{"id":920,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-20T17:18:11","modified_gmt":"2016-04-20T15:18:11","slug":"la-controchiesa-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-controchiesa-ditalia\/","title":{"rendered":"La controchiesa d\u2019Italia."},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_33232\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33232\" class=\"wp-image-33232\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/card_Ruini.jpg\" alt=\"card_Ruini\" width=\"240\" height=\"161\" \/><p id=\"caption-attachment-33232\" class=\"wp-caption-text\">card. Camillo Ruini<\/p><\/div>\n<p>tratto da<strong> www.chiesa <\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Vita, morte e miracoli dell\u2019intelligencija cattolica progressista <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 in corso da mesi una campagna contro il cardinale Ruini e la Chiesa &#8220;genuflessa ai ricchi e ai potenti&#8221;. Ecco chi la conduce, come, perch\u00e9. La silenziosa risposta dei vescovi. E un\u2019analisi di Pietro De Marco<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA &#8211; L\u2019attacco in corso da mesi contro il cardinale Camillo Ruini ha registrato nuovi sviluppi. \u00c8 un attacco che divide in primo luogo la cattolicit\u00e0 italiana. Ma i suoi effetti arrivano pi\u00f9 lontano e pi\u00f9 in alto. Roma e l\u2019Italia sono al centro della Chiesa mondiale. Hanno il papa come vescovo e primate. E Ruini \u00e8 il vicario del papa per la diocesi di Roma, oltre che presidente, sempre per volere papale, della conferenza nazionale dei vescovi.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019antefatto \u00e8 stato raccontato in www.chiesa in un servizio dell\u20198 marzo 2004 che aveva per titolo: &#8220;Chiesa dei ricchi o Chiesa dei poveri? Il cardinale Ruini contestato&#8221;. E per sottotitolo: &#8220;Vescovi, monaci, gesuiti, intellettuali accusano il vicario del papa di servire i ricchi e i potenti. Sono i cattolici progressisti. Ma in Italia ci sono anche i cattolici \u2018irriverenti\u2019, che invece&#8230; Cronaca di uno scontro tra due cattolicesimi rivali&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, rispetto a quanto l\u00ec riferito, le novit\u00e0 sono due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima \u00e8 una nuova raffica di critiche al capo della Chiesa italiana, da parte di esponenti di punta della cultura cattolica progressista. Come gi\u00e0 in precedenza, essi accusano Ruini di tacere davanti alle violazioni di legalit\u00e0 imputate all\u2019attuale governo di centrodestra, e di sostituire alla &#8220;fede profetica&#8221; una &#8220;religione civile&#8221; asservita ai potenti. La seconda novit\u00e0 \u00e8 che il direttivo dei vescovi italiani ha discusso di queste critiche nella seduta del 23 marzo del consiglio permanente della CEI. E ha concluso di non rispondere. In un\u2019intervista di pochi giorni dopo al &#8220;Corriere della Sera&#8221;, il cardinale Ruini ha spiegato il perch\u00e9 di questa decisione di tacere. Ecco le novit\u00e0 pi\u00f9 in dettaglio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Le nuove critiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul numero di aprile di &#8220;Jesus&#8221; &#8211; il mensile dei religiosi paolini che da mesi \u00e8 la principale tribuna d\u2019accusa &#8211; sono intervenute contro Ruini altre personalit\u00e0 cattoliche di rilievo. Pietro Scoppola, decano degli storici cattolici, ha paragonato l\u2019attuale capo del governo italiano, Silvio Berlusconi, al Benito Mussolini degli anni Trenta, che tendeva a &#8220;divinizzarsi&#8221; quando invece era un semplice &#8220;idolo che i popoli finiscono sempre a spezzare&#8221;. Scoppola ha ripreso queste parole d\u2019accusa da Pio XI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ha reclamato dall\u2019attuale vertice della Chiesa un\u2019altrettanto &#8220;forte testimonianza evangelica&#8221; nel denunciare il &#8220;regime&#8221; in carica. Giorgio Campanini, specialista in storia del cattolicesimo politico, e Giovanni Bianchi, parlamentare del centrosinistra ed ex presidente delle ACLI, Associazioni cristiane lavoratori italiani, hanno dato anch\u2019essi man forte alle critiche, nello stesso numero di &#8220;Jesus&#8221;. Franco Monaco, altro deputato del centrosinistra, nonch\u00e9 ex presidente dell\u2019Azione Cattolica di Milano e consigliere politico del cardinale Carlo Maria Martini, \u00e8 tornato a difendere le ragioni della &#8220;Lettera al mio vescovo&#8221; con la quale, in ottobre, aveva dato il via all\u2019offensiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, sul numero del 15 marzo di un\u2019altra rivista cattolica progressista, &#8220;Il Regno&#8221;, edita dai dehoniani di Bologna, il sacerdote e teologo fiorentino Paolo Giannoni ha criticato &#8220;i miseri sotterfugi della falsificazione della fede ridotta a religione civile, stoltamente perseguita dall\u2019attuale dirigenza ecclesiastica&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il silenzio\/risposta di Ruini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo mesi di assoluto silenzio, e dopo averne discusso con altri vescovi nel direttivo della CEI, il cardinale Camillo Ruini ha cos\u00ec brevemente spiegato, in un passaggio di un\u2019intervista al &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 28 marzo, ci\u00f2 che lo separa dai suoi accusatori e lo induce a star zitto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> <em>&#8211; Parte del mondo cattolico accusa la Cei di interessarsi della famiglia e della scuola; ma di tacere sulle violazioni delle regole, che l\u2019opposizione attribuisce al governo Berlusconi. Lei accetta queste accuse?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>R. &#8211;<\/strong> &#8220;Le conosco bene, ma sinceramente non mi sento di accettarle. Pu\u00f2 essere vero che [noi vescovi] non parliamo di certi temi nei termini graditi all\u2019una o all\u2019altra posizione politica. Ma non \u00e8 vero che non ne parliamo: semplicemente lo facciamo in modo diverso. La differenza consiste nell\u2019orizzonte nel quale certe tematiche vanno inserite: oggi questo orizzonte non pu\u00f2 non comprendere, accanto alla questione sociale e a quella delle istituzioni democratiche, una questione che riguarda l\u2019uomo come tale, la sua differenza dal resto della natura, con tutte le conseguenze che ne derivano, anche a livello pubblico e politico, ad esempio per la bioetica o per la concezione della famiglia&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> &#8211; <em>Eminenza, l\u2019accusa di alcuni cattolici \u00e8 di indulgenza verso il centrodestra<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>R. &#8211; <\/strong>&#8220;A dire il vero ce n\u2019\u00e8 anche un\u2019altra, di segno diverso: quella di non essere abbastanza energici nel contrastare la presenza dell\u2019islam. Di fronte al protagonismo dell\u2019islam e alle gesta del terrorismo islamico, c\u2019\u00e8 stato un soprassalto in termini di riscoperta dell\u2019identit\u00e0 cristiana. \u00c8 un fenomeno da governare e pilotare, che per\u00f2 ha alla radice qualcosa di positivo: l\u2019identit\u00e0 cristiana anche come fatto culturale. L\u2019accusa che ci viene rivolta \u00e8 di non difenderla abbastanza. Ma la difesa non pu\u00f2 essere il rifiuto degli altri: va modulata sui principi cristiani di libert\u00e0, accoglienza, dialogo. La percezione collettiva \u00e8 mutata. E in positivo. Simboli come il crocefisso non sono pi\u00f9 visti solo come espressione religiosa, ma, appunto, come emblemi di un\u2019identit\u00e0 storico-culturale. In altri termini, l\u2019ottica non \u00e8 pi\u00f9 quella della laicit\u00e0 o meno dello stato, ma dell\u2019identit\u00e0 complessiva del nostro popolo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una precedente intervista del 12 dicembre 2002 a &#8220;L\u2019espresso&#8221;, rispondendo ad accuse identiche alle attuali, il cardinale Ruini aveva aggiunto anche un\u2019altra considerazione. Aveva messo in guardia i suoi critici dall\u2019usare il &#8220;moralismo&#8221; come arma politica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.