{"id":968,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-14T11:33:16","modified_gmt":"2016-06-14T09:33:16","slug":"la-rappresentanza-come-valore-simbolico-che-manifesta-un-ordine-trascendente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rappresentanza-come-valore-simbolico-che-manifesta-un-ordine-trascendente\/","title":{"rendered":"La rappresentanza come valore simbolico che manifesta un ordine trascendente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-34643\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/regina_inghilterra.jpg\" alt=\"regina_inghilterra\" width=\"250\" height=\"178\" \/>Nel &#8220;[&#8230;] clima di &#8220;crisi&#8221; che attualmente investe [&#8230;] le istituzioni pubbliche [&#8230;] sulle quali la convivenza umana si fonda&#8221;<i> (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla prima sessione della Conferenza permanente del Ministero dell\u2019Interno della Repubblica Italiana su <\/i>La cultura della legalit\u00e0<i>, dell\u20198-7-1991, n. 1, in <\/i>L\u2019Osservatore Romano<i>, 8\/9-7-1991), il quinto capitolo dell\u2019opera <\/i>Da representa\u00e7\u00e3o pol\u00edtica<i>, Saraiva, San Paolo 1972, pp. 91-110. <\/i>La traduzione \u00e8 redazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><i><\/i><strong>Cristianit\u00e0<\/strong>\u00a0n. 212 (1992)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">[&#8220;Sulla rappresentanza politica&#8221; VI]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><strong>Jos\u00e9 Pedro Galv\u00e3o de Sousa<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><strong>1. &#8220;Auctoritas&#8221; e &#8220;potestas&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">F\u00ebdor Michailovic Dostoevskij, dicendo che ogni potere umano \u00e8 sinonimo di tirannia, affermava con ci\u00f2 che nessun uomo ha di per s\u00e9 stesso il diritto di comandare sugli altri uomini, posto che sono uguali per natura (1). Considerava il potere solamente come espressione di un fatto &#8211; il dominio degli uni sugli altri &#8211; e non in quanto giustificato da un ordine trascendente, che lo legittima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, l\u2019ordine legale \u00e8 legittimo e atto a istituire autenticamente il diritto solo quando \u00e8 fondato in un ordine superiore di giustizia, e non semplicemente perch\u00e9 emana dalla volont\u00e0 di quelli che sono al potere. \u00c8 quanto ha insegnato Cicerone in molti passi della sua opera, fra i quali merita di essere evidenziata soprattutto la definizione di legge naturale, formulata con tanto garbo e con tanta eloquenza nel <i>De Repubblica<\/i> (III, 22): <i>&#8220;vera lex, recta ratio naturae congruens, diffusa in omnis, constans, sempiterna&#8230;&#8221;<\/i>, <i>&#8220;una vera legge, la retta ragione conforme a natura, diffusa tra tutti, costante, eterna&#8230;&#8221;<\/i>, legge che non pu\u00f2 essere abrogata o derogata da nessuno, dalla quale non possono sciogliere n\u00e9 il Senato n\u00e9 il popolo, la stessa per tutti i popoli e in tutti i tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella percezione e nell\u2019esperienza che ebbero del diritto, i romani seppero distinguere fra la semplice legalit\u00e0 e la legittimit\u00e0, e anche fra l\u2019autorit\u00e0 e il potere. Prima di essere dominato dalla dittatura, che ne fece un proprio strumento, il Senato aveva il prestigio dell\u2019autorit\u00e0, che, con il tempo, dovette cedere alla forza del potere imperiale. L\u2019Impero Romano, lungi dal possedere le caratteristiche di un regime di monarchia legittima, fu una dittatura vitalizia, nella quale la <i>potestas<\/i> fin\u00ec per prevalere sull\u2019<i>auctoritas<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principe riceve dal senato l\u2019<i>imperium<\/i> e dal popolo il potere tribunizio, ma le apparenze del rispetto a un ordine fondato su un\u2019autorit\u00e0 legittima finiscono per scomparire quando la guardia pretoriana fa e disfa gli imperatori. Allora non vi \u00e8 pi\u00f9 autorit\u00e0, ma solo la forza, e la forza militare: <i>&#8220;exercitus facit imperatorem&#8221;<\/i> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, nei primi tempi di Roma, si distinguevano con chiarezza l\u2019autorit\u00e0 e il potere (3). La giurisprudenza dei primi secoli poneva l\u2019autorit\u00e0 nella saggezza e nella prudenza dei giudici. E l\u2019autorit\u00e0 dei giudici differiva chiaramente dal potere dei magistrati. L\u2019autorit\u00e0 era la verit\u00e0 socialmente riconosciuta. E la forza socialmente riconosciuta era il potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cicerone aveva una concezione dello Stato di diritto secondo cui i magistrati sono al di sopra del popolo, le leggi sono al di sopra dei magistrati (4). Niente di pi\u00f9 conforme al diritto e all\u2019ordine della natura &#8211; aggiungeva &#8211; dell\u2019<i>imperium<\/i>: <i>&#8220;senza di esso infatti n\u00e9 la famiglia, n\u00e9 lo Stato, n\u00e9 la nazione, n\u00e9 il genere umano, n\u00e9 la natura tutta, n\u00e9 il mondo stesso potrebbero sussistere&#8221;<\/i>. L\u2019<i>imperium<\/i> significa in questo caso il potere rivestito d\u2019autorit\u00e0. Ma come intendere, nel linguaggio di Cicerone, l\u2019estensione di questo potere a tutta l\u2019umanit\u00e0 e anche a tutto l\u2019universo? Lo spiegano le parole finali del passo in questione: il mondo ubbidisce a Dio, e la vita dell\u2019uomo \u00e8 sottomessa a una legge suprema (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, poi, fu dimenticata questa nozione di uno Stato di diritto, e il potere politico pass\u00f2 a fondarsi semplicemente sulla forza materiale &#8211; raffigurata sull\u2019altare della Vittoria, in pieno Senato -, veniva meno anche la distinzione fra <i>auctoritas<\/i> e <i>potestas<\/i>.\u00a0Essa rinasce, dopo che l\u2019autocrazia pagana \u00e8 stata vinta, nelle monarchie cristiane costruite sulle rovine dell\u2019Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. La consacrazione reale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo allora che, al di sopra dei diversi regni, si leva l\u2019autorit\u00e0 del Papa, nell\u2019ordine spirituale, e dell\u2019imperatore, nell\u2019ordine temporale. La monarchia universale fu solamente un\u2019aspirazione di quanti immaginavano il Sacrum Imperium pienamente realizzato. Ma ci\u00f2 che importa \u00e8 notare nell\u2019autorit\u00e0 dell\u2019imperatore l\u2019espressione di un\u2019egemonia esercitata sui diversi re, il cui potere, nella sfera delle loro attribuzioni governative e amministrative, non veniva contestato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il potere pubblico spettava ai re, e l\u2019imperatore aveva l\u2019autorit\u00e0 somma, bench\u00e9 cercasse, talora, di ingerirsi nell\u2019ambito d\u2019azione di tale potere, come accadde in Germania, in Italia, in Borgogna, paesi nei quali la sua autorit\u00e0 era riconosciuta. Lo stesso si dica del Pontefice, la cui preminenza, come autorit\u00e0 sovreminente della Cristianit\u00e0, non distruggeva l\u2019indipendenza dei regni e la &#8220;sovranit\u00e0&#8221; dei monarchi, nonostante le incomprensioni che si sono verificate (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all\u2019autorit\u00e0 pontificia, i canonisti del secolo XII pensano che, siccome \u00e8 di natura spirituale, ha valore per l\u2019ordine temporale, tanto sui re quanto sull\u2019imperatore, senza che vengano a essi tolte le facolt\u00e0 di governare liberamente, di esercitare l\u2019<i>officium amministrandi<\/i>, cio\u00e8 la <i>potestas<\/i> (7). Nella Chiesa il Papa cumula l\u2019<i>auctoritas<\/i> e la <i>potestas<\/i>, ma sulla societ\u00e0 civile pu\u00f2 far sentire solamente la sua <i>auctoritas.