{"id":8808,"date":"2014-07-26T19:40:04","date_gmt":"2014-07-26T17:40:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=8808"},"modified":"2015-06-16T10:32:23","modified_gmt":"2015-06-16T08:32:23","slug":"relativismo-filosofico-e-mondo-contemporaneo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/relativismo-filosofico-e-mondo-contemporaneo-2\/","title":{"rendered":"Relativismo filosofico e mondo contemporaneo"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-8802\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/relativita_Escher.jpg\" alt=\"relativita_Escher\" width=\"230\" height=\"173\" \/><span style=\"text-decoration: underline;\">Cultura&amp;Identit\u00e0<\/span><span style=\"color: #000000;\">.\u00a0<\/span><\/b><b><span style=\"color: #000000;\">Rivista di studi conservatori<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #000000;\">Anno VI, nuova serie, n.5, 22 giugno 2014<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">Un&#8217;ampia panoramica delle dottrine filosofiche relativistiche, dalle origini greche fino all&#8217;attuale &#8220;dittatura del relativismo&#8221;, denunciata dal pontefice, ora emerito, Benedetto XVI<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #000000;\">di <\/span><b><span style=\"color: #000000;\">Cosimo Calasse<\/span><\/b><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">1. Introduzione<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Papa Francesco, quando ancora non erano passati dieci giorni dalla sua elevazione al soglio pontificio, quasi a voler esprimere una continuit\u00e0 essenziale, seppur con stile differente, rispetto al magistero di Benedetto XVI (2005-2013), in un discorso tenuto al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, mentre spiegava perch\u00e9 aveva scelto quel nome, richiamandosi, ovviamente, alla cura della povert\u00e0 materiale, tipica dei francescani, chios\u00f2 ulteriormente: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Ma c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra povert\u00e0! E la povert\u00e0 spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati pi\u00f9 ricchi. \u00c8 quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la &#8220;dittatura del relativismo&#8221;, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E cos\u00ec giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d&#8217;Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi \u00e8 vera pace senza verit\u00e0! Non vi pu\u00f2 essere pace vera se ciascuno \u00e8 la misura di se stesso, se ciascuno pu\u00f2 rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (1).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Da subito, dunque, papa Francesco ha messo a fuoco il problema principale del nostro tempo: il relativismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Cercher\u00f2 di seguito di capire qual \u00e8 la natura del relativismo \u2014 e anche del suo opposto, cio\u00e8 la verit\u00e0 logica \u2014 e quale \u00e8 il suo itinerario storico, dall&#8217;antica Grecia fino ai nostri giorni. Il motivo \u00e8 molto semplice: il relativismo oggi domina la cultura d\u00ec tutto l&#8217;Occidente. \u00c8 la cornice all&#8217;inter<\/span><span style=\"color: #000000;\">no della quale si inscrivono le culture politiche e, <\/span><span style=\"color: #000000;\">purtroppo, anche quella, spesso inconsapevolmen<\/span><span style=\"color: #000000;\">te, del proverbiale vicino di casa. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anzi, come ha <\/span><span style=\"color: #000000;\">notato lo psichiatra &#8220;laico&#8221; Giovanni Jervis (1933-<\/span><span style=\"color: #000000;\">2009), la cultura relativistica ha permeato proprio <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;uomo comune:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">II relativismo<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">\u2014 <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">egli scrive<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> \u2014 \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">dominante nella cultura secondaria, non caratte<\/span><span style=\"color: #000000;\">rizzata dalla produzione di idee ma dal loro con<\/span><span style=\"color: #000000;\">sumo. Una cultura, dunque, disposta a interessarsi <\/span><span style=\"color: #000000;\">con entusiasmo alle nuove vedute ma non altret<\/span><span style=\"color: #000000;\">tanto in grado di esercitare uno sguardo critico su <\/span><span style=\"color: #000000;\">di esse<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">. In sintesi, l&#8217;orientamento<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">relativistico <\/span><span style=\"color: #000000;\">sembra aver ottenuto il suo pi\u00f9 importante succes<\/span><span style=\"color: #000000;\">so <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> non gi\u00e0 in ambito specialistico ma nella <\/span><span style=\"color: #000000;\">grande massa della popolazione occidentale di <\/span><span style=\"color: #000000;\">media istruzione<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(2).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Naturalmente, evidenzier\u00f2 anche che il relativismo \u00e8 una posizione insostenibile in sede teoretica, perch\u00e9 auto-contraddittoria, nonch\u00e9 che esso ricalca un atteggiamento tipico della modernit\u00e0, <\/span><span style=\"color: #000000;\">consistente nel far prevalere la nostra volont\u00e0 sulla <\/span><span style=\"color: #000000;\">natura delle cose. I filosofi contemporanei spesso non si avvedono di essere niente affatto originali, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ma anzi influenzati, oltre che dagli antichi greci, da <\/span><span style=\"color: #000000;\">pensatori pi\u00f9 vicini a noi, come Friedrich Wilhelm <\/span><span style=\"color: #000000;\">Nietzsche (1844-1900) e Martin Heidegger (1889-<\/span><span style=\"color: #000000;\">1976), i quali, partendo da un metodo relativistico, <\/span><span style=\"color: #000000;\">hanno &#8220;costruito&#8221;, in sede filosofica, il nichilismo <\/span><span style=\"color: #000000;\">teoretico, cio\u00e8 la critica e la distruzione di tutti i <\/span><span style=\"color: #000000;\">valori, cominciando, ovviamente, da quello basila<\/span><span style=\"color: #000000;\">re: la verit\u00e0. Non trascurer\u00f2 neppure l&#8217;apporto dato, soprattutto in Italia, da Gianni Vattimo, cui risale la <\/span><span style=\"color: #000000;\">ormai celebre espressione &#8220;pensiero debole&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">2. Che cos&#8217;\u00e8 il relativismo?<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A questa domanda non \u00e8 possibile dare una risposta univoca: il relativismo contemporaneo, infatti, \u00e8 un insieme di atteggiamenti, ma non coin<\/span><span style=\"color: #000000;\">cide con nessuno di essi. Affonda, \u00e8 vero, le sue <\/span><span style=\"color: #000000;\">radici nell&#8217;alveo dell&#8217;antico scetticismo greco; \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">stato forgiato da Nietzsche e da Heidegger, \u00e8 parte <\/span><span style=\"color: #000000;\">integrante di varie teorie, dal post-modernismo di <\/span><span style=\"color: #000000;\">Jean-Francois Lyotard( 1924-1998) alla forma filo<\/span><span style=\"color: #000000;\">sofica e letteraria del decostruzionismo di Jacques <\/span><span style=\"color: #000000;\">Derrida (1930-2004), senza dimenticare Richard <\/span><span style=\"color: #000000;\">Rorty (1931-2007). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tuttavia, \u00e8 molto di pi\u00f9 di tut<\/span><span style=\"color: #000000;\">te queste cose messe insieme: \u00e8 un atteggiamento <\/span><span style=\"color: #000000;\">del nostro pensiero, \u00e8 un&#8217;ideologia omnipervasiva, <\/span><span style=\"color: #000000;\">che nega all&#8217;uomo la possibilit\u00e0 di conoscere il re<\/span><span style=\"color: #000000;\">ale. Afferma, che tutto quello che pensiamo e diciamo \u00e8 soggettivo, non essendoci alcun modo di appurare la verit\u00e0 in s\u00e9. Conseguenza immediata di questa dottrina \u00e8 l&#8217;inesistenza di categorie fondamentali valide per tutti, in ogni tempo e luogo, quali &#8220;bene\/male&#8221;, &#8220;giusto\/ingiusto&#8221;, con eviden<\/span><span style=\"color: #000000;\">ti e immediate ripercussioni negative enormi sul corpo sociale. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Rovesciando i principi del pensiero <\/span><span style=\"color: #000000;\">classico e portando all&#8217;estremo grado le istanze <\/span><span style=\"color: #000000;\">della modernit\u00e0, il relativismo sostiene che non \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;uomo a doversi adattare al reale, ma viceversa \u00e8 il reale a essere forgiato dal soggetto. Le cose, la <\/span><span style=\"color: #000000;\">natura, tutto, deve conformarsi al volere individuale. Nulla pu\u00f2 sfuggire al dominio del soggetto. Pur <\/span><span style=\"color: #000000;\">nei mille rivoli del suo fluire nella storia, il relativismo ha sempre mantenuto una certa compattezza e coerenza interne nel suo modo di accostare il mondo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Oggi esercita il suo influsso in ogni ambi<\/span><span style=\"color: #000000;\">to del vivere comune e tenta, attraverso i mass me<\/span><span style=\"color: #000000;\">dia, di inserirsi anche fra le mura domestiche. La sua pervasivit\u00e0 \u00e8 tale, che l&#8217;allora cardinale Joseph <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ratzinger nell&#8217;omelia della messa <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">pr\u00f2 eligendo pontifice<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, celebrata dopo la morte di san<\/span><span style=\"color: #000000;\">Giovanni Paolo II (1978-2005), riferendosi a esso, cos\u00ec ha descritto la sua presenza nel mondo contempora<\/span><span style=\"color: #000000;\">neo:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto <\/span><span style=\"color: #000000;\">in questi ultimi decenni, quante correnti ideologi<\/span><span style=\"color: #000000;\">che, quante mode del pensiero<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">. La piccola <\/span><span style=\"color: #000000;\">barca del pensiero di molti cristiani \u00e8 stata non di rado agitata da queste onde, gettata da un estremo all\u2019altro: dal marxismo al liberalismo, fino al <\/span><span style=\"color: #000000;\">libertinismo; dal collettivismo all&#8217;individualismo <\/span><span style=\"color: #000000;\">radicale; dall&#8217;ateismo ad un vago misticismo re<\/span><span style=\"color: #000000;\">ligioso; dall&#8217;agnosticismo al sincretismo e cos\u00ec <\/span><span style=\"color: #000000;\">via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull&#8217;inganno degli uomini, <\/span><span style=\"color: #000000;\">sull&#8217;astuzia che tende a trarre nell&#8217;errore (cf Ef 4, <\/span><span style=\"color: #000000;\">14).<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">Avere una fede chiara, secondo il Credo della <\/span><span style=\"color: #000000;\">Chiesa, viene spesso etichettato come fondamen<\/span><span style=\"color: #000000;\">talismo. Mentre il relativismo, cio\u00e8 il lasciarsi portare &#8220;qua e l\u00e0 da qualsiasi vento di dottrina&#8221;, appare come l&#8217;unico atteggiamento all&#8217;altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio <\/span><span style=\"color: #000000;\">io e le sue voglie<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">(3).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nessuna legge pu\u00f2 ostacolare il desiderio, qua<\/span><span style=\"color: #000000;\">lunque esso sia: non essendovi pi\u00f9 un insieme di <\/span><span style=\"color: #000000;\">valori condivisi e immutabili, ogni azione \u00e8 moral<\/span><span style=\"color: #000000;\">mente accettabile, perch\u00e9 il giudizio dipende dal <\/span><span style=\"color: #000000;\">punto di vista dei singoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tuttavia, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">nihil sub sole novi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">: rileggendo vecchi numeri de <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La Civilt\u00e0 Cattolica<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, mi sono imbattuto <\/span><span style=\"color: #000000;\">in un articolo davvero sorprendente, che risale al <\/span><span style=\"color: #000000;\">giugno del 1907. Al di l\u00e0 dalla prosa un po&#8217; &#8220;polverosa&#8221; vi si riscontra un contenuto attualissimo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ai limiti della cronaca. L&#8217;autore parla del rapporto <\/span><span style=\"color: #000000;\">fra le costituzioni degli Stati moderni e la legge <\/span><span style=\"color: #000000;\">naturale, da esse non pi\u00f9 considerata vincolante. <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Si fanno<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> \u2014 vi si legge \u2014 <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">le leggi conforme porta <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;interesse di un partito, come si fanno gli abiti a <\/span><span style=\"color: #000000;\">seconda delle stagioni e della moda, sieno oneste <\/span><span style=\"color: #000000;\">o disoneste: e poi ti trombano all\u2019orecchio il ritor<\/span><span style=\"color: #000000;\">nello de\u2019 prepotenti &#8220;rispettate le leggi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Questo \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">il sacrosanto dettame delle costituzioni moderne <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;].<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> La legge che risponde al loro gusto, al loro <\/span><span style=\"color: #000000;\">interesse, al loro studio, \u00e8 buona; la legge che al loro intendimento si attraversa, \u00e8 pessima. E cos\u00ec si attaglia a costoro l&#8217;invettiva dantesca contro <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;antica imperatrice di molte favelle che libito f\u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">licito in sua legge <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;ultimo costitutivo della <\/span><span style=\"color: #000000;\">legge, n\u00e9 tempi novi, \u00e8 la votazione de pi\u00f9: se ci <\/span><span style=\"color: #000000;\">sono 50 voci contro 49, una disposizione, quale <\/span><span style=\"color: #000000;\">che ne sia la moralit\u00e0 intrinseca, diventa legge<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (4). Sembra una descrizione puntuale di quanto avvie<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne nella Repubblica Italiana, cos\u00ec come in gran parte dell&#8217;Occidente, soprattutto nell&#8217;Unione Eu<\/span><span style=\"color: #000000;\">ropea, in questa prima met\u00e0 del 2014.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">3. Ragione dell&#8217;uomo e verit\u00e0<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per avviare correttamente il discorso sulla ve<\/span><span style=\"color: #000000;\">rit\u00e0, cos\u00ec come formulato da Aristotele (384\/383-<\/span><span style=\"color: #000000;\">322 a<\/span><span style=\"color: #000000;\">.C.) e Tommaso d&#8217;Aquino (1225-1274), dob<\/span><span style=\"color: #000000;\">biamo<\/span><span style=\"color: #000000;\">partire, seppur brevemente, dalla ragione <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;uomo, cercando di definirla e di analizzarne <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;operare, quella stessa ragione, che, sofisticamen<\/span><span style=\"color: #000000;\">te, permetterebbe di dire &#8220;il relativismo \u00e8 vero&#8221;. In <\/span><span style=\"color: #000000;\">realt\u00e0, tale enunciato \u00e8 un oss\u00ecmoro, come dire un <\/span><span style=\"color: #000000;\">cerchio-quadrato, che nel momento stesso in cui <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 pronunciato si autodistrugge, perch\u00e9 contraddice <\/span><span style=\"color: #000000;\">le sue stesse premesse, nella fattispecie il rifiuto, <\/span><span style=\"color: #000000;\">netto, della verit\u00e0 come possibilit\u00e0 del pensiero e la <\/span><span style=\"color: #000000;\">soggettivit\u00e0 di qualsiasi affermazione. Acutamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">osserva Roberto Rossi:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Filosoficamente parlando, la verit\u00e0 appartiene a quel numero esiguo di <\/span><span style=\"color: #000000;\">concetti che si auto dimostrano, che si fondano, <\/span><span style=\"color: #000000;\">cio\u00e8, sull\u2019autoreferenza. In effetti, comunque la si <\/span><span style=\"color: #000000;\">giudichi, positivamente o negativamente, essa ne <\/span><span style=\"color: #000000;\">esce dimostrata: \u00e8 infatti, in ogni caso, &#8220;vero&#8221; che <\/span><span style=\"color: #000000;\">la verit\u00e0 esista per chi lo creda, cos\u00ec come \u00e8 ugual<\/span><span style=\"color: #000000;\">mente &#8220;vero&#8221; che non esista per chi non lo creda. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ci\u00f2 che, appunto, resta costante, \u00e8 che &#8220;sia vero&#8221;, <\/span><span style=\"color: #000000;\">cio\u00e8 che il vero, la verit\u00e0, esiste necessariamente e precede, come criterio, qualunque seguente af<\/span><span style=\"color: #000000;\">fermazione o negazione<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(5). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il modo per illustra<\/span><span style=\"color: #000000;\">re il rapporto della ragione umana con la verit\u00e0 \u00e8 stato impostato in modo puntuale dall&#8217;Aquinate:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Dicendum quod sicut veruni per prius invenitur <\/span><span style=\"color: #000000;\">in intellectu quam in rebus, ita edam per prius in<\/span><span style=\"color: #000000;\">venitur in actu intellectus componenti et dividen<\/span><span style=\"color: #000000;\">tis<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb [\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Come il vero si trova nell&#8217;intelletto prima <\/span><span style=\"color: #000000;\">che nelle cose, cos\u00ec anche si trova prima nell&#8217;atto dell&#8217;intelletto componente e dividente che nell&#8217;atto dell&#8217;intelletto forma la quiddit\u00e0 delle cose<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb]<\/span><span style=\"color: #000000;\">(6).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La nozione di verit\u00e0, dunque, si trova prima <\/span><span style=\"color: #000000;\">nelle cose che nell&#8217;intelletto e di verit\u00e0 si parla, <\/span><span style=\"color: #000000;\">primariamente, riguardo al giudizio. Come spie<\/span><span style=\"color: #000000;\">ga Francesco Coralluzzo:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La verit\u00e0 logica ha un <\/span><span style=\"color: #000000;\">primato su tutti gli altri significati<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. <\/span><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Essa trova <\/span><span style=\"color: #000000;\">la sua definizione nella formula &#8220;<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">adaequatio rei et <\/span><span style=\"color: #000000;\">intellectus<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(7)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Riassumendo e semplificando, possiamo dire che, nell&#8217;ottica aristotelico-<\/span><span style=\"color: #000000;\"> tomistica, la ragione \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">la facolt\u00e0 conoscitiva dell&#8217;uomo che coglie il &#8220;perch\u00e9&#8221; delle cose. In latino la &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ratio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8221; non ha un uni<\/span><span style=\"color: #000000;\">co significato: vuole dire anche &#8220;causa&#8221;, &#8220;motivo&#8221;, <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;scopo&#8221;. I concetti, naturalmente, non sono ogget<\/span><span style=\"color: #000000;\">to esclusivo della percezione sensitiva, visiva, ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">li cogliamo anche con la ragione. Alla domanda &#8220;perch\u00e9 ami?&#8221; non si pu\u00f2 rispondere in maniera empirica. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La ragione come facolt\u00e0 del &#8220;perch\u00e9&#8221;, <\/span><span style=\"color: #000000;\">coglie le relazioni fra le cose; l&#8217;insieme di tutte le <\/span><span style=\"color: #000000;\">relazioni, di tutti i nessi causali fra le cose, costitui<\/span><span style=\"color: #000000;\">sce l&#8217;ordine del reale. L&#8217;ordine costituisce l&#8217;ogget<\/span><span style=\"color: #000000;\">to proprio della ragione e, anzi, questa \u00e8 il riflesso <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;ordine del reale nella nostra coscienza. La ragione, quindi, esprime questo ordine formulando <\/span><span style=\"color: #000000;\">un giudizio, che esprime il legame di essa con la <\/span><span style=\"color: #000000;\">cosa. Il giudizio \u00e8 manifestato tramite proposizioni <\/span><span style=\"color: #000000;\">o enunciati, insiemi di concetti disposti come<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;sog<\/span><span style=\"color: #000000;\">getto&#8221; e &#8220;predicato&#8221;, con il secondo termine \u2014 il <\/span><span style=\"color: #000000;\">verbo \u2014 che esprime l&#8217;essenza del primo: accerta<\/span><span style=\"color: #000000;\">re se c&#8217;\u00e8 un legame reale fra soggetto e predicato, significa esprimere la verit\u00e0 di una proposizione. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per esempio, nella proposizione &#8220;il triangolo ha tre <\/span><span style=\"color: #000000;\">angoli&#8221;, il legame \u00e8 evidentissimo \u2014 soggetto e <\/span><span style=\"color: #000000;\">predicato si rimandano palesemente l&#8217;uno all&#8217;altro <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u2014 e non \u00e8 richiesta altra ricerca. Ma nella proposizione &#8220;la somma degli angoli interni di un triango<\/span><span style=\"color: #000000;\">lo \u00e8 180 gradi&#8221;, il legame non \u00e8 immediatamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">evidente e dunque c&#8217;\u00e8 bisogno di trovare un termi<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne intermedio, di effettuare una dimostrazione, che <\/span><span style=\"color: #000000;\">evidenzi il legame fra il soggetto e il predicato: in questo caso si parla di proposizioni mediatamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">evidenti o scientifiche. Infine, vi sono proposizioni <\/span><span style=\"color: #000000;\">non evidenti, che per essere accettate hanno biso<\/span><span style=\"color: #000000;\">gno di un controllo empirico o documentale per <\/span><span style=\"color: #000000;\">essere accolte. Nelle prime possiamo far rientrare quelle scientif\u00ecco-galileiane. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per esempio, se &#8220;tutti <\/span><span style=\"color: #000000;\">i gatti hanno la coda&#8221;, non posso saperlo a priori, <\/span><span style=\"color: #000000;\">devo controllarli tutti; nelle seconde, quelle stori<\/span><span style=\"color: #000000;\">che, per esempio &#8220;Annibale attravers\u00f2 le Alpi&#8221;, per <\/span><span style=\"color: #000000;\">accettarle gli studiosi hanno dovuto fare ricerche, <\/span><span style=\"color: #000000;\">trovare documenti, testimonianze che indicassero <\/span><span style=\"color: #000000;\">un legame, in quella proposizione, fra il soggetto e il predicato: legame che, obbligatoriamente, \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">esterno alla proposizione. Quindi, pi\u00f9 in generale, si ha scienza, conoscenza, quando i legami in una <\/span><span style=\"color: #000000;\">proposizione sono stretti, evidenti o dimostrati: in altre parole, quando la conclusione \u00e8 dedotta da <\/span><span style=\"color: #000000;\">principi o per semplice ispezione dei termini o, nel caso di enunciati di stampo galileiano, per control<\/span><span style=\"color: #000000;\">lo empirico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ogni volta che indica un &#8220;perch\u00e9&#8221;, dunque, la <\/span><span style=\"color: #000000;\">nostra ragione esprime un legame. Ma, poich\u00e9 ab<\/span><span style=\"color: #000000;\">biamo visto che esiste una gradualit\u00e0 del legame <\/span><span style=\"color: #000000;\">nella rigorosit\u00e0 della motivazione, ne consegue <\/span><span style=\"color: #000000;\">che solo nei casi prima indicati le motivazioni sono rigorose. Diversamente, se i legami negli enunciati <\/span><span style=\"color: #000000;\">sono via via meno affidabili perch\u00e9 le motivazioni <\/span><span style=\"color: #000000;\">poggiano sull&#8217;opinione, sulla fede umana, allora <\/span><span style=\"color: #000000;\">ci troviamo di fronte solo a conoscenze probabili, <\/span><span style=\"color: #000000;\">possibili, non vincolanti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Una caratteristica del relativismo odierno \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">proprio quella di<\/span><span style=\"color: #000000;\">assolutizzare contenuti opinati, <\/span><span style=\"color: #000000;\">relativizzando, invece, quelli dimostrati, se non <\/span><span style=\"color: #000000;\">corrispondono ai dettami della cultura dominante.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il relativismo esasperato dischiude a noi un <\/span><span style=\"color: #000000;\">orizzonte davvero fosco, gi\u00e0 ampiamente previ<\/span><span style=\"color: #000000;\">sto con notevole acume da padre Cornelio Fabro, <\/span><span style=\"color: #000000;\">C.S.S.R. (1911-1995), in una sua omelia del 1968, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dove, pur senza chiamarla cos\u00ec, previde gli esiti <\/span><span style=\"color: #000000;\">drammatici di una cultura moderna sempre pi\u00f9<\/span><span style=\"color: #000000;\">relativistica, cio\u00e8, svincolata da un quadro assio<\/span><span style=\"color: #000000;\">logico di riferimento, trascendente la volont\u00e0 dei <\/span><span style=\"color: #000000;\">singoli. Egli ebbe modo di dire fra l&#8217;altro: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Dove non c&#8217;\u00e8 un principio di unione della coscienza, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dove gli atti della nostra soggettivit\u00e0, del nostro Io <\/span><span style=\"color: #000000;\">psicologico, non sono congiunti a un Principio <\/span><span style=\"color: #000000;\">Assoluto, che \u00e8 Dio, viene la disgregazione, vie<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne l&#8217;orrore, viene l&#8217;odio dell&#8217;uomo per l&#8217;uomo e <\/span><span style=\"color: #000000;\">all&#8217;odio segue la morte<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (8)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Secondo Francesco Coralluzzo,<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">i termini che vengono indicati nel giudizio si chiamano in lo<\/span><span style=\"color: #000000;\">gica &#8220;soggetto&#8221;e &#8220;predicato&#8221;. Il &#8220;predicato&#8221;, a <\/span><span style=\"color: #000000;\">sua volta,pu\u00f2 essere &#8220;verbale&#8221; o &#8220;nominale&#8221;; nel <\/span><span style=\"color: #000000;\">primo caso abbiamo l&#8217;attribuzione al soggetto di <\/span><span style=\"color: #000000;\">un atto, che in ultima analisi \u00e8 l&#8217;atto di essere, l&#8217;e<\/span><span style=\"color: #000000;\">sistenza, e il giudizio si chiama appunto &#8220;esisten<\/span><span style=\"color: #000000;\">ziale &#8220;; nel secondo caso abbiamo invece l&#8217;attribu<\/span><span style=\"color: #000000;\">zione al soggetto di una qualit\u00e0 o caratteristica, e<\/span><span style=\"color: #000000;\"> il <\/span><span style=\"color: #000000;\">giudizio che ne consegue \u00e8 detto &#8220;predicativo&#8221; <\/span><span style=\"color: #000000;\">o &#8220;attributivo&#8221;. <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> i giudizi esistenziali precedo<\/span><span style=\"color: #000000;\">no e fondano quelli attributivi, perch\u00e9 non si pu\u00f2 attribuire alcuna qualit\u00e0 a qualcosa di cui prima <\/span><span style=\"color: #000000;\">non si sia affermata l&#8217;esistenza<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(9).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dover ricordare l&#8217;ovvio, cio\u00e8 che le cose pri<\/span><span style=\"color: #000000;\">ma esistono e solo dopo possiamo attribuire loro <\/span><span style=\"color: #000000;\">una qualsiasi qualit\u00e0, sembra realizzare la profezia <\/span><span style=\"color: #000000;\">chestertoniana, vecchia ormai oltre un secolo, se<\/span><span style=\"color: #000000;\">condo cui le <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">spade saranno sguainate per <\/span><span style=\"color: #000000;\">dimostrare che le foglie sono verdi in estate<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (10). <\/span><span style=\"color: #000000;\">Tale profezia \u00e8 tanto pi\u00f9 sorprendente, in quanto a <\/span><span style=\"color: #000000;\">quei tempi non si era ancora avviato quel processo di de-ellenizzazione del pensiero contempora<\/span><span style=\"color: #000000;\">neo, che avrebbe avviato al progressivo distacco <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;Occidente dalla ragione metafisica, cio\u00e8 quella ragione che scopre il perch\u00e9 delle cose attraver<\/span><span style=\"color: #000000;\">so i legami.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">4. Breve excursus storico sulla dottrina rela<\/span><\/b><b><span style=\"color: #000000;\">tivistica<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">II relativismo contemporaneo affonda le sue <\/span><span style=\"color: #000000;\">radici in un terreno lontanissimo. Lo storico della filosofia monsignor Antonio Livi ascrive il relati<\/span><span style=\"color: #000000;\">vismo al pragmatismo, rilevandone l&#8217;indole non <\/span><span style=\"color: #000000;\">teoretica:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">II relativismo \u00e8 un atteggiamento vitale talora inevitabile, \u00e8 la ricorrente tentazione di abbandonare l&#8217;impegno della ricerca, \u00e8 un&#8217;ideologia<\/span><span style=\"color: #000000;\">(in altre epoche chiaramente marginale, ma oggi <\/span><span style=\"color: #000000;\">apparentemente maggioritaria) che c&#8217;\u00e8 sempre <\/span><span style=\"color: #000000;\">.stata e forse sempre ci sar\u00e0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (11). In fondo, la cifra es<\/span><span style=\"color: #000000;\">senziale del relativismo \u00e8 il rifiuto di un ordine e di <\/span><span style=\"color: #000000;\">una verit\u00e0 precostituiti, che include anche l&#8217;uomo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">a tutto vantaggio di una libert\u00e0 totale, per quest&#8217;ul<\/span><span style=\"color: #000000;\">timo, di &#8220;farsi da s\u00e9&#8221;. Dal punto di vista storico,<\/span><span style=\"color: #000000;\"> lo scetticismo greco \u00e8 stato un atteggiamento del <\/span><span style=\"color: #000000;\">pensiero di tipo volontaristico, che, cio\u00e8, non te<\/span><span style=\"color: #000000;\">neva conto delle cose e rifiutava sistematicamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">la verit\u00e0 come possibilit\u00e0 del pensiero: accettava <\/span><span style=\"color: #000000;\">solamente verit\u00e0 parziali, transitorie e relative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non vi \u00e8 una scuola scettica vera e propria, ma \u00e8 esistito un modo di pensare che a un certo punto <\/span><span style=\"color: #000000;\">s&#8217;insedia persine nella scuola platonica. I suoi inizi si fanno risalire a Pirrone di Elide (360 ca.-<\/span><span style=\"color: #000000;\">270 <\/span><span style=\"color: #000000;\">a<\/span><span style=\"color: #000000;\">.C.), secondo il quale l&#8217;uomo non pu\u00f2 attingere <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;essere delle cose: esse rimangono indifferenziate e ugualmente indiscernibili e incerte. Pertanto, il giudizio che la nostra ragione emette su di esse <\/span><span style=\"color: #000000;\">non \u00e8 n\u00e9 vero, n\u00e9 falso, ma indifferente. All&#8217;essere, <\/span><span style=\"color: #000000;\">nella visione pirroniana, si sostituisce l&#8217;apparire; il saggio ha un&#8217;unica strada da percorrere: l&#8217; &#8220;afasia&#8221;, <\/span><span style=\"color: #000000;\">che non vuoi dire &#8220;non parlare&#8221;, ma non esprimere <\/span><span style=\"color: #000000;\">alcun giudizio riguardo alla presenza o all&#8217;assenza <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;essere nelle cose. Egli pu\u00f2 solo sospendere il <\/span><span style=\"color: #000000;\">giudizio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il gradino successivo consiste nel giungere <\/span><span style=\"color: #000000;\">all'&#8221;atarassia&#8221;, cio\u00e8 all&#8217;imperturbabilit\u00e0 mora<\/span><span style=\"color: #000000;\">le di fronte agli accadimenti del mondo. Infine, <\/span><span style=\"color: #000000;\">il costante e prolungato esercizio dell&#8217;atarassia <\/span><span style=\"color: #000000;\">porter\u00e0 all\u2019 &#8220;apatia&#8221;, ossia all&#8217;indifferenza totale e <\/span><span style=\"color: #000000;\">felice di fronte allo scorrere della vita. In segui<\/span><span style=\"color: #000000;\">to, Sesto Empirico (160 ca.-210), che in qualche modo raccoglie il testimone di Pirrone, si distanzia dal maestro &#8220;restringendo&#8221; la sospensione del giudizio dal piano generale al piano degli oggetti esteriori e anche ponendo in modo nuovo il rap<\/span><span style=\"color: #000000;\">porto fra soggetto conoscente e oggetto sussisten<\/span><span style=\"color: #000000;\">te esterno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il nucleo essenziale del pensiero di Sesto Em<\/span><span style=\"color: #000000;\">pirico \u00e8 far apparire<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;ugual peso dei ragiona<\/span><span style=\"color: #000000;\">menti<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb nelle diverse dispute filosofiche, sicch\u00e9 <\/span><span style=\"color: #000000;\">non si possano dare giudizi negativi o positivi al <\/span><span style=\"color: #000000;\">proposito, ma solo sospendere il giudizio. Cos\u00ec <\/span><span style=\"color: #000000;\">si esprime Sesto<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">: <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Principio fondamentale dello <\/span><span style=\"color: #000000;\">scetticismo \u00e8, sopra tutto, questo: a ogni ragione <\/span><span style=\"color: #000000;\">si oppone una ragione di ugual valore. Con ci\u00f2, <\/span><span style=\"color: #000000;\">infatti, crediamo di riuscire a non stabilire nessun <\/span><span style=\"color: #000000;\">dogma<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(12).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come si pu\u00f2 vedere facilmente, in questa <\/span><span style=\"color: #000000;\">espressione di Sesto \u00e8 condensato tutto il contenuto del relativismo odierno: non esiste nessuna <\/span><span style=\"color: #000000;\">verit\u00e0, nessun dogma. Poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 alcun modo formale per dire se ha ragione Tizio o ha ragione <\/span><span style=\"color: #000000;\">Caio, tutti hanno ragione; ma se tutti hanno ragio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne, nessuno ha ragione. Questa visione \u00e8 la base <\/span><span style=\"color: #000000;\">su cui sar\u00e0 costruito il relativismo odierno. Se non c&#8217;\u00e8 alcuna verit\u00e0, rimangono solo desideri, capric<\/span><span style=\"color: #000000;\">ci, opinioni e chi, nell&#8217;agone pubblico, grida pi\u00f9 <\/span><span style=\"color: #000000;\">forte o \u00e8 pi\u00f9 furbo o ha pi\u00f9 mezzi, vince. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Natural<\/span><span style=\"color: #000000;\">mente, Sesto Empirico si sbagliava, perch\u00e9, analo<\/span><span style=\"color: #000000;\">gamente al &#8220;vietato vietare&#8221;, diviene dogma il fat<\/span><span style=\"color: #000000;\">to che a ogni ragione se ne oppone sempre un&#8217;altra <\/span><span style=\"color: #000000;\">di ugual valore. Questo dello scetticismo antico \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">il primo attacco strutturato, nella storia, alla capa<\/span><span style=\"color: #000000;\">cit\u00e0 conoscitiva dell&#8217;uomo, essendo negata al no<\/span><span style=\"color: #000000;\">stro intelletto l&#8217;attitudine a formare concetti aventi <\/span><span style=\"color: #000000;\">similitudini o analogie<\/span><span style=\"color: #000000;\">con il reale, e dunque, capaci, seppur imperfettamente, di cogliere il vero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Pi\u00f9 tardi, agli inizi del Rinascimento, a caval<\/span><span style=\"color: #000000;\">lo tra il XV e XVI secolo, la civilt\u00e0 occidentale <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 scossa da una serie di profonde trasformazioni indotte dalle filosofie post-medievali. L&#8217;uomo di <\/span><span style=\"color: #000000;\">quel periodo \u00e8 cos\u00ec descritto da Jean Jaques Chevallier (1900-1983): \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Senza curarsi del regno dei cieli, non pensa che a prender possesso del regno <\/span><span style=\"color: #000000;\">della terra, con tutti i suoi piaceri: carnali, esteti<\/span><span style=\"color: #000000;\">ci, intellettuali<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (13).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La cifra della modernit\u00e0 ai suoi albori \u00e8 costituita dal progressivo allontanamento dall&#8217;ideale classico-cristiano, secondo cui la vera sapienza <\/span><span style=\"color: #000000;\">consiste nella contemplazione pura della verit\u00e0. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec padre Fabro descrive l&#8217;atteggiamento del <\/span><span style=\"color: #000000;\">pensiero medievale, con san Tommaso in testa, <\/span><span style=\"color: #000000;\">in continuit\u00e0 con i grandi classici antichi, nei con<\/span><span style=\"color: #000000;\">fronti della sapienza<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">: <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La saggezza tutta pratica <\/span><span style=\"color: #000000;\">di Socrate diviene \u2014 in Platone \u2014 una saggez<\/span><span style=\"color: #000000;\">za contemplativa, una<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> theor\u00eca<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> che \u00e8 attingimento <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;idea suprema del bene trascendente e insieme <\/span><span style=\"color: #000000;\">norma ultima<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;azione. Il termine<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> theor\u00f2s,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> che nell&#8217;uso linguistico popolare designava lo spettatore partecipante alle feste religiose comunitarie, <\/span><span style=\"color: #000000;\">acquisisce da questo momento una pregnanza se<\/span><span style=\"color: #000000;\">mantica straordinaria, denotando colui che con<\/span><span style=\"color: #000000;\">templa l&#8217;assoluto bene, principio e fondamento <\/span><span style=\"color: #000000;\">d\u00ec ogni essere e valore. <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> Il sapiente dunque, <\/span><span style=\"color: #000000;\">secondo Aristotele, \u00e8 il<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> theor\u00f2s <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">o il metafisico che si eleva sino alla conoscenza del principio primo; <\/span><span style=\"color: #000000;\">a questo livello della filosofia prima egli non \u00e8 pi\u00f9<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">uno che ricerca, bens\u00ec uno spettatore che gi\u00e0 pos<\/span><span style=\"color: #000000;\">siede l&#8217;oggetto bramato<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb e poi, citando Tommaso,<\/span><span style=\"color: #000000;\">l\u2019\u00ab[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> intelligenza, poi, \u00e8 ci\u00f2 che v&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 divino <\/span><span style=\"color: #000000;\">in noi<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;] il suo esercizio speculativo (che \u00e8 la <\/span><span style=\"color: #000000;\">sapienza o filosofia prima) circa la pi\u00f9 alta verit\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">raggiunta e conosciuta, procura una felicit\u00e0 e dei <\/span><span style=\"color: #000000;\">piaceri meravigliosi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (14).