I nemici della scienza

aula_scuolaLaboratorio 99, maggio 2008

«Afferrare a caso una matita non serve a nulla per imparare a scrivere», questa è la condizione dei nostri ragazzi che frequentano le scuole: tutto viene lasciato alla spontaneità, regna l’anarchia. E chi ne fa le spese? Coloro che non hanno alle spalle una famiglia con adeguati strumenti culturali per aiutarli e correggerli.

di Andrea Bartelloni

Giorgio Israel, professore ordinario di Matematiche complementari a «La Sapienza» di Roma, autore di numerosissime pubblicazioni scientifiche  e di una ventina di libri, torna a fare l’apologia delle aste. Pagine e pagine di noiosissime aste che riempivano i quaderni di prima elementare e portavano “democraticamente” tutti i ragazzi a scrivere bene, non solo quelli che venivano da famiglie più fortunate. Così «in nome della democrazia e di una scuola non repressiva, (…) abbiamo finalmente realizzato la “scuola di classe”, quella contro cui sono state scatenate epiche “lotte”, dal mitico ’68 in poi».

La crisi della cultura in generale e di quella scientifica in particolare sono figlie di questa mentalità e l’ultima fatica di Israel, Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni su un disastro educativo e culturale e documenti di malascienza (Lindau, 2008), ne offre uno spaccato a trecentosessanta gradi.

Prima di addentrarsi nel merito della questione, dopo aver toccato il disastro educativo a livello degli insegnamenti della storia come della geografia, stigmatizzando l’impostazione ideologica alla base dei nuovi programmi, merita segnalare come si conclude il volume: una preziosa «antologia di cattiva cultura scientifica» presa da quotidiani, riviste e libri che fanno, purtroppo, “cultura”e che testimonia quanto il disastro educativo sia entrato in profondità.

Disastro che ha investito l’intero panorama scolastico fino all’università, anzi, proprio qui ha manifestato la sua intensità.

Pensare poi che proprio il primo governo di centrodestra che abbia avuto il nostro paese si è reso responsabile di una delle modifiche più nefaste per la scuola superiore: l’abolizione degli esami di riparazione (Ministro D’Onofrio, 1994) che ha lasciato gli insegnanti inermi di fronte agli studenti, privi di quel deterrente costituito dalla minaccia di un’estate rovinata. Recenti provvedimenti sembra cerchino di riparare questo danno imponendo di saldare i debiti entro l’anno, ma ancora si attendono decisioni definitive.

Tornando all’università: «il grimaldello che ha iniziato a scassare il sistema universitario e  a portarlo sulla stessa china della scuola secondaria, è l’introduzione delle lauree brevi triennali (…), il cosiddetto sistema del “3+2”». Lauree inutili che quasi sempre obbligano a proseguire con la laurea specialistica e che non hanno incontrato consensi nel corpo docente, nonostante che «ministri, sindacati confederali e professionisti dell’educazione e della pedagogia» si affannino a dire il contrario.

La scuola come impresa. Altro mito, altro bluff. I lavori scientifici, le lezioni come prodotti che si trovano sugli scaffali di un supermercato e i docenti commessi che guidano lo studente alla ricerca del prodotto utile per fare la sua “spesa” con alle spalle una famiglia che protesta se la marmellata è scaduta o scadente.

Ma la scuola – insiste il prof. Israel – deve fornire conoscenza ed educazione che è molto più che istruzione e «lo studente non ha soltanto dei diritti ma, in primo luogo, dei doveri»; questa scuola dei diritti è figlia di quel Sessantotto che da noi dura da più di 40 anni e sembra non finire mai; Sessantotto che ha messo in crisi la capacità degli adulti di educare i propri figli, ha fatto scomparire i maestri e i luoghi deputati all’educazione: «la famiglia, la scuola, la Chiesa», come si legge nell’appello di alcuni studiosi, tra cui lo stesso Israel, Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio.

Veniamo adesso alle materie scientifiche. Israel attacca duramente le idee che Benedetto Croce aveva a proposito delle scienze naturali e della matematica, ritenute degne di sopravvivenza in quanto «rivolte ad uno scopo meramente pratico e disgiunte dal compito superiore della filosofia: “Devastazione, mutilazione, flagello”, la matematica, ma in fondo “affatto innocua in quanto non afferma nulla circa la realtà”» mentre le scienze naturali «alla fin fine “rendono servigi non surrogabili”» (pag. 134).

Su questa impostazione crociata si è inserita «la cultura marxista dominante in Italia nel dopoguerra, e la cui egemonia è stata incontrastata fino a pochissimo tempo fa» (pag. 139). Cultura che faceva e fa della scienza qualcosa di puramente oggettivo, riflesso del  reale, pertanto vera. La storia della scienza veniva caricata del «compito di ordinare, interpretare e ricostruire la storia, andando al di là dei “fatti filologici bruti”, per fare nientemeno che “una storia della razionalità globalmente intesa”, per portare alla luce, ovviamente con il metodo del materialismo, il suo carattere di sviluppo univoco verso la verità» (pag. 148)

* * *  

Giorgio Israel Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni sul disastro educativo e culturale e documenti di malascienza  Lindau, 2008

ACQUISTA