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riconoscendo al Pontefice tale autorit\u00e0 sovreminente, i canonisti attribuivano all\u2019imperatore, nello stesso tempo, l\u2019<i>auctoritas imperandi<\/i> e ai re l\u2019<i>auctoritas regendi<\/i>. Era il potere con l\u2019autorit\u00e0. Questo accadeva perch\u00e9 il potere pubblico non doveva ridursi a un\u2019espressione della forza, ma trovare la sua legittimazione nell\u2019ordine trascendente indicato da Cicerone, ordine diventato ora pi\u00f9 evidente con gli insegnamenti del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non bastava l\u2019affermazione che ogni potere viene da Dio. Importava anche determinare concretamente la legittimit\u00e0 del potere nel suo titolare. Potere legittimo significa potere fondato sul diritto, con titolo legittimo ed esercitato con autentica autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo a questo proposito un altro aspetto della distinzione fra <i>auctoritas<\/i> e <i>potestas<\/i>. Non per rapporto a un\u2019autorit\u00e0 superiore, che limita il potere, oppure anche a un\u2019autorit\u00e0 inferiore, che deve rispettare. Si tratta ora dell\u2019autorit\u00e0 come elemento intrinseco, che d\u00e0 al potere un carattere giuridico, per il quale si distingue dai poteri di fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto \u00e8 mancato al principato a Roma, cos\u00ec che il potere dell\u2019imperatore rimase alla merc\u00e9 della forza pretoriana, un potere di fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consacrazione \u00e8 uno dei grandi segni di legittimit\u00e0 della regalit\u00e0 nel Medioevo, elemento nuovo, perfettamente comprensibile in una societ\u00e0 impregnata di princ\u00ecpi cristiani e in una civilt\u00e0 in grado eminente teocentrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Giovanna d\u2019Arco si presenta davanti al Delfino, portandogli il messaggio celeste, gli raccomanda grandemente di andare a Reims per esservi consacrato, lasciandosi ungere con l\u2019olio della Santa Ampolla. Solamente in questo modo sarebbe stato il <i>lieutenant du Roi des cieux qui est Roi de France<\/i>. A Carlo VII mancava la garanzia della legittimit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro esempio. Uno degli argomenti di Guglielmo di Normandia, per giustificare la conquista dell\u2019Inghilterra, \u00e8 che Aroldo, il suo contendente, \u00e8 stato consacrato irregolarmente, quindi non \u00e8 re. Aveva ricevuto l\u2019unzione regale dalle mani di Stigand, arcivescovo intruso di Canterbury, scomunicato dal Papa. E, vincitore ad Hastings, Guglielmo si fa consacrare nel modo dovuto a Westminster, il giorno di Natale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. L\u2019unzione reale fra i popoli pi\u00f9 antichi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consacrazione era un elemento nuovo rispetto all\u2019autocrazia, a base militare, degli ultimi tempi di Roma. Ma l\u2019avevano conosciuta i popoli pi\u00f9 antichi, il che porta Jean de Pange a sostenere la sua origine preistorica (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo autore prova la pratica della consacrazione regale in tre gruppi di societ\u00e0 politiche:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a.\u00a0quello del Pacifico e dell\u2019America;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b.\u00a0quello dell\u2019India;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c.\u00a0quello di Babilonia, dell\u2019Egitto e di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo gruppo, \u00e8 interessante notare l\u2019esistenza di riti molto simili in popoli separati dall\u2019oceano e fra i quali la storia non segnala vi sia stata comunicazione. In forme simboliche, il re deve morire come individuo e rinascere come anima comune del suo popolo. Viene purificato con acqua, unto e, infine, riceve le insegne della regalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In India, il rito essenziale \u00e8 detto Abisheka, parola il cui significato letterale &#8211; &#8220;spargere su&#8221; &#8211; indica l\u2019aspersione con acqua profumata sul re. Questo rito di purificazione \u00e8 rappresentato nelle pitture murali delle grotte di Ajanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Babilonia, Egitto e Israele, nel simbolismo dell\u2019unzione regale, insieme all\u2019idea di sacrificio racchiudono il significato dell\u2019istituzione monarchica, come si \u00e8 realizzata in questi stessi paesi. L\u2019unzione rende l\u2019autorit\u00e0 legittima, assoluta e indiscussa. Precede l\u2019incoronazione, alla quale fa seguito l\u2019omaggio prestato al nuovo monarca dai grandi del regno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Israele, la liturgia della consacrazione si sviluppa in epoche religiose diverse, a partire dalla consacrazione di tutta la nazione a Dio, da parte di Mos\u00e8, e poi con l\u2019istituzione della regalit\u00e0. Al tempo di Mos\u00e8, gli israeliti vivevano sotto un regime teocratico. Dopo la morte di Giosu\u00e8, il popolo di Dio \u00e8 governato dai Giudici, finch\u00e9 Samuele, accogliendo le richieste del popolo, consacra Saul come primo re. Allora si pratica l\u2019effusione dell\u2019olio, che era stata fatta da Mos\u00e8, per la prima volta, quando aveva ricevuto dal Signore l\u2019ordine di ungere il capo di Aronne e dei suoi figli, consacrandoli rispettivamente gran sacerdote e sacerdoti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 il significato dell\u2019unzione? Secondo numerose pagine bibliche, l\u2019olio dell\u2019unzione significa lo spirito di Jav\u00e8. \u00c8 l\u2019olio d\u2019oliva, che serve da alimento, per far luce e come medicina. Lo spirito di Jav\u00e8 \u00e8 luce e vita. Fra i prodotti della natura nessun altro lo pu\u00f2 rappresentare meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Bisogna notare che l\u2019effusione dell\u2019olio viene fatta su Saul e su Davide, suo successore, senza che il popolo ne sia a conoscenza. Solo posteriormente vengono riconosciuti e acclamati re da tutto il popolo. L\u2019<\/span><i style=\"font-size: 12px;\">atto declaratorio<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> della regalit\u00e0 \u00e8 segreto. Quindi si realizza una consacrazione solenne e pubblica, a significare l\u2019alleanza del re con il popolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"> In questa occasione i riferimenti vengono sempre fatti a un soggetto al plurale: <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;Vennero dunque gli uomini di Giuda e qui unsero David&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (<\/span><i style=\"font-size: 12px;\">2 Sam<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">., 2, 4)&#8230; <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;Vennero dunque tutti gli anziani d\u2019Israele dal re in Ebron, e il re Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (<\/span><i style=\"font-size: 12px;\">2 Sam<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">., 5, 3)..