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Di segno totalmente opposto appare il clima <\/span><span style=\"color: #000000;\">umanistico-rinascimentale nel quale l&#8217;individuo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">slegato da una storia e da una tradizione, appare <\/span><span style=\"color: #000000;\">come il vertice del creato, con la conseguente pre<\/span><span style=\"color: #000000;\">minenza della volont\u00e0 sull&#8217;intelletto: \u00e8 il trionfo <\/span><span style=\"color: #000000;\">della vita pratica sulla &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">bios theoretikos<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;, d&#8217;impronta classico-medievale. L&#8217;uomo si percepisce <\/span><span style=\"color: #000000;\">come attore primo nel mondo e usa, &#8220;impone&#8221;, la sua volont\u00e0 per trasformarlo a suo uso e consumo<\/span><span style=\"color: #000000;\">e non pi\u00f9 per<\/span><span style=\"color: #000000;\">contemplarlo, derivandone poi leggi e comportamenti. Non si cerca pi\u00f9 l&#8217;essenza metafisica delle cose, ma si cerca di piegarle al proprio <\/span><span style=\"color: #000000;\">volere: sono, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">in nuce<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, i primi vagiti della moderni<\/span><span style=\"color: #000000;\">t\u00e0, del trionfo della tecnica sulla teoria. La natura si <\/span><span style=\"color: #000000;\">inizia a studiare dal punto di vista materiale, quan<\/span><span style=\"color: #000000;\">titativo, negandone i presupposti soprannaturali: i <\/span><span style=\"color: #000000;\">giudizi esistenziali, logicamente anteriori a quelli attributivi, sono contraddittoriamente ignorati<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Forse il personaggio che pi\u00f9 di tutti incarna lo <\/span><span style=\"color: #000000;\">spirito di questa epoca \u00e8 il pensatore francese Mi<\/span><span style=\"color: #000000;\">chel Eyquem de Montaigne (1533-1592). Il suo <\/span><span style=\"color: #000000;\">sistema filosofico \u00e8 la trasposizione pi\u00f9 fedele, <\/span><span style=\"color: #000000;\">in epoca moderna, dello scetticismo di Pirrone, <\/span><span style=\"color: #000000;\">che coniuga perfettamente con l&#8217;istanza moderna <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;autocoscienza. Un&#8217;autocoscienza vista addi<\/span><span style=\"color: #000000;\">rittura come sorgente di valori umani. Per com<\/span><span style=\"color: #000000;\">prendere quanto siamo lontani dall&#8217;ideale medie<\/span><span style=\"color: #000000;\">vale, basta considerare quanto egli afferma nella <\/span><span style=\"color: #000000;\">sua opera pi\u00f9 importante, gli Essais<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">(15) descrivendo <\/span><span style=\"color: #000000;\">il suo ideale di vita:<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 la vera solitudine, del<\/span><span style=\"color: #000000;\">la quale si pu\u00f2 godere in mezzo alle citt\u00e0 e alle <\/span><span style=\"color: #000000;\">corti dei re; ma la si gode pi\u00f9 comodamente in <\/span><span style=\"color: #000000;\">disparte<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (16), quindi<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">bisogna avere moglie, figli, <\/span><span style=\"color: #000000;\">sostanze, e soprattutto la salute, se si pu\u00f2, ma non <\/span><span style=\"color: #000000;\">attaccarvisi in maniera che ne dipenda la nostra <\/span><span style=\"color: #000000;\">felicit\u00e0. Bisogna riservarsi una retrobottega tutta <\/span><span style=\"color: #000000;\">nostra, del tutto indipendente, nella quale stabilire<\/span><span style=\"color: #000000;\">la nostra vera libert\u00e0, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (17). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Traspare in questo model<\/span><span style=\"color: #000000;\">lo di vita una sorta di ideale &#8220;ascetico&#8221;: un&#8217;ascesi <\/span><span style=\"color: #000000;\">per\u00f2 rovesciata, che non mira pi\u00f9 a Dio e alla vita eterna come fine, ma \u00e8 interamente mondanizzata e indirizzata ai piaceri terreni, anche carnali: dif<\/span><span style=\"color: #000000;\">ficile immaginare qualcosa di pi\u00f9 lontano dall&#8217;ideale medievale. Montaigne studia intensamente l&#8217;opera di Sesto Empirico,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> Schizzi pirroniani<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">(18), <\/span><span style=\"color: #000000;\">giungendo a una forma di scetticismo &#8220;raffinato&#8221; e <\/span><span style=\"color: #000000;\">moderno. Il succo degli<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> Essais<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> si pu\u00f2 sintetizzare <\/span><span style=\"color: #000000;\">in questo modo: l&#8217;uomo non potr\u00e0 mai essere certo <\/span><span style=\"color: #000000;\">di nessuna verit\u00e0, perch\u00e9 n\u00e9 la conoscenza sensi<\/span><span style=\"color: #000000;\">bile, n\u00e9 quella razionale possono condurlo a essa, <\/span><span style=\"color: #000000;\">pertanto il dubbio metodico sar\u00e0 la sola via di saggezza da percorrere. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Monsignor Antonio Livi cos\u00ec <\/span><span style=\"color: #000000;\">desume l&#8217;idea di modernit\u00e0 dal pensiero di Mon<\/span><span style=\"color: #000000;\">taigne<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">: <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La modernit\u00e0 consiste nella coscienza (o <\/span><span style=\"color: #000000;\">nella pretesa) di poter misurare tutta la sapienza umana con il metro della propria esperienza per<\/span><span style=\"color: #000000;\">sonale e della propria soggettiva certezza: \u00e8 infatti <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;esasperazione del bisogno di certezza soggettiva <\/span><span style=\"color: #000000;\">e psicologica ci\u00f2 che caratterizza gran parte della <\/span><span style=\"color: #000000;\">filosofia moderna, nella continua dialettica tra ra<\/span><span style=\"color: #000000;\">zionalismo e scetticismo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (19).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Montaigne influenza direttamente l&#8217;opera di Rene Descartes &#8220;Cartesio&#8221; (1596-1650), che con il suo<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> Di<\/span><span style=\"color: #000000;\">scorso sul metodo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">(20) porta a maturazione \u2014 anche se, <\/span><span style=\"color: #000000;\">probabilmente, contro le sue stesse intenzioni \u2014 i frutti <\/span><span style=\"color: #000000;\">dello scetticismo, antico e moderno. Nel <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Discorso<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> Car<\/span><span style=\"color: #000000;\">tesio si sbarazza, addirittura, di quello che la filosofia aveva sempre considerato<\/span><span style=\"color: #000000;\">il <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">primum cognitum<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, cio\u00e8 lo <\/span><span style=\"color: #000000;\">stesso oggetto del pensiero, la realt\u00e0 del mondo, dalla <\/span><span style=\"color: #000000;\">quale, poi, attraverso il principio di causalit\u00e0, si pas<\/span><span style=\"color: #000000;\">sava direttamente a dedurre razionalmente l&#8217;esistenza <\/span><span style=\"color: #000000;\">di Dio. Cartesio, con il suo &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">volo dubitare de omni<\/span><span style=\"color: #000000;\">bus<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8221; <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u2014 <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">il cosiddetto &#8220;dubbio metodico&#8221; \u2014, rovescia <\/span><span style=\"color: #000000;\">la prospettiva: considera dubitabili, incerte, le certezze <\/span><span style=\"color: #000000;\">stesse del senso comune \u2014 &#8220;io&#8221;, l&#8217;altro, il mondo \u2014, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ponendo, a base di tutto, il &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">cogito<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;, il pensiero. Ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">un pensiero vuoto, perch\u00e9 si \u00e8 voluto arbitrariamente affrancare dalla realt\u00e0 dell&#8217;oggetto. Non si avvede che <\/span><span style=\"color: #000000;\">in questo modo fonda il soggettivismo, secondo cui <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;individuo deduce la sua esistenza dal fatto che pensa, <\/span><span style=\"color: #000000;\">e non dal contrario. L&#8217;unica vera certezza, per Cartesio, \u00e8 il &#8220;s\u00e9&#8221; del soggetto. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Egli tenta per\u00f2, con un&#8217;acrobazia <\/span><span style=\"color: #000000;\">intellettuale auto-contraddittoria, di riprendere per via <\/span><span style=\"color: #000000;\">filosofica, ossia deduttiva, quello che invece \u00e8 offer<\/span><span style=\"color: #000000;\">to alla coscienza per evidenza, attraverso il senso co<\/span><span style=\"color: #000000;\">mune. \u00c8 veramente difficile non considerare Cartesio, come l&#8217;iniziatore maturo della filosofia moderna.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;altro punto nodale, sul quale non s&#8217;insister\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">mai abbastanza, \u00e8 l&#8217;assoluta arbitrariet\u00e0 della scelta di Cartesio: nel porre il &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">cogito<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8221; come <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">pr\u00ecmum <\/span><span style=\"color: #000000;\">cognitum<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, non era necessitato da niente, se non <\/span><span style=\"color: #000000;\">dalla sua volont\u00e0 personale, dunque, soggettiva. <\/span><span style=\"color: #000000;\">A tale proposito, nota puntualmente il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">In Cartesio, come <\/span><span style=\"color: #000000;\">nota Fabro, l&#8217;atteggiamento fondamentale dello spirito, intelletto e volont\u00e0 nella forma dell&#8217;au<\/span><span style=\"color: #000000;\">tocoscienza (cogito), \u00e8 bens\u00ec un<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8216;adaequatio, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">sulla base di una<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> volitio<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">, di una decisione, di una scelta immotivata ed assurda: il rifiuto dell&#8217;ade<\/span><span style=\"color: #000000;\">guazione, al sensibile esterno, per un&#8217;arbitraria <\/span><span style=\"color: #000000;\">esigenza di libert\u00e0, che rifiuta che l&#8217;intelletto sia <\/span><span style=\"color: #000000;\">necessitato dall&#8217;evidenza dell&#8217;oggetto, per cui si <\/span><span style=\"color: #000000;\">pone come punto di partenza della conoscenza <\/span><span style=\"color: #000000;\">non l&#8217;adeguazione intenzionale alla realt\u00e0 sensibile esterna, ma un supporto apriorico oggetto di <\/span><span style=\"color: #000000;\">coscienza, idea o impressione, senza peraltro chie<\/span><span style=\"color: #000000;\">dersi da dove vengono questi oggetti e perch\u00e9 ne <\/span><span style=\"color: #000000;\">poniamo l&#8217;esistenza<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(21).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il successivo gradino per arrivare al relativismo contemporaneo \u00e8 rappresentato dalla filosofia kantiana. Partendo dal presupposto cartesiano che la vera conoscenza \u00e8 quella di s\u00e9, Immanuel Kant (1724-1804), nella sua <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Cr\u00ectica della Ragion <\/span><span style=\"color: #000000;\">pura<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">(22), sostiene la tesi che la verit\u00e0 non solo si tro<\/span><span style=\"color: #000000;\">va partendo dal soggetto, ma si risolve interamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">in esso. L&#8217;essere, perci\u00f2, si trova fuori dalla sua <\/span><span style=\"color: #000000;\">conoscenza immediata. Celebre resta la sua di<\/span><span style=\"color: #000000;\">stinzione fra il &#8220;noumeno&#8221;, la cosa in s\u00e9, l&#8217;essere appunto, e il &#8220;fenomeno&#8221;, cio\u00e8 ci\u00f2 che ci appare. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Per il filosofo tedesco, poich\u00e9 noi indossiamo gli <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;occhiali&#8221; della nostra soggettivit\u00e0, non potremo <\/span><span style=\"color: #000000;\">mai giungere a conoscere l&#8217;essenza delle cose. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per <\/span><span style=\"color: #000000;\">esempio: se indossiamo degli occhiali con delle <\/span><span style=\"color: #000000;\">lenti rosa, vedremo tutto colorato di rosa. Famoso \u00e8 questo suo passaggio: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Le cose ci sono date <\/span><span style=\"color: #000000;\">come oggetto dei nostri sensi, esistono fuori di noi, ma nulla sappiamo di ci\u00f2 che esse siano in <\/span><span style=\"color: #000000;\">s\u00e9, bens\u00ec conosciamo solo i loro fenomeni, cio\u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">le rappresentazioni, che esse producono in noi, <\/span><span style=\"color: #000000;\">affettando i nostri sensi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(23). Chiaramente, il non <\/span><span style=\"color: #000000;\">accedere all&#8217;essere delle cose comporta l&#8217;invalidi<\/span><span style=\"color: #000000;\">t\u00e0 della metaf\u00ecsica e, dunque, dell&#8217;accesso a Dio <\/span><span style=\"color: #000000;\">mediante la conoscenza razionale: si tratta di &#8220;fe<\/span><span style=\"color: #000000;\">nomeni&#8221;, ma che non appaiono ai nostri sensi, e <\/span><span style=\"color: #000000;\">li recuperer\u00e0, poi, attraverso la &#8220;ragion pratica&#8221;. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Kant, tuttavia, non dimostra quello che dice, ma ne <\/span><span style=\"color: #000000;\">pre-suppone la dimostrazione. Egli pone una per<\/span><span style=\"color: #000000;\">fetta alterit\u00e0 fra il pensiero, o ragione, e la &#8220;cosa in <\/span><span style=\"color: #000000;\">s\u00e9&#8221;, l&#8217;essere. Ora, quando io affermo una &#8220;cosa in <\/span><span style=\"color: #000000;\">s\u00e9&#8221; \u2014 il che \u00e8 richiesto dalla conoscenza \u2014, sto <\/span><span style=\"color: #000000;\">affermando qualcosa che quella stessa conoscenza, prima, ha dichiarato impossibile, pertanto, mi <\/span><span style=\"color: #000000;\">contraddico. Il sistema kantiano \u00e8 &#8220;autofagico&#8221;, si <\/span><span style=\"color: #000000;\">distrugge da solo e quindi deve essere rifiutato in relazione alla verit\u00e0 del discorso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo Kant, Georg Friedrich Wilhelm Hegel <\/span><span style=\"color: #000000;\">(1770-1831), il massimo esponente dell&#8217;idealismo <\/span><span style=\"color: #000000;\">tedesco, parte dal vicolo cieco in cui si era cacciato Kant affermando l&#8217;impossibilit\u00e0 per noi di conoscere qualcosa e, per superare quest&#8217;ultimo, realizza, in realt\u00e0, un sistema di pensiero ancora <\/span><span style=\"color: #000000;\">pi\u00f9 &#8220;chiuso&#8221; al reale, totalmente autoreferenziale. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;intenzione di Hegel \u00e8 semplice: uscire <\/span><span style=\"color: #000000;\">dall&#8217;assurdit\u00e0 della gnoseologia kantiana, co<\/span><span style=\"color: #000000;\">struendo un sistema che trovi in se stesso l&#8217;inizio <\/span><span style=\"color: #000000;\">assoluto e all&#8217;interno del quale tutto sia conosci<\/span><span style=\"color: #000000;\">bile. La realt\u00e0, nella concezione hegeliana, non <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 altro che l\u2019auto-dispiegamento della ragione o, <\/span><span style=\"color: #000000;\">meglio, dello spirito, che non ha un&#8217;essenza stabile e definita, ma \u00e8 puro svolgersi, nella storia, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dell&#8217;idea secondo la legge della contraddizione. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Si tratta della teorizzazione perfetta della realt\u00e0 come processo della dialettica razionale, motore necessitante e inarrestabile della &#8220;Storia&#8221;. Nulla <\/span><span style=\"color: #000000;\">esiste al di fuori di esso e nulla pu\u00f2 essere definito, riconosciuto identitariamente, se non per <\/span><span style=\"color: #000000;\">un determinato periodo temporale, per essere poi <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;superato&#8221;, travolto, dal meccanismo dialettico, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dove ci\u00f2 che si pone come &#8220;tesi&#8221;, cui si oppone <\/span><span style=\"color: #000000;\">necessariamente una &#8220;antitesi&#8221; sar\u00e0 superato dal<\/span><span style=\"color: #000000;\">la &#8220;sintesi&#8221; delle due, che costituir\u00e0 a sua volta la <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;tesi&#8221; di un nuovo momento del processo dialetti<\/span><span style=\"color: #000000;\">co. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per Hegel sia l&#8217;arte, sia la religione sono for<\/span><span style=\"color: #000000;\">me s\u00ec importanti nella storia dell&#8217;uomo, ma che <\/span><span style=\"color: #000000;\">oggi si sono risolte, ovvero dissolte, nella ragione <\/span><span style=\"color: #000000;\">umana. Punto di partenza dell&#8217;intero sistema hegeliano \u00e8 la cosiddetta &#8220;coscienza infelice&#8221; del<\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;Io&#8221; individuale, che vuole emergere fra le mille <\/span><span style=\"color: #000000;\">contraddizioni della storia, attraverso il processo <\/span><span style=\"color: #000000;\">dialettico, che si attua attraverso l&#8217;azione, la pras<\/span><span style=\"color: #000000;\">si. Cos\u00ec, mediante la prassi, realizza l&#8217;Assoluto <\/span><span style=\"color: #000000;\">nella Storia: non c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 stabile, la verit\u00e0 si scopre solo vivendo, facendola.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Avvicinandoci ai nostri giorni, un &#8220;gigan<\/span><span style=\"color: #000000;\">te&#8221; del pensiero relativistico, uno che raccoglie <\/span><span style=\"color: #000000;\">e &#8220;potenzia&#8221; quanto abbiamo visto sino ad ora, \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">Friedrich Nietzsche. Il filosofo sassone rappresen<\/span><span style=\"color: #000000;\">ta un vero e proprio spartiacque nella storia della <\/span><span style=\"color: #000000;\">filosofia: il Novecento \u2014 e non solo \u2014, come egli <\/span><span style=\"color: #000000;\">stesso ebbe a dire, \u00e8 stato il &#8220;suo&#8221; secolo. Racco<\/span><span style=\"color: #000000;\">gliendo l&#8217;eredit\u00e0 dell&#8217;idealismo tedesco, centra <\/span><span style=\"color: #000000;\">tutto il suo pensiero sull'&#8221;io&#8221; e sulla sua &#8220;volont\u00e0&#8221;, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ponendosi in radicale contrapposizione con la filosofia dell&#8217;essere, con la metafisica classica. Due sono i principi-cardine della sua filosofia a base <\/span><span style=\"color: #000000;\">volontaristica: il &#8220;volere\/creare&#8221; e la &#8220;volont\u00e0\/gio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ia&#8221;. Da queste coordinate, tutto si sciorina in modo <\/span><span style=\"color: #000000;\">concatenato: nella storia non c&#8217;\u00e8 nulla, crea tutto l'&#8221;io&#8221; mediante la prassi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Bene e Male non esistono in s\u00e9: li creiamo noi; <\/span><span style=\"color: #000000;\">ci\u00f2 che nella storia \u00e8 chiamato bene, non \u00e8 altro <\/span><span style=\"color: #000000;\">che il contenuto generato, nel corso dei secoli, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dalle masse deboli, per difendersi dai pochi poten<\/span><span style=\"color: #000000;\">ti: quei valori, soprattutto cristiani, sono \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">umani, <\/span><span style=\"color: #000000;\">troppo umani<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(24). Uno dei brani pi\u00f9 famosi e in<\/span><span style=\"color: #000000;\">fluenti di tutta la storia della filosofia \u00e8 certamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">il frammento n. 125 dell&#8217;opera <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La gaia scienza<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">(25), <\/span><span style=\"color: #000000;\">quello concernente l&#8217;assurda ipotesi del filosofo <\/span><span style=\"color: #000000;\">sassone sulla morte di Dio: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Gott ist tot!