Ora Repubblica si accorge che gli ogm non fanno male

ogm_okIl Giornale, 5 ottobre 2014

di Franco Battaglia

Mi informano che Repubblica ha ospitato ieri un articolo della professoressa Elena Cattaneo: «Vietare gli Ogm è un grave danno». Orpo, mi son detto, qui si sta facendo la rivoluzione e nessuno m’ha informato. Repubblica, che per anni ha tediato i propri lettori raccontando la rava e la fava della pericolosità dell’agricoltura Ogm, affidando alla firma del povero Antonio Cianciullo le più improbabili affermazioni in tema di questioni ambientali (dico “povero” perché la competenza del giornalista sugli argomenti in parola mi ha sempre lasciato il sospetto che egli scrivesse sotto qualche costrizione), quella stessa Repubblica che per lustri ha cavalcato la religione gastronomica dello slow-food e le paturnie verdi, senza lasciarsene sfuggire nessuna, orbene essa da ieri ha lanciato un contrordine-compagni: vietare gli Ogm è dannoso.

Il tempo è galantuomo, ha ammonito chi mi ha informato dell’articolo della Cattaneo. Staremo a vedere: se il tempo è galantuomo, allora arriveranno due altre dozzine di contrordine-compagni.

La brava Cattaneo ha ragioni da vendere: l’agricoltura con Ogm è la più sicura che c’è e quella biologica è la più rischiosa che c’è. Il perché di entrambe le affermazioni è presto detto: i prodotti agricoli – tutti (con esclusione, forse, solo delle fragole di bosco) – sono prodotti geneticamente modificati. E lo sono stati o con vari incroci, o con la mutagenesi (indotta da agenti chimici, biologici o da radiazioni): entrambi questi metodi operano modificazioni incontrollate, inconsapevoli, e su centinaia di geni.

La pasta di grano duro è ottenuta con la farina da un chicco, a sua volta ottenuto da un altro per modificazione indotta da radiazioni. Come se avessero sparato con la mitragliatrice contro i suoi geni: il caso ha voluto che il chicco figlio è migliore del chicco padre. Le biotecnologie, invece, intervengono con un bisturi, solo su tre o quattro geni, e in modo consapevole e controllato. E produrre un vegetale resistente ad alcuni agenti che gli nuocciono, può significare migliorare la produzione o risparmiare fitofarmaci.

Nulla contro i fitofarmaci, sia chiaro: senza di essi il prodotto è pessimo e il raccolto può andare perduto. Non a caso i vegetali cosiddetti biologici che pretendono di non usare fitofarmaci sono di scadentissima qualità, come può rendersi conto chiunque vada al mercato. Ma c’è di peggio: senza protezione esterna, il vegetale può produrre da solo, per come può, le proprie difese naturali, che poi altro non sono che composti chimici velenosi, mortali sì solo per i parassiti, ma non proprio salutari per noi che del vegetale ci cibiamo.

Fossimo solo qualche anno fa, avremmo letto lenzuolate di interviste del Cianciullo a tale Vandana Shiva, misterioso personaggio che si vanta di avere un master in fisica e che, forte di questo, sdottora contro le biotecnologie vegetali. Pare che avrà lo stesso posizione di primo piano all’Expo 2015, l’Esposizione internazionale sul tema della nutrizione nel mondo.

Chissà se quelli dell’Expo sono consapevoli che avere un master in fisica significa essere un dottorato fallito: infatti la Shiva ha dovuto abbandonare la fisica e ripiegare sulla filosofia, il cui legame con la biologia vegetale ci è tanto oscuro non meno di quello con la fisica.

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