<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Si tratta propriamente dell\u2019<\/span><i style=\"font-size: 12px;\">atto costitutivo<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> della regalit\u00e0. L\u2019effusione dell\u2019olio, rito declaratorio, \u00e8 fatta da un profeta, che rivela la missione data da Dio al re, che \u00e8 l\u2019Unto, figura di Cristo. Ma la radice <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">machah<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> &#8211; che traduciamo con &#8220;unto&#8221; ed \u00e8 comune a tutti i popoli semitici &#8211; designa in prima istanza non l\u2019azione di ungere, bens\u00ec quella di passare la mano su un oggetto, sfregandolo. Il contatto stabilito dal <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">machah<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> crea simbolicamente una comunione grazie alla quale si forma una famiglia spirituale, caratteristica essenziale della regalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Il linguaggio dei simboli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea della trasfigurazione dell\u2019Impero Romano nell\u2019Impero cristiano, nacque ai tempi di Costantino, molto prima dell\u2019incoronazione di Carlo Magno da parte di Papa Leone III a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione creata dopo l\u2019Editto di Milano e con la nuova politica religiosa diede origine a una nuova metafisica politica, di cui Eusebio di Cesarea fu uno dei primi interpreti (9). Nella sua dottrina &#8211; che \u00e8 debitrice a influenze bibliche, platoniche e stoiche &#8211; l\u2019imperatore \u00e8 l\u2019<i>&#8220;immagine&#8221;<\/i> del re celeste, il cui regno deve realizzare sulla terra. Dio e il Logos sono i suoi archetipi. Come mediatore fra l\u2019uno e l\u2019altro mondo, l\u2019imperatore \u00e8 il <i>&#8220;nuovo Mos\u00e8&#8221;<\/i>, a cui spetta <i>&#8220;guidare gli uomini sulla terra secondo il modello del suo prototipo&#8221;<\/i>, convertendoli in sudditi del regno di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">L\u2019idea che il monarca sia il rappresentante di Dio, formulata da Eusebio, era stata espressa da san Paolo &#8211; <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;minister Dei in bonum&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (<\/span><i style=\"font-size: 12px;\">Rom<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">., 13, 4) &#8211; e divenne dominante a partire dal secolo IX (10).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Nella maggior parte dei regni, bench\u00e9 non in tutti, l\u2019ascesa al trono cominci\u00f2 a essere preceduta o ratificata dalla consacrazione regale, secondo i diversi riti o <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">ordines<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> dell\u2019incoronazione. Essi hanno un simbolismo profondo, nel quale troviamo, pi\u00f9 che nelle esposizioni dottrinali, un riflesso vivo della mentalit\u00e0 dell\u2019epoca. In essi Manuel Garc\u00eda-Pelayo vede <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;un compendio della filosofia politica del tempo&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">, e Alois Dempf li considera <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;il segno visibile e, almeno in questo senso, il sacramento dell\u2019unit\u00e0 fra la religione e l\u2019impero&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (11).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">La consacrazione reale era nello stesso tempo un atto liturgico e un atto politico. Le preghiere sulla persona del re, sulla corona, sullo scettro, sulla spada, sull\u2019anello e sul globo ci fanno conoscere tutta una teoria politica, corrispondente alle esperienze dei regni della Cristianit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I riti dell\u2019incoronazione comprendevano la consegna delle insegne e l\u2019unzione con il santo olio. Erano dominati dall\u2019idea di un rinnovamento dell\u2019Antico Testamento. Il nuovo re doveva avere la fedelt\u00e0 di Abramo, la mansuetudine di Mos\u00e8, l\u2019umilt\u00e0 di Davide e la sapienza di Salomone. In ogni momento viene fatta l\u2019evocazione di Israele. Nella consacrazione di Luigi IX, quando viene completato l\u2019<i>ordo<\/i> di Reims, mentre il nuovo re, in ginocchio, \u00e8 unto sul capo, sul petto, sulle spalle e sulle braccia, i presenti cantano l\u2019antifona <i>Inunxerunt regem Salomonem<\/i> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questo stesso <i>ordo<\/i>, e precisamente a partire da san Luigi, la consacrazione era preceduta dall\u2019investitura del re come cavaliere, e in questo modo si univa lo spirito della regalit\u00e0 a quello della cavalleria. Questa innovazione, introdotta in Francia, venne accolta in altri regni, fra i quali Aragona e Castiglia &#8211; <i>ordo<\/i> di Alfonso XI -, bench\u00e9, in quest\u2019ultimo caso, il re fosse armato cavaliere di Santiago dopo la consacrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unzione, parte pi\u00f9 importante di tutto il rituale, doveva trasmettere al re lo spirito di Dio, in una analogia con Israele. Unto a imitazione di Cristo, il monarca si trasformava in immagine di Cristo, idea rafforzata nel rito tedesco antico dall\u2019intervento nella cerimonia della consacrazione regia di dodici vescovi, a rappresentare i dodici apostoli. L\u2019olio dell\u2019unzione era la materia con cui erano stati unti i <i>&#8220;sacerdoti, re e profeti&#8221;<\/i>, secondo un\u2019espressione consueta nei diversi riti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non se ne deduca che vi fosse una sorta di teocrazia, oppure che la consacrazione portasse a una concezione del tipo della dottrina della monarchia di diritto divino, di origine protestante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricevendo l\u2019unzione, non per questo il monarca abdicava dalla sua <i>auctoritas regendi<\/i> nelle mani dei prelati che gli applicavano l\u2019olio. Con decisione e fermezza, un re santo come Luigi IX sapeva rivendicare i suoi diritti e mantenere l\u2019autonomia del potere temporale di fronte a quello ecclesiastico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Inoltre, bisogna notare che la teocrazia, nel senso rigoroso del termine, corrisponde all\u2019idea del governo di un popolo da parte di Dio. Fu il caso degli ebrei, quando uscirono dall\u2019Egitto sotto la guida di Mos\u00e8, poich\u00e9 questi riceveva gli ordini da Dio per trasmetterli al popolo eletto, e poich\u00e9 anche le leggi venivano date da Dio. Con la regalit\u00e0, istituita nella persona di Saul, scomparve la teocrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Quanto alla monarchia di diritto divino, di ispirazione protestante, fu una concezione che tendeva all\u2019assolutismo e in cui si delinea gi\u00e0 la concezione moderna di sovranit\u00e0, dal momento che il monarca cessa di riconoscere l\u2019autorit\u00e0 del Pontefice e pretende anche di porsi al di sopra dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica in materia religiosa. Cos\u00ec, anche il gallicanesimo, il giuseppinismo e, in genere, il regalismo proprio dell\u2019&#8221;assolutismo illuminato&#8221; del secolo XVIII.