{"id":821,"date":"2005-06-30T16:43:14","date_gmt":"2005-06-30T14:43:14","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-02T10:55:30","modified_gmt":"2016-03-02T09:55:30","slug":"sociologia-degli-di-e-falsificazioni-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/sociologia-degli-di-e-falsificazioni-della-storia\/","title":{"rendered":"&#8221;Sociologia degli d&egrave;i&#8221; e falsificazioni della storia:"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31314\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/Stark_cover-1.jpg\" alt=\"Stark_cover\" width=\"133\" height=\"200\" \/>Tratto dal sito <strong><strong>www.cesnur.org<\/strong><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">una recensione di <em><span style=\"text-decoration: underline;\">For the Glory of God<\/span><\/em> di Rodney Stark<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Massimo Introvigne<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><strong>Sociologia e monoteismo<\/strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rodney Stark, ordinario di Sociologia delle religioni alla University of Washington, \u00e8 considerato da molti il maggiore sociologo delle religioni vivente. Sul suo manuale Sociology, giunto ormai all\u2019ottava edizione [1], generazioni di studenti di lingua inglese hanno scoperto la sociologia. Dopo avere formulato, con altri, la teoria dell\u2019economia religiosa che in molte universit\u00e0 ha da anni sostituito la precedente teoria della secolarizzazione come modello sociologico per interpretare la situazione della religione in Occidente [2], Stark si dedica da diversi anni a una lettura sociologica della storia delle religioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo saggio sulle origini del cristianesimo <em>The Rise of Christianity<\/em>, del 1996 [3], \u00e8 stato tradotto in dodici lingue e ha avuto un\u2019accoglienza sorprendentemente favorevole nella cerchia degli specialisti del cristianesimo antico, di cui pure metteva in dubbio pi\u00f9 di un\u2019interpretazione. Nel 2001, con <em>One True God<\/em> [4], Stark ha iniziato un\u2019ampia indagine sul monoteismo, volta a mettere alla prova l\u2019ipotesi secondo cui i principi generali della teoria dell\u2019economia religiosa non valgono solo per l\u2019epoca contemporanea, ma anche per l\u2019antichit\u00e0 e il Medioevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria postula, tra l\u2019altro, che la domanda religiosa tenda a rimanere costante nel tempo, cos\u00ec che le variazioni nei tassi di religiosit\u00e0 (cio\u00e8 nelle percentuali di persone che si dicono sia religiose sia praticanti) dipendono dalla qualit\u00e0 e dalla quantit\u00e0 dell\u2019offerta. A meno che il mercato religioso non sia distorto da interventi coercitivi dello Stato, esso si comporta come altri mercati: il monopolio, a lungo andare, genera indolenza e mancanza di entusiasmo nei monopolisti, non stimolati dalla concorrenza, e deprime il mercato, che \u00e8 al contrario ravvivato e rinvigorito da una concorrenza attiva e agguerrita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019esempio comparativo pi\u00f9 tipico da cui la teoria dell\u2019economia religiosa \u00e8 partita, il monopolio delle Chiese di Stato in Scandinavia ha fatto s\u00ec che il numero di praticanti si sia ridotto ai minimi termini, mentre la vigorosa concorrenza fra denominazioni cristiane ha trasformato gli Stati Uniti in un paese dove il numero di praticanti \u00e8 quasi tre volte superiore alla media dell\u2019Unione Europea.Questa conclusione &#8211; afferma Stark &#8211; vale anche per l\u2019antichit\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il successo delle religioni protette dallo Stato contro i concorrenti sembra inizialmente folgorante, ma si rivela alla lunga effimero, perch\u00e9 il loro clero si impigrisce e perde lo zelo missionario. Come conseguenza, alla periferia della scena religiosa nascono movimenti di contestazione che &#8211; sempre nel lungo termine &#8211; finiscono per avere successo. Un altro aspetto della teoria dell\u2019economia religiosa \u00e8 la maggiore forza concorrenziale del monoteismo incentrato su un Dio personale rispetto sia ai politeismi che postulano una pluralit\u00e0 di divinit\u00e0 &#8220;specializzate&#8221;, sia alle religioni che venerano un\u2019&#8221;Essenza&#8221; astratta che non si occupa dei problemi degli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Dio unico che si cura di tutti gli aspetti della vita dell\u2019uomo \u00e8 infinitamente pi\u00f9 attraente. Naturalmente, Stark affronta questi problemi dal punto di vista della sociologia, che esclude per principio giudizi