{"id":969,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-14T11:27:06","modified_gmt":"2016-06-14T09:27:06","slug":"origine-e-significato-delle-istituzioni-rappresentative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/origine-e-significato-delle-istituzioni-rappresentative\/","title":{"rendered":"Origine e significato delle istituzioni rappresentative"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-34596 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Parlamento.jpg\" alt=\"Parlamento\" width=\"267\" height=\"189\" \/>Nel &#8220;[&#8230;] clima di &#8220;crisi&#8221; che attualmente investe [&#8230;] le istituzioni pubbliche [&#8230;] sulle quali la convivenza umana si fonda&#8221;<i> (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla prima sessione della Conferenza permanente del Ministero dell\u2019Interno della Repubblica Italiana su <\/i>La cultura della legalit\u00e0<i>, dell\u20198-7-1991, n. 1, in <\/i>L\u2019Osservatore Romano<i>, 8\/9-7-1991), il sesto e ultimo capitolo dell\u2019opera <\/i>Da representa\u00e7\u00e3o pol\u00edtica<i>, Saraiva, San Paolo 1972, pp. 111-133. <\/i>La traduzione \u00e8 redazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><strong>Cristianit\u00e0<\/strong>\u00a0n. 213-214 (1993)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">[&#8220;Sulla rappresentanza politica&#8221; VII]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><strong>Jos\u00e9 Pedro Galv\u00e3o de Sousa<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><strong>La Costituzione inglese e il principio rappresentativo<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo aver preso in esame, nei capitoli precedenti, i diversi aspetti della rappresentanza politica &#8211; da quello <i>&#8220;esistenziale&#8221;<\/i> a quello <i>&#8220;trascendente&#8221;<\/i>, per usare il linguaggio di Eric Voegelin -, e dopo aver fatta la distinzione fra istituzioni rappresentative e governo rappresentativo, concentriamoci ora sull\u2019origine e sul significato di queste istituzioni. In questo modo potremo concludere con un parallelo fra il governo rappresentativo tradizionale e i governi rappresentativi moderni<\/p>\n<p align=\"justify\">Questi ultimi si sono costituiti in Europa e in America a partire dall\u2019indipendenza degli Stati Uniti e dalla Rivoluzione francese, sotto la marcata influenza dei princ\u00ecpi che hanno ispirato il movimento rivoluzionario del 1789. Ma la tradizione rappresentativa risale a epoche molto precedenti. Si tratta di un prodotto tipico del Medioevo europeo, che l\u2019ha trasmesso al mondo moderno. \u00c8 sorta nelle condizioni peculiari all\u2019organizzazione politica della societ\u00e0 di ceti di quei tempi. Eclissatasi &#8211; come abbiamo visto &#8211; nell\u2019epoca delle monarchie assolute, \u00e8 sopravvissuta in Inghilterra, dove lente trasformazioni hanno dato al sistema rappresentativo il carattere attuale di governo rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Generalmente si indica l\u2019Inghilterra come culla di questo sistema. Perci\u00f2 Adh\u00e9mar Esmein, studiando la costituzione inglese come <i>&#8220;un elemento della libert\u00e0 moderna&#8221;<\/i>, fa la storia del principio rappresentativo limitandosi al suo svolgimento nel diritto britannico (1).<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma non bisogna dimenticare che lo stesso principio era gi\u00e0 stato delineato nella Spagna visigotica e che, senza ombra di dubbio, trov\u00f2 per la prima volta la sua piena realizzazione nei regni della penisola iberica, con la partecipazione dell\u2019elemento popolare nelle assemblee rappresentative.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il fatto che il prestigio raggiunto dall\u2019Inghilterra nella storia del regime rappresentativo abbia oltrepassato quello di altri popoli, \u00e8 perfettamente spiegabile, posta la circostanza gi\u00e0 indicata: mentre tale regime si debilitava negli altri paesi, continuava a felicemente vigente nell\u2019isola sulla Manica. Subito dopo la conquista normanna, vi abbiamo visto l\u2019unione dell\u2019aristocrazia con il popolo, per impedire il rafforzamento eccessivo del potere regale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Poich\u00e9 ha mantenuto il potere nei limiti derivanti dall\u2019influenza esercitata dall\u2019alta nobilt\u00e0 e dalla <i>gentry<\/i> &#8211; dal canto suo legata alle popolazioni delle citt\u00e0 -, l\u2019Inghilterra \u00e8 riuscita a passare oltre l\u2019assolutismo monarchico, diversamente da quanto accaduto in Francia, dove, unendosi alla classe popolare, il re faceva prevalere la sua autorit\u00e0 sui potenti signori feudali, soggiogati a poco a poco, mentre la monarchia procedeva verso l\u2019assolutismo e verso la centralizzazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo stato di cose si rifletteva sul sistema rappresentativo, al punto che &#8211; com\u2019\u00e8 stato ricordato nel capitolo precedente &#8211; gli Stati Generali, convocati nel 1789, erano a riposo da oltre centosettant\u2019anni, mentre le due Camere del Parlamento inglese conservavano inamovibilmente la loro continuit\u00e0, dopo essersi assicurate una preponderanza politica a partire dal 1688, anno della cosiddetta Gloriosa Rivoluzione<\/p>\n<p align=\"justify\">In Inghilterra, la nobilt\u00e0 feudale e la classe media si erano unite di fronte al potere regale, elemento di oppressione per entrambe. Ne risult\u00f2 una progressiva limitazione di questo potere, le cui prerogative vennero a poco a poco ridotte. In Francia, in un modo diverso, esso arriv\u00f2 a sentirsi sempre pi\u00f9 libero dalle limitazioni che ne condizionavano l\u2019azione nei primi tempi, servendosi dell\u2019appoggio della classe media borghese e riuscendo a imporsi in un modo incontrastabile a molti di quei signori feudali, che in altri tempi giungevano a fargli ombra.<\/p>\n<p align=\"justify\">Perci\u00f2 Adh\u00e9mar Esmein conclude: <i>&#8220;L\u2019Inghilterra, dopo la conquista normanna, cominci\u00f2 a essere monarchia quasi assoluta, e forse per questo si convert\u00ec, nel secolo XVII, in monarchia rappresentativa. La Francia feudale cominci\u00f2 con una regalit\u00e0 quasi completamente impotente, e probabilmente per questo, nel secolo XVII, fin\u00ec nella monarchia assoluta&#8221;<\/i> (2).<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando, sul continente europeo, le monarchie entravano nell\u2019et\u00e0 dell\u2019assolutismo, a causa dell\u2019impoverimento e perfino del collasso delle istituzioni rappresentative, queste raggiungevano in Inghilterra un\u2019espressione molto pi\u00f9 vigorosa, in una fase di passaggio verso un regime di autentico governo rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto questo ha contribuito a dare a tale paese il prestigio di cui gli autori francesi, dopo Charles de Secondat, barone di La Br\u00e8de e di Montesquieu, sono stati i grandi strumenti. Nato dalla tradizione britannica e poi trasferito su un piano di sistematizzazione dottrinale nella Francia rivoluzionaria, il governo rappresentativo, nelle sue versioni moderne, \u00e8 frutto di questa doppia origine, l\u2019una empirica e a base storica, l\u2019altra teorica e intrisa di astrattismo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma le istituzioni rappresentative, nelle loro prime modalit\u00e0, erano fiorite molto prima. Ascoltiamo in proposito quanto ci dice uno degli autori che ha studiato meglio l\u2019argomento.