{"id":74,"date":"2004-11-09T11:42:12","date_gmt":"2004-11-09T10:42:12","guid":{"rendered":""},"modified":"2024-01-06T12:49:10","modified_gmt":"2024-01-06T11:49:10","slug":"fondamentalismo-terrorismo-e-guerra-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fondamentalismo-terrorismo-e-guerra-in-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Fondamentalismo islamico, terrorismo e guerra in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">titolo originale:<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Fondamentalismo islamico, terrorismo <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>e guerra in Medio Oriente:<\/strong><b> \u00a0<\/b><strong>dalla questione palestinese<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>alla questione irachena<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Intervento al convegno organizzato dal CESNUR e dall\u2019Associazione Per Torino, Unione Industriale, Torino, 21 febbraio 2003<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/islam.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-27188\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/islam.jpg\" alt=\"islam\" width=\"321\" height=\"180\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Massimo Introvigne<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.Le scienze sociali non possono sostituirsi ai politici nel risolvere questioni straordinariamente complesse. Tuttavia, possono \u2013 insieme a numerose altre fonti \u2013 offrire ai politici materia prima che li aiuti a prendere decisioni pi\u00f9 informate. In questa sede, vorrei limitarmi ad enunciare tre principi insieme descrittivi e interpretativi, che applicher\u00f2 poi al passato remoto e prossimo, al presente e al futuro della questione palestinese e di quella irachena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(a)<\/b> Un primo principio \u00e8 che i movimenti religiosi hanno molto spesso cause e motivazioni religiose. Il marxismo, la psicoanalisi, e la critica della cultura di massa da parte della Scuola di Francoforte hanno convinto generazioni di studiosi che i fenomeni che si presentano come religiosi sono in genere solo la maschera di fattori materiali. Friedrich Engels (1820-1895), il pi\u00f9 stretto collaboratore di Karl Marx (1818-1883), spiegava nell\u2019Antid\u00fchring (1878) che \u201cogni religione non \u00e8 altro che il riflesso fantastico nella testa degli uomini di quelle potenze esterne che dominano la loro esistenza quotidiana, riflesso nel quale le potenze terrene assumono la forma di potenze ultraterrene\u201d, citando come \u201cpotenze esterne reali\u201d le \u201ccondizioni economiche\u201d e i \u201cmezzi di produzione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, per anni ci \u00e8 stato spiegato che la Prima Crociata \u00e8 stata la conseguenza di un surplus demografico all\u2019interno della nobilt\u00e0 europea (nel senso che bisognava trovare qualcosa da fare ai figli cadetti in soprannumero delle famiglie nobili), che le eresie medioevali e la Riforma rappresentavano una lotta di classe della borghesia urbana contro la nobilt\u00e0 rurale, e che i \u201cGrandi Risvegli\u201d che contraddistinguono la storia del protestantesimo inglese e americano sono forme primitive di rivolta contro la moderna economia di mercato. Certo, gli storici hanno lentamente smantellato queste costruzioni ideologiche. Tuttavia, ogni volta che un fenomeno sembra religioso, un riflesso condizionato, che deriva in gran parte dal marxismo, ci spinge subito a chiederci: dov\u2019\u00e8 il trucco? Di quale \u201cstruttura\u201d economica reale la \u201csovrastruttura\u201d asseritamene religiosa \u00e8 la maschera o il prodotto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando poi si tratta di movimenti islamici, un altro fattore entra in gioco. Si afferma che chiamare il terrorismo islamico, appunto, \u201cislamico\u201d non \u00e8 politicamente corretto, e che si rischia di scatenare la reazione di oltre un miliardo di musulmani. Pu\u00f2 anche darsi che sia cos\u00ec, ma questo non \u00e8 un problema delle scienze sociali. Occorre rigorosamente distinguere fra l\u2019informazione e l\u2019uso politico dell\u2019informazione. L\u2019informazione scientifica si valuta secondo la sua capacit\u00e0 di rappresentare, ridurre a unit\u00e0 e spiegare la realt\u00e0. Spetta ai politici, invece, decidere che uso fare dell\u2019informazione. Le scienze sociali possono peraltro aiutarli, precisando che non tutti i musulmani sono fondamentalisti \u2013 anche se il fondamentalismo \u00e8 una delle quinte portanti dello scenario islamico contemporaneo \u2013 e che non tutti i fondamentalisti islamici sono terroristi: molti oggi promuovono i loro ideali con mezzi non violenti, anche se i terroristi di Hamas (o di al-Qa\u2019ida) sono fondamentalisti, e quello che fanno rimane incomprensibile se ci si ostina a considerare secondario quanto per <b>loro \u00e8 primario e cruciale, cio\u00e8 la motivazione religiosa.