<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb. Monsignor Livi ne fornisce una felice interpretazione, <\/span><span style=\"color: #000000;\">quando scrive: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La figura della morte di Dio viene <\/span><span style=\"color: #000000;\">presentata esplicitamente per la prima volta come <\/span><span style=\"color: #000000;\">la chiave per interpretare l&#8217;eclissi dei valori tradizionali<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">il nichilismo \u00e8 dunque il processo <\/span><span style=\"color: #000000;\">storico nel corso del quale i supremi valori tra<\/span><span style=\"color: #000000;\">dizionali \u2014 Dio, la verit\u00e0, il bene \u2014 perdono il <\/span><span style=\"color: #000000;\">potere sulle coscienze e periscono<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(26). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tutto va <\/span><span style=\"color: #000000;\">abbandonato, secondo Nietzsche: in uno dei suoi <\/span><span style=\"color: #000000;\">libri pi\u00f9 noti e influenti, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathitstra<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">(27), <\/span><span style=\"color: #000000;\">usa l&#8217;immagine icastica dello &#8220;spezzare&#8221; le tavole <\/span><span style=\"color: #000000;\">della Legge, per significare l&#8217;abbandono di ogni <\/span><span style=\"color: #000000;\">remora morale. L&#8217;individuo, pu\u00f2 e deve realiz<\/span><span style=\"color: #000000;\">zarsi contro gli altri. Il contenuto del bene coin<\/span><span style=\"color: #000000;\">cide con la &#8220;volont\u00e0 di potenza&#8221; dell&#8217;individuo, che deve far emergere l&#8217;uomo dal caos della vita <\/span><span style=\"color: #000000;\">mettendolo in condizione di generare egli stesso <\/span><span style=\"color: #000000;\">nuovi valori e virt\u00f9. Le nuove categorie morali <\/span><span style=\"color: #000000;\">sono per Nietzsche &#8220;al di l\u00e0 del bene e del male&#8221;. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si tratta dunque di un nichilismo &#8220;forte&#8221;, il quale \u2014 a differenza di quello &#8220;debole&#8221;, che si limita a costatare il declino dei valori e a crogiolarsi nel nulla \u2014 crea esso stesso, appunto, finalit\u00e0 nuove che aiutino l&#8217;uomo ad accettare la vita con nuovo <\/span><span style=\"color: #000000;\">entusiasmo, nonostante i suoi inevitabili lati oscu<\/span><span style=\"color: #000000;\">ri. Questo nichilismo &#8220;forte&#8221; \u00e8 realizzato secondo Nietzsche dall&#8221;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Ubermensch<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, il &#8220;superuomo&#8221;, o <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;oltre-uomo&#8221;<\/span><span style=\"color: #000000;\">(28), secondo la traduzione pi\u00f9 recente <\/span><span style=\"color: #000000;\">e pi\u00f9 letterale proposta da Gianni Vattimo. L&#8217;unica <\/span><span style=\"color: #000000;\">cosa che conta veramente \u00e8 la volont\u00e0 del singolo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">che \u00e8 altres\u00ec l&#8217;elemento strutturante del pensiero. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ciascuno si realizza solo nel fare ed \u00e8 questo il <\/span><span style=\"color: #000000;\">trionfo del pragmatismo pi\u00f9 malevolo nei confron<\/span><span style=\"color: #000000;\">ti del trascendente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Al vertice di questo percorso storico trovia<\/span><span style=\"color: #000000;\">mo l&#8217;altro &#8220;gigante&#8221; del pensiero relativistico, <\/span><span style=\"color: #000000;\">Martin Heidegger, diretto continuatore dell&#8217;opera <\/span><span style=\"color: #000000;\">nietzscheana, tanto da far partire la sua riflessione filosofica proprio dal &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Gott ist tot!&#8221;<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> di Nietzsche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Heidegger ha il merito, riconosciuto da Fabro, <\/span><span style=\"color: #000000;\">di ripartire, rimettendola al centro della problema<\/span><span style=\"color: #000000;\">tica filosofica, dalla questione dell&#8217;essere. Solo che <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;essere heideggeriano approda, anzich\u00e9 alla metafisica, al porto del nulla. Nella sua opera fonda<\/span><span style=\"color: #000000;\">mentale, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Sein und Zeit<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, Essere e tempo<\/span><span style=\"color: #000000;\">(29), il filosofo <\/span><span style=\"color: #000000;\">tedesco conclude che l&#8217;essere va compreso all&#8217;in<\/span><span style=\"color: #000000;\">terno dell&#8217;orizzonte temporale. L&#8217;essere di cui parla Heidegger \u00e8 un semplice &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Da-sein<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;, &#8220;esser-ci&#8221;, <\/span><span style=\"color: #000000;\">nel mondo, \u00e8 una mera presenza, che non richia<\/span><span style=\"color: #000000;\">ma nulla oltre (meta) se stesso. L&#8217;uomo si realizza <\/span><span style=\"color: #000000;\">come &#8220;essere-nel mondo&#8221;, totalmente immanente <\/span><span style=\"color: #000000;\">e chiuso verso il trascendente: \u00e8 un uomo che deve <\/span><span style=\"color: #000000;\">darsi un senso da solo, progettandosi da s\u00e9. Tutto il <\/span><span style=\"color: #000000;\">mistero dell&#8217;uomo \u00e8 racchiuso nella sua esistenza <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u2014 da qui il nome di esistenzialismo per la cor<\/span><span style=\"color: #000000;\">rente heideggeriana \u2014 senza alcun riferimento a <\/span><span style=\"color: #000000;\">una essenza trascendente. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Alla fine di una ricerca <\/span><span style=\"color: #000000;\">complessa e ricca di molti spunti interessanti dal <\/span><span style=\"color: #000000;\">punto di vista dell&#8217;esistenza, tuttavia Heidegger giunge a una conclusione &#8220;tragica&#8221;, emblema del Novecento: l&#8217;uomo \u00e8 un &#8220;essere-per-la-morte&#8221;. Uno dei suoi allievi pi\u00f9 celebri, il tedesco Karl <\/span><span style=\"color: #000000;\">Lowith (1897-1973), ha sintetizzato in modo efficace in poche righe l&#8217;esito della ricerca cui giunge <\/span><span style=\"color: #000000;\">il suo maestro: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Proprio Sein und Zeit<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">non <\/span><span style=\"color: #000000;\">rivela al lettore in nessun luogo che ad Heidegger <\/span><span style=\"color: #000000;\">importi di raggiungere qualcosa di fermo, duratu<\/span><span style=\"color: #000000;\">ro, indistruttibile, permanente \u2014 salvo informa di quell &#8216;assoluto punto fisso che \u00e8 la certezza della <\/span><span style=\"color: #000000;\">morte e quindi della nullit\u00e0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(30). Eccetto la morte e il nulla, tutto il resto \u00e8 relativo, cangiante. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Con<\/span><span style=\"color: #000000;\">siderando l&#8217;influsso che Heidegger ha avuto, per <\/span><span style=\"color: #000000;\">loro stessa ammissione, sui maggiori teologi del <\/span><span style=\"color: #000000;\">Novecento, il luterano Rudolf Bultmann (1884-<\/span><span style=\"color: #000000;\">1976) e il cattolico Karl Rahner (1904-1984), non <\/span><span style=\"color: #000000;\">deve meravigliare la precaria condizione della <\/span><span style=\"color: #000000;\">fede, oggi in Occidente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">5, II relativismo filosofico attuale<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo aver scorso le radici filosofiche del rela<\/span><span style=\"color: #000000;\">tivismo possiamo capire meglio le forme contem<\/span><span style=\"color: #000000;\">poranee con le quali esso innerva la nostra cultura. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Una cultura che, a sua volta, permea le istituzioni, <\/span><span style=\"color: #000000;\">educa i nostri figli, alimenta i mass media, insom<\/span><span style=\"color: #000000;\">ma contribuisce a creare quell&#8217;ambiente vitale nel <\/span><span style=\"color: #000000;\">quale viviamo e che, volenti o nolenti, ci condizio<\/span><span style=\"color: #000000;\">na.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Solitamente, l&#8217;uomo &#8220;medio&#8221; dei nostri anni da molto pi\u00f9 importanza alla scienza galileiana, della <\/span><span style=\"color: #000000;\">quale apprezza, pi\u00f9 immediatamente, i frutti, so<\/span><span style=\"color: #000000;\">prattutto, tecnologici, mentre ritiene, a torto, del <\/span><span style=\"color: #000000;\">tutto ininfluenti, per la sua vita quotidiana, le idee filosofiche circolanti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il filosofo liberale Marcello Pera mette in guar<\/span><span style=\"color: #000000;\">dia da questo atteggiamento: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Non si pensi che le filosofie siano lussi per iniziati che si consumano nelle universit\u00e0. Sono potenti strumenti d\u00ec penetrazione e diffusione di idee-forza, veicoli di opi<\/span><span style=\"color: #000000;\">nioni influenti. Cos\u00ec \u00e8 sempre stato. E perci\u00f2 non si <\/span><span style=\"color: #000000;\">pensi che il relativismo non faccia male a nessuno, <\/span><span style=\"color: #000000;\">o addirittura che sia il massimo della tolleranza teorica, dell&#8217;eleganza politica, della raffinatezza filosofica. \u00c8 vero il contrario<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (31).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Abbiamo gi\u00e0 visto che il relativismo del passato <\/span><span style=\"color: #000000;\">non \u00e8 riconducibile a una unica sfumatura: quello <\/span><span style=\"color: #000000;\">contemporaneo non fa eccezione. In esso possiamo <\/span><span style=\"color: #000000;\">riconoscere varie correnti: post-modernismo, contestualismo, decostruttivismo, ermeneuticismo, pensiero &#8220;debole&#8221; e cos\u00ec via. Esaminer\u00f2 da vicino <\/span><span style=\"color: #000000;\">alcune di queste posizioni, evidenziandone limiti e <\/span><span style=\"color: #000000;\">contraddizioni, non prima, per\u00f2, di aver enunciato una legge logica, che tutti utilizziamo, spesso in <\/span><span style=\"color: #000000;\">modo irriflesso e che i relativisti, consapevolmente o <\/span><span style=\"color: #000000;\">meno, ignorano: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ab esse ad oportere non va<\/span><span style=\"color: #000000;\">let consequentia<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(32), ossia fra essere e dover essere non c&#8217;\u00e8 obbligatoriet\u00e0 di implicazione formale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per esempio, dal fatto che io sono cattolico non <\/span><span style=\"color: #000000;\">discende necessariamente che anche tu sia obbli<\/span><span style=\"color: #000000;\">gato a esserlo. Per il relativismo, invece, devo &#8220;na<\/span><span style=\"color: #000000;\">scondere&#8221;, obbligatoriamente, il fatto, cio\u00e8, il mio &#8220;essere&#8221; cattolico, per non prevaricare te che non <\/span><span style=\"color: #000000;\">lo sei. Ai relativisti basta il solo fatto di &#8220;essere&#8221; <\/span><span style=\"color: #000000;\">qualcosa per far scattare obbligatoriamente \u2014 ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">del rutto arbitrariamente \u2014 l&#8217;implicazione forma<\/span><span style=\"color: #000000;\">le: poich\u00e9 non si pu\u00f2 &#8220;essere&#8221; qualcosa, ecco con<\/span><span style=\"color: #000000;\">cretizzarsi l&#8217;adorazione coeva per il nulla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il relativismo pensa, per esempio, che per il <\/span><span style=\"color: #000000;\">solo fatto di &#8220;essere&#8221; cattolici, almeno sociologi<\/span><span style=\"color: #000000;\">camente, nel senso<\/span><span style=\"color: #000000;\">crociano, si imponga agli altri di diventarlo e ci\u00f2 porta a esiti grotteschi. Perci\u00f2 \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">vietato rappresentare pubblicamente la Nativit\u00e0 e i <\/span><span style=\"color: #000000;\">suoi personaggi, con tutti i valori positivi da essi <\/span><span style=\"color: #000000;\">simboleggiati, mentre poi si chiede ai bambini di <\/span><span style=\"color: #000000;\">recitare vestiti da alberi, patate, carote. \u00c8 come se, <\/span><span style=\"color: #000000;\">per il fatto di essere tifoso di una squadra, fan di un <\/span><span style=\"color: #000000;\">cantante, amante di un dato vino e cos\u00ec via, si deve <\/span><span style=\"color: #000000;\">obbligare anche l&#8217;altro a esserlo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La legge logica, ripeto, dice che fra &#8220;\u00e8&#8221; e &#8220;deve <\/span><span style=\"color: #000000;\">essere&#8221;, non c&#8217;\u00e8 nessuna implicazione formale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">6. II contestualismo<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come sempre, il nucleo essenziale di ogni relativismo, soprattutto dopo esser passato sotto le <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;forche caudine&#8221; del duo Nietzsche-Heidegger, <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 l&#8217;idea che i nostri valori non avendo un fondamento naturale, metaf\u00ecsico, per ci\u00f2 stesso non <\/span><span style=\"color: #000000;\">possono essere colti, neppure in linea di principio, con la ragione da ogni uomo, qualunque sia la sua <\/span><span style=\"color: #000000;\">cultura di provenienza. Corollario di questa idea-<\/span><span style=\"color: #000000;\">forza \u00e8 che non vi sono criteri che ci permettono <\/span><span style=\"color: #000000;\">di affermare che una qualsiasi cosa \u00e8 meglio di un <\/span><span style=\"color: #000000;\">altra. La conclusione relativistica, ovvia, \u00e8 che le varie culture, con i rispettivi valori, non sono in alcun modo confrontabili: ognuna risponde a se stessa, all&#8217;interno del proprio quadro assiologico di riferimento. Quest&#8217;ultimo, a sua volta, proprio <\/span><span style=\"color: #000000;\">perch\u00e9 non presenta alcuna valenza metafisica, \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">relativo esclusivamente alla cultura di apparte<\/span><span style=\"color: #000000;\">nenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Uno dei capostipiti di questa scuola culturale <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 certamente il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein (1889-1951). A tal proposito, la studiosa Anna Boncompagni, commentando la sua opera <\/span><span style=\"color: #000000;\">postuma Ricerche filosofiche (33), del <\/span><span style=\"color: #000000;\">1953, ha<\/span><span style=\"color: #000000;\"> scrit<\/span><span style=\"color: #000000;\">to: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Ecco una delle affermazioni pi\u00f9 significative <\/span><span style=\"color: #000000;\">eppure pi\u00f9 difficili da decifrare di Wittgenstein: <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;Ci\u00f2 che dobbiamo accettare, il dato, sono \u2014po<\/span><span style=\"color: #000000;\">tremmo dire \u2014forme di vita&#8221;.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[..<\/span><span style=\"color: #000000;\">.] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Nel momento <\/span><span style=\"color: #000000;\">in cui per spiegare il linguaggio perde importanza <\/span><span style=\"color: #000000;\">la prospettiva corrispondentista della verit\u00e0, per <\/span><span style=\"color: #000000;\">la quale a ogni parola corrisponde un oggetto e la <\/span><span style=\"color: #000000;\">frase rispecchia una situazione del mondo reale, <\/span><span style=\"color: #000000;\">assume rilievo l&#8217;idea che il senso delle parole ven<\/span><span style=\"color: #000000;\">ga non tanto dagli oggetti ai quali corrispondono, <\/span><span style=\"color: #000000;\">quanto dall&#8217;uso che di tali parole facciamo nel <\/span><span style=\"color: #000000;\">parlare quotidiano. Cos\u00ec, il significato della mia <\/span><span style=\"color: #000000;\">espressione non lo andr\u00f2 pi\u00f9 a cercare nel mondo l\u00e0 fuori, ma ali &#8216;interno del contesto comunicativo <\/span><span style=\"color: #000000;\">nel quale essa \u00e8 inserita<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La forma di vita \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">plurale e trascendentale: ogni cultura \u00e8 a s\u00e9 stan<\/span><span style=\"color: #000000;\">te. Ognuna ha il proprio metro di giudizio \u00e8 non \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">possibile alcun dialogo neutrale tra di esse, perch\u00e9 ogni cultura \u00e8 in grado di vedere le altre solo a partire dal proprio linguaggio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (34)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Similmente, oltre tre decenni prima, si era <\/span><span style=\"color: #000000;\">espresso, in una opera celeberrima, Il Tramon <\/span><span style=\"color: #000000;\">to dell&#8217;Occidente, il filosofo della storia tedesco <\/span><span style=\"color: #000000;\">Oswald Spengler (1880-1936), scrivendo: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">A tal <\/span><span style=\"color: #000000;\">riguardo ogni civilt\u00e0 ha una sua propria misura, la cui validit\u00e0 comincia e finisce con essa. Non <\/span><span style=\"color: #000000;\">esiste una morale umana valida per l&#8217;umanit\u00e0 in <\/span><span style=\"color: #000000;\">generale<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (35).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dunque, le varie culture sono come degli insie<\/span><span style=\"color: #000000;\">mi finiti, non comunicanti, per i quali non vi sono <\/span><span style=\"color: #000000;\">criteri interculturali per mezzo dei quali confrontarsi, giudicarsi e cos\u00ec via, ma solo infraculturali. Pertanto, non vi \u00e8 un buono, un cattivo, un bello, <\/span><span style=\"color: #000000;\">un brutto, validi per tutti, ma valutazioni estetiche <\/span><span style=\"color: #000000;\">e morali, dunque criteri di giudizio, unicamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">contestuali all&#8217;universo culturale di riferimento. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Naturalmente, se si prendono sul serio le posizioni <\/span><span style=\"color: #000000;\">dei relativisti contestualisti, si arriva a dover am<\/span><span style=\"color: #000000;\">mettere tutta una serie di situazioni davvero imba<\/span><span style=\"color: #000000;\">razzanti, che non solo noi occidentali, ma nessun <\/span><span style=\"color: #000000;\">uomo accetterebbe. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per brevit\u00e0, illustrer\u00f2 una sola confutazione, ma lo far\u00f2 sul piano logico, che \u00e8 il pi\u00f9 stringente. Dobbiamo ricordare un&#8217;elementa<\/span><span style=\"color: #000000;\">re legge logica: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Se una tesi p implica una conseguenza q, e q risulta falsa, allora \u00e8 falsa anche <\/span><span style=\"color: #000000;\">p<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(36). Applichiamo questa legge, che tutti usiamo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ai casi concreti e subito apparir\u00e0 evidente l&#8217;assur<\/span><span style=\"color: #000000;\">dit\u00e0 di alcune situazioni che si danno, se si rifiuta <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;esistenza di una legge e di una morale universali. