Reverendo fratello Marx

Il Sabato 11-17 giugno 1988

Un libro uscito in Francia ricostruisce le mosse del Cremlino su sette e chiese occidentali

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Una vera e propria macchina d’influenza, potente soprattutto sotto Andropov. Gli interventi sono tanti. Ecco i più clamorosi

di Maurizio Blondet

La sociologa Brigitte Vassort-Roussel, sottoponendo appositi questionari all’episcopato francese nell’87, ha scoperto e reso noto (nel suo Evéques de France en Politique, tesi di laurea a Yale, ediz. Fondation Nationale des Sciences Politiques, Parigi 1987), che «66 vescovi su 100 condividono l’analisi marxista del conflitto sociale», e 23 su cento, quasi un quarto del totale, «accettano apertamente il marxismo-leninismo e la violenza che presuppone». Indagini simili condotte fra altri episcopati nazionali, darebbero, probabilmente, non dissimili percentuali.

Del resto, in anni in cui l’ideologia marxista ha perso parecchio del suo prestigio culturale, essa continua ad influenzare vasti ambienti religiosi, non solo cattolici. «Teologie della liberazione» sostanzialmente filosovietiche corrono fra il clero protestante e persino nelle gerarchie non-cristiane: le dichiarazioni del pastore giamaicano Philip Potter, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese («A Berlino non esiste uno sbarramento fra le due Germanie»), o quelle del signor Sato, presidente dei buddhisti giapponesi («Da testimone oculare posso dichiarare che i credenti in Urss godono della più completa libertà di culto») sono solo due tra gli esempi possibili.

Fino a che punto le personalità che fanno tali dichiarazioni sono consapevoli di mentire? Sicuramente poche. Esse sono piuttosto «fonti inconsapevoli» (tyomhaya verbura, secondo la terminologia tecnica sovietica): cosi spiega un nutrito saggio pubblicato a Parigi, Les Onagres, di Jacques Vindex e Gabriel Véraldi, dedicato ai «portavoce inconsci» della macchina d’«influenza» organizzata dall’Est europeo. Pubblicato dalle edizioni Age de l’Homme, il libro di Véraldi e Vindex è la prima descrizione apparsa in Occidente sugli apparati di tale «macchina d’influenza» che, separata ed indipendente dagli organismi di spionaggio e di disinformazione dell’Est, farebbe capo direttamente al Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Pcus.

Affiancato dall’Istituto Arbatov di Leningrado (che formalmente si occupa di ricerche sociologiche), e affidato successivamente a Boris Ponomariev (numero tre della gerarchia sotto Andropov) ed oggi ad Anatoly Dobrinin, già ambasciatore sovietico a Washington e perfetto conoscitore dei gruppi di pressione e dei mezzi d’informazione occidentali, il Dipartimento ha lo scopo di «modificare nel senso voluto il modo di pensare, la sensibilità e il comportamento dell’opinione pubblica occidentale». Esso opera «per mezzo di organismi di facciata creati ad hoc, collegati a movimenti e istituzioni più o meno “spontanei”, capaci di accedere ai mass media e di manipolare la mentalità di personalità note e di opinion leaders occidentali».

Detto così, ovviamente, sembra una fantasia spionistica alla John Le Carré. Ma quante volte abbiamo letto sui giornali titoli come questo: «Vibrante appello per il disarmo del Consiglio Mondiale della Pace»? Sicuramente molte. E quante volte i giornali hanno precisato che il Consiglio Mondiale della Pace è un organismo interamente sovietico? Certamente mai.

Eppure è proprio così. Fondato nel 1949 come quartier generale propagandistico contro il Piano Marshall, diretto ininterrottamente dal ’53 da Romesh Chandra, dirigente del Partito comunista indiano pro-moscovita, il Consiglio è oggi la principale organizzazione di facciata (front organization) destinata all’influenza degli ambienti pacifisti e religiosi. Dei suoi 23 vice-presidenti, tre sono funzionari dell’Est (un polacco, un russo, un tedesco-orientale); tre vengono da Cuba, dall’Angola, dal Vietnam; due dalla Federazione Sindacale Mondiale di Praga e dalla Federazione Internazionale Donne Democratiche di Berlino Est; gli altri sono scelti tra diversi partiti comunisti europei.