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Lungi dal favorire l\u2019assolutismo, la consacrazione veniva a rafforzare, nel monarca, il riconoscimento dei limiti del suo potere e dell\u2019obbligo di diventare il <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;ministro di Dio per il bene&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (13). Quanto ai rapporti fra il potere temporale e quello spirituale, la consacrazione non comportava n\u00e9 sottomissione indebita a questo, n\u00e9 attribuzione al potere civile del reggimento della societ\u00e0 ecclesiastica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Soprattutto relativamente al problema delle investiture, vi fu talora un\u2019incomprensione fra i due poteri, tale da rompere l\u2019armonia corrispondente alle idee dominanti nel simbolismo della consacrazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale simbolismo avrebbe perso la sua vigenza effettiva e profonda con la mentalit\u00e0 di esaltazione assolutistica dello Stato e della sovranit\u00e0, dopo Nicol\u00f2 Machiavelli e Jean Bodin. Gi\u00e0 nel secolo XIV un Luigi il Bavaro si circondava, alla sua corte, di pensatori come Guglielmo di Occam e Marsilio da Padova, che preparavano i tempi nuovi. Nel secolo XVI, in contrasto con Filippo II &#8211; compenetratissimo, come pochi monarchi lo sono stati, della sua missione rispetto al significato trascendentale del potere -, Francesco I si orientava secondo la ragion di Stato, fino a giungere a un opportunismo senza scrupoli, ed Enrico IV poteva dire <i>&#8220;Paris vaut bien une messe!&#8221;<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">5. Il re come rappresentante del popolo<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Il re, oltre a essere il rappresentante di Dio, \u00e8 anche il rappresentante del popolo. Come gli Anziani d\u2019Israele partecipavano alla consacrazione reale, cos\u00ec i grandi del regno &#8211; in Francia, i dodici pari &#8211; erano presenti per ricevere il giuramento del monarca e prender parte alle cerimonie di consacrazione. Il potere regale era il vertice della res publica e supponeva un\u2019alleanza fra il suo detentore e la comunit\u00e0, alleanza espressa nei giuramenti del re salendo al trono. In questo modo il re riconosceva i limiti del suo potere, che doveva essere esercitato nella soggezione al diritto e nel rispetto per i privilegi e le libert\u00e0 dei sudditi (14).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il carattere collettivo della consacrazione, gi\u00e0 allora notabile in altri regni, si manifesta in Inghilterra a partire dal secolo X. I vescovi ungono il re insieme e pongono l\u2019elmo sul suo capo. A loro si uniscono i capi laici, per la consegna dello scettro, e poi tutto il popolo acclama, e si procede a queste intronizzazioni secondo l\u2019uso germanico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 d\u2019interesse il caso verificatosi in questo paese al momento della successione di Guglielmo I. Il vincitore di Hastings aveva lasciato la Normandia in eredit\u00e0 al figlio pi\u00f9 vecchio, Roberto, e l\u2019Inghilterra al secondogenito, Guglielmo. Per la morte di Guglielmo II, il trono pass\u00f2 al fratello minore, Enrico, e non al maggiore. Si mostr\u00f2 che Roberto non poteva succedere perch\u00e9 era nato prima della consacrazione del padre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consacrazione simboleggiava le nozze del re con la nazione, e perci\u00f2 solamente il figlio nato nella porpora, dopo queste nozze, poteva essere erede. Enrico I diede al popolo una Carta con gli impegni che assumeva. Fu la prima delle Carte che, rinnovate in occasione della consacrazione di ogni re, formano una catena fino alla <i>Magna Charta<\/i>, compendio e conferma delle precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Il potere del re \u00e8 fatto dall\u2019unanimit\u00e0 del popolo cristiano&#8221;, scrive Jean de Pange. E ricorda le parole altamente significative di san Luigi, alla prima Crociata, prima dello sbarco a Damietta: <i>&#8220;Amici e fedeli miei, saremo invincibili se saremo inseparabili nella carit\u00e0. Non senza permesso divino siamo stati trasportati qui, per approdare in un paese cos\u00ec potentemente armato. Io non sono il re di Francia, io non sono la santa Chiesa; li siete voi, in quanto siete tutti il re, in quanto siete la santa Chiesa. Io sono solo un uomo, la cui vita, quando parr\u00e0 opportuno a Dio, finir\u00e0 come quella di chiunque altro. Tutto \u00e8 per noi, qualunque cosa accada: se saremo vinti, ce ne andremo come martiri; se trionferemo, la gloria del Signore sar\u00e0 esaltata, quella della Francia e della stessa Cristianit\u00e0 aumenter\u00e0&#8221;<\/i> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi la regalit\u00e0 \u00e8 un\u2019istituzione. Il suo valore non sta nella persona fisica del re. Questi la incarna, detenendo legittimamente il potere, in qualit\u00e0 di <i>&#8220;ministro&#8221;<\/i> di Dio e di rappresentante di tutta la societ\u00e0, in quanto permette a essa di realizzarsi storicamente (16). Secondo il pensiero di san Luigi, la regalit\u00e0 deve orientarsi nel senso di un federalismo, risultante dalla collaborazione dei principi e dall\u2019alleanza con il popolo, a manifestazione della <i>concordia<\/i> del linguaggio dei documenti carolingi (17), realizzazione del concetto aristotelico di &#8220;amicizia&#8221; come fondamento delle relazioni politiche, rinnovato da san Tommaso d\u2019Aquino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi il re \u00e8 rappresentante del corpo sociale, il capo di una grande corporazione. Quando si comincia a discutere sulla natura giuridica di questa corporazione, si riflettono, fra i giuristi, le posizioni filosofiche dei seguaci del realismo e del nominalismo. Nel secolo XIII, vediamo un grande giurista, Sinibaldo Fieschi &#8211; che sar\u00e0 Papa Innocenzo IV -, formulare la teoria della finzione per spiegare le persone giuridiche, fra cui la comunit\u00e0 unita politicamente sotto il potere del re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una teoria nominalistica, che indebolisce la concezione della Corona come espressione di un tutto, il re e il popolo. Questa concezione