Omofobia: vinta una battaglia, ma la guerra prosegue

omofobiaIl Timone.org 15 ottobre 2009

di Marco Invernizzi

Quanto accaduto alla Camera il 13 ottobre è molto significativo per diversi aspetti. Intanto perché è stata “bocciata” una legge che avrebbe introdotto l’aggravante dell’orientamento sessuale nei reati contro la persona. In pratica, la legge avrebbe considerato gli omosessuali dichiarati, i gay, una “specie” protetta da trattare in modo privilegiato rispetto alle altre persone, sanzionando in modo più grave, per esempio, chi avesse dato una sberla a un gay rispetto allo stesso reato commesso contro una persona eterosessuale.

Infatti è stata accolta la pregiudiziale di incostituzionalità sollevata dall’Udc e appoggiata dalla maggioranza della maggioranza (con il significativo voto contrario di nove deputati in gran parte “finiani” e l’astensione di altri, fra i quali l’on. Bongiorno) e dalla sola Binetti fra i deputati del Pd: la legge infatti avrebbe trattato in maniera differente le persone, violandone l’uguaglianza giuridica.

Aldilà di questi passaggi parlamentari un po’ difficili da comprendere per i non addetti ai lavori, l’Italia è stata risparmiata (per ora, ma bisogna stare all’erta) da una legge che esiste in quasi tutti i paesi europei e ha come obiettivo, neppure nascosto, di negare l’esistenza di una differenza oggettiva e naturale fra l’uomo e la donna, affermando il principio (ideologia di genere) che non esiste un’identità sessuale, ma che la cultura di una società impone a maschi e femmine comportamenti differenti. Di conseguenza, ogni persona è libera di scegliere il proprio orientamento sessuale e le leggi dello Stato devono equiparare le unioni omosessuali a quelle eterosessuali.

Sulla distanza, sarà il trionfo dell’ideologia trans gender (ex on. Luxuria), cioè quel movimento culturale e politico che esalta una visione fluida dei sessi e dei generi, senza identità definite. Ma il voto dimostra anche che quando alcuni parlamentari si danno da fare per difendere la verità e il bene (vedi l’appello dei deputati pubblicato sui giornali il giorno precedente la votazione, primo firmatario Alfredo Mantovano) poi qualche cosa di positivo succede, anche oltre le aspettative

Infatti, se è vero che la mobilitazione delle associazioni e dei movimenti, soprattutto cattolici e in particolare attraverso internet, ha mostrato l’esistenza di una forte sensibilità sul punto nella società italiana, è anche vero che poi deve esserci qualcuno che raccolga questa sensibilità a livello parlamentare, attribuendole una concretezza legislativa (in questo caso per affossare una legge). Ancora una volta è emersa l’eccezione Italia.

Questo progetto di legge, che prendeva il nome dell’unica parlamentare dichiaratamente omosessuale, Paola Concia, è stato affossato per sempre, essendo stato dichiarato incostituzionale. Ma ci riproveranno, come hanno già promesso. Fino a quando l’Italia farà eccezione? O meglio, fino a quando resisterà alle pressioni internazionali e nazionali, che le vogliono imporre standard europei, cioè un’omologazione laicista?

E’ lecito ipotizzare che l’Italia sia una nazione protetta dalla storia della sua santità, da coloro che nei secoli passati hanno sacrificato la vita per permettere a noi, oggi, di essere ancora qui, con la fede e con la libertà di professarla, anche di proporla. I santi italiani degli ultimi due secoli, per tacere dei precedenti, sono la nostra forza e sono quelli che rendono possibili avvenimenti come questo, come il referendum del 2005 e il successivo Family day. Preghiamoli, perché ci diano la loro fortezza.

Questa volta è andata bene perché c’è una maggioranza parlamentare che non vuole recidere le radici cristiane e crede, in qualche modo, con diversi gradi di consapevolezza, che esistano veramente principi non negoziabili. Il fatto che i cosiddetti deputati “finiani” abbiano votato contro è importante perché sono stati costretti a venire allo scoperto (grazie al voto pubblico) su un aspetto specifico, e hanno così dovuto mostrare la natura ideologica delle loro posizioni.

Ma questa stessa maggioranza subirà grandi pressioni nelle prossime settimane, probabili vendette da parte dei cosiddetti poteri forti, da parte della stampa, dell’opposizione, che è in stato confusionale ma che cercherà di vendicare questa offesa al “politicamente corretto”.

Ecco perché è importante tenere viva l’attenzione e lo stato d’allerta e non dimenticare mai che la posta in gioco non è una votazione o una maggioranza parlamentare, e neppure la sopravvivenza di un governo, ma l’identità di un popolo, in questo caso minacciata dall’identità di genere.

In questo senso sarebbe una buona cosa che tutto il mondo cattolico, e non soltanto alcune sue sentinelle, prendesse consapevolezza dell’importanza del tema. Un tema difficile, certamente, che apre e riapre ferite anche dentro il corpo ecclesiale, ma che non si può trascurare se si vogliono evitare traumi ben peggiori.

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