di valore su quale teologia sia &#8220;vera&#8221;; ma nello stesso tempo non si disinteressa affatto della teologia e delle dottrine perch\u00e9 (almeno nella teoria di Stark) sono proprio gli aspetti dottrinali a rendere ragione del perch\u00e9 una religione abbia successo e un\u2019altra finisca per scomparire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, in <em>One True God<\/em>, Stark sottolineava come il monoteismo in linea di principio abbia difficolt\u00e0 ad ammettere la sua coesistenza con altre fedi (se c\u2019\u00e8 un solo vero Dio gli altri d\u00e8i sono &#8220;falsi&#8221;). Tuttavia, in pratica, l\u2019intolleranza si traduce in atti violenti soltanto quando la riaffermazione dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 percepita come necessaria in dipendenza di una minaccia esterna: cos\u00ec, lo scontro fra il cristianesimo e l\u2019islam determina all\u2019interno di entrambi una repressione pi\u00f9 dura sia degli ebrei sia degli eretici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>For the Glory of God,<\/em> il secondo volume dello studio consacrato da Stark al monoteismo [5], riprende il discorso dove One True God lo aveva lasciato ed esamina quattro episodi nella storia del cristianesimo in Occidente: le eresie medioevali e la Riforma, la nascita della scienza, la caccia alle streghe e la schiavit\u00f9. Lo scopo di Stark rimane quello di arrivare a un\u2019interpretazione sociologica coerente della storia del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, nel suo esame della letteratura storica, il sociologo americano nota di essersi aspettato pregiudizi di tipo materialista e marxista; ma &#8211; afferma &#8211; &#8220;quello cui non ero preparato era scoprire quanti degli storici che ho dovuto leggere per preparare questo studio esprimono un anti-cattolicesimo militante, e quanti pochi fra i loro pari abbiano obiettato a una litania di commenti dispregiativi di taglio anti-cattolico, talora espressi senza neppure rendersene conto&#8221; [6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, &#8220;bench\u00e9 molti storici viventi oggi probabilmente non abbiano pregiudizi contro la religione cattolica, o almeno non pi\u00f9 di quanti ne abbiano contro la religione in generale, spesso mantengono idee false senza rendersi conto che sono il prodotto dell\u2019anti-cattolicesimo di passate generazioni&#8221; [7].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stark sente perfino il bisogno di precisare: &#8220;Non sono, e non sono mai stato, cattolico&#8221; [8] e &#8220;(..) nego di scrivere in qualit\u00e0 di apologeta&#8221; [9]; in effetti, alcune delle sue conclusioni (una per tutte: la presenza di una valida successione apostolica nella Chiesa d\u2019Inghilterra) contraddicono formalmente la dottrina cattolica. Ma, nell\u2019esaminare la letteratura storica in funzione di un\u2019interpretazione sociologica, Stark incontra l\u2019ostacolo che deriva da un pregiudizio anti-cattolico spesso estremo da parte di storici antichi e moderni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eresie, Riforma protestante e Riforma cattolica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima parte del volume \u00e8 consacrata alla storia delle eresie cristiane, dal montanismo alla Riforma protestante. Stark si serve di questi esempi per ritornare ancora una volta su un elemento centrale della teoria dell\u2019economia religiosa: un monopolio protetto dallo Stato genera un clero pigro, che perde lo zelo missionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa chiave, quello che per altri versi \u00e8 il miracolo di Costantino (274-337) \u00e8 nello stesso tempo &#8220;la \u2018maledizione\u2019 di Costantino&#8221; [10]: garantito dallo Stato, lo zelo cristiano a poco a poco si affievolisce. La teoria dell\u2019economia religiosa postula che un monopolio centrale impigrito generi alla sua periferia forme di dissenso: sono da una parte le varie eresie medioevali, dall\u2019altra i movimenti riformatori che la Chiesa cattolica riesce a tenere al suo interno (e non si tratta, secondo il sociologo americano, di un piccolo risultato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo fenomeno \u00e8 quello che Stark chiama della &#8220;Chiesa della piet\u00e0&#8221;, rappresentata principalmente dai monaci e dagli ordini religiosi, spesso critica nei confronti della &#8220;Chiesa del potere&#8221; che mostra non solo mancanza di zelo missionario, ma anche immoralit\u00e0, simonia e intrighi. Stark nega risolutamente la teoria di origine marxista secondo cui sia la &#8220;Chiesa della piet\u00e0&#8221; sia le eresie rappresentino una forma primitiva di protesta