{"id":820,"date":"2005-06-30T16:38:52","date_gmt":"2005-06-30T14:38:52","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-17T16:21:49","modified_gmt":"2015-11-17T15:21:49","slug":"reincarnazione-persona-umana-e-concezione-cristiana-della-vita-e-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/reincarnazione-persona-umana-e-concezione-cristiana-della-vita-e-della-storia\/","title":{"rendered":"Reincarnazione, persona umana e concezione cristiana della vita e della storia"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/reincarnazione.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-27796\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/reincarnazione.jpg\" alt=\"reincarnazione\" width=\"148\" height=\"200\" \/><\/a>\u00a0di <strong>Pietro Cantoni<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">(Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">1. <strong>La reincarnazione nel contesto della Nuova Religiosit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo qualche tempo fa l\u2019argomento poteva ancora sembrare qualcosa di esotico, attinente alla storia delle religioni o alle vicende di qualche gruppo marginale, oggi ci rendiamo sempre pi\u00f9 conto della sua impressionante attualit\u00e0 e concretezza. Anche qui l\u2019esito fattuale della secolarizzazione ha smentito tante dotte previsioni e capovolto tante scontate aspettative. L\u2019uomo secolarizzato non \u00e8 pervenuto ad una generalizzata convinzione che questo &#8220;secolo&#8221; esaurisce tutto l\u2019esistente, ma ha raggiunto in molti casi la convinzione che c\u2019\u00e8 altra vita da vivere oltre questa vita.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Operata la distinzione tra Nuovi movimenti Religiosi e Nuova Religiosit\u00e0, si \u00e8 rilevato che la dottrina della reincarnazione rappresenta il test pi\u00f9 sicuro per diagnosticare la presenza della Nuova Religiosit\u00e0 in un dato contesto. Una indagine condotta nel 1991-92, limitata a due citt\u00e0 italiane molto diverse per collocazione geografica e culturale: Massa (capoluogo della provincia di Massa Carrara) e Foggia, ha dato questi risultati: su un totale di 2652 risposte a Foggia si \u00e8 pronunciato a favore della reincarnazione il 31,44% e a Massa, su 5455, il 43,42 [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato dell\u2019Indagine europea sui valori del 1981 fissava i credenti italiani nella reincarnazione al 21%, un dato lievemente inferiore alla media europea (25%). La stessa indagine, ripetuta nel 1990 nell\u2019ambito della Indagine mondiale sui valori, evidenziava un dato italiano salito al 27% (pi\u00f9 precisamente: 23% degli uomini e 31% delle donne), un dato coincidente con la media europea dell\u2019epoca, sebbene &#8211; quanto a paesi di tradizione cattolica &#8211; inferiore a quello della Francia e della Spagna (28%) e del Portogallo e dell\u2019Austria (29%), superiore invece di un punto a quello della Polonia (26%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, l\u2019Indagine europea sui valori \u00e8 stata ripetuta nel 1999. I dati internazionali non sono stati ancora pubblicati, ma quelli italiani sono stati anticipati nel volume curato da Renzo Gubert, &#8220;La via italiana alla postmodernit\u00e0. Verso una nuova architettura dei valori&#8221;, Franco Angeli, Milano 2000. Qui, nel capitolo dedicato alla religione, Salvatore Abbruzzese scrive a proposito della risposta \u00abcredo nella reincarnazione\u00bb che \u00aboltre un terzo degli intervistati crede in una simile affermazione e nell\u2019ambito dei praticanti regolari la percentuale resta comunque elevata\u00bb [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che la presenza di una dottrina religiosa nuova in un determinato contesto non \u00e8 misurabile solo sulla base del numero degli aderenti al movimento che la professa ufficialmente e questo \u00e8 particolarmente vero a proposito della reincarnazione. \u00abUn\u2019idea religiosa nuova \u00e8 come un sasso gettato nell\u2019acqua, che determina una serie di cerchi concentrici. I primi cerchi sono pi\u00f9 netti e visibili, ma sono anche molto pi\u00f9 piccoli; gli ultimi cerchi sono pi\u00f9 difficili da vedere, ma sono molto pi\u00f9 grandi\u00bb [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. <strong>Una vita precedente per spiegare il mistero della vita presente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda sul &#8220;dopo&#8221; \u00e8 una domanda religiosa per essenza. Insieme e indissolubilmente anche domanda filosofica. La morte \u00e8 addirittura per Platone al centro della riflessione filosofica, per cui la vita del vero filosofo si risolve in un &#8220;esercizio di morte&#8221; [4]. La credenza in una vita oltre la morte accompagna l\u2019avventura dell\u2019uomo su questa terra, per cos\u00ec dire, da sempre. Matrimoni e funerali &#8211; diceva Giambattista Vico &#8211; sono le attestazioni pi\u00f9 antiche e comuni della religiosit\u00e0 e della civilt\u00e0 dell\u2019uomo [5]. Segno che l\u2019uomo, dal momento in cui \u00e8 apparso sulla scena e ha preso coscienza di s\u00e9, ha concepito la vita nel suo inizio e nella sua fine come qualcosa di &#8220;sacro&#8221; e di &#8220;misterioso&#8221;, meritevole quindi di attenta riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riflessione sulla vita dell\u2019uomo non pu\u00f2 poi andare disgiunta dalla riflessione sul male che la attraversa. L\u2019uomo, anche qui &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; da sempre, ha intuito che c\u2019\u00e8 un legame tra il male, anche fisico, e il male morale. Se ti comporti bene devi raccogliere frutti buoni, se ti comporti male devi raccogliere frutti cattivi. Questa constatazione per\u00f2, frutto di un primo livello di riflessione, entra ad un certo punto in crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante notare come elementi di questa crisi si trovino in contesti culturali e religiosi molto diversi, come per esempio, Israele e l\u2019India. In Israele la concezione di un rapporto stretto tra agire dell\u2019uomo e retribuzione morale entra in crisi nella riflessione dei libri sapienziali, in particolare Giobbe e il Qoelet. Anche in India succede qualcosa di simile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle concezioni pi\u00f9 tipiche del pensiero indiano \u00e8 infatti quella della corrispondenza tra karma e destino, due concetti che possono essere assimilati &#8211; facendo molta attenzione al carattere semplificatorio di questa assimilazione &#8211; a quelli di azione e reazione [6]. \u00c8 con le Upanishad (e siamo attorno all\u2019VIII-VII secolo a. C.) che la riflessione religioso-filosofica si afferma ed elabora, come soluzione del problema, la dottrina della reincarnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi si profila mediante la riflessione su un dato ineludibile e inoccultabile dell\u2019esperienza umana: molto spesso infatti all\u2019agire buono non corrisponde &#8211; nell\u2019ambito del mondo della nostra esperienza &#8211; una vita beata e all\u2019agire malvagio una vita punita. \u00abEcco &#8211; canta il salmista -, questi sono gli empi: sempre tranquilli, ammassano ricchezze. Invano dunque ho conservato puro il mio cuore e ho lavato nell&#8217;innocenza le mie mani, poich\u00e9 sono colpito tutto il giorno, e la mia pena si rinnova ogni mattina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se avessi detto: &#8220;Parler\u00f2 come loro&#8221;, avrei tradito la generazione dei tuoi figli. Riflettevo per comprendere: ma fu arduo agli occhi miei\u00bb (Sal 73,12-16). Il saggio delle Upanishad ipotizza allora che l\u2019esistenza umana si manifesti in un insieme strettamente collegato e concatenato di diverse esistenze e che la situazione di una data esistenza presente sia il risultato di una esistenza precedente in una serie causalmente connessa. Questa prospettiva \u00e8 coerente con un contesto metafisico che ignora il &#8220;principio di creazione&#8221;, concepisce conseguentemente il tempo in modo decisamente ciclico e interpreta l\u2019esistenza del contingente e diveniente come &#8220;manifestazione&#8221; di un Assoluto non personalmente inteso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. <strong>Chi si reincarna?