{"id":966,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-14T11:31:56","modified_gmt":"2016-06-14T09:31:56","slug":"la-rappresentanza-politica-nello-stato-dei-partiti-e-nella-societ-di-massa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rappresentanza-politica-nello-stato-dei-partiti-e-nella-societ-di-massa\/","title":{"rendered":"La rappresentanza politica nello Stato dei partiti e nella societ\u00e0 di massa"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-34641\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/senato-romano.jpg\" alt=\"senato romano\" width=\"250\" height=\"156\" \/>Nel &#8220;[&#8230;] clima di &#8220;crisi&#8221; che attualmente investe [&#8230;] le istituzioni pubbliche [&#8230;] sulle quali la convivenza umana si fonda&#8221;<i> (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla prima sessione della Conferenza permanente del Ministero dell\u2019Interno della Repubblica Italiana su <\/i>La cultura della legalit\u00e0<i>, dell\u20198-7-1991, n. 1, in <\/i>L\u2019Osservatore Romano<i>, 8\/9-7-1991), il terzo capitolo dell\u2019opera <\/i>Da representa\u00e7\u00e3o pol\u00edtica<i>, Saraiva, San Paolo 1972, pp. 55-76.<\/i> La traduzione \u00e8 redazionale.<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Cristianit\u00e0<\/strong>\u00a0n. 209-210 (1992)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[&#8220;Sulla rappresentanza politica&#8221; IV]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Jos\u00e9 Pedro Galv\u00e3o de Sousa<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>La nascita dei partiti politici e la loro regolamentazione legale<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto esposto precedentemente risulta che il sistema rappresentativo moderno ha avuto come base la concezione del popolo nell\u2019unit\u00e0 del suo insieme, con il carattere esclusivo della sovranit\u00e0 una e indivisibile, e a detrimento della pluralit\u00e0 sociale. In Jean-Jacques Rousseau si trovano espressioni decisamente a sostegno di questo pensiero, quando preconizza un\u2019organizzazione politica senza <i>&#8220;societ\u00e0 parziali&#8221;<\/i>, e in Emmanuel-Joseph Siey\u00e8s, quando denuncia l\u2019interesse del gruppo come il maggior ostacolo al buon ordine sociale, che &#8211; a suo modo di vedere &#8211; pretende la proibizione che gli individui si riuniscano in corporazioni (1). La legge Le Chapellier, del 1791, colpendo a morte il regime corporativo, allora in decadenza, non fa altro che mettere in pratica tali direttive dottrinali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I seguaci di tale concezione temevano lo stesso pericolo visto nei gruppi nelle divergenze fra fazioni o partiti, causate da opinioni antagonistiche. Da ci\u00f2 un atteggiamento ostile ai partiti politici, che potevano spezzare l\u2019auspicata e ideale unit\u00e0 del popolo, che doveva essere riflessa nella rappresentanza. Perci\u00f2 &#8211; osserva Gerhard Leibholz &#8211; si cerc\u00f2 di evitare l\u2019introduzione, nel Parlamento, <i>&#8220;di una distribuzione di cariche e di seggi, fondata non sull\u2019et\u00e0 oppure sull\u2019esito di un sorteggio, ma sul fatto dell\u2019ascrizione a un partito o a una fazione politica&#8221;<\/i> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma iniziarono subito a fare la loro comparsa i partiti, che vennero a costituire forze politiche rilevanti, attorno alle quali si raccoglievano le diverse correnti dell\u2019opinione pubblica, sia che fossero pi\u00f9 o meno spontanee, sia che fossero dirette dalla propaganda, veicolo delle ideologie ed elemento sempre pi\u00f9 preponderante nella vita politica dei popoli (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo si svolse completamente a margine rispetto al diritto costituzionale, dal momento che questo ignorava i raggruppamenti partitici, che giunsero a meritare di essere regolamentati dal legislatore soltanto in una fase posteriore. Questo accadde dopo la prima guerra mondiale, mentre la preoccupazione d\u2019inquadrare i partiti nell\u2019ordinamento costituzionale fu rafforzata dopo la seconda guerra mondiale e di fronte alla minaccia del partito unico. Da questo la proclamazione della pluralit\u00e0 partitica, consacrata in Brasile nella Costituzione del 1946.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo si \u00e8 giunti allo Stato dei partiti, nel quale l\u2019ampiezza del mandato rappresentativo e la libert\u00e0 dei rappresentanti subiscono restrizioni, grazie alla subordinazione di ogni deputato al programma del rispettivo partito. In questo modo si reintroduce surrettiziamente il mandato imperativo, e la rappresentanza assume un certo carattere plebiscitario, accentuato nel caso del partito unico, tipo ideale di organizzazione partitica per la democrazia di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il partito unico \u00e8 lo sbocco naturale del regime dei partiti, come ha colto con molto acume Simone Weil (4). Infatti, ogni partito si considera padrone della verit\u00e0 politica e vede nel suo programma la salvezza sociale. Le tinte ideologiche di questi programmi mettono in risalto negli stessi una colorazione messianica, soprattutto quando si tratta di ideologie radicali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi casi, gli antagonismi partitici rappresentano l\u2019opposizione amico-nemico &#8211; criterio fondamentale di Carl Schmitt per la caratterizzazione del <i>&#8220;politico&#8221;<\/i> (5) &#8211; non solo perch\u00e9 si vede nell\u2019avversario un nemico del proprio partito, ma perch\u00e9 si passa a consideralo un nemico della comunit\u00e0 nazionale, che deve essere proscritto perch\u00e9 venga garantito il destino storico della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il partito tende a essere intollerante, e nelle democrazie dei partiti vi \u00e8 come un\u2019istituzionalizzazione della guerra civile. Per non parlare dei partiti quando sono semplici combinazioni di interessi personali dei politici, nella lotta per la conquista del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, in questa sede, bisogna soprattutto sottolineare la trasformazione del mandato rappresentativo attraverso l\u2019influenza crescente dei partiti politici. Un esempio assolutamente significativo \u00e8 costituito dalla preoccupazione per la fedelt\u00e0 partitica, che giunge fino all\u2019idea della perdita del mandato da parte del deputato che abbia rotto la disciplina dovuta al raggruppamento per cui \u00e8 stato eletto. Cos\u00ec, il deputato smette di essere il rappresentante di tutta la Nazione &#8211; secondo la concezione del governo rappresentativo moderno nella sua formulazione iniziale &#8211; e diventa un rappresentante del partito che lo ha fatto eleggere. Il popolo come unit\u00e0 politica ideale fa posto al partito, unit\u00e0 di azione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Linguaggio ben diverso da quello di Emmanuel-Joseph Siey\u00e8s nella prima Assemblea Nazionale Costituente \u00e8 quello del deputato Andr\u00e9 Philip, nella Costituente del 1945: <i>&#8220;Giungiamo a un punto in cui il partito diventa organo del suffragio universale, un intermediario fra il legislatore e il popolo&#8221;<\/i>. Georges Ripert, nel primo capitolo di <i>Le D\u00e9clin du Droit<\/i>, trascive queste parole dicendo: <i>&#8220;Nell\u2019Assemblea nazionale i deputati sono rappresentanti del loro partito&#8221;<\/i>. E cita anche un articolo di Andr\u00e9 Hauriou dal titolo