Cina: neonato morto giace come spazzatura in un canaletto di scolo

 Cina - neonatoarticolo pubblicato sulla rivista Marie Claire, edizione USA (giugno 2001).

La notizia e le foto del neonato morto e abbandonato su una strada in Cina stanno girando via mail in questo periodo; abbiamo voluto andare alla fonte (alcuni blog italiani parlano di questo appello dal 12/1/2006) dato che il testo dell’appello contiene vari errori e un sottofondo pericoloso di disinformazione.

La provincia cinese di Hunan, una mattina, ci consegna un’inimmaginabile scena di crudeltà e orrore. L’esile e contorto corpicino di una bambina morta giace nel canaletto di scolo di una trafficata strada principale.

E’ nuda, ricoperta solo di pezzi di garza. Autobus e biciclette passano rapidi vicino al cadavere schizzandolo di fango.Senza nome e indesiderata, è stata scaricata sul ciglio della strada in pieno inverno. Pochi fra gli abitanti, che le passano accanto di fretta, la degnano di una seconda occhiata.

Per loro è solo una delle migliaia di bambine abbandonate ogni anno: il risultato della spietata politica cinese del “Figlio Unico”. “Penso che sia appena morta”, dice una donna che è stata l’unica persona a tentare di salvarla, “l’ho toccata ed era ancora calda. Aveva del sangue che le usciva dal naso”.

In base alle rigide leggi cinesi della pianificazione familiare, alle coppie che abitano nelle aree urbane è permesso avere un solo figlio; nelle zone rurali, invece, le coppie possono avere un secondo figlio se il primogenito è una femmina.

Coloro che illegalmente hanno un figlio sono soggetti alla sterilizzazione, subiscono punizioni corporali che li rendono invalidi e altre pene severe. Per evitare queste, molti genitori prendono la decisione estrema di abbandonare la prole illegale. Nel caso in cui il figlio sia una femmina, considerata di minor valor rispetto ad un maschio, nelle aree contadine e conservatrici della Cina come Hunan, le probabilità di un tale straziante destino sono immensamente più alte.

Per le autorità cinesi le bambine abbandonate sono semplici rifiuti umani privi di valore. “Ho chiamato l’ambulanza, ma non è venuto nessuno” ha detto la donna che ha trovato l’ultima piccola vittima. (Per paura di ritorsioni ufficiali desidera rimanere anonima).

“La piccola giaceva proprio vicino all’ufficio statale per le tasse. Moltissimi impiegati le sono passati accanto“. Alla fine, un anziano l’ha raccolta, l’ha messa in una scatola e l’ha buttata in un cassonetto”. Quando la polizia è arrivata, non ha mostrato alcun interesse ad indagare sulla morte della bambina. Al contrario, ha arrestato la donna che aveva cercato di salvarla.

“Ho scattato alcune foto, perché la scena era veramente terribile. La polizia era più preoccupata per le mie foto che per la bambina”. I poliziotti hanno rilasciato la donna solo dopo che aveva consegnato loro la pellicola.

L’agghiacciante morte di questa e delle innumerevoli altre bambine, rivela l’indecente crudeltà che si cela dietro l’attuazione della politica cinese del “Figlio Unico”.  Il paese più popoloso al mondo, la Cina, con il suo miliardo e trecento milioni di abitanti, ha introdotto questa politica nel 1979, sotto l’ex leader Mao Tse-tung, in risposta al rapido aumento della natalità e al timore di non riuscire a sfamare la popolazione in enorme espansione. Oggi, i leaders cinesi affermano che questa politica è stata alquanto efficace perché ha evitato la nascita di 300 milioni di persone.

La maggior parte dei cinesi riconosce la necessità di mantenere basso il livello di natalità, ma i metodi del governo continuano a causare un’infelicità non dichiarata. “Quello che sta succedendo da quando è stata introdotta la politica del “Figlio Unico” è una catastrofe nazionale”, ha detto Wu Hongli, una persona che si occupa di assistenza alle donne sia Shangai che in diverse comunità agricole. “Moltissime famiglie hanno perso i figli e, di conseguenza, la loro vita è stata distrutta”.

Mentre la pratica dell’abbandono è la norma, ha detto Wu, alcuni genitori che hanno avuto dei figli “al di fuori del piano” sono così spaventati dall’idea di essere scoperti che arrivano perfino ad uccidere i loro figli. “Un padre ha gettato la figlia in un vecchio pozzo in modo che nessuno sarebbe mai venuto a conoscenza della sua esistenza”.

In ogni regione della Cina c’è una specifica “quota di nascite”, ovvero un numero stabilito di bambini a cui è permesso venire al mondo ogni anno. Gli uffici dell’amministrazione locale e le fabbriche di proprietà statale nominano delle incaricate perché monitorino il ciclo mestruale di ogni donna.

Prima di concepire un bambino le donne devono essere in possesso di un regolare “permesso di nascita”; a quelle che non l’hanno o che hanno già partorito viene controllato l’utilizzo degli anticoncezionali. Nonostante il preservativo e la pillola siano diffusi, la forma più comune di controllo delle nascite è costituita dalla spirale, un congegno metallico intrauterino. Negli ospedali statali questa viene inserita nell’utero della donna ed è individuabile tramite raggi X, in questo modo si assicura che non venga rimosso senza autorizzazione.

