{"id":8143,"date":"2014-07-15T17:21:15","date_gmt":"2014-07-15T15:21:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=8143"},"modified":"2015-06-16T10:23:48","modified_gmt":"2015-06-16T08:23:48","slug":"1914-1918-la-fine-di-un-mondo-dossier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/1914-1918-la-fine-di-un-mondo-dossier\/","title":{"rendered":"1914-1918 la fine di un mondo (dossier)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Prima_Guerra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-8144 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Prima_Guerra.jpg\" alt=\"Prima_Guerra\" width=\"260\" height=\"130\" \/><\/a>Tradizione Famiglia propriet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">n.61 Giugno 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<span style=\"font-size: 12px;\">Il 28 luglio 1914, l\u2019impero austro-ungarico dichiarava guerra alla Serbia in seguito all\u2019assassinio dell\u2019erede al trono. L\u2019arciduca Francesco Ferdinando. Il gioco delle alleanze trascin\u00f2 nel conflitto quasi tutte le nazioni europee, gli Stati Uniti d\u2019America e il Giappone. La lotta armata infurier\u00e0 per ben quattro anni, lasciando sul campo oltre 25 milioni di morti. Quella del \u201914-18 non fu solo una guerra ma anche, e soprattutto, una rivoluzione, una delle pi\u00f9 devastanti della storia. Se non fu la fine del mondo, fu certamente la fine di un mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conflitto inghiott\u00ec tre imperi, Austria, Germania e Russia, per non parlare anche del crollo dell\u2019impero ottomano. Pose le condizioni per l\u2019ascesa dei totalitarismi che funesteranno il secolo XX. In particolare, determin\u00f2 la presa del potere dei bolscevichi in Russia, punto di partenza dell\u2019impero comunista, vero flagello dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cambiamenti pi\u00f9 decisivi, per\u00f2, furono a livello sociale e culturale. Il conflitto demol\u00ec la <i>B\u00e8lle Epoque, <\/i>segnando la fine dell\u2019egemonia della Vecchia Europa, e avviando <i>pari passu <\/i>il declino finale della Civilt\u00e0 cristiana. Diede un colpo mortale allo spirito aristocratico e tradizionale, diffondendo invece quello egualitario e liberale, aprendo in questo modo la via alla rivoluzione culturale che culminer\u00e0 nel Maggio \u201968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato nel 1908, Plinio Corr\u00eaa de Oliveira modell\u00f2 il suo spirito e il suo pensiero nel fervido scontro tra i resti di civilt\u00e0 cristiana presenti nella <i>B\u00e8lle Epoque<\/i> \u2013 nella quale scorgeva echi dell\u2019<i>Ancien R\u00e8gime<\/i>, a sua volta riflesso del Medioevo cristiano \u2013 e l\u2019irrompere del cataclisma rivoluzionario rappresentato, da una parte, dal bolscevismo e, dall\u2019altra, da un certo americanismo diffuso soprattutto dal cinema, dai nuovi ritmi musicali e dalle mode, col quale egli si trov\u00f2 in rotta di collisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel centenario di questo immane avvenimento, presentiamo un dossier che tratta non tanto gli aspetti storici e storico-politici della Prima guerra mondiale, quanto piuttosto il suo carattere di Rivoluzione, nel senso che Plinio Corr\u00eaa de Oliveira attribuiva a questo vocabolo nel libro \u00ab<i>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0_______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019IMPERO ASBURGICO D\u2019AUSTRIA COME BERSAGLIO PRINCIPALE <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DELLE FORZE DISTRUTTRICI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Don Marc Hausmann<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima Guerra mondiale segna la fine del vecchio ordine temporale in Europa, costruito lungo due millenni nello spirito del Cristianesimo, sotto l&#8217;influsso della Chiesa di Roma, la quale, sin dall&#8217;antichit\u00e0, aveva formato la societ\u00e0 europea attraverso la sua opera missionaria ed evangelizzatrice. La Chiesa ha cristianizzato e plasmato la cultura dell&#8217;Impero romano e poi quella dei popoli germanici, soprattutto attraverso l&#8217;ordine benedettino, che ha contribuito in larga misura alla <i>Civitas christiana<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito dell&#8217;opera politica di Carlo Magno (748-814), si profil\u00f2, nel Medioevo, un nuovo Impero occidentale. Per merito di una &#8220;<i>translatio imperii<\/i>&#8220;, si gener\u00f2 un Sacro Romano Impero ormai direttamente consacrato dai Papi, persino attraverso un rito liturgico di incoronazione ecclesiastica. La vecchia Europa, dunque, ha tratto il suo carattere politico e sociale da due elementi: dall&#8217;idea di un impero romano ed europeo, e dal Cattolicesimo. Due elementi uniti intrinsecamente in una sola concezione della civilt\u00e0 cristiana in terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vecchio ordine europeo, rappresentato in modo imperfetto ma reale da tre grandi potenze a carattere monarchico, Russia, Germania e Impero