<\/strong> &#8211; <em>Cardinal Ruini, l&#8217;accusano di prediligere la destra e di tacere su certe leggi giudicate immorali<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>R. &#8211;<\/strong> &#8220;Primo, mi occupo dei contenuti e non degli schieramenti. Secondo, pi\u00f9 che tacere sono semmai fin troppo insistente, nei discorsi alla CEI che sono poi i miei unici commenti che toccano anche temi politici. L&#8217;esperienza di cinquant&#8217;anni mi ha insegnato a stare attento a una tentazione: il moralismo che usa temi etici come strumenti di lotta politica. Dico cinquant&#8217;anni perch\u00e9 gi\u00e0 Alcide De Gasperi [lo statista cattolico padre dell\u2019Italia repubblicana] veniva osteggiato cos\u00ec. E sommessamente inviterei a una maggiore prudenza, perch\u00e9 se carichiamo le singole scelte della dialettica politica di una valenza etica, allora finisce che la lotta politica stessa peggiora, diventa disprezzo, odio verso le persone&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* \u00a0*\u00a0 *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste risposte, si ricava che il cardinale Ruini non accetta le accuse che gli sono rivolte. Ma nemmeno ne rimuove gli argomenti. Semplicemente dice di affrontarli &#8220;in modo diverso&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della &#8220;diversit\u00e0&#8221; di Ruini si sa. L\u2019ha esposta pi\u00f9 volte nei suoi densi discorsi alla CEI e in alcune interviste. Ma che cosa distingue, invece, la cultura e la pratica dei suoi accusatori? Franco Monaco, su &#8220;Jesus&#8221; di aprile 2004, torna a difendere la validit\u00e0 di &#8220;quella subcultura che in Italia va sotto il nome di cattolicesimo democratico&#8221;, alla quale egli stesso appartiene. E rifiuta che venga giudicata &#8220;residuale e infeconda&#8221;. Ma il rischio che lo diventi \u00e8 reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ha riconosciuto gi\u00e0 tre anni fa &#8211; in un convegno nel monastero di Camaldoli &#8211; anche un analista insospettabile come il professor Arturo Parisi, che milita a sinistra nello stesso partito di Monaco e del presidente della commissione europea Romano Prodi. Il pericolo descritto da Parisi \u00e8 la scomparsa dell\u2019opposizione cattolica dentro il magma della pura protesta contro i poteri civili ed ecclesiali. \u00c8 questo l\u2019approdo della cultura cattolica progressista? La sua campagna contro il cardinale Ruini ne \u00e8 la conferma?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel saggio pubblicato qui di seguito il professor Pietro De Marco, docente all\u2019universit\u00e0 di Firenze e alla facolt\u00e0 teologica dell\u2019Italia centrale, d\u00e0 una risposta per molti aspetti nuova e sorprendente. Storia, politica, teologia, cultura, processi sociali: tutto concorre a disegnare l\u2019istruttivo tragitto di quella che \u00e8 stata la cultura dominante nel cattolicesimo italiano del secondo Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Le &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221;, la nuova casa dell\u2019opposizione cattolica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Pietro De Marco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allarme diffuso nella stampa di opposizione per un\u2019Italia che &#8220;precipita nella barbarie&#8221; ha pi\u00f9 di un aspetto istruttivo. Si tratta essenzialmente di un\u2019arma verbale in uso tra coloro che costituiscono il nerbo della &#8220;sinistra che le spara grosse&#8221; e per\u00f2 &#8220;non si sentono annichiliti dalla propria sparata&#8221;, di cui ha scritto Francesco Merlo su &#8220;la Repubblica&#8221; del 29 gennaio di quest\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grande storico contemporaneo delle idee politiche, John Pocock, ha detto a proposito di simili linguaggi: &#8220;Le parole divengono paradigmatiche, nel senso che possono venir usate da pi\u00f9 d&#8217;uno per trasmettere pi\u00f9 d&#8217;un contenuto o imprimere loro un &#8216;taglio&#8217;; e la comunicazione sociale diventa una sorta di partita a tennis, in cui mi \u00e8 permesso di importi la mia palla &#8216;tagliata&#8217; a condizione che tu possa imprimere il tuo &#8216;taglio&#8217; nel rimandarmela. [\u2026] Ma pu\u00f2 capitare che venga sparata dalla canna di un fucile una palla in nessun senso rimandabile. Vale a dire: una comunicazione a cui [\u2026] mi \u00e8, di fatto, proibito rispondere, dato che mi viene proibito di fare qualsiasi comunicazione negli stessi termini&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va detto con franchezza: i cattolici italiani che fanno strenua opposizione etico-politica al governo in carica partecipano intensamente di questo &#8220;populismo selettivo&#8221;. La loro deprecazione mobilitante, il loro &#8220;attivismo antipolitico semplificatore&#8221; (per usare una formula di Marco Tarchi nel suo recente saggio su &#8220;L\u2019Italia populista&#8221;) si esercitano elettivamente contro il premier e il suo governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un cattolico d&#8217;opposizione pi\u00f9 avvertito, Arturo Parisi, parlando a Camaldoli nel luglio 2001 ammoniva: &#8220;Lo stesso cattolicesimo popolare \u00e8 prossimo a scivolare verso il cattolicesimo populista, se noi non ne riprendiamo la guida fuori da ogni atteggiamento moralistico. Quello stesso moralismo condannerebbe il cattolicesimo democratico a una sconfitta non solo da parte della cultura agnostica e clericale del centrodestra, ma anche da parte della cultura sperimentale e pragmatica della sinistra&#8221;. L&#8217;invito di Parisi sembra rimasto inascoltato. Basta pensare alla routine di aggressivit\u00e0 del quotidiano &#8220;Europa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le culture cattoliche di opposizione, la costruzione attuale del nemico ha avuto il suo fulcro, tra il 1994 e il 1995, in parallelo con l\u2019ascesa al governo di Silvio Berlusconi, nel ritorno alla politica attiva del monaco Giuseppe Dossetti, protagonista, da laico, della politica cattolica italiana del dopoguerra. E poco importa se questa o quell&#8217;area dell\u2019opposizione cattolica non ami essere classificata come dossettiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte hanno assunto da Dossetti lo schema di un presente italiano in &#8220;conflitto tra realt\u00e0 e mito: [\u2026] tra una sana democrazia e miti antidemocratici, alla fine idolatrici, come quelli della babilonese Regina del Cielo, cio\u00e8 miti della prepotenza, della arrogante occupazione del potere, della conservazione di esso ad ogni costo e contro ogni ragione ed interesse di patria, della palese prevalenza degli interessi privati di un\u2019azienda sull\u2019interesse pubblico della nazione&#8221; (discorso al convegno dei costituzionalisti, Milano, 21 gennaio 1995; ma tutto quel testo \u00e8 fondante, per la guerra verbale e retorica in atto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poche settimane pi\u00f9 tardi Dossetti tornava sulle &#8220;inclinazioni bonapartiste e cesariste&#8221; del &#8220;grande monopolista che aspira alla suprema funzione di governo&#8221;. E contemporaneamente negava ogni legittimit\u00e0 alle riforme costituzionali che la coalizione di centrodestra aveva nel suo programma (26 aprile 1995, relazione all\u2019universit\u00e0 di Parma).