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>2. Da Tacito a Charles de Secondat, barone di La Br\u00e8de e di Montesquieu, e a Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Ministro di un governo rappresentativo e storico, Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot scrisse sulle origini della rappresentanza politica in Europa due volumi, che riassumono tutta la materia delle lezioni tenute in un corso sull\u2019argomento fra il 1820 e il 1822. L\u2019illustre scrittore aveva allora lasciato la vita pubblica, dopo aver contribuito all\u2019instaurazione di del governo rappresentativo in Francia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vedendo cadere nell\u2019ostracismo uomini che condividevano la sua prospettiva politica e che si battevano per la causa che aveva servito, cerc\u00f2 di rafforzare, fra i suoi concittadini, la credenza nelle virt\u00f9 di un regime, nel quale vedeva la protezione delle libert\u00e0 allora in pericolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si presti attenzione al titolo dell\u2019opera, frutto non soltanto delle convinzioni politiche dell\u2019autore, ma anche della sua propensione per gli studi storici: <i>Histoire des origines du gouvernement repr\u00e9sentatif et des institutions politiques de l\u2019Europe depuis le d\u00e9but de l\u2019Empire romain jusqu\u2019au XIV\u00e8me si\u00e8cle<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Basta aver presente l\u2019epoca scelta dall\u2019autore per le sue ricerche &#8211; per altro, un lungo periodo di nove secoli &#8211; per concludere immediatamente che l\u2019opera si interessa delle istituzioni rappresentative, che si sono sviluppate in diversi paesi in questo periodo, e non propriamente del governo rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se \u00e8 vero che, nel secondo volume, tutto dedicato all\u2019Inghilterra, analizza istituzioni e avvenimenti politici nei quali si pu\u00f2 vedere l\u2019origine remota del governo rappresentativo pi\u00f9 tardi istituito in tale paese, di fatto Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot non va oltre il secolo XV, arrivando fino alla guerra delle Due Rose e al dispotismo dei Tudor, che arrest\u00f2 la marcia del sistema rappresentativo nel regno insulare, ripresa con forza nel secolo seguente. E l\u2019autore chiude mostrando che la <i>&#8220;grande rivoluzione&#8221;<\/i> nello stato della societ\u00e0, sotto Carlo I, <i>&#8220;determin\u00f2 la rivoluzione politica che, dopo centocinquant\u2019anni di lotta, fond\u00f2 finalmente in Inghilterra il governo rappresentativo&#8221;<\/i> (3).<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa conclusione di Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot \u00e8 decisamente significativa, perch\u00e9 conferma la distinzione fra governo rappresentativo e istituzioni rappresentative. Anche se in Inghilterra tali istituzioni esistevano dal Medioevo e le procedure in uso derivavano dalla regalit\u00e0 sassone, non si pu\u00f2 per\u00f2 parlare di governo rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto quanto \u00e8 stato scritto, da Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot e da altri storici o giuristi, sulla rappresentanza politica fra i popoli germanici primitivi e nei regni medioevali, riguarda le istituzioni che realizzarono il <i>principio rappresentativo<\/i>, senza che vi sia stata ancora la definitiva strutturazione di un <i>governo rappresentativo<\/i>. Indubbiamente Charles de Secondat, barone di La Br\u00e8de e di Montesquieu, esagerava dicendo, nel capitolo VI del libro XI di <i>De l\u2019Esprit des Lois<\/i>, che le pagine di Tacito sui costumi dei germani ci mostrano da dove gli inglesi hanno tratto l\u2019idea del loro governo. <i>&#8220;Ce beau syst\u00e8me a \u00e9t\u00e9 trouv\u00e9 dans les bois&#8230;&#8221;<\/i> era una frase propria dello stile tanto apprezzato dell\u2019importantissimo scrittore, ma che non corrisponde esattamente alla verit\u00e0 storica.<\/p>\n<p align=\"justify\">In epoche tanto remote non possiamo trovare un governo rappresentativo nel significato moderno dell\u2019espressione, e neppure un sistema di istituzioni rappresentative perfettamente strutturato. Inoltre, fra i popoli germanici potrebbero essere segnalate tanto procedure di un\u2019incipiente rappresentanza politica, quanto della democrazia diretta, dal momento che le assemblee si esprimevano sugli argomenti comuni ma importanti alla presenza di tutti gli uomini validi (4).<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019organizzazione politica dei popoli dell\u2019antica Germania, descritta da Tacito, superava gi\u00e0 i limiti della vita tribale. Ma le assemblee popolari erano lontane dal poter essere paragonate, per esempio, ai comizi organizzati di Grecia o di Roma. Gli uomini presenti si limitavano ad ascoltare le proposte del re oppure dei capi, rispondendo, con un mormorio nel caso le rifiutassero, oppure con un rumore di armi, per manifestare la loro approvazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il re non poteva intraprendere nulla senza l\u2019assenso dei sacerdoti, che traevano gli auspici, e dei capi militari, dai quali dipendevano i guerrieri o uomini liberi. Quindi doveva consultarli, dal momento che essi costituivano una sorta di senato aristocratico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nelle assemblee, secondo la descrizione di Numa-Denis Fustel de Coulanges, possiamo immaginare due gruppi precisamente differenziati. Nella piana sta la massa dei guerrieri, e su un\u2019altura oppure su un piano sopraelevato si trovano riuniti il re, i sacerdoti e i grandi del regno. Queste piccole assemblee deliberano anticipatamente, mentre l\u2019assemblea maggiore si limita a dare il proprio assenso o la propria disapprovazione. Tacito nota con assoluta chiarezza che gli affari erano realmente discussi fra il re e i capi (5).<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi, il sistema rappresentativo, come si \u00e8 realizzato nel Medioevo, non ebbe nessuna derivazione diretta dalle istituzioni germaniche e non giunse, nelle sue prime manifestazioni, a costituire un autentico governo rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>3. Origini remote<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Fra le <i>&#8220;istituzioni politiche dell\u2019Europa&#8221;<\/i>, cui fa riferimento l\u2019opera di Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot, cio\u00e8 le istituzioni prese in esame dall\u2019autore <i>&#8220;dalla caduta dell\u2019impero romano&#8221;<\/i>, vi erano gi\u00e0 alcuni elementi utili come punto di partenza per giungere, pi\u00f9 tardi, a un sistema organico di rappresentanza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sistema, nel suo significato etimologico, \u00e8 un insieme armonico di elementi concatenati con una coerenza interna, cos\u00ec che si pu\u00f2 parlare di princ\u00ecpi coordinati in modo da costituire un corpo di dottrina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le istituzioni rappresentative sono venute sorgendo in modo spontaneo, nascendo dalle circostanze del tempo e per soddisfare le necessit\u00e0 pratiche. All\u2019inizio non vi \u00e8 stata l\u2019intenzione di creare un sistema politico n\u00e9 di pianificare un regime di governo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra gli elementi rudimentali di un sistema organico costituito posteriormente si trovava la <i>Curia regis<\/i>, consiglio nel quale il re riuniva elementi accreditati nella societ\u00e0 del tempo, per farsi illuminare circa la situazione del regno e le misure da prendere. In tempi pi\u00f9 lontani, le assemblee dei popoli germanici sono evocate da alcuni autori come origine remota del sistema rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando la vecchia eptarchia anglosassone si un\u00ec in un solo regno, cominci\u00f2 a esistere un\u2019assemblea generale, la <i>Witenagemot<\/i>, della quale facevano parte i magnati del regno. Circa la natura di questa istituzione sono state date diverse interpretazioni, e Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot pensa che in essa non vi era nessuna idea di rappresentanza, perch\u00e9 quanti avevano diritto di partecipare a tali riunioni vi si presentavano solamente a titolo personale &#8211; vescovi e abati, duchi e conti -, bench\u00e9 le deliberazioni fossero prese <i>&#8220;coram proceribus aliorumque fidelium infinita multitudine&#8221;<\/i> (6).