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio quest\u2019ultima osservazione ci induce per\u00f2 ad ampliare e approfondire il nostro sguardo indagatore: qual\u2019\u00e8 l\u2019antropologia che questa soluzione necessariamente comporta? Detto in altri termini: chi o che cosa trasmigra? Evidentemente qualcosa che intrattiene con il corpo un legame accidentale, quasi casuale, comunque avventizio. Certamente non essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un passo famoso della Bhagavadg\u00eet\u00e2 pu\u00f2 assurgere a testimonianza sintomatica: \u00abA quel modo che un uomo abbandona i suoi vecchi vestimenti e ne prende di nuovi, cos\u00ec il s\u00e9 abitante nel corpo abbandona i suoi vecchi corpi e ne prende di nuovi\u00bb [7]. Questa marginalizzazione della corporeit\u00e0 si accompagna ad una considerazione problematica della persona, che tende anzi in alcune scuole a dissolversi. In perfetta coerenza d\u2019altronde con una concezione impersonale dello stesso Principio assoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo della Bibbia questa operazione \u00e8 impossibile proprio in virt\u00f9 dell\u2019antropologia che le \u00e8 propria: qui il corpo fa la parte del leone. In modo cos\u00ec marcato da fornire un certo fondamento a teorie &#8211; come la Ganztodtheorie &#8211; che relegano la sopravvivenza dell\u2019uomo ad un fattore puramente divino senza nulla concedere alla natura dell\u2019uomo. In questo senso il confronto con la dottrina della reincarnazione pu\u00f2 aiutare l\u2019escatologia cristiana a ritrovare un approccio pi\u00f9 equilibrato al dato biblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Nuovo Testamento si conferma e &#8211; per qualche aspetto &#8211; si accentua in virt\u00f9 dell\u2019evento centrale dell\u2019Incarnazione del Verbo. La reincarnazione \u00e8 proprio una dottrina che costituisce un punto discriminante e una reale difficolt\u00e0 nell\u2019assunzione &#8211; peraltro convinta &#8211; del pensiero platonico da parte dei Padri. La reincarnazione, in contesto giudeo-cristiano, finisce dunque per vivacchiare nell\u2019ambito dello gnosticismo (neppure qui in posizione centrale) e nella cabbala (influenzata dallo gnosticismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 solo nei tempi moderni che assistiamo in Occidente ad un ampio recupero ad opera soprattutto delle societ\u00e0 Teosofica e Antroposofica (quest\u2019ultima in modo particolare nell\u2019area di lingua tedesca) ed \u00e8 solo nel clima postmoderno (e postcristiano) della nuova religiosit\u00e0 che questo recupero diventa un fenomeno di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto \u00e8 gi\u00e0 risultato evidente che la dottrina della reincarnazione non \u00e8 un dettaglio esotico e marginale a livello quantitativo, ma emerge anche la sua non indifferenza rispetto a tutto il complesso della Weltanschauung cristiana. Vale la pena allora far emergere con maggiore chiarezza i presupposti che la pongono in aperta tensione con la visione cristiana del mondo e della vita. Questo in una prospettiva che risulta insieme teologica e filosofica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Premetto che queste mie considerazioni non si rivolgono direttamente alle concezioni reincarnazioniste orientali. Questo certamente per mancanza di specifica competenza, ma anche perch\u00e9 il mio interesse si volge in modo particolare a come questa dottrina \u00e8 recepita e vissuta concretamente in occidente. \u00c8 stato da tutti osservato che la concezione orientale-tradizionale della reincarnazione e quella occidentale-moderna differiscono considerevolmente su punti tutt\u2019altro che marginali. Innanzitutto il valore da dare a questo evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre per l\u2019orientale il rinascere in nuovi corpi, siano essi di animali o anche di uomini \u00e8 comunque visto con raccapriccio e l\u2019ideale da perseguire \u00e8 quello di uscire dal ciclo ripetitivo e colmo di sofferenza del sams\u00e2ra e in ci\u00f2 consiste la liberazione, la moksha; per l\u2019uomo occidentale moderno un\u2019altra nascita \u00e8 vista come una nuova opportunit\u00e0 di continuare a vivere e di progredire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte abbiamo dunque una concezione per cos\u00ec dire &#8220;pessimistica&#8221;, dall\u2019altra &#8220;ottimistica&#8221; della reincarnazione. Non solo: il contesto immanentista in cui l\u2019occidentale vive, tutto teso alla ricerca della felicit\u00e0 attraverso la soddisfazione dei suoi desideri terreni, lo spinge a cercare la liberazione non in un cambiamento &#8220;di livello&#8221;, qualitativamente segnato, ma in nuove opportunit\u00e0 di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passato cristiano ha abituato l\u2019uomo occidentale a coltivare aspirazioni &#8220;eccessive&#8221; che, una volta orientate nell\u2019ambito ristretto del mondo mondano e sganciate dalla prospettiva della gratuit\u00e0 della grazia si sono rivelate di una tragica pericolosit\u00e0: le ideologie del secolo scorso ne sono la prova. Nel contesto del crollo delle ideologie la reincarnazione &#8220;occidentale&#8221; sembra orientarle in un aldil\u00e0 vissuto piuttosto come continuazione di questo mondo che come trascendimento del mondo in un\u2019altra dimensione di vita: l\u2019escatologia si converte in futurologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. <strong>L\u2019identit\u00e0 personale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo esistenziale, una volta che consapevolemente non \u00e8 pi\u00f9 concepito come rapporto dialogico con un Persona che gratuitamente offre la salvezza perch\u00e9 venga liberamente accolta, si ritrova tradotto nella categoria ormai diventata abituale del &#8220;progresso&#8221;, frutto di un impegno soltanto o almeno principalmente umano. Qui il problema di &#8220;chi trasmigra&#8221; &#8211; cos\u00ec complesso e bisognoso di letture differenziate in contesto orientale &#8211; trova una soluzione ad immediata portata di mano posto il contesto culturale: \u00e8 l\u2019 anima, l\u2019anima della tradizione cristiana, inconsapevolmente caricata di valenze cartesiane, l\u2019&#8221;io&#8221; della mia coscienza abituale e ingenua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad uno sguardo pi\u00f9 attento per\u00f2 questa soluzione, accattivante nella sua ovviet\u00e0, si rivela un &#8220;falso amico&#8221;, perch\u00e9 induce in una prospettiva che \u00e8 un vero nido di aporie filosofiche e rappresenta comunque un radicale allontanamento dalla fede cristiana in ci\u00f2 che essa ha di pi\u00f9 centrale. Non voglio qui entrare nella <em>vexata qu\u00e6stio<\/em> se il termine persona possa essere attribuito con verit\u00e0 senz\u2019altro all\u2019anima (sant\u2019Agostino) e non piuttosto al composto di anima e corpo (san Tommaso d\u2019Aquino).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui la posta in gioco \u00e8 il tipo di rapporto che l\u2019anima, come componente spirituale e immortale dell\u2019uomo intrattiene con il corpo. La mia precisa identit\u00e0 personale \u00e8 garantita soltanto da un principio interiore di carattere spirituale o comporta una connessione non avventizia con dei dati che attengono all\u2019esistenza corporea?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un filosofo americano convinto reincarnazionista &#8211; Geddes MacGregor &#8211; imposta cos\u00ec il problema con molto humor e vivacit\u00e0, ma non senza efficacia:\u00a0\u00abIl reincarnazionista deve vedere il s\u00e9 che \u00e8 rinato come qualcosa d\u2019altro rispetto al s\u00e9 che io ho di solito in mente quando dico &#8220;me stesso&#8221; o &#8220;tu stesso&#8221;. Quando io parlo di &#8220;me stesso&#8221; mi riferisco normalmente a tutta la persona che io riconosco come me, incluso il timbro della mia voce, la curva delle mie sopracciglia e anche certe caratteristiche di cui voi probabilmente non siete a conoscenza, come il dito del mio piede danneggiato. Riflettendo tuttavia, devo ammettere che certe caratteristiche del s\u00e9 di cui sto parlando sono effimere anche per la considerazione pi\u00f9 comune, come un mal di schiena o un foruncolo sul mio collo. Essi possono essere con me quando parlo con voi oggi, ma non pi\u00f9, spero, quando vi vedo di nuovo domani. Proprio secondo questo modo di vedere comune, dunque, il s\u00e9 non \u00e8 interamente costante. Se mi presento davanti a voi con alcune caratteristiche molto insolite, come un eritema su tutto il mio volto, voi potete fermarvi un momento prima di riconoscermi; poi per\u00f2 direte qualcosa di simile a questo: &#8220;D\u00ec un po\u2019, che cosa ti \u00e8 successo?&#8221; Dire qualcosa del genere vuol dire riconoscere che il s\u00e9, che ritengo di essere me e che voi riconoscete come me, ha patito un cambiamento, ma un cambiamento che, al di l\u00e0 dell\u2019impressione e della sorpresa, \u00e8 superficiale. Voi vedete, per cos\u00ec dire, al di sotto dell\u2019eritema, il s\u00e9 &#8220;reale&#8221; che continua ad avere lo stesso sorriso, la stessa espressione sbigottita, lo stesso suono della voce. Anche un drammatico incremento del mio peso o una sua allarmante diminuzione non sarebbero tali da far dire ai miei amici: &#8220;Chi \u00e8 lei?