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;irrigidimento autoconservativo, dopo il terremoto di Tangentopoli, delle subculture politiche cattoliche &#8211; gi\u00e0 prima ciecamente inconsapevoli persino della crisi costituzionale tematizzata da Francesco Cossiga quand\u2019era capo dello stato &#8211; trov\u00f2 in Berlusconi un bersaglio mobilitante, quasi un capro espiatorio. E parte del mondo cattolico ne ricav\u00f2 un vero e proprio supplemento di vita: sempre meno politica razionale e sempre pi\u00f9 emozione antagonistica, surrogato di un progetto autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diagnosi di Parisi a Camaldoli era su questo punto diversa: non dava importanza alla metamorfosi antagonistica in corso. Per lui, era anzitutto la &#8220;fedelt\u00e0 all&#8217;ispirazione conciliare&#8221; ci\u00f2 che consentiva al cattolicesimo di &#8220;resistere al destino&#8221; che lo vorrebbe concentrato nel polo moderato e conservatore. Ma Parisi lanciava anche un avvertimento: a suo avviso, un\u2019adesione di cattolici al centrosinistra che non fosse critica e portatrice d\u2019una sua originalit\u00e0, finirebbe per marginalizzarli. \u00c8 questo un punto che \u00e8 importante esaminare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene da lontano, nella cultura cattolica progressista, il rischio, e quasi la volont\u00e0, di perdere distanza critica nei confronti dell&#8217;intelligencija laica, comunista e post-comunista. Su questa rinuncia il filosofo Augusto Del Noce, e pi\u00f9 recentemente Gianni Baget Bozzo, hanno scritto cose rigorose. Ne \u00e8 stata un sintomo l\u2019evoluzione di un saggista famoso come padre Ernesto Balducci. Partito da posizioni apologetiche antimoderne o, meglio, antiborghesi, di ascendenza francese, Balducci approd\u00f2 negli anni Ottanta e primi Novanta all&#8217;antioccidentalismo pacifista, per collocarsi entro la cultura pi\u00f9 populistica della sinistra. La sua evoluzione aveva avuto una sua svolta decisiva nel Sessantotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era stata la cultura cattolica francese ad anticipare questa stessa metamorfosi. Essa aveva esteso il modello universalistico dell\u2019intellettuale antifascista, elaborato in Europa negli anni Trenta, a una concezione di Chiesa militante ma antitemporalistica, che diventer\u00e0 cara ai teologi &#8220;engag\u00e9s&#8221;. In padre Marie-Dominique Chenu e seguaci (come fu subito avvertito da Gaston Fessard) l\u2019idea della &#8220;consecratio mundi&#8221; trov\u00f2 la sua applicazione pratica nella trasformazione militante del mondo, che poi divenne per molti una &#8220;consecratio&#8221; esclusivamente umana a contenuto rivoluzionario. Le successive correzioni di questa deriva non hanno impedito l&#8217;attuale disastro della Chiesa e della cattolicit\u00e0 francesi, risultato di un dopoconcilio lasciato guidare dagli intellettuali teologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, in Italia, il partito della Democrazia Cristiana e le conseguenti responsabilit\u00e0 di governo, con l\u2019effettiva influenza quotidiana sulla vita pubblica, avevano fatto da freno; a parte il dissenso &#8220;di base&#8221;, la maggior parte del mondo cattolico aveva salvato la propria autonomia entro una cultura politica di tipo razionale-moderato, fino a tutti gli anni Ottanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, lo sgretolamento della convinzione di un mandato etico-politico a governare, poi la perdita effettiva della posizione dominante di governo, hanno favorito la deriva delle culture cattoliche dette &#8220;democratiche&#8221; verso appartenenze sentite come emancipatorie dalle antiche obbedienze. Da ci\u00f2 l&#8217;approdo fiducioso agli schieramenti maggioritari dell&#8217;intelligencija di sinistra: alle &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221; di cui la cultura cattolica progressista \u00e8 ormai divenuta parte qualificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221; \u00e8 confluito un mix cattolico fatto di riformismo ecclesiale deluso, di collateralismo ideale alle sinistre e di inclusione nella loro egemonia mutante, di utopismo emozionale antagonistico. L\u2019esito estremo \u00e8 un populismo ecclesiale e civile che allinea l&#8217;opposizione cattolica alle sinistre movimentiste, potenzialmente contro qualsiasi governo di oggi o di domani, e in pi\u00f9 contro il governo della Chiesa italiana in quanto non antagonistico nei confronti dell&#8217;attuale coalizione al potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221;, dunque. Sergio Romano dedic\u00f2 attenzione, anni fa, a queste formazioni che moltiplicano e alleano tra loro gli intellettuali &#8220;critici&#8221; nella ruminazione e nella formulazione dell&#8217;opposizione al sovrano. Le &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221; furono cos\u00ec denominate, e studiate, all\u2019inizio del Novecento da Augustin Cochin, lo storico ed erudito cattolico antirepubblicano, paradossale allievo di Durkheim, che col suo lavoro rese possibile come pochi altri la nostra attuale libert\u00e0 nei confronti del mito rivoluzionario francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affinch\u00e9 tali &#8220;soci\u00e9t\u00e9s&#8221; invisibili, a genesi intellettualistica, possano venire alla luce \u00e8 necessario un catalizzatore; senza catalizzatore queste potenti figure generative dell&#8217;opinione pubblica &#8211; che tendono a parlare a nome della societ\u00e0 civile ed anzi a porsi come l&#8217;autentica societ\u00e0 civile stessa &#8211; tornano a essere ci\u00f2 che ordinariamente sono, cerchie tra loro disomogene e in concorrenza, o scompaiono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221; hanno una grande risorsa endogena: la lunga pratica dell&#8217;opinione &#8220;illuminata&#8221; nel drammatizzare la congiuntura storica e demonizzare l&#8217;avversario. E in effetti un inconsulto demonizzare-drammatizzare misura il grado di coinvolgimento delle migliori intelligenze, una volta arruolate in una &#8220;soci\u00e9t\u00e9&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo ha dei costi. Scriveva Cochin: &#8220;Le \u2018soci\u00e9t\u00e9s [de pens\u00e9e]\u2019 creano una repubblica ideale ai margini della vera, un piccolo stato a immagine del grande, con l\u2019unica differenza che non \u00e8 reale. Le decisioni prese sono solo auspici e &#8211; dato fondamentale &#8211; i suoi membri non hanno personale interesse n\u00e9 responsabilit\u00e0 riguardo alle questioni di cui parlano&#8221;. Il suo amico De Meaux glossava, in uno scritto del 1928: &#8220;Realizzazione di una societ\u00e0 irreale, costruita sulla carta da irresponsabili, questo \u00e8 lo stile di lavoro nelle \u2018soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e\u2019&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;efficace stagione di costruzione reticolare del nemico ordinata alla sua distruzione politica e materiale \u00e8 quella presente. Per dirla con Pocock non vi \u00e8 parola di opposizione &#8211; salvo poche e di poche persone &#8211; che non sia assemblata e rinforzata come per essere &#8220;sparata dalla canna di un fucile&#8221;. Spontaneit\u00e0 e calcolo strategico qui si sommano. Certo, una reg\u00eca prende per mano le emozioni, ma \u00e8 una reg\u00eca &#8220;sui generis&#8221;. Sa ben poco di complotto, rimanda piuttosto a un &#8220;m\u00e9chanisme&#8221; diffuso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 una prova la conformit\u00e0 del mondo cattolico &#8220;democratico&#8221; a questa pratica. La denuncia della &#8220;barbarie, regressione, involuzione&#8221; italiane sotto l\u2019attuale governo &#8211; quale si coglie con sfumature diverse nella &#8220;Lettera agli amici&#8221; del priore di Bose Enzo Bianchi, nella &#8220;Lettera al