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(b)<\/b> Un secondo principio \u00e8 che \u2013 venuto meno il congelamento delle situazioni regionali durante la Guerra fredda, in cui tutto era ridotto alla domanda \u201cStai con i sovietici o con gli americani?\u201d \u2013 sono riemersi i conflitti locali che la Guerra fredda aveva nascosto, ma non risolto. Questi conflitti hanno certamente componenti nazionali, etniche, politiche, economiche, ma molto spesso hanno anche un\u2019importante componente religiosa. Il testo di Samuel Huntington sullo scontro di civilt\u00e0 \u00e8 spesso pi\u00f9 criticato che letto. Un esame attento dell\u2019aspetto religioso invita a integrarlo con un modello di scontro all\u2019interno delle civilt\u00e0. Ancora dopo la fine della Guerra fredda \u00e8 emerso come problema fondamentale che soggiace a numerose crisi regionali quello del rapporto fra religione e politica, e \u2013 pi\u00f9 ampiamente \u2013 fra religione e realt\u00e0 secolari, fra religione e cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo tema, il documento della Congregazione per la dottrina della fede cattolica formalmente datato 24 novembre 2002 \u2013 ma presentato nel gennaio 2003 \u2013 pu\u00f2 aiutare a precisare le categorie. Per semplificare una realt\u00e0 ben altrimenti complessa \u2013 e ridurla a tipi ideali \u2013 si pu\u00f2 affermare che all\u2019interno di ciascuna civilt\u00e0, sul tema diventato nuovamente essenziale dei rapporti tra religione e cultura, si confrontano laicismo, fondamentalismo e laicit\u00e0. Per il laicista, tra fede e cultura ci deve essere totale separazione: una sorta di muraglia cinese che nega al credente il diritto di far diventare la sua fede cultura e di giudicare la cultura, quindi anche la politica, alla luce della fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il fondamentalista, fede e cultura, e fede e politica, coincidono in una sorta di fusione &#8211; che chi fondamentalista non \u00e8 valuter\u00e0 facilmente come confusione -, per cui ogni modo di produzione della cultura che non parta esplicitamente dalla fede, ogni politica che non sia direttamente e senza mediazioni religiosa, sar\u00e0 considerata necessariamente sospetta, se non demoniaca. Per l\u2019uomo religioso non fondamentalista, tra fede e cultura non c\u2019\u00e8 separazione: vi \u00e8 tuttavia distinzione, nel senso che la cultura, come la politica e tutte le realt\u00e0 terrene e secolari, ha una sua sfera di autonomia che va gelosamente difesa, pur potendo e dovendo essere giudicata alla luce della fede e della morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa una posizione di \u201claicit\u00e0\u201d, che non coincide con il laicismo: secondo il citato documento vaticano, \u201cla laicit\u00e0 intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica \u2013 ma non da quella morale \u2013 \u00e8 un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa\u201d, la quale in particolare \u201cha messo in guardia contro i pericoli derivanti da qualsiasi confusione tra la sfera religiosa e la sfera politica\u201d. \u00c8 chiaro che questa \u201claicit\u00e0\u201d, che indica la strada di una collaborazione fra fede e cultura, non \u00e8 la la\u00efcit\u00e9 \u00e0 la fran\u00e7aise di cui ci parlano i nostri vicini d\u2019Oltralpe; in questo senso il francese la\u00efcit\u00e9 andrebbe tradotto piuttosto con \u201claicismo\u201d. Beninteso, come tutti gli idealtipi, questi tre modelli hanno un rapporto di semplice analogia con realt\u00e0 molto pi\u00f9 complesse e sfumate. Il confronto fra laicismo, fondamentalismo e laicit\u00e0 contribuisce per\u00f2 a rendere ragione di un gran numero di crisi locali che oggi sono agli onori delle cronache.