austriaco, era incarnato soprattutto da quest&#8217;ultimo, visto che esso solo riuniva quelle due componenti centrali: l&#8217;idea (ed anche la provenienza storica in senso giuridico e politico) dell&#8217;Impero di Carlo Magno e la Fede cattolica professata effettivamente. La dinastia regnante, la casa degli Asburgo (o Asburgo-Lorena), originaria dal Sud dell&#8217;Impero romano-tedesco, continu\u00f2 la tradizione inaugurata da Carlo Magno di rappresentare e attuare l&#8217;unit\u00e0 politica e religiosa dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Asburgo hanno svolto con grande coscienza quel compito religioso e politico che \u00e8 definito &#8220;<i>Reichsidee<\/i>&#8220;, &#8220;l&#8217;idea dell&#8217;Impero&#8221;, il mandato cio\u00e8 di salvaguardare la purezza della Fede, di difendere la Chiesa e di propagare l&#8217;unit\u00e0 politica dell&#8217;Occidente cristiano. Sin dall&#8217;assunzione alla dignit\u00e0 di Re di Germania e di Imperatori romani, la Casa d&#8217;Asburgo si \u00e8 insediata in Austria, paese con il quale sar\u00e0 per sempre identificata e che diventer\u00e0 pertanto anche il sinonimo per quella che si potr\u00e0 chiamare la &#8220;missione&#8221; del casato d&#8217;Asburgo: incarnare e promuovere una visione internazionale del corpo politico, cio\u00e8 un ordine temporale oltre i confini nazionali, il cui unico criterio doveva essere la Fede degli Apostoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;identificazione dell&#8217;Austria con la vocazione imperiale e cattolica della dinastia d&#8217;Asburgo sar\u00e0 potenziata lungo i secoli dall&#8217;opera efficace prestata dagli stessi Asburgo all&#8217;Europa cristiana in occasione delle minacce pi\u00f9 drammatiche contro l&#8217;unit\u00e0 politica e religiosa dell&#8217;Occidente, come, ad esempio, il nascente nazionalismo. La tipica politica internazionale asburgica dei matrimoni valeva l&#8217;acquisto di regni interi in maniera pacifica; in tal modo, la congiunzione politica fra questi regni tramite legami dinastici realizzava la formazione dell&#8217;ordine internazionale preordinato dall&#8217;idea dell&#8217;Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa &#8220;missione imperiale&#8221; si palesava nella politica asburgica di difesa dell&#8217;Occidente nei confronti dell&#8217;invasione musulmana e culminava con la lotta contro l&#8217;eresia protestante. Allo stesso tempo, gli Asburgo resero un servizio senza paragone alla diffusione della religione cristiana con la scoperta e la cristianizzazione dell&#8217;America e di altri continenti. Saranno sempre gli Asburgo, come imperatori, ad opporsi con veemenza alle tendenze volte a sciogliere la tradizionale concezione romana e cattolica dell&#8217;Europa. Essi si manifestarono ancor pi\u00f9 avanti nella storia, a seguito della Rivoluzione francese, quali veri e propri campioni di quella causa che ormai si poteva chiamare il &#8220;partito antirivoluzionario d&#8217;Europa&#8221;, prestando il loro alto patronato all&#8217;attivit\u00e0 politica del cancelliere dell&#8217;Impero austriaco, il principe Mettermeli (1773-1859), il maggiore avversario, nell&#8217;Ottocento, di ogni mossa rivoluzionaria e della massoneria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;alba della prima Guerra mondiale, l&#8217;Austria non deve pi\u00f9 confrontarsi con la minaccia musulmana n\u00e9 con il protestantesimo, bens\u00ec con una nuova forma di liberalismo e di egalitarismo che, pilotato dalle logge massoniche, vede nell&#8217;istituzione politica della monarchia in genere, e nell&#8217;Impero austriaco in particolare, il maggiore nemico del loro progetto politico e ideologico per l&#8217;Europa, radicalmente democratico e laicista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 dire che, sebbene le tre grandi potenze monarchiche fossero il bersaglio dei rivoluzionari, il nemico <i>par excellence <\/i>era l&#8217;Impero austriaco e la dinastia d&#8217;Asburgo. Di fronte al socialismo e al comunismo, che imponevano, al pari del nazionalismo, l&#8217;esaltazione dello Stato, del potere astratto e totalitario, l&#8217;Austria si presentava come l&#8217;erede pi\u00f9 autentico del vecchio ideale di societ\u00e0 cristiana. Scriveva, a questo proposito, il dottor Plinio Corr\u00eaa de Oliveira: <i>&#8220;Maturava in me l&#8217;idea che l&#8217;Austria fosse il <\/i><i>paese d&#8217;Europa ad avere conservato pi\u00f9 resti della <\/i><i>societ\u00e0 organica, pi\u00f9 spontaneit\u00e0, meno dominio dello Stato e, in una parola, pi\u00f9 anima. [&#8230;] Essa <\/i><i>[l&#8217;Austria] era ancora il sacro Impero romano-tede<\/i><i>sco, e mi si presentava come nazione princeps nel<\/i><i>l&#8217;Ordine politico-religioso &#8220;.