sociale: i movimenti ascetici e quelli ereticali, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono guidati da poveri ma da ricchi, ed \u00e8 la nobilt\u00e0 a fornire statisticamente alla Chiesa il maggior numero di santi asceti (in seguito canonizzati) nel Medioevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune tesi della vulgata marxista in tema di eresie sono denunciate come semplicemente ridicole: cos\u00ec, Friedrich Engels (1820-1895) considerava il movimento valdese come la reazione di &#8220;(\u2026) pastori patriarcali delle Alpi contro il feudalesimo che avanzava verso di loro&#8221; [11], in apparenza ignorando completamente che i valdesi nascono nelle grandi citt\u00e0, sono guidati da borghesi cittadini, e si rifugiano nelle Alpi, sospinti dalla persecuzione, solo secoli pi\u00f9 tardi quando il feudalesimo \u00e8 gi\u00e0 in crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conformemente alle idee gi\u00e0 espresse in <em>One True God<\/em>, Stark afferma che l\u2019eresia gode di una relativa tolleranza nei momenti di relativa stabilit\u00e0, mentre \u00e8 perseguitata quando la cristianit\u00e0 si trova di fronte a minacce esterne, principalmente a quella islamica. Nonostante la repressione, sia la &#8220;Chiesa della piet\u00e0&#8221; vince finalmente la sua battaglia con il Concilio di Trento e la Riforma cattolica, sia la Riforma protestante si afferma in vaste zone d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una teoria sociologica, nota Stark, deve spiegare perch\u00e9 il protestantesimo ha avuto successo in alcune zone del continente europeo e non in altre. La risposta che propone \u00e8 che &#8211; oltre all\u2019interesse dei sovrani e al tipo di governo &#8211; il fattore decisivo \u00e8 rappresentato dall\u2019assenza di una opposizione popolare cattolica al protestantesimo, opposizione che \u00e8 tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 ogni singola area geografica \u00e8 stata cristianizzata da pi\u00f9 antica data e pi\u00f9 in profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec nell\u2019Europa del Nord scandinava, cristianizzata relativamente tardi e pi\u00f9 o meno superficialmente, l\u2019opposizione alle scelte protestanti dei re \u00e8 minima; mentre nell\u2019Europa mediterranea un vigoroso cattolicesimo popolare si oppone &#8211; spesso in armi, anche contro le preferenze dei principi &#8211; alla protestantizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cristianesimo e scienza moderna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda parte del volume \u00e8 dedicata alla nascita della scienza moderna. La scienza nasce, nota Stark, per una serie di concause, in parte legate a fattori economici e allo sviluppo tecnologico. Queste ultime cause tuttavia, secondo il sociologo americano, sono necessarie ma non sono sufficienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scienza nel senso moderno del termine pu\u00f2 nascere solo in determinate condizioni religiose: solo una cultura persuasa che il mondo sia stato creato da un Dio personale benevolo, e non capriccioso, le cui leggi sono immutabili, sar\u00e0 spinta a cercare di scoprire queste leggi. Cos\u00ec, nonostante un\u2019avanzata tecnologia, la scienza non nasce in Cina, dove manca la nozione di un Dio personale, e si spegne nel mondo islamico quando la teologia prevalente comincia a insegnare che Dio \u00e8 imprevedibile e non opera tramite leggi costanti, cos\u00ec che &#8220;(\u2026) condanna tutti i tentativi di formulare leggi della natura come bestemmie che negano la libert\u00e0 di azione di Allah&#8221; [12]: &#8220;Se Dio fa quel che gli piace, e quel che gli piace \u00e8 sempre variabile, l\u2019universo non opera secondo leggi regolari&#8221; [13].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, l\u2019idea secondo cui il cristianesimo ha generato la scienza moderna appare agli antipodi della vulgata secondo cui questa sarebbe emersa da una lunga lotta contro le pastoie religiose che cercavano di soffocarla. Questa idea \u00e8 per\u00f2, secondo Stark, interamente mitologica e deriva dai gi\u00e0 citati pregiudizi anti-cattolici: in effetti gi\u00e0 nelle cosiddette &#8220;et\u00e0 oscure&#8221; dell\u2019Alto Medioevo &#8220;la tecnologia dell\u2019Europa era avanzata ben al di l\u00e0 di quanto si conosceva dell\u2019antichit\u00e0&#8221; [14], come il sociologo documenta facendo riferimento a numerosi storici della scienza contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Smentendo a uno a uno i miti di una &#8220;leggenda nera&#8221; sulla presunta lotta del cristianesimo contro la scienza, questi storici hanno tra l\u2019altro dimostrato