Charles de Foucauld

“cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”

[Didaché IV, 2; CN ed., Roma 1978, pag. 32].

Charles de Foucauld

di Rino Cammilleri

Eccolo qua, di freschissima beatificazione (il mese scorso: abbiamo visto tutti in tivù i tuareg intervenuti in Vaticano per l’occasione). Nato a Strasburgo nel 1858 (l’anno di Lourdes) e rimasto presto orfano, fu allevato dal nonno, il quale, dopo l’annessione tedesca dell’Alsazia, si trasferì a Nancy. Charles frequentò l’accademia militare e ne uscì sottotenente di cavalleria. E, dato il clima della Terza Repubblica francese, completamente ateo. Lo mandarono a combattere in Algeria ma si segnalò presto per scandali e disordini vari.

Nel 1882, praticamente costretto a dimettersi, mise la sua esperienza africana al servizio della Società Geografica patria: un’ardita esplorazione del Marocco gli valse la massima onorificenza da parte di quest’ultima. Nel 1886 entrò in crisi e si convertì clamorosamente. Due anni dopo pellegrinò in Terrasanta e ci rimase. Fu prima trappista in Siria e poi factotum delle clarisse di Nazareth.

Nel 1901, tornato in Francia, venne ordinato sacerdote. Studiò l’arabo e il berbero, poi si trasferì nel Sahara, a Beni-Abbès, nel Marocco meridionale. Nel 1905 si portò a Tamanrasset, in Algeria, nella regione dell’Hoggar abitata dai tuareg. Compilò un dizionario francese-tuareg e visse praticamente in eremitaggio (gli autoctoni lo chiamavano “marabut”, che starebbe per “santone” o qualcosa del genere). Morì nel 1916, per un fucilata durante una scorreria di predoni. A lui si sono ispirate ben dieci congregazioni religiose e otto associazioni di vita spirituale. Spiccano i Piccoli Fratelli di Gesù, impegnati nell’evangelizzazione del Sahara.

Il Giornale 1 dicembre 2005

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