<\/p>\n<p align=\"justify\">Edward A. Freeman giunge a sostenere che questa costituzione sociale e politica non \u00e8 soltanto patrimonio della razza teutonica, ma di tutta la famiglia ariana. Nell\u2019entusiasmo di poter far risalire le istituzioni rappresentative inglesi a tempi cos\u00ec remoti, giunge al punto di affermare che la Camera dei Lord non solo deriva dal Witenagemot, ma \u00e8 lo stesso Witenagemot. Ma egli stesso riconosce che nessun documento antico ci fornisce un\u2019esposizione chiara e autentica circa che cosa sia stata la costituzione della citata assemblea (7).<\/p>\n<p align=\"justify\">Il fatto \u00e8 che la rappresentanza, in Inghilterra come negli altri regni medioevali dell\u2019Europa, bench\u00e9 presenti analogie con le istituzioni o le procedure dei germani primitivi, \u00e8 nata da situazioni specifiche del quadro politico di un\u2019epoca (8).<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel caso della rappresentanza politica \u00e8 accaduto la stessa cosa che con il regime corporativo. Si sono costituiti entrambi in paesi diversi, senza una pianificazione preventiva, derivando dal perseguimento di obbiettivi pratici, dai costumi, dal diritto storico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Solamente molti anni dopo lo sviluppo delle istituzioni hanno cominciato a fare la loro comparsa le prime elaborazioni teoriche del sistema. E spesso si tratta di autori di un\u2019epoca molto posteriore, che, piegati sui fatti di un\u2019epoca remota e riflettendo sulle esperienze realizzate, ci danno una visione delle istituzioni di tali tempi in un corpo dottrinale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di questo genere sono la <i>Teoria das Cortes Gerais<\/i>, contenuta nelle <i>Memorias<\/i> del 2\u00b0 Visconte di Santar\u00e9m e rielaborata, con le prospettive di un uomo del secolo XX, da Antonio Sardinha; la <i>Teoria das Cortes nos reinos de Leao e Castela<\/i>, scritta da Martinez Marina con i criteri di un liberale del secolo XIX; le magnifiche sintesi del regime tradizionale in Spagna di Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola, di Rafael Gambra Ciudad e di Marcial Solana; la classica opera di Otto von Gierke <i>Das deutsche Genossenschaftsrecht<\/i>; i volumi dei fratelli Robert W. e Alexander J. Carlyle, che fanno in modo magnifico la storia delle idee politiche del Medioevo; oppure i solidi studi di Otto Hintze sulla costituzione per ceti e la rappresentanza politica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si deve notare che gli uomini del Medioevo non conoscevano l\u2019ideologia, nel senso cui siamo abituati oggi. Il diritto si formava e si sviluppava sul piano delle esperienze collettive, senza uniformizzazioni derivanti da rigide direttive dottrinali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di tutto questo si deve tener conto in un confronto delle istituzioni rappresentative medioevali con quelle moderne.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>4. I Concili di Toledo<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La struttura politica dei popoli dell\u2019Europa, nell\u2019epoca feudale, ebbe come base la costituzione della societ\u00e0 divisa in stati od ordini, chiamati in Francia i tre &#8220;stati&#8221; e in Portogallo gli &#8220;stati&#8221; o &#8220;bracci&#8221; del regno. Queste categorie sociali servirono da base sulla quale si elev\u00f2 l\u2019edificio del regime rappresentativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo la caduta di Roma e con l\u2019invasione dei germani &#8211; come sarebbe successo pi\u00f9 tardi, quando saraceni, ungari e normanni avrebbero iniziato a devastare regioni europee -, si ruppero i legami sociali e, a causa dell\u2019assenza dell\u2019autorit\u00e0, le lotte private si moltiplicarono, fra individui, famiglie e citt\u00e0. In mezzo al disordine generalizzato e alla mancanza di sicurezza, spesso gli uomini si trovavano senza neppure un magistrato davanti al quale dare soluzione alle proprie liti. Allora ricorrevano alle autorit\u00e0 ecclesiastiche, le uniche sopravviventi, attribuendo loro la funzione di arbitro in questioni di diritto civile. Dopo la costituzione delle nuove monarchie, i re trovavano presso i dignitari della Chiesa e i chierici consiglieri dotati di prudenza e di cultura, e si avvalevano della loro consulenza.<\/p>\n<p align=\"justify\">In Spagna, sotto la dominazione dei visigoti &#8211; e, pi\u00f9 tardi, nei regni della Reconquista -, la preponderanza del clero era accentuata. Gama Barros ricorda che il codice visigotico, cio\u00e8 il <i>Forum Iudicum<\/i>, elaborato sotto questa influenza, introdusse l\u2019opera dei sacerdoti in un grande numero di atti civili (9). A partire dalla conversione di Recaredo, la societ\u00e0 romano-gotica fu guidata in questo modo, dal momento che la stessa predominanza continuava nei nuclei che, dopo l\u2019occupazione araba, vennero formando nuovi regni nella parte settentrionale della penisola (10). I ministri della Chiesa esercitavano anche la giurisdizione civile, e i vescovi svolgevano la funzione di giudici d\u2019appello nelle province pi\u00f9 lontane (11).<\/p>\n<p align=\"justify\">I Concili di Toledo mostrano abbondantemente l\u2019influenza del clero, bench\u00e9, d\u2019altra parte, significassero l\u2019interferenza del potere civile negli affari della Chiesa. All\u2019inizio si tratt\u00f2 di assemblee esclusivamente ecclesiastiche che, dopo Recaredo, acquisirono un carattere misto. A esse prendevano parte magistrati e signori, membri dell\u2019Ufficio palatino designati dal sovrano, posto che i laici presenti dovevano trattare soltanto affari relativi all\u2019ordine civile e politico. Il re esercitava le facolt\u00e0 legislative degli imperatori. Dalla sua autorit\u00e0 emanavano le <i>leges<\/i>, <i>constitutiones<\/i>, <i>sanctiones<\/i> o <i>sententiae<\/i>, al cui proposito gli storici non riescono a distinguere con precisione fra queste modalit\u00e0 di norma giuridica. La legislazione era legata alla persona del sovrano, che ascoltava, nelle materie di maggiore importanza, gli elementi rappresentativi della comunit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di fronte all\u2019opera dei Concili di Toledo, Lord John Emerich Edward Dalberg Acton afferma che tali assemblee &#8220;diedero alla Spagna la struttura del suo regime parlamentare, il pi\u00f9 antico del mondo&#8221; (12). Ma non vi \u00e8 continuit\u00e0 fra i Concili e le prime Cortes. Dissolte le istituzioni dei visigoti, nella penisola iberica, subito dopo l\u2019invasione dei mori, le assemblee rappresentative costituite posteriormente nei regni cristiani, nella parte settentrionale della penisola, sarebbero nate nuove condizioni sociali, nelle quali l\u2019influenza della nobilt\u00e0 militare diventava pi\u00f9 forte e in cui anche il popolo delle citt\u00e0 avrebbe avuto la sua parola da dire.