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, nella stessa pagina: <i>&#8220;Nei paesi governati dagli Asburgo, l&#8217;Or<\/i><i>dine politico e sociale vigente mi pareva aver attinto la sua piena espressione religiosa, in una sacralit\u00e0 molto marcante, inerente al potere temporale, che io non ho trovato in altre nazioni nella stessa misura e nello stesso significato. Non conosco una cerimonia ufficiale di nessun paese, dove i signori e le signore, andando per strada durante un corteo funebre, in un certo momento si scambiassero segni di reverenza e si salutassero. Mi sembrava che questo bagliore di civilt\u00e0 cristiana, animata dalla Fede, splendesse in Austria in maniera straordinaria come in nessun altro paese, compressa la Spagna &#8220;.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima Guerra mondiale scoppi\u00f2 proprio a causa delle provocazioni rivolte contro la dinastia asburgica, culminante nell&#8217;assassinio terrorista dell&#8217;erede al trono Francesco Ferdinando nel 1914 da parte di gruppi nazionalisti serbi. La guerra si concluse con la caduta della medesima dinastia, voluta ed orchestrata in maniera sistematica da varie istituzioni, animate dall&#8217;odio contro l&#8217;idea dell&#8217;Impero rappresentata dalla Casa d&#8217;Austria. Infatti, non solo il presidente americano Wilson (1856-1924), noto massone, era determinato ad eliminare la tradizionale potenza cattolica del centro Europa, ma anche il primo ministro francese Clemenceau (1841-1929) si distinse per la medesima insistenza, essendo anch&#8217;egli membro della massoneria, della sua frangia pi\u00f9 radicale, il Grande Oriente francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potrebbe sorprendere tale accanimento contro la monarchia austro-ungarica, dato che essa aveva perso gi\u00e0 da tempo il vigore dei suoi principi cattolici e l&#8217;idea dell&#8217;Impero romano, tali quali erano pervenuti sin dal Medioevo. Gli stessi Asburgo non erano pi\u00f9 la dinastia pi\u00f9 reazionaria d&#8217;Europa; lo erano piuttosto le famiglie borboniche della vecchia Italia, ormai decadute dal potere, quali i Duchi di Parma o i Reali di Sicilia, oppure i Carlisti spagnoli, che si contraddistinguevano per la loro mentalit\u00e0 fortemente antirivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Asburgo d&#8217;Austria, invece, per il semplice fatto di aver mantenuto il potere lungo il XIX secolo, cos\u00ec tormentato politicamente ed ideologicamente, hanno assunto una mentalit\u00e0 di compromesso e di cedimento nei confronti dei tempi moderni, per mantenere in contraccambio la continuit\u00e0 sul trono. Il loro Impero si pu\u00f2 paragonare, fino a un certo punto, con le monarchie che fino ad oggi mantengono il potere al prezzo di transigere sui principi morali e la dissoluzione della cultura cristiana. Basti pensare alla monarchia inglese la quale, nonostante abbia conservato il suo cerimoniale tradizionale, ha capitolato in larga misura nei confronti della rivoluzione sociale e morale dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene la casa regnante d&#8217;Austria non abbia, certo, mai mostrato cedimenti in tal misura, dall&#8217;estinzione della dinastia asburgica vera e propria e dal successivo avvento della nuova dinastia di Lorena, creata dal matrimonio dell&#8217;ultima discendente di Casa d&#8217;Asburgo Maria Teresa (1717-1780) con il duca Francesco Stefano di Lorena (1708-1765), noto frammassone, aveva ormai largamente abdicato alla missione di difendere e promuovere il regno di Cristo sotto la guida della Chiesa di Roma (fede asburgica nota nella storia come <i>&#8220;pietas austriaca&#8221;), <\/i>a profitto di una mentalit\u00e0 pi\u00f9 pragmatica e ridotta alla fattibilit\u00e0 &#8220;razionale&#8221;, tipica dell&#8217;illuminismo settecentesco che riduceva il profilo religioso alla piet\u00e0 privata dei membri di casa d&#8217;Austria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ci sia stata, a seguito della Rivoluzione francese, la ripresa di una coscienza di reazione contro la modernit\u00e0, essa gi\u00e0 non era altro che una immediata resistenza e repressione dei movimenti pi\u00f9 preoccupanti, senza il sostegno di una vera e propria base ideologica. Non proveniva pi\u00f9 da una profonda convinzione spirituale e da una vera visione teorica del proprio ufficio politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale perdita progressiva del proprio carisma tradizionale si accentu\u00f2 nel periodo antecedente la prima Guerra mondiale, sotto Francesco Giuseppe (1830-1916), salito al trono nel 1848. Nonostante la personalit\u00e0 credente ed essenzialmente conservatrice di Francesco Giuseppe, l&#8217;Impero e i valori che esso rappresentava si avviavano al declino. Gi\u00e0 all&#8217;inizio del suo regno, nel 1854, il giovane imperatore rifiut\u00f2 di partecipare alla guerra contro gli Ottomani nel conflitto di Crimea (1853-56), rifiuto che pes\u00f2 doppiamente. La Russia, come seconda grande potenza autocratica e antirivoluzionaria, perseguiva lo smembramento dell&#8217;impero musulmano in Europa, storico nemico del Cristianesimo. E aveva pure contribuito in larga misura alla salvezza della monarchia austriaca nella rivoluzione del 1848 contro le agitazioni in Ungheria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel rifiuto