dar\u00e0 luogo all\u2019assolutismo, esaltando il potere del monarca, la persona fisica che tende ad assorbire in s\u00e9 l\u2019istituzione. Ma persister\u00e0 proprio in Inghilterra, dove la teoria della finzione non venne accettata e dove l\u2019assolutismo non riusc\u00ec a imporsi come sul continente, mettendo in salvo il principio tradizionale del re unito al parlamento, espressioni della sovranit\u00e0 e della rappresentanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il linguaggio di Luigi XIV sar\u00e0 molto diverso da quello di Luigi IX. Nel corso di diritto pubblico che fa comporre per l\u2019istruzione del duca di Borgogna, si legge: <i>&#8220;Il re rappresenta l\u2019intera nazione, e ogni singolo rappresenta solamente un individuo di fronte al re. Di conseguenza, tutto il potere, tutta l\u2019autorit\u00e0 stanno nelle mani del re, e altri possono avere nel regno solo quelli che lui stesso stabilisce&#8230; La nazione in Francia non fa corpo. Essa risiede tutta nella persona del re&#8221;<\/i>. Il che Jean de Pange commenta in questi termini: <i>&#8220;Potrebbe essere la dottrina di un imperatore romano. Si oppone a quanto si afferma nel Medioevo da Carlo il Calvo fino a san Luigi. Per questo, ogni fedele non rappresenta &#8220;un individuo di fronte al re&#8221;. Egli \u00e8 unito agli altri dalla carit\u00e0. &#8220;Fa corpo&#8221; con loro, e il re \u00e8 membro di questa corporazione come gli altri fedeli. Il linguaggio di san Luigi \u00e8 quello di un uomo che sente la realt\u00e0 di uno spirito comune a tutti i fedeli cristiani, nel quale trovano la pace. Il linguaggio di Luigi XIV \u00e8 quello di un autocrate, che non vuole che la nazione viva al di fuori di lui. Il giorno in cui essa far\u00e0 di nuovo corpo, lo far\u00e0 contro di lui&#8221;<\/i> (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Sovranit\u00e0 e rappresentanza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assolutismo monarchico, che raggiunse il suo splendore maggiore in Francia durante il secolo di Luigi XIV, trasform\u00f2 il senso della regalit\u00e0. Se san Luigi contribu\u00ec al rafforzamento del potere regale, e diede il massimo impulso che i suoi successori avrebbero portato alla monarchia assoluta, la sua concezione comunitaria della regalit\u00e0 &#8211; la stessa dei regni spagnoli e dell\u2019Inghilterra &#8211; non avrebbe mai permesso di giungere a questo risultato. Ma tale concezione fu superata dal nuovo concetto di sovranit\u00e0, dalle formule del diritto romano e delle influenze protestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Queste ultime, esaltando il potere temporale, prepararono il volo dei nazionalismi statalistici. Non dobbiamo dimenticare che la teoria della monarchia di diritto divino ebbe uno dei suoi corifei pi\u00f9 eminenti nella persona del monarca protestante Giacomo I d\u2019Inghilterra, contro il quale scrissero i teologi cattolici Francisco Su\u00e1rez e Roberto Bellarmino sostenendo la dottrina della sovranit\u00e0 alienabile del popolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Il cesarismo imperiale rinasceva avendo come sostenitori i legisti con la mentalit\u00e0 formata secondo il diritto romano di Giustiniano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Quanto alla concezione moderna di sovranit\u00e0, trov\u00f2 la sua espressione principale nei <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">Six Livres de la R\u00e9publique<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">, di Jean Bodin, che accentua l\u2019importanza della funzione legislativa come affermazione del potere sovrano di fronte ad altre autorit\u00e0. In questa concezione, il potere assoluto e sovrano ha come unici limiti quelli che vengono da Dio e dalla natura. Con la progressiva secolarizzazione dello Stato e con il naturalismo nato dal Rinascimento, sempre pi\u00f9 accentuato nelle idee politiche, va scomparendo anche questa subordinazione del potere a un ordine trascendente. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">E cos\u00ec, nel secolo XVIII, sotto l\u2019influenza dell\u2019illuminismo, la concezione deista di Jean-Jacques Rousseau non gli impedisce di attribuire al popolo una sovranit\u00e0 assoluta, preparando il positivismo giuridico, che confina il volontarismo del &#8220;contratto sociale&#8221; nell\u2019ambito della volont\u00e0 umana creatrice del diritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Questa sovranit\u00e0, che in prima istanza appartenne al re e poi fu trasferita al popolo, divenne, con gli autori tedeschi, un attributo dello Stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">In questo modo vediamo che si viene perdendo il senso della distinzione fra <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">auctoritas<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> e <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">potestas<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">, poich\u00e9 il potere assume tutta l\u2019autorit\u00e0. Inoltre, il sovrano si appropria della rappresentanza. Oltre a vantarsi rappresentante della &#8220;nazione tutta&#8221;, ammettendo come uniche autorit\u00e0 quelle che lui stesso istituisce &#8211; secondo le istruzioni al duca di Borgogna -, il re sottopone la rappresentanza nazionale a un ritiro prolungato, e passa a governare da solo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Basta ricordare che, quando furono convocati nel 1788 da Luigi XVI, gli Stati Generali non si riunivano dal 1614. In Spagna e in Portogallo, l\u2019oro americano, riempiendo le casse pubbliche, rendeva evitabile la convocazione delle Cortes per approvare i sussidi, ora non necessari grazie a tale nuova fonte di reddito. E quando fu proclamata la sovranit\u00e0 del popolo, vediamo la rappresentanza di una classe &#8211; il Tiers \u00c9tat, cio\u00e8 la borghesia &#8211; assorbire in s\u00e9 tutta la rappresentanza, da cui la trasformazione dell\u2019Assemblea dei tre stati nell\u2019Assemblea Nazionale Costituente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Il dominio della borghesia come classe sociale, con l\u2019instaurazione di quello che Arturo Enrique Sampay chiama lo &#8220;Stato di diritto liberal-borghese&#8221;, provoc\u00f2 le prime grandi reazioni nel 1848, l\u2019anno delle rivoluzioni sociali che scossero l\u2019Europa. E quindi vediamo le critiche dirette da Pierre-Joseph Proudhon al suffragio universale, oppure da Carl Menger al diritto di classe, e l\u2019uno e l\u2019altro smascherano la menzogna della rappresentanza liberale e attaccano violentemente il potere che se ne serviva per imporre il dominio di una parte della societ\u00e0 sul &#8220;quarto stato&#8221;, cio\u00e8 sul proletariato, il cui programma di ascesa rivoluzionaria veniva tracciato da Karl Marx e da Friedrich Engels nel <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">Manifesto del Partito comunista<\/i><span style=\"font-size: 12px;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u00c8 l\u2019epoca in cui Juan Donoso Cort\u00e9s abbandona il liberalismo dottrinale della sua prima fase e denuncia nelle concezioni rivoluzionarie &#8211; da Jean-Jacques Rousseau a Pierre-Joseph Proudhon &#8211; la pratica politica di una filosofia panteista, cio\u00e8 immanentista, con la negazione di un ordine trascendente di fondazione del diritto e di legittimazione del potere (19).