che la maggioranza dei filosofi cristiani medioevali sostenevano che la terra era rotonda, non piatta; che l\u2019anatomia avanzava tramite la dissezione di cadaveri che, con alcune cautele e limitazioni, era permessa dalla Chiesa; che l\u2019ipotesi eliocentrica era stata pacificamente formulata ben prima di Niccol\u00f2 Copernico (1473-1543); e che semmai Galileo Galilei (1564-1642), ben lungi dall\u2019essere &#8220;(\u2026) solo una vittima innocente (\u2026)&#8221; [15] di abusi di potere, che pure ci furono, &#8220;(\u2026) mise a rischio sconsideratamente l\u2019intera impresa scientifica (\u2026)&#8221; [16] presentando le sue teorie scientifiche come certe anzich\u00e9 come ipotetiche e deducendone conseguenze teologiche: &#8220;(\u2026) i suoi guai derivarono dalla sua arroganza e non solo dalle sue idee scientifiche&#8221; [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ugualmente falsa \u00e8 l\u2019idea secondo cui i grandi scienziati dell\u2019epoca formativa della scienza moderna erano principalmente liberi pensatori scettici, o almeno protestanti anti-cattolici. Stark costruisce una tabella sulla base di 52 scienziati le cui biografie appaiono in diverse enciclopedie della scienza e che sono stati attivi tra il 1543 e il 1680 (l\u2019epoca d\u2019oro della scienza moderna nascente secondo gli storici specializzati): conta 25 cattolici, 25 protestanti e solo due liberi pensatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019obiezione secondo cui gli scienziati dovevano fingersi religiosi per evitare persecuzioni, Stark risponde che lo studio della vita privata dei 52 scienziati mostra che il 61,7% di essi erano &#8220;devoti&#8221;, nel senso che documenti personali quali lettere e diari ne provano una religiosit\u00e0 che andava al di l\u00e0 della semplice pratica &#8220;convenzionale&#8221; [18].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rimane vero anche nel Settecento e nell\u2019Ottocento. Stark racconta la storia davvero poco edificante di come, una volta creato il mito di Sir Isaac Newton (1642-1727) come presunto illuminista, l\u2019establishment degli storici inglesi abbia impedito, contro il suo volere esplicito, la pubblicazione postuma delle sue opere sulla religione da cui il grande scienziato emerge come un uomo profondamente religioso (sebbene alquanto eterodosso) e nello stesso tempo interessato all\u2019esoterismo, all\u2019astrologia e all\u2019alchimia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pubblicazione di questi scritti \u00e8 stata possibile solo dopo la Seconda guerra mondiale, grazie al fatto che molti manoscritti di Newton erano stati acquistati dall\u2019economista John Maynard Keynes (1883-1946), grande collezionista di cimeli newtoniani, che (a prescindere dalle sue idee personali) permise finalmente la pubblicazione di molti inediti dello scienziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, secondo Stark, che la maggior parte degli scienziati sia religiosa \u00e8 vero anche oggi. Nella grande inchiesta della Carnegie Commission condotta nel 1969 su un campione straordinariamente elevato (oltre sessantamila docenti universitari) si dichiaravano credenti il 60% dei matematici, e il 55% dei fisici, chimici e biologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre indagini hanno confermato questi dati. Se spesso si citano dati diversi \u00e8 solo &#8211; nota Stark &#8211; perch\u00e9 ci si dimentica di separare i dati sugli scienziati naturali da quelli relativi agli scienziati sociali (storici, psicologi, antropologi), che sono invece in maggioranza irreligiosi [19].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, all\u2019obiezione secondo cui la Chiesa o almeno i &#8220;fondamentalisti&#8221; hanno lottato contro l\u2019evoluzionismo, Stark risponde che, al di l\u00e0 dell\u2019immagine letteraria e cinematografica del processo Scopes del 1925 &#8211; nel corso del quale gli evoluzionisti si scelsero ad arte i loro oppositori per creare un caso pilota in cui contestare le leggi (peraltro mai veramente applicate) che ostacolavano l\u2019insegnamento dell\u2019evoluzionismo in alcuni Stati degli Stati Uniti -, le cose sono assai pi\u00f9 complicate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le teorie evoluzioniste furono inizialmente accolte con benevola neutralit\u00e0 dalle denominazioni cristiane, le quali reagirono solo quando l\u2019evoluzionismo fu utilizzato per promuovere l\u2019ateismo e il socialismo: &#8220;i primi e pi\u00f9 militanti propagandisti del darwinismo costituiscono un vero elenco del telefono del socialismo&#8221; [20]. D\u2019altro canto, Stark nota freddamente che i problemi legati alla teoria darwiniana dell\u2019evoluzione &#8220;(\u2026) non sono stati risolti dopo oltre 150 anni di sforzi&#8221; [21], e che &#8220;(\u2026) le aggressive proclamazioni pubbliche della certezza della teoria da parte dei darwinisti sono state quasi direttamente proporzionali alle loro difficolt\u00e0&#8221; [22].