Il Cardinale Siri e la musica sacra

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card. Giuseppe Siri

Osservatore Romano  domenica 23 luglio 2006

Anche in campo liturgico l’indelebile impronta pastorale dell’indimenticato arcivescovo di Genova

di Emidio Papinutti

Anche i cultori della musica sacra si associano alla Diocesi di Genova e alle numerose istituzioni civili ed ecclesiastiche che stanno celebrando il centenario della nascita del Cardinale Giuseppe Siri (20 maggio 1906). Questa stupenda figura di pastore ha lasciato un’impronta indelebile anche nel campo della musica sacra con la sua parola, col suo esempio e in particolare con l’organizzazione del XX Congresso nazionale di musica sacra, tenuto a Ge­nova dal 27 al 30 settembre 1973.

Allora il Cardinale aveva 67 anni: si vantava di essere «il più giovane dei vec­chi». Era stato il più giovane Vescovo a 38 anni, il più giovane Cardinale a 47 anni, il più giovane «papabile» a 52 an­ni: mai rinunciò ad essere giovane, nep­pure negli ultimi anni della sua vita. Per quanto si riferisce alla musica sa­cra aveva idee molto chiare.

Aveva soprattutto il carisma di convincere clero e fedeli della bontà di quelle idee. In una lettera pastorale si esprimeva in questi termini: «Noi siamo ben decisi a impedire in ogni modo che gli strumen­ti, il ritmo, il canto delle sale da ballo entrino in chiesa… Sappiamo bene che ci sono i cattivi esempi, ma esortiamo tutti a non seguirli, a non prenderli co­me metro per la propria indisciplina, a sfogo della propria stravaganza».

II Santo Padre Paolo VI, a mezzo del Card. Segretario di Stato Giovanni Villot, aveva inviato al Congresso nazionale di musica sacra una lettera per salutare i congressisti ed esprimere il suo com­piacimento ed incoraggiamento per l’im­pegno da essi posto nella difesa e pro­mozione della musica sacra in genere e del canto liturgico in specie.

Il Papa riaffermava alcuni principi: la musica sacra deve esprimere il mistero di Cristo, bisogna preservare i fedeli dal­la desacralizzazione; mentre si sta aprendo una nuova epoca per la musica sacra, bisogna conservare e valorizzare il canto gregoriano. II venerato documento del Santo Pa­dre è stato oggetto di studio da parte dei congressisti, insieme col discorso di prolusione del Cardinale Siri.

Il tema del Congresso era specifico: La musica nel­la pastorale diocesana. Il Cardinale, proponendo le direttive del Santo Padre, le ha doverosamente applicate al «conte­sto» della pastorale: diocesana. La chiesa del Gesù di Genova, la sera del 27 settembre 1973 per l’apertura del Congresso, era affollata di cultori di mu­sica giunti da ogni regione d’Italia.

Presenti le autorità cittadine, molti sacerdo­ti e tanti fedeli. Nel suo discorso di prolusione il Cardinale è stato preciso. «Il mio compito di proludere, non è quello di anticipare quanto il Congresso dirà, ma solo di mettere chiari i punti coi quali esso potrà condurre i suoi lavori».

Il primo «punto chiaro» è che la musica sacra, considerata su principi universali, si può qualificare diversamente da dio­cesi a diocesi. «Nessuna diocesi può agi­re fuori della Tradizione Cattolica, della obbedienza al Romano Pontefice, del Di­ritto Canonico, e, comunque, delle di­sposizioni ecclesiastiche di valore univer­sale e particolare. E tutto questo costituisce senza dubbio, un contesto comu­ne.

Così dovrebbe almeno essere. Ma ogni Diocesi ha un contesto legittimo, che non offende il suo essere «cattolico» e che è costituito da una tradizione sto­rica, da usi antichi o moderni onesta­mente recepiti, da l’indirizzo dei suoi seminari, dai governi episcopali che ha avuto, da sue particolari esigenze, dal ti­po stesso della sua popolazione, dalla mentalità propria che tutto questo fini­sce col formare».

I «chiari punti» posti dal Cardinale Si­ri all’inizio del Congresso di musica sa­cra, sono sempre di viva attualità. Passando alle applicazioni concrete, il Cardinale esponeva la necessità di rafforzare — o dove non fosse, creare — una chiara conoscenza del valore pastorale della musica sacra.

Pur ammetten­do che il «sacro» può accettare espres­sioni di qualche diversità secondo le di­verse culture, mai può essere spinto al punto di produrre effetti ben diversi dal­l’azione e sentimenti religiosi, istillando solo divertimento, movimento di danza, sensualità ed istinti bestiali. Bisogna inoltre convincersi che la mo­notonia non giova. Occorre ravvivare le composizioni, le esecuzioni di canto fi­gurato, di canto polifonico, di canto gregoriano. Tutto questo sarà difficilmente attuabile se non si ritorna all’uso dignitoso, largo, sostenuto dell’organo.

Per mantenere, o rifare, questa co­scienza basilare è necessario che in ogni diocesi ci sia un centro che insista, co­struisca, propaghi e vivifichi la musica sacra: l’Ufficio diocesano, la Scuola dio­cesana di musica, i Pueri Cantores, le Scholae Cantorum e altro. Il centro principale di animazione diocesana della musica sacra, però, dev’essere il Semi­nario. «Nel Seminario la musica sacra ha tutto il suo domani».

Tre intense giornate fitte di appunta­menti: incontri di studio, concerti, celebrazioni liturgiche. La conclusione del congresso si svolse nella cattedrale di San Lorenzo con una concelebrazipne eucaristica animata dalle voci di migliala di cantori convenuti da tutta Italia. Il Cardinale Siri espresse allora la sua sod­disfazione: «Sono pieno di immensa gioia per la gloria che voi oggi date al Signore in questa nostra cattedrale. A voi cantori, il nostro grazie».

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