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Set 21

Gustave Thibon, il filosofo contadino

Da Edificati sulla roccia 10 Luglio 2018

di Franco Maestrelli

“Non abbiamo che la scelta tra i due termini di questa alternativa: restaurare, mediante l’armonia un ordine vivente, o lasciarci imporre un ordine morto o mortale da una forza senz’anima che annichilirà tutte le altre!” Gustave Thibon

La società che ci circonda è in crisi, è malata terminale. Non da oggi: Oswald Spengler nel suo Tramonto dell’Occidente e René Guénon in La crisi del mondo moderno quasi un secolo fa ne evidenziarono le caratteristiche. E oggi la società non è certo guarita, semmai si è aggravata, è diventata “liquida”. Nel caso di patologia è necessario studiare la fisiologia, in questo caso, non del corpo umano ma del corpo sociale.

Nelle convulsioni belliche degli anni ’40 uno scrittore francese, Gustave Thibon, si cimentò nel delineare alcune linee di fisiologia sociale e ne nacque il libro Diagnostics. Essai de physiologie sociale seguito nel 1943 da Retour au réel. Nouveaux Diagnostics. “Il panorama che la modernità ci offre è una separazione arida: da un lato una corsa sfrenata verso la novità, una agitazione ansimante verso il cambiamento, l’adesione a ideologie mortifere e luciferine; dall’altro una schiera di sepolcri imbiancati, che credono di realizzare il regno di Dio su questa terra”…

Gustave Thibon è una figura abbastanza anomala nell’universo della cultura: nato nel 1903 a Saint-Marcel-d’Ardéche, nel Midi francese, da una famiglia di agricoltori e vignaioli acculturati e forniti di ricca biblioteca, interruppe presto gli studi per aiutare il nonno nelle vigne di famiglia a seguito del richiamo in guerra del padre. Ritornato alla fede cattolica grazie all’incontro con il Carmelo di Avignone di cui diverrà oblato, si gettò in letture metodiche ma intense di letteratura, economia, biologia, teologia e filosofia, apprendendo anche lingue classiche e parlate. Senza seguire corsi scolastici e universitari, fece tutto da solo, pur rifiutando in seguito la definizione di autodidatta in quanto, affermava, “i libri sono maestri”.

La riscoperta del cattolicesimo, l’incontro e l’incoraggiamento del filosofo Jacques Maritain (l’amicizia si romperà nel 1935 a seguito del diverso giudizio su Maurras) lo introdurranno nella cultura ufficiale attraverso la collaborazione a Revue Thomiste e a Etudes Carmelitaines.

Simon Weil

Da quel momento inizierà una vastissima produzione di libri, articoli e conferenze internazionali che gli daranno fama e riconoscimenti e che lo metteranno in contatto con personaggi famosi e contrapposti: Charles Maurras, il carismatico leader dell’Action Française, il Maresciallo Philippe Petain durante gli anni di Vichy ma altresì il filosofo Gabriel Marcel, che firmerà la prefazione di Diagnostics e la pensatrice comunista ed ebrea Simone Weil che sarà ospitata e protetta da Thibon nella sua fattoria prima di prendere la strada dell’esilio e di cui farà conoscere nel 1947 i quaderni raccolti nell’opera La pesanteur et la grâce.

Poeta fin dagli anni Trenta e amico dei principali poeti tra le due guerre, nel 1964 otterrà il Grand Prix de Littérature de l’Académie Française.

Thibon, il filosofo contadino, come venne definito, elaborò via via nei suoi scritti una fisiologia della società opponendo alle teorie spersonalizzanti e meccaniciste la visione organicista del corpo sociale. Da bravo agricoltore gli è facile cogliere il legame profondo tra ragione ed esperienza, tra spirito e vita, contro ogni declinazione del pensiero disincarnato. Considera infatti la perdita di contatto con il reale il male più profondo della nostra epoca. Verrà definito dall’allievo Hervé Pasqua il filosofo del buon senso. “Quando piango sulla rottura di una tradizione è soprattutto all’avvenire che penso. Quando vedo marcire una radice ho pietà dei fiori che seccheranno per mancanza di linfa.