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante queste difficolt\u00e0 &#8211; che Stark passa brevemente in rassegna &#8211; darwinisti militanti come Richard Dawkins scrivono frasi come: &#8220;Si pu\u00f2 dire con assoluta certezza che, se si incontra qualcuno che afferma di non credere nell\u2019evoluzione, si tratta o di un ignorante o di uno stupido o di un pazzo&#8221; [23]: frasi di grande interesse per il sociologo perch\u00e9 mostrano un atteggiamento di tipo, questo s\u00ec, &#8220;fondamentalista&#8221;, che non \u00e8 per\u00f2 un sostituto per la prova scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stark nota pure: &#8220;Diversi colleghi mi hanno ammonito che criticare la teoria evoluzionista avrebbe rovinato la mia \u2018carriera\u2019. Questo ha solo reso pi\u00f9 forte la mia determinazione di non sopportare pi\u00f9 oltre questa arrogante forma di occultismo&#8221; [24].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La caccia alle streghe<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo all\u2019occultismo vero nomine, la terza parte dell\u2019opera di Stark esamina la caccia alle streghe. Anche in questo caso, il sociologo americano esamina anzitutto la letteratura storica &#8211; e, in questo caso, anche quella divulgativa -, notando che la storiografia pi\u00f9 recente ha ridimensionato i &#8220;nove milioni di vittime&#8221; [25], ancora citati in qualche opera meno scientifica, a una pi\u00f9 realistica cifra di &#8220;circa 60.000&#8221; [26], il che non toglie nulla alle tragedie individuali ma mostra con quanta poca accuratezza una letteratura propagandistica ipotizzasse dati e cifre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, Stark ribadisce dati comuni nella sociologia delle religioni in merito alla distinzione fra religione (in cui si invoca l\u2019intercessione di Dio) e magia (in cui si pensa di manipolare e mettere al proprio servizio forze soprannaturali o preternaturali). Osserva che la magia \u00e8 sempre coesistita con la religione e che questa forma di &#8220;dissenso&#8221; almeno implicito ha in comune con l\u2019eresia l\u2019essere tollerata in epoche &#8220;normali&#8221; e l\u2019essere perseguitata in epoche di crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la magia occasionalmente &#8220;funziona&#8221; (se non altro per ragioni statistiche, un incantesimo per la pioggia ha un certo numero di possibilit\u00e0 di &#8220;riuscire&#8221;), il che richiede a persone abituate a ragionare in modo logico e coerente una spiegazione del perch\u00e9 sia cos\u00ec. In questo senso, la spiegazione demoniaca &#8211; secondo cui la magia funziona per l\u2019intervento del Demonio &#8211; appare secondo Stark non particolarmente illogica nel contesto della teologia medievale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sociologo americano esamina alcune spiegazioni della caccia alle streghe che considera insufficienti, tra le quali l\u2019esistenza di una religione pagana clandestina perseguitata dal cristianesimo come stregoneria (una teoria popolare negli ambienti della neo-stregoneria contemporanea, ma storicamente falsa); la malattia mentale degli accusati (molti dei quali si difendono con un\u2019abilit\u00e0 certamente incompatibile con la schizofrenia); il &#8220;ginocidio&#8221; (neologismo che vorrebbe indicare un genocidio rivolto contro le donne), di cui la storiografia femminista accusa una cultura maschilista e patriarcale (molti dei condannati erano uomini, e le pene per gli uomini erano semmai pi\u00f9 severe di quelle per le donne); il desiderio di impadronirsi dei beni degli accusati (spesso invece poveri); il presunto fanatismo del clero (che molto spesso cercava piuttosto di frenare le campagne contro la stregoneria, che nascevano &#8220;dal basso&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche le spiegazioni pi\u00f9 popolari fra i sociologi &#8211; la costruzione di una solidariet\u00e0 locale attraverso la designazione di un nemico, e la reazione a periodi di crisi economica o sociale &#8211; non spiegano, secondo Stark, perch\u00e9 la caccia alle streghe abbia una sua geografia precisa, si diffonda in alcune aree e non in altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sociologo propone una nuova teoria secondo cui gli episodi di caccia alle streghe nascono dalla presenza concomitante di