{"id":974,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-01T15:37:14","modified_gmt":"2015-12-01T14:37:14","slug":"la-cultura-politica-italiana-preunitaria-e-il-concetto-di-nazione-spontanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-cultura-politica-italiana-preunitaria-e-il-concetto-di-nazione-spontanea\/","title":{"rendered":"La cultura politica italiana preunitaria e il concetto di &#8221;nazione spontanea&#8221;"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Italia_preunitaria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28399\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Italia_preunitaria.jpg\" alt=\"Italia_preunitaria\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>\u00a0<\/span>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 273-274 (1998)<\/p>\n<p align=\"center\">di<b> Francesco Pappalardo<\/b><\/p>\n<p><strong>1. Le nazionalit\u00e0 spontanee<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La storiografia dell\u2019Ottocento e del Novecento\u00a0<span style=\"font-size: 12px;\">&#8211; ha scritto lo storico svizzero Werner Kaegi (1901-1979) &#8211; [&#8230;]<\/span><i style=\"font-size: 12px;\"> \u00e8 sempre dominata da un concetto fondamentale di origine non puramente storica, ma di filosofia della storia, mezzo biologico e mezzo filologico: il concetto di nazione. Da cento anni il mondo si \u00e8 assuefatto a considerare la storia d\u2019Europa come una storia di nazioni. Un tempo si scriveva la storia degli stati europei. <\/i><span style=\"font-size: 12px;\">[&#8230;]<\/span><i style=\"font-size: 12px;\"> Quel che in realt\u00e0 \u00e8 un programma, una velleit\u00e0 presente oppure proiettata nel futuro, viene spacciato come un dato di fatto del passato&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (1).<\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa quasi mai la nazione ha rappresentato l\u2019elemento primario rispetto allo Stato: pi\u00f9 antico della nazione francese \u00e8 lo Stato francese, fondato dalla monarchia e dall\u2019episcopato, cos\u00ec come pi\u00f9 antico della nazione spagnola \u00e8 lo Stato spagnolo, affermatosi sui regni pirenaici medioevali in virt\u00f9 di un\u2019unit\u00e0 religiosa e non nazionale, che nasce dalla Reconquista contro i musulmani; analoghe considerazioni valgono per l\u2019impero germanico, nelle sue radici sassoni, austriache e prussiane, germogliate da elementi dinastici e militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cosiddette monarchie nazionali, cio\u00e8 i grandi Stati territoriali dell\u2019Occidente europeo, hanno creato le condizioni preliminari &#8211; l\u2019unificazione giuridica, economica e amministrativa &#8211; da cui \u00e8 derivato, non senza persistenti tensioni interne, il senso dell\u2019identit\u00e0 nazionale dei loro sudditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi Stati sono caratterizzati tutti da una bassa incidenza sulla societ\u00e0 civile, di cui rispettano la personalit\u00e0, che pu\u00f2 svilupparsi autonomamente, senza l\u2019intervento coattivo di un potere politico centrale. Alle unit\u00e0 statali corrispondono pi\u00f9 realt\u00e0 regionali e locali, cio\u00e8 gruppi di uomini aventi una propria fisionomia, individuata da una lingua, da una cultura, da costumi comuni, e viventi in uno stesso ambiente, che collega le loro esperienze quotidiane, crea ricordi comuni, rende simile il loro modo di vivere e quindi diviene esso pure un elemento costitutivo della loro identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I gruppi cos\u00ec identificati, che lo studioso Mario Albertini chiama <i>&#8220;nazionalit\u00e0 spontanee&#8221;<\/i> (2), non coincidono con le nazioni nel senso corrente del termine e non hanno bisogno di un potere politico per conservarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dimensione nazionale era considerata, quindi, solo uno degli aspetti della vita associata e gli uomini, prima ancora di sentirsi appartenenti ad una nazione, si sentono legati &#8211; secondo una serie di &#8220;cerchie&#8221; (3) concentriche &#8211; alla famiglia e al vicinato, alla dimensione locale e regionale, alla Chiesa e alla Cristianit\u00e0, secondo una vera e propria <i>&#8220;scala dei lealismi&#8221;<\/i> (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la Rivoluzione francese termini come nazione, nazionalit\u00e0 e nazionalismo si affermano nel pensiero politico con il significato &#8211; pur sempre fluttuante e ambiguo &#8211; in cui se ne discorre oggi e agiscono sempre pi\u00f9 incisivamente come idee