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">5. La rappresentanza nel quadro del feudalesimo<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il regime feudale nacque dalle circostanze specifiche di quel periodo di incertezze e di insicurezza, nel quale le contese private dissolvevano i legami sociali. Fu il mezzo per restaurare, in forme nuove, l\u2019autorit\u00e0, per ristabilire la pace e per ridare a tutti, per quanto possibile, la sicurezza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il rapporto di sovranit\u00e0 e di vassallaggio, caratteristico del feudalesimo, si riflette nelle relazioni fra il re e i sudditi. Il carattere contrattuale di tali relazioni si trova gi\u00e0 nel giuramento di fedelt\u00e0 dei tempi della regalit\u00e0 franca. Per altro, questo giuramento era praticato presso altri popoli germanici, come i visigoti, gli ostrogoti e i longobardi. Carlo il Calvo, nell\u2019843, l\u2019anno del Trattato di Verdun &#8211; con il quale aveva ricevuto parte dell\u2019Impero di Carlo Magno &#8211; si predisponeva al feudalesimo quando, a Coulaines, alla presenza dei grandi signori laici ed ecclesiastici, assumeva l\u2019impegno formale di procedere secondo ragione e secondo equit\u00e0, e di concedere a ciascuno, <i>&#8220;qualunque fosse il suo ordine o la sua dignit\u00e0, il diritto di conservare la propria legge&#8221;<\/i> (13). Quindi, il giuramento di fedelt\u00e0 diventava reciproco. Giuravano i sudditi e giurava anche il re, cos\u00ec che il contratto diventava da unilaterale a sinallagmatico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa reciprocit\u00e0 di obblighi fu molto accentuata nella concezione del potere regale delle organizzazioni politiche che sorsero nella penisola iberica quando, scomparsa la monarchia visigotica, a causa dell\u2019invasione musulmana, si formarono nuovi regni. Cos\u00ec, il sovrano aragonese, al momento dell\u2019intronizzazione, giurava di mantenere i diritti acquisiti e riceveva il giuramento di fedelt\u00e0 prestato dalle Cortes.<\/p>\n<p align=\"justify\">Prima dell\u2019unione alla Corona di Aragona, la Contea di Barcellona aveva la stessa pratica, dal momento che il principe giurava davanti alle Cortes di rispettare gli <i>Usatges<\/i>, le Costituzioni delle Cortes Generali, i privilegi, gli usi e i costumi. Relativamente al Portogallo, M. A. Coelho da Rocha avanza l\u2019ipotesi che il duplice giuramento che si prestava in occasione dell\u2019intronizzazione del nuovo re &#8211; quello di vassallaggio e di omaggio da parte dei ceti del regno, e quello di rispettare e di mantenere i diritti acquisiti della nazione, da parte del monarca &#8211; fosse una reminiscenza delle antiche forme elettive dei visigoti e della monarchia di Le\u00f3n (14).<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella primitiva Curia regia il re ascoltava gli uomini di rilievo del regno circa gli affari pi\u00f9 importanti. Con il passare del tempo, la Curia cominci\u00f2 a diventare un Consiglio di proporzioni maggiori, dal quale sarebbero derivate le assemblee rappresentative. I grandi signori, vassalli del re, avevano il dovere di prestare al sovrano il servizio militare e di ascoltarlo alla sua corte. Quindi si trattava di un obbligo imposto dal monarca piuttosto che di un diritto rivendicato dai signori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si comprende facilmente come, con la crescita del potere dei baroni, la loro presenza presso il sovrano non avesse soltanto lo scopo di dare il proprio parere, ma anche quello di proporre certe misure, quando non di esigerle. Contratta l\u2019abitudine di prendere decisioni ascoltando i magnati del regno, egli finiva per riconoscere il potere di questi suoi sudditi, che, nelle condizioni della societ\u00e0 feudale, condividevano la sovranit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">A poco a poco, la corte del monarca diventava un grande Consiglio, e ne sarebbero derivati le Cortes generali spagnole e il Parlamento inglese. Guglielmo il Conquistatore era solito riunire la sua corte tre volte l\u2019anno, cio\u00e8 a Pasqua a Winchester, a Pentecoste a Westminster e a Natale a Gloucester, una consuetudine che fu conservata dai suoi successori delle dinastie normanna e angioina. A queste riunioni, alle quale presenziavano arcivescovi, vescovi e abati, duchi, conti e cavalieri, all\u2019inizio venne dato il nome di <i>colloquium<\/i> e poi quello di <i>parliamentum<\/i>, come si legge nella <i>Historia Anglorum<\/i>, di Matthew Paris, datata 1237 (15).<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">6. La partecipazione popolare e i precedenti spagnoli<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Alla rappresentanza del clero e della nobilt\u00e0 si aggiunse quella del popolo. L\u2019incremento della vita urbana, le regalie concesse agli abitanti delle citt\u00e0, le organizzazioni corporative nella piccola industria manifatturiera e nel commercio, tutto questo venne attribuendo alle popolazioni dei villaggi e dei borghi maggior significato e influenza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo potere si \u00e8 affermato ora attraverso la lotta in difesa delle libert\u00e0 locali, ora per mezzo di una collaborazione con il potere regale. In Portogallo la parte del popolo divenne sempre pi\u00f9 rilevante con la salita al trono del Mestre de Avis, i cui diritti davanti alle C\u00f4rtes erano sostenuti dal dottore Jo\u00e3o das Regras e da altri legisti provenienti dalle classi popolari. Nei regni spagnoli, i <i>fueros<\/i> di lunga data furono concepiti come limitazioni del potere regale e come garanzie delle comunit\u00e0 che facevano parte del regno.<\/p>\n<p align=\"justify\">In Francia, le libert\u00e0 comunali furono conquistate talora in difficili campagne nella lotta contro la feudalit\u00e0 e soprattutto contro gli abusi dei funzionari che rappresentavano i signori. Il <i>self-government<\/i> britannico risale ai tempi dell\u2019eptarchia anglosassone. E in Germania &#8211; che conservava il ricordo delle <i>geldes<\/i>, associazioni di carattere religioso generalmente fra gli uomini della stessa professione, in uso fra gli antichi germani &#8211; le franchigie derivavano dalla concessione fatta dai signori o dal re, di una fiera o di un mercato (<i>ius mercatum habendi<\/i>).<\/p>\n<p align=\"justify\">Con il rafforzamento dell\u2019autonomia locale e dell\u2019organizzazione delle corporazioni di mestiere, si affermavano elementi di decentralizzazione sociale e anche politica. Funzioni che pi\u00f9 tardi &#8211; con la monarchia assoluta &#8211; sarebbero passate al potere regale, e che oggi siamo abituati a veder esercitare dallo Stato, spettavano ai privati, nell\u2019intensa vita associativa del tempo. Non solamente l\u2019amministrazione della citt\u00e0, ma la regolamentazione del lavoro, delle professioni e del commercio.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo modo, la classe popolare assumeva, accanto all\u2019aristocrazia feudale e al clero, responsabilit\u00e0 di direzione sociale. Veniva imposta la presenza di suoi rappresentanti fra i consiglieri del monarca. Era necessario che i suoi interessi avessero dei patrocinatori davanti al potere. E quando i procuratori delle citt\u00e0 si sedettero accanto agli ecclesiastici e ai nobili nelle Cortes di Le\u00f3n, nel 1188, il sistema rappresentativo giungeva al suo completamento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di fronte a quella assemblea re Alfonso IX assumeva l\u2019impegno di non far guerra, firmare pace, n\u00e9 concludere qualunque patto (<i>placitum<\/i>) senza il consenso dei prelati, dei nobili e degli uomini retti. Poi, si vengono delineando le competenze delle Cortes in materia di successione del regno, di leggi fondamentali, di tributi e di diritto delle genti (16).