&#8221;\u00bb [8].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il procedimento ci conduce a cercare, al di l\u00e0 di ci\u00f2 che ci appare come effimero e mutevole, un principio di consistenza e stabilit\u00e0 in cui ritrovare ci\u00f2 che fa essere quell\u2019uomo che mi sta davanti quella persona l\u00ec e non un\u2019altra. Esprimendo questa ricerca con la terminologia scolastica che risale ad Aristotele &#8211; e che conserva rettamente intesa tutta la sua validit\u00e0 &#8211; ci sforziamo cio\u00e8 di distinguere la sostanza dagli accidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 che \u00e8 apparente, cio\u00e8 manifesto ai miei sensi e che mi appare come un insieme di caratteristiche diverse, molteplici, diversamente mutevoli, a qualcosa che \u00e8 oggetto del mio pensiero come il soggetto di tutte queste caratteristiche, che mi permette di percepirle come appartenenti ad una stessa realt\u00e0 sia nello spazio che nel tempo. Si tratta di un cammino che ci spinge ad andare sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0. \u00abFino a quanto in profondit\u00e0?\u00bb si chiede MacGregor.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginiamo un uomo di nome Bob: \u00abIl poveruomo ha sofferto un incidente che ha paralizzato la sua faccia e il suo corpo e che ha reso necessario sottoporlo ad una tracheotomia, in modo tale che parla solo con un rauco sussurrio, ben diverso da quella voce intensamente baritonale che io ricordo in lui. Dico ancora, soprattutto se amo e ammiro l\u2019uomo, che, nonostante tutte queste sventure, \u00e8 &#8220;sempre lo stesso vecchio Bob&#8221;. &#8220;Vedo&#8221; qualcosa in lui che \u00e8, direi, sempre lo stesso &#8220;nel profondo&#8221;. In questo &#8220;profondo&#8221; s\u00e9 io posso trovare quel vecchio senso dell\u2019umorismo, per esempio, e i ricordi di eventi passati che abbiamo vissuto insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, dopo tutto, ritengo che Bob sia sempre &#8220;lo stesso&#8221;\u00bb [9]. Questo andare in profondit\u00e0, oltre il molteplice e il diveniente, se condotto con rigore e perseveranza porta a scoprire un principio assoluto che solo d\u00e0 pienamente ragione e sottrae all\u2019assurdo della contraddizione tutto questo che io colgo, qualora pensassi che fosse proprio tutta la realt\u00e0, senza residui. Cos\u00ec per\u00f2, mediante un procedimento ben noto alla filosofia cristiana, dai padri greci fino alle famose cinque vie di san Tommaso d\u2019Aquino, arriviamo ultimamente a ci\u00f2 che &#8220;tutti chiamano Dio&#8221;, non a quell\u2019io, a quel principio personale che stavamo cercando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua MacGregor: \u00abOra ci dobbiamo chiedere: quanto di Bob dovrebbe essere tolto per arrivare al punto che non sia pi\u00f9 riconoscibile come Bob, fino a che forse non sia pi\u00f9 Bob? Una tale questione potrebbe essere sollevata nella sfera dell\u2019etica medica. Supponiamo che Bob, in aggiunta a tutte le altre sue disgrazie, perda le proprie facolt\u00e0 in modo tale da diventare, come spesso si dice in queste tristi circostanze, &#8220;nient\u2019altro che un vegetale&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Legalmente e ecclesiasticamente, i miseri resti di Bob che ancora vivono e respirano sarebbero ancora designati come ci\u00f2 che era stato Bob nel fiore della sua salute; ma il s\u00e9 che gli amici di Bob avevano conosciuto e amato sarebbe diventato irriconoscibile\u00bb [10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremmo paragonare il procedimento da noi seguito allo sfogliamento di un carciofo &#8211; la metafora \u00e8 sempre di MacGregor &#8211; \u00abAvendo sfogliato il mio s\u00e9 come si farebbe con un carciofo, posso aspettarmi di raggiungere in fondo un nocciolo non pi\u00f9 sfogliabile che posso chiamare il mio intimissimo s\u00e9. Questo nocciolo comunque, anche se io potessi trovarlo, non \u00e8, dopo tutto, esattamente ci\u00f2 che dovrebbe incarnarsi. perch\u00e9 questo intimissimo &#8220;me&#8221; \u00e8 eterno e divino, puro e non mescolato\u00bb [11].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da un reale rilevamento fenomenologico che fu gi\u00e0 di sant\u2019Agostino che coglie Dio come \u00ab<em>intimior intimo meo<\/em>\u00bb [12] o di san Bonaventura che lo riconosce nascosto nel fondo dell\u2019anima, siamo inavvertitamente trascesi dalla sfera dell\u2019anima a quella di Dio senza cogliere la profonda ed essenziale \u00abdifferenza ontologica\u00bb. Questo errore di prospettiva \u00e8 noto, d\u00e0 ragione di tanti esiti nella storia della filosofia e della teologia; ma pu\u00f2 anche aiutarci a rinvenire un\u2019altra strada per cogliere il nucleo personale dell\u2019uomo e prendere atto delle aporie della reincarnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. <strong>Identit\u00e0 e corporeit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha visto il film Blade Runner, da molti considerato il capolavoro del regista Ridley Scott, ricorder\u00e0 certamente come i &#8220;replicanti&#8221;, gli uomini artificiali frutto delle avanzatissime biotecnologie del ventunesimo secolo, nel disperato tentativo di diventare pienamente e veramente &#8220;umani&#8221; fossero alla caccia di &#8220;ricordi&#8221;. Fotografie, nomi, vicende tali da costituire un plausibile passato. Il ricordo vuol dire un legame concreto con un effetivo <em>hic et nunc<\/em>, con una precisa collocazione spazio temporale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che fa l\u2019uomo uomo non \u00e8 solo la capacit\u00e0 di trascendere i dati materiali, corporei, sia nella sfera del conoscere che in quella del volere. Quella capacit\u00e0 che faceva dire ad Aristotele che \u00abl\u2019anima \u00e8 in qualche modo tutte le cose\u00bb [13], ma anche il fatto che questa capacit\u00e0 che lo proietta verso l\u2019infinito \u00e8 situata spazio-temporalmente. Io non sarei pi\u00f9 io se mi fosse &#8211; per assurdo &#8211; tolto non solo l\u2019esercizio del pensiero e della volont\u00e0 e quindi della libert\u00e0 (atto secondo), ma anche la radicale capacit\u00e0 di pensare e volere (atto primo), diventerei un animale. Ma non sarei neppure pi\u00f9 io se &#8211; sempre per assurdo &#8211; mutassero il luogo e la data della mia nascita e i miei genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando ai &#8220;replicanti&#8221; alla caccia di ricordi, si potrebbe obiettare che in questo modo &#8211; se bastasse un qualunque ricordo, vero o falso che sia, per conferire identit\u00e0 umana &#8211; si rischierebbe di ridurre l\u2019identit\u00e0 ad una mera questione di consapevolezza, di &#8220;autocoscienza&#8221;. In realt\u00e0 un &#8220;ricordo&#8221; vero nomine \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una pura esperienza psicologica soggettiva, non coincide con la mia possibilit\u00e0 di accedervi che pu\u00f2 essere fattualmente compromessa da fattori estrinseci, ad esempio il fatto che la necessaria strumentazione fisiologica \u00e8 compromessa, come in un malato che ha perso totalmente la &#8220;memoria&#8221; o in un portatore di grave handicap che non l\u2019ha mai potuta esercitare. Il ricordo \u00e8 oggettivamente l\u00ec come legame reale con quella situazione che si concretizza nella mia dimensione corporea ed entra a costituire essenzialmente il mio essere uomo ed essere &#8220;questo&#8221; uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe anche pensare che diversi ricordi appartenenti a vite diverse potrebbero svolgere la stessa funzione. Sappiamo come oggi \u00e8 nata tutta una letteratura su presunti ricordi di vite passate. Certamente essi non possono essere invocati come prova empirica della reincarnazione, perch\u00e9 sono suscettibili di svariate interpretazioni [14]. Soprattutto per\u00f2 perch\u00e9 la reincarnazione comporta sempre un necessario azzeramento della memoria per dar ragione della vita cos\u00ec come noi la sperimentiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mito di Er a conclusione della Repubblica di Platone, dove le anime avviate alla nuova nascita bevono al Lete, il fiume della dimenticanza, ce lo ricorda [15]. Costituisce anzi un <em>topos<\/em> della polemica cristiana antireincarnazionista il rilevamento che una memoria chiara e indubitabile di vite precedenti non c\u2019\u00e8 (il che non \u00e8 certamente smentito da confusi presunti ricordi ottenuti magari sotto ipnosi) e che se il senso di una nuova nascita fosse la soddisfazione per colpe passate, l\u2019obiettivo sarebbe strutturalmente fallito, perch\u00e9 non si d\u00e0 vero pentimento senza consapevolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dobbiamo riconoscere nella dimensione corporea un elemento