mio vescovo&#8221; del deputato Franco Monaco su &#8220;Jesus&#8221; e nell\u2019editoriale del gesuita Bartolomeo Sorge su &#8220;Aggiornamenti Sociali&#8221; &#8211; riproduce nella sostanza i capi d&#8217;accusa coniati e sempre ripetuti dalla macchina mobilitante. Le parole sono tutte &#8220;sparate&#8221; per inibire nel bersaglio la risposta. E il nemico da abbattere, per accelerare la rigenerazione della storia, del paese, della sinistra, della Chiesa, \u00e8 infine (anche se pu\u00f2 mancarne consapevolezza) il potere legittimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si oppone a questa deriva dell\u2019intelligencija cattolica l\u2019esemplare razionalit\u00e0 e l\u2019equilibrio d\u2019analisi e giudizio praticati sulla vicenda italiana e internazionale dal quotidiano della conferenza episcopale &#8220;Avvenire&#8221;, in consonanza con la presidenza della CEI. Lo stile di &#8220;Avvenire&#8221; e del cardinale Camillo Ruini costituiscono oggi, per la societ\u00e0 civile italiana, uno dei contravveleni pi\u00f9 necessari.Esso modera il contesto esagitato della lotta politica in corso. Al confronto, &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221; e &#8220;La Civilt\u00e0 Cattolica&#8221; appaiono talora meno avvertiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe drammatico per la cultura dei cattolici, gi\u00e0 di suo predisposta a subalternit\u00e0 verso tutti i moralismi, che la CEI perdesse una capacit\u00e0 diagnostica autonoma per dipendere anch&#8217;essa dalle parole d&#8217;ordine mobilitanti delle &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221; e degli opinionisti di grido, come avviene da tempo nell&#8217;intelligencija cattolica &#8220;aperta&#8221;. Chi chiede ai vescovi di sentenziare sul governo nei modi delle &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221; chiede a loro di accodarsi al flusso della declamazione populista antigovernativa: azione pigra e irresponsabile, che l&#8217;episcopato nel suo complesso, con sfumature diverse, rifiuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coerente con questo rifiuto \u00e8 stata la scelta della CEI di sostenere l&#8217;unit\u00e0 civile ed emozionale della nazione prodottasi di fronte alla morte dei soldati italiani in Iraq. In effetti, la religione civile italiana \u00e8 dicotomica: da un lato laico-repubblicana a bassa intensit\u00e0, dall\u2019altro francamente cattolica nei suoi fondamenti. Questa seconda dimensione, alleata alla prima impersonata dal presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, indica il possibile percorso della ricomposizione di un nuovo &#8220;ethos&#8221; politico pubblico capace di riconoscersi inseparabile dalla storia cattolica d&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che tutto questo assomigli ben poco alla &#8220;comunit\u00e0 dei discepoli di Ges\u00f9&#8221; astrattamente evocata dal monaco Enzo Bianchi: comunit\u00e0 alla quale egli chiede di &#8220;essere profezia&#8221; e di non identificarsi con &#8220;l&#8217;occidente ricco e potente&#8221;. Ma la Chiesa nella sua figura pubblica non pu\u00f2 assumere queste forme della retorica dopoconciliare: che \u00e8 retorica non nei contenuti (discepolato e profezia sono cardini cristiani) ma nel loro uso mobilitante e antipolitico. Esperta nel &#8220;contradicere&#8221; secoli di ideologia, la Chiesa lascia queste armi verbali alle &#8220;soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e&#8221;, al loro complesso di superiorit\u00e0 rispetto all\u2019autorit\u00e0 legittima e ai loro rituali di critica e denuncia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sapienza storica della Chiesa non dimentica, inoltre, che le &#8220;societ\u00e9s&#8221; sono agenzie di mobilitazione intrinsecamente nemiche della presenza cattolica nella storia nazionale, come hanno mostrato, per decenni, l\u2019implacabile, anche se velata ostilit\u00e0 nei confronti del romano pontefice, e oggi le reazioni di fronte all\u2019alleanza dei parlamentari cattolici a favore della legge sulla fecondazione artificiale, cos\u00ec come le grida d\u2019allarme sul &#8220;nuovo cristiano&#8221; che s\u2019avanza<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[Da &#8220;<strong>L\u2019espresso<\/strong>&#8221; n. 10 del 5-11 marzo 2004]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Chiesa dei ricchi o Chiesa dei poveri? Il cardinale Ruini contestato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vescovi, monaci, gesuiti, intellettuali accusano il vicario del papa di servire i ricchi e i potenti. Sono i cattolici progressisti. Ma in Italia ci sono anche i cattolici &#8220;irriverenti&#8221;, che invece&#8230; Cronaca di uno scontro tra due cattolicesimi rivali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROMA -Il 1 marzo il capo del governo italiano di centrodestra Silvio Berlusconi ha emesso un comunicato nel quale ha preso le difese del sistema dell\u2019&#8221;8 per mille&#8221;, con cui lo stato devolve una parte dei suoi ricavi fiscali alla Chiesa cattolica, alla comunit\u00e0 ebraica e ad altre Chiese cristiane, a seconda delle indicazioni date dai contribuenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con ci\u00f2 Berlusconi s\u2019\u00e8 dissociato dalle critiche portate contro l\u2019&#8221;8 per mille&#8221; da un ministro del suo governo, il capo della Lega Nord Umberto Bossi: critiche peraltro coincidenti con quelle di molti cattolici progressisti contro una Chiesa giudicata troppo &#8220;ricca&#8221;. Ma nel suo comunicato Berlusconi ha fatto anche la seguente affermazione: &#8220;Mi piace ricordare che molti vescovi mi hanno reso testimonianza dichiarando esplicitamente che nessun governo [prima del mio] ha saputo operare cos\u00ec concretamente su molti dei temi che stanno a cuore alla Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E con ci\u00f2 il capo del governo ha calpestato un campo minato. Perch\u00e9 una delle accuse che da parte di molti cattolici italiani vengono fatte contro la gerarchia della Chiesa \u00e8 proprio questa: di parteggiare per il governo di centrodestra di Berlusconi e di tradire, con ci\u00f2, la genuinit\u00e0 del Vangelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa accusa non \u00e8 nuova, rientra nella pi\u00f9 generale e ricorrente protesta che in campo cattolico si alza contro una Chiesa ritenuta al servizio dei ricchi e dei potenti. Portatori di questa protesta sono vescovi, parroci, monaci, teologi, gesuiti, intellettuali, appartenenti a un ceto colto del cattolicesimo italiano. Lo stesso ceto che richiamandosi al Concilio Vaticano II invoca una &#8220;Chiesa dei poveri&#8221; spoglia di potere e ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi ultimi mesi, per\u00f2, questa protesta \u00e8 ripresa con forza. E si \u00e8 appuntata con particolare veemenza contro la conferenza episcopale italiana e il suo presidente, il cardinale Camillo Ruini. Senza risparmiare papa Giovanni Paolo II che a Ruini d\u00e0 piena fiducia per tutto ci\u00f2 che riguarda l\u2019Italia. La protesta \u00e8 scattata lo scorso ottobre sul mensile dei religiosi paolini &#8220;Jesus&#8221; &#8211; che \u00e8 la versione colta del settimanale di larghissima diffusione &#8220;Famiglia Cristiana&#8221; &#8211; con una lettera aperta ai vescovi italiani scritta da Franco Monaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monaco non \u00e8 uno sconosciuto. \u00c8 vicecapogruppo alla camera dei deputati della Margherita, il partito che ha per leader supremo Romano Prodi, presidente della Commissione europea e capo in Italia della coalizione di centrosinistra che combatte Berlusconi; \u00e8 stato presidente dell\u2019Azione cattolica di Milano; \u00e8 discepolo fedelissimo di Giuseppe Lazzati e Giuseppe Dossetti, le due massime