<\/p>\n<p align=\"justify\">In Catalogna, le antiche riunioni feudali di pace e tregua, ampliamento della <i>Cort<\/i> o Consiglio reale, diventano autentiche Cortes quando, nel 1214, rappresentanti della nobilt\u00e0, del clero e delle citt\u00e0 regali si riuniscono a Lerida. Nel 1283, con due importanti costituzioni, Pedro III d\u2019Aragona e II di Barcellona stabilisce la convocazione annuale delle Cortes &#8211; trasformata in triennale da Jaime II, nel 1301 &#8211; e la partecipazione delle assemblee popolari al potere legislativo del monarca. Il vigoroso sistema rappresentativo catalano giunge all\u2019apogeo nel secolo XIV, quando, durante il regno di Pedro III di Catalogna, le Cortes, in cinquant\u2019anni, si riunirono pi\u00f9 degli Stati Generali di Francia dalla loro nascita, nel 1302, fino alla loro estinzione, nel 1789 (17).<\/p>\n<p align=\"justify\">Bisogna sottolineare, di fronte a istituzioni cos\u00ec solide, la ricchezza dottrinale dei giuristi catalani del secolo XV, studiati esaurientemente da Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola. Cos\u00ec, Tom\u00e1s Mieres, il maggior espositore del suo tempo, e Jaume Marquilles, nei suoi commentari agli <i>Usatges<\/i>, giungono a una concezione dello Stato di diritto, con garanzie per i cittadini attraverso norme giuridiche previe e precise. Giustificano limitazioni di vario tipo al potere regale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra le limitazioni politico-giuridiche, \u00e8 fondamentale, per Jaume Marquilles, la collaborazione dei bracci con il potere legislativo del monarca, attraverso l\u2019azione congiunta nelle Cortes, in modo che le norme legali ricevano il consenso popolare, che d\u00e0 forza alle regole di diritto scritte e consuetudinarie (18).<\/p>\n<p align=\"justify\">In Portogallo, nell\u2019anno 1211, al tempo di re Alfonso II, vengono pubblicate le prime leggi generali nella Cortes di Coimbra, e altre sono promulgate in quelle celebrate in seguito, entrando in questo modo a far parte del corpo degli Ordinamenti. Non dobbiamo dimenticare che le prime istituzioni rappresentative brasiliane fanno la loro comparsa nell\u2019ambito municipale, come filiazioni del regime dei consigli portoghesi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Istituendo il primo municipio in Brasile, a S\u00e3o Vicente, <i>cellula mater<\/i>, Martim Afonso de Sousa faceva elevare l\u2019edificio della Camera e raccoglieva gli <i>homens bons<\/i> per l\u2019elezione degli assessori. Nello Stato del Brasile continuava la tradizione rappresentativa lusitana, mentre veniva applicato il principio dell\u2019autonomia municipale. Regime simile fu quello dei viceregni dell\u2019America spagnola con i <i>cabildos<\/i> chiusi e aperti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>7. Il Parlamento britannico<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel corso del secolo XIII si trovano in altri paesi, oltre alla Spagna e all\u2019Inghilterra, assemblee rappresentative delle diverse categorie sociali. Cos\u00ec, vediamo Federico II convocare rappresentanti delle citt\u00e0 con lettere dirette alle autorit\u00e0 di Siena, di Genova e di Ravenna, e applicare pi\u00f9 tardi lo stesso sistema nel regno di Sicilia. Per la Dieta del 1274, Rodolfo d\u2019Asburgo convoca cittadini e corporazioni di citt\u00e0 imperiali. Finalmente, all\u2019inizio del secolo seguente, in Francia si riuniscono per la prima volta gli Stati Generali.<\/p>\n<p align=\"justify\">In Inghilterra, il conte di Leicester, Simon di Montfort, divenne figura di rilievo nella storia del parlamento. Era molto legato alla Francia meridionale e alla Spagna, poich\u00e9 suo padre, conquistatore della Linguadoca, si era reso famoso nella Crociata contro gli Albigesi. Governatore della Guascogna, fu lui a convocare, in Inghilterra, cavalieri e borghesi per l\u2019assemblea parlamentare del 1265, alla quale presero parte rappresentanti delle contee, delle citt\u00e0 e dei villaggi. Secondo William Stubbs, le istituzioni rappresentative maturarono, in Inghilterra, nelle mani di Simon di Montfort (19).<\/p>\n<p align=\"justify\">Fu lui a porsi alla testa dei baroni scontenti di re Enrico III, per il fatto di non aver rispettato il giuramento di osservare la Magna Charta. Dopo la sconfitta del conte di Leicester e la sua morte sul campo di battaglia, non per questo l\u2019idea, per la quale si era impegnato tanto, cess\u00f2 di prevalere. E nel 1269 il Parlamento Modello apriva definitivamente le porte ai deputati delle citt\u00e0. Mentre l\u2019alto clero, cio\u00e8 l\u2019insieme dei signori spirituali, prendeva posto accanto ai signori temporali, i cavalieri delle contee si associavano ai rappresentanti delle citt\u00e0 e dei villaggi. In questo modo, il Parlamento inglese si divise in due organismi che conserva ancor oggi: Camera dei Lord e Camera dei Comuni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il Parlamento del 1265 si componeva dei seguenti elementi: 1. il re e il suo consiglio; 2. i grandi baroni; 3. i vescovi e gli abati; 4. rappresentanti del clero; 5. cavalieri delle contee; 6. borghesi delle citt\u00e0. Nel 1297 veniva confermata la <i>Magna Charta<\/i> e il Parlamento otteneva dal monarca importanti concessioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">In virt\u00f9 del principio secondo cui i tributi dovevano avere il consenso dei contribuenti &#8211; affermato con enfasi da sir John Fortescue nel <i>De Laudibus Legum Angliae<\/i> -, di fronte a spese che non gli era possibile soddisfare con le risorse ordinarie della Corona, il re si vedeva costretto a convocare il Parlamento. Dal canto loro, i sudditi volevano veder corretti certi gravami, come la violazione dei costumi antichi, la non ottemperanza delle leggi, il mancato rispetto dei privilegi, gli abusi dei funzionari del potere, le difficolt\u00e0 e i ritardi nell\u2019amministrazione della giustizia e altri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dalla sua costituzione, il Parlamento divenne centro della vita politica in Inghilterra. Gi\u00e0 nel secolo XIV faceva sentire la sua grande forza destituendo dal trono Edoardo II e Riccardo II. Perfino anche nell\u2019et\u00e0 dei Tudor, questi monarchi, di accentuato tratto assolutistico, cercavano di governare con il Parlamento, nel quale Thomas Smith, segretario della regina Elisabetta, dichiarava essere <i>&#8220;il potere pi\u00f9 elevato e assoluto del regno&#8221;<\/i> (20), bench\u00e9 questo potesse venir detto solamente per salvare le apparenze, come deduciamo dal servilismo parlamentare davanti a Enrico VIII.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni autori hanno avanzato l\u2019ipotesi di un\u2019origine rivoluzionaria delle istituzioni parlamentari britanniche. Invero, i dissensi e le lotte dei tempi del conte di Leicester non giunsero a essere una rivoluzione, come accadde pi\u00f9 tardi, cio\u00e8 negli anni dal 1648 al 1688, rispettivamente con Oliver Cromwell e con l\u2019avvento della dinastia di Orange. In Inghilterra, nello stesso modo che presso gli altri popoli europei, il sistema rappresentativo si venne costituendo con una lenta e graduale trasformazione delle istituzioni, con la partecipazione dell\u2019elemento popolare, dopo il suo rafforzamento economico e politico.