imprescindibile della identit\u00e0 umana, diverse esistenze che non intrattengono nessun legame oggettivo a quel livello che \u00e8 il loro, cio\u00e8 corporeo, e che quindi non sono oggettivamente sperimentabili come interconnesse, neppure per il soggetto che presuntamente le dovrebbe vivere, non possono soddisfare alla bisogna. Il ricordo psicologico ha senso solo se c\u2019\u00e8 qualcosa di oggettivo da ricordare, altrimenti non \u00e8 pi\u00f9 propriamente ricordo, ma fantasticheria, proiezione di un inconscio desiderio di radici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. <strong>Identit\u00e0 e persona umana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo visto che il contesto in cui si \u00e8 sviluppata la dottrina della reincarnazione \u00e8 quello della retribuzione. Ci\u00f2 \u00e8 significativo non solo nella prospettiva del rendere ragione di una situazione dolorosa in cui l\u2019uomo si trova senza che ci\u00f2 sia il frutto e quindi la giusta retribuzione di un suo agire malvagio, ma anche in ordine al significato ultimo di una perfezione morale umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 risulta sempre legato alla concezione della persona. \u00c8 noto come il concetto di persona sia uno dei frutti filosofici pi\u00f9 maturi e significativi della speculazione teologica cristiana. Il dover rendere ragione del fatto che Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio in senso vero e pieno, senza attentare all\u2019unicit\u00e0 di Dio ha portato ad elaborare concetti altamente sofisticati rispetto al livello di riflessione del tempo come quello di natura e di persona. Tre persone in una natura e due nature in una persona costituisce la sintesi dogmatica dei due principali misteri della fede cristiana, una sintesi che \u00e8 costata secoli di dispute, lotte e un aspro e complesso discernimento terminologico-dottrinale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La perfezione morale della persona dipender\u00e0 da ci\u00f2 che essa \u00e8 nel suo profondo. Certamente la persona \u00e8 qualcosa di unico e irripetibile, ultimamente incomunicabile. Ma ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente per qualificarla nel suo essere proprio. Anche una volgare goccia d\u2019acqua \u00e8 &#8211; nel suo essere qui <em>hic et nunc<\/em> &#8211; qualcosa di unico e irripetibile: questa goccia d\u2019acqua non pu\u00f2 diventare quella goccia d\u2019acqua senza cessare di essere appunto &#8220;questa&#8221;, qui e ora. Persona non \u00e8 neppure soltanto un sussistente, un soggetto autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La definizione di Boezio ha riempito di s\u00e9 tutto il Medioevo: \u00ab<em>persona est naturae rationalis individua substantia<\/em>\u00bb [16]. Non si pu\u00f2 certamente dire che essa non colga nel segno, tuttavia ci si pu\u00f2 e ci si deve chiedere se chiarisca veramente ci\u00f2 che nella persona vi \u00e8 di pi\u00f9 essenziale. Cos\u00ec parrebbe che si tratti soltanto di una individualit\u00e0 dotata di una grande dignit\u00e0. Resta per\u00f2 da determinare meglio la natura di questa dignit\u00e0. Proprio la speculazione trinitaria ha messo sulla strada della categoria decisiva, soprattutto per opera di sant\u2019Agostino: la categoria della relazionalit\u00e0 [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essere persona \u00e8 capacit\u00e0 di stabilire relazioni, \u00e8 porsi come io davanti ad un tu. Il disporre di facolt\u00e0 elevate come l\u2019intelligenza e la volont\u00e0 comporta la libert\u00e0 e la libert\u00e0 la capacit\u00e0 di amare. La relazione fondamentale e fondante risulta cos\u00ec essere l\u2019amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7. <strong>La realizzazione morale della persona umana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se cos\u00ec stanno le cose la perfezione morale non consiste di per s\u00e9 nell\u2019accumulo di qualit\u00e0 buone, quanto nel coltivare la relazione fondamentale, come relazione di amore, dove l\u2019io umano risponde all\u2019appello del Tu divino che lo interpella come suo Principio, suo Creatore e suo Salvatore: \u00ab Ascolta, Israele: [\u2026] Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l&#8217;anima e con tutte le forze \u00bb (Dt 6,4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema non \u00e8 &#8220;autoperfezionarsi&#8221; o &#8220;autorealizzarsi&#8221;, per cui il tempo a disposizione &#8211; per quanto lungo esso sia, o si speri che sia &#8211; appare necessariamente esiguo, perch\u00e9 \u00ab le sofferenze del momento presente non sono paragonabili (<em>ouk \u00e1xia<\/em>) alla gloria futura che dovr\u00e0 essere rivelata in noi\u00bb (Rm 8,18; cfr. 1 Cor 2,9). La parabola degli operai chiamati a lavorare alla vigna esprime con forza questo concetto. \u00c8 stato notato come alle parabole appartiene di assumere come medio comunicativo una situazione ben nota agli ascoltatori, presa da un\u2019ovvia esperienza quotidiana. In questo quadro per\u00f2 c\u2019\u00e8 spesso un dettaglio che stona, anzi che scandalizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un errore nello svolgimento di un canovaccio retorico, ma qualcosa che appartiene pienamente alla sua strategia. Un padrone va a cercare in piazza gli operai per la sua vigna: li ingaggia in diversi momenti della giornata, contrattando con loro la paga di un denaro. I primi chiamati lavorano tutto il giorno, gli ultimi un\u2019ora soltanto. Giunto il momento della paga ci si aspetterebbe un trattamento differenziato, invece tutti ricevono lo stesso. Ecco il momento di rottura, che cozza contro la prassi ovvia degli uomini. Attraverso questa fessura per\u00f2 siamo invitati a scorgere il nocciolo dell\u2019insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta appunto di chiarire che il rapporto non \u00e8 un mero rapporto di lavoro, ma una relazione di amore, dove il &#8220;calcolo&#8221; non ha luogo [18], dove invece essenziale \u00e8 la chiamata e la risposta. Ci\u00f2 ovviamente non significa che questo rapporto non determini un cambiamento anche in termini di progressi qualitativi (le virt\u00f9). Il rapporto \u00e8 per sua natura totalizzante e non tollera di essere relegato ai margini. Dal centro, che \u00e8 il suo luogo naturale, \u00e8 chiamato ad investire tutto l\u2019essere della persona che in questa relazione si lascia liberamente coinvolgere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo intuisce lo scarto tra le aspirazioni eccessive del suo cuore e le forze e il tempo che ha a disposizione, la soluzione reincarnazionista sembra fornire una facile via di soluzione, in quanto la realizzazione si dispiega in un indefinito numero di esistenze. In realt\u00e0 essa cela l\u2019illusione di risolvere quantitativamente un problema che \u00e8 di natura qualitativa: una relazione di amore con la Persona assoluta ed infinita non si costruisce mediante degli sforzi umani, per quanto ripetuti e numerosi essi siano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sarebbe la torre di Babele. Certamente lo sforzo, nel senso di un impegno decisivo e totale della libert\u00e0 appartiene strutturalmente a questa relazione che &#8211; essendo relazione dialogica e personale &#8211; \u00e8 incontro tra libert\u00e0, tra la libert\u00e0 assoluta e quindi infinita di Dio e la libert\u00e0 partecipata, limitata e fragile dell\u2019uomo. Il dialogo tra persone presuppone che le persone si incontrino e si fronteggino &#8211; volto contro volto -, siano ci\u00f2 distinte e l\u2019unico modo per distinguersi realmente dalla Persona infinita \u00e8 quella di esser posti nel limite. Il limite allora, la creaturalit\u00e0, lungi dall\u2019essere un handicap, risulta essere proprio il presupposto di possibilit\u00e0 di quella relazione d\u2019amore che \u00e8 la perfezione propria della persona umana; dove il corpo, oltre ad essere il garante del limite in quella situazionalit\u00e0 spazio-temporale che gli \u00e8 propria essenzialmente, \u00e8 anche lo strumento indispensabile della relazionalit\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019uomo il proprio corpo \u00e8 la condizione del suo essere nel mondo e della sua apertura al mondo e all\u2019altro. Paradossalmente voler diventare Dio &#8211; il che pu\u00f2 essere espresso in formule accattivanti, come il dissolversi nell\u2019Uno-Tutto, il perdersi nell\u2019armonia universale di tutte le cose, ecc. &#8211; inteso in senso stretto e proprio &#8211; vorrebbe dire voler cadere nel nulla, desiderare nihilisticamente l\u2019estinzione di qualunque consistenza del proprio io e della propria identit\u00e0 personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla di fatto succederebbe in Dio che da sempre \u00e8 e sempre sar\u00e0, mentre la mia vicenda sarebbe solo quella di un annientamento del mio essere e della mia coscienza di me\u2026 C\u2019\u00e8 da chiedersi se questo sia possibile non solo da un punto di vista metafisico, posto che l\u2019appetito dell\u2019essere \u00e8 connaturato all\u2019essere, ma anche da un punto di vista antropologico: si pu\u00f2 dire di desiderare l\u2019annientamento, ma come ammonisce Aristotele \u00abnon \u00e8 necessario che tutto ci\u00f2 che uno dice lo pensi anche\u00bb [19]. Altro invece \u00e8 vivere la propria relazione con Dio come partecipazione a relazioni sussistenti in Dio stesso, che sono le divine persone della Trinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono come due capi di una catena: l\u2019assolutezza del dono e il nostro sforzo concreto, che si esprime necessariamente in un coinvolgimento corporeo; entrambi vanno saldamente afferrati e trattenuti, se non ci si vuol lasciar sfuggire il mistero. Anche qui ci pu\u00f2 essere di aiuto la rimeditazione di un passo evangelico. Ges\u00f9 si trova davanti ad una folla di persone che lo hanno seguito ed ascoltato tutto il giorno, \u00aberano circa cinquemila uomini\u00bb (Mt 14,21; Lc 9,14; cfr. Mc 6,44).