Di rado il Consiglio agisce in proprio; per lo più lancia le sue campagne attraverso le numerose organizzazioni pacifiste a cui è collegato, scelte secondo il seguente criterio stabilito dal presidente Chandra: «Una organizzazione pacifista che adotti una posizione anti-sovietica cessa automaticamente di essere una organizzazione di pace. Ciò perché, per la prima volta nella storia del mondo, la forza militare, in mani socialiste, è divenuta una forza di pace».

La prima istituzione di raccordo è la Conferenza Cristiana per la Pace, con sede a Praga, che pubblica un trimestrale in inglese e tedesco e organizza seminari su argomenti utili alla propaganda pro-sovietica, cerca di provocare prese di posizione, crea comitati nazionali, cercando di far giungere notizie di tutta questa attività ai mass media. Un’indagine su quest’organismo, condotta nel 1982 da una sottocommissione del Senato americano, ha appurato che «tutti i posti di responsabilità in essa sono riservati a persone indiscutibilmente leali al Cremlino: il metropolita Filarete di Kiev presiede il comitato di direzione; il sovietico Sergei Fomin è segretario generale; fra i dirigenti appare il ceco Joseph Hrodwaka, premio Lenin». Il gruppo «si dedica alla manipolazione delle comunità religiose», operando «in stretto collegamento con organismi similari», quali la Conferenza dei Cristiani Cattolici (Berlino Est), la Conferenza delle Chiese Europee (con sede in Danimarca), la Conferenza delle Chiese Africane, la Pax Christi International, l’US Peace Council, eccetera.

Il Concilio Ecumenico delle Chiese, con sede a Ginevra, è un caso più complicato. Creato nel 1948 ad Amsterdam da diverse denominazioni protestanti e ortodosse per «lavorare all’unità», solo dopo il Concilio Vaticano II (e dopo anni di rifiuto) ha visto aggregarsi la Chiesa Cattolica. Subito dopo (Assemblea di Nuova Delhi, 1961), anche la Chiesa russa si è affrettata ad entrare nell’organismo. Oggi le denominazioni religiose dell’Est vi pullulano: sono in tutto diciotto, persino quelle perseguitate oltrecortina (come la Chiesa battista sovietica, rappresentata dal reverendo Aleksei Bichkov), e persino le comunità microscopiche («Chiesa ortodos­sa autocefala di Polonia») o sette estinte, prive di fedeli (ma non di clero).

Forte di un bilancio di 85 milioni di dollari, il Consiglio si dedica a denunce ispirate ad un terzomondismo sovietizzante. Al tempo dell’Assemblea di Nairobi (1975) documenti «contro le multinazionali che opprimono i Paesi africani» redatti da preti sudamericani e non discussi dall’assemblea, furono distribuiti attraverso i canali del Consiglio stesso. Di recente ha pubblicato un elenco di 202 banche occidentali «colpevoli» di aver concesso prestiti al Sudafrica. Per contro, nel 1983 (Assemblea di Vancouver) la proposta di un vescovo pachistano, di una mozione di condanna all’invasione in Afghanistan, fu respinta sotto la minaccia delle «Chiese» dell’Est di abbandonare la conferenza. Al suo posto infine fu approvata, su proposta di William Thompson, ex presidente del National Council of Churches, una mozione di condanna della politica statunitense in Nicaragua.

Il National Council of Churches (Ncc) è l’emanazione americana del Concilio Ecumenico delle Chiese, e suo principale finanziatore, grazie all’assidua raccolta di fondi (20 miliardi di dollari l’anno) che l’Ncc opera tra i comuni fedeli americani. La segretaria dell’Ncc, Claire Randall, è una delle donne più influenti e ricche d’America. Nel 1981, di ritorno da una visita in Cina popolare, dichiarò di avervi trovato: «Una Chiesa forte, vigorosa e attiva». In compenso s’è battuta per l’introduzione dell’aborto in Usa. Attivissima contro l’intervento in Vietnam, la Randall ha tenuto fuori l’Ncc da ogni azione di soccorso al «boat people» viet­namita.