suggestivo: <i>Vers la dictature des partis<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Caratterizzazione dello Stato dei partiti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Gerhard Leibholz, i partiti diventano il <i>&#8220;microfono&#8221;<\/i> di cui si serve il popolo per articolare i suoi pronunciamenti. Cos\u00ec accade nella democrazia rappresentativa dei partiti, strutturalmente diversa dalla democrazia parlamentare di tipo rappresentativo-liberale. Questa, nel secolo scorso, segn\u00f2 il predominio della borghesia come classe sociale e assunse un tratto sostanzialmente individualista. La prima si form\u00f2 quando le masse irruppero sullo scenario politico, mentre guadagnava terreno il socialismo. Lo Stato dei partiti costituisce la transizione dalla democrazia liberale alla democrazia di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019illustre professore dell\u2019Universit\u00e0 di Gottinga e ministro della Corte Costituzionale di Karlsruhe colpisce un punto nevralgico nella caratterizzazione di questa struttura politica quando scrive: <i>&#8220;La differenza teorico-costituzionale fondamentale fra il moderno Stato democratico dei partiti e la tradizionale democrazia rappresentativa parlamentare sta chiaramente nel fatto che il moderno Stato dei partiti, nella sua essenza e forma, \u00e8 solamente un aspetto razionalizzato della democrazia plebiscitaria&#8221;<\/i> (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne segue che, in questo regime, la volont\u00e0 del popolo \u00e8 formata dai partiti. Nella democrazia plebiscitaria, la volont\u00e0 della maggioranza dei cittadini attivi, e la volont\u00e0 della maggioranza partitica al governo e in parlamento si identificano con la volont\u00e0 della totalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato dei partiti ha portato con s\u00e9 modifiche nella funzione del <i>parlamento<\/i>, nella posizione dei <i>deputati<\/i> e perfino anche nel carattere delle <i>elezioni<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo rapidamente dove vi \u00e8 innovazione introdotta in ciascuno di questi aspetti della rappresentanza politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.\u00a0<\/strong>Il parlamento cessa di essere fonte di decisioni autonome, e si trasforma in un luogo in cui i mandatari dei partiti registrano decisioni prese altrove, per esempio in commissioni o in riunioni dei partiti. In questo modo, i discorsi dei deputati smettono di avere il fine di convincere i deputati di diversa opinione e mirano piuttosto a strappare l\u2019appoggio dei cittadini attivi, influenzandoli nelle loro future decisioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.\u00a0<\/strong>Il deputato non decida da s\u00e9. \u00c8 soggetto alla volont\u00e0 del partito, cio\u00e8 al programma e alle sue direttive pratiche. Gli impegni di partito influiscono in modo decisivo sui discorsi e nelle votazioni. Si torna al mandato imperativo, al punto che il deputato pu\u00f2 essere chiamato a rispondere al partito nel caso devii dalla linea che gli \u00e8 tracciata. Il partito lo pu\u00f2 espellere, e l\u2019ultima conseguenza di uno Stato in regime dei partiti logicamente pianificato \u00e8 la perdita del mandato grazie a questa espulsione oppure del cambiamento di partito. Il <i>recall<\/i>, la revoca, incompatibile con il sistema fondato sul <i>&#8220;mandato rappresentativo&#8221;<\/i>, \u00e8 <i>&#8220;intimamente legato al moderno Stato dei partiti nella democrazia di massa&#8221;<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong>\u00a0Finalmente, le elezioni tendono a diventare un atto di natura plebiscitaria, attraverso il quale gli elettori, votando un determinato candidato, optano per un programma partitico. Cos\u00ec, in Inghilterra \u00e8 stato qualificato come incostituzionale l\u2019operare del governo e della maggioranza parlamentare se prendono decisioni incompatibili con il mandato ricevuto. In Germania, in occasione delle discussioni sul Wehrbeitrag, il &#8220;contributo militare&#8221;, e anche del Deutschlandvertrag, il &#8220;patto tedesco&#8221;, l\u2019opposizione fece presente che l\u2019elettorato doveva venire consultato di nuovo, perch\u00e9 il Deutsche Bundestag, nella sua composizione del momento, non possedeva pi\u00f9 la debita legittamazione a decidere su tali questioni (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Corpi intermedi, partiti politici e gruppi di pressione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invero, la problematica dei partiti politici si pone molto prima della formazione dello Stato rappresentativo liberale. Sono divenute celebri le contese fra i seguaci delle Due Rose in Inghilterra, dopo la Guerra dei Cento Anni, e poi fra Tories e Whigs, che daranno origine rispettivamente al Partito Conservatore e al Partito Liberale. Nelle citt\u00e0 italiane la lotta delle fazioni si accentuava all\u2019epoca di Machiavelli, e non si deve dimenticare la prolungata rivalit\u00e0 di Guelfi e di Ghibellini, immortalata dal genio di Dante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il partito di ispirazione ideologica, con grande forza di espansione proselitistica &#8211; rafforzata dalle moderne tecniche di propaganda -, \u00e8 un fenomeno della vita politica dei popoli occidentali nei secoli XIX e XX. Si tratta di un fenomeno che ha avuto una certa autenticit\u00e0 nell\u2019Europa delle lotte fra il liberalismo e il socialismo nascente, dopo il critico anno 1848, e che nei paesi latinoamericani si \u00e8 sfigurato in scontri di campanile e in dispute personalistiche di oligarchie avide di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella democrazia individualista i partiti sono sorti per occupare il posto lasciato vuoto dai corpi intermedi, allontanati dalla vita pubblica. Bisogna notare fin da subito che in Inghilterra &#8211; il paese nel quale l\u2019attivit\u00e0 partitica aveva forse raggiunto pi\u00f9 significato -, essi furono sempre uniti a gruppi e a classi sociali, rappresentando gli interessi di questi corpi, preservati, in questo paese, dal furore individualista che port\u00f2 in Francia alla loro dissoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio perch\u00e9 il sistema rappresentativo inglese si modificava senza una rottura violenta con la tradizione &#8211; nonostante l\u2019influenza ideologica venuta dalla Francia, che si fece sentire pi\u00f9 tardi dalla parte opposta della Manica -, vediamo che i partiti britannici si costituiscono in collegamento stretto con le forze organiche e vive della comunit\u00e0 nazionale: il Partito Conservatore, legato ai proprietari di grandi estensioni di terre, il partito per eccellenza dell\u2019aristocrazia; il Partito Liberale, che riunisce sotto la sua bandiera i componenti della classe media e della borghesia favorita dall\u2019industrialismo; e finalmente il Partito Laburista, con l\u2019elettorato della classe operaia e come portavoce delle associazioni sindacali, le Trade Unions.