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I discepoli lo esortano a congedarli perch\u00e9 si procurino da mangiare, ma la risposta di Ges\u00f9 \u00e8 sconcertante: \u00abVoi stessi date loro da mangiare\u00bb (Mc 6,37). Neppure un grande albergo moderno sarebbe in grado di dar da mangiare l\u00ec per l\u00ec, senza preavviso a cinquemila persone (di fatto, con tutta probabilit\u00e0, il numero designa solo i capi famiglia\u2026). Che cosa avete? Chiede Ges\u00f9. \u00abCinque pani e due pesci\u00bb, cio\u00e8 la scorta per s\u00e9 e per il maestro. Ges\u00f9 li prende e li d\u00e0 ai discepoli perch\u00e9 li distribuiscano. Il risultato lo conosciamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui vediamo una radicale sproporzione: ci\u00f2 che \u00e8 insufficiente diventa sufficiente, in virt\u00f9 della parola di Cristo e della fede dei discepoli. Il miracolo, cio\u00e8 il risultato per cui sono sfamate cinquemila persone, non \u00e8 causato dai cinque pani e due pesci, ma non sarebbe stato possibile senza di essi, non di una impossibilit\u00e0 metafisica dal punto di vista di Dio, ma di una impossibilit\u00e0 economica, cio\u00e8 ipotetica, posta la volont\u00e0 di Dio di coinvolgere l\u2019uomo, in Cristo, nel suo piano (economia) di salvezza. Questa \u00e8 quella che potremmo chiamare la struttura sacramentale dell\u2019esistenza umana, gi\u00e0 per cos\u00ec dire prefigurata nella sua costituzione di composto di anima e corpo e inclusa nella scelta economica dell\u2019incarnazione del Verbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persona umana \u00e8 unica e irripetibile. Non soltanto unica e irripetibile nel suo essere (abbiamo gi\u00e0 preso atto che anche una goccia d\u2019acqua \u00e8 unica e irripetibile), ma unica e irripetibile nel suo agire libero e nella sua relazione con Dio che entra in modo determinante nel suo costitutivo di persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una parabola. La famosa parabola delle dieci vergini: cinque sagge e cinque stolte. Nel contesto di una cerimonia di nozze, devono attendere con le lampade la venuta dello sposo per entrare con lui in corteo nel luogo del banchetto. Nell\u2019attesa le stolte rimangono senza olio e lo chiedono alle sagge. Ecco il punto di rottura: sono sagge, quindi buone, quindi altruiste\u2026 Invece no: negano il favore e indirizzano le loro compagne dai venditori. \u00c8 qui allora che dobbiamo cercare la morale, o meglio il mistero. Questo olio non pu\u00f2 essere &#8220;prestato&#8221;, esso rappresenta quell\u2019apporto personale che \u00e8 unico e irripetibile, quell\u2019atto di libert\u00e0 che nutre la luce della fede e che \u00e8 il mio e solo il mio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8. <strong>Materia <em>signata quantitate<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione si situa e questa situazione \u00e8 ci\u00f2 che la rende possibile e la qualifica. \u00c8 noto come i dottori scolastici hanno trattato un problema che a noi moderni pu\u00f2 apparire strano: quello del principio di individuazione. Mi ricordo che la prima volta che ho parlato in pubblico della reincarnazione, un vecchio professore di teologia fondamentale mi diede questo consiglio: mi raccomando, lasci perdere il principio di individuazione, non sarebbe capito\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi permetto ora di parlarne, con la precauzione di non porlo &#8220;al centro&#8221; dell\u2019argomentazione. Per san Tommaso d\u2019Aquino il principio di individuazione di una forma corporea \u00e8 la materia <em>signata quantitate<\/em> [20]. Una stessa forma d\u00e0 origine a corpi distinti, in quanto informa parti di materia distinte, quantitativamente distinte, porzioni diverse di quantit\u00e0. La questione diventa particolarmente delicata nel caso dell\u2019uomo, perch\u00e9 la posta in gioco \u00e8 quella irripetibilit\u00e0 e unicit\u00e0, che pur non essendo il costitutivo della persona, entra tuttavia come elemento irrinunciabile dell\u2019essere persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019esser persona compete un quid incomunicabile, qualcosa che \u00e8 mio e solo mio, che mi permette di pormi di fronte al mondo e alle altre persone con una mia identit\u00e0. La forma uomo \u00e8 unica, per cui tutti gli uomini hanno uguale dignit\u00e0 e si riconoscono nella comunit\u00e0 di una unica specie. Tuttavia all\u2019uomo, per la sua essenza, compete di essere forma immersa (anche se non in modo tale da esaurire in questo tutte le proprie virtualit\u00e0) nella materia, l\u2019anima dell\u2019uomo \u00e8 <em>forma corporis<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019essenza dell\u2019uomo quindi non \u00e8 l\u2019anima, ma l\u2019anima in questo suo rapporto necessario con il corpo. \u00ab<em>Licet corpus non sit de essentia animae, tamen anima secundum suam essentiam habet habitudinem ad corpus, in quantum hoc est ei essentiale quod sit corporis forma. Sicut ergo de ratione animae est quod sit forma corporis, ita de ratione huius animae est quod habeat habitudinem ad hoc corpus<\/em>\u00bb [21].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diversit\u00e0 allora non pu\u00f2 venire dall\u2019anima soltanto, ma da questo rapporto necessario (essenziale) con il corpo. Questo rapporto unico \u00e8 quello &#8211; secondo san Tommaso &#8211; che \u00e8 significato dalla quantit\u00e0 in quanto essa si esprime in <em>dimensiones interminat\u00e6<\/em>, cio\u00e8 in dimensioni che non hanno determinate misure. \u00c8 evidente che il peso, l\u2019altezza, la larghezza e altro di una persona possono cambiare e cambiano continuamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi noi abbiamo conoscenze scientifiche incomparabilmente pi\u00f9 approfondite di san Tommaso, che in questo caso (ma anche in moltissimi altri casi) non fanno per\u00f2 che confermare l\u2019esperienza comune su cui il nostro teologo e filosofo ha fondato le sue deduzioni. Componenti del corpo umano sono in continuo movimento e ricambio, senza peraltro che questo autorizzi a dire che il corpo diventi altro, nel senso di un\u2019altro corpo. Che cosa sono dunque queste dimensioni indeterminate? Sono quelle sufficienti a situare spazio-temporalmente il corpo e quindi, qualora questo corpo per la sua unione essenziale, perch\u00e9 individuante, con un\u2019anima sia capace di scelte libere, a situarlo storicamente [22].