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Mag 19

Sull’indisponibilità non si può trattare

vitaOsservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân Newsletter n.703

megoziabilidel 10 maggio 2016

Verità e Vita – Vita Umana Internazionale

Convegno “Per la Vita senza compromessi”

Sabato 7 Maggio 2016 Aula Magna dell’Università LUMSA – Roma

Stefano Fontana

La guerra dell’indisponibilità

La vita umana è indisponibile. Non esaurisce certo il campo dell’indisponibilità. Ci sono altre cose indisponibili. Quando però si forza l’indisponibilità della vita umana e la si rende disponibile, anche tutte le altre dimensioni dell’indisponibilità vengono meno fino a che della indisponibilità non si trova più traccia. E’ questo il senso della storia dalla prima approvazione di una legge che permetteva l’aborto di Stato ad oggi: a distanza di anni, dell’indisponibilità non c’è quasi più traccia, nonostante all’inizio riguardasse solo alcune eccezioni. E’ questo, credo, il senso del titolo di questo convegno: accettare compromessi sulla vita significa forzarne a poco a poco l’indisponibilità e aprire la porta ad un processo di corrosione dell’indisponibile. Corrosione progressiva che riguarderà poi altri elementi della vita umana e sociale. Corrosione che, come dirò meglio in seguito, se lasciata a se stessa continuerà fino alla estenuazione. Il processo di corrosione dell’indisponibile coincide con la corrosione del senso, perché il senso è sempre indisponibile, non è prodotto da noi. Ce lo ricordava la Caritas in veritate di Benedetto XVI a proposito dell’amore e della verità: l’amore è quanto non ci saremmo mai meritati e la verità è ciò che non ci saremmo mai aspettati[1]. Ambedue sono indisponibili perché esprimono un senso che non dipende da noi.

Quando, davanti ad una legge che forza l’indisponibilità della vita umana o del matrimonio, della famiglia o dell’identità sessuata uomo-donna, la politica dice il suo sì, è perché lo sfondamento dell’indisponibile è già avvenuto da tempo nella cultura e, a sua volta, quel nuovo sì apre la strada a più radicali negazioni del senso. La corrosione del senso è all’origine delle leggi sbagliate, e le leggi sbagliate producono ulteriormente corrosione di senso.

Al contrario, ogni rifiuto opposto alla riduzione del senso, ogni rifiuto al compromesso, può essere il punto di partenza per il recupero del senso e della sua indisponibilità anche in altri campi. La testimonianza tramite l’obiezione di coscienza o l’opposizione ad una legge corrosiva dell’indisponibile, o un convegno come questo o una Marcia come quella di domani, rappresentano un recupero nella riconquista dell’indisponibilità che da lì può essere esteso altrove. Su ciò è in atto una lotta: la lotta per la devastazione dell’indisponibilità o per la sua difesa.

Vorrei qui indicare tre caratteristiche di questa lotta o guerra dell’indisponibilità: la sua natura gnostica, il processo di secolarizzazione che essa anima e, infine, lo strumento filosofico di cui oggi si avvale.

La dimensione gnostica della guerra per l’indisponibilità

La guerra di cui stiamo parlando ha certamente dimensioni antropologiche, civili e politiche. Nel suo cuore, però, è una guerra religiosa e come tale va soprattutto intesa. E’ la guerra contro Dio o per Dio, per l’Indisponibile per eccellenza, l’Indisponibile senza del quale ogni indisponibilità è perduta. Gli aspetti civili e politici di questa guerra sono tappe o strumenti per una finalità molto più grande. Anche la lotta per l’indisponibilità della vita va intesa dentro questa dimensione di guerra religiosa. Non dico “guerra di religione”, perché la forza che vuole la distruzione dell’indisponibile non è una religione. Essa ha tuttavia la forza religiosa di una anti-religione e il suo odio ultimo non è per il bambino concepito, o per la donna, o per l’umanità, ma per Dio. In questo senso la guerra per l’indisponibilità è religiosa.