figure di riferimento del cattolicesimo progressista nell\u2019Italia del secondo Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo. Monaco \u00e8 stato per anni il pi\u00f9 ascoltato consigliere politico del cardinale Carlo Maria Martini, quando questi era arcivescovo di Milano. I memorabili discorsi alla citt\u00e0 letti dal cardinale Martini ogni anno alla vigilia di sant\u2019Ambrogio sono stati scritti in larga parte proprio da Monaco e per un\u2019altra parte da Luigi Pizzolato, successore di Lazzati alla cattedra di letteratura cristiana antica nell\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infatti, la lettera aperta pubblicata da Monaco su &#8220;Jesus&#8221; d\u2019ottobre ricalca pari pari le punte pi\u00f9 allarmistiche dei discorsi pronunciati da Martini a met\u00e0 degli anni Novanta, contro il pericolo Berlusconi. Monaco elenca cinque &#8220;punti di sofferenza&#8221;, dalla corrosione della legalit\u00e0 alla concentraziome del potere sui media, alla &#8220;religione del mercato&#8221;, e rimprovera la gerarchia della Chiesa di tacere, di &#8220;starsene fuori&#8221;, in realt\u00e0 di &#8220;appiattirsi&#8221; sulla parte politica che porta la responsabilit\u00e0 del disastro denunciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passa un mese, ogni vescovo riceve personalmente la lettera con la richiesta di commentarla, e nel numero successivo &#8220;Jesus&#8221; rincara la protesta con un nutrito dossier. In esso, anche tre vescovi molto apprezzati in campo progressista danno ragione a Monaco: Luigi Bettazzi di Ivrea, Giancarlo Maria Bregantini di Locri e Sebastiano Dho di Alba. Tra i teologi intervengono Piero Coda, testa d\u2019uovo del movimento dei Focolari e presidente dell\u2019Associazione dei teologi italiani, Giacomo Canobbio, Maria Cristina Bartolomei, Giuseppe Mattai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli storici Alberto Melloni, uno dei massimi studiosi ed interpreti, in chiave progressista, del Concilio Vaticano II. Tra i filosofi Salvatore Natoli. C\u2019\u00e8 anche chi protesta per &#8220;i troppi denari dell\u20198 per mille&#8221; e contro quegli ecclesiastici &#8220;interessati solo ad avere qualche legge o qualche finanziamento in loro favore&#8221;: \u00e8 Angelo Bertani, vicedirettore di &#8220;Famiglia Cristiana&#8221; e da decenni eminenza grigia dell\u2019Azione cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passa un altro mese, e all\u2019inizio di dicembre si associa al fronte della protesta il priore del monastero di Bose, Enzo Bianchi, che \u00e8 il pi\u00f9 ascoltato leader intellettuale del cattolicesimo progressista in Italia, oltre che molto noto e stimato anche all\u2019estero. Lo fa con la &#8220;Lettera agli amici&#8221; che diffonde all\u2019inizio dell\u2019Avvento dal suo monastero e che questa volta ha intitolato: &#8220;Che ne sar\u00e0 del cristianesimo?&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giudizio che Bianchi d\u00e0 della gerarchia della Chiesa \u00e8 molto pessimista. La Chiesa, scrive, &#8220;\u00e8 applaudita, riconosciuta e, a volte, perfino ricompensata da Cesare per il bene che fa&#8221;, ma in realt\u00e0 &#8220;ha svuotato di ogni forza che viene da Dio l\u2019annuncio dell\u2019evangelo&#8221;. S\u2019\u00e8 troppo identificata &#8220;con l\u2019occidente ricco e potente&#8221;. S\u2019\u00e8 degradata a vuota &#8220;religione civile&#8221;. E a riprova Bianchi cita due fatti che hanno occupato le cronache italiane per settimane: &#8220;Che tristezza la \u2018mis\u00e8re\u2019 del dibattito sul crocifisso ridotto a simbolo ed emblema della cultura nazionale; che tristezza la collusione tra religione e nazione durante il lutto e il dolore per le povere vittime italiane barbaramente uccise in Iraq&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ruini, nonostante nessuno lo nomini, \u00e8 il bersaglio numero uno della protesta. Ma anche Giovanni Paolo II \u00e8 sotto tiro, per la sua opposizione alla guerra in Iraq giudicata troppo debole e rinunciataria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 la scorsa primavera un ampia schiera di cattolici, non contenti di quanto il papa diceva, aveva indirizzato a Giovanni Paolo II una lettera aperta per reclamare da lui un pronunciamento contro la guerra &#8220;semplice e univoco, che non lasci scappatoie per gli incisi e i distinguo&#8221;. Tra i firmatari c\u2019erano il priore dell\u2019abbazia benedettina camaldolese di Fonte Avellana, Alessandro Barban, il presidente di &#8220;Beati i costruttori di pace&#8221;, don Albino Bizzotto, e il missionario di fama mondiale Alex Zanotelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dallo scorso autunno, da quando il papa ha definito &#8220;missionari di pace&#8221; i soldati italiani nell\u2019Iraq &#8220;liberato&#8221;, la contestazione s\u2019\u00e8 fatta pi\u00f9 pesante. Sul mensile &#8220;Missione Oggi&#8221;, il saveriano Meo Elia ha bollato come &#8220;irrisorio&#8221; e &#8220;blasfemo&#8221; il richiamo al vangelo fatto dai capi di Chiesa che &#8220;danno un avallo alle scelte dei potenti di turno&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo fuoco di fila di accuse, la Chiesa gerarchica non ha sinora risposto. Zitto Ruini, zitto il giornale di propriet\u00e0 della Cei, &#8220;Avvenire&#8221;, che riflette fedelmente il suo pensiero, e zitta anche quell\u2019amplissima parte del mondo cattolico che batte strade diverse da quelle di &#8220;Jesus&#8221; e Bose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impressione \u00e8 che in Italia convivano due mondi cattolici tra loro separati e quasi incomunicanti. Per trovare una prima analisi e un raffronto tra questi due mondi ad opera di un protagonista autorevole del campo del cardinale Ruini, il direttore di &#8220;Avvenire&#8221; Dino Boffo, bisogna arrivare ai primi di questo mese di marzo, quando sulla rivista dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano, &#8220;Vita e Pensiero&#8221;, esce una disputa tra Boffo e due commentatori della sinistra laica, Edmondo Berselli e Giancarlo Bosetti, sul nuovo ruolo politico dei cattolici nella politica italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il nuovo ruolo che ha preso corpo, ad esempio, nel varo di una legge sulla procreazione artificiale molto vicina alle attese della Chiesa, ottenuto grazie al voto trasversale di cattolici di vari partiti ma prima ancora grazie al pressing di associazioni volontarie come il Movimento per la vita e il Forum delle famiglie, impegnate non solo a declamare principi, ma a concretizzarli in articoli di legge e a conquistare il consenso dei singoli parlamentari, siano essi cattolici o no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legge sulle adozioni, sul finire della passata legislatura quando il governo era di centrosinistra, \u00e8 stato un\u2019altro di questi successi trasversali, ottenuti col consenso di cattolici di destra, di sinistra e di centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a dieci anni fa la Chiesa in Italia aveva come strumento d\u2019azione politica il grande partito cattolico della Democrazia cristiana. Che per\u00f2 le creava pi\u00f9 vincoli che opportunit\u00e0. Oggi la Dc non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e la Chiesa del cardinale Ruini ha scoperto i vantaggi del far politica \u2018super partes\u2019 e a tutto campo, libera da impacci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pi\u00f9 costretta preventivamente a mediare nel chiuso del &#8220;palazzo&#8221;, la Chiesa dice a voce alta, dal pulpito, le sue attese e le sue critiche. A tutti, cattolici e non, si rivolge direttamente. E di fatto ottiene molto pi\u00f9 che in passato, per lo meno in termini di attenzione e di discussione. \u00c8 un nuovo modo di far