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9. <strong>Una volta per tutte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tentativo di &#8220;acclimatare&#8221; senza traumi il reincarnazionismo nel nostro Occidente (che &#8211; lo si voglia ammettere o no, &#8211; trova il suo costitutivo formale solo nelle sue origini cristiane) si \u00e8 cercato di trovare punti di appoggio per la dottrina della reincarnazione nei testi del Nuovo Testamento e anche in quelli degli antichi scrittori ecclesiastici. Non \u00e8 difficile mettere in luce l\u2019inconsistenza di questo tentativo [23], mentre \u00e8 facile addurre almeno un testo in cui in modo chiaro si fa un\u2019affermazione che contrasta diametralmente con la prospettiva di una pluralit\u00e0 di esistenze dello stesso soggetto umano su questa terra: \u00abE come \u00e8 stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, cos\u00ec Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparir\u00e0 una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l\u2019aspettano per la loro salvezza\u00bb (Eb 9, 27-28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Franz-Josef Nocke ritiene che questo brano non sia realmente probante, perch\u00e9 si tratta solo di un paragone che serve ad esprimere l\u2019unicit\u00e0 del sacrificio di Cristo che costituisce l\u2019argomento effettivo del testo in questione. Un termine di paragone \u00e8 qualcosa di secondario, non inteso per s\u00e9 stesso, dal quale non si pu\u00f2 ricavare nessuna conclusione in ordine alla reincarnazione[24]. Forse ci\u00f2 \u00e8 vero se assumiamo il versetto nell\u2019ottica della metodologia dei <em>dicta probantia<\/em>, cio\u00e8 come argomento probatorio in s\u00e9 stesso, staccato dal contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pi\u00f9 se lo leggiamo in una prospettiva storico salvifica, dove interpretare non \u00e8 solo cogliere il significato di singoli asserti, facendo uso di una strumentazione storico-filologica, ma ripercorrere con il pensiero l\u2019ordine in cui il testo si dispiega, che \u00e8 &#8211; per le Scritture &#8211; un ordine eminentemente storico. Non \u00e8 quindi secondario il fatto che venga usato quel paragone: unicit\u00e0 dell\u2019esistenza, unicit\u00e0 del sacrificio (una volta per tutte) e unicit\u00e0 dell\u2019evento Cristo non sono casualmente in connessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il mondo \u00e8 nato da una decisione libera di Dio &#8211; e non potrebbe essere altrimenti, se non si vuol cadere nell\u2019assurdo di un Assoluto che in realt\u00e0 dipende, non \u00e8 sciolto (<em>non \u00e8 solutus ab<\/em>) dal mondo, perch\u00e8 il mondo da lui necessariamente promana &#8211; allora ci\u00f2 avviene secondo un progetto. In un progetto ad un inizio corrisponde una fine e un fine. Al mondo cos\u00ec concepito compete dunque una unicit\u00e0 strutturale (lasciando impregiudicata la possibilit\u00e0 di altri universi distinti e diversi tra di loro [25]) di cui l\u2019unicit\u00e0 di Cristo e della vicenda di Cristo, al cui centro sta la sua morte salvifica, \u00e8 la norma fondante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro Nocke mi pare dunque di poter dire che l\u2019autore della lettera agli Ebrei non ha in vista solo l\u2019 \u00abuna volta per tutte\u00bb [26] del sacrificio di Cristo, ma tutta la logica economica che vi \u00e8 connessa, a cui l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019esistenza umana \u00e8 assolutamente essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persona di Cristo \u00e8 la persona del Verbo. Per l\u2019unione ipostatica per\u00f2 diventa la persona di un uomo. Non la persona divina che si unisce ad una persona umana, ma la persona divina, assumendo in pienezza la natura umana, acquisisce anche quel modo di unicit\u00e0 che compete all\u2019 essere persona che \u00e8 proprio dell\u2019uomo. Quando noi diciamo che \u00abDio si \u00e8 fatto uomo\u00bb, con quell\u2019espressione &#8220;uomo&#8221;, non intendiamo pi\u00f9 la persona del Figlio di Dio \u00abnuda\u00bb, ma in quanto sussiste nella natura umana [27] ed essere un sussistente di natura umana non vuol dire altra cosa che essere una persona umana [28].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna cio\u00e8 dire che il Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo, \u00e8 ormai per sempre Ges\u00f9 di Nazaret, all\u2019interno di quel progetto, che \u00e8 quello dell\u2019universo reale che noi conosciamo e a partire dal quale hanno senso anche tutte le nostre speculazioni su ipotetici mondi possibili. Come non ci possono essere diverse esistenze umane di un unico uomo, cos\u00ec non ci possono essere diverse &#8220;incarnazioni&#8221; di Dio [29], diversi \u00abDio-fatto uomo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10. <strong>Un itinerario post mortem<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corpo non \u00e8 il \u00abteatro\u00bb delle mie azioni, il luogo estrinseco in cui una \u00abscintilla divina\u00bb si trova come imprigionata e da cui tutt\u2019al pi\u00f9 ricava solo occasione di crescita e di perfezionamento, in vista di una definitiva liberazione, che si risolve in una \u00abliberazione dal corpo\u00bb intesa come uscita dalla \u00abscena di questo mondo\u00bb [30]. In realt\u00e0 il corpo non \u00e8 neppure solo uno strumento, fosse pure <em>coniunctum<\/em>, ma co-soggetto dell\u2019agire libero dell\u2019uomo [31].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mie coordinate spazio-temporali entrano in quel composto spirituale-materiale che io sono come costitutivi del mio essere-me. Da ci\u00f2 ne deriva un particolare modo di darsi dell\u2019unicit\u00e0 e irripetibilit\u00e0 che sono proprie dell\u2019essere persona: questo unico ed irripetibile \u00e8 in relazione unica ed irripetibile con Dio e vi entra a partire da una unica e irripetibile situazione spazio temporale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esistenza dell\u2019uomo su questa terra non pu\u00f2 essere dunque che unica. Qualche teologo, in particolare Karl Rahner, hanno voluto vedere nella dottrina cattolica del Purgatorio un corrispondente cristiano della problematica connessa alla reincarnazione e quindi anche un terreno di possibile dialogo [32]. Qui in realt\u00e0 non si parla di successive esistenze terrene, ma di fasi ulteriori dell\u2019esistenza umana post mortem, in un itinerario a cui non compete pi\u00f9 la libert\u00e0 in ordine alla scelta decisiva e anche alle scelte relative al progresso morale dell\u2019uomo, ma solo il progressivo dispiegarsi della vita divina ormai accolta, in virt\u00f9 delle scelte fatte durante la vita terrena, in tutte le pieghe, le profondit\u00e0 e le dimensioni del proprio essere a cui corrisponde anche un necessariamente doloroso processo di rettificazione e purificazione. Qui il passaggio non \u00e8 pi\u00f9 per\u00f2 attraverso diverse tappe all\u2019interno dell\u2019esistere terreno in senso orizzontale, ma una ascesa attraverso livelli dell\u2019essere in senso verticale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 parlare di tappe anche in senso orizzontale? Certamente e questo \u00e8 un dato comune dell\u2019esperienza dell\u2019uomo. L\u2019uomo pu\u00f2 cambiare e forti cambiamenti &#8211; in ordine ai parametri dei giudizi e delle azioni &#8211; comportano un &#8220;cambiar vita&#8221;, un &#8220;nascere&#8221; o &#8220;rinascere&#8221; ad una vita nuova. Qui allora il termine &#8220;vita&#8221; o &#8220;esistenza&#8221; ha un senso metaforico. Nel caso della vita della grazia ha un senso analogico e rimanda ad un percorso verso &#8220;l\u2019alto&#8221; che incomincia qui, ma non pu\u00f2 consumarsi qui e non conosce altri livelli essenziali che non siano quelli relativi alla consumazione finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019escatologico cristiano non si identifica puramente e semplicemente con il &#8220;futuro&#8221;, ma ha a che fare con la &#8220;vita eterna&#8221;. L\u2019idea dell\u2019uomo che riproduce in s\u00e9 tutti i caratteri essenziali del mondo, vero &#8220;microcosmo&#8221;, la cui natura \u00e8 aperta nella libert\u00e0 a infiniti esiti esistenziali, che diventa ci\u00f2 che ama e pu\u00f2 farsi quindi minerale, pianta o bestia, oppure diventare veramente uomo, angelo o Dio \u00e8 un tema antichissimo di cui Henri de Lubac ha tracciato magistralmente la storia [33].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta per\u00f2 di un tracciato metaforico, simbolico, mitico. Un &#8220;mito&#8221; nel suo pregnante significato platonico, per cui ci si \u00e8 chiesti sovente nella storia se anche il reincarnazionismo di Platone &#8211; o addirittura lo stesso preesistenzialismo di Origene [34] &#8211; non abbiano questa collocazione ermeneutica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11. <strong>Una scelta definitiva<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Last but not least,<\/em> c\u2019\u00e8 il farsi della persona nell\u2019esercizio della libert\u00e0, a cui compete la scelta. Se l\u2019esser persona umana \u00e8 costituito da questo esser posti in relazione con Dio a partire da una data situazione spazio temporale e se questa relazione si consuma nella libert\u00e0 e nell\u2019amore, allora ad essa compete la definitivit\u00e0 della scelta. Alla scelta non si pu\u00f2 sfuggire, neppure scegliendo di non scegliere, perch\u00e9 \u00e8 anch\u2019essa una scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019uomo \u00e8 un certo esistente nel tempo, che vive nel tempo e che deve decidersi nel tempo; mediante una decisione presa nel tempo deve decidersi rispetto all\u2019eternit\u00e0 che l\u2019attende, perch\u00e9 come spirito \u00e8 rivolto all\u2019eternit\u00e0\u00bb [35].