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Il sospetto \u00e8 venuto anche al gi\u00e0 citato Jervis, che <\/span><span style=\"color: #000000;\">scrive: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Altre volte, invece, \u00e8 pi\u00f9 arduo porsi altrettanto serenamente in una prospettiva relativ\u00ecstica. Questo vale, per esempio, quando si prenda in esame la condizione femminile. Se ci informia<\/span><span style=\"color: #000000;\">mo per capire in cosa consiste la mutilazione genitale, ritualmente imposta a tutte le bambine in <\/span><span style=\"color: #000000;\">alcune zone dell&#8217;Africa<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">qualcosa si ribella in <\/span><span style=\"color: #000000;\">noi.<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><span style=\"color: #000000;\"> Il fatto \u00e8 che alcuni valori non sono nep<\/span><span style=\"color: #000000;\">pure occidentali, sono universali. Nessun adulto, <\/span><span style=\"color: #000000;\">in nessuna parte del mondo, neanche la pi\u00f9 sper<\/span><span style=\"color: #000000;\">duta, preferisce le carestie alla possibilit\u00e0 di co<\/span><span style=\"color: #000000;\">stituire riserve di cibo, le malattie alla salute, una <\/span><span style=\"color: #000000;\">breve vita di stenti alla longevit\u00e0, e neppure l&#8217;a<\/span><span style=\"color: #000000;\">nalfabetismo dei figli alla possibilit\u00e0 di mandarli a <\/span><span style=\"color: #000000;\">scuola. <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Alla prova della realt\u00e0, si scopre che <\/span><span style=\"color: #000000;\">la teor\u00eca relativistica dell&#8217;equivalenza fra le cultu<\/span><span style=\"color: #000000;\">re non ha il minimo fondamento<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (37).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sintetizzando, dunque, se certe culture p produ<\/span><span style=\"color: #000000;\">cono certi risultati q, rifiutati anche dai pi\u00f9 tenaci relativisti, e culture come quella giudaico-cristiana, non li producono, allora possiamo dire che questa \u00e8 migliore di quella. La riprova? Il fatto, incontestabile, che tutti i flussi migratori vanno <\/span><span style=\"color: #000000;\">verso l&#8217;Occidente e, last bui non least, che gli stes<\/span><span style=\"color: #000000;\">si relativisti, pur criticando ferocemente la cultura occidentale ed esaltando le altre, rimangono, per\u00f2, <\/span><span style=\"color: #000000;\">tenacemente in Occidente&#8230;: sembrano alcuni intellettuali filocomunisti degli anni 1960 e 1970 che esaltavano il sistema sovietico o quello cine<\/span><span style=\"color: #000000;\">se di Mao Zedong (1893-1976), rimanendo, per\u00f2, <\/span><span style=\"color: #000000;\">altrettanto tenacemente attaccati alle loro comode <\/span><span style=\"color: #000000;\">dimore in Occidente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">7. Il decostruttivismo<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Un&#8217;altra strada percorsa dal relativismo contemporaneo \u00e8 quella cosiddetta del decostruttivismo, anch&#8217;essa derivante da Nietzsche e Heidegger. Cardine di questa corrente filosofica \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">mostrare l&#8217;intrinseca contraddittoriet\u00e0 dei concetti <\/span><span style=\"color: #000000;\">supposti universali, dunque comuni alle diverse culture. In realt\u00e0, anche questa forma di relativismo \u00e8 aporetica come la precedente. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Iniziatore e massimo teorizzatore del decostruttivismo \u00e8 il <\/span><span style=\"color: #000000;\">francese Jacques Derrida (1930-2004). Egli stesso <\/span><span style=\"color: #000000;\">in una intervista concessa al matematico e logi<\/span><span style=\"color: #000000;\">co italiano Piergiorgio Odifreddi, cos\u00ec descrive il <\/span><span style=\"color: #000000;\">concetto-chiave della sua filosof\u00eca, ossia il termine <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;decostruzione: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La parola deriva da un&#8217;espres<\/span><span style=\"color: #000000;\">sione di Heidegger, &#8220;Destruktion &#8220;, da intendersi <\/span><span style=\"color: #000000;\">come &#8220;destrutturazione&#8221; e non come &#8220;distruzio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne&#8221;<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [cui si oppone l\u2019] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">affermazione di ci\u00f2 che \u00e8 ri<\/span><span style=\"color: #000000;\">mosso, pi\u00f9 che<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [la] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ricostruzione<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (38) Secondo lo <\/span><span style=\"color: #000000;\">studioso francese, il reale che normalmente pren<\/span><span style=\"color: #000000;\">diamo per vero \u00e8 solo il frutto di uno stereotipo <\/span><span style=\"color: #000000;\">culturale preesistente. Pertanto occorre assumere <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;habitus di chi utilizza il criterio del &#8220;sospetto&#8221; quale lente attraverso cui filtrare ogni cosa, ogni enunciato. Una volta depurato l&#8217;enunciato dagli stereotipi culturali e dalle rimozioni, \u00e8 possibile iniziare a de-costruire i presunti enunciati uni<\/span><span style=\"color: #000000;\">versali. Ricordiamo che &#8220;destrutturare&#8221; significa \u00ab[&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">scomporre una struttura negli elementi che <\/span><span style=\"color: #000000;\">la costituiscono, sia alfine di smantellarla, sia per <\/span><span style=\"color: #000000;\">avviarne una riorganizzazione<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (39).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questa idea basilare lentamente s&#8217;instilla sem<\/span><span style=\"color: #000000;\">pre pi\u00f9 nel mondo contemporaneo, condizionan<\/span><span style=\"color: #000000;\">done i comportamenti: non c&#8217;\u00e8 campo del sapere <\/span><span style=\"color: #000000;\">in cui non sia penetrata, dalla politica, alla teologia, dall&#8217;architettura alla sociologia, al diritto, non <\/span><span style=\"color: #000000;\">c&#8217;\u00e8 un concetto del quale non si \u00e8 avviata la de-co-<\/span><span style=\"color: #000000;\">struzione. Analizzer\u00f2 la tecnica di de-costruzione di due concetti cruciali per l&#8217;Occidente, a ragione considerati universali, cui Derrida applica la sua<\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;tecnica&#8221; per mostrarne, a suo dire, l&#8217;intrinseca <\/span><span style=\"color: #000000;\">contraddittoriet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il primo investe l&#8217;asse portante dei nostri Pae<\/span><span style=\"color: #000000;\">si, la democrazia. Derrida si chiede se dobbiamo <\/span><span style=\"color: #000000;\">lasciare libert\u00e0 a coloro che, se tiranni, userebbero la democrazia per poi attentare alle libert\u00e0 demo-<\/span><span style=\"color: #000000;\">cratiche e usa l&#8217;esempio dell&#8217;ascesa di Adolf Hit<\/span><span style=\"color: #000000;\">ler (1889-1945), che conquista il potere attraverso <\/span><span style=\"color: #000000;\">delle libere elezioni democratiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;altro \u00e8 il concetto d&#8217;integrazione, che Derrida decostruisce mostrando come noi diamo ospitalit\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">a uno straniero solo nella misura in cui cessa di <\/span><span style=\"color: #000000;\">essere un &#8220;lui&#8221; e diviene un &#8220;noi&#8221;; pertanto, l&#8217;ospitalit\u00e0 che noi pratichiamo nei confronti di un altro, \u00e8 solo una forma, se vogliamo raffinata e masche<\/span><span style=\"color: #000000;\">rata, d&#8217;imposizione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Derrida, commette l&#8217;errore di non fare scelte di <\/span><span style=\"color: #000000;\">valore; in particolare, di non scegliere valori disan<\/span><span style=\"color: #000000;\">corati dal Moloch del relativismo contemporaneo <\/span><span style=\"color: #000000;\">ovvero l&#8217; &#8220;io&#8221; e le sue voglie. Infatti, l&#8217;apparente aporeticit\u00e0 segnalata da Derrida nella democra<\/span><span style=\"color: #000000;\">zia &#8220;funziona&#8221; solo se si considera la democra<\/span><span style=\"color: #000000;\">zia come un bene assoluto sganciato dalla verit\u00e0, <\/span><span style=\"color: #000000;\">da una legge morale obiettiva valida per tutti e, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dunque, riconoscibile dalla ragione umana. Chiaramente, se il principio di maggioranza pu\u00f2 deci<\/span><span style=\"color: #000000;\">dere tutto, inevitabilmente, si finir\u00e0 nelle aporie, <\/span><span style=\"color: #000000;\">rischiando il peggiore dei totalitarismi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Su queste visioni ha espresso in maniera net<\/span><span style=\"color: #000000;\">ta le sue critiche gi\u00e0 san Giovanni Paolo II (1920; <\/span><span style=\"color: #000000;\">1978-2005) nell&#8217;enciclica <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Evangelium vitae<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, al n. 70: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Comune radice di tutte queste tendenze <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 il relativismo etico che contraddistingue tanta parte della cultura contemporanea. Non manca <\/span><span style=\"color: #000000;\">chi ritiene che tale relativismo sia una condizione della democrazia, in quanto solo esso garantirebbe tolleranza, rispetto reciproco tra le persone, e <\/span><span style=\"color: #000000;\">adesione alle decisioni della maggioranza, mentre le norme morali, considerate aggettive e vincolan<\/span><span style=\"color: #000000;\">ti, porterebbero all&#8217; autoritarismo e all&#8217;intolleran<\/span><span style=\"color: #000000;\">za.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">In realt\u00e0, la democrazia non pu\u00f2 essere <\/span><span style=\"color: #000000;\">mitizzata fino a farne un surrogato della moralit\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">o un toccasana dell&#8217;immoralit\u00e0. Fondamental<\/span><span style=\"color: #000000;\">mente, essa \u00e8 un &#8220;ordinamento&#8221; e, come tale, uno <\/span><span style=\"color: #000000;\">strumento e non un fine. Il suo carattere &#8220;morale&#8221;<\/span><span style=\"color: #000000;\">non \u00e8 automatico, ma dipende dalla conformit\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">alla legge morale a cui, come ogni altro compor<\/span><span style=\"color: #000000;\">tamento umano, deve sottostare: dipende cio\u00e8 dal<\/span><span style=\"color: #000000;\">la moralit\u00e0 delfini che persegue e dei mezzi di cui <\/span><span style=\"color: #000000;\">si serve.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Ma il valore della democrazia sta o <\/span><span style=\"color: #000000;\">cade con i valori che essa incarna e promuove: <\/span><span style=\"color: #000000;\">fondamentali e imprescind\u00ecbili sono certamente la dignit\u00e0 di ogni persona umana, il rispetto dei suoi diritti intangibili e inalienabili, nonch\u00e9 l&#8217;assunzio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne del &#8220;bene comune&#8221; come fine e criterio rego<\/span><span style=\"color: #000000;\">lativo della vita politica. Alla base d\u00ec questi valori non possono esservi provvisorie e mutevoli &#8220;mag<\/span><span style=\"color: #000000;\">gioranze &#8221; di opinione, ma solo il riconoscimento <\/span><span style=\"color: #000000;\">di una legge morale obiettiva che, in quanto &#8220;leg<\/span><span style=\"color: #000000;\">ge naturale&#8221; iscritta nel cuore dell&#8217;uomo, \u00e8 punto di riferimento normativo della stessa legge civile. Quando, per un tragico oscuramento della co<\/span><span style=\"color: #000000;\">scienza collettiva, lo scetticismo giungesse, a por<\/span><span style=\"color: #000000;\">re in dubbio persino i<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">principi fondamentali della legge morale, lo stesso ordinamento democratico <\/span><span style=\"color: #000000;\">sarebbe scosso nelle sue fondamenta, riducendosi a impuro meccanismo di regolazione empirica dei <\/span><span style=\"color: #000000;\">diversi e contrapposti interessi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (40).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questa enciclica risale al 1995, ma, nel frattem<\/span><span style=\"color: #000000;\">po, il processo di sovvertimento dell&#8217;ordine del <\/span><span style=\"color: #000000;\">reale \u00e8 andato cosi avanti, che sembrano giunti i <\/span><span style=\"color: #000000;\">tempi di quel &#8220;tragico oscuramento della coscien<\/span><span style=\"color: #000000;\">za collettiva&#8221;, paventati da papa Giovanni Paolo II: oggi, lo &#8220;scetticismo&#8221; \u00e8 giunto a porre in dub<\/span><span style=\"color: #000000;\">bio la legge morale stessa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">8. Ermeneuticismo e linguaggio<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">II linguaggio, orale e scritto, assieme alla logica e alla capacit\u00e0 di fare scienza in senso galileia<\/span><span style=\"color: #000000;\">no, per studiare gli aspetti quantitativi del creato, <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 ci\u00f2 che maggiormente ci distingue dal resto <\/span><span style=\"color: #000000;\">del regno animale. Il de-costruzionismo, nella <\/span><span style=\"color: #000000;\">sua volont\u00e0 di &#8220;rifare&#8221; il mondo, cerca continuamente di decostruire il linguaggio, perch\u00e9 esso <\/span><span style=\"color: #000000;\">conserva la nostra cultura, ne rende possibile la <\/span><span style=\"color: #000000;\">trasmissione, \u00e8 la base della nostra comunicazio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne. Cambiare il linguaggio, equivale a cambiare il mondo, come pi\u00f9 di una rivoluzione moderna <\/span><span style=\"color: #000000;\">c&#8217;insegna. Basti pensare all&#8217;impatto quasi &#8220;vio<\/span><span style=\"color: #000000;\">lento&#8221;, accelerato, che hanno avuto sulla no<\/span><span style=\"color: #000000;\">stra vita i cosiddetti <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">social network<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, che hanno <\/span><span style=\"color: #000000;\">cambiato profondamente il nostro modo di co<\/span><span style=\"color: #000000;\">municare e quello di essere presenti nel mondo: <\/span><span style=\"color: #000000;\">di fatto, oggi, essere assenti dal mondo dei <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">so<\/span><span style=\"color: #000000;\">cial<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, equivale quasi a scomparire dal mondo <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">tout court<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, nel bene e nel male.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La storia insegna che ogni ideologia, che abbia <\/span><span style=\"color: #000000;\">la pretesa di dominare il mondo, ha la necessit\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">di ridurre o di annullare la memoria storica. Per <\/span><span style=\"color: #000000;\">esempio nella Cambogia comunista \u2014 ricorda lo <\/span><span style=\"color: #000000;\">storico francese Jean-Louis Margolin \u2014 gli intellettuali erano costretti a una vera e propria abiura, <\/span><span style=\"color: #000000;\">se volevano salvare la vita. \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Gli intellettuali<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> \u2014 <\/span><span style=\"color: #000000;\">scrive \u2014 <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">andarono incontro ad un destino di volta <\/span><span style=\"color: #000000;\">in volta diverso. In alcuni casi furono perseguitati per il loro ruolo, ma pi\u00f9 spesso, a quanto pare, la rinuncia a ogni pretesa di competenze specifiche e agli attributi simbolici (libri, e persino occhiali) <\/span><span style=\"color: #000000;\">bast\u00f2 a far si che venissero lasciati stare<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb\u00a0\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">(41)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Certamente pi\u00f9 &#8220;soft\u201d \u00e8 stata l&#8217;esperienza ita<\/span><span style=\"color: #000000;\">liana, che, tuttavia, ha visto, almeno fino al 1989 ed anche oltre, una storiografia completamente egemonizzata dal marxismo, che ha lasciato intere generazioni di italiani in uno stato d&#8217;ignoranza su quanto accaduto realmente nel nostro Paese nei primi decenni del dopoguerra. Lo ricorda il giornalista e storico Sergio Romano parlando della storiograf\u00eca comunista; aveva necessit\u00e0 di nascondere sotto un velo di pudore la storia delle proprie lealt\u00e0 sovietiche e dei propri trascorsi antidemocratici, scrivendo: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Nulla di sorprendente. Quegli <\/span><span style=\"color: #000000;\">storici erano comunisti, credevano nella bont\u00e0 dei <\/span><span style=\"color: #000000;\">loro ideali, si consideravano investiti di una missione, pensavano che i loro scritti non dovessero <\/span><span style=\"color: #000000;\">introdurre i lettori alla comprensione del passato, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ma anticipare e favorire l&#8217;avvento del futuro. Non <\/span><span style=\"color: #000000;\">hanno scritto storie \u2014 osserverebbe Croce \u2014 ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">pseudo storie; non hanno formulato giudizi, ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">pseudo giudizi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(42), autolegittimandosi come titolari <\/span><span style=\"color: #000000;\">di \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">un grado di autorit\u00e0 morale a cui non hanno <\/span><span style=\"color: #000000;\">diritto<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">(43).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tale rimozione o distorsione, tale negazione della memoria non sarebbero possibili senza un <\/span><span style=\"color: #000000;\">uso distorto, del linguaggio. Il filosofo del linguag<\/span><span style=\"color: #000000;\">gio bulgaro Tzvetan Todorov, nel rilevare l&#8217;impor<\/span><span style=\"color: #000000;\">tanza della memoria per combattere le ideologie, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ha scritto: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La vita ha perso contro la morte, ma la<\/span><span style=\"color: #000000;\">memoria vince nella lotta contro il nulla<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(44). Ogni <\/span><span style=\"color: #000000;\">ideologia ha bisogno di distorcere e di deviare il linguaggio per corrompere cos\u00ec la memoria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Su questo tema il filosofo cattolico Emanuele <\/span><span style=\"color: #000000;\">Samek Lodovici (1942-1981) ha scritto: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Se il lin<\/span><span style=\"color: #000000;\">guaggio ha, come ha, un riferimento alla realt\u00e0 e <\/span><span style=\"color: #000000;\">se ha, come ha, un rapporto con la comunicazione <\/span><span style=\"color: #000000;\">della realt\u00e0, ci si potr\u00e0 immediatamente rendere <\/span><span style=\"color: #000000;\">conto che per l&#8217;uomo per il quale ci saranno meno <\/span><span style=\"color: #000000;\">parole (per l&#8217;uomo al quale saranno state rapinate o <\/span><span style=\"color: #000000;\">corrotte le parole), per quello ci saranno meno <\/span><span style=\"color: #000000;\">cose. Se il linguaggio ha una funzione rivelativa del mondo (e la ha), una volta che lo si impove<\/span><span style=\"color: #000000;\">risca si sar\u00e0 impoverito il mondo. Corrompere il <\/span><span style=\"color: #000000;\">linguaggio, rendere incomprensibili i significati <\/span><span style=\"color: #000000;\">difficili (e la cultura in senso forte \u00e8 fatta tutta di <\/span><span style=\"color: #000000;\">significati difficili), ridurre il numero delle parole <\/span><span style=\"color: #000000;\">e con ci\u00f2 stesso ridurre la gamma di possibilit\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">di comprensione della realt\u00e0, tutte queste sono <\/span><span style=\"color: #000000;\">azioni tipiche di un progetto culturale al vertice <\/span><span style=\"color: #000000;\">delle cui preoccupazioni si trovano l&#8217;improroga<\/span><span style=\"color: #000000;\">bile<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">compito di impedire il &#8220;delitto di pensiero&#8221; e <\/span><span style=\"color: #000000;\">la necessit\u00e0 di addormentare le coscienze<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Il <\/span><span style=\"color: #000000;\">grande scrittore ebreo J.