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato assolutamente particolare dei partiti in Inghilterra ci fa pensare a quanto osserv\u00f2 con puntualit\u00e0 Enrique Gil Robles: <i>&#8220;Il carattere cos\u00ec organico della societ\u00e0 inglese comunic\u00f2 alle associazioni volontarie, anche a quelle politiche, un certo spirito di circospezione e di subordinazione, preservandole dalla nota individualista, aggressiva e utopistica delle societ\u00e0 che sul continente si mostrarono, fin da subito, cos\u00ec perturbatrici, idealiste e anarchiche&#8221;<\/i> (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aggressivit\u00e0 nel comportamento politico e l\u2019utopia dei programmi &#8211; o, almeno, il disaccordo fra i programmi e l\u2019opera dei gruppi partitici &#8211; \u00e8 stato in realt\u00e0 un tratto caratteristico dell\u2019esperienza del regime dei partiti. Robert Michels, nella sua opera profondamente illuminante sull\u2019argomento, mostra che questa nota utopica pone su un piano puramente ideale il regime democratico che hanno di mira i partiti e che viene ostacolato, nella sua realizzazione, da potenti forze operanti nell\u2019ambiente sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti auspicano un miglioramento del processo democratico attraverso il funzionamento perfetto del regime dei partiti, vogliono un\u2019<i>&#8220;aristocrazia democratica&#8221;<\/i> oppure una <i>&#8220;democrazia aristocratica&#8221;<\/i>. Ma in realt\u00e0 stiamo vedendo ovunque la tendenza alla formazione delle oligarchie, oppure delle <i>&#8220;aristocrazie dei milionari&#8221;<\/i>. I partiti democratici e socialrivoluzionari finiscono per permettere lo sviluppo anche al proprio interno delle tendenze oligarchiche che si propongono di combattere (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi non meraviglia che i partiti diventino talora corpi estranei, strumenti di gruppi parassitari oppure di capi politici seguiti dalla loro clientela, da cui il fenomeno del <i>caciquismo<\/i> nei pesi latinoamericani; come pure strumenti nelle mani di demagoghi che pretendono di essere capi carismatici, e che sorgono come espressioni di un regime di transizione dallo Stato dei partiti alla democrazia di massa, dal pluripartitismo al partito unico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 meraviglia che l\u2019organismo sociale, per autodifesa e istintivamente, cerchi di eliminare questi corpi estranei. E in questo modo, come i partiti sono venuti a occupare il posto dei corpi intermedi, cos\u00ec stiamo vedendo oggi i gruppi di pressione che sloggiano i partiti (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Societ\u00e0 di massa e rappresentanza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Democrazia di massa e partito unico sono due idee connesse. E per ben comprenderlo bisogna prendere in considerazione attentamente che cos\u2019\u00e8 una societ\u00e0 di massa, cercando nello stesso tempo di capire qual \u00e8 il modo di rappresentanza corrispondente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve attribuire a questo concetto un carattere puramente quantitativo, n\u00e9 pensare che le masse contemporanee siano state una conseguenza fatale e inevitabile della tecnica moderna, soprattutto dei grandi agglomerati urbani prodotti dal fenomeno dell\u2019industrializzazione. Questi elementi estrinseci hanno certamente contribuito alla comparsa della societ\u00e0 di massa nella nostra epoca, ma la sua natura intima, quanto la costituisce intrinsecamente ed essenzialmente, non \u00e8 la semplice moltitudine, ossia il numero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa molto di pi\u00f9 la societ\u00e0 di massa, caratterizzandola nella sua sostanza, l\u2019omogeneit\u00e0 totale, la mancanza di struttura, la riduzione della societ\u00e0 politica a un\u2019orda indifferenziata e nella quale gli individui non vivono in strutture organiche, ma sono come sovrapposti meccanicamente (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, la massa \u00e8 l\u2019<i>&#8220;assemblage des individus&#8221;<\/i> di cui parla Emmanuel-Joseph Siey\u00e8s (12), cio\u00e8 degli individui isolati, sciolti dai legami sociali, non pi\u00f9 inseriti in una comunit\u00e0 costituita da gruppi naturali e storici. Si tratta della polvere degli individui di fronte al potere dello Stato unico che sorge a manipolare la &#8220;massa&#8221; e a imprimere a essa una direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella concezione dello Stato rappresentativo degli uomini del 1789, ognuno di questi individui \u00e8 il Cittadino, che, quando deve scegliere i suoi rappresentanti, deve aver presente l\u2019interesse comune, su un piano astratto, e senza preoccuparsi degli interessi concreti dei gruppi da cui dipende la sua esistenza reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo il passo precedentemente citato da <i>Qu\u2019est-ce que le Tiers \u00e9tat?<\/i> sull\u2019autentico oggetto di un\u2019Assemblea Nazionale. Questa non \u00e8 fatta <i>&#8220;per occuparsi degli affari particolari dei cittadini, li prende in considerazione solamente in massa <\/i>[<i>sic<\/i>]<i> e dal punto di vista dell\u2019interesse comune&#8221;<\/i>. Ne deriva che <i>&#8220;il diritto a farsi rappresentare appartiene ai cittadini solamente in virt\u00f9 delle qualit\u00e0 che sono loro comuni e non di quelle che li differenziano&#8221;<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <i>citoyen<\/i> della Rivoluzione francese \u00e8 l\u2019uomo-massa che fa la sua comparsa nella politica moderna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Opponendosi alle differenze gerarchiche e alle societ\u00e0 particolari, la concezione individualista della democrazia rappresentativa ha preparato l\u2019ugualitarismo collettivista del socialismo, i cui presupposti sono gli stessi. Individualismo e collettivismo considerano la societ\u00e0 politica una somma di individui isolati. Qui si trova precisamente il concetto di <i>massa<\/i>, al posto di <i>popolo<\/i> organizzato, che \u00e8 un insieme differenziato di famiglie e di altri gruppi, nel quale si manifesta la pluralit\u00e0 di ordinamenti giuridici e non l\u2019<i>&#8220;assemblage des individus&#8221;<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tratto caratteristico essenziale della massa \u00e8 la mancanza di struttura, come osserva molto puntualmente Emil Brunner, mostrando come da essa deriva la concezione individualista e livellatrice. La causa prima pi\u00f9 <i>profonda<\/i> della massificazione &#8211; dice questo autore &#8211; \u00e8 lo sradicamento religioso, ma la sua causa <i>immediata<\/i> \u00e8 il dogma dell\u2019uguaglianza, frutto, a sua volta, dell\u2019<i>&#8220;apolidia spirituale&#8221;<\/i> inerente alla mancanza di struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>&#8220;L\u2019apolidia religiosa strappa l\u2019uomo dalla struttura <\/i>metafisica<i> della sua esistenza: l\u2019uomo cessa di essere radicato in un ordine eterno. Il dogma dell\u2019uguaglianza di tutti strappa l\u2019uomo dalla sua struttura <\/i>sociale<i>, distrugge la struttura organica&#8221;<\/i> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una societ\u00e0 livellata a questo modo dal rasoio individualista non vi \u00e8 posto n\u00e9 per i corpi intermedi, n\u00e9 per i partiti politici. Questi si sono costituiti, come abbiamo visto, al posto di quelli, come espressioni di parti divergenti dell\u2019opinione pubblica. Ebbero maggior senso in paesi pi\u00f9 preservati dalla devastazione individualista, e dove i gruppi organici davano ai partiti l\u2019assenso di una rappresentanza reale, come nel caso dell\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 la massa \u00e8 un tutto amorfo, indifferenziato e senza struttura, non possono trovar posto in essa n\u00e9 gruppi di natura diversa, n\u00e9 partiti di sfumature varie. Da questo il partito unico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">5. Il