Una strategia per la lotta all’eterologa

fivetOsservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân

Newsletter n.573, 12 febbraio 2015

Proposta dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân alle associazioni pro-life e pro-famiglia

 www.vanthuanobservatory.org

L’Osservatorio Cardinale Van Thuan è già intervenuto sulla questione della fecondazione eterologa e dei nuovi scenari aperti dalla sentenza della Corte costituzionale che ne ha dichiarato incostituzionale il divieto. Con il presente comunicato si intende riprendere le osservazioni svolte in precedenza e fare un proposta complessiva che risponda alla domanda “che fare?” che molti oggi si pongono.

La prima cosa da cui partire è l’inaudita gravità della situazione aperta dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato non conforme alla Carta il divieto della fecondazione eterologa previsto dalla legge 40/2004. Secondo la sentenza della Corte, inoltre, non si sarebbe bisogno di una nuova legge in materia non dandosi il caso di vuoto normativo.

Gli effetti della sentenza suddetta sono dirompenti perché aprono le porte allo smontaggio e al rimontaggio a piacere di importanti dimensioni relazionali umane naturali. Non è solo l’apertura a un nuovo diritto, appunto alla fecondazione eterologa, ma del diritto al nuovo, ossia ad un nuovo mondo relazionale riplasmato secondo i molteplici e mutevoli desideri soggettivi. E’ un nuovo modo di vedere le relazioni basilari umane: non più come contenenti un senso che ci fa da guida per il nostro perfezionamento ma come costruibili in laboratorio. E’ legittimo e doveroso paventare un mutamento antropologico e l’invasione dell’umano da parte di nuovi poteri.

Finora la reazione a questa inquietante prospettiva è stata debole e in ordine sparso. Moltissimi, anche tra i cattolici, sembrano distratti oppure rassegnati oppure ossequienti. C’è stato qualche comunicato che ha tentato di suonare l’allarme, come quello già ricordato sopra del nostro Osservatorio, ma l’opposizione finora non si è minimamente organizzata. C’è da aspettarsi che tutta una parte del mondo cattolico, che sempre si è schierata contro la stessa esistenza di principi non negoziabili, anche in questa occasione troverà le motivazioni teologiche o di opportunità per non partecipare alla battaglia. Ma c’è anche un vasto popolo di fedeli che sarebbe pronto a mobilitarsi se gli fosse offerta una strategia, la cui mancanza si fa sentire sempre di più.

Ora, una strategia ha bisogno di individuare il nodo principale e decisivo del problema per fissare gli obiettivi ultimi da raggiungere. Questi obiettivi ultimi, una volta fissati, devono essere costantemente tenuti presenti in quanto indicano la strada anche per gli interventi intermedi o tattici. La domanda diventa allora la seguente: una strategia adeguata alla nuova situazione creatasi a proposito dell’eterologa cosa dovrebbe fissare come obiettivo ultimo?

Dal punto di vista della ragione e della fede cattolica la risposta è una sola: il divieto per legge di ogni fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa, in quanto contraria alla dignità della persona umana e al piano di Dio sull’uomo, ossia a quanto una volta si chiamava il diritto naturale e divino.

L’adesione ad interventi di cosiddetta “riduzione del danno” possono essere assecondati a determinate condizioni e, in ogni caso, mai mettendo in discussione o in ombra l’illiceità di fondo di una legge sbagliata.

A proposito delle legge 194/1978 che regola l’aborto in Italia, è purtroppo accaduto che si sia spento l’obiettivo ultimo di abolirla in quanto legge ingiusta e che ci si sia concentrati solo sulla riduzione del danno tramite una sua più puntuale applicazione. Un simile atteggiamento è sbagliato perché manca di strategia. Dismettere l’obiettivo di abolire la legge significa dimenticare che si tratta di una legge ingiusta e, quindi, accettarla. Per la legge 194 troppi hanno dimenticato che si tratta di una legge ingiusta e che l’obiettivo ultimo di abolirla è tuttora valido e obbligante. In parte ciò è già avvenuto anche per la legge 40 sulla fecondazione artificiale.

Si tratta ora di capire come può essere fissato in modo politicamente operativo l’obiettivo ultimo e strategico che abbiamo ora descritto. Un obiettivo strategico deve essere qualcosa di operativo. La strategia riguarda una battaglia – in questo caso politica e culturale – e una battaglia deve avere degli obiettivi operativi chiari.

L’obiettivo ultimo di vietare la fecondazione artificiale va tradotto nel seguente obiettivo pratico e politico: cambiare la Costituzione inserendovi il divieto espresso di attuare la fecondazione artificiale. A sostegno di questo passaggio ci sono quattro ordini di ragionamenti.

Innanzitutto, è stata proprio la sentenza della Consulta a collocare il problema su questo piano, il piano, appunto, costituzionale. La sentenza è moralmente inaccettabile e l’unico modo di dar corpo a questa inaccettabilità e di cambiare la Costituzione. Dopo quella sentenza, qualsiasi altro livello della questione è inadeguato.

In secondo luogo, dopo quella sentenza, qualsiasi intervento legislativo, sia del parlamento che del governo, sarà passibile di essere impugnato come incostituzionale. Quindi i giudici ordinari potranno o intervenire direttamente con loro sentenze giurisdizionali per smontare una futura normazione dell’eterologa o ricorrere alla Consulta per incostituzionalità. Tutti gli interventi di riduzione del danno avranno sulla testa questa spada di Damocle.

Alla fine ci sarà una accettazione culturale dell’eterologa sempre più diffusa e verrà perso di vista l’obiettivo ultimo. Questo è tenuto vivo solo se si traduce chiaramente nell’obiettivo di cambiare la Costituzione e impedire alla radice l’opera demolitrice dei giudici di cui abbiamo già avuto una lunga e dolorosa esperienza.

In terzo luogo, c’è un discorso di ordine generale e non solo italiano. Gli ultimi tre Rapporti sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo del nostro Osservatorio hanno documentato come in molte parti del mondo i testi costituzionali stanno diventando il vero campo di battaglia tra antropologie e teologie in competizione. Il popolo croato ha cambiato la Costituzione del proprio Paese per blindare il principio che il matrimonio deve intendersi tra un uomo e una donna. Altri Paesi seguiranno.

Viceversa, in Argentina, i partiti al governo che hanno introdotto leggi libertarie evidentemente anticostituzionali stanno pensando di cambiare la costituzione per blindare queste novità. Come si vede, le due parti in conflitto si fronteggiano sul terreno della Costituzione. Perché non anche da noi?

Infine, assistiamo ad una notevole pressione degli organismi internazionali affinché gli Stati approvino leggi a tutela dei “nuovi diritti”. L’opposizione a tali influenze è possibile solo con un testo costituzionale blindato su questi temi.

Questi quattro argomenti rendono ineludibile una battaglia sulla Costituzione. Naturalmente, nessuno si fa illusioni sul facile raggiungimento di un simile obiettivo. A renderlo plausibile non è la sua facile praticabilità, ma la sua necessità di fondo, assieme alla sua utilità per mobilitare concretamente le coscienze e le volontà. Se non c’è un obiettivo pratico nessuno si mobilità se non con comunicati o inefficaci prese di posizione.

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