Malgrado la fama internazionale, della sua vasta produzione solo poche opere vengono tradotte in italiano negli anni dopo la guerra ma la progressiva marxistizzazione del mondo della cultura ne provocherà in Italia l’oblio anche da parte dell’editoria cattolica. Solo ai primi anni Settanta, il benemerito e coraggioso editore di destra Giovanni Volpe, grazie al suggerimento dello storico Marco Tangheroni, lo riscoprirà e tradurrà per la prima volta Ritorno al reale. Nuove diagnosi (1972) e riproporrà in nuova traduzione Diagnosi. Saggio di fisiologia sociale(1973).

Nei turbolenti anni Settanta comunque Thibon sarà molto attivo in conferenze, convegni (anche in Italia), collaborazione a riviste varie ma presto il conformismo culturale imperante in Italia faranno cadere nuovamente nel dimenticatoio il suo nome, troppo scomodo per la cultura marxista e per il progressismo cattolico. Solo un coraggioso piccolo editore, Effedieffe, più di vent’anni dopo, nel 1996, riproporrà in unico volume Diagnosi e Ritorno al reale, a cura e con introduzione di Marco Respinti. Thibon era ancora in vita: morrà infatti quasi centenario nel 2001,

Thibon molto ha dato al pensiero della sana destra cattolica sia attraverso i suoi innumerevoli libri e articoli, sia con la sua presenza a molti convegni compresi quelli organizzati dall’Action Française, senza dimenticare la sua postfazione nel 1956 a un libro del Capo del Governo del Portogallo Antonio Oliveira Salazar e la prefazione ai Souvenirs de Charles Maurras, anche se era insofferente alle etichette politiche di destra e sinistra.

Scrisse: «Noi non siamo né di destra né di sinistra, non siamo neppure di in alto; siamo di dappertutto! Siamo stanchi di mutilare l’uomo; sia per abbatterlo come a destra, o per adorarlo, come a sinistra, siamo stanchi di separarlo da Dio. Noi non abbandoneremo un solo atomo della verità totale che è la nostra. In nome di che cosa veniamo attaccati? I nostri avversari sono per il popolo? Anche noi. Per la libertà? Anche noi. Per l’autorità? Anche noi. Per la razza, per lo stato, per la giustizia? Anche noi siamo per tutto ciò, ma per ogni cosa al suo posto. Ci si può battere solo strappandoci le nostre stesse membra. Essendo per il tutto siamo per ogni singola parte. Non vogliamo divinizzare nulla della realtà umana e sociale, poiché abbiamo già un Dio; e neppure vogliamo rifiutare nulla, poiché tutto è uscito da questo Dio. Non siamo contro nulla. O piuttosto, giacché il Nulla è oggi in azione, siamo contro il Nulla. Di fronte ad ogni idolo difendiamo la Realtà che l’idolo annienta. Sotto qualsiasi maschera si presentino, noi diciamo no a tutti i volti della morte. Nella lotta senza scampo che mette alle prese i negatori e i corruttori del Vangelo, da sempre abbiamo preso posizione: siamo del Partito di Cristo».

A vent’anni di distanza dalla pubblicazione dell’ultimo libro tradotto in italiano giunge opportuna la recente riproposizione, grazie al curatore Emiliano Fumaneri e all’editrice veronese Fede & Cultura, di una raccolta di articoli inediti per l’Italia (tranne due pubblicati nel 1980 su Studi Cattolici) apparsi dal 1970 al 1985 sulla prestigiosa rivista Itinéraires e che toccano temi ancora di attualità.

Gli articoli affrontano, tra gli altri, il recupero teorico e pratico della nozione di ordine e la sua relazione organica con la libertà, l’autorità e l’autoritarismo, la libertà e la licenza. Vengono anche esaminati il principio di sussidiarietà e la la proprietà privata, la rivoluzione sessuale e tutto ciò che concerne l’attualmente regnante dittatura del desiderio volta ad annientare i legami microsociali a cominciare dalla famiglia, la riaffermazione della cortesia, della spiritualità quotidiana e del buon senso. Conclude il volume una selezione di massime espressa con lo stile dell’aforisma, stile per eccellenza di Thibon.

L’auspicio è che questa riscoperta preluda alla stampa dei molti libri inediti in Italia e alla ristampa dei molti fuori commercio da oltre mezzo secolo.

Di autori come Gustave Thibon abbiamo molta necessità soprattutto per la ricostruzione della nostra società in crisi in quanto a questo Occidente “sazio e disperato”, sfregiato dai resti delle ideologie totalitarie, il realismo del filosofo contadino del senso comune reca un grande messaggio di speranza.

 

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