Se anche la Chiesa “sconsiglia” di farsi cristiani…

islamLibero del 30 giugno 2006

Forse c’è qualcosa che non va… Ecco cosa.

di Antonio Socci

Ma la Chiesa Cattolica ha forse cambiato natura e missione? No, ma me lo sono chiesto leggendo, sul mensile paolino “Jesus”, una intervista a monsignor Walter Ruspi, direttore dell’ufficio catechistico della Cei. La domanda diceva così: “Sul delicato tema delle conversioni dall’islam ci sono indicazioni particolari?”.

Risposta: “Non è un fenomeno uniforme. In Italia non esistono dati certi, ma noi stimiamo in circa il 2-3 per cento gli adulti che chiedono il battesimo. Ci siamo dati linee di comportamento precise: se la persona, immigrata, pensa che la sua presenza nelle nostre realtà sarà provvisoria, gli consigliamo di soprassedere perché abbracciare la fede cristiana sarebbe pericoloso una volta rientrato in un Paese islamico”.

Dunque “gli consigliamo di soprassedere” dal convertirsi e dal chiedere il battesimo. E’ addirittura l’indicazione ufficiale a nome della Cei. Sono andato a rileggermi il Vangelo di Matteo, la pagina dove Gesù indica la missione della sua Chiesa per tutti i secoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo… Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Gesù non consiglia di soprassedere dal diventare cristiani se è “pericoloso”. Promettendo “il centuplo” e la vita eterna a chi lo segue prevede anche persecuzioni: “beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. E poi: “chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà”.

Come si spiega la scelta dell’ufficio Cei? Non sembra corrispondere al continuo invito all’evangelizzazione fatto dal cardinal Ruini, né alla persistente apologia del martirio che Benedetto XVI ha fatto in tutto questo anno di pontificato: anche ieri, festa dei santi Pietro e Paolo, ha sottolineato che “il loro martirio viene considerato come il vero e proprio atto di nascita della Chiesa di Roma” e ha aggiunto che “il Signore attraverso la Croce vince sempre”.

Del resto il cuore del Concilio Vaticano II è stata proprio l’universale chiamata alla santità e la “Lumen Gentium”, ricordando le parole di Gesù (“nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i propri amici”), ha proclamato il martirio come la grazia suprema: “fin dai primi tempi alcuni cristiani sono stati chiamati e altri lo saranno sempre a rendere questa massima testimonianza d’amore davanti agli uomini e specialmente davanti ai persecutori.

Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa”.

Naturalmente non penso affatto che i vertici ecclesiastici che hanno scelto quelle “linee di comportamento” esposte da don Ruspi vogliano venir meno al mandato di Cristo. Sicuramente hanno una lodevole preoccupazione per l’incolumità di chi si converte che va incontro all’accusa di “apostasia” e quindi perfino alla morte nei paesi islamici.

Ma, in questi duemila anni, se la Chiesa avesse “consigliato di soprassedere” a tutti coloro che chiedevano il battesimo in terre pagane, certamente la fede cristiana si sarebbe estinta. Lo stesso Gesù Cristo – se prima di venire sulla terra avesse consultato l’ufficio catechistico della Cei si sarebbe sentito dire che non era cosa: gli avrebbero “consigliato di soprassedere” perché era troppo “pericoloso” per lui.

Se poi fosse egualmente venuto a morire per noi gli avrebbero “consigliato di soprassedere” dal farsi discepoli perché era pericoloso per loro: infatti – a parte Giuda – i suoi apostoli morirono tutti martiri. Inoltre la Chiesa non si sarebbe diffusa mai in Palestina grazie ai primi martiri (a cominciare da Stefano), né poi nell’Impero romano, dove i cristiani furono “illegali” e perseguitati per trecento anni e dove venivano periodicamente massacrati (a cominciare da Pietro e Paolo di cui ieri si celebrava la festa).

Perfino ragazzi e ragazze cristiane venivano dati ai leoni o crocifissi e prima sottoposti a crudeli torture. Tertulliano scrisse che “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”, tanto era impressionante il coraggio di questi giovani nell’affrontare inermi la morte per amore di Gesù.

E certamente, se avesse ascoltato l’ufficio catechistico della Cei, nel corso dei secoli la Chiesa non avrebbe mai mandato i grandi missionari che hanno evangelizzato il mondo, da san Bonifacio a Cirillo e Metodio, da san Patrizio ad Agostino, uomini meravigliosi e intrepidi come san Francesco Saverio che ha annunciato Cristo fino all’India e alla Cina. Nessuno di loro sarebbe andato a rischiare la vita per annunciare Cristo esponendo così chi si battezzava alle persecuzioni e al martirio da parte dei potenti. Tutta la storia cristiana è una storia di martirio. Fino al Novecento che ha visto il grande macello dei cristiani sotto tutti i più diversi regimi.

Proprio in questi giorni è stato presentato l’annuale “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo” redatto dall’Aiuto alla Chiesa che soffre. Anche quest’anno è un tragico bollettino di violenza: i cristiani sono il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Sono odiati e combattuti dappertutto. Non fanno violenza a nessuno, ma ne subiscono da tutti. I mass media (pure quelli cattolici) non raccontano quanto odio si scateni contro di loro, specialmente nei Paesi islamici e nei regimi comunisti.

A voler essere conseguenti con le “linee” dell’ufficio della Cei si dovrebbe consigliare loro di non battezzare i propri figli. Pochi giorni fa parlavo con un sacerdote cattolico egiziano che studia a Roma. Mi raccontava di una sua giovane cugina: essendo cristiana alcuni estremisti islamici l’hanno rapita, violentata, convertita a forza e data in moglie a un musulmano. A suo padre la stessa polizia ha intimato di smettere di cercarla “se ci tiene alle altre due figlie”. Purtroppo è una pratica molto diffusa là contro i cristiani. Dovremmo consigliare loro di farsi islamici?

In realtà accade il contrario. Clandestinamente sono migliaia a convertirsi per l’attrazione irresistibile che Gesù esercita su tutti. Lo testimonia il libro di Eid e Paolucci, “I cristiani venuti dall’Islam”. Lo ha raccontato una splendida inchiesta di Magdi Allam sul “Corriere della sera” dove si dice che i musulmani immigrati che si convertono sono molti di più di quelli calcolati da don Ruspi e soprattutto che spesso non ricevono aiuto dalle vendette a cui si trovano esposti. Interrogai su questo il cardinale Ratzinger, era l’ottobre 2004, e lui accoratamente mi disse: “non dobbiamo lasciarli soli”.

Ma perché si convertono? Giovanni Sardelli, autore di una splendida tesi su questo argomento, mi passa la testimonianza di Mahru Khanum, iraniana il cui padre si è fatto cristiano 18 anni fa: “Era troppo per me, non avevo mai visto un atteggiamento nobile come il suo. Mio padre è povero, io sono ricca e ho tutto ciò che desidero, ma non ho la pazienza e lo spirito di perdono di mio padre. Non sono felice e voglio ciò che ha lui. Così sono venuta a chiedervi di condurmi a Cristo, di mettere la mia mano nella Sua, affinché io diventi come mio padre”.

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