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">8. Sir William Blackstone ed Edmund Burke<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12px;\">Questo processo di trasformazione, nella linea del diritto storico, prosegu\u00ec in Inghilterra, senza le rotture provocate in altri paesi, in primo luogo dall\u2019assolutismo monarchico e poi dalle rivoluzioni che instaurarono un nuovo tipo di regime rappresentativo. Dal 1688, le istituzioni britanniche ricevettero la forma attuale del parlamentarismo e del governo di Gabinetto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12px;\">Ed \u00e8 interessante notare che la stessa idea del mandato parlamentare si \u00e8 venuta modificando completamente, in rapporto al mandato imperativo dominante nel sistema tradizionale, prima che nella Francia rivoluzionaria venisse proclamato il principio del mandato rappresentativo. \u00c8 pure interessante osservare che Edmund Burke &#8211; un maestro del pensiero contro-rivoluzionario e implacabile nel condannare la libert\u00e0 astratta del 1789 &#8211; fu uno dei primi e ardenti difensori dell\u2019idea poi espressa dalla teoria del cosiddetto mandato rappresentativo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nella celebre lettera ai suoi elettori di Bristol, Edmund Burke scriveva: <i>&#8220;Certamente, signori, deve tornare a felicit\u00e0 e gloria di un rappresentante il fatto di vivere nell\u2019unione pi\u00f9 stretta, nella pi\u00f9 totale corrispondenza e nella pi\u00f9 limpida comunicazione con i propri elettori. Egli deve tenere in gran conto i loro desideri, in gran rispetto le loro opinioni, e deve prestare incessante attenzione ai loro affari. \u00c8 suo dovere sacrificare il proprio riposo, i propri piaceri, le proprie soddisfazioni alle loro; soprattutto, sempre e in ogni caso, preferire i loro interessi ai propri. Tuttavia egli non deve sacrificare a voi la sua opinione imparziale, il suo maturo giudizio, la sua illuminata coscienza. N\u00e9 a voi, n\u00e9 a nessun uomo o gruppo di uomini&#8221;<\/i>. E ancora: <i>&#8220;Formulare un\u2019opinione \u00e8 diritto di ogni uomo. Quella degli elettori ha il suo peso, \u00e8 degna di rispetto e un rappresentante deve sempre rallegrarsi di ascoltarla e tenerla nella massima considerazione. Tuttavia <\/i>istruzioni con carattere obbligatorio<i>, <\/i>mandati<i> che il membro del parlamento sia tenuto ciecamente e implicitamente ad obbedire, a votare e a sostenere, anche se contrari alla limpida convinzione del suo giudizio e della sua coscienza, queste sono cose affatto sconosciute alle leggi di questa terra, e che nascono da un fraintendimento fondamentale di tutto lo spirito e il tenore della nostra costituzione&#8221;<\/i>. Concludeva dicendo che <i>&#8220;il parlamento non \u00e8 un <\/i>congresso<i> di ambasciatori di interessi diversi e ostili&#8221;<\/i>, ma <i>&#8220;un\u2019assemblea <\/i>deliberativa<i> di <\/i>una<i> nazione, con un <\/i>solo<i> interesse&#8221;<\/i> (21).<\/p>\n<p align=\"justify\">Si trattava della stessa tesi sostenuta da sir William Blackstone nei suoi <i>Commentaries on the Laws of England<\/i>, nei quali mostrava che ogni rappresentante in Parlamento, bench\u00e9 scelto da un distretto particolare, rappresenta tutto il regno. <i>&#8220;Infatti, il fine per cui \u00e8 mandato non \u00e8 particolare, ma generale: non \u00e8 soltanto l\u2019interesse dei suoi costituenti, ma quello della comunit\u00e0. Di conseguenza, non \u00e8 obbligato, come deputato delle Province Unite, a consultare i suoi costituenti e a chiedere il loro parere su qualche punto determinato&#8221;<\/i> (22).<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec, prima di essere elaborata da Emmanuel-Joseph Siey\u00e8s e di diventare teoria ufficiale in Francia a opera della Rivoluzione, la dottrina del mandato rappresentativo era riconosciuta in Inghilterra, e aveva a proprio favore uno dei maggiori nemici della Rivoluzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi, l\u2019empirismo inglese e l\u2019astrattismo francese, la tradizione rappresentativa dell\u2019Inghilterra e le innovazioni rivoluzionarie della Francia convergevano, e la teoria moderna del governo rappresentativo fin\u00ec per essere il denominatore comune dei regimi democratici, nonostante la divergenza dei giuristi, nelle interpretazioni nelle quali \u00e8 stato formulato, dalla scuola classica francese fino alla corrente organicistica tedesca, con i contributi originali di un L\u00e9on Duguit, di un M. Hariou, di un L. S\u00e1nchez Agesta, di Vittorio Emanuele Orlando.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quest\u2019ultimo, nell\u2019elezione non si d\u00e0 delega di potere, ma semplice designazione da parte dell\u2019elettorato (23). La rappresentanza, non trattandosi di un mandato, equivale a un voto di fiducia.\u00a0Secondo Otto Hintze <i>&#8220;la costituzione rappresentativa, che oggi d\u00e0 la sua fisionomia particolare alla vita politica di tutto il mondo civile, risale nella sua origine storica alla costituzione per ceti del Medioevo, e questa ha le sue radici nei rapporti politici e sociali del sistema feudale, se non ovunque e in modo esclusivo, almeno nei paesi pi\u00f9 importanti e in un ambito non insignificante&#8221;<\/i> (24).<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo stesso autore segnala <i>&#8220;una forte opposizione di principio&#8221;<\/i> fra la costituzione per ceti medievale e la costituzione rappresentativa moderna, ma non per questo smette di riconoscere, nel passaggio dall\u2019una all\u2019altra, <i>&#8220;un ciclo coerente di sviluppo storico&#8221;<\/i>. Nel caso dell\u2019Inghilterra, \u00e8 difficile determinare la linea divisoria con la quale si produce questa transizione. Nella Rivoluzione francese, da un lato esiste la continuit\u00e0 storica &#8211; quando sono convocati gli Stati Generali &#8211; e dall\u2019altro l\u2019<i>opposizione di principio<\/i> &#8211; quando gli Stati Generali si trasformano in Assemblea Nazionale (25).<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">9. Dal sistema rappresentativo tradizionale al governo rappresentativo moderno<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo aver preso in considerazione la genesi delle istituzioni rappresentative &#8211; dalla quale deriva la loro ragion d\u2019essere, come mezzo per limitare il potere politico e assicurare il soddisfacimento degli interessi di tutta la societ\u00e0 -, e avendo presenti le spiegazioni precedenti sul significato della democrazia rappresentativa nella storia contemporanea (26), possiamo tracciare il seguente schema per un confronto finale dei due sistemi antagonistici:<\/p>\n<p align=\"justify\">Sistema rappresentativo tradizionale:<\/p>\n<p align=\"justify\">1.\u00a0Rappresentazione sulla base di gruppi (societ\u00e0: insieme gerarchico di gruppi).<\/p>\n<p align=\"justify\">2.\u00a0Rappresentante = mandatario di una categoria sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\">3.\u00a0Mandato imperativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">4.\u00a0Funzione prevalentemente consultiva delle assemblee (spetta, talora, la deliberazione, per esempio nel caso di leggi fondamentali, di tasse).<\/p>\n<p align=\"justify\">5.\u00a0Rappresentanza dipendente dal potere, che la convoca.<\/p>\n<p align=\"justify\">Governo rappresentativo moderno:<\/p>\n<p align=\"justify\">1.\u00a0Rappresentanza a base individualistica (societ\u00e0 politica: somma di individui).<\/p>\n<p align=\"justify\">2.\u00a0Ogni deputato = rappresentante di tutta la Nazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">3.\u00a0Mandato rappresentativo ampio e libero.<\/p>\n<p align=\"justify\">4.\u00a0Funzione deliberante delle assemblee, nell\u2019esercizio del potere legislativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">5.