“L’alternativa al fondamentalismo non è l’islam progressista ma quello conservatore”

Massimo Introvigne

Massimo Introvigne

ZENIT Il mondo visto da Roma Servizio quotidiano – 09 Novembre 2004

Intervista a Massimo Introvigne

 autore di “Fondamentalismi”

ROMA _ Il fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR), Mssimo Introvigne, ha ricostruito il complesso fenomeno del fondamentalismo in un libro intitolato “Fondamentalismi. I diversi volti dell’intransigenza religiosa”, pubblicato dalla Casa editrice Piemme (pp.239, Euro 12,90).In questa intervista concessa a ZENIT, Introvigne spiega le distinte tipologie di fondamentalismo e sostiene che l’alternativa al fondamentalismo islamico attuale è un islamismo conservatore.

Collaboratore della rivista Terrorism and Political Violence, la più autorevole fra le riviste accademiche che si occupano di terrorismo internazionale, Introvigne ha tenuto lezioni e coordinato corsi di formazione per il Critical Incidents Response Group dell’FBI e per esperti di sicurezza medio-orientali.Un mondo incerto e vulnerabile, accende i fondamentalismi religiosi

Tutto dipende dalla definizione di “fondamentalista”, che non è univoca. Nel mio libro distinguo la domanda religiosa in cinque nicchie: ultra-progressista, progressista, conservatrice, fondamentalista e ultra-fondamentalista. I criteri per distinguere queste cinque nicchie sono diversi, alcuni piuttosto tecnici.

Me ne indichi uno.

L’atteggiamento rispetto alla separazione post-illuminista fra religione e cultura, dunque anche fra religione e politica. Il progressista accetta la separazione come inevitabile, e l’ultra-progressista la accetta con entusiasmo.

Il fondamentalista rifiuta la separazione in linea di principio ma è disponibile a qualche inevitabile compromesso; l’ultra-fondamentalista non è disponibile ad alcun compromesso e si separa radicalmente dalla società o cerca di sovvertirla con la violenza.

Il conservatore (una posizione in cui quantitativamente si riconosce la maggioranza delle popolazioni che al mondo si dichiarano religiose) non accetta né la separazione radicale illuminista né la fusione fondamentalista tra religione e cultura: vorrebbe una distinzione senza separazione, un’autonomia della cultura e della politica che non impedisca alla religione di dire la sua in questi campi.

Per ragioni politiche che si tratti di islam o di Europa una certa stampa chiama “fondamentalisti” i conservatori, i fondamentalisti e gli ultra-fondamentalisti. Ma sono posizioni molto diverse. Nell’islam il primo ministro turco Erdogan è un conservatore, il predicatore di “Al Jazira” Qaradawi è un fondamentalista, e bin Laden è un ultra-fondamentalista. In ambito cristiano sia Bush che Buttiglione sono conservatori, ma la polemica politica li bolla come “fondamentalisti”.

Cosa vuole un fondamentalista religioso: certezze, ritornare al passato, morire per rinascere?

Anche qui è cruciale la differenza fra conservatori, fondamentalisti e ultra-fondamentalisti. Direi che nessuno dei tre vuole ritornare al passato. Nell’islam in particolare il fondamentalismo è una forma moderna che intende restaurare la legge islamica con gli strumenti della politica del Novecento e si distingue da forme tradizionaliste (come quelle prevalenti in Arabia Saudita e chiamate dai loro avversari – ma non dai loro fedeli – wahhabite) che invece usano strumenti tradizionali e si concentrano sulla morale più che sulla politica.

L’economia ha a che vedere, con i fondamentalismi, o siamo di fronte ad un tema “spirituale”?

Quando la scuola sociologica cui mi ispiro parla di “mercato religioso” o “economia religiosa” sta usando strumenti e modelli economici per studiare la religione. Ma questo è un atteggiamento metodologico, che non significa affatto ridurre la religione o anche il fondamentalismo a un fenomeno che ha motivazioni prevalentemente economiche.

L’ Occidente ha delle responsabilità nell’emergere del fondamentalismo islamico?

Sì, perché ha favorito regimi nazionalisti e laicisti – si pensi alle dittature militari nel Mahgreb e allo stesso Saddam Hussein, a lungo appoggiato dall’Occidente – che hanno represso con uguale zelo conservatori, fondamentalisti e ultra-fondamentalisti. Se tutti sono repressi, gli unici in grado di funzionare nella clandestinità sono gli ultra-fondamentalisti.

La repressione che dovrebbe stroncare il fondamentalismo in realtà ne favorisce le forme più estreme. Lei cosa ne pensa?

Più in generale l’Occidente soffre di una sorta di “sindrome di Voltaire” per cui va alla ricerca (spasmodica specie in Francia) di musulmani progressisti e ultra-progressisti che o non esistono, o sono generali in grado di governare solo sulla punta delle baionette, o ancora sono intellettuali che vanno benissimo per partecipare a congressi in Europa ma non contano nulla nei loro paesi e neanche nell’emigrazione.

L’alternativa al fondamentalismo non è l’islam progressista ma quello conservatore. Lei come esperto: come prevede il futuro immediato, per quanto riguarda il fondamentalismo di matrice islamica? Crescerà?

Direi di no. Se i mercati religiosi si aprono, e la democrazia ne permette un funzionamento normale, l’islam conservatore batte quello fondamentalista, come dimostrano i casi della Turchia, della Malesia, dell’Indonesia.

Cosa ne pensa dei fondamentalismi laici? Si tratta di un fenomeno nuovo?

L’anticlericalismo è un fenomeno antico. Tuttavia i fondamentalismi laici che vediamo esprimersi in Francia nelle leggi contro le cosiddette “sette” e contro i simboli religiosi, o all’Unione Europea nel caso Buttiglione, sono una reazione al fatto che la religione, che secondo i laicisti doveva sparire, ritorna invece in forme nuove e impreviste.

ZI04110905

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