di Francesco Giuseppe di contraccambiare l&#8217;aiuto russo si pu\u00f2 individuare la radice della prima Guerra mondiale. La Russia si dichiar\u00f2 nemica dell&#8217;Austria, portando il suo sostegno alle forze nazionaliste serbe. Infine, l&#8217;assassinio dell&#8217;arciduca Francesco Ferdinando fece scoppiare la guerra nella quale si videro, in effetti, nemiche le due grande potenze della reazione antiliberale in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, dopo aver perso le guerre contro i nazionalisti in Germania e in Italia, Francesco Giuseppe dovette rivolgersi alla nuova classe industriale austriaca per ottenere il risanamento delle finanze dell&#8217;impero, compromesse a causa dei costi bellici. Non solo, dovette pure in cambio approvare la formazione di un nuovo governo sotto la guida del ministro Schmerling (1805-1893), rappresentante del filone liberale e borghese, il cui governo tosto procedette all&#8217;abolizione del concordato con Pio IX (con il pretesto che la santa Sede, a seguito del dogma dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale, aveva &#8220;cambiato identit\u00e0 costituzionale&#8221;), cercando cos\u00ec di liberarsi dall&#8217;influsso della Chiesa cattolica nel settore educativo e sanitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Schmerling introdusse altres\u00ec la forma costituzionale nella monarchia con il sistema parlamentare, ormai dettato dal profilo ideologico dei nuovi partiti socialisti, liberali e nazionalisti. Francesco Giuseppe dovette, inoltre, accettare la divisione interna del suo Impero fra la parte ungherese, ormai indipendente da Vienna, e la parte austriaca, in lotta anch&#8217;essa contro le tendenze separatiste delle sue varie nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esaurimento spirituale del vecchio Impero austriaco si concluse nell&#8217;ultimo periodo del regno di Francesco Giuseppe, tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento, segnato, a causa dell&#8217;industrializzazione, da un arricchimento e pertanto da una laicizzazione e mondanizzazione crescente della societ\u00e0, sempre meno pervasa dagli ideali della Chiesa cattolica. Quest&#8217;ultima fu, nonostante gli onori ad essa pubblicamente attribuiti da parte della Casa imperiale, ridotta ad una istituzione privata in mezzo alle altre religioni e anche apertamente attaccata e perseguitata da parte di intellettuali di stampo massonico. Lo stato non pot\u00e9 intervenire in tali conflitti vista la sua neutralit\u00e0 confessionale. Lo stesso imperatore insistette alla vigilia della Grande guerra che fossero nominati, e anche retribuiti ufficialmente da parte del ministero della guerra dell&#8217;Impero, gli imam per essere, a pari titolo delle cappellanie cattoliche, curati d&#8217;anime dei soldati di religione musulmana nell&#8217;esercito di sua Maest\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si chiede perch\u00e9 mai le forze della modernit\u00e0, dagli Stati Uniti fino alla carboneria italiana, si siano ostinate nello sterminare proprio la monarchia austriaca. La ragione potrebbe essere che, nonostante quei fatti incontestabili di una decadenza spirituale degli ideali imperiali, la monarchia asburgica conteneva ancora tanta sostanza della sua eredit\u00e0 passata. Non solo i principi dell&#8217;Occidente cristiano permeavano grandi ceti della societ\u00e0, sia in campagna sia a Vienna, ma l&#8217;Impero in quanto Impero, non il suo &#8220;nimbo&#8221;, la sua &#8220;leggenda&#8221;, ma la sua potenza reale dimostrava ancora un gigantesco edificio di forza europea della Tradizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo si pu\u00f2 paragonare alla Chiesa cattolica di oggi la quale, nonostante le sue infinite difficolt\u00e0 e ferite, esterne e interne, \u00e8 comunque ancora la istituzione al mondo che incarna realmente i valori del Cristianesimo, in maniera molto pi\u00f9 essenziale ancora dell&#8217;Impero di Francesco Giuseppe. Ma anche quest&#8217;ultimo mostr\u00f2, nei suoi ultimi anni, il suo servizio valoroso che contribu\u00ec alla vittoria del Cattolicesimo contro le forze del liberalismo quando, nel memorabile conclave del 1903, grazie al suo storico &#8220;veto&#8221;, riusc\u00ec a bloccare l&#8217;ascensione al soglio pontificio del cardinale Rampolla (1843-1913), sospetto di simpatie moderniste, e provoc\u00f2 in tal modo indirettamente l&#8217;elezione di san Pio X (1835-1914), vero confessore della Fede cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 pertanto immaginare la presenza dell&#8217;Impero austriaco nell&#8217;Europa del 1914 come l&#8217;ultimo grande testimone della millenaria civilt\u00e0 cattolica e romana in campo temporale, fortemente segnato dalla crisi ideologica ma comunque imponente per tale sua eredit\u00e0 spirituale. Il suo ruolo era di contraddire il progresso della rivoluzione alla maniera di un vecchio colosso inerte e passivo, ma proprio per questo efficace, che induceva gli architetti della nuova Europa a controbattere in particolare la