Il primo tentativo di invadere l’indisponibile si è compiuto nell’Eden e il terzo capitolo del  Genesi ce lo racconta. Il peccato delle origini è il tentativo archetipico di varcare la soglia dell’indisponibile[2] per prenderne possesso. L’obiettivo è anti-religioso – “essere come Dio” – ed ha la forza di una anti-religione: l’eliminazione di Dio. Adamo ed Eva sono stati i primi Gnostici. Si sono affidati ad una “conoscenza” con la quale avrebbero preso possesso della verità e del bene che da indisponibili sarebbero diventati disponibili.

La Gnosi è molto più di una “eresia cristiana”, essa ha una forza anti-cristiana di carattere religioso che ha improntato di sé tutto il pensiero moderno, quasi senza esclusioni. E’ possibile fare questa storia e mostrare come il razionalismo moderno sia nella sua essenza gnostico e come alla fine del suo percorso esso concluda però con la completa erosione del senso: quando tutto diventa disponibile – e noi siamo molto vicini a questo punto – , quando tutto diventa disponibile, allora l’indisponibile è stato sì sconfitto, ma siccome il senso è indisponibile, quella vittoria è priva di senso, è la vittoria è del non-senso. Alla fine del percorso che comincia con il razionalismo non troviamo una verità disponibile, ma troviamo il nulla di verità. La Gnosi è corrosione del senso e lotta strenua contro ogni indisponibilità. La Gnosi è entrata anche nella Chiesa soprattutto col modernismo di ieri e di oggi. La Gnosi nega il valore del corpo, che trasforma in uno strumento, della sessualità che trasforma in tecnica fungevole, della procreazione, che vede come un male e una malattia. Siamo oggi in pieno “neocatarismo”[3].

Secolarizzazione e guerra per l’indisponibilità

In principio era il Logos, scrive San Giovanni nel Prologo del suo Vangelo e non la Gnosi. Il Logos dice l’indisponibilità della verità. La Gnosi dice la disponibilità della verità. Ma una verità disponibile non è più tale. Col peccato originale[4] c’è stata la dissociazione tra l’uomo decaduto e la verità, che è da allora diventata la “sua” verità o niente. La pretesa di una verità disponibile si può fondare solo sulla disperazione. Il processo di secolarizzazione dell’occidente è stato un lungo processo di erosione progressiva della verità fondata su una disperazione sempre più radicale[5]. Se la verità è disponibile non c’è speranza di trovare un senso che ci salvi dall’insignificanza. La guerra per l’indisponibilità è una guerra per la salvezza. Battersi per l’indisponibilità della vita umana contro l’aborto è combattere per la salvezza dell’umanità e non solo di quella vita umana.

C’è uno stretto legame tra Gnosi e secolarizzazione[6]. La Gnosi è l’invasione dell’indisponibilità e questa invasione avviene progressivamente mediante successivi passi di erosione del senso. La secolarizzazione è questa progressiva erosione del senso. La contraccezione chimica ha invaso l’indisponibilità del corpo, questa ha invaso l’indisponibilità del concepimento e del concepito, questo ha invaso l’indisponibilità dell’embrione e del feto, questo ha invaso l’indisponibilità del matrimonio come luogo per una procreazione veramente umana, questo ha invaso l’indisponibilità della famiglia naturale e questo ha invaso l’indisponibilità dello stesso ordine naturale e sociale, e questo ha invaso l’indisponibilità dell’autorità e tutto questo ha invaso l’indisponibilità di Dio.

Il processo di secolarizzazione è stato un percorso gnostico di corrosione del senso. Inizialmente del senso religioso, cattolico, in seguito del senso etico ed antropologico e finirà – se lasciate alle sue dinamiche interne – per erodere ogni senso. Il processo sta procedendo con una grande accelerazione.