forza, cariche di implicazioni teoriche e pratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea nazionalistica si congiunge al liberalismo politico, cos\u00ec che <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> si applicano alle nazioni, per via analogica, tutti i principi originariamente formulati con riferimento agli individui&#8221;<\/i> (5). La nazione diventa il principio supremo di riferimento, che sostituisce la legittimazione religiosa del potere e giustifica qualsiasi decisione politica. <i>&#8220;Le morali sociali che possono derivarne, liberate da qualsiasi riferimento alla religione e alla tradizione, si fondono ormai nella sola volont\u00e0 nazionale affidata a dei rappresentanti, dei deputati, che agiscono collettivamente come gli oracoli di questa nuova divinit\u00e0&#8221;<\/i> (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una descrizione illuminante di questo mutamento culturale viene offerta dallo storico Federico Chabod (1901-1960): <i>&#8220;La politica acquista <\/i>pathos<i> religioso; e sempre di pi\u00f9, con il procedere del secolo e con l\u2019inizio del secolo XX: ci\u00f2 spiega il furore delle grandi conflagrazioni moderne. Ora, da che deriva questo <\/i>pathos<i> se non proprio dal fatto che le nazioni si trasferiscono, potremmo dire, dal piano puramente culturale, alla Herder, sul piano politico, alla Rousseau? <\/i>[&#8230;]<i> La <\/i>nazione<i> diventa la <\/i>patria<i>: e la patria diviene la nuova divinit\u00e0 del mondo moderno. Nuova divinit\u00e0: e come tale <\/i>sacra<i>&#8220;<\/i> (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine &#8220;nazione&#8221;, fino ad allora di uso generico, perch\u00e9 riferito alle pi\u00f9 diverse realt\u00e0 di gruppo e a qualunque forma di comunit\u00e0 politica, trova un preciso punto di riferimento nello Stato nazionale, lo Stato che si avvale del suo potere per imporre su tutti i territori posti sotto la sua amministrazione l\u2019uniformit\u00e0 di lingua e di costumi, per imporre, e in parte produrre, l\u2019unit\u00e0 nazionale. <i>&#8220;Gli Stati hanno cercato di diventare nazioni e alcuni ci sono riusciti meglio di altri <\/i>&#8211; afferma lo storico ed economista Immanuel Wallerstein &#8211;<i>. Ma \u00e8 bene sottolineare che \u00e8 uno Stato a farsi nazione e non viceversa. In Italia, gi\u00e0 Massimo D\u2019Azeglio diceva: l\u2019Italia \u00e8 fatta, ora facciamo gli italiani. E aveva ragione: era nato uno Stato, con le sue istituzioni, ora bisognava creare gli italiani, dare loro una lingua e un sentimento comuni. Questo \u00e8 stato l\u2019enorme lavoro del XIX secolo, non solo in Italia, ma anche in nazioni apparentemente consolidate come la Francia. La nazione francese \u00e8 nata grazie alla scuola primaria e all\u2019esercito, con la Rivoluzione, Napoleone e l\u2019Ottocento. Al contrario, il mito nazionalistico pretende che questa nazione esista da mille, se non cinquemila, anni. Oggi critichiamo i miti degli ultimi arrivati, ma i nostri non sono meno infondati&#8221;<\/i> (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita dello Stato moderno, burocratico e accentrato; l\u2019esigenza di sostenere con una struttura giuridico-politica la formazione dei mercati unici nazionali, perseguita da <i>\u00e9lite<\/i> economiche e sociali che in condizioni non unitarie avrebbero stentato a emergere; l\u2019irruzione di nuove ideologie, che postulavano la necessit\u00e0 della fusione dello Stato con la nazione, creano una combinazione esplosiva, che distrugge all\u2019interno dei singoli Stati le nazionalit\u00e0 spontanee &#8211; solo parzialmente nella realt\u00e0 ma del tutto nella coscienza politica &#8211; e altera i rapporti fra gli Stati stessi, subordinando ai valori nazionali i valori universali della <i>res publica christiana<\/i>, cio\u00e8 quella sorta di supernazionalit\u00e0 spontanea che legava le persone oltre le frontiere statali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene rovesciata la scala dei lealismi e la nazione tende a espungervi ogni altro riferimento: <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> il sentimento di appartenenza alla propria nazione ha acquisito una posizione di assoluta preminenza su qualsiasi altro sentimento di appartenenza territoriale, religiosa o ideologica; tanto che, da un lato, i lealismi e le identificazioni regionali e locali sono stati praticamente cancellati dal superiore riferimento alla N<\/i>[azione]<i> e, dall\u2019altro, le stesse affiliazioni ideologiche o religiose, che pur si pongono come universali nella loro essenza, sono