La Riverside Church Disarmament Centre è invece una filiale diretta dell’Ncc (che ha appunto sede in Riverside Drive, New York). Nel 1984 tale organismo ha raccolto, con altri enti, un milione di firme per una «petizione di pace» che è stata consegnata a Gorbacev a Ginevra dal reverendo Jesse Jackson.Uno dei suoi diri­genti, Cora Weiss, è anche membro dell’ Institute for Policy Studies, una «fonda­zione senza scopo di lucro» di Washington i cui animatori sono Richard Barnet e Markus Raskin, due noti intellettuali della sinistra radicale Usa. Fatto notevole: Richard Barnet è stato spesso invitato in Italia da Lotta continua, pur essendo uno degli estensori dei discorsi (ghost writer) del presidente Carter.

Il National Council of Churches ha tuttavia difficoltà a influire sugli ambienti cattolici statunitensi, essendo un’organizzazione essenzialmente protestante. Per questo Claire Randall ha fondato un altro ente, Interfaith Centre for Corporate Responsibility. Diretto da un sacerdote canadese, Timothy Smith, l’Interfaith è riuscito a far aderire alle sue iniziative 24 fra diocesi e ordini religiosi cattolici. Le sue iniziative consistono in campagne «contro le multinazionali», a favore del matrimonio dei preti, a favore delle suore femministe o lesbiche, eccetera. Da ultimo s’è distinto per attacchi violenti contro il pontefice Giovanni Paolo II.

Parte dei membri dell’ Interfaith sono confluiti oggi nella Catholic Conference of Us (Uscc), che sostiene e finanzia tra l’altro il Fronte Farabundo Marti in Salvador. Insieme all’Ncc e ad altri enti consimili ha fondato il Cispes, Comitato di Solidarietà con le Forze Popolari in Salvador, che nell’81 è stato sorpreso in flagrante atto di falso. Il Cispes fabbricò un finto documento del Dipartimento di Stato e della Difesa Usa, da cui appariva che questi due ministeri «consigliavano» alla Casa Bianca l’uso della bomba atomica in America Latina. Il falso documento fu pubblicato con clamore sul New York Times dalla giornalista Flora Lewis. Costei, il 9 marzo 1981, pubblicò un articolo di rettifica in cui spiegava che il documento era una contraffazione e chiedeva scusa ai lettori: ma la prima notizia era ormai stata ripresa da tutta la stampa europea.

L’Uscc è infine in stretta collaborazione con l’Ordine di Maryknoll. Questa con­gregazione missionaria, un tempo dedita all’evangelizzazione della Cina, è oggi apertamente alleata della politica marxista. Appartengono a questo ordine i due preti-ministri del governo sandinista nicaraguense, padre Miguel d’Escoto (ministro degli Esteri) e padre Ernesto Cardenal, ministro della Cultura, nonché fondatore della Iglesia Popular in Nicaragua, a cui aderiscono una cinquantina di sacerdoti che rifiutano obbedienza al cardinale di Managua Obando y Bravo.

La sede americana di Maryknoll a New York pubblica in varie lingue il libro Communism and The Bible, in cui si leggono frasi di questo genere: «Gesù era comunista, piaccia o no ai conservatori: Giuda teneva la cassa comune e ciascuno dei discepoli riceveva secondo i suoi bisogni». Oppure: «Un cristiano non può dichiararsi anticomunista».

L’Ordine non è, infine, senza collegamenti con l’olandese Interchurch Peace Council, che ha condotto in Europa un’attiva campagna contro la bomba al neutrone e, insieme al movimento Pax Christi, esercita una forte influenza sul Partito democristiano olandese. Due anni fa il ministero degli Interni dei Paesi Bassi ha svolto un’inchiesta sull’ Interchurch, per i contatti troppo stretti che questo organismo manteneva con Anatoly Popov, membro itinerante del Dipartimento In­ternazionale del Comitato Centrale del Pcus.

Così il cerchio si chiude. Tutto in obbedienza alla direttiva che Cicerin, commissario del popolo agli Affari Esteri sotto Stalin, emanò nel ’48 ai propagandisti marxisti: «I sovietici devono organizzarsi per sfruttare la credulità e l’idealismo dei sordi, che lavoreranno al loro proprio suicidio»

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