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">7. L\u2019immanentismo del pensiero politico moderno<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">La rottura del pensiero moderno con il trascendente si manifest\u00f2, nel campo delle idee politiche, in un modo molto marcato e caratteristico con Nicol\u00f2 Machiavelli e con Thomas Hobbes. Dal primo la societ\u00e0 politica \u00e8 considerata un fine in s\u00e9 e la politica \u00e8 separata dalla morale. Quanto a Thomas Hobbes, nella sua opera si trova una sistematizzazione rigorosa della concezione naturalistica dell\u2019universo, che viene ridotto a un meccanismo corporeo o fisico, e anche lo Stato \u00e8 retto da norme del tipo delle leggi fisiche, e l\u2019uomo \u00e8 completamente subordinato al corpo politico, al Leviatano (20).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Nello stesso tempo in cui l\u2019ordine della societ\u00e0 veniva svincolato in questo modo dalla sua subordinazione a un ordine trascendente, si operava la sopravvalutazione del potere dello Stato, a partire dal concetto di sovranit\u00e0 formulato da Jean Bodin. Nella moderna teoria dello Stato &#8211; che riflette lo svolgersi del pensiero filosofico -, vi \u00e8 tutta una serie di concezioni immanentistiche che si succedono, dalla deificazione del popolo, da parte di Jean-Jacques Rousseau, o della Nazione, da parte dei giacobini, fino a quella dello Stato, da parte di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e dei moderni totalitarismi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca della Rivoluzione francese la nazione passa ad avere un valore assoluto e assume il carattere di una entit\u00e0 religiosa. Sono assolutamente significative queste parole di Andr\u00e9 Ch\u00e9nier: <i>&#8220;Dovrete fondare, sui resti delle superstizioni detronizzate, l\u2019unica religione universale, che porta la pace e non la spada, che fa cittadini e non re o sudditi, fratelli e non nemici, che non ha sette n\u00e9 misteri, il cui unico dogma \u00e8 l\u2019uguaglianza, i suoi oracoli le leggi, i magistrati i Pontefici che bruciano l\u2019incenso della grande famiglia davanti all\u2019altare della Patria, madre e divinit\u00e0 comune&#8221;<\/i> (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emmanuel-Joseph Siey\u00e8s, affermando che la nazione esiste prima di tutto ed \u00e8 all\u2019origine di tutto, di fronte a essa e sopra di essa riconosceva soltanto il diritto naturale. Ma, <i>&#8220;quando sfuma il <\/i>pathos<i> del diritto naturale razionale, unico limite riconosciuto al <\/i>potere costituente<i> del popolo, l\u2019autorit\u00e0 come principio morale si trasforma in un potere assoluto della moltitudine oppure di chi la rappresenta. Un secolo e mezzo dopo, chiamiamo questo <\/i>dittatura totalitaria<i>&#8220;<\/i> (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifiutando il diritto naturale, e attribuendo allo Stato la creazione di ogni diritto, il positivismo nasce come nuova forma di immanentismo, di cui \u00e8 manifestazione decisamente chiara la teoria dell\u2019autolimitazione dello Stato di Georg Jellinek.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine Georg Wilhelm Friedrich Hegel, bench\u00e9 distingua fra lo Stato e la societ\u00e0 civile &#8211; giungendo anche a preconizzare la rappresentanza politica basata sui corpi intermedi (23) -, fa dello Stato la realt\u00e0 in atto dell\u2019idea morale oggettiva, il &#8220;divino terreno&#8221;, in modo tale che il popolo, in quanto Stato, <i>&#8220;\u00e8 lo spirito nella sua razionalit\u00e0 sostanziale e nella sua immediata realt\u00e0&#8221;<\/i>, ossia <i>&#8220;il potere assoluto sul <\/i>territorio<i>&#8220;<\/i> (24)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando in profondit\u00e0 l\u2019immanentismo del pensiero moderno, Eric Voegelin vi trova una nuova manifestazione della gnosi, che, all\u2019inizio del cristianesimo, volle sostituire la fede con la conoscenza razionale penetrando nei misteri. Nel Medioevo, questa eresia dei primi tempi riappare in alcuni pensatori, fra i quali Gioacchino da Fiore, la cui interpretazione della storia secondo le tre et\u00e0 \u00e8 un\u2019anticipazione di Anne-Robert-Jacques Turgot, di Auguste Comte, di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e di Karl Marx.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il marxismo \u00e8 immanentista, e inoltre Karl Marx, unendo la dialettica hegeliana al materialismo di Ludwig Feuerbach, trasferisce alla Materia quanto Georg Wilhelm Friedrich Hegel afferma dell\u2019Idea. La gnosi, sostenendo che il significato dell\u2019esistenza \u00e8 immanente, presenta diverse forme. Nella sua modalit\u00e0 eminentemente intellettuale cerca di penetrare speculativamente nel mistero della creazione e dell\u2019esistenza: \u00e8 la gnosi speculativa di Friedrich Wilhelm Joseph Schelling e del sistema hegeliano. Al contrario, la gnosi volitiva si impegna a redimere l\u2019uomo e la societ\u00e0. \u00c8 il caso di Auguste Comte, di Karl Marx e di Adolf Hitler, <i>&#8220;attivisti rivoluzionari&#8221;<\/i> (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Eric Voegelin conclude: <\/span><i style=\"font-size: 12px;\">&#8220;Queste esperienze gnostiche, in tutta la loro variet\u00e0, sono il centro da cui si irraggia il processo di ridivinizzazione della societ\u00e0, perch\u00e9 gli uomini che si abbandonano a queste esperienze divinizzano se stessi sostituendo alla fede in senso cristiano una pi\u00f9 concreta partecipazione alla divinit\u00e0&#8221;<\/i><span style=\"font-size: 12px;\"> (26).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">L\u2019immanentismo \u00e8 il presupposto delle ideologie rivoluzionarie della nostra epoca. Sopprimendo ogni subordinazione a un ordine trascendente, tali ideologie attribuiscono un valore assoluto a categorie temporali, che vengono come divinizzate: il Popolo, la Nazione, la Razza, la Classe, lo Stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Da parte loro, le teorie dello Stato fondate sul positivismo giuridico hanno, nell\u2019osservazione dell\u2019uomo e della societ\u00e0, lo stesso presupposto, da cui deriva il monismo statale. L\u2019idea di rappresentanza tende a ridursi a rappresentanza della societ\u00e0 da parte dello Stato, che la ingloba completamente. Lo Stato si appropria della rappresentanza, lasciando che si manifesti nelle diverse modalit\u00e0 indicate nei capitoli precedenti. Svanisce la rappresentanza della societ\u00e0 reale, con la pluralit\u00e0 dei gruppi che la costituiscono. Le istituzioni rappresentative muoiono. Lo Stato totalitario \u00e8 logicamente il termine finale di tali concezioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">Nota<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><\/b><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(1) Epigrafe in Vicente Marrero, <i>El poder entra\u00f1able<\/i>, Col. <i>Explandi\u00e1n<\/i>, 1952.