state nei fatti subordinate all\u2019affiliazione nazione e quindi intimamente snaturate&#8221;<\/i> (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. L\u2019&#8221;ethos&#8221; italiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel quadro descritto all\u2019inizio &#8211; caratterizzato dalla precedenza temporale degli Stati nei confronti delle nazioni &#8211; una singolarit\u00e0 \u00e8 costituita dall\u2019Italia, che esiste da quasi un millennio come unit\u00e0 culturale e linguistica, pur nella diversit\u00e0 delle sue componenti, essendosi formata in seno alla Cristianit\u00e0, nei secoli del Medioevo, sulla base di una preziosa eredit\u00e0 romana, a sua volta maturata in un intricato mosaico di lingue e di stirpi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea che all\u2019unit\u00e0 dell\u2019Italia romana &#8211; compiuta nel secolo I a. C. &#8211; soggiacesse una realt\u00e0 etnica e storica estremamente composita era chiara agli antichi, che hanno voluto tramandare ai posteri il ricordo dei diversi popoli italici. La stessa suddivisione amministrativa della penisola da parte dell\u2019imperatore Cesare Augusto (63 a. C.-14 d. C.) in undici regioni recanti i nomi geografici ed etnici tradizionali &#8211; la Sicilia, la Sardegna e la Corsica saranno annesse all\u2019Italia nel secolo III d. C. dall\u2019imperatore Diocleziano (245-313) &#8211; era appunto il frutto di una saggia organizzazione territoriale, che riconosceva le realt\u00e0 e i diritti delle genti confluite nella nuova formazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impronta lasciata dai popoli italici ha resistito in qualche misura al processo di romanizzazione e si \u00e8 trasmessa nel tempo, ponendo le basi di quel particolarismo che esprime una vocazione della nazione italiana e che si \u00e8 manifestato in una straordinaria variet\u00e0 di societ\u00e0 storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La civilt\u00e0 italiana, fiorita su un coacervo di realt\u00e0 differenziate, trover\u00e0 il suo collante, l\u2019elemento di raccordo e di comunicazione culturale fra le diverse componenti, nel sentimento religioso, caratterizzato soprattutto dall\u2019ortodossia e dalla fedelt\u00e0 alla Cattedra di Pietro. L\u2019Italia, luogo d\u2019incontro fra romanit\u00e0, grecit\u00e0 e cristianesimo, diventer\u00e0, grazie all\u2019esperienza benedettina, <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> quasi <\/i>un laboratorio dello spirito europeo<i>&#8220;<\/i> (10), e nella cultura della nazione italiana si manifester\u00e0 in vari modi il genio del cristianesimo. <i>&#8220;Il popolo italiano, la cui identit\u00e0 religiosa, quindi eminentemente culturale, \u00e8 stata costituita dalla Chiesa, erede di istituzioni romane e convertitrice dei barbari, nei secoli dell\u2019Alto Medioevo, <\/i>[raggiunge]<i> la propria maturazione nazionale spontanea &#8211; cio\u00e8 non promossa da un potere temporale &#8211; all\u2019apogeo del Medioevo&#8221;<\/i> (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eredi dell\u2019universalismo romano e cristiano, e nello stesso tempo consapevoli della ricchezza della loro storia sociale e politica, gli italiani oscilleranno sempre fra l\u2019apertura all\u2019universale e l\u2019attenzione al particolare, fra il senso dell\u2019appartenenza nazionale e l\u2019attaccamento alla comunit\u00e0 locale, in una tensione inevitabile ma feconda, finch\u00e9 vissuta con sereno equilibrio. I grandi e i piccoli tasselli del mosaico italiano avranno s\u00ec una logica autonoma di sviluppo, caratterizzata da vicende che non vanno concepite semplicemente come un lungo prologo a una inevitabile unit\u00e0 politica, ma daranno anche vita a una comunanza di cultura e di civilt\u00e0 che trascendeva i singoli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<i>ethos<\/i> italiano, che affonda le sue radici in un\u2019eredit\u00e0 cristiana consapevolmente vissuta e responsabilmente accolta, si dimostrer\u00e0 capace di governare anche le transizioni del Paese nell\u2019epoca della modernit\u00e0 senza perdere il collegamento con le tradizioni e le peculiarit\u00e0 delle diverse Italie (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. La cultura politica preunitaria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nazione italiana, in conformit\u00e0 con questo grande patrimonio di tradizioni storiche e con le sue ricchezze culturali, anche di cultura politica, si \u00e8 organizzata nel tempo in pi\u00f9 strutture statuali, caratterizzate da una mirabile variet\u00e0 