politica nel quale papa Karol Wojtyla \u00e8 maestro, sulla scena del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 un nuovo modo d\u2019azione che cambia anche la figura del cattolico impegnato in politica. &#8220;Dobbiamo abituarci alla figura del cattolico irriverente&#8221;, scrive Boffo. Che \u00e8 tutt\u2019altra cosa, a suo dire, rispetto al cattolico del passato, &#8220;concavo e remissivo&#8221;, portato ad &#8220;assottigliare la propria posizione&#8221; e a &#8220;lasciare ad altri di segnare l\u2019orizzonte&#8221; pur di giustificare la propria presenza nell\u2019arena politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi cattolici del passato, Ruini e i suoi li vedono riprodursi nei lettori di &#8220;Jesus&#8221; e nei visitatori di Bose. Questi vorrebbero che la Chiesa gerarchica sottoscriva la loro agenda politica e, delusi del mancato appoggio, l\u2019accusano di servire il nemico. Protestano, denunciano, ma &#8211; sempre a parere del campo ruiniano &#8211; non hanno futuro. Per dirla da &#8220;cattolico irriverente&#8221;, sono un albero disseccato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">POST SCRIPTUM &#8211; Alla protesta sopra descritta contro i silenzi del cardinale Ruini e della conferenza episcopale si \u00e8 associata ai primi di marzo un\u2019altra voce importante: quella del gesuita Bartolomeo Sorge, gi\u00e0 direttore di &#8220;La Civilt\u00e0 Cattolica&#8221;, poi della Scuola di politica dei gesuiti a Palermo e ora direttore, a Milano, della rivista &#8220;Aggiornamenti Sociali&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel numero di marzo della rivista, padre Sorge dedica l\u2019editoriale proprio al &#8220;silenzio dei vescovi&#8221;. Cita san Gregorio Magno: &#8220;Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ci\u00f2 che \u00e8 giusto&#8221;. E aggiunge che &#8220;\u00e8 difficile controbattere a quanti avanzano il sospetto che la profezia sia frenata dalla diplomazia, cio\u00e8 dalla speranza di vantaggiose contropartite per il bene della comunit\u00e0 ecclesiale e in difesa di alcuni valori etici (si tratti dei sussidi alle scuole cattoliche o dei finanziamenti agli oratori o dei buoni-famiglia)&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viceversa, Sorge cita &#8216;ad honorem&#8217; un discorso del cardinale Carlo Maria Martini del 6 dicembre 1995, a suo giudizio esemplare nel rompere un silenzio gi\u00e0 allora imperante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di seguito l\u2019articolo completo:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Editoriale &#8211;<\/strong> marzo 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il silenzio dei vescovi sull\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Bartolomeo Sorge S.J.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 dubbio che alla base della Chiesa italiana vi sia un certo malessere per il silenzio dei vescovi sulla grave situazione del Paese. Di quando in quando questo disagio \u00e8 affiorato sulle pagine dei giornali, finch\u00e9 ultimamente \u00e8 esploso anche sulla stampa cattolica. Nel numero di ottobre 2003 di <em>Jesus<\/em>, il mensile di cultura e attualit\u00e0 edito dai Periodici San Paolo, \u00e8 apparsa una lettera aperta dell\u2019on. Franco Monaco, gi\u00e0 presidente dell\u2019Azione Cattolica ambrosiana dal 1986 al 1992 e attualmente vice-capogruppo della Margherita alla Camera dei Deputati: \u00abCari vescovi, perch\u00e9 tanto silenzio sull\u2019Italia?\u00bb(<em>Jesus<\/em>, 10 [2003] 6 s.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dando voce a uno stato d\u2019animo diffuso, Franco Monaco evidenzia \u00abcinque punti di sofferenza\u00bb che rendono critica la situazione attuale del Paese, ne rendono incerto il futuro e, proprio per questo, esigerebbero una chiara parola dei vescovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi \u00abpunti\u00bb sono: il disprezzo aperto della legalit\u00e0; il rischio di un conflitto senza sbocco tra istituzioni e parti sociali; il venir meno del ruolo europeista e di promozione della pace che l\u2019Italia finora ha sempre svolto; l\u2019egemonia del \u00abpensiero unico\u00bb neoliberista, cio\u00e8 di una visione puramente mercantile della politica; la concentrazione patologica dei mass media e dell\u2019informazione in poche mani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 su questi punti i vescovi tacciono? Nessuno chiede loro di darne un giudizio politico, che spetta al laicato, ma una chiara valutazione etica. Ai vescovi si chiede cio\u00e8 che illuminino le coscienze sia dei politici, sia dei fedeli affinch\u00e9 le riforme necessarie si compiano in modo responsabile, nel rispetto dei valori etici e del bene comune. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 importante oggi, quando chi governa non cessa di ripetere che vuole \u00abcambiare il Paese\u00bb. Nulla da dire sul come?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere il senso del dibattito, occorre chiarirne gli elementi principali: 1) il silenzio dei vescovi oggi; 2) i loro insegnamenti di ieri; 3) il ruolo del laicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Il silenzio dei vescovi oggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti sappiamo come, alla vigilia delle consultazioni elettorali, giungesse immancabile e puntuale il comunicato dei vescovi per ricordare ai cattolici il grave dovere di andare a votare, di votare \u00abbene\u00bb e di votare \u00abuniti\u00bb. Gli interventi della CEI cominciarono a rarefarsi sotto i pontificati di Giovanni XXIII e di Paolo VI. In seguito si fecero sempre pi\u00f9 radi e sfumati, a misura che cresceva di intensit\u00e0 e di visibilit\u00e0 il servizio apostolico di Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finch\u00e9 si fin\u00ec col lasciare praticamente al Papa il compito di intervenire. Ci\u00f2 apparve in modo evidente al Convegno ecclesiale di Loreto (1985), quando fu Giovanni Paolo II (e non i vescovi) a richiamare i cattolici italiani alla storia del Paese e a esortarli a rimanere fedeli all\u2019\u00abimpegno unitario\u00bb in politica (cfr<em> L\u2019Osservatore Romano<\/em>, 12 aprile 1985, n. 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di allora, il Papa intervenne pi\u00f9 volte sull\u2019impegno sociale dei cattolici italiani, affrontando il tema perfino in una lettera scritta ad hoc ai vescovi (\u00abLe responsabilit\u00e0 dei cattolici di fronte alle sfide dell\u2019attuale momento storico\u00bb, in <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, 13 gennaio 1994).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solamente nel 1995, in occasione del Convegno ecclesiale di Palermo, furono dette &#8211; ancora una volta dal Papa &#8211; le parole che molti avrebbero desiderato ascoltare dai vescovi qualche anno prima, quando l\u2019unit\u00e0 dei cattolici nella DC gi\u00e0 era divenuta anacronistica sia sul piano storico (a causa delle trasformazioni avvenute nel Paese), sia sul piano teologico (dopo le acquisizioni teologiche e pastorali del Concilio Vaticano II).