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(2) \u00c8 molto significativo che l\u2019imperatore potesse recarsi al Campo di Marte per assumere il comando delle truppe solo dopo essere stato designato dal Senato. Ecco il diritto. Ma, di fatto, a partire da Claudio, va prima dall\u2019esercito, distribuendo un <i>donativum<\/i> ai soldati. Poi va in Senato, dove riceve l\u2019acclamazione e pronuncia il discorso d\u2019investitura<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(3) Lo insegna un grande romanista di oggi: cfr. Alvaro D\u2019Ors, <i>Una introducci\u00f3n al Estudio del Derecho<\/i>, Rialp, Madrid 1963, pp. 19, 78 e 84.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(4) Cfr. Marco Tullio Cicerone, <i>De legibus<\/i>, III, 1: <i>&#8220;Ut enim magistratibus leges, ita populo praesunt magistratus, vereque dici potest, magistratum legem esse loquentem, legem autem mutum magistratum&#8221;<\/i>, <i>&#8220;come infatti le leggi stanno al disopra dei magistrati, cos\u00ec i magistrati stanno al disopra del popolo, e si pu\u00f2 dire con tutta verit\u00e0 che il magistrato \u00e8 una legge parlante, e la legge un magistrato muto&#8221;<\/i>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(5) Cfr. <i>ibid<\/i>.: <i>&#8220;Nihil porro tam aptum est ad ius conditionemque naturae&#8230; quam imperium; sine quo nec domus ulla nec civitas nec gens nec hominum universum genus stare nec rerum natura omnis nec ipse mundus potest; nam et hic deo paret, et huic oboediunt maria terraeque, et hominum vita iussis supremae legis obtemperat&#8221;<\/i>,<i> &#8220;Nulla inoltre \u00e8 tanto consentaneo col diritto e con la disposizione della natura&#8230; quanto il potere; senza di esso infatti n\u00e9 la famiglia, n\u00e9 lo Stato, n\u00e9 la nazione, n\u00e9 il genere umano, n\u00e9 la natura tutta, n\u00e9 il mondo stesso potrebbero sussistere; questo infatti obbedisce a Dio, ed a questo obbediscono i mari e le terre, e la vita umana ottempera alle norme di una legge suprema&#8221;<\/i>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(6) Il termine &#8220;sovranit\u00e0&#8221; va messo fra virgolette perch\u00e9 \u00e8 assunto in un senso molto diverso da quello che ha avuto dopo Jean Bodin. La sovranit\u00e0 assoluta &#8211; che riunisce in s\u00e9 ogni autorit\u00e0 e ogni potere &#8211; era allora sconosciuta. Intesa nel modo moderno, questa nozione, oltre ad avere altri presupposti filosofici e teologici, non si compagina con le condizioni peculiari della societ\u00e0 feudale. <\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">Nel linguaggio di Beaumanoir, ogni barone era un piccolo sovrano, <i>&#8220;chacuns barons est souverains en sa baronie&#8221;<\/i>; e il re, sovrano al di sopra di tutti, <i>&#8220;voir est que li rois est souverains par dessus tout&#8221;<\/i> (<i>Coutume de Bouvaisis<\/i>, in Marcel David, <i>La souverainet\u00e9 et les limites juridiques du pouvoir monarchique du IXe au XVe si\u00e8cle<\/i>, Dalloz, Parigi 1954, pp. 68-69).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(7) Cfr. Rufino, <i>Summa Decreti<\/i>, dist. <\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">XXII: <i>&#8220;Summus itaque patriarcha quoad auctoritas jus habet terreni imperii&#8230; Ipse vero princeps post ipsum auctoritatem habet seculares regendi et preter ipsum officium amministrandi&#8230;&#8221;<\/i>. Secoli prima Papa Gelasio aveva affermato: <i>&#8220;Duo sunt, quibus principaliter mundus hic regitur, auctoritas sacrata pontificum et regalis potestas&#8221;<\/i> (in M. David, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., pp. 24 e 26).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(8) Cfr. Jean de Pange, <i>Les Roi Tr\u00e8s Chr\u00e9tien<\/i>, Arth\u00e8me Fyard, Parigi 1949, pp. 39 ss. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">Nell\u2019antichit\u00e0 orientale si giunse perfino alla deificazione del potere. Il faraone era considerato una divinit\u00e0 in terra, e lo stesso si verificava con i sovrani dell\u2019Assiria, della Cina e del Giappone. Oppure erano considerati delegati degli dei, come i re babilonesi, di Marduk, e quelli achemenidi, di Ahuramazda. Tale fu anche la concezione del califfato negli imperi islamici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(9) Cfr. Manuel Garc\u00eda-Pelayo, <i>El Reino de Dios Arquetipo Pol\u00edtico. Estudios sobre las Formas Pol\u00edticas de la Alta Edad Media<\/i>, Revista de Occidente, Madrid 1959, pp. 30 e 101.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(10) Carlo Magno veniva incoronato imperatore all\u2019inizio di questo secolo. Nel secolo VI, Clodoveo era battezzato da san Remigio, spargendo sul capo del re dei franchi l\u2019olio della Santa Ampolla, che poi sarebbe stato usato nella consacrazione dei re di Francia. Il primo paese a ungere i suoi re fu la Spagna visigotica, nel secolo VII. Seguirono la Francia, l\u2019Inghilterra, la Borgogna e altre nazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(11) M. Garc\u00eda-Pelayo, <i>El Reino de Dios Arquetipo Pol\u00edtico. Estudios sobre las Formas Pol\u00edticas de la Alta Edad Media<\/i>, cit., p. 104.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"DE\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: DE;\">(12) Cit. in Ludwig Bouisson, <i>K\u00f6nig Ludwig IX, der Heilige, und das Recht. Studien zur Gestaltung der Lebensordnung Frankreichs in hohen Mittelalter<\/i> [Re Luigi IX il Santo e il diritto. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">Studi sulla rappresentazione dell\u2019ordinamento della vita in Francia nell\u2019alto Medioevo], Herder, Friburgo in Brisgovia 1954, p. 7.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(13) Riferendosi al <i>De Legibus et Consuetudines Angliae<\/i>, Manuel Garc\u00eda-Pelayo scrive: <i>&#8220;Come vicario e immagine di Cristo, il re deve essere soggetto alla legge, perch\u00e9 Cristo, dice Bracton, che poteva scegliere tante vie per operare la salvezza, non ha seguito quella del potere ma quella della giustizia &#8220;e volle cos\u00ec essere sotto la legge&#8221;. Quindi ne deriva che, partendo dall\u2019idea del principe come vicario di Cristo, si giunge alla conclusione del <\/i>governement of law<i>&#8220;<\/i> (<i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., p. 102).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(14) Da questo la famosa formula usata in Castiglia: <i>&#8220;Sarai re se rispetterai il diritto, se no no&#8221;<\/i>. Troviamo l\u2019espressione nelle <i>Etimologiae<\/i> di sant\u2019Isidoro di Siviglia: <i>&#8220;Rex eris si recte facis, si non facis, non eris&#8221;<\/i> (L. IX, cap. II, 4). Robert W. Carlyle e Alexander J. Carlyle scrivono: <i>&#8220;La legge dello Stato \u00e8 espressione della consuetudine e della volont\u00e0 della comunit\u00e0 intera, e domina tutti i membri della comunit\u00e0, compresi il re e il principe&#8221;<\/i> (<i>Il pensiero politico medievale<\/i>, sezione VI, <i>Il pensiero politico dal 1300 al 1500<\/i>, parte I, cap. I, trad. it., a cura di Luigi Firpo, vol. IV, Laterza, Bari 1968, p. 15).