istituzionale &#8211; dallo Stato municipale al grande regno, dal principato regionale alla repubblica aristocratica -, che ha fatto dell\u2019Italia un campionario di Stati e, nella misura in cui questi possono essere considerati gli &#8220;abiti&#8221; delle societ\u00e0 storiche (13), destinati soprattutto a proteggerne il retaggio spirituale e culturale, un &#8220;guardaroba di abiti politici&#8221;, il guardaroba politico delle societ\u00e0 storiche affermatesi nella penisola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 facile, vivendo l\u2019esperienza dello Stato moderno, centralista e unitario, rendersi conto della vitalit\u00e0 e dell\u2019autonomia della societ\u00e0 civile, che per molti secoli \u00e8 riuscita a salvaguardare la propria identit\u00e0 &#8211; nonostante continui mutamenti politici o dinastici, quindi continui cambiamenti di &#8220;abito&#8221; &#8211; grazie alla presenza di complesse e articolate reti di rapporti umani, familiari, di clientela, di patronato, che fungevano da canali reali di un potere politico esercitato in forme pi\u00f9 diffuse e variegate di quelle oggi conosciute e che davano vita a una molteplicit\u00e0 di ordinamenti, di consuetudini e di privilegi (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista istituzionale e sociale la struttura portante di queste realt\u00e0 \u00e8 stato per lunghissimo tempo il feudalesimo, che faceva della societ\u00e0 medioevale una societ\u00e0 gerarchica, grazie, da un lato, alla presenza al vertice, come punto di riferimento, del sovrano, e, dall\u2019altro lato, alla catena delle gerarchie feudali. Anche i comuni, frutto della forte ripresa cittadina dopo il Mille, non nascono e non si svolgono in chiave antifeudale, neppure quando giungono a costituirsi in centri di minuscoli Stati, largamente autonomi, anche se inseriti giuridicamente nella struttura feudale del Sacro Romano Impero. La nascita stessa del comune \u00e8 un fenomeno aristocratico, incomprensibile senza la ricchezza di vita e la libert\u00e0 d\u2019azione che connotavano la societ\u00e0 feudale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra il 1300 e il 1500 si assiste al passaggio dal feudalesimo alla signoria &#8211; una realt\u00e0 statuale in cui i ceti dirigenti non sono pi\u00f9 rappresentanti della famiglia o del <i>clan<\/i>, bens\u00ec di una determinata categoria sociale &#8211; nonch\u00e9 a una concentrazione di sovranit\u00e0 nelle mani di principi, detentori di un forte potere politico e militare, che mirano alla sottomissione dell\u2019aristocrazia feudale, gradualmente ridotta a nobilt\u00e0 di corte, e alla limitazione sistematica delle antiche istituzioni di tipo rappresentativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 la svolta signorile, segnata soprattutto dallo sforzo di accentramento delle funzioni pubbliche, abbia chiaro significato assolutistico, gli ordinamenti che si creano allora e che dureranno per secoli, segno appunto della robustezza della costruzione cui si era pervenuti, hanno caratteri ben diversi da quelli dello Stato moderno, che non conosce le articolazioni politiche e le forme di aggregazione caratteristiche invece di quel lungo periodo, dalla fine del Medioevo alla Rivoluzione francese, definito con felice scelta lessicale &#8220;antico regime&#8221; anzich\u00e9 &#8220;et\u00e0 moderna&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli organismi politici preunitari sono caratterizzati dalla presenza di numerose autonomie locali, di giurisdizioni particolari, laboriosamente coordinate, e di intermediazioni personali, cos\u00ec che le formazioni statali a ogni loro passo dovevano fare i conti con la solida presenza, pi\u00f9 che con la sopravvivenza, di gruppi e di istituti saldamente radicati nel territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il particolarismo italiano, dunque, non va inteso solo nel senso geografico e territoriale e neppure soltanto come quel pluralismo di tradizioni e di culture che ha indotto lo storico Giuseppe Galasso ad affermare che <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> la storia della nazione italiana \u00e8 una storia multinazionale e policentrica&#8221;<\/i> (15), ma anche come un dato sociologico, secondo cui la vita politica e sociale ha il suo fondamento nell\u2019attivit\u00e0 di gruppi particolari, anzitutto la famiglia, intesa in un significato non limitato a quello puramente biologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino al 1789 il regime feudale &#8211; anche nella sua versione &#8220;terminale&#8221; d\u2019Ancien