Casa d&#8217;Austria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un simbolo espressivo di tale posizione dell&#8217;Austria-Ungheria furono i funerali dell&#8217;imperatore Francesco Giuseppe nel 1916 a Vienna, l&#8217;ultima grande manifestazione di quella bellezza antica e morente, ormai fragile ma certamente gloriosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meditando su quella cerimonia, che all&#8217;epoca vide al cinema, Plinio Corr\u00eaa de Oliveira espresse la concezione mistica di quell&#8217;Impero grandioso con le seguenti parole: <i>&#8220;La maniera in cui questi militari <\/i><i>sfilavano e, di tanto in tanto, si salutavano e face<\/i><i>vano attenzione gli uni agli altri, mostrava un misto <\/i><i>di dignit\u00e0 ieratica, di vivacit\u00e0 giovanile e di senso <\/i><i>storico, come se provenissero da altri tempi&#8230; Ho <\/i><i>avuto l&#8217;impressione che una tradizione secolare, una <\/i><i>forza militare ed una eleganza da passo di danza si <\/i><i>fossero unite, per ispirargli tutta la movimentazione e l&#8217;attitudine, in un alto rispetto di se stessi e nella coscienza di possedere una missione speciale al cospetto di Dio. [&#8230;] Intanto, quello che ammirai in quel corteo fu, soprattutto, la maest\u00e0, tenendo in s\u00e9 l&#8217;alleanza fra la nota aristocratica e monarchica, la nota sacrale e cattolica e la nota militare. Tre aspetti che coesistevano magnificamente e che mi lasciavano incantato &#8220;.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IL GIUDIZIO DI PLINIO CORR\u00caA DE OLIVEIRA <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE E LE SUE CONSEGUENZE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Juan Ponzalo Larra\u00ecn Campbell<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo scopo di questo articolo \u00e8 quello di illustrare il giudizio del prof. Plinio Corr\u00eaa de Oliveira sulla prima Guerra Mondiale e le sue conseguenze attraverso alcuni suoi scritti. Per il pensatore cattolico, la guerra \u201914-18 non fu il frutto di circostanze fortuite, n\u00e9 soltanto la conseguenza di intrighi internazionali. Fu un episodio, violento e sanguinoso, del grande processo rivoluzionario che, ormai da cinque secoli, stava distruggendo la Cristianit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo libro \u00abRivoluzione e Contro Rivoluzione\u00bb, descrivendo la crisi dell&#8217;Occidente cristiano, il dott. Plinio spiega \u00abII processo critico di cui ci stiamo occupando \u00e8, come abbiamo detto, una rivoluzione. Usiamo questo vocabolo per indicare un movimento che mira alla distruzione di un potere o di un ordine legittimo e all&#8217;instaurazione al suo posto di uno stato di cose (intenzionalmente non vogliamo dire \u201cordine di cose\u201d) o di un potere illegittimo. In questo senso, a rigore, una rivoluzione pu\u00f2 essere incruenta. Quella di cui ci occupiamo, si \u00e8 svolta e continua a svolgersi con ogni genere di mezzi, alcuni dei quali cruenti e altri no. Le due guerre mondiali di questo secolo, per esempio, considerate nelle loro conseguenze pi\u00f9 profonde, sono suoi capitoli, e dei pi\u00f9 sanguinosi; mentre la legislazione sempre pi\u00f9 socialista di tutti o quasi tutti i popoli odierni costituisce un progresso importantissimo e incruento della Rivoluzione\u00bb (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La miopia degli statisti <\/b><b>europei nell&#8217;Ottocento<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il pensatore cattolico brasiliano, l&#8217;esplosione del 1914 fu l&#8217;esito inesorabile della miopia degli statisti europei nell&#8217;Ottocento, assorbiti da stretti problemi nazionali mentre bruciava il continente. In uno scritto del 1936, in occasione della Conferenza Panamericana convocata dal presidente statunitense Franklin D. Roosevelt, egli ammoniva:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon possiamo ripetere in America il grande errore politico che caratterizz\u00f2 la diplomazia europea nel secolo trascorso fra la caduta di Napoleone e la Grande guerra. Tra il 1815 e il 1914 l&#8217;Europa era divorata dalle fiamme dell&#8217;incendio rivoluzionario iniziatosi nel 1789. Le forze anti-monarchiche e anti-sociali infierivano su tutti i paesi europei, scuotendo i troni, assalendo le istituzioni religiose, sconquassando ogni pezzo del vecchio edificio europeo di Filippo II e di Luigi XIV. Di fronte a tale assalto rivoluzionario, che misure prendevano le monarchie europee? Praticamente nessuna. Se si fossero unite, le cancellerie europee avrebbero potuto schiacciare l&#8217;idra rivoluzionaria in poche mosse. Disunite, sarebbero state divorate dalla stessa idra. Purtroppo, prevalse la seconda scelta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPerch\u00e9? Perch\u00e9 l&#8217;unione di tutte le forze conservatrici avrebbe supposto una vasta intesa internazionale. La miopia degli statisti europei, per\u00f2, li portava a non vedere, nel terreno della diplomazia, se non angusti problemi economici e microscopiche questioni