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(c)<\/b> In terzo luogo, applicando questo modello a una particolare civilt\u00e0, che \u00e8 quella islamica, si deve rilevare che un laicista islamico non assomiglia necessariamente a un laicista occidentale. Quest\u2019ultimo sar\u00e0 pi\u00f9 spesso francamente ateo, mentre il laicista musulmano \u2013 se non vuole perdere completamente contatto con la maggioranza della popolazione \u2013 dovr\u00e0 mantenere un linguaggio in qualche modo religioso, nello stesso momento in cui opera, come ogni laicista, per eliminare le radici sociali della religione. Si deve anche considerare \u2013 ma qui si andrebbe al di l\u00e0 del tema della serata \u2013 che lo sviluppo della riflessione teologica e filosofica islamica rende oggettivamente pi\u00f9 difficile l\u2019emergere di una posizione laica, ma non laicista, che appena si comincia a intravedere negli ultimi decenni, certo con prodromi pi\u00f9 antichi, in correnti quasi ovunque minoritarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conflitto pi\u00f9 visibile \u00e8 quindi quello fra laicisti e fondamentalisti, precisando &#8211; ancora &#8211; che termini come &#8220;laicit\u00e0&#8221; e &#8220;laicismo&#8221;, bench\u00e9 liberalmente usati da autori islamici nordafricani che si esprimono in francese, sono di difficile traduzione in lingua araba, non appartengono al lessico dell&#8217;islam, e restano dunque tentativi di esprimere in un linguaggio occidentale, cos\u00ec universalizzandole, categorie e pratiche che assumono nel mondo islamico connotati diversi rispetto all&#8217;Occidente. I laicisti oppongono all\u2019universalismo dell\u2019appartenenza a un\u2019unica comunit\u00e0 islamica l\u2019idea dello Stato-nazione, e li troviamo quindi principalmente nelle fila delle varie correnti nazionaliste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talora inoltre imputano alla religione l\u2019arretratezza economica e sociale dei paesi a maggioranza islamica rispetto all\u2019Occidente, e li troviamo quindi anche nelle correnti moderniste, che \u2013 interagendo peraltro con i motivi nazionalisti \u2013 sono pervenute al potere politico nei due paesi dove anche l\u2019influsso delle massonerie occidentali \u00e8 stato pi\u00f9 vivo e organizzato, cio\u00e8 la Turchia e l\u2019Iran della dinastia Pahlavi. La Turchia e l\u2019Iran dimostrano come sia falso l\u2019argomento secondo cui per \u201cdisinnescare\u201d il fondamentalismo islamico sarebbe sufficiente una capillare propaganda del laicismo, da affidare alle scuole e alle universit\u00e0; secondo questo luogo comune, in tal caso i paesi a maggioranza islamica \u201csi secolarizzerebbero proprio come l\u2019Occidente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rinviando ad altra sede una esposizione sistematica del dubbio se l\u2019Occidente sia poi veramente \u201csecolarizzato\u201d, la risposta \u00e8 che l\u2019esperimento \u00e8 gi\u00e0 stato fatto. Per decenni in Turchia e in Iran (con differenze importanti, peraltro, fra l\u2019uno e l\u2019altro paese) le scuole e le universit\u00e0 hanno propagandato in modo martellante il laicismo. Il risultato \u00e8 stato per l\u2019Iran la rivoluzione islamica del 1979, per la Turchia \u2013 non appena si \u00e8 allentato il controllo dell\u2019Esercito sulle elezioni \u2013 l\u2019ascesa elettorale dei fondamentalisti fino alla vittoria nelle elezioni del 2002, e alla formazione dell\u2019attuale governo. Altrove, lo scontro fra nazionalisti e fondamentalisti rimane la caratteristica dominante della cultura e della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong>\u00a0Applichiamo ora questi principi, sia pure in modo necessariamente brevissimo, alla questione palestinese, distinguendo fra passato remoto, passato prossimo, presente e futuro. Mi limito qui a enunciare alcune tesi, rimandando per le note e le dimostrazioni al mio libro Hamas. Fondamentalismo islamico e terrorismo suicida in Palestina (Elledici, Leumann [Torino] 2003).