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa Chiesa &#8211; disse Giovanni Paolo II a Palermo &#8211; non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito, come del resto non esprime preferenze per l\u2019una o per l\u2019altra soluzione istituzionale o costituzionale, che sia rispettosa dell\u2019autentica democrazia\u00bb (\u00abAllocuzione ai Convegnisti\u00bb, in <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, 24 novembre 1995, n. 10). Con queste parole il Papa di per s\u00e9 richiam\u00f2 un principio generale, universalmente valido; tuttavia quel monito autorevole, rivolto direttamente alla Chiesa italiana dopo 50 anni di \u00abcollateralismo\u00bb con la DC, assumeva evidentemente un significato particolare. Si trattava, dunque, di applicare alla mutata situazione del Paese il principio generale enunciato dal Papa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Palermo per\u00f2 nessuno ci prov\u00f2. Ci si limit\u00f2 a ripetere le sue parole, senza fare commenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu il card. Martini &#8211; qualche giorno dopo &#8211; a intervenire sul silenzio dei vescovi, richiamandosi appunto al monito del Papa. Il 6 dicembre 1995, nel discorso di sant\u2019Ambrogio (C\u2019\u00e8 un tempo per tacere e un tempo per parlare), disse testualmente: \u00abla Chiesa non deve tacere perch\u00e9 [in Italia] \u00e8 in gioco la sopravvivenza dell\u2019ethos politico. Non \u00e8 la Chiesa come tale a essere in pericolo; \u00e8 la natura stessa della politica e quindi della democrazia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il Cardinale indic\u00f2 esplicitamente i principali pericoli che la democrazia oggi corre nel nostro Paese, di fronte ai quali &#8211; ribad\u00ec &#8211; i vescovi non possono tacere. La Chiesa &#8211; esemplific\u00f2 il Cardinale &#8211; non pu\u00f2 rimanere neutrale o muta nei confronti di una cultura politica che contesta la funzione dello Stato nella tutela dei pi\u00f9 deboli; nei confronti di una logica decisionistica che cerca di estorcere il consenso per via plebiscitaria; dinanzi al diffondersi di un liberismo utilitaristico che fa del profitto, della efficienza e della competitivit\u00e0 un fine, a cui subordina le ragioni della solidariet\u00e0; in presenza di una politica che si rif\u00e0 a una logica conflittuale inaccettabile, secondo cui chi vince piglia tutto e chi perde \u00e8 solo un nemico da eliminare (cfr MARTINI C. M., \u00abChiesa e comunit\u00e0 politica\u00bb, in <em>Aggiornamenti Sociali<\/em>, 2 [1996] 170).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel discorso dell\u2019Arcivescovo di Milano \u00e8 un chiaro esempio di come, senza compromettersi in scelte di parte, estranee alla loro missione religiosa, i vescovi devono e possono intervenire a formare la coscienza dei fedeli, esprimendo un giudizio morale sui \u00abpunti di sofferenza\u00bb della democrazia nel nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon \u00e8 dunque questo un tempo di indifferenza, di silenzio &#8211; concludeva il Cardinale &#8211; e neppure di distaccata neutralit\u00e0 o di tranquilla equidistanza. Non basta dire che non si \u00e8 n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro, per essere a posto; non \u00e8 lecito pensare di poter scegliere indifferentemente, al momento opportuno, l\u2019uno o l\u2019altro a seconda dei vantaggi che vengono offerti. \u00c8 questo un tempo in cui occorre aiutare a discernere la qualit\u00e0 morale insita non solo nelle singole scelte politiche, bens\u00ec anche nel modo generale di farle e nella concezione dell\u2019agire politico che esse implicano. Non \u00e8 in gioco la libert\u00e0 della Chiesa, \u00e8 in gioco la libert\u00e0 dell\u2019uomo; non \u00e8 in gioco il futuro della Chiesa, \u00e8 in gioco il futuro della democrazia\u00bb (ivi, 171).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, giustamente i vescovi si preoccupano di mantenersi equidistanti da ogni schieramento politico, non solo perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 richiesto dalla natura religiosa della loro missione, ma anche per evitare che il pluralismo dei cattolici, legittimo in politica, produca lacerazioni e divisioni nella vita della comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la necessaria equidistanza dagli schieramenti partitici non significa neutralit\u00e0 di fronte alle implicazioni etiche e sociali dei diversi programmi politici. Infatti, il silenzio in tal caso potrebbe indurre i fedeli a credere che tutti i modelli di societ\u00e0, per il solo fatto di essere formalmente \u00abdemocratici\u00bb, si equivalgano e che i cristiani possano indifferentemente aderire all\u2019uno o all\u2019altro, purch\u00e9 si comportino con coerenza di fronte alle singole scelte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, le cose non stanno cos\u00ec. La coerenza dell\u2019agire cristiano non riguarda soltanto il comportamento personale di fronte alle singole scelte; il cristiano dovr\u00e0 anche interrogarsi sulla coerenza oggettiva di un progetto politico, preso nel suo insieme. Infatti, &#8211; disse Giovanni Paolo II a Palermo &#8211; non si pu\u00f2 \u00abritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede\u00bb, n\u00e9 si pu\u00f2 dare \u00abuna facile adesione a forze politiche o sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della Dottrina sociale della Chiesa\u00bb (\u00abAllocuzione ai Convegnisti\u00bb, cit., 10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, oggi, il rimanere in silenzio di fronte alla gravit\u00e0 della situazione italiana non appare motivato. I vescovi non possono esimersi dall\u2019illuminare le coscienze dei fedeli sulla coerenza o meno con la Dottrina sociale della Chiesa dei programmi politici che nel Paese si confrontano. \u00c8 sempre valido l\u2019ammonimento di san Gregorio Magno: come \u00abun discorso imprudente trascina nell\u2019errore, cos\u00ec un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla. Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ci\u00f2 ch\u2019\u00e8 giusto\u00bb (in Regola pastorale, Lib. 2, 4; PL 77, 30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Gli insegnamenti di ieri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si avverte il peso del silenzio di oggi, \u00e8 opportuno per\u00f2 richiamare i numerosi interventi passati della CEI sulla situazione italiana. Alcuni di essi, nonostante risalgano a vari anni fa, mantengono una straordinaria attualit\u00e0. Perci\u00f2, bisogna riconoscere che il silenzio dei vescovi, in ogni caso, \u00e8 relativo. Come non ricordare &#8211; per esempio &#8211; il documento del Consiglio Permanente della CEI: La Chiesa italiana e le prospettive del Paese (23 ottobre 1981), quello firmato dall\u2019intero episcopato italiano su Sviluppo nella solidariet\u00e0. Chiesa italiana e Mezzogiorno (18 ottobre 1989) o il messaggio della Presidenza della CEI sulla Presenza unita dei cristiani nella vita sociale e politica (30 giugno 1993)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto appare di straordinaria attualit\u00e0 la Nota pastorale della Commissione ecclesiale \u00abGiustizia e Pace\u00bb: Educare alla legalit\u00e0, del 4 ottobre 1991. Si direbbe scritta oggi. Dopo aver richiamato sommariamente le ragioni della crisi della politica italiana (n. 7), la Nota denuncia i pericoli che la democrazia corre nel nostro Paese, a motivo della perdita di tensione etica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo rischio &#8211; essa afferma &#8211; \u00e8 che \u00able leggi, che dovrebbero nascere come espressione di giustizia, e dunque di difesa e di promozione dei diritti della persona, e da una superiore sintesi degli interessi comuni\u00bb, a causa del prevalere di poteri e interessi forti, finiscano col trasformarsi in \u00ableggi &#8220;particolaristiche&#8221; (cio\u00e8 in favore di qualcuno)\u00bb (n. 8). Come non pensare all\u2019abuso al quale oggi assistiamo, da parte di chi ha il potere, di emanare leggi destinate chiaramente a tutelare interessi particolari (o addirittura personali) del leader e dei suoi sostenitori?