partito unico<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto possa sembrare paradossale, lo Stato monopartitico realizza pienamente l\u2019ideale di democrazia rappresentativa che si \u00e8 preteso realizzare nella Francia del 1789. Si tratta dello Stato senza societ\u00e0 parziali e con la rappresentanza del popolo costituente un\u2019unit\u00e0 politica. I partiti non distruggono questa unit\u00e0, poich\u00e9 essa \u00e8 garantita dall\u2019esistenza di un solo partito, con l\u2019identificazione della societ\u00e0 e dello Stato. I gruppi non la frammentano, li sostituisce tutti, assorbe tutte le istituzioni e istituisce un ordine giuridico senza lasciar margine di sorta alla pluralit\u00e0 degli ordinamenti emanati dalle autorit\u00e0 sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 di massa &#8211; la cui espressione politica \u00e8 logicamente lo Stato totalitario a partito unico &#8211; si \u00e8 venuta preparando negli anni dell\u2019esperienza rappresentativa democratico-liberale. Condizionata da elementi estrinseci &#8211; specialmente dalle trasformazioni apportate dalla grande industria -, deriv\u00f2 soprattutto dalla spersonalizzazione dell\u2019uomo, in un lungo processo di disgregazione spirituale, che parte dal Rinascimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una certa <i>&#8220;aristocrazia nella democrazia&#8221;<\/i>, secondo l\u2019espressione di Robert Michels, poteva ancora arrestare l\u2019avanzata delle masse, toccata, per altro, dalla bacchetta magica dei capi populisti (14). Ma l\u2019estensione del suffragio universale a base individualista e ugualitaria &#8211; <i>one man, one vote<\/i> &#8211; toglieva la rappresentanza politica dalle mani delle minoranze selezionate, per affidarla agli avventurieri e agli arrivisti capaci di captare l\u2019appoggio delle masse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo spiega la differenza fra i primi parlamenti del secolo XIX &#8211; cos\u00ec come quelli dei primordi del secolo XX &#8211; e quelli degli ultimi decenni. In proposito Gerhard Leibholz scrive: <i>&#8220;In definitiva, il processo di radicale democratizzazione e di livellamento ha trasformato, nella democrazia liberale, anche i princip\u00ee della formazione delle <\/i>\u00e9lites<i> e della elezione del capo. Il XIX secolo si fonda su uno strato sociale, per quel tempo proporzionatamente largo, per le odierne masse invece numericamente limitato, il cui pensiero si attuava individualisticamente e nel medesimo tempo, secondo la tradizione, ammetteva considerazioni razionali. La personalit\u00e0 politica del XIX secolo era la libera personalit\u00e0 rappresentativa, la quale insieme era portatrice di un alto valore ideale e rappresentava una parte della aristocrazia intellettuale della nazione. Gli uomini del &#8220;covenant&#8221; americano, come, per esempio, Washington e i suoi collaboratori, cos\u00ec come gli uomini della Assemblea nazionale di Francoforte del 1849, erano in questo senso aristocratici del carattere e delle spirito. Cultura e patrimonio per questo strato, che era socialmente omogeneo, appartengono alla stessa categoria. E questa sociale omogeneit\u00e0 non fu posta in dubbio per il fatto che questo strato stesso era diviso in gruppi rivali e combatteva nella vita politica come &#8220;sinistra&#8221; e &#8220;destra&#8221;, come &#8220;tories&#8221; e &#8220;whigs&#8221;, come &#8220;conservatori&#8221; e &#8220;liberali&#8221;, come &#8220;democratici&#8221; e &#8220;repubblicani&#8221;&#8221;<\/i> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca di Fran\u00e7ois-Pierre-Guillaume Guizot e di Benjamin Constant, il liberalismo dottrinale faceva della <i>&#8220;sovranit\u00e0 dell\u2019intelligenza&#8221;<\/i> la grande motivazione del proprio tentativo di conciliare le nuove idee democratiche con i princ\u00ecpi della tradizione monarchica (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella democrazia di massa la cultura, il patrimonio, la capacit\u00e0 e il valore intellettuale cedono a un nuovo criterio, fondato su rapporti biologici e sociologici &#8211; la razza oppure la classe -, in funzione dei quali si esige, per l\u2019esercizio della funzione di guida, una perfetta ortodossia politica, di cui \u00e8 giudice la direzione del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Lo Stato totalitario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monismo individualista ha preparato il monismo totalitario, grazia alla concezione della societ\u00e0 politica ridotta a una semplice somma di individui e alla soppressione dei corpi intermedi (17).\u00a0Ne \u00e8 derivata una centralizzazione smisurata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si badi bene che la Rivoluzione francese ha distrutto le istituzioni tradizionali del paese, facendo <i>tabula rasa<\/i> del diritto storico, ma ha risparmiato l\u2019amministrazione centrale dello Stato, rafforzandola ancora di pi\u00f9 e facendo di essa, con Napoleone, la grande forza del regime (18). Gli storici che hanno studiato pi\u00f9 attentamente il passaggio dall\u2019Ancien R\u00e9gime all\u2019ordine nuovo instaurato dalla Rivoluzione &#8211; soprattutto Alexis de Tocqueville e Hippolyte Taine (19) &#8211; hanno mostrato, in questo senso, come la Rivoluzione fosse gi\u00e0 contenuta, in germe, nella monarchia assoluta, il cui processo di centralizzazione si \u00e8 accentuato dopo il 1789 e ha continuato a crescere con Napoleone. Bertrand de Jouvenel vede nella centralizzazione progressiva la dinamica incoercibile dello Stato moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo ogni guerra, dopo ogni rivoluzione, dopo ogni colpo di Stato o tentativo di sovvertimento dell\u2019ordine, il potere dello Stato esce rafforzato e padrone di maggiori attribuzioni. Tante volte passano le situazioni eccezionali, ma restano i poteri straordinari, che lo Stato ha attribuito a s\u00e9 stesso per affrontarli: \u00e8 la tesi sostenuta dall\u2019autore di <i>Du Pouvoir. Histoire Naturelle de sa Croissance<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 successo nel caso della Rivoluzione francese e di tutti i movimenti che, negli altri paesi, hanno sovvertito l\u2019ordine politico per applicare i princ\u00ecpi del 1789. Indubbiamente questi venivano caricati con una forte colorazione giusnaturalistica, con l\u2019affermazione della libert\u00e0 del Cittadino di fronte allo Stato. Ma scomparvero le libert\u00e0 concrete degli uomini, nelle corporazioni, nei comuni, nelle regioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime furono sacrificate alla completa libert\u00e0 di produzione, di commercio, di concorrenza, e le autonomie regionali e municipali furono assorbite dall\u2019amministrazione centralizzata. Di fronte alla libert\u00e0 economica individuale, fu pi\u00f9 facile allo Stato imporre i suoi regolamenti e la disciplina legislativa. Essa fin\u00ec per dipendere esclusivamente dal suo potere elevato a creatore del diritto, potere che non trovava pi\u00f9 davanti a s\u00e9 le barriere dei privilegi regionali oppure delle attribuzioni normative prima riconosciute agli organismi corporativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancanza di resistenza sociale favor\u00ec la crescita delle attribuzioni del potere politico. Solo le forze economiche, costituite a margine dei gruppi intermedi, attraverso la concentrazione capitalistica, potevano controllare la macchina statale, come di fatto tentavano di