Glucksmann: l’islamismo è il nuovo nichilismo

Glucksmann

André Glucksmann

Articolo pubblicato su Avvenire

del 17 settembre 2003

«Credere che basti non esserci in Iraq perché si affermi uno Stato di diritto è un grave errore. C’è una continuità tra Khomeini, Saddam e Bin Laden»

di Marina Corradi

André Glucksmann ha appena pubblicato un nuovo saggio, L’Ouest contre l’Ouest, da pochi giorni nelle librerie francesi. La tesi: l’Occidente, invece che dividersi in pro e contro Bush, amici e nemici degli Usa, farebbe meglio a guardar bene dov’è, il vero nemico. Che è dalle parti dell’Iraq, ma non soltanto lì. Il vero nemico è, dice il filosofo, una sorta di occulta alleanza fra registi di caos: Saddam e Bin Laden e altre guide di un terrorismo, che dell’Islam si serve in un disegno totalitarista e, al fondo, di pura distruzione. Come una riedizione delle ideologie che hanno segnato di tragedia il ventesimo secolo. Una voce molto autorevole, quella di Glucksmann, ma isolata tra gli intellettuali, e non solo francesi. Un pessimista potrebbe obiettare che i profeti sono spesso inascoltati. Intanto, l’Europa è distratta, e a stento si ricorda dell’11 settembre di due anni fa.

Professor Glucksmann, dopo l’attentato contro la sede dell’Onu a Bagdad, lei ha detto che è ormai evidente come il terrorismo islamico voglia soltanto distruggere, come voglia, letteralmente, il nulla, ponendosi come una nuova forma di nichilismo nella storia. E’ questo, ciò che lei rimprovera a molti europei, e soprattutto alla Francia, di non volere capire?

«Mi ha addolorato che una parte dell’Europa non abbia voluto prendere parte alla liberazione dell’Iraq oppresso da Saddam Hussein, e al tentativo di stabilire in quel paese almeno due cose fondamentali: uno Stato di diritto, e la democrazia, o almeno quanto più democrazia è possibile in questo momento. Ma dopo l’attentato contro l’Onu a Baghdad, e quello contro l’ambasciata di Giordania, e l’assassinio dell’ayatollah Hakim, c’è un’altra evidenza che salta agli occhi di un osservatore appena attento. Assistiamo all’allargarsi di un terrorismo islamista che sembra segnato da un marchio nichilista.

Ha scritto un editorialista sul quotidiano libanese Al safir commentando l’attentato di Baghdad: “Ciò che è successo ieri rivela una mentalità distruttiva. Espelliamo tutti i mediatori. Cacciamo qualsiasi organizzazione internazionale. Tagliamo l’elettricità e l’acqua. Chiudiamo le università e le scuole. Che si blocchi la vita civile… Una forma di nichilismo e di caos si nasconde dietro a slogan bugiardi”. E gli europei che pensano che questi terroristi rappresentino il loro popolo: ma come possono farlo, se sabotano l’acquedotto e fanno morire di disidratazione i loro stessi figli? Il credere poi, come molti europei fanno, che basti l’assenza, il non esserci, perché la democrazia in Iraq ritorni, è un errore molto grave».

Forse, banalmente, molti europei pensano che in fondo l’Iraq è lontano, e che la questione non li riguardi così da vicino…

«A questi europei risponderei che c’è una continuità fra Khomeini, Saddam e Bin Laden, una continuità inquietante. Tutti e tre erano o sono leader disposti a tutto, a ogni sacrificio di civili, e anche della propria gente, pur di arrivare a ciò che si sono dati come obiettivo. L’obiettivo di Khomeini era l’Arabia Saudita e quindi la conquista della Mecca; l’obiettivo di Saddam era il Kuwait, non per il petrolio che ha già, ma per porsi come uomo forte della regione; l’obiettivo di Bin Laden è di nuovo il dominio sull’Arabia Saudita. Tutti, alla fine, avevano o hanno in mente il controllo sulla Tomba del profeta, e quindi su oltre un miliardo di musulmani. Disposti a tutto per questo, in un disegno totalitario, paragonabile a quello del nazismo o del comunismo».

Lei ha dichiarato a “Le Figaro magazine” che «il terrorismo islamista rimpiazza la laica “lotta finale” del comunismo con un’apocalisse teologica, con effetti tuttavia analoghi sulla società: questo terrorismo è dunque un vettore del terrore».

«Preciso che “islamismo” non è l’islam, ma è una utilizzazione dell’islam fatta dagli ideatori di questi disegni. L’islamismo di cui parlo può essere definito come la declinazione attuale di uno spirito distruttore che la storia ha già più volte conosciuto. Si può distruggere in nome di Allah, come di una razza o di una classe sociale. Ciò che accomuna è l’idea di violenza redentrice, e il non fermarsi davanti a niente».

Lei, professore, è convinto del pericolo che denuncia tanto da gridarlo ad alta voce, quasi solo tra gli intellettuali, e non soltanto in Francia. Che effetto le fa, nella sua certezza, quest’Europa che distratta guarda altrove?

«Di gente che, in presenza di un grave pericolo, sceglie di dormire. Dicono: in fondo quello delle Twin Towers è stato un incidente, dovuto all’arroganza, all’imperialismo degli americani. Però è significativo come quell’area di Manhattan sia subito stata chiamata, e in tutto il mondo, Ground Zero, come l’area in cui fu sperimentata la bomba atomica. Ground Zero, piano zero, come se inconsciamente si avesse l’impressione di un azzeramento, un dover ricominciare da capo. Quanto agli europei, dicono “no alla guerra”, ma la guerra è là, non ha mai lasciato il nostro orizzonte. È, come scrisse Tucidide, una malattia cronica, e bisogna saperla fissare negli occhi».

Cosa succede a una civiltà che non vuole fissare negli occhi la guerra, nemmeno quando fosse veramente necessario?

«Allora – sorride con amarezza Glucksmann – è la guerra che guarda quella civiltà, e medita di farla esplodere nel bel mezzo del suo sonno, a colpi di terrorismo e bombe umane».

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