Dopo il cattocomunismo ci toccano gli islamici di sinistra

Banlieu Il Foglio 12 novembre 2005

Non c’è religione più egualitaria e omologante, la conversione di alcuini sparsi anticapitalisti è più che un segno

Geminello Alvi

Il coprifuoco, lo stato d’eccezione, trattiene infine la rivolta dei giovani arabofranchi: ostacola i commerci illegali e consiglia una pausa ai malavitosi, che l’avevano fatta levitare. Gli incendi scemano, prima di quanto sarebbero scemati per stanchezza, dopo settimane.

Del resto rivoltosi e malavita già hanno esibito il loro potere. In quei quartieri la sovranità francese si esercita ormai appunto solo in stato d’eccezione. Alla République è riuscito l’assurdo di crearsi un’Algeria in casa, che accerchia la sua capitale. Certo il guaio non è lo stesso di quegli anni, e i giovani arabi non hanno ora un disegno di Stato proprio. Una criminalità che somiglia a quella dei telefilm americani,è ancora il solo coordinamento dei vari piromani.

Tuttavia è ovvio che il guaio può evolvere in peggio: s’è insediato a Parigi un pezzo d’Africa in potente rigoglio demografico, e stavolta non si può dargli l’indipendenza. Per ritrovare degli europei a tal punto impotenti, il solo confronto storico forse è quello cogli Anni Bui: quando gli arabi erano in caotico assalto di un’Europa stremata. Gli stessi secoli che permearono il nostro meridione d’arabismo.

Peraltro non è soltanto la demografia a darci la certezza che la questione araba in Europa è appena all’inizio dei suoi guai. V’è la crescita esplosiva, come nelle serie di Fibonacci, dei più vari insediamenti di nordafricani. Ma ci sarà prima o poi un certo islam a eccitare tutta questa vitalità in rivolta. Ovvio che accada. Eppure direi improbabile che sarà al Qaida la prima origine dei guai nei prossimi anni.

Non mi pare l’esito più verosimile. Quei giovani arabi o bantu sono gli stessi delle periferie d’America: permeati da voglie pagane: di giubbotti e scarpe da esibire. Vogliono la roba,e se non può essere loro preferiscono bruciarla: la piromania è sempre un’eccitazio­ne sorella della razzia. Perciò invece che ai Califfati giova forse pensare alle incursioni dei saraceni negli Anni Bui, all’istinto che nella razzia sente un atto di redistribuzione, d’inevitabile giustizia. E l’argomento dell’equità tradita è però anche il più usato dalle sinistre europee per attenuare gli ultimi eventi, sussumerli alle loro pratiche ideologiche.

Ed è questo il punto, a decidere di molti dei nostri prossimi guai, forse sarà.proprio il reagire dell’islam con certe idee di sinistra. Esse, orfane di Marx, dei paradisi ottocenteschi di cui veniva incaricata la classe emancipatrice ed operaia, hanno in effetti più di una affinità con l’islam. Non solo perché hanno da tempo messo le plebi del Terzo Mondo dentro la loro macchina della giustizia felicitante, al posto degli operai.

Ma perché di tutte le religioni l’islam è la più omologante ed egualitaria. Si comparino le altre. Ad esempio quella induista. E’ ovvio: la partizione in caste non è accordabile alle idee di sinistra. Pure il buddhismo, malgrado le debosciate euforie di massa per le sue forme del Grande Veicolo o zen, ci si adatta male. La dottrina buddhista, e le reincarnazioni coi debiti che implicano di vita in vita, sono l’antitesi dell’idea di giustizia sociale delle sinistre.

Un complicato nesso karmico, che non è limitabile alla società in cui vive, spiega il perché si è poveri o ricchi. E la compassione, o misericordia come si è dovrebbe chiamarla in occidente, prende il posto di ansie di giustizia, e lotta.

Altro il discorso per l’islam. Infatti la sua espansione non fu solamente affare di conversione per fede o razzia. La religione del Corano implicava con più forza di quella cattolica forme di eversione. E infatti a oriente sovvertì il sistema delle caste in India; a occidente fu sentita nel VII secolo come una sorta d’emancipazione delle popolazioni vessate dalla tassazione smodata di Bisanzio.

E la zakat, l’elemosina obbligatoria, e i sistemi di mutuo soccorso, anche adesso restano la maniera più efficace di aggregare le masse di umili. In Egitto come in Indonesia il successo dell’islam estremo e della sua rinascita si spiegano pure con una redistribuzione religiosa che funziona là meglio di ogni altra. Tra l’altro se la zakat, il dono ai poveri è purificazione, la riba, l’accrescimento della ricchezza che deriva dagli interessi è esecrata. “Maledetto sia chi riscuote interessi, chi li paga, chi trascrive il contratto e anche i suoi testimoni”, recita un hadith.

Non riuscirei ancora a prevedere le maniere nelle quali l’idee della sinistra potranno reagire e amalgamarsi all’islam. Anche se la conversione di alcuni sparsi anticapitalisti europei alla religione del Corano è già un potenziale canale. Ma certo è che l’islam può aggravare il guaio delle minoranze arabe in Francia o in Europa anche per questa via, troppo trascurata. Si bada solo al problema demografico.

E i più arditi si spingono poi a metterci in guardia dai terroristi. Mentre lo strumento più potente nel trionfo delle varie religioni è la conversione, forzata o meno. Quei ragazzini europei che si mettono la kefiyah sulle spalle quando avversano le banche sono già forse più islamici, di quando esecrano Israele. Insomma il tutto ridetto con medievale crudezza: le manie di così tanti europei ormai non più cristiani, e questi arabofranchi in piromane vitalità demografica potrebbero unirsi.

I cattolici di sinistra andranno allora fuori moda e toccherà agli islamici di sinistra. Di bene in meglio.

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