R\u00e9gime &#8211; definisce la nazione, cio\u00e8 la societ\u00e0 storica, come riunione di famiglie e fa della famiglia la cellula fondamentale della societ\u00e0 non soltanto sociologicamente ma anche politicamente (16). Con la legislazione formalmente antifeudale del 4 agosto 1789 cambia il protagonista della vita politica, che non \u00e8 pi\u00f9 la famiglia, ma l\u2019individuo; questo mutamento radicale \u00e8 lo specifico politico della Rivoluzione francese, che <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> cancella la famiglia e le differenze interumane come elementi di struttura politicamente rilevanti&#8221;<\/i> (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Dall\u2019Italia &#8220;una&#8221; all\u2019Italia &#8220;unita&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019invasione longobarda dell\u2019anno 568 rompe l\u2019unit\u00e0 politica della penisola e apre la strada a una distinzione fra i territori del Regno italico &#8211; nei quali si svilupperanno le istituzioni feudali appunto di tipo longobardo e fioriranno poi in varia forma e misura le autonomie comunali &#8211; e i territori romano-bizantini, di cui una parte costituir\u00e0 il Patrimonio di San Pietro, mentre l\u2019intero Mezzogiorno e la Sicilia saranno unificati dalla monarchia normanno-sveva, che vi introdurr\u00e0 fra l\u2019altro il sistema feudale &#8220;franco&#8221;; uno sviluppo particolare avranno gli ordinamenti pubblici della Sardegna, divisa inizialmente in quattro giudicati o regni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dom\u00ecni bizantini si frammenteranno ulteriormente in una serie di nuclei locali &#8211; Venezia, il ducato romano, Napoli, Amalfi, Gaeta, Sorrento -, cos\u00ec come il regno longobardo si frazioner\u00e0 in ducati sempre pi\u00f9 autonomi: per tutti l\u2019esempio di Benevento, da cui si staccheranno i principati di Capua e di Salerno. La discesa dei longobardi in Italia rappresenta quindi non solo il momento in cui appare veramente lacerante la rottura del tessuto imperiale romano, ma anche quello in cui emerge, in modo altrettanto netto, un carattere strutturale della storia del Paese, la divisione fra le due Italie: un dualismo permanente, fondato su profonde differenze sociali e culturali, che dopo l\u2019Unit\u00e0 sar\u00e0 affrontato solo in chiave economica, come un problema di sviluppo ineguale, e che riaffiorer\u00e0 negli anni 1943-1945 con la creazione del cosiddetto Regno del Sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da un lato la presenza di innumerevoli nuclei politici e civili si rivela un ostacolo decisivo a ogni politica di egemonia o di unificazione nell\u2019Italia centro-settentrionale, dall\u2019altro lato le singole formazioni s\u2019inseriscono &#8211; in un articolato rapporto di gerarchie e di dipendenze &#8211; nel sistema degli Stati italiani, dove la relazione fra il grande e il piccolo era mediata da un sistema religioso a carattere universale, la Chiesa cattolica, e da un sistema politico a carattere universalistico, il Sacro Romano Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La creazione di pi\u00f9 ampi organismi e il passaggio dallo Stato cittadino a quello regionale, che ha luogo nei secoli XIV e XV mediante la riorganizzazione dei diversi nuclei territoriali, delinea una situazione di stabilit\u00e0, poi sancita dalla pace di Lodi del 1454, che pone fine alla guerra di successione per il Ducato di Milano. Con questo accordo vengono definite le linee di fondo di quell\u2019equilibrio politico che, nonostante il turbine delle guerre del primo Cinquecento, rester\u00e0 pressoch\u00e9 immutato fino all\u2019et\u00e0 napoleonica e che pu\u00f2 essere considerato l\u2019embrione di un assetto confederale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019atto diplomatico fa significativamente seguito la costituzione della Lega Italica, alla quale aderiscono i principali Stati della penisola: il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Firenze, gli Stati della Chiesa e il Regno di Napoli. Da questa data le formazioni statali minori si trovano legate alle maggiori in un sistema dosato di vincoli politici e militari, in una struttura flessibile, suscettibile di lacerazioni e di squilibri, ma capace di comprendere in un unico sistema il composito mondo politico italiano, condotto al massimo di unificazione possibile, nella rafforzata consapevolezza di una &#8220;comunit\u00e0 di destini&#8221; della nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il predominio esercitato dalla monarchia spagnola nei