Il Papa indice un Anno Santo della Misericordia

Francesco_papaLa nuova Bussola quotidiana,

14 marzo 2015

Massimo Introvigne

Il 13 marzo 2015 a sorpresa Papa Francesco ha annunciato un Giubileo, un Anno Santo straordinario consacrato alla misericordia che inizierà l’8 dicembre 2015 e finirà il 20 novembre 2016. In realtà, tutti i Giubilei hanno al centro la misericordia, da quelli antichi degli Ebrei che ogni cinquant’anni lasciavano riposare la terra, condonavano i debiti e liberavano gli schiavi a quelli moderni introdotti nel 1300 da Bonifacio VIII che collegano il pellegrinaggio alle basiliche romane all’indulgenza plenaria.

Nell’omelia della celebrazione penitenziale che ha aperto le «Ventiquattro ore per il Signore» Francesco è tornato sul tema prediletto della misericordia. «Dio – ha detto -non cessa mai di mostrare la ricchezza della sua misericordia nel corso dei secoli». Partendo dal brano evangelico della donna peccatrice che lava i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli, il Papa ha insistito sull’amore di Dio, che non nega la giustizia ma incontra la persona nella misericordia tramite l’amore.

«C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi». La peccatrice con i suoi gesti «parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima. E Gesù le dà questa certezza: accogliendola le dimostra l’amore di Dio per lei, proprio per lei! Dio le perdona molto, tutto, perché “ha molto amato”».  Per questa donna «non ci sarà nessun giudizio se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. Il protagonista di questo incontro è certamente l’amore, la misericordia, che va oltre la giustizia», pur senza negarla

Il fariseo dell’episodio «non riesce a trovare la strada dell’amore» perché «invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli permette neppure di comprendere chi è il suo ospite. Si è fermato alla superficie, non è stato capace di guardare al cuore». Vale anche per noi. «Il richiamo di Gesù spinge ognuno di noi a non fermarsi mai alla superficie delle cose, soprattutto quando siamo dinanzi a una persona. Siamo chiamati a guardare oltre, a puntare sul cuore per vedere di quanta generosità ognuno è capace». «Nessuno – ha ripetuto Francesco – può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, conclude il Papa, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono».

Il perdono segue naturalmente la consapevolezza del peccato: se non ci fosse il peccato, non ci sarebbe nulla da perdonare. E chi più o meno maliziosamente confonde la misericordia con una assurda negazione del peccato dimentica spesso che Francesco è il Papa della confessione, di cui parla spessissimo: e i Giubilei sono sempre grandi occasioni di rilancio della confessione. «Uscendo dal confessionale – ha detto ieri Francesco nell’omelia in cui ha annunciato l’Anno Santo – sentiremo la sua forza che ridona la vita e restituisce l’entusiasmo della fede. Dopo la confessione saremo rinati».

È anche significativo il collegamento che il Papa vuole stabilire fra Anno Santo e nuova evangelizzazione. «Affido – ha concluso – l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare ad ogni persona il Vangelo della misericordia». Incontrare e «dare consolazione ad ogni uomo e ogni donna del nostro tempo». È la nuova evangelizzazione. È il Vangelo della misericordia. Sarà il cuore dell’Anno Santo.

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Il Mattino, 15 marzo 2015

Anno Santo: le sorprese del Papa

Massimo Introvigne

Ancora una volta, Papa Francesco sorprende con un annuncio che nessuno aveva previsto, quello di un Giubileo, un Anno Santo consacrato alla misericordia che inizierà l’8 dicembre 2015 e finirà il 20 novembre 2016. In realtà, tutti i Giubilei hanno al centro la misericordia. Per gli Ebrei la legge di Mosé stabiliva che ogni cinquant’anni si concedesse il riposo alla terra, che per un anno non veniva coltivata, la liberazione agli schiavi, la remissione dei debiti.

Nel 1300 Papa Bonifacio VIII riprese l’antica usanza ebraica, istituendo un Giubileo in cui concedeva l’indulgenza plenaria a chi, a certe condizioni, avesse fatto visita alle basiliche romane, stabilendo che fosse celebrato ogni cento anni. Il successo fu tale che nel 1350 Clemente VII accorciò l’intervallo fra un Giubileo e il successivo a cinquant’anni e nel secolo successivo Nicolò V lo portò a venticinque.

