I costi sociali e morali dell’Obamacare

La nuova Bussola Quotidianaobamacare 07 febbraio 2014

Stefano Magni

L’Obamacare, la riforma sanitaria dell’amministrazione democratica, è salutata da quasi tutti i commentatori nostrani come un grande balzo avanti di civiltà per gli Stati Uniti, il maggior successo del presidente Barack Obama. Secondo la retorica progressista e i servizi dei nostri Tg, si dà la possibilità ai poveri di avere una copertura sanitaria, in un sistema, come quello statunitense, dove solo i ricchi possono permettersi di essere curati.

La realtà, però, è un po’ meno poetica rispetto alla retorica di rito. Il Cbo, l’ufficio tecnico del budget del Congresso, ha calcolato i costi sociali della riforma: si prevede la perdita di circa 2 milioni di posti di lavoro nel breve periodo (fino al 2017) destinati ad aumentare ancora a 2,5 milioni nel primo decennio. E non è tutto: gli analisti hanno anche calcolato quanto aumenterà il peso fiscale sui comuni cittadini, non a vantaggio degli ammalati, ma per arricchire gli assicuratori.

Il sistema sanitario Usa è il grande sconosciuto per i commentatori europei e italiani, abituati ad avere a che fare con servizi sanitari quasi interamente statali. In realtà, sono tanti i servizi che non vengono pagati dagli americani: gli anziani usufruiscono del programma Medicare, i meno abbienti del Medicaid, i bambini del Children’s Health Insurance Program, il personale militare del Tricare e i veterani dell’esercito sono seguiti dalla Veterans Health Administration.

Nessuno di questi deve pagarsi la sanità interamente di tasca propria. E nessuno può essere abbandonato per strada senza cure, perché dai tempi dell’“ultraliberista” amministrazione Reagan (la legge è chiamata con l’acronimo Emtala ed è del 1986) è obbligatorio curare chi si reca a un pronto soccorso, anche se non ha alcuna copertura, finché non è considerato “stabile” dai medici curanti.

Chi paga, alla fine, sono solo o quasi solo gli adulti in età da lavoro, la cui assicurazione, in molti casi, viene pagata dall’azienda. Fra i 47 milioni di non assicurati, la cifra che ha fatto la fortuna di Michael Moore con il suo documentario di denuncia Sicko, troviamo quasi solo dei non-assicurati temporanei, impiegati di piccole aziende che non possono permettersi i costi delle assicurazioni dei loro dipendenti, gente che sta passando da un lavoro all’altro, da un’assicurazione all’altra, oppure candidati a un’assicurazione pubblica che non hanno ancora completato la pratica e persone troppo a rischio (anche già ammalate) che vengono rifiutate dalle compagnie assicurative.

Fatta questa dovuta premessa, cosa cambia con l’Obamacare? Il servizio sanitario resta all’incirca lo stesso di prima. L’unico cambiamento è nell’obbligo di assicurazione, perché i datori di lavoro avranno il dovere di assicurare i dipendenti, specie se questi saranno più di 50. I cittadini nelle fasce centrali (né anziani né poveri) avranno l’obbligo di assicurarsi.

Le assicurazioni avranno l’obbligo di stipulare contratti di polizza anche con quei soggetti che finora ritenevano troppo rischiosi. Il tutto sarà garantito da un sistema di multe (per chi non rispetta i nuovi obblighi) e sussidi (per chi non può permetterselo). La dimensione solidarista della nuova riforma va dunque fortemente ridimensionata: il sistema sarà sempre privato, ma semplicemente diverrà più rigido e regolamentato.

Proprio la rigidità dell’Obamacare ha acceso numerosi conflitti religiosi (come La Nuova Bussola Quotidiana ha puntualmente riportato) perché nell’assicurazione obbligatoria sono incluse anche coperture per aborto e pratiche anticoncezionali. Che tu sia cristiano o meno, poco importa ad un’amministrazione formata da laicisti e “cattolici adulti” come Joe Biden.

Ma non è questo l’unico prezzo da pagare, perché, come ha appunto calcolato il Cbo, la riforma ha effetti naturalmente depressivi sul mercato del lavoro. Proprio come avevano previsto i conservatori statunitensi, il maggior costo per i datori di lavoro, obbligati a comprare una polizza per i loro lavoratori, disincentiverà le assunzioni.

Secondo il Cbo, le piccole aziende saranno spinte a non assumere oltre il 50mo dipendente, o a non espandersi o a de localizzare la produzione, per non finire sotto la legge che li obbligherebbe a provvedere alle spese sanitarie.

Lo stesso rapporto considera anche la possibilità che i lavoratori ormai vicini alla pensione possano lavorare per meno ore per ottenere i sussidi sanitari finché non potranno candidarsi al programma Medicare. I sussidi, inoltre, “ridurranno l’incentivo al lavoro”, secondo gli analisti della Cbo: se lavori meno ore e guadagni meno, avrai convenienza ad accontentarti dei sussidi sulla polizza assicurativa sanitaria.

Infine, ma non da ultimo, chi troverà un impiego e sarà assicurato, si ritroverà con stipendi quasi inevitabilmente ridotti, a causa di tasse e/o multe che i datori di lavoro dovranno pagare per essere in regola con la nuova legge sanitaria. A livello di numero di assicurati, secondo le stime del Cbo, cambierà relativamente poco. Circa 31 milioni di americani rimarranno privi di copertura.

E questa dovrebbe essere la riforma che aiuta i poveri? Forse sì, nel senso che avrà l’effetto di aumentarne il numero. Mentre arricchirà sicuramente le rendite per le compagnie assicurative. Le assicurazioni, infatti, se non vengono aiutate con fondi pubblici, ottemperando ai loro nuovi obblighi (assicurare persone a rischio o già malate) rischiano di fallire.

Dunque l’Obamacare include anche un ingente programma di sostegno a loro favore. Stando ai calcoli della rivista Forbes un’assicurazione presa ad esempio, la Humana, potrà intascarsi dai 250 ai 450 milioni di dollari nei tre successivi meccanismi di sostegno. Secondo lo studio del Cbo, saranno circa 1071 miliardi i dollari che usciranno dalle tasche dei contribuenti a quelle degli assicuratori, attraverso sussidi agli assicurati e aiuti alle compagnie.

Rubare ai poveri per dare ai ricchi. Ma non doveva essere il contrario?

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