nazionali. Mentre si versavano fiumi di sangue per il possesso di un paio di metri di terra nello Schleswig-Holstein, nell&#8217;Alsazia-Lorena, in Slesia o nei Balcani, nemmeno una goccia di sangue fu versata in difesa della struttura politica e sociale dell&#8217;Europa. L&#8217;unica, gloriosa, eccezione a questa regola generale fu il sangue eroicamente versato dai martiri di Castelfidardo e di Mentana. Il risultato di questa miopia non si fece aspettare. Mentre i monarchi europei si consumavano in lotte sterili per estendere i loro imperi, la Rivoluzione scavava la fossa nella quale sarebbero stati sepolti. Cos\u00ec, l&#8217;Europa cristiana e monarchica del 1815 divent\u00f2 l&#8217;Europa laica e repubblicana del 1918\u00bb (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La distruzione della Cristianit\u00e0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1945 Plinio Corr\u00e9a de Oliveira scrisse un lungo saggio gettando uno sguardo panoramico sulla prima met\u00e0 del secolo XX. Ecco come descriveva, metaforicamente, gli anni successivi alla prima Guerra mondiale: \u00abSar\u00e0 molto difficile per gli storici del futuro comprendere, come la comprendiamo noi, l&#8217;epoca agitata, crepuscolare, indecisa nella quale irruppero nel mondo i partiti totalitari. Bisogna aver vissuto fra il 1920 e il 1925 per capire l&#8217;immane caos ideologico in cui versava l&#8217;umanit\u00e0. Il cristianesimo sembrava un enorme edificio in fase finale di demolizione. Non si risparmiava nessuno sforzo per portare a termine questa distruzione. Ovunque, specialisti silenziosi strappavano le pietre dalle mura, tiravano gi\u00f9 gli architravi, scardinavano le porte e portavano via le finestre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuesto lavoro, fatto con la segretezza, l&#8217;astuzia e l&#8217;agilit\u00e0 di cospiratori, avanzava in modo freddo e implacabile, senza perdere un attimo. I demolitori si davano il cambio. Di giorno o di notte, mentre gli altri uomini si divertivano, dormivano, lavoravano o passeggiavano, i demolitori non si fermavano. Mostri con fattezze umane assalivano le vetuste mura della Cristianit\u00e0, con un furore delirante e impetuoso, come se stessero attaccando non un edificio di pietra, ma uno di carne, un grande corpo vivente. Masse arrabbiate sfondavano le porte e si calavano dalle finestre, saccheggiavano le reliquie indifese e i tesori abbandonati, spaccavano le vetrate, profanavano gli altari, distruggevano le immagini, abbattevano torri millenarie, finora inespugnate. A una certa distanza, turbe di randagi cercavano i relitti della Casa di Dio per costruire con essi le strutture stravaganti e sensuali dell&#8217;orgogliosa Citt\u00e0 del demonio\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuesto \u00e8 appena un&#8217;allegoria. Nessuna allegoria, per\u00f2, nessuna immagine, nessuna descrizione potr\u00e0 mai ritrattare la confusione di quei giorni del post-guerra\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>L\u2019egemonia occidentale si sposta dall&#8217;Europa tradizionale agli Stati Uniti livellatori<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso saggio, dopo aver descritto il processo rivoluzionario tra il 1789 e il 1918, Plinio Corr\u00eaa de Oliveira afferma:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNel 1918 un soffio rivoluzionario spazz\u00f2 l&#8217;Europa. Lo zarismo croll\u00f2 strepitosamente, lasciando al potere il comunismo. Tutta la vita intellettuale e sociale si stacc\u00f2 ancor di pi\u00f9 dal passato. In Occidente, l&#8217;egemonia si spost\u00f2 dall&#8217;Europa tradizionale agli Stati Uniti livellatori\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>L&#8217; &#8220;americanismo&#8221;: una conseguenza della guerr<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jos\u00e9 Gustavo de Souza Queiroz fu un amico della prima ora e compagno d&#8217;armi del dott. Plinio. Mor\u00ec nel 1946 in giovane et\u00e0, lasciando in eredit\u00e0 alcune propriet\u00e0 che diventeranno le prime sedi della futura TFP. Descrivendone la personalit\u00e0, nelle &#8220;Note biografiche&#8221; che accompagnano la sua traduzione dell&#8217;opera di Joseph de Maistre sull&#8217;Inquisizione, Plinio Corr\u00e9a de Oliveira commenta l'&#8221;americanismo&#8221; degli anni &#8217;20:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abII collegio \u00e8 un microcosmo in cui si riflettono, spesso con esagerazione e a volte anche in modo tempestoso, le preoccupazioni, le idee, le tendenze dell&#8217;ambiente domestico e sociale di ogni studente. Nel tempo in cui Jos\u00e9 Gustavo era un ragazzo, soffiavano fortissime le raffiche del dopoguerra. La Prima guerra mondiale provoc\u00f2 una vera rivoluzione che rovesci\u00f2 vari troni in Europa e democratizz\u00f2 i costumi in tutto il mondo. Le maniere dette \u201camericane\u201d dominavano totalmente le nuove generazioni. E per \u201cmaniere americane\u201d voglio dire i modi impudenti e bruti dei ragazzi, la sensualit\u00e0 precoce e sfrenata, lo