secoli XVI e XVII contribuisce a fare dell\u2019Italia un\u2019area politica omogenea, uno spazio unitario comprendente Roma, Napoli, Palermo, Milano, Genova, Firenze e le capitali dei ducati padani, e caratterizzato da forme di integrazione dei principi e dei signori italiani, dalla circolazione delle carriere di magistrati e di uomini di governo, dal movimento di capitali, di idee e di progetti politici (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al servizio della Santa Sede, della monarchia spagnola e del Sacro Romano Impero, le case regnanti, i ceti dirigenti, i condottieri e i soldati italiani serviranno per secoli la Cristianit\u00e0 a diverso titolo fin nelle aree pi\u00f9 lontane. Pertanto non \u00e8 giustificato l\u2019uso ideologico del termine &#8220;decadenza&#8221; con riferimento a quel periodo della storia d\u2019Italia che va dall\u2019invasione francese del 1494 al Risorgimento: <i>&#8220;Solo se si assume del tutto arbitrariamente che lo Stato nazionale rappresenti un modello di organizzazione al quale ogni popolo deve aspirare <\/i>&#8211; osserva Eric Voegelin (1901-1985) &#8211;<i>, solo in questo caso il mancato raggiungimento di questo obiettivo da parte dell\u2019Italia in quel periodo critico pu\u00f2 essere considerato come una particolare debolezza&#8221;<\/i> (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019amore alla religione tradizionale e l\u2019attaccamento all\u2019ordine politico e sociale costituitosi in un ambiente docile all\u2019influsso del cattolicesimo penetrano cos\u00ec profondamente nella cultura popolare che alla fine del secolo XVIII solo pochi &#8220;illuminati&#8221; accolgono con entusiasmo la Rivoluzione francese. Il fenomeno dell\u2019Insorgenza, vale a dire la reazione spontanea, fisiologica, all\u2019inoculamento nel corpo sociale dei virus provenienti da Oltralpe &#8211; reazione avente sempre gli stessi caratteri in presenza di popolazioni differenti, rette da istituzioni diverse, situate in contesti geoeconomici non uniformi &#8211; \u00e8 un\u2019ulteriore prova dell\u2019esistenza della nazione italiana, con un suo profilo ben delineato e una sua cultura specifica (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, dopo la fine coatta del Sacro Romano Impero nel 1806, su pressione napoleonica, la politica diventa puro equilibrio di forze e la competizione fra i vari Stati mette in pericolo la sopravvivenza delle piccole realt\u00e0 statuali della penisola. Alla sfida rappresentata dai mutamenti intervenuti nel contesto internazionale avrebbe costituito risposta adeguata una struttura confederale, una federazione di Stati, cio\u00e8 un abito ritagliato su misura, che fosse adeguato alla mutata situazione e assicurasse il rispetto dell\u2019antica personalit\u00e0 dei popoli d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un compromesso fra l\u2019unitarismo dei mazziniani, che rinunciano alla pregiudiziale repubblicana, le aspettative dei moderati, i quali abbandonano i metodi graduali e pacifici utilizzati fino ad allora, e le mai sopite ambizioni egemoniche, di natura soprattutto territoriale, del Regno di Sardegna, si giunge all\u2019unificazione forzata, compiuta nel 1860 e ufficializzata l\u2019anno seguente con la proclamazione del Regno d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imposizione di un abito inadeguato causa al corpo sociale i gravi disagi di cui soffre tuttora e disperde una parte rilevante delle inestimabili ricchezze culturali della nazione, come noter\u00e0 lo scrittore russo F\u00ebdor Michajlovic&#8217; Dostoevskij (1821-1881): <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> per duemila anni l\u2019Italia ha portato in s\u00e9 un\u2019idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un\u2019idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l\u2019idea dell\u2019unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un\u2019idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l\u2019arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma \u00e8 stato proprio cos\u00ec?) ma che cosa \u00e8 venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l\u2019Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? \u00c8 sorto un piccolo regno di second\u2019ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, <\/i>[&#8230;]<i> un regno soddisfatto della sua unit\u00e0, che non significa letteralmente nulla, un\u2019unit\u00e0 meccanica e non spirituale (cio\u00e8 non l\u2019unit\u00e0 mondiale di una volta) e per di pi\u00f9 pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second\u2019ordine. Ecco quel che ne \u00e8 derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!