare del nostro mondo questa soluzione appare quasi come un’illusione o forse semplicemente ipocrisia se si pensa a questa terribile realtà che esce fuori da qualsiasi schema morale; indubbiamente per la pastorale della Chiesa Cattolica la Virtù e la Castità rappresentano il richiamo più urgente del problema e bisogna parlarne in modo chiaro ed appropriato e applicarle alla vita quotidiana.

La Virtù e la Castità sono valori che camminano contro corrente nella società odierna in cui il sesso è predominante. La vera soluzione del problema sta nel contagio sessuale e comprende una visione antropologica dell’amore e del sesso; bisogna analizzarne l’aspetto sociale, familiare, individuale e personale. Riguarda per un verso la castità sia all’interno del matrimonio sia per chi è celibe.

Senza questa visione confortata dalla fede l’uso dei preservativi, per molti, si riduce ad un semplice atto materiale. Senza la fede, si capisce allora come per molti sia un assurdo che la Chiesa Cattolica non accetti nella sua azione di prevenzione detti preservativi.

Parlando di prevenzione dovremmo anche far riferimento alle sostanze come psicofarmaci e stupefacenti poiché dalla nostra indagine risulta una forte incidenza della tossicodipendenza nell’AIDS-HIV. Si tratta di un tema molto rilevante e che merita di essere trattato in tutta la sua complessità come già fatto precedentemente in altre occasioni.

E’ opportuno riconoscere e sostenere quanto fatto dai Governi dei vari paesi per i sieropositivi. Bisogna sostenere ancora di più l’opera di chi si occupa di questi malati; dobbiamo consolidare la coscienza del Buon Samaritano che è in ognuno di noi e riconoscere in questi nostri fratelli i più poveri e fragili, caduti nella rete di questo male terribile, e per essi si esige la scelta preferenziale di tutti.

In conclusione, è opportuno chiedere a tutti di pregare per gli scienziati, affinché le loro ricerche portino presto alla cura di questo male e perché tutti i malati, soprattutto i più poveri, ne possano usufruire. Voglia Nostra Signora, Salute dei malati, essere in modo speciale la salute di questi nostri fratelli che ne hanno tanta necessità.

Note:

[1] Dati ricavati da Unaids, l’epidemia Aids, dicembre 1988,5.
[2] Lettera al direttore generale dell’OMS in occasione della prima giornata modiale di dialogo e informazione sull’AIDS – 28 Nov 1988, Ecclesia n.2904 (1988),23.
[3] Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti della Conferenza “La Chiesa di fronte alla sfida dell’AIDS; prevenzione e assistenza” Dolentium Homnium n.13 (1990), 6-9.
[4] Allocuzione ai Vescovi del Ruanda L’Osservatore Romano 23 sett.1990.
[5] “Messaggio ai malati” dedicato a Mons.Ssetongo, Kamapala, Uganda, 7 febbraio 1993.
[6] Lettera al Direttore Generale…
[7] Discorso di Giovanni Paolo II.Dolentium Homnium.
[8] Discorso al corpo diplomatico nella State House di Dar er Salaam Ecclesia n.2494 (1990), 1387-1391.
[9] Allocuzione ai Vescovi del Burundi Ecclesia n.2495 (1990) 1439-1441.
[10] Allocuzione….Ruanda…
[11] Esortazione Apostolica successiva al Sinodo “Ecclesia in Africa”, trad.spagn. in PPC, Madrid 1995.
[12] Allocuzione….Burundi.
[13] A.Pelayo, Dialogo aperto dei Vescovi con il Papa, Ecclesia, n.2399.
[14] Allocuzione…Burundi…
[15]” Discorso ai giovani allo Stadio “Amahoro” di Kigali, Ruanda”, L’Osservatore Romano, 16 sett.1990, 22-23.
[16] “Omelia durante la Messa celebrata nella pianura di Nyandungu a Kigali, Ruanda” L’Osservatore Romano, 23 sett.1990, 8.
[17] “Discorso all’ospedale di Nsambya, Kampala, Uganda” Ecclesia n.2622 (1993), 2.
[18] “Messaggio ai malati…….”
[19] Phoenix, Ad Valetudis Administros coram admissos” AAS 80 (1988), 775-781.
[20] “Omelia nella messa celebrata a Kwacha Park di Balantyre, Malawi (5 maggio 1998) Ecclesia n.2426 (1989), 22-23.
[21] Discorso di Giovanni Paolo II….Dolentium hominum….
[22] Allocuzione ai Vescovi del Burundi.
[23] “Omelia….Nyandungu…..
[24] “Allocuzione…Ruanda….”
[25] “Ecclesia in Africa…”
[26] Lettera al direttore.
[27] “Discorso al Corpo Diplomatico!
[28] “Discorso al corpo Diplomatico”.
[29] Ecclesia in Africa.
[30] “Discorso di Giovanni Paolo II….Dolentium Hominum.
[31] “Discorso di Giovanni Paolo II….Dolentium Hominum.
[32] “Discorso ai giovani…Amahoro…”.
[33] “Discorso al Corpo Diplomatico….State house…”.
[34] Discorso ai giovani….Amahoro.
[35] “Messaggio ai malati”….Ssentongo.
[36] “Ecclesia in Africa”.

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