tre fattori: la pratica diffusa della magia (e la sua interpretazione demonologia da parte della teologia dominante), una situazione di conflitto religioso che rende pi\u00f9 difficile tollerare il dissenso, e la debolezza dell\u2019autorit\u00e0 centrale che non riesce a opporsi con successo alle proposte locali di perseguire le streghe. Ciascuno di questi tre elementi \u00e8 necessario, ma non \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza della magia popolare nel tardo Medioevo \u00e8 forte in aree di lingua tedesca come la Svizzera, dove ci sono fra il XIV e il XVI secolo 376,9 imputati di stregoneria per milione di abitanti; ma \u00e8 forte anche in Italia, dove questo tasso nello stesso periodo scende a 14,4 [27]. Una prima differenza fra l\u2019Italia e la Svizzera (o l\u2019area di Norimberga, dove il tasso \u00e8 di 956,5 imputati per milione di abitanti) \u00e8 la presenza di conflitti armati e di anarchia politica (in seguito, di un forte conflitto tra cattolici e protestanti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cruciale \u00e8 poi la debolezza dell\u2019autorit\u00e0 centrale, politica e religiosa. In effetti, le autorit\u00e0 della Chiesa cattolica si oppongono alla caccia alle streghe, con tanto pi\u00f9 successo dove il loro potere \u00e8 forte e centralizzato: in Spagna il tasso di imputati di stregoneria \u00e8 di 0,2 per milione di abitanti, il pi\u00f9 basso d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito della Spagna, Stark riprende da autori come Henry Kamen [28] e Gustav Henningsen [29] il dato secondo cui l\u2019Inquisizione spagnola in effetti imped\u00ec una caccia alle streghe in Spagna, reprimendo duramente non le streghe ma gli aspiranti cacciatori di streghe; una tabella mostra pure come fra il 1540 e il 1700 su 44.701 imputati processati dall\u2019Inquisizione spagnola, 826 (cio\u00e8 l\u20191,8%) [30] siano stati condannati a morte e giustiziati, il che potrebbe mettere a tacere la relativa &#8220;leggenda nera&#8221; se potenti interessi ideologici non spingessero invece a tenerla in vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, non furono i liberi pensatori a porre fine alla caccia alle streghe, ma teologi e autori ecclesiastici che a poco a poco aiutarono le grandi denominazioni cristiane e gli Stati a riprendere il controllo della situazione nell\u2019epoca di minore conflitto inaugurata nel 1648 dalla Pace di Westfalia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Religione e schiavit\u00f9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quarta parte dell\u2019opera di Stark \u00e8 consacrata alla schiavit\u00f9, un altro campo dove la propaganda anti-cattolica ha seminato falsit\u00e0 solo faticosamente smentite dagli storici pi\u00f9 recenti. Stark inizia con il riferire che la schiavit\u00f9 \u00e8 un dato pressoch\u00e9 universale, diffuso nelle sue versioni pi\u00f9 brutali anche in culture unanimemente ammirate per il loro alto livello di civilt\u00e0, come la Grecia e Roma, o per il loro presunto idilliaco rapporto con la natura, come gli indiani dell\u2019attuale America del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo alcune (piccole) comunit\u00e0 nel mondo ebraico antico trovano nella loro religione ragioni di ostilit\u00e0 alla schiavit\u00f9, e solo il cristianesimo la abolisce, per quanto sacche di schiavit\u00f9 rimangano nelle zone di frontiera pi\u00f9 lontane dal centro romano della cristianit\u00e0. Si deve comunque a San Tommaso d\u2019Aquino (1225-1274), nota Stark, la pi\u00f9 rigorosa dimostrazione del carattere sempre peccaminoso e illecito della schiavit\u00f9, regolarmente citata in numerosi documenti del successivo magistero pontificio [31]. La schiavit\u00f9 rimane nel frattempo praticata, fino al secolo XX (e oltre), dall\u2019islam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la conquista del Nuovo Mondo le potenze coloniali iniziano ad acquistare schiavi da mercanti musulmani africani e a importarli nelle Americhe, dopo avere tentato con scarso successo di rendere schiavi gli indiani locali, poco abituati alle fatiche del lavoro agricolo e inclini a morire rapidamente di malattia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reazione pontificia \u00e8 durissima: il papa Paolo III (1468-1549) dichiara Satana il padre della schiavit\u00f9 e ne vieta assolutamente ogni forma di pratica [32]. Le condanne pontificie sono continuamente reiterate; si pu\u00f2 solo lamentare che non sono osservate. Tuttavia, osserva Stark, la continua pressione della Santa Sede porta almeno all\u2019emanazione nel XVIII secolo di codici sul modo di trattare gli schiavi, come il Code Noir francese e il