&#8221;<\/i> (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, inoltre, patir\u00e0 un violento attacco al suo <i>ethos<\/i> da parte di forze intese a costruire un potere culturale, quindi anche religioso, da contrapporre al potere spirituale della Chiesa stessa (22). Queste forze, per\u00f2, bench\u00e9 dotate di tutti i mezzi propagandistici e pedagogici dello Stato moderno e sulla distanza di ormai quasi un secolo e mezzo, non sono riuscite a realizzare tale proposito, pur determinando un esito certamente confusionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi residua la nazionalit\u00e0 spontanea che &#8211; in una fase caratterizzata da un abbassamento del rilievo del momento territoriale, in cui il rapporto fra uomo e uomo \u00e8 destinato a diventare di nuovo primario &#8211; va rivestita in modo adeguato. Infatti, il superamento dello Stato burocratico e accentratore non implica soltanto la demistificazione dell\u2019idea di nazione affermatasi negli ultimi due secoli, ma anche <i>&#8220;<\/i>[&#8230;]<i> la rinascita, o il rinvigorimento, delle nazionalit\u00e0 spontanee che lo Stato nazionale soffoca o riduce a strumenti ideologici al servizio del potere politico, e quindi il ritorno di quegli autentici valori comunitari di cui l\u2019ideologia nazionale si \u00e8 appropriata trasformandoli in sentimenti gregari&#8221;<\/i> (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; color: blue; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Note<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>* <\/strong>Relazione, riveduta e annotata, tenuta al convegno <i>Le insorgenze anti-giacobine, il problema dell\u2019identit\u00e0 nazionale e la &#8220;morte della patria&#8221;. Spunti per una rinascita della &#8220;nazione spontanea&#8221;<\/i>, organizzato dall\u2019ISIN, l\u2019Istituto per la Storia delle Insorgenze, in collaborazione con Alleanza Cattolica, <i>Cristianit\u00e0<\/i> e la Regione Lombardia Settore Trasparenza e Cultura, e svoltosi a Milano il 26 ottobre 1997.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(1) Werner Kaegi, <i>Meditazioni storiche<\/i>, trad. it., Laterza, Bari 1960, pp. 36-37.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(2) Mario Albertini, <i>Idea nazionale e ideali di unit\u00e0 supernazionali in Italia dal 1815 al 1918<\/i>, in <i>Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia<\/i>, Marzorati, Milano 1961, vol. <\/span><span lang=\"DE\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: DE;\">II, pp. 671-728 (p. 676).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(3) Cfr. Georg Simmel (1858-1918), <i>Sociologia<\/i>, con un\u2019introduzione di Alessandro Cavalli, cap. VI, <i>L\u2019intersezione di cerchie sociali<\/i>, trad. it., Comunit\u00e0, Milano 1989, pp. 347-391.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(4) Francesco Rossolillo, voce <i>Nazione<\/i>, in <i>Dizionario di politica<\/i>, diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino, TEA, Milano 1990, pp. 675-679 (p. 675).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(5) Guido De Ruggiero (1888-1948), <i>Storia del liberalismo europeo<\/i>, Laterza, Roma-Bari 1995, p. 15.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(6) Jean-Luc Chabot, <i>Il nazionalismo<\/i>, trad. it., Mondadori, Milano 1995, p. 26.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(7) Federico Chabod, <i>L\u2019idea di nazione<\/i>, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 61.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(8) Immanuel Wallerstein, <i>L\u2019epoca dell\u2019antistato<\/i>, intervista a cura di Francesca Pierantozzi, in <i>Il Risorgimento imperfetto. Perch\u00e9 da Cavour siamo arrivati a Bossi<\/i>, liberal, Roma 1997, pp. 169-180 (p. 174).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(9) F. Rossolillo, <i>voce cit<\/i>., p. 675.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(10) Giovanni Paolo II, Meditazione con i Vescovi italiani presso la tomba dell\u2019Apostolo Pietro, del 15-10-1994, in <i>Insegnamenti di Giovanni Paolo II<\/i>, vol. <\/span><span lang=\"DE\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: DE;\">XVII, 1, pp. 703-710 (p. 705).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(11) Giovanni Cantoni, <i>Un\u2019arrogante pretesa da &#8220;laico&#8221;: &#8220;La Chiesa deve chiedere scusa di Bossi al popolo italiano&#8221;!<\/i>, in <i>Cristianit\u00e0<\/i>, anno XXV, n. 270, ottobre 1987, pp. 3-4 (p. 3).