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(15) Cit. in J. de Pange, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., pp. 381-382: <i>&#8220;Amici mei ac fideles, insuperabiles erimus si in caritate inseparabiles fuerimus&#8221;<\/i>, e cos\u00ec via.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(16) Si tenga presente quanto dice in proposito Eric Voegelin: vedi cap. <\/span><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">II, n. 1<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(17) <i>&#8220;Ut pax sit et concordia et unanimitas cum omni populo christiano&#8221;<\/i> (<i>Capit<\/i>.<i> reg<\/i>.<i> Franc<\/i>., cit. in J. de Pange, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., p. 191)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(18) J. de Pange, <i>op<\/i>. <i>cit<\/i>., pp. 383-384.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(19) Cfr. Juan Donoso Cort\u00e9s, <i>Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo<\/i>, trad. it., Rusconi, Milano 1972; Idem, <i>Discorso sull\u2019Europa<\/i>, del 30-1-1850, in Idem, <i>Il potere cristiano<\/i>, trad. it., Morcelliana, Brescia 1964, pp. 79-103; e Idem, <i>Lettera al Cardinale Fornari sugli errori del nostro tempo<\/i>, del 19-6-1852, <i>ibid<\/i>., pp. 120-145. Su Juan Donoso Cort\u00e9s \u00e8 stato scritto molto. Il suo pensiero ha avuto grande ripercussione in Germania, dove lo hanno studiato, fra altri, Dietmar Westemeyer, Edmund Schramm e Carl Schmitt, autori di importanti lavori in proposito. Ha suscitato l\u2019attenzione e l\u2019entusiasmo dell\u2019americano Frederick D. Wilhelmsen, del rumeno George Uscatescu e del francese Jules Chaix-Ruy. Uno dei saggi pi\u00f9 recenti \u00e8 il denso volume di Ra\u00fal S\u00e1nchez Abelenda, <i>La teor\u00eda del Poder en el Pensamiento Pol\u00edtico de Donoso Cort\u00e9s<\/i>, Editorial Universitario de Buenos Aires, Buenos Aires 1969. Nel 1949, a San Paolo, Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola ha pronunciato una bella conferenza sul pensatore che, pi\u00f9 di cento anni fa, nel discorso citato, ha previsto con sicurezza l\u2019espansione del socialismo e dell\u2019imperialismo russo in Europa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"FR\" style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: FR;\">(20) Joseph Vialatoux, in <i>La Cit\u00e9 de Hobbes. <\/i><\/span><i><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">Th\u00e9orie de l\u2019\u00c9tat<\/span><\/i><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\"> <i>totalitaire<\/i> (Gabalda, Parigi 1935) &#8211; che \u00e8 appunto un <i>&#8220;saggio sulla concezione naturalistica della societ\u00e0&#8221;<\/i> -, dice sinteticamente: <i>&#8220;Una &#8220;fisica universale&#8221; del <\/i>Corpo<i>, dalla quale si deduce una fisica particolare dell\u2019<\/i>Uomo<i>, dalla quale finalmente si deduce una fisica della <\/i>Citt\u00e0<i>: tale \u00e8, dunque, chiaramente e apertamente nel pensiero filosofico di Hobbes l\u2019architettura del suo Sistema&#8221;<\/i> (p. 88). E conclude: <i>&#8220;La lezione di Hobbes merita di essere ascoltata e compresa. Ci mostra, sotto una luce cruda e fredda, nello statalismo totalitario, la fioritura naturale, necessaria e suprema del Naturalismo&#8221;<\/i> (p. 221).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(21) Cit. in Arturo Enrique Sampay, <i>La Crisis del Estado de Derecho Liberal-Burgu\u00e9s<\/i>, Editorial Losada, Buenos Aires 1942, p. 222<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(22) L\u2019osservazione \u00e8 di A. E. Sampay, <i>ibid<\/i>., p. 223<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(23) Secondo Georg Wilhelm Friedrich Hegel, la rappresentanza deve essere fatta <i>&#8220;secondo la natura della societ\u00e0 civile&#8221;<\/i>, cio\u00e8 <i>&#8220;dalle sue diverse corporazioni&#8221;<\/i>, e non turbata da <i>&#8220;astrazioni e dalle concezioni atomistiche&#8221;<\/i> (<i>Lineamenti di filosofia del diritto<\/i>, con le aggiunte compilate da Eduard Gans, Parte terza, Sezione terza, \u00a7 311, trad. it., Laterza, Roma-Bari 1979, p. 307). Dice testualmente: <i>&#8220;In quanto costoro sono deputati dalla societ\u00e0 civile, \u00e8 facile capire immediatamente che essa fa questo, in quanto ci\u00f2 <\/i>che essa \u00e8<i>; &#8211; quindi, non in quanto risolta atomisticamente nei singoli e adunantesi in un momento, senza altro comportamento, soltanto per un atto singolo e temporaneo; ma in quanto organizzata nelle sue associazioni, comunit\u00e0 e corporazioni senz\u2019altro costituite, le quali, a questo modo, mantengono un nesso politico&#8221;<\/i> (<i>ibid<\/i>., \u00a7 308, p. 304).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(24) <i>Ibid<\/i>., \u00a7 331, p. 323.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(25) E. Voegelin, <i>La nuova scienza politica<\/i>, cit., cap. IV, <i>Lo gnosticismo, caratteristica della modernit\u00e0<\/i>, p. 196.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-size: 12.0pt;\">(26) <i>Ibidem<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_____________________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=963\" target=\"_blank\">L\u2019idea di rappresentanza nel diritto<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=965\" target=\"_blank\">La rappresentanza della societ\u00e0 politica<\/a> -1<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=964\" target=\"_blank\">La rappresentanza della societ\u00e0 politica<\/a> -2<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=966\" target=\"_blank\">La rappresentanza politica nello Stato dei partiti e nella societ\u00e0 di massa<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=34645\" target=\"_blank\">Autorit\u00e0 e rappresentanza<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=969\" target=\"_blank\">Origine e significato delle istituzioni rappresentative<\/a><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel &#8220;[&#8230;] clima di &#8220;crisi&#8221; che attualmente investe [&#8230;] le istituzioni pubbliche [&#8230;] sulle quali la convivenza umana si fonda&#8221; (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla prima sessione della Conferenza permanente del Ministero dell\u2019Interno della Repubblica Italiana su La cultura della legalit\u00e0, dell\u20198-7-1991, n. 1, in L\u2019Osservatore Romano, 8\/9-7-1991), il quinto capitolo dell\u2019opera Da &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rappresentanza-come-valore-simbolico-che-manifesta-un-ordine-trascendente\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34643,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53],"tags":[235,785],"class_list":["post-968","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-politica-2","tag-rappresentanza","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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