\u00a0Rappresentanza indipendente (separazione dei poteri) e, con il parlamentarismo, il governo alle dipendenze della rappresentanza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il punto pi\u00f9 debole del sistema tradizionale \u00e8 l\u2019ultimo indicato. \u00c8 stato il suo tallone d\u2019Achille. Poich\u00e9 la convocazione dell\u2019assemblea \u00e8 alla merc\u00e8 del monarca, questo pu\u00f2, quando ha ritenuto opportuno evitarla, proseguire tranquillamente sulle vie dell\u2019assolutismo. L\u2019Inghilterra si \u00e8 liberata subito da questo difetto e, per qualche tempo, la Catalogna, con la periodicit\u00e0 obbligatoria delle convocazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quanto alla concezione moderna, ha un punto di partenza inaccettabile. Almeno implicitamente, ammette il falso presupposto sociologico della societ\u00e0 come aggregazione inorganica di individui. Fa di ogni cittadino un Robinson Crosue e, di conseguenza, prescinde dai corpi intermedi nella strutturazione del sistema, in questo modo preparando lo Stato di massa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto concerne il mandato, \u00e8 indubbio che il mandato imperativo &#8211; bench\u00e9 potesse avere degli inconvenienti &#8211; istituiva un maggior legame fra i rappresentanti e i rappresentati, dando quindi pi\u00f9 autenticit\u00e0 alla rappresentanza. Per altro, questo viene riconosciuto sempre pi\u00f9, tanto che, attualmente, si introduce un nuovo tipo di mandato, attraverso un legame partitico e programmatico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Finalmente, nella valutazione di questo confronto, rimane da concludere a proposito delle funzioni attribuite agli organismi rappresentativi. Distinguendo fra l\u2019autorit\u00e0 e la rappresentanza, e fra la funzione legislativa e la funzione rappresentativa (27), niente caratterizza meglio quest\u2019ultima del suo ulteriore sdoppiamento in due compiti essenziali, cui si riferiscono le seguenti parole di Juan Vasquez de Mella y Fanjull: <i>&#8220;Le Cortes non governeranno, ma aiuteranno a governare, perch\u00e9 hanno due funzioni da svolgere: aiutare il Potere pubblico, mostrandogli come in uno specchio le necessit\u00e0 della nazione, e contenerlo, impedendo i suoi abusi&#8221;<\/i> (28).<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando i popoli cercano un modello diverso per la democrazia, bisogna affrontare il problema delle istituzioni rappresentative, sottoponendole a una revisione che permetta di fare veramente della rappresentanza l\u2019anello fra la societ\u00e0 e il potere, ossia uno strumento efficace delle aspirazioni popolari e un baluardo delle libert\u00e0 concrete degli uomini nella loro esistenza reale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong style=\"color: blue; font-family: Arial; font-size: 9pt;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: #000000;\">Note<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(1) Adh\u00e9mar Esmein, <i>\u00c9l\u00e9ments de Droit Constitutionnel Fran\u00e7ais et Compar\u00e9<\/i>, 8a ed. riveduta da Henry N\u00e9zard, Recueil Sirey, Parigi 1927, vol. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">I, Prima parte, Tit. 1\u00b0, Capitoli I e II.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(2) <i>Ibid<\/i>., p. 87.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(3) Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot, <i>Histoire des origines du gouvernement repr\u00e9sentatif et des institutions politiques de l\u2019Europe depuis le d\u00e9but de l\u2019Empire romain jusqu\u2019au XIV\u00e8me si\u00e8cle<\/i>, Didier, Parigi 1855, vol. II., p. 431.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(4) Cfr. Tacito, <i>Germania<\/i>, 11: <i>&#8220;De minoribus rebus principes consultant, de maioribus omnes&#8221;.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(5) Cfr. <i>ibid<\/i>.: <i>&#8220;ita tamen ut ea quoque quorum penes plebem arbitrium est apud principes pertractentur&#8221;<\/i>. Quanto a Numa-Denis Fustel de Coulanges, cfr. <i>Histoire des Institutions Politiques de l\u2019Ancienne France<\/i>, vol. II, <i>L\u2019Invasion Germanique et la Fin de l\u2019Empire<\/i>, Librairie Hachette et C.ie, Parigi 1891, pp. 271-281. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">In nota a p. 278, seguendo l\u2019opinione dello storico M. A. Geffroy (<i>Rome et les Barbares. \u00c9tude sur la Germanie de Tacite<\/i>, Didier, Parigi 1874, p. 214), Numa-Denis Fustel de Coulanges, osserva che i <i>principes<\/i> non eletti, cui fa riferimento Tacito, <i>&#8220;non possono rappresentare neppure un abbozzo del regime rappresentativo&#8221;<\/i>. Mostra anche come Ammiano spieghi il pensiero di Tacito quando dice che fra i quadi, uno dei popoli germanici, tutto doveva essere deciso <i>ex communi procerum mente<\/i>. Secondo Georg Waitz &#8211; che nelle assemblee popolari vede il centro (<i>Mittelpunkt<\/i>) di tutta la vita politica dei germani &#8211; il <i>pertractare<\/i> di Tacito \u00e8 usato nel senso di <i>ante tractare<\/i>: cfr. <i>Deutsche Verfassungsgeschichte<\/i> [Storia costituzionale germanica], 3a ed., Ernst Hormann, Kiel 1880, vol. <\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">I, p. 351.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(6) Cfr. F.-P.-G. Guizot, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., vol. I, pp. 69-70.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(7) Cfr. Edward A. Freeman, <i>Le D\u00e9veloppement de la Constitution Anglaise depuis les temps les plus recul\u00e9s jusqu\u2019\u00e0 nos jours<\/i>, trad. francese e introduzione di Alexandre Dehaye, Guillaumin, Parigi 1877, cap. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">II. Dopo essere salito al trono d\u2019Inghilterra &#8211; osserva Edward A. Freeman -, Guglielmo il Conquistatore convocava il suo Witan, come aveva fatto prima di lui re Edoardo. Lo stesso storico riconosce che i Grandi Consigli, dopo la conquista, presentano anche il carattere incerto e fluttuante dei Gemots degli anni pi\u00f9 remoti. Da parte sua Maitland considera il Witenagemot un\u2019istituzione instabile e indefinibile (cit. in sir Courtenay P. Ilbert, <i>El Parlamento. Su Historia, Constituci\u00f3n y Practica<\/i>, trad. spagnola di Julio Calvo Alfaro dell\u20198a ed. inglese, Labor, Barcellona 1930, p. 10).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(8) Cfr. Robert W. Carlyle e Alexander J. Carlyle, <i>Il pensiero politico medievale<\/i>, sezione V, <i>Le dottrine politiche del tredicesimo secolo<\/i>, parte I, cap. IX, trad. it., a cura di Luigi Firpo, vol. III, Laterza, Bari 1967, p. 139: <i>&#8220;il sistema rappresentativo non solo nacque quando la civilt\u00e0 medievale era all\u2019apice, ma fu anche il risultato logico e naturale delle sue condizioni e delle sue stesse idee politiche&#8221;<\/i>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(9) Cfr. H. Gama Barros, <i>Historia da Administra\u00e7\u00e3o P\u00fablica em Portugal nos S\u00e9culos XII a XV<\/i>, 2a ed. diretta da Torquato de Sousa Soares, Livraria S\u00e1 da Costa Edit\u00f4ra, 11 tomi, Lisbona 1945-1954, vol. II, p. 17.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(10) In tali regni si venne accentuando con pi\u00f9 forza l\u2019influenza degli uomini ricchi, che formavano la nobilt\u00e0 e comandavano le truppe. In una societ\u00e0 organizzata per la guerra, era naturale che i capi militari venissero a predominare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(11) Cfr. <i>Forum Iudicum<\/i>, libro VII, titolo I, legge 1. Dal III Concilio di Toledo pass\u00f2 al Codice la sovrintendenza attribuita ai vescovi sui magistrati, perch\u00e9 modificassero sentenze comprovatamente ingiuste: cfr. <i>ibid.<\/i>, libro II, titolo I, legge 28, <i>De data episcopis potestate distringendi iudices nequiter iudicantes<\/i>. Nella versione in castigliano fatta nel secolo XIII, <i>Fuero Juzgo<\/i>, si deve notare la traduzione dell\u2019espressione latina dell\u2019originale, <i>idoneis aliis viris<\/i>, con <i>omnes buenos<\/i>, gli <i>homens bons<\/i> del linguaggio pi\u00f9 tardi generalizzato nel diritto portoghese e trasmesso ai municipi brasiliani.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"EN-GB\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;\">(12) Cfr. John Emerich Edward Dalberg Acton, <i>Essays on Freedom and Power<\/i>, The Beacon Press-The Free Press, Londra 1949, pp. 61 e 62.