Ufficialmente lo Stato condanna l’uso della forza o della crudeltà per far osservare le “quote di nascita”. In pratica, però, i funzionari statali sono costretti a mantenere una bassa natalità per non essere disonorati e fatti retrocedere ad un ruolo inferiore, causando in questo modo il ricorso a pratiche brutali. Alcuni funzionari del popolo, “le squadre dell’aborto”, conducono raids notturni nelle case delle donne sospettate di essere illegalmente incinte, le arrestano e le detengono fino a che non si sottopongono all’aborto, anche se incinte di otto o nove mesi.

Gao Xio Duan, un ex funzionario addetto al controllo della popolazione che tre anni fa è fuggito negli stati Uniti ha denunciato i metodi usati per far terminare le gravidanze illegali. Definendosi un mostro”, ha raccontato alla Commissione del Congresso degli Stati Uniti di come avesse aiutato i dottori a iniettare dosi letali di formaldeide nei crani dei bambini nati da aborti forzati. “Ho visto le labbra del bimbo succhiare e i suoi arti stirarsi” ha detto riferendosi ad un caso specifico, “poi il dottore ha iniettato il veleno nella sua testa, il piccolo è morto ed è stato gettato nella spazzatura”.

Alcune donne incinte cercano di scampare all’arresto nascondendosi. Spesso, tornano solo dopo aver dato alla luce i loro bimbi e trovano le case rase al suolo e i membri della famiglia picchiati o perseguitati. In un caso estremo, l’anno scorso, un uomo, in Changsha, una provincia di Hunan, è morto dopo esser stato torturato per essersi rifiutato di rivelare dove si trovasse la moglie incinta.

Se ad una coppia nasce un figlio illegale, questa si trova a dover pagare sanzioni penali che possono raggiungere i 10,000 yen ($1500) – sette volte il reddito medio annuale di un contadino – la sterilizzazione obbligatoria e la confisca forzata delle proprietà. Ai bambini nati in questo modo viene negata la possibilità di accedere agli studi, all’assistenza medica e ad altri benefici sociali.

Molti contadini credono che solo i figli maschi possano assicurare la discendenza familiare. “Pensano di disonorare immensamente i loro antenati se non generano un erede maschio”, ha detto Wu Hongli. Inoltre, di solito le figlie femmine, una volta sposate, vanno a vivere con la famiglia del marito diventando, pertanto, un investimento a perdere.

“Anche se la politica del “Figlio Unico” permette a molte delle coppie che vivono in ambienti rurali di avere un secondo figlio qualora il primo sia una femmina, ciò significa la rovina se anche la seconda è una bambina”, ha detto Wu. Queste bambine non volute sono spesso soprannominate “vermi/larve nel riso”. Nel nordest della Cina, un signore è rimasto così sconvolto dalla nascita della seconda figlia che ha soffocato lei e la primogenita. “Non avere un figlio maschio è un peccato mortale. Proverò ad averne uno appena esco di prigione”, ha dichiarato alla polizia.

Anche nelle moderne città della Cina il tradizionale desiderio di avere dei figli maschi è tutt’altro che scomparso. Questo, associato alla politica del “Figlio Unico”, sta avendo delle conseguenze sociali devastanti in campagna. Si stima che su scala nazionale 17 milioni di bambine risultino “scomparse”. Infanticidio e abbandono aiutano a spiegare questo fenomeno.

Alcune bambine sopravvivono e finiscono in deprimenti orfanotrofi statali – quando sono fortunate! Un altro fattore è rappresentato dall’aborto che viene deciso una volta conosciuto il sesso del nascituro. Ufficialmente si tratta di una pratica fuorilegge, ma è ancora possibile ricorrervi utilizzando gli ultrasuoni e pagando una tangente. Secondo stime ufficiali il 97.5 % degli aborti in Cina riguarda feti di bambine. Un’altra causa è data dalla mancata registrazione delle nascite; si ritiene che molti genitori nascondano le figlie femmine o le vendano a coppie senza figli, rendendole, in questo modo, “invisibili” alle autorità.

Ne deriva uno squilibrio cronico fra la popolazione maschile e quella femminile. Milioni di uomini che abitano nelle zone rurali non riescono a trovare moglie. Accade anche che le giovani donne, che lasciano i loro villaggi per cercare lavoro, vengano ingannate e drogate da trafficanti che poi le vendono a uomini più anziani di altre province dove si parla addirittura un altro dialetto. Questo squilibrio va peggiorando. Una decina di anni fa in alcune zone di campagna, il rapporto fra nati maschi e femmine era di due a uno. Oggi, questo stesso rapporto è di sei a uno.

Nonostante ciò il governo cinese rimane legato alla politica del “Figlio Unico”. Wu Hongli dispera della situazione. “Il problema della popolazione è grave”, ha affermato, “ma è altrettanto grave il problema dei diritti umani. Le autorità non promuovono alcun tentativo di attuare una pianificazione famiglia più umana”. Denuncia inoltre l’apatia generale riguardo al tentativo di educare la popolazione al valore equivalente fra maschi e femmine.

“I programmi educativi hanno riscosso un gran successo nelle aree rurali, ma c’è ancora molto da fare. Troppe tragedie vengono ignorate ogni giorno e questo mi provoca un forte desiderio di piangere”. Con lo sguardo rivolto alla piccola la cui breve vita ha trovato fine sul ciglio di una strada solo qualche settimana fa, è impossibile non provare la stessa sensazione.

(Traduzione a cura di Castagnoli Silvia – castagnoli@donboscoland.it)

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