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(12) Cfr. Massimo Introvigne, <i>L\u2019&#8221;ethos&#8221; italiano e lo spirito del federalismo<\/i>, con una presentazione di Pierferdinando Casini, Gruppo Parlamentare Centro Cristiano Democratico, Camera dei Deputati-Di Giovanni, San Giuliano Milanese (Milano) 1995.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(13) Cfr. G. Cantoni, <i>Metamorfosi del socialcomunismo: dal relativismo totalitario al relativismo democratico<\/i>, in <i>Cristianit\u00e0<\/i>, anno XXV, n. 261-262, gennaio-febbraio 1997, pp. 15-21, nn. 4 e 9, pp. 15-17.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(14) Cfr. AA.VV., <i>Origini dello Stato. Processi di formazione statale in Italia fra medioevo ed et\u00e0 moderna<\/i>, a cura di Giorgio Chittolini, Anthony Molho e Pierangelo Schiera, Il Mulino, Bologna 1994; e G. Chittolini, <i>Introduzione<\/i> a Idem (a cura di), <i>La crisi degli ordinamenti comunali e le origini dello stato del Rinascimento<\/i>, il Mulino, Bologna 1979, pp. 7-50.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(15) Giuseppe Galasso, <i>Lo Stato e la Nazione: alcune premesse per un esame del caso italiano<\/i>, in Sergio Bertelli (a cura di),<i> La chioma della vittoria. Scritti sull\u2019identit\u00e0 degli italiani dall\u2019Unit\u00e0 alla seconda Repubblica<\/i>, Ponte alle Grazie, Firenze 1997, pp. 14-34 (p. 29); cfr. anche Idem, <i>L\u2019Italia come problema storiografico<\/i>, vol. I di Idem (a cura di), <i>Storia d\u2019Italia<\/i>, UTET, Torino 1979, soprattutto pp. 135-150.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(16) Cfr. Otto Brunner (1898-1982), <i>Per una nuova storia costituzionale e sociale<\/i>, trad. it., Vita e Pensiero, Milano 1970, pp. 75-116 e 133-164.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(17) G. Cantoni, <i>L\u2019abolizione del &#8220;regime feudale&#8221; come specifico politico della Rivoluzione francese<\/i>, estratto da <i>Atti della Societ\u00e0 Italiana di studi araldici&#8221;. 6\u00b0 Convivio. Agazzano <\/i>[Piacenza]<i> 17 Giugno 1989<\/i>, p. 4; cfr. anche Idem, <i>L\u2019ultima intervista di Fran\u00e7ois Furet: un contributo per ostacolare il futuro dell\u2019illusione<\/i>, in <i>Cristianit\u00e0<\/i>, anno XXV, n. 270, ottobre 1987, pp. 19-22.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(18) Cfr. Angelantonio Spagnoletti, <i>Pr\u00ecncipi italiani e Spagna nell\u2019et\u00e0 barocca<\/i>, Bruno Mondadori, Milano 1996.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(19) Eric Voegelin, <i>La &#8220;Scienza nuova&#8221; nella storia del pensiero politico<\/i>, trad. it., Alfredo Guida, Napoli 1996, p. 27.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(20) Cfr., in primo accostamento, Giacomo Lumbroso (1897-1944), <i>I moti popolari contro i francesi alla fine del secolo XVIII (1796-1800)<\/i>, Minchella, Milano 1997, con una premessa di Oscar Sanguinetti che fa stato della problematica storica e storiografica; e Francesco Mario Agnoli, <i>Guida introduttiva alle insorgenze contro-rivoluzionarie durante il dominio napoleonico (1796-1815)<\/i>, Mimep-Docete, Pessano (Milano) 1996.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(21) F\u00ebdor Michajlovic&#8217; Dostoevskij, <i>Diario di uno scrittore<\/i>, ed. it. a cura di Ettore Lo Gatto, Sansoni, Firenze 1981, <i>1877, Maggio-Giugno<\/i>, capitolo secondo, pp. 925-926.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(22) Cfr. G. Cantoni, <i>L\u2019Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione<\/i>, saggio introduttivo a Plinio Corr\u00eaa de Oliveira (1908-1995), <i>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione<\/i>, 3a ed. it. accresciuta, Cristianit\u00e0, Piacenza 1977, pp. 7-50; e Idem, <i>Un\u2019arrogante pretesa da &#8220;laico&#8221;: &#8220;La Chiesa deve chiedere scusa di Bossi al popolo italiano&#8221;!<\/i>, cit.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"><span style=\"color: #000000;\">(23) F. Rossolillo, <i>voce<\/i> <i>cit<\/i>., p. 67<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Cristianit\u00e0 n. 273-274 (1998) di Francesco Pappalardo 1. Le nazionalit\u00e0 spontanee &#8220;La storiografia dell\u2019Ottocento e del Novecento\u00a0&#8211; ha scritto lo storico svizzero Werner Kaegi (1901-1979) &#8211; [&#8230;] \u00e8 sempre dominata da un concetto fondamentale di origine non puramente storica, ma di filosofia della storia, mezzo biologico e mezzo filologico: il concetto di nazione. 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