A tavola a Basilea per decidere le sorti della finanza mondiale

Basilea_towerItalia Oggi 21 Aprile 2015

I segreti del club esclusivo di 18 banchieri centrali raccontati dal libro di Adam Lebor Quell’enorme potere della Bri

di Tino Oldani

Un club esclusivo, composto da 18 banchieri centrali, si riunisce ogni mese a Basilea e, in gran segreto, decide le sorti della finanza mondiale. Tra i soci più noti di questa élite, spiccano Janet Yellen (Federal Reserve Usa), Mario Draghi (Bce) e Mark Carney (Banca d’Inghilterra). Ne parla un libro investigativo (Towers of Basel: the shadowy history of the secret bank that runs the world), scritto dal giornalista inglese Adam LeBor, i cui contenuti sono anticipati dal sito wallstreetitalia.com.

La Torre di Basilea, citata nel titolo del libro, è un palazzo cilindrico di 18 piani, affacciato sul fiume Reno, sede della Bri, Banca dei regolamenti internazionali, una banca davvero speciale. È infatti la banca centrale delle banche centrali, totalmente indipendente ed esente da imposte, e non deve rispondere a nessun governo nazionale.

Azioniste e proprietarie della Bri sono le 58 banche centrali che ne fanno parte, delle quali soltanto 18 sono stabilmente rappresentate nel club esclusivo che si riunisce a Basilea una volta al mese, per una cena che inizia alle 19 e si conclude di solito alle 23, massimo a mezzanotte. Per regola interna, tutto ciò che viene discusso a tavola non viene divulgato altrove. Un vincolo di segretezza che dura dal 1930, quando la Bri fu fondata su iniziativa della Banca d’Inghilterra per facilitare i pagamenti dei danni di guerra conseguenti alla prima guerra mondiale.

Da allora, operando sempre nel massimo riserbo, la Bri si è evoluta e ha, via via, assunto poteri sempre più ampi e indipendenti dalla politica e dalle leggi nazionali, fino a diventare il vero board della finanza mondiale, il punto di raccordo dell’élite che governa in segreto l’economia del pianeta.

Non è la prima volta che il tema dei poteri forti della finanza mondiale viene alla ribalta. Eugenio Scalfari ne scrisse qualche anno fa, spiegando che i capi di nove grandi banche (tra cui JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Deutsche Bank, Morgan Stanley) si riunivano il terzo mercoledì del mese da qualche parte a Manhattan per decidere le sorti dell’economia mondiale. Una riunione di routine, che Scalfari definì «un segreto di Pulcinella», in quanto ben nota ai finanzieri e ai giornalisti che hanno una certa pratica del mondo, élite di cui il fondatore di Repubblica si considera un esperto conoscitore.

L’articolo di Scalfari risale al dicembre 2010. Da allora, su quel club dei nove banchieri più potenti al mondo, non si è saputo più nulla. L’informazione embedded, evidentemente, funziona così. Notizie più certe e documentate sembrano invece quelle sul club dei banchieri centrali, che il saggio investigativo di Adam LeBor contribuisce a portare alla luce.

Oltre all’analisi dettagliata dell’organizzazione bancaria più segreta al mondo, il volume contiene un’intervista a Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve, che, per anni, ha partecipato alle cene segrete nella Torre di Basilea. Ma il suo racconto non sembra andare al di là degli aspetti organizzativi delle riunioni, che si svolgono «intorno a una tavola rotonda, in una sala profumata di orchidee bianche e incorniciata da pareti bianche, soffitto nero e vista panoramica».

In passato, anche il Washington Post e il Wall Street Journal hanno dedicato alcune inchieste alle riunioni segrete del vertice della Bri, traendone la conclusione che si tratta del vero vertice del capitalismo finanziario. Sul Washington Post, Gerald Corrigan, ex presidente della Fed di New York, presente a ben 115 incontri mensili, ha raccontato che «nessuno si serve di assistenti, agende, registrazioni, comunicati. Vengono sviluppate relazioni personali meravigliose. Di conseguenza, quando qualcosa va storto, lavorare con queste persone diventa molto più facile per via della fiducia che si è instaurata nelle cene riservate».

Per chiarire il ruolo della Bri, un premio Nobel per l’economia, il francese Maurice Allais, il 26 aprile 1994 scriveva su Le Figaro: «L’ordine di grandezza dei flussi finanziari non sarà mai troppo sottolineato. I flussi controllati dalla Bri ammontano a più di 1.100 miliardi di dollari giornalieri, che corrispondono a circa 40 volte il livello di operazioni di trasferimento in transazioni commerciali attraverso il mondo».

Nel 1994, i derivati finanziari erano di là da venire. Oggi sono invece parte integrante del core business delle grandi banche private, che quasi ovunque sono azioniste delle banche centrali, e nonostante i disastri combinati con i derivati, continuano a farne oggetto di gigantesche speculazioni.

Una realtà che i 18 banchieri centrali del club di Basilea conoscono meglio di tutti, e continuano a difendere con le loro decisioni, concordate tra uno stuzzichino e l’altro nella Torre di Basilea. In fondo, a trarne vantaggio è anche la Bri, che è pur sempre una banca: pur avendo appena 140 clienti, scrive LeBor, nel biennio 2011-2012 ha registrato profitti per un miliardo 170 milioni di dollari. Ovviamente esentasse.

Conclusione: chi controlla il denaro nel mondo? Le banche centrali. Chi controlla le banche centrali? La Bri. E se la Bri fa qualcosa che non ci piace, possiamo intervenire? No, perché la Bri è al di sopra della legge e degli Stati. Al di sopra della democrazia.

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