C\u00f3digo Negro Espa\u00f1ol, che Stark compara utilmente con il coevo Code of Barbados inglese, adottato in tutti i Caraibi britannici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le leggi francesi e spagnole dichiarano gli schiavi persone umane con un\u2019anima immortale che devono essere battezzate, catechizzate, fatte sposare con rito cattolico, e non separate dal coniuge o dai figli piccoli; nulla di simile si trova nel Code of Barbados, tutto costruito sull\u2019equiparazione giuridica dello schiavo al capo di bestiame. Naturalmente, Stark nota che nulla giustifica alcuna forma di schiavit\u00f9: tuttavia, \u00e8 cattiva storia ignorare che mentre il Code of Barbados non parla di giorni di vacanza il C\u00f3digo Negro Espa\u00f1ol, sommando domeniche e feste religiose di ogni genere, garantisce agli schiavi 87 giorni di riposo all\u2019anno [33].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beninteso, la storiografia pi\u00f9 anti-cattolica si \u00e8 compiaciuta di notare le frequenti violazioni delle leggi. Tuttavia le statistiche mostrano, per esempio, che a New Orleans (citt\u00e0 a maggioranza cattolica e a lungo sotto amministrazione francese) il 41,7% degli afro-americani nel 1830 erano liberi, non schiavi, il che mostra come gli incentivi del Code Noir all\u2019emancipazione avessero funzionato, contro il solo 3,9% della non troppo lontana citt\u00e0 protestante di Nashville, nel Tennessee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto ai rigori della schiavit\u00f9 sotto il Code of Barbados, \u00e8 sufficiente a Stark ricordare che dal 1626 al 1808 (quando diventa illegale importare nuovi schiavi in territorio britannico) entrano negli attuali Stati Uniti circa 400.000 schiavi contro 340.000 nelle piccole Barbados e 750.000 in Giamaica. Questo non significa che negli Stati Uniti ci fossero meno schiavi che nelle isole amministrate dalla Gran Bretagna: il fatto \u00e8 che la maggioranza degli schiavi americani lo erano per nascita, mentre in Giamaica o nelle Barbados il regime (certo accompagnato da condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli) era tale per cui la maggioranza degli schiavi moriva prima di procreare, i figli degli schiavi non raggiungevano l\u2019et\u00e0 adulta, ed era quindi necessario importarne continuamente di nuovi [34].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come \u00e8 falso che la Chiesa abbia favorito la schiavit\u00f9, \u00e8 falso che siano stati gli illuministi a operare per la sua abolizione. La crema degli illuministi, da John Locke (1632-1704) a Voltaire (1694-1778), da David Hume (1711-1776) a Denis Diderot (1713-1784), &#8220;(\u2026) ha pienamente accettato la schiavit\u00f9&#8221;, quando non ha addirittura investito i suoi risparmi nel commercio degli schiavi [35].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stata invece l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica cattolica, insieme a un possente movimento protestante passato dai quaccheri ad altre denominazioni, a far trionfare la causa abolizionista in tutto il mondo cristiano (non in quello islamico). L\u2019idea marxista secondo cui le ragioni religiose dell\u2019abolizionismo mascheravano bassi interessi economici \u00e8 fondata su calcoli dell\u2019economista Adam Smith (1723-1790) &#8211; paradossalmente, una bestia nera dei marxisti &#8211; secondo cui il lavoro di uomini liberi pagati adeguatamente poco sarebbe stato in realt\u00e0 pi\u00f9 a buon mercato di quello degli schiavi, calcoli considerati oggi unanimemente sbagliati dagli storici dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No: &#8220;la schiavit\u00f9 non mor\u00ec della sua stessa inefficienza, e l\u2019emancipazione non fu un complotto capitalista&#8221; [36]; l\u2019abolizione della schiavit\u00f9 ebbe cause anzitutto religiose e fu &#8220;(\u2026) uno di quegli straordinari episodi di fede che hanno dato forma alla civilt\u00e0 occidentale&#8221; [37].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, su questo o quel giudizio storico la discussione continua, n\u00e9 l\u2019opera di Stark ha l\u2019ambizione di presentarsi come un manuale di storia. Lo scopo del sociologo \u00e8 quello di mostrare, attraverso lo studio di episodi emblematici anche se particolarmente controversi, che &#8211; contrariamente al pregiudizio passato dal marxismo in gran parte della cultura contemporanea &#8211; i fenomeni che si presentano come religiosi non sono soltanto la maschera di fattori e interessi materiali, ma hanno spesso cause effettivamente e veramente religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stark postula la necessit\u00e0 di una &#8220;sociologia degli