[<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">saac] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">B<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">.[ashevis] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Singer<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">[1904-1991] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ha messo in rilievo la connessione <\/span><span style=\"color: #000000;\">caratteristica che passa tra la seduzione pi\u00f9 sotti<\/span><span style=\"color: #000000;\">le e la corruzione delle parole: &#8220;II mio potere sta <\/span><span style=\"color: #000000;\">nella lingua&#8221;, afferma uno dei demoni d\u00ec un suo <\/span><span style=\"color: #000000;\">racconto (<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">Lo Specchio<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">, in <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">Gimpel l&#8217;idiota<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">) e un <\/span><span style=\"color: #000000;\">altro incalza mettendo in rilievo il potere che ha <\/span><span style=\"color: #000000;\">la lingua di portare gli uomini a compiere atti che <\/span><span style=\"color: #000000;\">altrimenti non compirebbero<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb\u00a0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">(45).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;ermeneuticismo ha dato un impulso e un so<\/span><span style=\"color: #000000;\">stegno decisivo all&#8217;affermarsi della cultura relativistica. L&#8217;ermeneutica, o scienza della interpretazione, \u00e8 il pilastro centrale di questa corrente. Nata nel corso dell&#8217;Ottocento come scienza specialistica, in origine con il solo scopo di rendere <\/span><span style=\"color: #000000;\">comprensibili all&#8217;uomo moderno i testi biblici \u2014 scritti nell&#8217;arco di millenni e, dunque, &#8220;oscuri&#8221; per i <\/span><span style=\"color: #000000;\">contemporanei \u2014 si \u00e8 via via estesa a tutte le <\/span><span style=\"color: #000000;\">manifestazioni del linguaggio umano, andando a <\/span><span style=\"color: #000000;\">toccare campi anche molto lontani rispetto ai testi <\/span><span style=\"color: #000000;\">biblici. I suoi principi e metodi, infatti, sono stati <\/span><span style=\"color: #000000;\">applicati nell&#8217;ambito della saggistica, della poesia <\/span><span style=\"color: #000000;\">e, addirittura, del diritto, &#8220;sezionando&#8221; minuziosamente i testi giuridici. Ovviamente, le sue conclu<\/span><span style=\"color: #000000;\">sioni, non sono e, non possono essere, di natura empirica; suo campo specifico d&#8217;azione \u00e8 capire, portandola alla luce, la relazione esistente tra il testo scritto e l&#8217;ambiente vitale, nel quale il testo \u00e8 stato concepito. L&#8217;ermeneutica si applica a un testo, cercando di evidenziarne la cultura ambientale di riferimento, la formazione culturale dei singoli autori, la genesi del testo, lo scopo e i destinatari, il genere letterario, giungendo cos\u00ec, finalmente, a una ragionata, interpretazione. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Da questo punto di vista l&#8217;ermeneutica \u00e8 una scienza benemerita. I problemi sorgono, per\u00f2, quando si applicano i processi ermeneutici all&#8217;ermeneutica stessa e si studia la cultura di riferimento, la Weltanschauung, la visione del mondo dalla quale \u00e8 sorta l&#8217;ermeneutica. Essa sorge, con Wilhelm Dilthey (1833-1911), nell&#8217;ambito dell&#8217;idealismo tedesco, ed \u00e8 governata da un principio-guida ferreo, teutonico: non ha senso interrogarci sulla storia, sul reale, su ci\u00f2 che \u00e8; possiamo solo registrare le cose, analizzarle, utilizzarle, ma senza andare oltre. L&#8217;ermeneutica contemporanea va a &#8220;leggere&#8221; i testi mediante questa &#8220;lente&#8221;, viziata <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ab init\u00eco<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> dalla pre-comprensione filosofica, negativamente pregiudizievole verso la verit\u00e0 e, quindi, giunger\u00e0 sempre a conclusioni monche, parziali e, in definitiva, ideologiche, perch\u00e9, per definizione, non si lascer\u00e0 mai interrogare dai fatti, ma, come insegna Nietzsche, unicamente dalle loro interpretazioni (46).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;ermeneutica va criticata solo per i suoi errori, come sostiene il giovane filosofo Giacomo Samek Lodovici, riguardo a uno scritto del padre, Emanuele: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">In sintonia con l&#8217;ermeneutica contemporanea, ma evitandone le derive nichilistiche, per Samek da un lato l&#8217;esistenza umana e la conoscenza sono storicamente condizionate dal linguaggio: chi non ha le parole non ha le cose che da queste parole vengono designate; dall&#8217;altro, con il linguaggio l&#8217;uomo pu\u00f2 esprimere la verit\u00e0 e trascendere i condizionamenti storico-linguistici<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (47). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le &#8220;derive&#8221; delle quali parla Giacomo Samek trovano alimento nell&#8217;alveo filosofico del relativismo, che ha preteso estendere l&#8217;area di studio e interpretazione dell&#8217;ermeneutica non solo ai testi antichi, ma a tutti gli eventi storici, sociali, scientifici, in altre parole, all&#8217;intero ambito della conoscenza. Senza andare all&#8217;Ottocento, dove peraltro gi\u00e0 vi erano i primi segnali, queste &#8220;derive&#8221; ermeneutiche sono gi\u00e0 comprese, in nuce, nell&#8217;estremismo di Heidegger e, soprattutto, nelle tesi dell&#8217;ermeneuta tedesco Hans Georg Gadamer (1900-2002), che assegnano consistenza ontologica al linguaggio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I due pensatori preparano il terreno alla cosiddetta &#8220;svolta linguistica&#8221;: il primo affermando che &#8220;il linguaggio \u00e8 la casa dell&#8217;essere&#8221; e che, dunque, soltanto attraverso il linguaggio, l&#8217;uomo accede all&#8217;essere; il secondo, similmente, che &#8220;l&#8217;essere si manifesta nel linguaggio&#8221;. Solitamente, l&#8217;espressione &#8220;svolta linguistica&#8221; \u00e8 attribuita al pragmatista americano Richard Rorty; in realt\u00e0, quest&#8217;ultimo la faceva risalire al filosofo austriaco Gustav Bergmann (1906-1987). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In sintesi, ecco il concetto di &#8220;svolta o filosofia linguistica&#8221;, nei due filosofi. Per Rorty, \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">con &#8220;filosofia linguistica&#8221; intendo la concezione secondo cui i problemi filosofici sono problemi che possono essere risolti (o dissolti) o riformando il linguaggio, o ampliando la conoscenza del linguaggio che usiamo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (48). Per comprendere la reale portata degli effetti di questa &#8220;svolta&#8221; nei confronti dell&#8217;indebolimento della verit\u00e0 e del corrispondente affermarsi risoluto del relativismo, riporto quanto scrive verso la fine della sua vita \u2014 dunque, connotandolo, quasi, come una sorta di &#8220;lascito testamentario&#8221; \u2014 Wittgenstein: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">dietro le parole non c\u2019\u00e8 niente che possa chiamarsi significato<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (49). Lo stesso concetto esprime la celebre espressione di Derrida: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">nulla esiste fuori del testo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (50).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Naturalmente, l&#8217;applicazione forzata del metodo ermeneutico oltre ai suoi ambiti specifici di validit\u00e0 ha generato conseguenze disastrose nell&#8217;in-terpretazione dei fatti: siano essi storici, scientifici e, ovviamente, biblici, a tutto &#8220;vantaggio&#8221;di una relativizzazione delle verit\u00e0 che si possono cogliere in questi campi. La trasformazione dell&#8217;ermeneutica in un &#8220;-ismo&#8221;, infatti, come in tutte le ideologie, ha determinato la prevalenza di una &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">pars pr\u00f2 toto<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;, una parte per il tutto, nel caso specifico, la prevalenza della parte soggettiva, facente capo al lettore, sulla parte oggettiva, corrispondente al testo. Questo sbilanciamento si rileva di frequente nelle nostre chiese, dove fra &#8220;risonanze personali&#8221;, &#8220;libert\u00e0 di adeguare il testo alla mia vita&#8221; e <\/span><span style=\"color: #000000;\">cose simili, si incorre talora in una vera e propria distorsione del testo sacro. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ugualmente, questo <\/span><span style=\"color: #000000;\">rischio di distorsione si ha nel lavoro dello storico quando questi proietta le sue categorie cultu<\/span><span style=\"color: #000000;\">rali moderne nel valutare il passato. Il gi\u00e0 citato Jervis coglie molto bene la possibilit\u00e0 di incorrere <\/span><span style=\"color: #000000;\">in questo errore fatale. Riferendosi all&#8217;enfasi posta dall&#8217;ermeneuticismo sull&#8217;interpretazione sog<\/span><span style=\"color: #000000;\">gettiva dei testi, acutamente scrive: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Tutto questo <\/span><span style=\"color: #000000;\">resta vero, anche se emerge, prepotentemente, un <\/span><span style=\"color: #000000;\">rischio: ed \u00e8 quello di trasformare il testo in un <\/span><span style=\"color: #000000;\">pretesto<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. <\/span><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;]<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">se tutti i mezzi espressivi diventano <\/span><span style=\"color: #000000;\">ogni volta il pretesto per le nostre fantasie e quindi <\/span><span style=\"color: #000000;\">per esercitare la nostra onnipotenza mentale, non <\/span><span style=\"color: #000000;\">solo il concetto di realt\u00e0 perde di senso ma an<\/span><span style=\"color: #000000;\">che il concetto stesso di interpretazione ne viene <\/span><span style=\"color: #000000;\">svuotato.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">N\u00e9 vale l&#8217;illusione che un accordo <\/span><span style=\"color: #000000;\">interpersonale costituisca, di per s\u00e9, fattore di ve<\/span><span style=\"color: #000000;\">rifica.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">il fatto che esista un consenso non ci fornisce alcuna prova che, quell&#8217;interprefazione <\/span><span style=\"color: #000000;\">sia sensata, e neppure \u2014 purtroppo \u2014 che sia mi<\/span><span style=\"color: #000000;\">nimamente intelligente<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (51). Successivamente, rife<\/span><span style=\"color: #000000;\">rendosi all&#8217;applicazione del metodo ai fatti storici e sociali afferma che \u00abgli eventi sociali e storici <\/span><span style=\"color: #000000;\">possono essere interpretati in vari modi, per\u00f2 una <\/span><span style=\"color: #000000;\">loro corretta lettura dovrebbe tenere conto soprat<\/span><span style=\"color: #000000;\">tutto di dati aggettivi: per esempio, per i piccoli eventi sociali, di registrazioni e di dati<\/span><span style=\"color: #000000;\">sperimen<\/span><span style=\"color: #000000;\">tali; per quelli storici di dati d&#8217;archivio\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(52). E, per quelli scientifici, ovviamente, bisogna tener conto, <\/span><span style=\"color: #000000;\">secondo i fenomeni, e dell&#8217;osservazione e della riproducibilit\u00e0 dei dati quantitativi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il relativismo, seguendo la svolta linguistica, \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">penetrato in modo massiccio anche all&#8217;interno del<\/span><span style=\"color: #000000;\">la teologia e dell&#8217;esegesi biblica, facendo sbiadire, <\/span><span style=\"color: #000000;\">anche in questi campi, la nozione di verit\u00e0. Nel <\/span><span style=\"color: #000000;\">2003, l\u2019allora card. Ratzinger sollevava il proble<\/span><span style=\"color: #000000;\">ma, citando diversi esegeti e teologi che, in nome <\/span><span style=\"color: #000000;\">di una presunta infallibilit\u00e0 della moderna scienza <\/span><span style=\"color: #000000;\">storico-critica, avevano abbandonato definitivamente la causa della verit\u00e0, anche in un campo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">come quello religioso, dove essa \u00e8 tutto: sapere che <\/span><span style=\"color: #000000;\">il Verbo si \u00e8 veramente incarnato ed \u00e8, realmente, <\/span><span style=\"color: #000000;\">morto e risorto, non \u00e8 la stessa cosa che sapere che <\/span><span style=\"color: #000000;\">ci\u00f2 \u00e8 avvenuto solo all&#8217;interno della coscienza dei suoi discepoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Scrive, dunque, Ratzinger: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;e<\/span><span style=\"color: #000000;\">segeta Marius Re\u00ecser ha recentemente rimandato <\/span><span style=\"color: #000000;\">all&#8217;espressione di Umberto Eco nel suo romanzo <\/span><span style=\"color: #000000;\">di successo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> Il nome della rosa, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">in cui dice: &#8220;L&#8217;uni<\/span><span style=\"color: #000000;\">ca verit\u00e0 significa: liberarsi dalla morbosa pas<\/span><span style=\"color: #000000;\">sione per la verit\u00e0 &#8220;. Il fondamento essenziale di questo inequivocabile rifiuto della verit\u00e0 consiste in quello che oggi si chiama &#8220;svolta linguistica&#8221;: <\/span><span style=\"color: #000000;\">al di l\u00e0 del linguaggio e delle sue immagini non si pu\u00f2, secondo lui, ritornare; la ragione \u00e8 condizionata linguisticamente e legata da vincoli linguisti<\/span><span style=\"color: #000000;\">ci.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;importante esegetaprotestante U<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">.[lrich] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Luz constata che la critica storica nell&#8217;epoca moderna ha abdicato di fronte al problema della verit\u00e0. Egli si crede obbligato ad accogliere questa <\/span><span style=\"color: #000000;\">capitolazione e ad ammettere che oggi non si pu\u00f2 pi\u00f9 trovare la verit\u00e0 al di l\u00e0 dei testi, ma solo proposte ed offerte di verit\u00e0<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">concorrenti, che si devo<\/span><span style=\"color: #000000;\">no presentare nel discorso pubblico sulla piazza del mercato delle<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> Weltanschauungen\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(53). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sempre <\/span><span style=\"color: #000000;\">il card. Ratzinger ha descritto felicemente il vicolo cieco nel quale, volutamente, si \u00e8 rinserrata l&#8217;ermeneutica contemporanea, nella sua volonta<\/span><span style=\"color: #000000;\">ria, e non giustificata teoreticamente, chiusura alla <\/span><span style=\"color: #000000;\">verit\u00e0: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;uomo non \u00e8 imprigionato nel salotto a <\/span><span style=\"color: #000000;\">specchi delle interpretazioni; egli pu\u00f2 e deve cer<\/span><span style=\"color: #000000;\">care la breccia per giungere al reale, che sta die<\/span><span style=\"color: #000000;\">tro le parole e che gli si mostra nelle e attraverso <\/span><span style=\"color: #000000;\">le parole<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">(54)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Chiudo queste riflessioni sul rapporto fra lin<\/span><span style=\"color: #000000;\">guaggio analitico, ermeneutica e verit\u00e0, con uno <\/span><span style=\"color: #000000;\">degli scritti pi\u00f9 alti, per chiarezza d&#8217;esposizione, lucidit\u00e0 e forza penetrativa del pensiero, di un <\/span><span style=\"color: #000000;\">grande pontefice, san Giovanni Paolo II, che gi\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">nel 1998, nell&#8217;enciclica <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Fides et ratio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> fa giustizia <\/span><span style=\"color: #000000;\">di questi presupposti errati, scrivendo: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;importanza dell&#8217;istanza metafisica diventa ancora pi\u00f9 evidente se si considera lo sviluppo che oggi hanno le scienze ermeneutiche e le diverse analisi del <\/span><span style=\"color: #000000;\">linguaggio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Vi sono cultori di tali scienze, <\/span><span style=\"color: #000000;\">per\u00f2, che nelle loro indagini tendono ad arrestarsi <\/span><span style=\"color: #000000;\">al come si comprende e come si dice la realt\u00e0, pre<\/span><span style=\"color: #000000;\">scindendo dal verificare le possibilit\u00e0 della ragio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne di scoprirne l&#8217;essenza.<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;interpretazione <\/span><span style=\"color: #000000;\">di questa Parola non pu\u00f2 rimandarci soltanto da interpretazione a interpretazione, senza mai por<\/span><span style=\"color: #000000;\">tarci ad attingere un\u2019affermazione semplicemente <\/span><span style=\"color: #000000;\">vera; altrimenti non vi sarebbe rivelazione di Dio, <\/span><span style=\"color: #000000;\">ma soltanto l&#8217;espressione di concezioni umane su <\/span><span style=\"color: #000000;\">di Lui e su ci\u00f2 che presumibilmente Egli pensa di noi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (55)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">9, Post-moderno e pensiero &#8220;debole&#8221;: Vattimo<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 impensabile in questa sede voler trattare diffusamente del &#8220;pensiero debole&#8221;, una forma particolare del post-moderno, a sua volta, una delle forme di relativismo. Mi limiter\u00f2 quindi a eviden<\/span><span style=\"color: #000000;\">ziare alcuni nodi essenziali necessari per orientarsi <\/span><span style=\"color: #000000;\">in questa vera e propria galassia del pensiero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo studioso Antoine Compagnon a proposito <\/span><span style=\"color: #000000;\">di Vattimo ha scritto: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Fra tutti gli interpreti del postmoderno Vattimo \u00e8 quello che sembra dargli <\/span><span style=\"color: #000000;\">un pi\u00f9 alto valore filosofico<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(56). Tale affermazione <\/span><span style=\"color: #000000;\">trova conferma in quello che pu\u00f2 essere considera<\/span><span style=\"color: #000000;\">to come il manifesto programmatico del pensiero <\/span><span style=\"color: #000000;\">del filosofo torinese, il quale scrive: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Quanto a me <\/span><span style=\"color: #000000;\">e al pensiero debole, dir\u00f2 molto francamente che <\/span><span style=\"color: #000000;\">questa mi sembra la sola filosofia cristiana pra<\/span><span style=\"color: #000000;\">ticabile dopo la dissoluzione della metafisica. Il pensiero debole \u00e8<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">una forte teoria dell&#8217;inde<\/span><span style=\"color: #000000;\">bolimento come destino dell&#8217;essere<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ci\u00f2 che <\/span><span style=\"color: #000000;\">sappiamo del mondo \u00e8 mediato dal sistema dell\u2019in<\/span><span style=\"color: #000000;\">formazione \u2014 non miti, non favole, ma certo non specchio di una possibile oggettivit\u00e0. E il mondo dei valori \u00e8 anch&#8217;esso tutto permeato di storicit\u00e0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. <\/span><span style=\"color: #000000;\">[&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La mia ipotesi \u00e8 che tutto questo cammino del <\/span><span style=\"color: #000000;\">nichilismo, che rompe la schiavit\u00f9 dell&#8217;uomo verso l&#8217;oggettivit\u00e0, sia il cammino stesso della storia <\/span><span style=\"color: #000000;\">della salvezza<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(57).