spirito di rivolta contro ogni legge e ogni autorit\u00e0, atteggiamenti in cui erano esimi i cow boys che vedevamo nel cinema. Lontano dagli sguardi supervisori degli insegnanti e dei genitori, anche nelle migliori scuole i modi, le opinioni, i temi di conversazione, tutto era improntato a questo \u201camericanismo\u201d dirompente\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La scienza e il progresso non hanno risolto i problemi<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Commentando le rivelazioni della Madonna a Fatima, il dott. Plinio denunciava lo stato d&#8217;animo ottimista che contraddistingueva la Belle \u00c9poque, e la cecit\u00e0 riguardo ai veri problemi dell&#8217;epoca. Ottimismo poi smentito, appunto, dalla Grande guerra: \u00abI fatti contemporanei pi\u00f9 significativi sono: (&#8230;) Una crisi universale. La societ\u00e0 ostentava nei primi anni di questo secolo, cio\u00e8 fino al 1914, un aspetto brillante. Il progresso regnava indiscusso in tutti i terreni. La vita economica aveva raggiunto una prosperit\u00e0 senza precedenti. La vita sociale era facile e attraente. L&#8217;umanit\u00e0 sembrava avviarsi verso un periodo d&#8217;oro. Alcuni pochi sintomi stonavano da questo sfarzo. C&#8217;era miseria materiale e morale. Ma erano in pochi a misurare l&#8217;importanza di queste lacune. La maggior parte pensava che la scienza e il progresso avrebbero risolto tutti i problemi. La prima Guerra mondiale pose una terribile smentita a tale ottimismo. Anzi, i problemi si aggravarono fino al 1939\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Il tempo di Dio arriver\u00e0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiudiamo, riferendo il giudizio, durissimo, di Plinio Corr\u00eaa de Oliveira sui massimi responsabili della catastrofe del 1914-1918, con le sue sequele. Si tratta di un articolo scritto &#8220;col cuore indignato e l&#8217;anima sanguinante&#8221; nel 1937 in occasione dell&#8217;Anschluss, cio\u00e8 l&#8217;annessione dell&#8217;Austria da parte della Germania nazista. Il pensatore cattolico vi denuncia il connubio fra i &#8220;Cesari totalitari&#8221; e i &#8220;sinedri liberali&#8221;:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa drammatica scomparsa dalla mappa europea dell&#8217;Austria cattolica, calpestata con brutalit\u00e0 criminale dagli stivali nazisti, rende opportuna una visione politica retrospettiva, che facciamo col cuore indignato e l&#8217;anima sanguinante. Pi\u00f9 di qualsiasi argomento teorico, questa retrospezione mostrer\u00e0 il connubio dei Cesari totalitari e dei sinedri liberali, lavorando insieme per crocifiggere di nuovo il Divino Salvatore, rappresentato oggi dalla Santa Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>I<\/b>. Di fronte alla situazione disperata delle truppe tedesche durante il passato conflitto, l&#8217;imperatore Guglielmo II cedette alle promesse allettanti di certi poteri occulti. Fece trasportare segretamente Lenin dalla Svizzera in Russia. La spedizione si realizz\u00f2 in un treno d&#8217;acciaio sigillato in partenza per impedire la diffusione del virus comunista in Germania. La rivoluzione ambita esplose quindi in Russia, portando al potere i bolscevichi. I comunisti ricompensarono Guglielmo II firmando la pace di Brest-Litovsk, molto vantaggiosa per la Germania. Il cristiano Guglielmo II trad\u00ec la causa di Cristo. L&#8217;Imperatore trad\u00ec la causa dell&#8217;Ordine. Ma Dio ha il suo tempo. Per Guglielmo II, il tempo di Dio non tarder\u00e0\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>II<\/b>. Nell&#8217;ultima fase della Grande guerra, un cataclisma spaventoso copr\u00ec di sangue la Russia. Fatta la pace, ci si aspettava che le potenze occidentali vi intervenissero per riportare il paese all&#8217;ordine. La Gran Bretagna e la Francia, invece, contemplarono con indifferenza la vittoria comunista in Russia. Oltre a qualche protesta platonica, non mossero un dito per difendere le popolazioni cristiane perseguitate, n\u00e9 per portare sul trono la Famiglia imperiale che, anzi, fu viImente assassinata a Ekaterinburgo. Cristiana, la monarchia inglese trad\u00ec la causa di Cristo e il principio monarchico. Cristiana anch&#8217;essa, la borghesia che governava la Francia trad\u00ec la causa di Cristo e il principio della propriet\u00e0 privata. Non avevano tempo per pensare a Cristo e alla civilt\u00e0 cristiana, pensavano solo a come spartirsi le spoglie, ancora palptanti, degli imperi vinti. Bisognava raccogliere il frutto della vittoria. Riguardo a Cristo, che si arrangi! In questo modo, 155 milioni di anime furono lasciate senza difesa di fronte alla propaganda atea e alla persecuzione religiosa. Ma Dio ha il suo tempo. E per l&#8217;Inghilterra e la Francia, il tempo di Dio non tarder\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>III.