fare, servendosi di un apparato cos\u00ec formidabile per conseguire il dominio del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo il potere divenne un elemento aggressivo della societ\u00e0. Il potere politico e il potere economico. Allora l\u2019autorit\u00e0 dello Stato, la cui ragion d\u2019essere \u00e8 garantire l\u2019ordine sociale, si perverte in un fattore distruttivo di questo ordine (20). \u00c8 quanto ci mostra la transizione operata, nel nostro tempo, dal liberalismo individualista al totalitarismo collettivista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lenta distruzione delle autorit\u00e0 sociali e il trasferimento di ogni potere allo Stato &#8211; poi ai <i>soviet<\/i>, secondo lo <i>slogan<\/i> della rivoluzione del 1917 in Russia -, rese possibile allo Stato impadronirsi della direzione della vita sociale nei suoi diversi aspetti. Questa statalizzazione della vita \u00e8 il tratto per eccellenza che definisce i regimi dello Stato totalitario (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quale risultato finale ha portato questa aggressione della societ\u00e0 da parte dello Stato? A che cosa ha portato questo attacco del potere politico &#8211; spesso controllato dal superpotere economico &#8211; contro i poteri liberamente costituiti nella societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bertrand de Jouvenel risponde: <i>&#8220;\u00c8 la distruzione di qualsiasi comando a profitto del solo comando statale. \u00c8 la piena libert\u00e0 di ciascuno da qualsiasi autorit\u00e0 familiare e sociale pagata con una completa soggezione allo Stato. \u00c8 la perfetta eguaglianza di tutti i cittadini a prezzo del loro eguale annientamento, di fronte alla potenza statale, loro signora assoluta. \u00c8 la scomparsa di qualsiasi forza extra-statale, la negazione di qualunque autorit\u00e0 che non sia consacrata dallo Stato. \u00c8, in breve, l\u2019atomizzazione sociale, la rottura di tutti i legami particolari tra gli uomini, i quali non sono pi\u00f9 tenuti insieme che dal loro comune asservimento allo Stato. \u00c8 in pari tempo, e per effetto d\u2019una convergenza fatale, il termine ultimo sia dell\u2019individualismo che del socialismo&#8221;<\/i> (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 12px;\">7. Centralizzazione e decentramento<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Centralizzazione e decentramento, lungi dall\u2019essere idee antagonistiche, non si escludono reciprocamente, ma piuttosto si completano. La decentralizzazione deriva da un principio di giustizia. Consiste nel fatto che ciascuno tratti di quanto \u00e8 suo, sia esso l\u2019individuo, il gruppo familiare, il gruppo professionale, il municipio o la provincia. Sul piano dell\u2019interesse nazionale, lo Stato deve operare una legittima centralizzazione, i cui limiti derivano dal decentramento sociale (23).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marcel de la Bigne de Villenueve insegna che bisogna <i>&#8220;passare non solo senza contraddizione, ma anzi con un movimento dolce e naturale, dal Decentramento amministrativo e sociale alla Centralizzazione politica, e dalle piccole sovranit\u00e0 e autonomie particolari alla Sovranit\u00e0 generale dello Stato, distribuendo le competenze e le libert\u00e0 secondo le molteplici combinazioni imposte dalle esigenze e dalle aspirazioni istintive della vita&#8221;<\/i> (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi il male non consiste nella centralizzazione, ma nella centralizzazione esclusiva e assorbente. Di per s\u00e9 la centralizzazione non \u00e8 totalitaria, ma assume questo carattere quando esclude il decentramento nel senso pi\u00f9 ampio, cio\u00e8 il decentramento sociale. Nessuno contester\u00e0 allo Stato il diritto di esercitare, in modo esclusivo, diritti concernenti la difesa nazionale, la diplomazia, la polizia, la direzione generale delle finanze. Ma molte altre attivit\u00e0 spettano allo Stato solamente in modo, perch\u00e9 deve essere rispettata l\u2019iniziativa privata e riconosciuta la capacit\u00e0 disciplinare e normativa delle comunit\u00e0 autonome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decentramento amministrativo non basta per evitare il totalitarismo, perch\u00e9 pu\u00f2 verificarsi in uno Stato che monopolizza tutta l\u2019amministrazione pubblica, in questo modo cominciando a reggere tutte le attivit\u00e0 sociali. Quanto al decentramento politico, si tratta di un espediente peculiare di certe forme di organizzazione dello Stato, e non rappresenta sempre una garanzia contro il totalitarismo. Cos\u00ec, il regime federativo comporta un decentramento politico &#8211; dall\u2019Unione agli Stati -, ma uno Stato pu\u00f2 essere totalitario pur adottando un modello federale, come nel caso dell\u2019Unione Sovietica. Quindi, tutto sta nel decentramento sociale, suscettibile di coesistere con un regime di grande centralizzazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il termine &#8220;decentramento&#8221; si pu\u00f2 prestare a equivoci. \u00c8 un errore vedere nel decentramento soltanto la concessione o l\u2019approvazione di diritti fatta dallo Stato a collettivit\u00e0 non statali; nel caso si tratterebbe di un favore, di un regalo, di un dono generoso. Il decentramento sociale deriva dal riconoscimento, da parte dello Stato, di diritti naturali appartenenti a tali collettivit\u00e0 in virt\u00f9 dei loro fini e dell\u2019autonomia che a esse compete. E spesso il termine &#8220;decentramento&#8221; &#8211; da &#8220;togliere dal centro&#8221; &#8211; deve essere applicato a significare la restituzione a questi stessi gruppi di funzioni usurpate dallo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8. Testimonianze significative<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eccessiva centralizzazione dello Stato moderno &#8211; al cui proposito Bertrand de Jouvenel, in pagine che colpiscono, ci ha trasmesso le sue riflessioni &#8211; \u00e8 stata una conseguenza della distruzione delle libert\u00e0 private a vantaggio di una Libert\u00e0 generale e astratta, poi combattuta in nome dell\u2019Uguaglianza, a sua volta generatrice di uniformizzazione e di centralizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo nota Louis Daujarques, che cita le parole di Pierre-Paul Royer-Collard davanti alla Camera dei Deputati, nel gennaio del 1822: <i>&#8220;La Rivoluzione ha lasciato in piedi solo gli individui, e questa societ\u00e0 polverizzata ha prodotto la centralizzazione, perch\u00e9 dove vi sono solamente individui tutti gli affari che non sono loro sono affari pubblici, affari dello Stato. Cos\u00ec siamo diventati un popolo di amministrati&#8221;\u00a0<\/i> (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ben noto il passo di Alexis de Tocqueville che fa riferimento a <i>&#8220;un potere centrale immenso che attira e assorbe nella sua unit\u00e0 tutte le particelle di autorit\u00e0 e di prestigio disperse prima fra innumerevoli poteri secondari, ordini, classi, professioni, famiglie e individui, e quasi sparpagliati in tutto l\u2019organismo sociale. Dalla caduta dell\u2019Impero romano, non si era visto nel mondo un potere simile. La rivoluzione ha creato questo potere nuovo, o piuttosto esso \u00e8 sorto, quasi spontaneamente, dalle rovine da essa prodotte. I governi che ha istituiti sono pi\u00f9 fragili, \u00e8 vero, ma cento volte pi\u00f9 potenti di quelli che ha rovesciati; fragili e potenti per una stessa causa&#8221;\u00a0<\/i> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa centralizzazione ha contribuito il monismo giuridico con la concezione della sovranit\u00e0 e dell\u2019ordine giuridico ridotto alla legalit\u00e0 statale (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 Georges Ripert scrive: <i>&#8220;La Rivoluzione ha fondato il potere legislativo sul suo assolutismo. La legge rivoluzionaria, dice Maxime Leroy, \u00e8 un &#8220;imperativo regale&#8221;. Il potere del re fu trasferito alla nazione; mantenne il suo carattere di sovranit\u00e0. Ma si fece credere fosse scomparso il pericolo dell\u2019assolutismo, perch\u00e9 la legge, espressione della volont\u00e0 generale, avrebbe potuto essere soltanto giusta e ragionevole.