d\u00e8i&#8221;, cui dedica un\u2019appendice metodologica[38], capace di superare l\u2019idea trasmessa alla sociologia delle religioni da \u00c9mile Durkheim (1858-1917) secondo cui solo il rito e il sostegno dell\u2019ordine morale sono sociologicamente interessanti nella religione. In realt\u00e0, \u00e8 a quale tipo di Dio o di d\u00e8i il rito si rivolge che spiega le conseguenze sociali di ciascuna religione e il suo influsso sulla storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, come sono state coinvolte in episodi tragici e discutibili, cos\u00ec la religione cristiana &#8211; e in particolare la Chiesa cattolica &#8211; hanno anche scritto pagine tra le pi\u00f9 luminose della storia dell\u2019Occidente, una storia da cui la religione rimane, per quanti sforzi in contrario si facciano, indissolubile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">[<\/span>1]<\/strong> Rodney Stark, <em>Sociology.<\/em> Internet Edition, Wadsworth\/Thomson Learning, Belmont (California) 2001.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"justify\">\n<div><strong>[2]<\/strong> La formulazione pi\u00f9 completa, e insieme pi\u00f9 accessibile, della teoria \u00e8 presentata in R. Stark &#8211; Roger Finke, <em>Acts of Faith. Explaining the Human Side of Religion<\/em>, University of California Press, Berkeley &#8211; Los Angeles &#8211; Londra 2000. Cfr. pure R. Stark &#8211; Massimo Introvigne, <em>Il ritorno di Dio. Il futuro della religione in Europa e in Italia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato 2003 (in corso di stampa).<\/div>\n<div><strong>[3]<\/strong> R. Stark, <em>The Rise of Christianity. A Sociologist Reconsiders History<\/em>, Princeton University Press, Princeton 1996. Cfr. la mia recensione: <em>Il cristianesimo delle origini: un nuovo movimento religioso?,<\/em> in Cristianit\u00e0, anno XXIV, n. 259, novembre 1996, pp. 9-11.<\/div>\n<div><strong>[4]<\/strong> R. Stark, <em>One True God. Historical Consequences of Monotheism<\/em>, Princeton University Press, Princeton 2001.<\/div>\n<div><strong>[5]<\/strong> R. Stark, <em>For the Glory of God. How Monotheism Led to Reformation,<\/em> Science, Witch-Hunts, and the End of Slavery, Princeton University Press, Princeton 2003.<\/div>\n<div><strong>[6]<\/strong> Ibid., pp. 12-13.<\/div>\n<div><strong>[7]<\/strong> Ibid., p. 13.<\/div>\n<div><strong>[8]<\/strong> Ibid., p. 14.<\/div>\n<div><strong>[9]<\/strong> Ibid.<br \/>\n<strong>[10]<\/strong> Ibid., p. 33.<\/div>\n<div><strong>[11]<\/strong> Ibid., p. 61.<\/div>\n<div><strong>[12]<\/strong> Ibid., p. 154.<\/div>\n<div><strong>[13] I<\/strong>bid., p. 155.<\/div>\n<div><strong>[14] I<\/strong>bid., p. 133.<\/div>\n<div><strong>[15]<\/strong> Ibid., p. 165.<\/div>\n<div><strong>[16]<\/strong> Ibid.<\/div>\n<div><strong>[17]<\/strong> Ibid., pp. 163-164.<\/div>\n<div><strong>[18] I<\/strong>bid., p. 162.<\/div>\n<div><strong>[19]<\/strong> Cfr. ibid., p. 194.<\/div>\n<div><strong>[20]<\/strong> Ibid., p. 185.<\/div>\n<div><strong>[21]<\/strong> Ibid., p. 176.<\/div>\n<div><strong>[22]<\/strong> Ibid.<\/div>\n<div><strong>[23]<\/strong> Cit. ibid., p. 177.<\/div>\n<div><strong>[24]<\/strong> Ibid., p. 394.<\/div>\n<div><strong>[25]<\/strong> Ibid., p. 202.<\/div>\n<div><strong>[26]<\/strong> Ibid., p. 203.<\/div>\n<div><strong>[27]<\/strong> Cfr. ibid., p. 253.<\/div>\n<div><strong>[28]<\/strong> Cfr. Henry Kamen, <em>The Spanish Inquisition. A Historical Revision<\/em>, Yale University Press, New Haven &#8211; Londra 1998.<\/div>\n<div><strong>[29]<\/strong> Cfr. Gustav Henningsen, <em>L\u2019avvocato delle streghe. Stregoneria basca e Inquisizione spagnola<\/em>, trad. it., Garzanti, Milano 1990.<\/div>\n<div><strong>[30]<\/strong> Cfr. R. Stark, <em>For the Glory of God. How Monotheism Led to Reformation,<\/em> Science, Witch-Hunts, and the End of Slavery, cit., p. 257.<\/div>\n<div><strong>[31]<\/strong> Cfr. ibid., pp. 329-330.<\/div>\n<div><strong>[32]<\/strong> Cfr. ibid., p. 331.<\/div>\n<div><strong>[33]<\/strong> Cfr. ibid., p. 311.<\/div>\n<div><strong>[34]<\/strong> Cfr. ibid., p. 318.<\/div>\n<div><strong>[35]<\/strong> Ibid., p. 359.<\/div>\n<div><strong>[36]<\/strong> Ibid., p. 365.<\/div>\n<div><strong>[37]<\/strong> Ibid.<\/div>\n<div><strong>[38]<\/strong> Cfr. ibid., pp. 367-376.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto dal sito www.cesnur.org una recensione di For the Glory of God di Rodney Stark Massimo Introvigne Sociologia e monoteismo Rodney Stark, ordinario di Sociologia delle religioni alla University of Washington, \u00e8 considerato da molti il maggiore sociologo delle religioni vivente. 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