<\/b> Il virus comunista si diffuse dalla Russia alla Germania, all&#8217;Austria e all&#8217;Ungheria. Guglielmo II de con rammarico che il fuoco che egli aveva appiccato nella casa del vicino, ora avvampava in casa sua e in quella degli alleati. Cadde l&#8217;orgogliosa monarchia creata da Bismark, e l&#8217;altero Kaiser fin\u00ec a terra. Nel frattempo, Francia, Gran Bretagna e gli Stati Uniti vedevano con malcelato piacere come il socialismo si diffondeva nell&#8217;Europa centrale, indebolendo e demoralizzando ulteriormente le potenze perdenti. Quanto a Cristo, che si arrangi! \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>IV.<\/b> Nel trattato di Versailles, la Germania fu diluita nel suo territorio e umiliata nel suo morale. La perdita delle colonie e il peso insopportabile delle riparazioni di guerra schiacciarono il popolo tedesco. conseguenza, crebbe il malcontento e il socialismo. La Santa Sede chiese clemenza per i vinti, ma i poteri culti sorridevano nell&#8217;ombra. Il principale perdente non era la Germania, ma Cristo, contro cui si scaten\u00f2, Russia e nell&#8217;Europa centrale, la furia dei comunista\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>V.<\/b> Molto pi\u00f9 perseguitata della Germania fu, per\u00f2, l&#8217;Austria. Sebbene comprendesse un&#8217;importante minoranza protestante, agli occhi dei poteri occulti, l\u2019Austria era colpevole di un reato imperdonabile: essere una potenza cattolica. La disparit\u00e0 di trattamento degli Alleati nei confronti della Germania e dell\u2019Austria \u00e8 scioccante. La Germania fu umiliata e mutilata, ma sopravvisse. L&#8217;Impero austro-ungarico fu squartato, ne rimase solo l&#8217;Austria germanica, che a stento riusc\u00ec a sopravvivere. Mentre Guglielmo II, ritenuto dagli stessi Alleati il massimo colpevole della Guerra, soggiornava tranquillamente a Doorn, in Olanda, l&#8217;imperatore Carlo d&#8217;Austria moriva di tubercolosi a Madeira, Portogallo, povero come Giobbe, ma come lui mirabilmente rassegnato. Nessun governante del mondo os\u00f2 venire in suo aiuto. Abbandonato da tutti, l&#8217;ultimo imperatore della Casa d&#8217;Austria mor\u00ec come un paria. Solo la Chiesa lo confort\u00f2 nella sua agonia. Eppure, asceso al trono alla fine della guerra, su di lui non pesava la bench\u00e9 minima colpa per il conflitto. Anzi, aveva cercato in ogni modo la pace. La sua unica colpa era di essere cattolico. Ma verr\u00e0 il tempo di Dio. (&#8230;)\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>XIII.<\/b> Appoggiato dal cancelliere Franz von Papen, il traditore dei cattolici tedeschi, il signor Adolf Hitler prese il potere in Germania. E il tempo di Dio cominci\u00f2 ad arrivare per la Francia e l&#8217;Inghilterra. (&#8230; ) Nel 1935, consolidatosi l&#8217;asse Roma-Berlino, Hitler cominci\u00f2 a chiedere imperiosamente l&#8217;annessione dell&#8217;Austria alla Germania. Mentre le potenze alleate scuotevano la testa, ma restavano immutate, l&#8217;Italia esprimeva discretamente il suo gradimento. (&#8230;)\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<b>XIV<\/b>. Di Mussolini, nelle cui mani sta la direzione di uno dei popoli pi\u00f9 nobili e pi\u00f9 cattolici del mondo, \u00e8 meglio non parlare. Il F\u00fchrer lo ringrazi\u00f2 con un telegramma benevolo e generoso: &#8220;Non dimenticher\u00f2 il vostro gesto &#8220;.. Ma neanche Dio dimentica. E il Suo tempo sta per arrivare\u00ab (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui le parole profetiche scritte da Plinio Corr\u00eaa de Oliveira nel 1937. Due anni dopo, con lo scoppio della seconda Guerra mondiale, l&#8217;ora di Dio arriv\u00f2 per quasi tutti i popoli europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>1)<\/b> Plinio Corr\u00e8a de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Luci sull&#8217;Est, Roma 1998, p. 57.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>2)<\/b> Id., Os mexicanos, nossos irm\u00e3os, in &#8220;Legion\u00e0rio&#8221;, n. 220, 29 novembre 1936.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>3)<\/b> Id., A grande experi\u00eancia de 10 anos de luta, in &#8220;Legion\u00e0rio&#8221;, n. 666, 13 maggio 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>4)<\/b> Ibid.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>5)<\/b> Id., Notas Biogr\u00e0ficas sobre o Sr. Jos\u00e9 Gustavo de Souza Queiroz pelo Prof. Plinio Corr\u00e8a de Oliveira, in &#8220;Cartas sobre a Inquisi\u00e7\u00e3o Espanhola&#8221;, Revista Leituras Cat\u00f3licas, Anno LIX, settembre 1949, n. 712.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>6)<\/b> Id., F\u00e0tima explica\u00e7\u00e3o e rem\u00e9dio da crise contempor\u00e2nea, in &#8220;Catolicismo&#8221;, n. 29, maggio 1953.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>7)<\/b> Id., A conjura\u00e7\u00e3o dos C\u00e9sares e do Sin\u00e8drio, in &#8220;Legion\u00e0rio&#8221;, n. 288, 20 marzo 1938<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tradizione Famiglia propriet\u00e0 n.61 Giugno 2014 \u00a0Il 28 luglio 1914, l\u2019impero austro-ungarico dichiarava guerra alla Serbia in seguito all\u2019assassinio dell\u2019erede al trono. 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