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In queste poche righe appare sovvertito tutto <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;ordine filosofico costituitosi in secoli; senza giu<\/span><span style=\"color: #000000;\">stificazione alcuna \u00e8 proclamata la dissoluzione della metafisica, impedendo cos\u00ec alla ragione di accedere alla verit\u00e0 delle cose. Tuttavia, poich\u00e9 <\/span><span style=\"color: #000000;\">Vattimo non \u00e8, certamente, uno sprovveduto e pre<\/span><span style=\"color: #000000;\">venendo facili obiezioni, in quella che forse \u00e8 la <\/span><span style=\"color: #000000;\">sua opera teoretica di maggior spessore riconosce che il &#8220;pensiero debole&#8221; non \u00e8 pi\u00f9 di una metafora e non aspira a divenire una nuova forma di filosofia. Anzi rileva che: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 un modo di dire provviso<\/span><span style=\"color: #000000;\">rio, forse anche contraddittorio<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(58). Capisce che in <\/span><span style=\"color: #000000;\">sede teoretica non si pu\u00f2 negare la verit\u00e0, tuttavia, dichiarando dissolta la metafisica \u2014 sulla scorta di Kant \u2014, ne impedisce l&#8217;accesso alla ragione uma<\/span><span style=\"color: #000000;\">na: ecco perch\u00e9 lo chiama pensiero &#8220;debole&#8221;. La verit\u00e0 non c&#8217;\u00e8 o, se c&#8217;\u00e8, \u00e8 inattingibile dal pensie<\/span><span style=\"color: #000000;\">ro umano e, dunque, ai fini pratici, \u00e8 come se non <\/span><span style=\"color: #000000;\">ci fosse. Nega cos\u00ec ogni verit\u00e0 assoluta, non tanto perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 il reale, ma perch\u00e9 questo reale \u00e8 chiuso a noi e si disperde nella ridda delle mille <\/span><span style=\"color: #000000;\">interpretazioni. Vattimo, che in Italia \u00e8 uno dei mi<\/span><span style=\"color: #000000;\">gliori studiosi di Nietzsche e di Heidegger, ripete <\/span><span style=\"color: #000000;\">spesso anch&#8217;egli, con il primo, che \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">non ci sono <\/span><span style=\"color: #000000;\">fatti, solo interpretazioni<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb, tuttavia &#8220;decostruisce&#8221;, coerentemente, subito dopo anche questo enuncia<\/span><span style=\"color: #000000;\">to, dichiarandolo come &#8220;metafisicamente non oggettivo&#8221;. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Insomma, per Vattimo si rimane chiusi, prigionieri, del circolo ermeneutico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se vogliamo cogliere, in sintesi, il nocciolo <\/span><span style=\"color: #000000;\">del pensiero di Vattimo e, dunque, del relativismo <\/span><span style=\"color: #000000;\">contemporaneo, dobbiamo considerare questo suo <\/span><span style=\"color: #000000;\">commento a Heidegger: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;essere non \u00e8 altro che il <\/span><span style=\"color: #000000;\">logos (pensiero) interpretato come dialogo, il<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> Ge<\/span><span style=\"color: #000000;\">sprach [la conversazione] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">inteso come discussione <\/span><span style=\"color: #000000;\">che si svolge effettivamente tra le persone. La real<\/span><span style=\"color: #000000;\">t\u00e0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ha ancora un significato in Heidegger, ma \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">solo il risultato del dialogo storico tra le persone, non siamo d&#8217;accordo perch\u00e9 abbiamo trovato l&#8217;es<\/span><span style=\"color: #000000;\">senza della realt\u00e0, ma diciamo che abbiamo trovato <\/span><span style=\"color: #000000;\">l&#8217;essenza della realt\u00e0 quando siamo d&#8217;accordo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (59). <\/span><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;essere si risolve quindi nel linguaggio e, in par<\/span><span style=\"color: #000000;\">ticolare, nel linguaggio che storicamente s&#8217;impone <\/span><span style=\"color: #000000;\">in una determinata epoca, perch\u00e9 l&#8217;essere \u00ab[&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">evento, qualcosa che accade<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(60).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Almeno sul piano teoretico, diversamente da quanto accade sul piano psicologico, \u00e8 facile controbattere a queste tesi. La maggior parte delle per<\/span><span style=\"color: #000000;\">sone, infatti, seppur in maniera irriflessa, si trova, <\/span><span style=\"color: #000000;\">non a caso, in questa epoca &#8220;debolista&#8221;, d&#8217;accordo con Vattimo. Questo accade, perch\u00e9 accettare l&#8217;e<\/span><span style=\"color: #000000;\">sistenza della verit\u00e0, che \u00e8 indipendente dal mio <\/span><span style=\"color: #000000;\">volere, \u00e8 un atto intrinsecamente difficile per l&#8217;uomo post peccatum: in qualche modo appare come un arrendersi di fronte all&#8217;Altro, accettando in maniera inequivocabile una dipendenza, una insuffi<\/span><span style=\"color: #000000;\">cienza. Chiaramente, il fomite \u2014 cos\u00ec, una volta, la teologia chiamava la nostra tendenza al peccato, <\/span><span style=\"color: #000000;\">presente anche dopo il battesimo \u2014 dell&#8217;orgoglio luciferino, che segna ognuno per tutta la vita, ci <\/span><span style=\"color: #000000;\">porta verso questo rifiuto. Per &#8220;controllarlo&#8221;, sen<\/span><span style=\"color: #000000;\">za, tuttavia, riuscire mai a eliminarlo, occorrono tanta umilt\u00e0 e tanto uso di retta ragione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Teoreticamente, invece, \u00e8 molto pi\u00f9 facile dimostrare a Vattimo e ai &#8220;debolisti&#8221; come lui, che la <\/span><span style=\"color: #000000;\">metafisica non si \u00e8 dissolta e che la nostra ragione <\/span><span style=\"color: #000000;\">pu\u00f2 attingere il vero. All&#8217;inizio abbiamo gi\u00e0 vi<\/span><span style=\"color: #000000;\">sto come sia impossibile negare il vero. Sul resto, <\/span><span style=\"color: #000000;\">Laura Bocccnti scrive: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">II secondo luogo comune <\/span><span style=\"color: #000000;\">riguarda la pretesa dissoluzione della metafisica. La metafisica non s&#8217;identifica con un sistema filosofico particolare; essa si costituisce quando la <\/span><span style=\"color: #000000;\">ragione, muovendo dall\u2019esperienza dei sensi, perviene al fondamento invisibile dell&#8217;esperienza sen<\/span><span style=\"color: #000000;\">sibile. La scoperta della metafisica \u00e8 esposta da <\/span><span style=\"color: #000000;\">Platone<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> [428\/427-348\/347 a.C.] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">ne<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">l Fedone [61]\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">(62).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il grande filosofo greco spiega che la vera ragio<\/span><span style=\"color: #000000;\">ne, per la quale Socrate (470\/469-<\/span><span style=\"color: #000000;\">399 a<\/span><span style=\"color: #000000;\">.C.) va in prigione, non \u00e8 di natura meccanica \u2014 cio\u00e8 muovendo gambe, muscoli e articolazioni \u2014, come <\/span><span style=\"color: #000000;\">vorrebbero i filosofi naturalisti: quello \u00e8 il &#8220;come&#8221; <\/span><span style=\"color: #000000;\">ci va. Platone scopre, invece, la vera causa della <\/span><span style=\"color: #000000;\">condanna di Socrate, cio\u00e8 il suo &#8220;perch\u00e9&#8221;, che \u00e8 <\/span><span style=\"color: #000000;\">il nucleo essenziale della filosofia, poich\u00e9 esprime il legame tra soggetto e predicato. \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La causa vera <\/span><span style=\"color: #000000;\">e reale \u00e8 la volont\u00e0 di bene di Socrate; tale cau<\/span><span style=\"color: #000000;\">sa non pu\u00f2 essere toccata, vista, odorata, tuttavia esiste, il pensiero la pu\u00f2 cogliere come motivo re<\/span><span style=\"color: #000000;\">ale della prigionia<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. [&#8230;] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La capacit\u00e0 metafisica consiste nella capacit\u00e0 costitutiva (cio\u00e8 originaria, trovata insieme alla natura) della ragione di passare dalla dimensione visibile a quella invisibile, dal piano sensibile a quello trascendente<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (63). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questa possibilit\u00e0 di attingere il trascendente, fondando un &#8220;pensiero forte&#8221;, consente fra l&#8217;altro di <\/span><span style=\"color: #000000;\">sottrarre la legislazione positiva delle varie societ\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">umane all&#8217;arbitrio di un pensiero &#8220;debole&#8221;, sempre cangiante, pronto a negoziare anche il contenuto di valori, che per loro natura, sono, invece, indi<\/span><span style=\"color: #000000;\">sponibili alla volont\u00e0 dell&#8217;uomo: il Vero, il Bene <\/span><span style=\"color: #000000;\">e il Giusto. Il pensiero debole, rifiutando la legge naturale, ci espone tutti all&#8217;avvento del peggior totalitarismo<\/span><em><span style=\"color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: small;\">.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se Vattimo avesse ragione nel sostenere che <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">il valore universale di un&#8217;affermazione si costruisce costruendo il consenso nel dialogo, non pretendendo di avere il diritto al consenso perch\u00e9 <\/span><span style=\"color: #000000;\">abbiamo la verit\u00e0 assoluta<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(64), allora tutto sarebbe possibile. Senza una legge naturale, trascendente e <\/span><span style=\"color: #000000;\">immutabile, chi o che cosa e in nome di che cosa, potrebbe impedire a parlamenti legittimamente <\/span><span style=\"color: #000000;\">eletti, che avessero costruito legalmente un con<\/span><span style=\"color: #000000;\">senso, tramite il dialogo, senza alcuna pretesa di <\/span><span style=\"color: #000000;\">verit\u00e0 assoluta, di legiferare circa l&#8217;uccisione im<\/span><span style=\"color: #000000;\">mediata e senza appello di tutte le opposizioni? O riguardo a qualsiasi bruttura vi venga in mente, perch\u00e9, tanto, in epoca relativistica non potreste, per coerenza, neanche chiamarla cos\u00ec? <\/span><span style=\"color: #000000;\">Nulla: e, infatti, nella storia del mondo \u00e8 gi\u00e0 <\/span><span style=\"color: #000000;\">successo pi\u00f9 volte e potrebbe ripetersi di nuovo. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Da qui la necessit\u00e0 di disancorare il diritto dalla <\/span><span style=\"color: #000000;\">volont\u00e0 umana: altrimenti, attraverso corrette pro<\/span><span style=\"color: #000000;\">cedure formali, si pu\u00f2 legiferare su tutto con qual<\/span><span style=\"color: #000000;\">siasi contenuto, anche i pi\u00f9 abietti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Gi\u00e0 nel 1998, il cardinale segretario di Stato di san Giovanni Paolo II, Angelo Sodano, ha ricordato ai politici e ai legislatori d&#8217;Europa, di tener conto nella loro azione politica e legislativa della <\/span><span style=\"color: #000000;\">legge naturale, perch\u00e9 senza di essa tutto \u00e8 possi<\/span><span style=\"color: #000000;\">bile. Egli ha detto: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">I timori di autori molto profondi non sono senza ragione. La vita sociale con <\/span><span style=\"color: #000000;\">il suo apparato giuridico esige un fondamento ul<\/span><span style=\"color: #000000;\">timo. Se non esiste altra legge oltre la legge civile, <\/span><span style=\"color: #000000;\">dobbiamo ammettere allora che qualsiasi valore, perfino quelli per i quali gli uomini hanno lottato e considerato passi avanti cruciali nella lunga <\/span><span style=\"color: #000000;\">marcia verso la libert\u00e0, possano essere cancellati <\/span><span style=\"color: #000000;\">da una semplice maggioranza di voti. Quelli che criticano la legge naturale non debbono chiudere gli occhi di fronte a questa possibilit\u00e0, e quando promuovono leggi \u2014 in contrasto con il bene co<\/span><span style=\"color: #000000;\">mune nelle sue esigenze fondamentali \u2014 debbono tenere conto di tutte le conseguenze delle proprie, azioni perch\u00e9 possono sospingere la societ\u00e0 verso <\/span><span style=\"color: #000000;\">una direzione pericolosa. E anche quando si volessero limitare gli effetti di una legge, bisognerebbe ricordare ci\u00f2 che diceva Chesterton: &#8220;La legge obbedir\u00e0 alla propria natura e non alla vo<\/span><span style=\"color: #000000;\">lont\u00e0 dei legislatori, e ci restituir\u00e0 inevitabilmente <\/span><span style=\"color: #000000;\">i frutti che abbiamo seminato in essa&#8221;<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (65)<\/span><span style=\"color: #000000;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Che fare, dunque, in questa situazione? Come far valere, almeno, il diritto di parola, senza ri<\/span><span style=\"color: #000000;\">schiare di essere denunciati per reati d&#8217;opinione? <\/span><span style=\"color: #000000;\">E il politico cattolico, che vuoi liberamente con<\/span><span style=\"color: #000000;\">correre alla costruzione del bene comune, come si deve comportare?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A questi quesiti ha dato una formidabile risposta, in campo bioetico, qualche anno fa, il famoso <\/span><span style=\"color: #000000;\">genetista francese J\u00e9r\u00f2me Lejeune (1926-1994): <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Ci vorranno delle leggi che dicano chiaramente <\/span><span style=\"color: #000000;\">che non si ha il diritto di approfittare, prendere, sfruttare, fare del bricolage col patrimonio ereditario dell&#8217;umanit\u00e0. Saranno nominati comitati <\/span><span style=\"color: #000000;\">etici che in realt\u00e0 sono fatti apposta per cambiare <\/span><span style=\"color: #000000;\">la morale. E ai cattolici sar\u00e0 chiesto di non imporre la propria morale agli altri. Ebbene, ogni volta che sar\u00e0 detto o rinfacciato questo, ricordatevi che \u00e8 falso, che \u00e8 una propaganda antidemocratica. In una democrazia moderna, che non <\/span><span style=\"color: #000000;\">fa nessun riferimento a una morale superiore, ma nella quale la morale pubblica viene definita dal<\/span><span style=\"color: #000000;\">le leggi, per ogni cittadino cercare di far passare <\/span><span style=\"color: #000000;\">nelle leggi del proprio paese ci\u00f2 che egli conside<\/span><span style=\"color: #000000;\">ra come &#8220;la morale &#8220;, non \u00e8 soltanto un diritto, ma <\/span><span style=\"color: #000000;\">un dovere democratico. Il<\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">settimo dono dello spi<\/span><span style=\"color: #000000;\">rito si riassume in un&#8217;unica formula, in una frase <\/span><span style=\"color: #000000;\">latina, e cercate di ricordarvene sempre, cercate <\/span><span style=\"color: #000000;\">di metterla in pratica, perch\u00e9 \u00e8 la vera libert\u00e0: <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">Timete Dominum et nihil aliud<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;; temete Dio e <\/span><span style=\"color: #000000;\">null&#8217;altro<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb (66).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">10. <\/span><\/b><b><span style=\"color: #000000;\">Conclusioni<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec come ho iniziato, desidero terminare, la<\/span><span style=\"color: #000000;\">sciando la parola al papa. Francesco, in una delle consuete celebrazioni mattutine presso la casa <\/span><span style=\"color: #000000;\">di Santa Marta in Vaticano, ha fatto una diagnosi <\/span><span style=\"color: #000000;\">chiara, netta e inequivocabile del nostro tempo, <\/span><span style=\"color: #000000;\">denunciandone tutti i pericoli, ma lasciando aper<\/span><span style=\"color: #000000;\">ta, com&#8217;\u00e8 nel suo stile, la porta alla speranza cri<\/span><span style=\"color: #000000;\">stiana, quella virt\u00f9 che salva e che solo Dio pu\u00f2 <\/span><span style=\"color: #000000;\">dare. Egli ha detto: \u00ab<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">C&#8217;\u00e8 un&#8217;insidia che percorre il <\/span><span style=\"color: #000000;\">mondo. \u00c8 quella della &#8220;globalizzazione dell&#8217;uni<\/span><span style=\"color: #000000;\">formit\u00e0 egemonica &#8220;caratterizzata dal &#8220;pensiero <\/span><span style=\"color: #000000;\">unico&#8221;, attraverso la quale, in nome di un &#8220;pro<\/span><span style=\"color: #000000;\">gressismo adolescenziale&#8221;, non si esita a rinnega<\/span><span style=\"color: #000000;\">re le proprie tradizioni e la propria identit\u00e0. Quel<\/span><span style=\"color: #000000;\">lo che ci deve consolare \u00e8 che per\u00f2 davanti a, che <\/span><span style=\"color: #000000;\">ci aspetta, ci ama e ci protegge. Nelle sue mani <\/span><span style=\"color: #000000;\">andremo sicuri su ogni cammino<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><span style=\"color: #000000;\">(61).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nonostante \u2014 mi permetto di aggiungere \u2014 il <\/span><span style=\"color: #000000;\">relativismo, il pensiero &#8220;debole&#8221; e tanti falsi ma<\/span><span style=\"color: #000000;\">estri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">_______________________<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">1)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> FRANCESCO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Discorso nel corso dell\u2019udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, dei 22 marzo <\/span><span style=\"color: #000000;\">2013, in<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, Citt\u00e0 del Vaticano 23-3-2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">2)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> GIOVANNI JERVIS,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Contro il relativismo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, Laterza, Roma-Bari <\/span><span style=\"color: #000000;\">2005, pp. 53-54.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">3) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">CARD. JOSEPH RATZINGER,<\/span><span style=\"color: #000000;\">Omelia nel corso della messa <\/span><span style=\"color: #000000;\">pr\u00f2-eligendo Romano Pontifice, del 18 aprile <\/span><span style=\"color: #000000;\">2005, in<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;Os<\/span><span style=\"color: #000000;\">servatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><span style=\"color: #000000;\">Citt\u00e0 del Vaticano 19-4-2005<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">4) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">[ANONIMO,] <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Le eresie e la legislazione de&#8217; primi imperatori cristiani, <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">in<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> La Civilt\u00e0 Cattolica, <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">anno LVIII, 1907, vol. 2, fasc. 1.968, 6 giugno 1907, pp. 660-672 (p. 660).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">5) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">ROBERTO ROSSI, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Le ideologie del Novecento,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> 2 voll., Casa Editrice Leonardo da Vinci, Santa Marinella (Roma) 2006, vol. I, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Il pensiero della verit\u00e0<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, pp. 25-26.