"…e liberaci dal Maligno"

padre Amorthhttp://www.ragionpolitica.it/testo.1974.html – 5 marzo 2004

«Il più grande successo di Satana è riuscire a far credere che non esiste»: parola di don Gabriele Amorth, uno degli esorcisti più famosi e, a quanto pare, di successo. A Satana, recentemente, ha dedicato una puntata la trasmissione di Rai3 “Enigma”, andata in onda lo scorso venerdì. In campo, le posizioni di don Corrado Balducci (insigne demonologo), Marco Tosatti (vaticanista de “La Stampa”), Cecilia Gatto Trocchi (antropologa) e infine del filosofo Sergio Moravia.

di Gianteo Bordero

Leone XIII e Pio XII

Il primo filmato trasmesso ci mostra le immagini di Leone XIII, Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, quattro Papi che hanno ribadito, in maniera significativa, la tradizionale dottrina cattolica sul “principe delle tenebre”. Vediamo le sequenze d’epoca di Leone XIII, il Pontefice che compose, sul finire del XIX secolo, un “esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli”. Il Papa della “Rerum Novarum” chiedeva a tutti i sacerdoti e a tutti i cristiani di recitare assiduamente la preghiera a san Michele Arcangelo affinché intercedesse presso il Padre, chiedendo di «tenere schiacciato Satana sotto i nostri piedi…e incatenato ricacciarlo negli abissi». Leone XIII intendeva così difendere i cristiani e la stessa Europa dal pericolo di ideologie e filosofie in cui si scorgeva l’impronta del Maligno. Quelle ideologie e filosofie che sarebbero poi state all’origine delle tragedie che hanno insanguinato il ‘900.

Ed è proprio negli anni dell’apparente trionfo del nazismo e del comunismo che leva forte la sua voce Pio XII, che individua nel nazismo e nella figura del suo capo, Adolf Hitler, il segno dell’azione pervasiva di Satana, al punto di tentare di esorcizzare il Fuhrer “a distanza”, attraverso lo strumento dei radiomessaggi.

Il Concilio Vaticano II e Paolo VI

Tra Pio XII e Paolo VI passano cinque anni, ma sono gli anni in cui la Chiesa vive la vicenda del Concilio Vaticano II. La guerra era finita, il pontificato di Giovanni XXIII sembrava aver aperto spiragli di una pacificazione a livello mondiale tra le superpotenze (si pensi alla vicenda dei missili su Cuba). Roncalli aveva scritto la “Pacem in terris”, l’enciclica che pareva voler suggellare dottrinalmente la politica del disgelo e della pace. Anche i documenti del Vaticano II andranno in tale direzione, nella linea di una “riconciliazione” con quella modernità che pure aveva prodotto nazismo e comunismo, i totalitarismi nei quali i predecessori del “Papa buono” avevano visto netta l’opera del Maligno.

E così ci vorrà quasi un decennio perché la dottrina tradizionale sul Demonio torni, seppur inaspettatamente, nell’insegnamento ordinario dei Pontefici. E’ infatti nel novembre del 1972 che Paolo VI dedica specificamente al tema del Maligno un’udienza generale, dopo aver già fatto scalpore, alcuni mesi prima, dichiarando che «da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio…Nella Chiesa regna questo stato d’incertezza; si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio». Finiva così l’ottimismo degli anni di Giovanni XXIII e del Vaticano II, e lo stesso Paolo VI sembrava, con questa dichiarazione, ripensare criticamente quello che allora veniva chiamato lo “spirito del Concilio”, cui egli aveva dedicato il suo primo discorso da Papa, nel 1963.

Nell’udienza del 15 novembre 1972, dunque, Montini individua nella “difesa da quel male, che chiamiamo Demonio” uno dei maggiori bisogni della Chiesa d’allora e di sempre. Il Pontefice parla poi di «un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore». E prosegue: «Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; oppure chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio».

La dottrina cattolica tradizionale, infatti, aveva negato con vigore, nella lotta contro il Manicheismo, che il Male fosse un principio ontologico eterno, ingenerato e imperituro al pari del principio del Bene, di Dio. Lucifero, l’angelo ribelle, è egli stesso creatura, non è cioè in sé sussistente al di fuori della creazione operata da Dio. Il potere di Satana, dunque, seppur reale non è un potere illimitato. Non tocca, cioè, la radice dell’esistenza: questa continua ad essere fondata nel Bene di cui parla il libro della Genesi, quando Dio, creando il cielo e la terra e l’uomo, vide che “era cosa buona”.

Ma – prosegue Paolo VI – se è un errore porre il Male come principio assoluto, allo stesso modo sono infondate quelle teorie che fanno di Satana «una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni». Tale posizione, ad esempio, ha ribadito il filosofo Sergio Moravia durante “Enigma” dello scorso venerdì: il Demonio come frutto dell’immaginazione umana, sempre alla ricerca di una spiegazione del fenomeno del male; il Demonio come rappresentazione simbolica delle angosce e dei turbamenti che l’uomo porta dentro di sé.