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(13) \u00c9douard Perroy, <i>Le Moyen \u00c2ge. L\u2019expansion de l\u2019Orient et la naissance de la civilization occidentale, <\/i>tomo III della <i>Histoire G\u00e9n\u00e9rale des Civilizations<\/i>, diretta da Maurice Crouzet, PUF, Parigi 1955, p. 140.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(14) Cfr. M. A. Coelho da Rocha, <i>Ensaio sobre a Historia do Governo e da Legisla\u00e7\u00e3o de Portugal<\/i>, 6a ed., Imprensa da Universidade, Coimbra 1887, p. 49; cfr. Otto Hintze, <i>Las Condiciones Historicouniversales de la Constituci\u00f3n Representativa<\/i>, in Idem, <i>Historia de las Formas Pol\u00edticas<\/i>, trad. spagnola, Ediciones de la <i>Revista de Occidente<\/i>, Madrid 1968: <i>&#8220;Nel diritto germanico \u00e8 configurata con speciale forza e chiarezza l\u2019idea della reciprocit\u00e0 del vincolo obbligazionale fra il governante e i sudditi, in contrapposizione all\u2019unilateralit\u00e0 del vincolo fra il diritto del governante e l\u2019obbligo di ubbidirgli; cio\u00e8 l\u2019idea che il rapporto di dominazione politica \u00e8 sottoposto ai limiti del diritto oppure della tradizione&#8221;<\/i> (p. 112).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"EN-GB\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;\">(15) Cfr. Hugh McDowall Clockie, <i>The Origins and Nature of Constitutional Government<\/i>, George G. Harrap &amp; Co., Londra 1936, pp. 20-21.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(16) Gli autori inglesi, che hanno trattato abbondantemente l\u2019argomento, riconoscono il primato della Spagna quanto al perfezionamento della rappresentanza politica con l\u2019accesso dei mandatari del popolo alla Curia generale. William Stubbs e Hugh McDowall Clockie dicono che questo si verific\u00f2 per la prima volta nelle Cortes di Aragona, nel 1162 (cfr. H. McDowall Clockie, <i>op.<\/i> <i>cit<\/i>., p. 16). Secondo J. B. Trend, professore a Cambridge, se, in quell\u2019anno, i <i>&#8220;rappresentanti delle citt\u00e0&#8221;<\/i> non si posero nelle Cortes accanto ai <i>&#8220;prelati, nobili e cavalieri&#8221;<\/i>, furono presenti l\u2019anno seguente a Saragozza (<i>The Civilization of Spain<\/i>, 2a ed., Oxford University Press, Londra-New York-Toronto 1967, p. 39). Quanto alla partecipazione popolare alle Cortes de Le\u00f3n, non vi \u00e8 nessun dubbio (cfr. R. W. Carlyle e A. J. Carlyle, <i>op. cit.<\/i>, sezione V, <i>Le dottrine politiche del tredicesimo secolo<\/i>, parte I, cap. IX, trad. it., a cura di Luigi Firpo, vol. V, cit., p. 146.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(17) Osservazione di Lluis Nicolau D\u2019Olwer, in F. El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola, <i>Historia del Pensamiento Pol\u00edtico Catal\u00e1n<\/i>, tomo I, <i>La Catalu\u00f1a Clasica (987-1479)<\/i>, Ediciones Montejurra, Siviglia 1961, p. 50<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(18) Cfr. Jaume Marquilles, <i>Commentaria<\/i>, 310 e 316, sintetizzato in F. El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola, <i>op. cit.<\/i>, p. 331, ma cfr. tutto il capitolo XIV. Di questo stesso autore, sulle libert\u00e0 regionali, profondamente radicate nelle popolazioni della Spagna settentrionale, cfr. <i>El Se\u00f1or\u00edo de Vizcaya<\/i>, Minotauro, Madrid 1954; e Idem, <i>La Provincia de Guipuzcoa<\/i>, Minotauro, Madrid 1965.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"EN-GB\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;\">(19) William Stubbs, <i>The Constitutional History of England in its Origin and Development, <\/i>Clarendon Press, Oxford 1906, 4a ed., <i>reprint<\/i>, vol. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">II, pp. 103-104: <i>&#8220;Comunque, l\u2019idea di un governo rappresentativo \u00e8 maturata nelle sue mani; e quantunque il germe dello sviluppo fosse posto nelle primitive istituzioni del paese, Simon ha il merito di essere stato uno dei primi a vedere le utilit\u00e0 e le magnificenze in cui avrebbe potuto finalmente svilupparsi&#8221;.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(20) Sir C. P. Ilbert, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., p. 24.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(21) Edmund Burke, <i>Speech to the Electors of Bristol<\/i>, 1774, in <i>Burke\u2019s Political Writings<\/i>, a cura di John Buchan, Nelson, Londra s. d., pp. 28-31, trad. it. in <i>La rappresentanza politica<\/i>, antologia a cura di Domenico Fisichella, Giuffr\u00e8, Milano 1983, pp. 65-66.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(22) Cit. in Georges Burdeau, <i>Trait\u00e9 de Science Politique<\/i>, vol. IV, Librairie G\u00e9n\u00e9rale de Droit et de Jurisprudence, Parigi, p. 237.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(23) Cfr. Vittorio Emanuele Orlando, <i>Diritto Pubblico Generale<\/i>, Giuffr\u00e8, Milano 1940, pp. 343-456, dove, sotto il titolo <i>Lo Stato rappresentativo e i suoi organi<\/i>, si parla di <i>&#8220;designazione di capacit\u00e0&#8221;<\/i>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"DE\" style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: DE;\">(24) O. Hintze, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., p. 103.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(25) <i>Ibidem<\/i>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(26) Vedi capitoli II e III. Dalla democrazia rigidamente individualistica &#8211; con i partiti ai margini della legge, cio\u00e8 non riconosciuti dall\u2019ordinamento giuridico &#8211; si \u00e8 passati alla democrazia dei partiti o &#8220;Stato dei partiti&#8221;; da qui allo &#8220;Stato di massa&#8221;, o democrazia totalitaria con un partito unico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(27) Vedi Cap. IV.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(28) Juan V\u00e1zquez de Mella, <i>Obras Completas<\/i>, Casa Subirana, Barcellona, vol. XVI, p.9<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">_____________________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=963\" target=\"_blank\">L\u2019idea di rappresentanza nel diritto<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=965\" target=\"_blank\">La rappresentanza della societ\u00e0 politica<\/a> -1<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=964\" target=\"_blank\">La rappresentanza della societ\u00e0 politica<\/a> -2<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=966\" target=\"_blank\">La rappresentanza politica nello Stato dei partiti e nella societ\u00e0 di massa<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=34645\" target=\"_blank\">Autorit\u00e0 e rappresentanza<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=968\" target=\"_blank\">La rappresentanza come valore simbolico che manifesta un ordine trascendente<\/a><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel &#8220;[&#8230;] clima di &#8220;crisi&#8221; che attualmente investe [&#8230;] le istituzioni pubbliche [&#8230;] sulle quali la convivenza umana si fonda&#8221; (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla prima sessione della Conferenza permanente del Ministero dell\u2019Interno della Repubblica Italiana su La cultura della legalit\u00e0, dell\u20198-7-1991, n. 1, in L\u2019Osservatore Romano, 8\/9-7-1991), il sesto e ultimo capitolo &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/origine-e-significato-delle-istituzioni-rappresentative\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34596,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53],"tags":[235,785],"class_list":["post-969","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-politica-2","tag-rappresentanza","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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