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">6)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> TOMMASO D&#8217;AQUINO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Le questioni disputate<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., testo latino a fronte, 11 voll., Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1992, vol. I, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La verit\u00e0 (Questioni 1-9). La verit\u00e0, la scienza di Dio, le idee divine, il Verbo, la Provvidenza, la predestinazione, il libro della vita, la conoscenza angelica, la comunicazione della scienza angelica<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, coordinamento e revisione generale di Roberto Coggi, O.R, q. 1, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La verit\u00e0, ad 3.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">7)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> FRANCESCO CORALLUZZO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Oltre il relativismo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, Casa Editrice Leonardo da V\u00ecnci, Santa Marinella (Roma) 2013, p. 18.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">8) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">CORNELIO FABRO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Omelia del 14 settembre 1968<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, registrazione audio scaricabile alla pagina &lt;<\/span><a href=\"http:\/\/www.corneliofabro.org\/omelie.asp\" target=\"_blank\"><span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.corneliofabro.org\/omelie.asp<\/span><\/a><span style=\"color: #000000;\">&gt;, consultata il 28-2-2014, sezione <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Altre Celebrazioni\/Festa dell&#8217;Esaltazione della Santa Croce<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">9)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> F. CORAI.LUZZO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Op. Cit<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">., p. 19.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">10)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> GILBERT KEITH CHESTERTON, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Eretici<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., Lindau, Torino 2010, pp. 242-243.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">11)<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Cit. in <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">F. CORALLUZZO<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">op. cit., <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">p. 9. <\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">12)<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Cit. ib\u00ecd.,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">p, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">29.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">13) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">JEAN JACQUES CHEVALLIER,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Le grandi opere del pensiero <\/span><span style=\"color: #000000;\">politico<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., il Mulino, Bologna 1968, p. 16.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">14) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">C. FABRO,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;emergenza dell&#8217;atto di essere in San Tom<\/span><span style=\"color: #000000;\">maso e la rottura del formalismo scolastico,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> in<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> Il concetto d\u00ec <\/span><span style=\"color: #000000;\">&#8220;sapientia&#8221; in san Bonaventura e san Tommaso<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. Atti della 1&#8243;<\/span><span style=\"color: #000000;\">Settimana Residenziale di Studi Medievali, Carini (Palermo), <\/span><span style=\"color: #000000;\">18\/24-10-<\/span><span style=\"color: #000000;\">1981, a<\/span><span style=\"color: #000000;\"> cura di Alessandro Musco, Enchiridion, Pa<\/span><span style=\"color: #000000;\">lermo<\/span><span style=\"color: #000000;\">1983, pp. 16-17.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">15)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">Cfr. <\/span><span style=\"color: #000000;\">MICHEL DE MONTAIGNE<\/span><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Saggi,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> trad. it, testo francese <\/span><span style=\"color: #000000;\">e note a fronte a cura di Andr\u00e9 Tournon, Bompiani, Milano <\/span><span style=\"color: #000000;\">2012.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">16)<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">I<\/span><span style=\"color: #000000;\">bid. <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">libro l ,cap. 38, p. 431.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">17) <\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Ibid.,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> p. 433.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">18)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">Cfr. <\/span><span style=\"color: #000000;\">SESTO EMPIRICO<\/span><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Schizzipirroniani<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., a cura di Antonio Russo, 3a ed., Laterza, Roma-Bari 2009.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">19)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">A. LIVI, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La Filosofia e la sua storia<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, 3 voll, in 4 tomi, <\/span><span style=\"color: #000000;\">Societ\u00e0 Editrice Dante Alighieri, Roma 1997, voi. II, p. 60.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">20)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">Cfr. <\/span><span style=\"color: #000000;\">RENE DESCARTES<\/span><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Discorso sul metodo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., con testo francese a fronte, a cura di Emilio Mazza, introduzione di Carlo Borghero, Einaudi, Torino 2014.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">21)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Cit. in F. CORALLUZZO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">op. cit<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">., p. 14.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">22)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">Cfr. <\/span><span style=\"color: #000000;\">IMMANUEL KANT,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Cr\u00ectica detta ragion pura<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., a <\/span><span style=\"color: #000000;\">cura di Pietro Chiodi (1915-1970), Utet. Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">23)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> IDEM<\/span><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Prolegomeni a ogni futura metafisica che potr\u00e0 pre<\/span><span style=\"color: #000000;\">sentarsi come scienza<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it, introduzione di Hansmichael Hohenegger, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 81.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">24)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">Cfr. <\/span><span style=\"color: #000000;\">FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE<\/span><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Umano, troppo uma<\/span><span style=\"color: #000000;\">no. Un libro per <\/span><span style=\"color: #000000;\">spiriti liberi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., introduzione di Giovanni Maria Bertin (1912-2002), Newton Compton, Roma 2010.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">25)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Cfr. IDEM, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La gaia scienza,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> trad. it., introduzione di Fabrizio Desideri, Newton Compton, Roma 2008, aforisma n. 125.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">26)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> A. LIVI, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La Filosofia e la sua storia<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, cit, vol. III, tomo 1, pp. 323-324.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">27)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Cfr. F. W. NIETZSCHE, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Un libro per tutti e per nessuno,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> trad. it., 5a ed., Adelphi, Milano 2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">28)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Cfr. GIANNI VATTIMO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Introduzione a Nietzsche<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, Laterza, Roma-Bari 1985, p. 106.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">29)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">Cfr.<\/span><span style=\"color: #000000;\">MARTIN HEIDEGGER,<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Essere e tempo,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> trad. it., <\/span><span style=\"color: #000000;\">Mondadori, Milano<\/span><span style=\"color: #000000;\"> 2011.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">30)<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Cit. <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">in R. Rossi<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><span style=\"color: #000000;\">op. cit.,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> pp. 25-26.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">31)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> MARCELLO PERA e J. RATZ\u00ccNGER, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Senza Radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, Mondadori, Milano 2004, p.33.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">32)<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Cit. ibid.,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> p. 12.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">33)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Cfr. LUDWIG WITTGKNSTKIN, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Ricerche filosofiche<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., a cura di Mario Trincher\u00f2, Einaudi, Torino 2009.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">34)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Cit. in ANNA BONCOMPAGNI, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">La forma di vita come sfondo. Alle radici di un dialogo possibile tra le culture: certezza, farme di vita, multiculturalismo a partire da Wittgenstein<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, in <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Diogene. Filosofare oggi<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, anno VI, n. 22, Firenze marzo-maggio 2011, pp. 72-74 (pp. 71-72).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">35)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> OSWALD SPENGLER, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Il tramontao dell&#8217;Occidente. Lineamenti di una morfologia della storia mondiale<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it. di Julius Evola (1898-1974), a cura di Rita Calabrese Conte, Margherita Cottone e Furio Jesi (1941-1980), introduzione di Stefano Zecchi, n. ed., Longanesi, Milano 2008, p. 515.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">36)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> M. PERA e J. RATZINGER, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">op. cit<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">., p. 182.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">37)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> G. JERVIS, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">op. cit<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">., pp. 117-119.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">38)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> PIERGIOROIO ODIFREDDI, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Intervista a Jacques Derrida<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.piergiorgioodifreddi.it\/wpcontent\/uploa-ds\/2010\/10\/derida\" target=\"_blank\">, alla pagina &lt;<\/a><\/span><a href=\"http:\/\/www.piergiorgioodifreddi.it\/wpcontent\/uploa-ds\/2010\/10\/derida\" target=\"_blank\"><span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.piergiorgioodifreddi.it\/wpcontent\/uploa-ds\/2010\/10\/derida<\/span><\/a><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.piergiorgioodifreddi.it\/wpcontent\/uploa-ds\/2010\/10\/derida\" target=\"_blank\">&gt;, consultata il 22-5-2014.<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">39)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> Voce &#8220;<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">destrutturare<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">&#8220;, in <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Vocabolario Treccani<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, alla pagina &lt;<\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/tag\/destrutturare\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/tag\/destrutturare\/<\/a>&gt;,<\/span><span style=\"color: #000000;\"> consultata il 28-2-2014.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">40) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">SAN GIOVANNI PAOLO II, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Lettera enciclica Evangelium vitae sul valore e l&#8217;inviolabilit\u00e0 della vita umana,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_pauHi\/encyclicals\/documents\/hfjpii_enc_25031995_evan-gelium-vitae_it.html\" target=\"_blank\"> del 25 marzo 1995, alla pagina &lt;<\/a><\/span><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_pauHi\/encyclicals\/documents\/hfjpii_enc_25031995_evan-gelium-vitae_it.html\" target=\"_blank\"><span style=\"text-decoration: underline;\">http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_pauHi\/encyclicals\/documents\/hfjpii_enc_25031995_evan-gelium-vitae_it.html<\/span><\/a><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_pauHi\/encyclicals\/documents\/hfjpii_enc_25031995_evan-gelium-vitae_it.html\" target=\"_blank\">&gt;, consultata il 22-5-2014.<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">41) <\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\">JEAN LOUIS MARGOLIN, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">In Cambogia: nel paese del crimine sconcertante<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, trad. it., in <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Il libro nero del comunismo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, a cura di St\u00e9phane Courtois, Mondadori, Milano 1998, pp.541-595 (p. 554).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">42)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> SERGIO ROMANO, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> Mondolibri, Milano 2001, p. 421.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">43)<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Ibid.,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> p. 458.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><span style=\"color: #000000;\">44)<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"> TZVHTAN TODOROV, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Gli abusi della memoria,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> trad. it., Ipermedium libri, Napoli 2001 ; cit. in <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">exergo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> ne <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Il libro nero del comunismo<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">, cit., p. 3.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>45)<\/b> EMANUELE SAMEK LODOVICI, <i>Metamorfosi della gnosi. Quadri della dissoluzione contemporanea<\/i>, Ares, Milano 1979, pp. 109-110.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>46) <\/b>Cfr. \u00ab&#8221;<i>Ci sono solo fatti&#8221;, io direi: no, appunto i fatti non esistono, esistono solo interpretazioni<\/i>\u00bb (F. NIETZSCHE, <i>La volont\u00e0 d\u00ec potenza,<\/i> trad. it., Bompiani, Milano 1992, fr. 481, p. 271).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">47) GIACOMO SAMEK LODOVICI, Emanuele Samek Lodovici, in <i>il Timone<\/i>, <i>informazione e formazione apologetica<\/i>, anno VIII, n. 53, Milano maggio 2006, pp. 32-33.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>48)<\/b> RICHARD RORTY, <i>La svolta linguistica,<\/i> trad. it., Garzanti, Milano 1994, pp. 23-110 (p. 29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>49)<\/b> Cit. in ALBERTO MARRADI, voce &#8220;l\u00ecnguistic turn&#8221;, in RENATO CAVALLARO (a cura di), Lexik\u00f2n. Lessico per l&#8217;analisi qualitativa nella ricerca sociale, CieRre, Roma 2006, pp. 302-307 (p. 304).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>50)<\/b> JACQUES DERRJDA, <i>Della Grammatologia<\/i>, trad. it., Jaca Book, Milano 1969, p. 220.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>51)<\/b> G. JERVIS, <i>op. cit<\/i>., pp. 49-50.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>52)<\/b> <i>Ibid<\/i>.,pp. 50-51.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>53)<\/b> J. RATZINGER, <i>Fede. <\/i><i>Verit\u00e0. Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo<\/i>, trad. it, Cantagalli, Siena 2003, pp. 196-197.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>54)<\/b> <i>lbid..<\/i>p. 199.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>55)<\/b> SAN GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Fides et ratio circa i rapporti tra fede e ragione, del 14 settembre 1998, n. 84.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>56)<\/b> ANTOINE COMPAGNON, I cinque paradossi della modernit\u00e0, trad, it., il Mulino, Bologna 1993, p. 152.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>57)<\/b> G. VATTIMO, Senza metafisica cristianesimo pi\u00f9 libero, intervista ad Avvenire. Quotidiano di ispirazione cattolica, 7-2-1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>58)<\/b> IDEM e PIER ALDO ROVATTI, <i>II pensiero debole<\/i>, 5a ed., Feltrinelli, Milano 1987, p. 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>59)<\/b> G. VATTIMO, <i>Quale futuro aspetta la religione dopo la metafisica? &#8220;Richard Rorty, Gianni Vattimo e S. Zabala discutono il futuro della religione&#8221;, <\/i>in R. RORTY e IDEM, <i>II futuro della religione. Solidariet\u00e0, carit\u00e0, ironia<\/i>, a cura di Santiago de Zabala, Garzanti, Milano 2005, pp. 61-89 (p. 63-65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>60)<\/b> <i>Ibidem<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>61)<\/b> PLATONE, <i>Fedone<\/i>, trad. it, a cura di Franco Traballoni, Einaudi, Torino 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>62)<\/b> LAURA BOCCENTI, &#8220;Pensiero debole&#8221; o metafisica? Nichilismo senza ragioni, in il Timone. Informazione e formazione apologetica, anno III, n. 11, Milano gennaio 2001,pp. 26-27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>63)<\/b> ibidem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>64)<\/b> G. VATTIMO, <i>Dopo la cristianit\u00e0<\/i>, Garzanti, Milano 2002, pp. 8-9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>65)<\/b> CARD. ANGELO SODANO, <i>Discorso al II incontro di politici e legislatori d&#8217;Europa<\/i>, del 22-10-1998, in <i>L&#8217;Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso<\/i>. Citt\u00e0 del Vaticano 23-10-1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>66)<\/b> J\u00c9R\u00d3ME LEJUNE, <i>Chi ha paura del vecchio Albert?,<\/i> dal sito Meetinrimini.org<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>67)<\/b> FRANCESCO, <i>Omelia durante la Messa nella cappella della Domus Sanctae Marthae in Vaticano<\/i>, del 18 novembre 2013; sunto in <i>L&#8217;Osservatore Romano. 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