La ferita dell’aborto sanguina anche nel cuore dei padri

Lui_e_aborto_coverVita Nuova 10 0ttobre 2014

Un’indagine al maschile in un saggio di Vanni

di Carmelo Grassadonio

“Lui è l’aborto – viaggio nel cuore maschile” è un libro di recente pubblicazione del bioeticista e insegnante Antonello Vanni. È un libro molto coraggioso che rompe un tabù culturale: quello del rapporto del maschio-padre con il fenomeno dell’aborto.

Normalmente l’aborto è collegato alla maternità e al dramma femminile di fronte alla vita nascente (magari non desiderata, imprevista), all’ambivalenza della donna di fronte alla gravidanza. Ma il padre non viene mai menzionato in tutte le trattazioni scientifiche o sociologiche, che, da vari punti di vista, affrontano l’argomento. Eppure — sembra banale dirlo — il padre c’è, è una presenza, è la terza figura, in ombra, dietro la diade madre-bambino.

Che relazione c’è tra paternità e aborto? Che relazione c’è tra il padre-compagno e la decisione della donna? Che relazione c’è tra il padre e il bambino non ancora nato? E ancora: l’aborto ha delle conseguenze nella psiche dell’uomo-padre? Esiste qualcosa di simile alla sindrome post-abortiva, ampiamente documentata dalla letteratura scientifica, che spesso colpisce le donne che hanno subito aborti volontari?

Il libro di Vanni tenta una risposta a queste domande. In questo infrange un tabù delle nostre società. Attraverso una accurata ricerca di dati, statistiche, interviste agli operatori dei CAV (centri di aiuto alla vita), letteratura specialistica in materia, Antonello Vanni ricostruisce e restituisce al lettore un affresco della posizione maschile di fronte all’aborto.

Il quadro che emerge è quello di una grande esclusione, quella del padre dalla vita del figlio. E di una conseguente enorme solitudine, quella della donna (quasi sempre indecisa) di fronte alla scelta da compiere. È certamente un’esclusione legislativa: la legge italiana non attribuisce nessun ruolo, nessun “diritto di parola” al padre. Ma è soprattutto un’esclusione culturale, quella che fa dire alla vulgata corrente (vetero-femminista) che l’aborto è “affare di donne”.

Quando si verifica una gravidanza indesiderata o inaspettata la presenza del maschio-padre viene subito “confinata”, messa all’angolo dal “sistema sociale” (assistenti sociali, ginecologi, operatori dei consultori, spesso i genitori di lei) che ruota attorno al dramma della donna. Tutti si premurano a dirle: “la decisione è solo tua”, ma è chiaro che il retro-pensiero è un altro. Il libro riporta delle commoventi testimonianze di uomini che avrebbero voluto diventare padri, ma hanno “subito” l’aborto delle loro compagne. Oppure uomini che hanno acconsentito alla scelta abortiva della donna o se ne sono completamente disinteressati, ma che, anche a distanza di anni, provano un vissuto di colpa tremendo.

Si scopre così l’esistenza del trauma post-abortivo maschile, indagato da una vasta letteratura scientifica (anche se in Italia non se ne sa niente), con manifestazioni come depressione, aggressività, ansia, disturbi sessuali e apatia, tutte riconducibili al vissuto di colpa procurato dall’aborto. Le statistiche più aggiornate parlano di 4 padri mancati su 10 colpiti da questa sindrome: una percentuale certamente inferiore a quella della sindrome post-abortiva femminile, ma comunque importante.

La psiche maschile, come del resto quella femminile, la natura umana in definitiva, si ribellano all’idea di sopprimere la vita nascente, anche se poi pressioni culturali e sociali, mascherate da “la libera decisione della donna”, spingono in tutt’altra direzione.

Nell’ultima parte del libro, dal titolo “Percorsi di guarigione”, c’è un’apertura alla speranza. Come spesso accade nella vita umana anche attraverso le esperienze di lutto e di morte, che l’aborto sempre procura, si generano percorsi di trasformazione e di maggiore responsabilità da parte di quegli uomini che hanno attraversato questo dramma.

È un dibattito che merita di essere ampliato. Interrogarsi sulla figura paterna, infatti, «significa chiamare in causa e valorizzare chi quel figlio lo ha concepito con la madre, auspicando da lui un gesto in favore della vita. Ma forse la cultura abortista che teme la forza sorprendente e vitale di ogni legame umano, ha messo in secondo piano l’uomo soprattutto per questo: perché il padre può, se devoto alla sua vocazione, salvare il suo bambino dalla morte e la sua donna dalla solitudine».

Antonello Vanni – “Lui e l’aborto – Viaggio nel cuore maschile” – San Paolo Edizioni – Cinisello Balsamo, 2013 – pp. 192 – euro 16,00

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