La dimensione filosofica della guerra per l’indisponibilità

Ma qual è lo strumento filosofico di questa lotta per l’indisponibilità? La fede ha bisogno della teologia e la teologia ha bisogno della filosofia. La chiave strumentale è quindi la filosofia. Sappiamo che le filosofie possono aprire all’indisponibile – ossia al trascendente perché l’indisponibile è il trascendente – oppure chiudere ad esso. In questa sede è sufficiente notare che la lotta per l’indisponibile è combattuta dal paradigma metafisico da un lato e dal paradigma ermeneutico dall’altro. La metafisica rappresenta l’accesso concettuale al trascendente, quindi all’indisponibile. L’ermeneutica accoglie invece il trascendentale moderno, che costituisce un a-priori che impedisce irrimediabilmente l’accesso all’indisponibile. Lo sguardo ermeneutico si occupa solo di ciò che è alla nostra portata, del condizionato, ma l’indisponibile è l’incondizionato e questo risulta conoscitivamente solo ad uno sguardo metafisico di tipo realista: quando il nostro intelletto intuisce l’essere lo intuisce come incondizionato e, quindi, indisponibile. Tutto il resto è costruttivismo.

Oggi il paradigma metafisico è stato largamente soppiantato da quello ermeneutico. Teologicamente la piena sostituzione è avvenuta con Karl Rahner. L’ermeneutica penetra nella Chiesa come forma aggiornata di modernismo, sostituendo l’esistenza all’essere e il narrare al conoscere, e come forma aggiornata di Gnosi.

Cenni conclusivi don il cardinale Newman

La battaglia per la vita contro l’aborto è quindi la battaglia per l’indisponibile. La Marcia per domani non sarà solo un atto pratico, ma richiamerà la necessità di “trattenere” e recuperare terreno contro la Gnosi, la secolarizzazione e l’avanzata del paradigma ermeneutico nella comprensione della dottrina della fede.

Le tre dinamiche che abbiamo brevemente esaminato – la Gnosi, la secolarizzazione e il paradigma ermeneutico – tendono a conciliare la fede cattolica con il mondo. A questo proposito risulta illuminante una arguta osservazione del Cardinale Newman, che sembra parlare proprio della piaga dell’aborto e dell’atteggiamento di compromesso nei suoi confronti: «La loro visione del regno di Cristo coincide più o meno con l’eleganza e le raffinatezze della civiltà, e ogni nuovo segno di benessere materiale, ogni legge pubblica d’igiene e ogni azione intrapresa dallo Stato a beneficio comune pareva loro un preannuncio dell’avvento del loro redentore. Intesi unicamente a raggiungere il loro fine, si sono curati ben poco dei metodi impiegati. Hanno sostenuto uomini che rappresentavano ufficialmente principi anticristiani, e hanno collaborato con essi. Tutto ciò che appariva loro come una riforma e un miglioramento delle attuali condizioni di vita, essi l’hanno approvato e difeso, anche quando, nell’applicazione di tali riforme, dovevano commettere qualche ingiustizia … Essi hanno sacrificato la verità all’opportunismo»[7].

Commentando questo pensiero del cardinale Newman, il romanziere cattolico inglese Graham Greene, scriveva: «Oggi sappiamo benissimo come stanno le cose. Si direbbe quasi che l’Eterno Nemico lasci cadere la propria maschera … credendo, in un satanico errore, che sia ormai vicino l’attacco finale»[8]. Ma si sa, concludeva Greene, che «il nemico cessa di farci paura non appena si smaschera»[9].

___________________

[1] Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, n. 34. Stefano Fontana, Parola e comunità politica. Saggio su vocazione e attesa, Cantagalli, Siena 2010, pp.

[2] Juan Donoso Cortés, Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo, a cura di Giovanni Allegra, Il Cerchio, Rimini 2007, pp. 146-162.

[3] Michel Pinton, Abroger les racines de la loi, “Liberté Politique”, n. 65, Février 2015, pp. 11-26.

[4] Fausto Gianfreda S.I., Il dibattito sulla natura pura tra H. de Lubac e Karl Rahner, Pizzini Editore, Verucchio (Rn) 2007.

[5] Carl Schmitt, Ex Captivitate Salus, Traduzione di Carlo Mainoldi, Con un saggio di Francesco Mercadante, Adelphi, Milano, 1987, pp. 57-80.

[6] Stefano Fontana, Parola e comunità politica cit., pp.54-59.

[7] Cit. in Graham Greene, Saggi cattolici, Mondadori, Milano 1958, pp. 28-29.

[8] Ivi, p. 27.

[9] Ivi, p. 30.

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