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i><\/i>&#8220;Questo preteso trasferimento della sovranit\u00e0 nasconde una creazione. Il re di Francia non ebbe mai un potere legislativo paragonabile a quello di un parlamento moderno. Si pu\u00f2 prescindere dal ricordare per quali ragioni storiche era obbligato a dividere la sovranit\u00e0 con altri. Basta verificare che non osava mettere mano nel diritto civile&#8221; (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Che cosa dire dello Stato centralizzatore attualmente di fronte alla societ\u00e0 di massa?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In proposito, alle testimonianza altamente significative prima trascritte, \u00e8 sufficiente aggiungere la dichiarazione di un illustre giurista dei nostri giorni, che ha studiato l\u2019argomento in modo particolare, dandoci, come frutto dalle sue ricerche e riflessioni, un\u2019opera fondamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <i>diritto di massa<\/i> &#8211; pensa Juan Vallet de Goytisolo &#8211; \u00e8 radicalmente nuovo. Nasce da una rottura con l\u2019ordine naturale e da una costruzione artificiale. Non pu\u00f2 derivare dai costumi di un popolo, n\u00e9 dalle fonti di diritto esistenti nell\u2019ambiente sociale. Dato il carattere amorfo della massa, la sua mancanza di responsabilit\u00e0 e di iniziativa, pu\u00f2 essere solamente un diritto legislativo, emanato dal potere pubblico, che dirige la massa e pianifica la vita degli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato non conferma il diritto della societ\u00e0, ma impone alla societ\u00e0 uno pseudo-ordine arbitrario. <i>&#8220;Il nostro diritto tradizionale partiva dalla conoscenza e dall\u2019uso di una natura, che poteva essere utilizzata, ordinata, migliorata, ma alla quale non ci potevamo sottrarre e dalla quale, quindi, non era possibile prescindere. La formula classica <\/i>ars addita naturae<i> esprime con chiarezza questa posizione. Al contrario, l\u2019attuale diritto di massa &#8211; diretto a moltitudini sradicate dalla natura e senza tradizione &#8211; non soltanto \u00e8 solito dimenticare la natura, ma in generale pretende di modificarla completamente, radicalmente, per adattare tutto al suo preteso ordine artificiale&#8221;<\/i> (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9. La rappresentanza politica di fronte alla centralizzazione e al decentramento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo schema iniziale da cui siamo partiti &#8211; societ\u00e0 politica ridotta a semplice riunione di individui, <i>&#8220;assemblage&#8221;<\/i> nel linguaggio di Emmanuel-Joseph Siey\u00e8s &#8211; costituisce il presupposto della societ\u00e0 di massa e dello Stato totalitario. Quanto maggiore \u00e8 questa &#8220;polverizzazione&#8221; o &#8220;massificazione&#8221;, e quanto pi\u00f9 cresce il processo centralizzatore, tanto meno \u00e8 possibile parlare di rappresentanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale schema, gli interessi reali non possono essere rappresentati, perch\u00e9 si trovano nella famiglia in cui ciascuno vive, nella professione che esercita, nella comunit\u00e0 locale in cui abita, e tutte queste espressioni della vita sociale scompaiono, dal punto di vista rappresentativo, mentre restano solamente gli individui che, nel loro insieme, costituiscono il Popolo sovrano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo Popolo \u00e8 il <i>&#8220;popolo di amministrati&#8221;<\/i> di cui ci parlava Pierre-Paul Royer-Collard, e gli individui sono sempre pi\u00f9 assorbiti negli ingranaggi statali. Quando manifestano la loro volont\u00e0 e scelgono i propri rappresentanti, sono diretti dalla macchina della propaganda, e cos\u00ec la rappresentanza, invece di essere la comunicazione della societ\u00e0 con il potere, diventa la manipolazione della societ\u00e0 da parte del potere, cio\u00e8, da parte dello Stato o dei detentori dei mezzi per fabbricare l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risponda per noi Marcel De Corte: <i>&#8220;Nelle democrazie dette liberali il potere \u00e8 effettivamente esercitato da una pluralit\u00e0 di gruppi di pressione; nelle democrazie totalitarie o in marcia verso il totalitarismo, \u00e8 detenuto dai membri del Partito, da un governo collegiale che conosce la legge molto semplice di funzionamento di questo tipo artificiale e non misterioso di &#8220;societ\u00e0&#8221;, oppure anche da una gang di tecnocrati comandata da un capo la cui autorit\u00e0 trova come unico ostacolo il peso e la complessit\u00e0 della macchina statale che gli tocca mettere in moto&#8221;<\/i> (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo la decadenza delle istituzioni rappresentative. Spesso queste sopravvivono in un modo puramente decorativo. Nella societ\u00e0 di massa non vi \u00e8 governo rappresentativo, n\u00e9 rappresentanza della societ\u00e0 davanti al governo. Una rappresentanza autentica \u00e8 possibile solamente dove il popolo organizzato resista al rullo compressore della massificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi possiamo concludere che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.\u00a0<\/strong>La centralizzazione operata nello Stato dei partiti ha preparato il totalitarismo dello Stato monopartitico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2<\/strong>\u00a0La democrazia rappresentativa a base individualistica non \u00e8 propizia all\u2019autentico decentramento sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.\u00a0<\/strong>Il decentramento sociale pu\u00f2 essere meglio assicurato dalla presenza attiva dei corpi sociali presso il potere politico, che proteggono e fanno valere i propri interessi e le proprie immunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, una parola sullo Stato corporativo nella versione fascista. Esso nega il decentramento sociale, e perci\u00f2 in esso non vi pu\u00f2 essere rappresentanza dei gruppi o dei corpi sociali autonomi, perch\u00e9 le corporazioni diventano organi dello Stato. In questo caso, l\u2019organizzazione corporativa viene dall\u2019alto al basso, imposta e diretta dallo Stato, mentre la genuina rappresentanza si fa dalla societ\u00e0 verso il potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi non vanno confuse una societ\u00e0 in cui vi sono corpi intermedi debitamente valorizzati e il corporativismo statale, contraffazione grossolana, che annienta le libert\u00e0 dei gruppi. In questa ipotesi, lo Stato corporativo sorge per organizzare una societ\u00e0 di massa, nella quale la pseudo-rappresentanza politica \u00e8 data dal partito unico (31).<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Cfr. J.-J. Rousseau,\u00a0<em>Du Contrat Social<\/em>, libro II, cap. 3; e E.