Questi intervalli fra i Giubilei sono in vigore ancora oggi, anche se i Papi moderni hanno aggiunto dei Giubilei straordinari, come quello del 1983 voluto da san Giovanni Paolo II. L’ultimo Giubileo ordinario è stato presieduto dallo stesso Papa Wojtyla nel 2000, e dunque il prossimo si sarebbe dovuto tenere nel 2025. Ma Papa Francesco ne ha fissato uno straordinario nel 2015-2016.

Al centro del Giubileo stanno la remissione dei peccati e l’indulgenza, cioè – ancora una volta – la misericordia. Quest’ultima non è dunque in nessun modo una novità. E tuttavia con Papa Francesco assume un tono particolare. Con san Giovanni Paolo II, dopo la caduta del comunismo sovietico che il Papa polacco aveva tanto contribuito a determinare, la Chiesa ricordava che la storia non era finita, che la nuova minaccia del relativismo si diffondeva nell’Est post-comunista come nell’Occidente apparentemente vittorioso. La Chiesa proponeva come antidoto la proclamazione della sua legge.

Papa Francesco ha un punto di partenza diverso. Constata, quasi sociologicamente, che la grande maggioranza degli occidentali non frequenta le chiese. Questa lontananza dalla Chiesa non riguarda solo una classe sociale. È tutta una società, tutto un mondo che è naufragato, già in quei preamboli antropologici della fede richiamati spesso dal Papa e costituiti dalla buona educazione: «permesso, grazie, scusa».

Di fronte a questo dramma, il primo annuncio ai lontani non può che usare il linguaggio della misericordia, fatto di gesti e di atteggiamenti prima ancora che di parole. Il Papa invita a partire dalle piccole cose, dalla prima evidenza secondo cui è meglio essere buoni che cattivi, richiama spesso santa Teresina di Lisieux, e ha in comune con i suoi due predecessori il riferimento a santa Faustina Kowalska, la santa polacca della Divina Misericordia. Il primo annuncio è quello della misericordia, che ci rende capaci di essere buoni.

Certo, poi vengono tante altre cose – se l’annuncio attecchisce poi deve partire la catechesi, e Francesco lo ribadisce spesso. Ma il primo annuncio è quello, semplicissimo e nello stesso tempo oggi difficile, della misericordia. Che «funzioni» è mostrato – con tutti i loro limiti – dalle testimonianze e dalle indagini sociologiche su un «effetto Francesco» – ho coniato io questo termine nel 2013 – che permane in una parte importante delle parrocchie e comunità, riportando nelle chiese gente che da anni non ci andava.

Questi fiumi di misericordia per Papa Francesco non sono mai privi di direzione. Sfociano in quel sacramento dimenticato e di cui il Papa parla continuamente: la confessione. Vi è qui in realtà una continuità con i predecessori. Se uno si confessa dichiara a se stesso e al mondo che non è relativista, che il bene e il male non sono uguali, che il bene si fa e del male si chiede perdono in confessionale.

Il richiamo del Pontefice alla confessione è spesso commovente: «E io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti. Pensa che qualcuno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come ha fatto Zaccheo, sali sull’albero della voglia di essere perdonato; io ti assicuro che non sarai deluso». Francesco sa che solo una piccola percentuale dei cattolici oggi nel mondo si confessa. L’Anno Santo sarà il grande anno del rilancio della confessione.

È questo che molti critici conservatori di Papa Francesco talora non capiscono. Teologicamente e spiritualmente la misericordia è il cuore del messaggio cristiano. Sociologicamente, è l’unico punto di partenza possibile per dialogare con chi è lontano dalla Chiesa e magari la guarda con pregiudizio. La misericordia non nega la dottrina, ma apre la porta perché sia comprensibile e compresa. La giusta insistenza sul «secondo tempo», sulla catechesi dottrinale e sulla verità, non può diventare scusa per evitare il «primo tempo», il chinarsi sulle ferite delle persone che incontriamo con il buon annuncio della misericordia. È questo il messaggio dell’Anno Santo.

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