Firmino di Amiens

“cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”

[Didaché IV, 2; CN ed., Roma 1978, pag. 32]

Firmino

di Rino Cammilleri

I genitori, nobili, di questo santo erano pagani iberici di Pamplona. Divennero cristiani quando il vescovo di Tolosa, s. Saturnino, venne in città a predicare. Firmino fu sacerdote e, divenuto vescovo, si recò nella Gallia a scopo di evangelizzazione. Da quelli parti, infatti, erano in molti a professare ancora i vecchi culti.

Ma il governatore Valeriano lo fece arrestare e battere con le verghe. Poi lo sbatté fuori dalla sua giurisdizione. Firmino, allora, cambiò campo d’azione: si diresse verso Amiens e vi si stabilì. Qui, grazie alla sua predicazione, molti esponenti delle classi più elevate si fecero cristiani. Era inevitabile che finisse nuovamente arrestato. Ma ormai aveva dalla sua mezza città: i nobili da lui convertiti, infatti, mantenevano cospicue clientele.

Non si dimentichi che, generalmente, un patrizio che accettava il battesimo cambiava religione in qualità di capo della sua casa, la quale comprendeva famiglia servi e clienti. Tutti costoro, in base alla tradizione secondo la quale il pater familias era anche sacerdote domestico, seguivano il capo anche nel cambiamento di culto.

Era necessario, dunque, che Firmino abiurasse pubblicamente. Naturalmente quello se ne guardò bene, mettendo in seria difficoltà i magistrati Longulo e Sebastiano. Questi, dopo aver lungamente ponzato, deliberarono di far decapitare Firmino in carcere, onde mettere l’eventuale reazione popolare di fronte al fatto compiuto. Così, dunque, tu fatto. Correva l’anno 290.

Il santo è invocato a protezione dei bottai, dei mercanti di vino e dei panettieri, nonché contro lo scorbuto e l’erisipela.

il Giornale

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