-J. Siey\u00e8s,\u00a0Qu\u2019est-ce que le Tiers \u00e9tat?, cap. VI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Gerhard Leibholz,\u00a0<em>Conceptos fundamentales de la pol\u00edtica e de la teor\u00eda de la constituci\u00f3n<\/em>, cit., pp. 150-151.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) Cfr. due libri fondamentali sull\u2019argomento: Bernard Fay,\u00a0<em>Naissance d\u2019un Monstre: l\u2019Opinion Publique<\/em>, Librairie Acad\u00e9mique Perrin, Parigi 1965; e Jacques Driencourt,\u00a0<em>La propagande nouvelle force politique<\/em>, Armand Collin, Parigi 1950.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4)\u00a0&#8220;La luttes des partis, telle qu\u2019elle existait dans la Troisi\u00e8me R\u00e9publique, est intol\u00e9rable; le parti unique, qui en est d\u2019ailleurs in\u00e9vitablement l\u2019aboutissement, est le degr\u00e9 extr\u00eame du mal&#8221;\u00a0(Simone Weil,\u00a0<em>L\u2019Enracinement,<\/em> Gallimard, Parigi 1949, p. 41).\u00a0Marcel Waline spiega:\u00a0&#8220;L\u2019espressione &#8220;Stato dei partiti&#8221; \u00e8 la traduzione letterale della parola tedesca\u00a0Parteienstaat, perch\u00e9 questo regime fu realizzato nel modo pi\u00f9 completo in Germania, al tempo della Repubblica di Weimar, poi sotto il Terzo Reich, nel quale trov\u00f2 la sua conclusione logica, diventando lo Stato di un solo partito, che prendeva il nome di partito di Stato (Staatpartei)&#8221;\u00a0(<em>Les Partis contre la R\u00e9publique, <\/em>Rousseau et Cie., Parigi 1948, p. 59). Viene a proposito un\u2019osservazione di Norman L. Stamps:\u00a0&#8220;Gli attuali partiti totalitari sono cresciuti all\u2019interno del sistema democratico dei partiti e hanno semplicemente accentuato caratteristiche che, molto prima di andare al potere, si trovavano gi\u00e0 nel regime dei partiti&#8221;\u00a0(<em>Why Democracies Fail.\u00a0A Critical Evaluation of the Causes for Modern Dictatorship<\/em>, University of Notre Dame Press, Notre Dame 1957, p. 65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5) Sul rapporto &#8220;amico-nemico&#8221; nella teoria di Carl Schmitt sulla &#8220;categoria del &#8220;politico&#8221;&#8221;, cfr. Julien Freund,\u00a0<em>L\u2019essence du politique,<\/em> \u00c9ditions Sirey, Parigi 1965, 2a parte, cap. VII, pp. 442-537.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(6) Cfr. G. Leibholz,\u00a0<em>Demokratisches Denken als Gestaltendes Prinzip im Europ\u00e4ischen Volkerleben<\/em>\u00a0[Il pensiero democratico come principio formale nella vita dei popoli europei], in\u00a0<em>Europa-Erbe und Aufgab<\/em>e\u00a0[Eredit\u00e0 e compito dell\u2019Europa] (Congresso Internazionale di Mainz, 1955), Franz Steiner Verlag, Wiesbaden 1956, pp. 120-135.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7) Cfr.\u00a0ibid., p. 132 e tutto il n. III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(8) Enrique Gil Robles,\u00a0<em>Tratado de Derecho Pol\u00edtico seg\u00fan los principios de la filosofia y el derecho cristianos<\/em>, 3a ed., Afrodisio Aguado, Madrid 1961, vol. II, p. 646, nota. Interessante e anche molto particolare il caso degli Stati Uniti, nella stessa linea democratica dell\u2019Inghilterra, paesi ove il senso pratico ha prevalso sull\u2019astrattismo ideologico. A propriamente parlare, i due grandi partiti statunitensi sono solamente due fazioni dello stesso partito, data la\u00a0&#8220;mancanza di differenza ben definita&#8221;\u00a0fra essi, cui allude Orlando M. Carvalho, richiamando le affermazioni, diventate classiche, di Alexis de Tocqueville (<em>De la D\u00e9mocratie en Amerique<\/em>, 1830) e di Bryce (<em>The American Commonwealth<\/em>, 1888) (<em>A crise dos Partidos Pol\u00edticos Nacionais<\/em>, Kriterion, Belo Horizonte 1950, pp. 35-36). Due fazioni dello stesso partito furono anche, in Brasile, i Partito Conservatore e Liberale dell\u2019Impero, per cui si \u00e8 potuto dire che niente era pi\u00f9 simile a un liberale di un conservatore al potere, e viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(9) Cfr. Robert Michels,<em>\u00a0La sociologia del partito politico nella democrazia moderna<\/em>, trad. it., nuova edizione, il Mulino, Bologna 1966, pp. 25-40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(10) Ormai da molti anni la\u00a0lobby, modalit\u00e0 dei gruppi di interesse o di pressione negli Stati Uniti, \u00e8 diventata un\u2019istituzione politica, come mostra E. Pendleton Herring, d\u2019altronde oggi regolamentata per legge (voce\u00a0<em>lobby,<\/em> in\u00a0Enciclopeadia of Social Sciences). Quanto alla rappresentanza professionale, inserita nelle Camere politiche legislative, fu un\u2019esperienza che, in Brasile e in altri paesi, non diede, n\u00e9 poteva dare, buoni risultati, perch\u00e9 non si tenne conto dell\u2019attribuzione specifica che devono avere i cosiddetti &#8220;rappresentanti di classe&#8221;, cio\u00e8 una funzione puramente rappresentativa e non legislativa. Si veda questa distinzione nel capitolo seguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(11) Cfr. Emil Brunner,\u00a0<em>Gerechtigkeit. Eine Lehre von den Grundgesetzen der Geselschaftordnun<\/em>g\u00a0[Giustizia.\u00a0Una dottrina dei fondamenti dell\u2019ordine sociale], 3a ed., Teologischer Verlag, Zurigo 1981, p. 219:\u00a0&#8220;L\u2019essenza\u00a0della massa non sta nel grande numero, in qualcosa di quantitativo, ma in qualcosa di qualitativo, cio\u00e8 nella mancanza di struttura. Massa \u00e8 l\u2019amorfo, quanto non ha struttura; \u00e8 il semplice affiancamento di particelle uguali&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(12) Cfr. il cap. precedente, n. 9,\u00a0in fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(13) Cfr. E. Brunner,\u00a0op.\u00a0cit.,\u00a0<em>ibidem<\/em>. Per provare la sua affermazione secondo cui la massa ha un carattere qualitativo e non quantitativo, l\u2019autore cita alcuni esempi. Nelle vecchie citt\u00e0 cinesi, di milioni di abitanti, non vi erano uomini massa, n\u00e9 nel formicaio di gente concentrata in una grande citt\u00e0 medioevale. In senso contrario, in un piccolo villaggio si pu\u00f2 fare l\u2019esperienza del fenomeno della massificazione. Si confronti un piccolo abitato di contadini dell\u2019Emmental e una zona suburbana degli Stati Uniti. L\u2019autore conclude che\u00a0&#8220;non decide il numero; decide soltanto e unicamente la struttura. Ebbene, la struttura esiste solamente grazie al disuguale. Poich\u00e9 sono in gioco l\u2019uguaglianza e la disuguaglianza, \u00e8 in gioco anche la giustizia&#8221;\u00a0(<em>ibidem<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(14) Trattandosi dell\u2019ascesa delle masse &#8211; oggetto del noto saggio di Jos\u00e9 Ortega y Gasset,\u00a0<em>La ribellione delle masse<\/em>\u00a0(in Idem,\u00a0<em>Scritti politici<\/em>, trad. it., UTET, Torino 1979, pp. 777-982) &#8211; non si devono dimenticare le minoranze che manipolano le masse (cfr. George Uscatescu,\u00a0<em>La Rebeli\u00f3n de las Minorias<\/em>, Editora Nacional, Madrid 1955).