\u00a0 \u00abDavanti all&#8217;avvenimento decisivo della venuta di Dio nella carne, davanti al Dono assolutamente gratuito e sovrabbondante &#8211; o anche soltanto nella sua prospettiva -, non resta spazio che per la scelta, da consumarsi nell&#8217;<em>hic et nunc <\/em>di questa propria concreta esistenza terrena. Da ci\u00f2 dipende tutto il significato dell&#8217;esistenza cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il senso della vita secondo la visione del mondo cristiana \u00e8 racchiuso in una avventura decisiva della libert\u00e0. La vita \u00e8 per una decisione, che per l\u2019uomo non \u00e8 puntuale, ma si dispiega nel tempo. Non \u00e8 innanzitutto la realizzazione di un proprio progetto, ma il consenso ad un progetto che \u00e8 proposto da Dio. L\u2019uomo intuisce che il progetto da realizzare \u00e8 troppo grande per lui. Supera le sue forze e le possibilit\u00e0 di realizzazione di una vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scarto fra la sua realt\u00e0 e i suoi ideali \u00e8 troppo grande. [\u2026] L&#8217;uomo ha insieme la percezione confusa di quella realt\u00e0 negativa che \u00e8 il &#8220;peccato originale&#8221; e di quell\u2019altra positiva che \u00e8 l\u2019infinita apertura dell\u2019uomo. Una difficolt\u00e0 congenita a seguire le aspirazioni della ragione e gli ideali eccessivi che la ragione riesce a concepire. E questo viene confermato dalla Rivelazione che ci parla a pi\u00f9 riprese da una parte della straordinaria gravit\u00e0 del peccato e della insanabilit\u00e0 della situazione umana e dall&#8217;altra della soprannaturalit\u00e0 del fine a cui l&#8217;uomo \u00e8 chiamato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione reincarnazionista sembra apparentemente risolvere con facilit\u00e0 il problema. In realt\u00e0 lo rimanda solo. E&#8217; l&#8217;illusione di risolvere quantitativamente un problema che \u00e8 nella sua essenza qualitativo. Non \u00e8 moltiplicando le vite che si scala l&#8217;infinito. Il problema fondamentale non \u00e8 allora la costruzione, ma chi la compie (o con chi la si compie). E&#8217; la decisione di affidarsi, di accompagnarsi al costruttore. &#8220;Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori&#8221; (Sal 127 [126], 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costruzione potr\u00e0 poi anche essere lunga e laboriosa e articolata, quando per\u00f2 \u00e8 prima fondata sul consenso a Dio e sulla cooperazione alla sua grazia. Qui vi \u00e8 un certo punto di convergenza con la visione reincarnazionista. Nel senso di un itinerario che, se si incomincia qui, non si compie per\u00f2 sempre qui. Questo \u00e8 il senso della dottrina del purgatorio. Un itinerario per giungere a Dio di cui per\u00f2 Dio \u00e8 l&#8217;agente principale. Dove non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per la scelta, ma solo per la continuazione del processo di purificazione ed elevazione che essa ha avviato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 cio\u00e8 pi\u00f9 meritare oltre la vita presente: &#8220;Mettiti presto d&#8217;accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perch\u00e9 l&#8217;avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verit\u00e0 ti dico: non uscirai di l\u00e0 finch\u00e9 tu non abbia pagato fino all&#8217;ultimo spicciolo!&#8221; (Mt 5, 25-26). &#8220;Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!&#8221; (2 Cor 6, 2). &#8220;Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore&#8221; (Fil 2, 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta, la drammaticit\u00e0 della scelta, la sua unicit\u00e0, \u00e8 quella per es. che Kirkegaard ha difeso cos\u00ec bene contro il tentativo hegeliano di dissolvere il dramma dell&#8217;esistenza umana in una vicenda impersonale in cui il singolo \u00e8 inghiottito. Qui \u00e8 vero che la vita si gioca in un drammatico aut-aut e non in un et-et destinato ad annacquarsi in una sintesi astratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa ha respinto anche la proposta di un soluzione finale a tutti i costi positiva per tutti. Questa risolverebbe e annullerebbe la drammaticit\u00e0 della decisione, non solo: annullerebbe di fatto la libert\u00e0, perch\u00e9 il fine risulterebbe in definitiva precostituito. Il travaglio lungo, lunghissimo, di tempi, di ere o di cicli che pu\u00f2 precedere l&#8217;inevitabile esito, non \u00e8 in grado di salvaguardare la verit\u00e0 e la seriet\u00e0 della scelta. Anche qui un problema qualitativo non \u00e8 risolto quantitativamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La verit\u00e0 della scelta e la sua libert\u00e0 \u00e8 salvata solo dalla reale possibilit\u00e0 del rifiuto. [\u2026] Tutta la vita \u00e8 in fondo una scelta. Un complesso di scelte solo in apparenza, in realt\u00e0 una scelta. Una scelta che si snoda in una storia, in una vicenda, fatta di alti e di bassi e di ripensamenti. Ma \u00e8 la nostra unica scelta personale che si fa &#8211; umanamente &#8211; cos\u00ec. Pensare di risolverla rimandando \u00e8 una illusione. E&#8217; gi\u00e0 anch&#8217;essa una scelta. &#8220;Ora \u00e8 il momento favorevole&#8221; (2 Cor 6, 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo della teoria della reincarnazione si spiega cos\u00ec anche per il fatto che incontra una disposizione previa, un humus favorevole, che \u00e8 quello della fuga dalla responsabilit\u00e0 di essere persona. Dal concreto riconoscimento della persona e della sua dignit\u00e0 che \u00e8 anche responsabilit\u00e0. La reale possibilit\u00e0 dell&#8217;inferno \u00e8 la garanzia negativa della realt\u00e0 di questa dignit\u00e0. La dignit\u00e0 di chi trova affidato alla propria libert\u00e0 il suo destino. E non un destino da poco. &#8220;Quelle cose che occhio non vide, n\u00e9 orecchio ud\u00ec, n\u00e9 mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano&#8221; (1 Cor 2, 9)\u00bb[36].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Adler, Gerhard,<\/strong> <em>Wiedergeboren nach dem Tode? Die Idee der Reinkarnation<\/em>, Verlag Josef Knecht, Frankfurt a. M. 1977.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"justify\"><strong>Balthasar (von), Hans Urs,<\/strong> <em>La metempsicosi, <\/em>in: Idem, Homo creatus est. Saggi teologici V, trad. it., Morcelliana, Brescia 1991, pp. 111-130.<\/div>\n<div><strong>Cantoni, Pietro,<\/strong> <em>Cristianesimo e reincarnazione<\/em> (Religioni e Movimenti 8), Elledici, Leumann (TO) 1997.<br \/>\n-, Auferstehung des Fleisches oder Reinkarnation?, in: Vobiscum 4 (6, 2002), pp. 15-24.<\/div>\n<div><strong>Hummel, Reinhart,<\/strong><em> Reinkarnation. Weltbilder des Reinkarnationsglaubens und das Christentum<\/em>, Matthias-Gr\u00fcnewald-Verlag, Mainz &#8211; Quell Verlag, Stuttgart 1988.<\/div>\n<div><strong>Introvigne, Massimo<\/strong> (a c. di), <em>La sfida della reincarnazione<\/em> (Centro Studi sulle Nuove Religioni), Effedieffe, Milano 1993.<\/div>\n<div><strong>Kochanek, Hermann<\/strong> (ed.), <em>Reinkarnation oder Auferstehung. Konsequenzen f\u00fcr das Leben<\/em>, Herder, Freiburg &#8211; Basel &#8211; Wien 1992.<\/div>\n<div><strong>MacGregor,<\/strong> <em>Geddes, Reincarnation in Christianity. A new Vision of the role of rebirth in christian thought<\/em> (A quest book), The Theosophical Publishing House, Wheaton, Ill. U.S.A 1986.<\/div>\n<div><strong>Martensen, Hans Ludvig,<\/strong> S.J., <em>Reincarnazione e dottrina cattolica. La Chiesa di fronte alla dottrina della reincarnazione<\/em> (Magistero episcopale 2), trad. it., Cristianit\u00e0, Piacenza 1993.<\/div>\n<div><strong>Moder-Frei<\/strong>, <em>Elfi, Reinkarnation und Christentum. Die verschiedenen Reinkarnationsvorstellungen in der Auseinandersetzung mit dem christlichen Glauben<\/em>, diss., EOS Verlag, St. Ottilien 1993.<\/div>\n<div><strong>Mondin<\/strong>, <strong>Battista,<\/strong> <em>Preesistenza Sopravvivenza Reincarnazione,<\/em> \u00c0ncora, Milano 1989.<\/div>\n<div><strong>Prabhupada,<\/strong> <strong>Bhaktivedanta Swami<\/strong> A.C., <em>La reincarnazione: la scienza eterna della vita<\/em>, trad. it., Edizioni Bhaktivedanta, Firenze 1983.<\/div>\n<div><strong>Scheffczyk, Leo,<\/strong> <em>Die Reinkarnationslehre und die Geschichtlichkeit des Heils,<\/em> in: M\u00fcnchener Theologische Zeitschrift 31 (1980), pp. 122-129.<\/div>\n<div>-, <em>Endg\u00fcltigkeit gegen Wiederholung. Zur christlichen Antwort auf die Reinkarnationslehre<\/em>, in: Idem, Glaube in der Bew\u00e4hrung. Gesammelte Schriften zur Theologie III, EOS Verlag, St. Ottilien 1991, pp. 559-574.<\/div>\n<div><strong>Sch\u00f6nborn, Christoph<\/strong>, <em>Risurrezione e reincarnazion<\/em>e, trad. it., Piemme, Casale Monferrato 1990.