Invece “il principe delle tenebre” esiste realmente, è creatura viva e spirituale al pari delle altre creature angeliche. Il libro di Enoch – seppur non riconosciuto nel Canone biblico – racconta della rivolta degli angeli che hanno seguito Lucifero nella sua ribellione a Dio. Anche nel Vangelo, quando Gesù guarisce gli indemoniati, spesso i demòni si definiscono come una “legione”. Se dunque Satana realmente esiste, altrettanto realmente opera, e possiamo individuare (ancora parole di Paolo VI) «la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente…dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle…dove la disperazione si afferma come l’ultima parola».

Il Maligno dimenticato

Alle parole di Montini, che si augurava che la dottrina sul Maligno tornasse ad essere studiata e approfondita con dovizia, non sembrano però essere poi seguiti i fatti. Lo sostiene con vigore il già citato padre Gabriele Amorth. Le sue affermazioni di esperto e di addetto ai lavori (non sono le affermazioni di un anti-moderno di maniera) devono quanto meno far riflettere chi si ostina, anche dentro la Chiesa, a ritenere quello sul Demonio un discorso demodé, da medioevo o giù di lì. Tra l’altro, anche Corrado Balducci, a “Enigma”, raccontava di certe sue conferenze con preti e vescovi quantomeno scettici sull’attualità della dottrina tradizionale su Satana e sul suo potere sull’uomo.

Amorth sostiene che il nuovo “Rituale degli esorcismi” (emanato nel 2001) «rischia di impedirci di operare contro il Demonio. Le affermazioni contenute nel nuovo Rituale sono gravissime e dannosissime, frutto di ignoranza e inesperienza. Le nostre osservazioni sono state copiose, articolo per articolo, ma l’accoglienza è stata pessima, efficacia nulla». Prosegue il sacerdote: «Ci volevano consegnare un’arma spuntata. Sono state cancellate le preghiere efficaci, preghiere che avevano dodici secoli di storia, e ne sono state create di nuove, inefficaci».

A quanto pare, è stato poi grazie ai cardinali Ratzinger e Medina (rispettivamente prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e della Congregazione per il Culto divino) che si è affiancata, al nuovo “Rituale”, una “Notificazione” in cui – spiega Amorth – «si afferma che gli esorcisti non sono obbligati ad usare questo rituale, ma se vogliono possono ancora utilizzare il vecchio facendone richiesta al vescovo. I vescovi devono chiedere l’autorizzazione alla Congregazione che però, come scrive Medina, la concede volentieri».

Questo episodio è solo uno tra i tanti che testimoniano di come una certa teologia abbia di fatto svuotato il linguaggio cattolico tradizionale e i cardini su cui esso si reggeva. La “svolta linguistica” seguita al secondo Concilio Vaticano ha finito, assumendo le categorie dell’umanesimo moderno, col rendere confusi e incerti i confini del bene e del male, “psicologizzando” quest’ultimo al punto da far evaporare la richiesta incessante di perdono a Dio attorno a cui, ad esempio, ruotava la Messa “romana” di san Pio V. Non è un caso – come si vede – che l’oblio su Satana abbia coinciso con gli anni della tanto discussa riforma liturgica post conciliare (operata dallo stesso Paolo VI).

Ritorno alla Tradizione?

Ma si danno anche segnali di un’inversione di tendenza. Per trent’anni, raccontano Balducci e Amorth, la figura dell’esorcista è stata considerata il retaggio di un passato ormai lontano della storia della Chiesa. Oggi invece accade, ad esempio, che a Genova il cardinale Tarcisio Bertone nomini un gruppo di esorcisti; e accade che, nella preghiera del “Padre Nostro”, venga suggerita la formula “liberaci dal Maligno” in luogo dell’attuale dicitura “liberaci dal male”.

Forse sotto tutto questo sta l’impulso di Giovanni Paolo II, uno che con Satana ha “avuto a che fare” in maniera talvolta clamorosa, come nel caso dell’attentato, dei segreti di Fatima, dei numerosi episodi di esorcismo da lui operati durante il suo Pontificato. Ma il lavoro da fare, dopo decenni di silenzio sul “Tentatore” e di teologi progressisti che addirittura chiedevano l’abolizione degli esorcisti, rimane tanto. Sia dal punto di vista teologico sia sul piano catechetico e pastorale.

Parlare cattolicamente del Demonio non vuol dire, come molti oggi sostengono (anche dentro la Chiesa), generare paure inutili e morbosi sensi di colpa; significa, piuttosto, aprire il cuore all’accoglienza di Colui che, attraverso il Suo sacrificio in croce, ha sconfitto il “principe delle tenebre” per rendere noi uomini veramente liberi. «La fede non rimane intatta, non è autenticamente cattolica – dice ancora Amorth – se non si crede nell’esistenza di Satana». E «chi non crede nel Demonio non crede nel Vangelo» (Giovanni Paolo II).

“Non prevalebunt”

Gesù Cristo ha promesso a san Pietro che “le porte degli inferi non prevarranno”. Ciò non deresponsabilizza l’uomo, ma lo impegna, nella lotta personale contro il Maligno, a porre la sua vita nelle mani e nella potenza del Redentore. «Non prevalebunt: nonostante le defezioni. E nonostante i tradimenti, che non devono meravigliare, la Chiesa continua nel suo cammino. E’ tenuta in piedi dallo Spirito Santo e quindi tutte le lotte di Satana possono avere solo risultati parziali. Certo – conclude Amorth – il Demonio può vincere delle battaglie, anche importanti. Ma mai la guerra». Parola di esorcista.

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