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(15) G. Leibholz,<em>\u00a0Il Secolo XIX e lo Stato totalitario del presente<\/em>, in\u00a0Rivista internazionale di filosofia del diritto, anno XVIII, gennaio-febbraio 1938, fascicolo I, pp. 4-5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(16) Cfr. Luis D\u00edaz del Corral,\u00a0<em>El Liberalismo Doctrinario, Instituto de Estudios Pol\u00edticos<\/em>, Madrid 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(17) Vedi cap. II, n. 9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(18) Nel Memoriale di Sant\u2019Elena, l\u2019imperatore deposto ed esiliato indica nelle prefetture il sostegno del potere da lui esercitato, che estendevano in tutta la Francia la rete centralizzatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(19) Il primo in\u00a0L\u2019Antico Regime e la Rivoluzione; il secondo nei primi due volumi di\u00a0<em>Le Origini della Francia contemporanea.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(20) Cfr. Fritz von Hippel,\u00a0<em>Die Perversion von Rechtsordnungen<\/em>\u00a0[La degenerazione degli ordinamenti giuridici], J. C. B. Mohr, Tubinga 1955.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(21) Indicando nello statalismo onnipervadente l\u2019&#8221;ingiustizia fondamentale dello Stato totalitario&#8221;, Emil Brunner scrive:\u00a0&#8220;Vi sono state dittature in tutti i tempi; ma lo Stato totalitario esiste a partire dal 1917. La sua caratteristica \u00e8 il controllo della vita intera di tutti i suoi sudditi, all\u2019interno e all\u2019estero, nel campo religioso, in quello culturale e in quello economico&#8221;\u00a0(op.\u00a0cit., p. 240-241).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(22) Bertrand de Jouvenel,\u00a0<em>Il Potere.\u00a0Storia naturale del suo sviluppo,<\/em> trad. it., Rizzoli, Milano 1947, p. 175.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(23) Cfr. il mio\u00a0<em>Pol\u00edtica e Teoria do Estado<\/em>, Saraiva, San Paolo 1957, cap.\u00a0XVII, n. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(24) Marcel de la Bigne de Villeneuve,\u00a0<em>L\u2019Activit\u00e9 \u00c9tatique<\/em>, Recueil Sirey, Parigi 1954, p. 434.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(25) Louis Daujarques,\u00a0<em>Le N\u00e9o-Dirigisme Technocratique<\/em>, in\u00a0Permanences, n. 46, p. 57.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(26) Alexis de Tocqueville,\u00a0<em>L\u2019Antico regime e la Rivoluzione<\/em>, libro I, cap. II, trad. it., Rizzoli, Milano 1981, p. 44. Nello stesso senso, Idem,\u00a0La democrazia in America:\u00a0&#8220;\u00c8 insito nella costituzione stessa delle nazioni democratiche e nelle loro esigenze che il potere del sovrano sia pi\u00f9 uniforme, pi\u00f9 centralizzato, pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 penetrante, pi\u00f9 potente che altrove. In queste nazioni la societ\u00e0 \u00e8 per natura pi\u00f9 attiva e pi\u00f9 forte, l\u2019individuo pi\u00f9 subordinato e pi\u00f9 debole: l\u2019una fa di pi\u00f9, l\u2019altro di meno\u00a0[&#8230;]&#8221;. Certamente\u00a0&#8220;\u00e8 insieme necessario e auspicabile che il potere centrale che governa un popolo democratico sia attivo e potente. Non si tratta affatto di renderlo debole o indolente, ma soltanto di impedirgli di abusare della sua attivit\u00e0 e della sua forza&#8221;. Ma,\u00a0&#8220;nella maggioranza delle nazioni moderne, il sovrano, qualunque sia la sua origine, la sua costituzione e il suo nome, \u00e8 divenuto quasi onnipotente ed i privati cadono sempre pi\u00f9 gi\u00f9, fino all\u2019ultimo scalino della debolezza e della soggezione&#8221;\u00a0(vol. II, parte IV, cap. VII, in Idem,\u00a0<em>Scritti politici<\/em>, trad. it., vol. II, UTET, Torino 1968, pp. 817 e 822).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(27) Vedi sopra cap.\u00a0II, nn. 8-9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(28) Georges Ripert,\u00a0<em>Le D\u00e9clin du Droit, Librairie G\u00e9n\u00e9rale de Droit et de Jurisprudence<\/em>, Parigi 1949, pp. 4-5.\u00a0Tout devient droit public!: questo titolo del secondo capitolo della stessa opera \u00e8 sufficientemente significativo. L\u2019eminente civilista francese lo ricava da Fr\u00e9d\u00e9ric Portalis, nell\u2019esposizione preliminare al Codice Napoleone. Il diritto pubblico tende ad assorbire tutte le sfere abbracciate dalla regolamentazione giuridica. E il diritto pubblico &#8211; si noti bene &#8211; confuso con il\u00a0diritto dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(29) Juan Vallet de Goytisolo,\u00a0<em>Sociedad de masas y Derecho<\/em>, Taurus, Madrid 1968, p. 252.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(30) Marcel De Corte,\u00a0<em>L\u2019\u00c9ducation Politique, <\/em>in\u00a0<em>Politique et Loi Naturelle. Actes du Congr\u00e8s de Lausanne<\/em>, p. 71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(31)\u00a0Corporativismo\u00a0\u00e8 diventato un termine compromesso e perfino squalificato a causa di questo sfiguramento del regime corporativo. Riguarda il decentramento professionale, cio\u00e8 fondato sulle organizzazioni professionali o culturali di tipo corporativo: sindacati, ordini di professioni liberali, universit\u00e0. \u00c8 molto importante anche il decentramento a base regionale o locale. Non si tratta in proposito dello Stato federale, che pu\u00f2 essere molto centralizzatore (vedi sopra, n. 7), ma del federalismo, come principio di formazione sociale e di decentramento. In questo senso il\u00a0federalismo\u00a0\u00e8 espressione della formazione naturale delle societ\u00e0 politiche, costruite dal basso verso l\u2019alto e non pianificate artificialmente dallo Stato. L\u2019opposto dello Stato totalitario \u00e8\u00a0&#8220;la comunit\u00e0 popolare e statale costruite federalisticamente&#8221;\u00a0(E. Brunner,\u00a0op.\u00a0cit., p. 159). Il federalismo implica il\u00a0principio di sussidiariet\u00e0, cio\u00e8 il riconoscimento dell\u2019opera suppletiva dello Stato rispetto alla societ\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_____________________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=963\" target=\"_blank\">L\u2019idea di rappresentanza nel diritto<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=965\" target=\"_blank\">La rappresentanza della societ\u00e0 politica<\/a> -1<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=964\" target=\"_blank\">La rappresentanza della societ\u00e0 politica<\/a> -2<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=34645\" target=\"_blank\">Autorit\u00e0 e rappresentanza<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=968\" target=\"_blank\">La rappresentanza come valore simbolico che manifesta un ordine trascendente<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=969\" target=\"_blank\">Origine e significato delle istituzioni rappresentative<\/a><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel &#8220;[&#8230;] clima di &#8220;crisi&#8221; che attualmente investe [&#8230;] le istituzioni pubbliche [&#8230;] sulle quali la convivenza umana si fonda&#8221; (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla prima sessione della Conferenza permanente del Ministero dell\u2019Interno della Repubblica Italiana su La cultura della legalit\u00e0, dell\u20198-7-1991, n. 1, in L\u2019Osservatore Romano, 8\/9-7-1991), il terzo capitolo dell\u2019opera Da &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rappresentanza-politica-nello-stato-dei-partiti-e-nella-societ-di-massa\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34641,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53],"tags":[786,235,785],"class_list":["post-966","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-partiti","tag-politica-2","tag-rappresentanza","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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