<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>[1] Cfr. M. Introvigne, Reincarnazione e nuove religioni, in: Idem (a c. di), pp. 15-19 (15-57); Massimo Introvigne \u2013 Ernesto Zucchini, I primi dati di un\u2019indagine sulla reincarnazione fra gli alunni delle scuole medie superiori di due diocesi italiane, Ibid. pp. 91-93; Massimo Introvigne \u2013 Pierluigi Zoccatelli \u2013 Nelly Ippolito Macrina \u2013 Ver\u00f2nica Rold\u00e1n, Enciclopedia delle Religioni in Italia, Elledici, Leumann (TO) 2001.<\/p>\n<div align=\"justify\">[2] S.Abbruzzese, Il posto del sacro, in R. Gubert [a cura di], op. cit., pp. 397-455 [p. 434]<\/div>\n<div align=\"justify\">[3] M. Introvigne, p. 18.<\/div>\n<div align=\"justify\">[4] Cfr. Fedone 67 E: \u00abhoi orth\u00f4s philosopho\u00fbntes apothn\u00e9skein melet\u00f4sin\u00bb.<\/div>\n<div align=\"justify\">[5] Cfr. Principi di scienza nuova d\u2019intorno alla comune natura delle nazioni [1744], in: Idem, Opere, a c. di Andrea Battistini, Mondadori, Milano 1990, tomo I, pp. 422-423.<\/div>\n<div align=\"justify\">[6] Cfr. Marcos Pallis, Il Loto e la Croce, trad. it., Borla, Torino 1969, pp. 1-46 (30).<\/div>\n<div align=\"justify\">[7] Il canto del beato (Bhagavadg\u00eet\u00e2), lettura II, 23, trad. di Raniero Gnoli, UTET, Torino 1976, p. 63.<\/div>\n<div align=\"justify\">[8] MacGregor, pp. 70-71.<\/div>\n<div align=\"justify\">[9] Ibidem.<\/div>\n<div align=\"justify\">[10] Ibidem.<\/div>\n<div align=\"justify\">[11] Ibid., p. 74.<\/div>\n<div align=\"justify\">[12] Confess. 3, 6, 11.<\/div>\n<div align=\"justify\">[13] De anima 431 b 22.<\/div>\n<div align=\"justify\">[14] Cfr. Ermanno Pavesi, Reincarnazione e ricordo delle vite passate: la posizione dello psichiatra, in: Introvigne, pp. 123-158.<\/div>\n<div align=\"justify\">[15] Repubblica X, 621 A-B.<\/div>\n<div align=\"justify\">[16] Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, De duabus naturis et una persona Christi, c. 3: PL 64, 1345.<\/div>\n<div align=\"justify\">[17] Sul punto rimangono fondamentali: Joseph Ratzinger, Il significato di persona nella teologia [1966], in: Dogma e predicazione, trad. it., Queriniana, Brescia 1974, pp. 173-189; Hans Urs von Balthasar, Sul concetto di persona [1986], in: Homo creatus est. Saggi teologici &#8211; V, trad. it., Morcelliana, Brescia 1991, pp. 101-110.<\/div>\n<div align=\"justify\">[18] L\u2019amore \u201cmercenario\u201d ci appare ovviamente come una aberrante contraffazione dell\u2019amore autentico.<\/div>\n<div align=\"justify\">[19] Metafisica 1005 b 25.<\/div>\n<div align=\"justify\">[20] Cfr. Umberto Degl\u2019 Innocenti, O.P., Il principio d\u2019individuazione nella scuola tomistica, Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, Roma 1971.<\/div>\n<div align=\"justify\">[21] S. Tommaso d\u2019Aquino, De spiritualibus creaturis, art. IX, ad 4.<\/div>\n<div align=\"justify\">[22] \u00ab<em>Dimensiones autem istae possunt dupliciter considerari. Uno modo secundum earum terminationem; et dico eas terminari secundum terminatam mensuram et figuram; et sic ut entia perfecta collocantur in genere quantitatis, et sic non possunt esse principium individuationis; quia, cum talis dimensionum terminatio varietur frequenter circa individuum, sequeretur quod individuum non remaneret idem numero semper. Alio modo possunt considerari sine ista determinatione in natura dimensionis tantum, quamvis numquam sine aliqua determinatione esse possint, sicut nec natura coloris sine determinatione albi et nigri; et sic collocantur in genere qualitatis ut imperfectum. <\/em><em>Et ex his dimensionibus interminatis efficitur haec materia signata<\/em>\u00bb (Idem, In Boethium de Trinitate, q. 4, a. 2).<\/div>\n<div align=\"justify\">[23] Cfr Cantoni, 1997.<\/div>\n<div align=\"justify\">[24] Ist die Idee der Reinkarnation vereinbar mit der christlichen Hoffnung auf Auferstehung?, in Kochanek, p. 269.<\/div>\n<div align=\"justify\">[25] Cfr. Francesco Bertola, Pluralit\u00e0 dei mondi, in: Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede, a c. di Giuseppe Tanzella-Nitti e Alberto Strumia, Urbaniana University Press &#8211; Citt\u00e0 Nuova, Roma 2002, pp. 1077-1083.<\/div>\n<div align=\"justify\">[26] eph\u00e1pax: Eb 7,27; 9,12; 10,10.<\/div>\n<div align=\"justify\">[27] \u00abHomo supponit personam Filii Dei, non nudam, sed prout subsistit in humana natura\u00bb (San Tommaso d\u2019Aquino, Summa Theologiae, III, q. 16, a. 6, ad. 3).<\/div>\n<div align=\"justify\">[28] Cfr. Jean-Herve-Nicolas, Jesucristo, Hijo de Dios, in: Cristo, Hijo de Dios y Redentor del hombre. III Simposio internacional de teologia de la Universidad de Navarra, Ediciones Universitad de Navarra, Pamplona 1982, pp. 421-422.<\/div>\n<div align=\"justify\">[29] \u00abQuasi tutte le opere europee ed americane consacrate alle dottrine ind\u00f9 traducono con \u201cincarnazione\u201d il termine \u201cavat\u00e2ra\u201d, designante le \u201cdiscese\u201d, \u201cmanifestazioni terrestri\u201d o \u201cteofanie\u201d del compassionevole Vishnou. Da ci\u00f2 a qualificare il Cristo come avat\u00e2ra dello stesso Dio, ma destinato all\u2019Occidente, non vi \u00e8 che un passo che compiono senza esitazione parecchi orientalisti e tutti gli occultisti\u00bb. Se si esaminano le cose pi\u00f9 da vicino ci si accorge \u00abimmediatamente che l\u2019Ind\u00f9 non crede affatto che il suo Dio, mostrandosi ad Arjuna sotto le spoglie umane del suo compagno d\u2019armi Krishna, abbia realmente assunto la nostra debile natura, compreso il corpo, e soffra effettivamente in quanto uomo propriamente \u201cincarnato\u201d; per l\u2019Ind\u00f9, Vishnou non ha rivestito che l\u2019apparenza di un essere umano; egli non ha mai cessato, al di l\u00e0 di questa, di restare puro Dio, incontaminato dalle nostre vicissitudini. Il cristiano che chiama ci\u00f2 \u201cincarnazione\u201d si smarrisce pi\u00f9 o meno coscientemente nell\u2019eresia del \u201cdocetismo\u201d (da doke\u00f4: \u201capparire\u201d), che non riconosce che un carattere apparente all\u2019umanit\u00e0 del Cristo\u00bb (Jacques-Albert Cuttat, L\u2019incontro delle religioni con uno studio sulla spiritualit\u00e0 dell\u2019Oriente cristiano, trad. it., Rocco, Napoli s. d., pp. 45-46).<\/div>\n<div align=\"justify\">[30] 1 Cor 7,31. Questo modo di pensare caratterizza il pensiero gnostico delle origini \u2013 almeno in certe sue correnti &#8211; dove il corpo risulta estraneo alla moralit\u00e0 dell\u2019agire. Echi sono presenti nella Scrittura: cfr. 1 Cor 12-20 (13). Senza postulare indimostrabili legami storici, non si pu\u00f2 non vedere in questo fraintendimento una costante nella storia della morale, quindi presente anche oggi in certi suoi indirizzi.<\/div>\n<div align=\"justify\">[31]A questo punto non ci si potr\u00e0 pi\u00f9 stupire davanti al paradosso di una logik\u00e9 latreia, di un \u00abculto spirituale\u00bb, prestato per\u00f2 mediante il corpo come si afferma a chiare lettere in Rm 12,1 e neppure della straordinaria insistenza con cui la \u00abcarne\u00bb di Ges\u00f9 \u00e8 messa in connessione con la nostra salvezza. \u00c8 in quest\u2019ottica che Tertulliano si vede indotto ad affermare \u00abChristi caro salutis cardo\u00bb. Decisamente il corpo e l\u2019ndissolubile legame che lega la persona umana al suo corpo si collocano al centro dell\u2019evento cristiano.<\/div>\n<div align=\"justify\">[32] Cfr. Corso fondamentale sulla fede. introduzione al concetto di cristianesimo, trad. it., Ed. Paoline, Alba 1977, p. 561.<\/div>\n<div align=\"justify\">[33]Cfr. Pico della Mirandola. L\u2019alba incompiuta del Rinascimento, trad. it., Jaca Book, Milano 1977, pp. 147-244.<\/div>\n<div align=\"justify\">[34] Adele Castagno Monaci, L&#8217; idea della preesistenza delle anime e l&#8217;esegesi di Rm 9, 9-21, in Henri Crouzel &#8211; Antonio Quacquarelli (edd.), Origeniana secunda. Second colloque des \u00e9tudes orig\u00e9niennes (Bari, 20-23 septembre 1977), Edizioni dell&#8217;Ateneo, Roma 1980, p. 11-32; Marguerite Harl, La pr\u00e9existence des \u00e2mes dans l&#8217;oeuvre d&#8217;Orig\u00e8ne, in Lothar Lies (ed.), Origeniana Quarta. Die Referate des 4. Internationalen Origeneskongresses (Innsbruck, 2-6 September 1985), Tyrolia, Innsbruck-Wien 1987, p. 238-258.<\/div>\n<div align=\"justify\">[35] Cornelio Fabro, Libro dell\u2019esistenza e della libert\u00e0 vagabonda, Piemme, Casale Monferrato (AL) 2000, n. 1449, p. 258.<\/div>\n<div align=\"justify\">[36] Cantoni, 2002, pp. 21-23.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0di Pietro Cantoni (Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore) 1. La reincarnazione nel contesto della Nuova Religiosit\u00e0 Solo qualche tempo fa l\u2019argomento poteva ancora sembrare qualcosa di esotico, attinente alla storia delle religioni o alle vicende di qualche gruppo marginale, oggi ci rendiamo sempre pi\u00f9 conto della sua impressionante attualit\u00e0 e concretezza. 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