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la Nota denuncia il pericolo che la democrazia in Italia degeneri in \u00abpopulismo\u00bb, per cui \u00abil parlamento corre il rischio di essere ridotto a strumento di semplice ratifica di intese realizzate al suo esterno, con il conseguente impoverimento della funzione delle assemblee legislative\u00bb (ivi). \u00c8 esattamente quanto sta accadendo oggi. Come non pensare alla presente delegittimazione dell\u2019attivit\u00e0 parlamentare (spesso bloccata da disegni di legge blindati e sottratti al necessario dibattito), e anche di altre fondamentali istituzioni dello Stato, in seguito ai continui attacchi alla Magistratura, alla Corte costituzioale, alla stessa Presidenza della Repubblica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E che dire della delegittimazione di altre essenziali forme di rappresentanza democratica, come nel caso dei sindacati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, la Nota punta il dito contro una classe politica che, \u00abcon il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, [\u2026] annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l\u2019opinione che si possa disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si \u00e8 invece comportato in maniera onesta pu\u00f2 sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge\u00bb (n. 9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come non pensare a quanto accade oggi, quando l\u2019attuale classe dirigente si serve del potere legislativo per sottrarsi alla giustizia, emanando leggi ad hoc per garantirsi l\u2019immunit\u00e0 (come la legge che depenalizza il falso in bilancio e il \u00ablodo Schifani\u00bb per sospendere i processi alle pi\u00f9 alte cariche dello Stato)? Quale senso della legalit\u00e0 e dello Stato si potr\u00e0 mai diffondere nel Paese, di fronte a simili comportamenti della classe politica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 non richiamare quegli insegnamenti, oggi che le storture allora denunciate si sono ulteriormente accentuate, come gi\u00e0 fece la Commissione ecclesiale \u00abGiustizia e Pace\u00bb in occasione di Tangentopoli, con la Nota: Legalit\u00e0, giustizia e moralit\u00e0, del 20 dicembre 1993? Il silenzio sui \u00abpunti di sofferenza\u00bb appare dunque inspiegabile ed \u00e8 difficile controbattere a quanti avanzano il sospetto che la profezia sia frenata dalla diplomazia, cio\u00e8 dalla speranza di vantaggiose contropartite per il bene della comunit\u00e0 ecclesiale e in difesa di alcuni valori etici (si tratti dei sussidi alle scuole cattoliche o dei finanziamenti agli oratori o dei buoni-famiglia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il ruolo del laicato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, anche nell\u2019ipotesi che i vescovi escano dalla loro afasia, ben poco servirebbero le loro parole senza la presenza in Italia di un laicato consapevole delle proprie responsabilit\u00e0. Gli stessi laici, mentre giustamente chiedono ai Pastori di non tacere di fronte ai gravi interrogativi suscitati dell\u2019attuale situazione del Paese, si interroghino per\u00f2 seriamente per vedere che cosa essi stessi possono e devono fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti &#8211; spiega il Concilio Vaticano II &#8211; dai loro Pastori \u00abi laici si aspettino luce e forza spirituale.\u00a0Non si aspettino, per\u00f2, che i loro Pastori siano sempre esperti a tal punto che, a ogni nuovo problema, anche a quelli pi\u00f9 gravi, possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilit\u00e0, alla luce della sapienza cristiana e prestando fedele attenzione alla dottrina del Magistero\u00bb (<em>Gaudium et spes<\/em>, n. 43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, l\u2019orientamento dei Pastori \u00e8 s\u00ec necessario, ma non potr\u00e0 mai supplire alla mancanza di maturit\u00e0 spirituale e di competenza professionale dei laici impegnati in politica. Dopo oltre cent\u2019anni di Dottrina sociale della Chiesa e dopo oltre cinquant\u2019anni di vita democratica in Italia, non dovrebbe essere difficile distinguere un programma politico dall\u2019altro, coglierne la differente ispirazione ideale e le implicazioni etiche, giudicarne la consonanza o meno con gli ideali cristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, i criteri fondamentali dell\u2019agire cristiano in politica dovrebbero essere noti a tutti. Non \u00e8 certamente necessario che i vescovi ribadiscano la legittimit\u00e0 del pluralismo politico dei cattolici, dopo che Paolo VI &#8211; rifacendosi al Concilio Vaticano II &#8211; ha insegnato a chiare lettere che \u00abnelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidariet\u00e0 vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima variet\u00e0 di opzioni possibili.\u00a0Una medesima fede cristiana pu\u00f2 condurre a impegni diversi\u00bb (<em>Lettera apostolica Octogesima adveniens<\/em>, n. 50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parimenti, i fedeli laici dovrebbero sapere bene che pluralismo non \u00e8 sinonimo di indifferentismo; che i diversi programmi politici non si equivalgono; che l\u2019ispirazione cristiana non funge solo da coscienza critica, respingendo quanto vi pu\u00f2 essere di negativo in una cultura politica o in un programma di partito, ma funge soprattutto da stimolo propositivo e creativo, spingendo cio\u00e8 alla realizzazione di una societ\u00e0 ispirata alla visione cristiana della vita e della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Applicando questi criteri alla situazione italiana di oggi, i fedeli laici responsabili possono gi\u00e0 da soli trarne le conclusioni operative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 dubbio, invece, che sia necessario un chiarimento da parte dei vescovi sulle implicazioni etiche e sociali delle filosofie politiche dei due poli. Di fronte al dilagare della cultura neoliberista (che \u00e8 all\u2019origine dei \u00abpunti di sofferenza\u00bb ricordati all\u2019inizio), come esimersi dallo spiegare le ragioni per cui essa \u00e8 lontana dall\u2019insegnamento sociale della Chiesa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 tacere sulla responsabilit\u00e0 morale e storica di quei cattolici che, pur soffrendo e sforzandosi di \u00abmigliorare\u00bb leggi che sono in contrasto con la cultura cristiana, finiscono poi col votare il programma neoliberista, contribuendo cos\u00ec a costruire un modello di societ\u00e0, non solo difforme dalla Dottrina sociale della Chiesa, ma incapace di risolvere i problemi di una Italia \u00aba due velocit\u00e0\u00bb, perch\u00e9 fa ricadere sui pi\u00f9 deboli il peso maggiore di riforme destinate a premiare i pi\u00f9 forti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati pi\u00f9 recenti dimostrano che non si tratta affatto di un pregiudizio dei \u00abcomunisti\u00bb, come si vuole far credere. Secondo l\u2019ultimo Rapporto Italia dell\u2019Eurispes, le famiglie italiane che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, un anno fa erano il 38,7%, oggi sono il 51,2%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9, infine, i vescovi non intervengono a sostenere tanti fedeli laici impegnati (anche attraverso significative esperienze di formazione sociale e politica) a trovare una forma nuova di presenza adeguata alle sfide attuali, senza rimpianti per il passato, per edificare insieme con tutti i \u00abliberi e forti\u00bb una democrazia compiuta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, il dibattito sul silenzio dei vescovi, affrontato nei suoi veri termini, non solo non \u00e8 irrispettoso, ma anzi pu\u00f2 risultare proficuo e pu\u00f2 suscitare quel soprassalto di coraggio evangelico di cui oggi ha bisogno tutta la Chiesa italiana, Pastori e laici insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>tratto da www.chiesa Vita, morte e miracoli dell\u2019intelligencija cattolica progressista \u00c8 in corso da mesi una campagna contro il cardinale Ruini e la Chiesa &#8220;genuflessa ai ricchi e ai potenti&#8221;. 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