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(a)<\/b> Quanto al passato remoto della questione palestinese, questa nasce come questione in cui la componente religiosa \u00e8 essenziale. Gerusalemme \u00e8 la terza citt\u00e0 santa dell\u2019islam dopo la Mecca e Medina: \u00e8 il luogo cui, prima della Mecca, si rivolgeva la preghiera e il punto di partenza del viaggio estatico notturno del Profeta stesso. Quando gli insediamenti di coloni ebraici e la dichiarazione Balfour del 1917 fanno capire al mondo islamico che cosa sta succedendo, la questione non si pone negli stessi termini rispetto \u2013 per esempio \u2013 all\u2019invasione italiana della Libia del 1911, che pure aveva destato notevoli emozioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare un personaggio che si trova alle origini del movimento fondamentalista, l\u2019egiziano Hassan al-Banna (1906-1949), fondatore dei Fratelli Musulmani, tuttora la maggiore organizzazione fondamentalista mondiale, vi vede una grande questione religiosa: un vero e proprio scontro di civilt\u00e0, a tinte pi\u00f9 o meno vagamente apocalittiche, fra musulmani da una parte ed ebrei e loro protettori cristiani dall\u2019altra, giocato intorno a Gerusalemme e al suo significato sacro per l\u2019islam. Quella della Palestina non \u00e8 una delle tante questioni cui i Fratelli Musulmani si interessano negli anni 1930 e 1940.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la questione fondamentale, su cui al-Banna gioca la possibilit\u00e0 di indicare ai suoi seguaci la dimensione sopranazionale della umma, trasformando un movimento dal limitato orizzonte egiziano in una realt\u00e0 islamica globale. La propaganda in favore della causa palestinese \u00e8 alla base stessa del successo internazionale del movimento negli anni 1935-1945. Per questo i Fratelli Musulmani concentrano i loro sforzi in Palestina, ed \u00e8 dalla branca palestinese dei Fratelli Musulmani che, dopo alterne vicende, nascer\u00e0 nel 1987 Hamas, una realt\u00e0 che si definisce all\u2019articolo 2 del suo Statuto \u201cuna delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(b)<\/b> Quanto al passato prossimo, la storia del movimento palestinese si lascia ampiamente spiegare dal modello che considera cruciale l\u2019opposizione fra laicismo e fondamentalismo. Negli anni 1940 e 1950 la lotta per la Palestina \u00e8 egemonizzata dalla corrente fondamentalista, cio\u00e8 dai Fratelli Musulmani. Nel 1954 il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser (1918-1970), che pure era stato affiliato in giovent\u00f9 ai Fratelli Musulmani, li mette fuorilegge, nel quadro del pi\u00f9 classico degli scontri fra nazionalisti laicisti e fondamentalisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito di questo avvenimento si determinano all\u2019interno del movimento fondamentalista due linee: una \u201cneo-tradizionalista\u201d, che propone una via non violenta di \u201cislamizzazione dal basso\u201d della societ\u00e0 prima di puntare al potere; e una \u201cradicale\u201d, che punta alla \u201cislamizzazione dall\u2019alto\u201d dopo la conquista del potere tramite mezzi, ove necessario, violenti e non esclude l\u2019opzione terroristica. I Fratelli Musulmani palestinesi, alla sequela di quelli egiziani e in un certo senso perfino anticipandoli, si ripiegano sulla costruzione \u201cneo-tradizionalista\u201d di una societ\u00e0 islamica nel 1957, e sono abbandonati nel 1958-1959 da chi vuole invece un accostamento \u201cradicale\u201d alla lotta contro Israele e si raccoglie sotto le bandiere laiche di Fatah, il movimento di Yassir Arafat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per trent\u2019anni \u2013 dal 1957 al 1987 \u2013 la dialettica all\u2019interno del movimento palestinese vede contrapposti i Fratelli Musulmani, fondamentalisti e neo-tradizionalisti, e Hamas e i suoi alleati nell\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), nazionalisti in maggioranza laicisti, con componenti marxiste e antireligiose. Nel 1987, con la prima Intifada, i Fratelli Musulmani decidono che la fase \u201cneo-tradizionalista\u201d \u00e8 durata abbastanza, e ha dato i risultati sperati, e ritornano con Hamas alla lotta armata, superando in radicalismo le stesse forze laiciste e nazionaliste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(c)<\/b> La storia del presente \u00e8 ampiamente trattata nel mio libro, che si concentra sugli attentati terroristici suicidi. Una conclusione della mia ricerca \u00e8 che il terrorismo suicida si spiega, ultimamente e ancora una volta, solo attribuendo il loro giusto ruolo alle motivazioni religiose. La selezione e l\u2019addestramento dei terroristi suicidi danno un\u2019importanza essenziale alla meditazione, alla preghiera, ai ritiri spirituali, alla lettura del Corano. Una delle maggiori preoccupazioni \u00e8 quella di superare le obiezioni teologiche di chi ricorda che nell\u2019islam il suicidio \u00e8 vietato, collezionando fatawa le quali spiegano che si tratta di martirio e non di suicidio (utilizzando una tradizione di origine sciita, nata nell\u2019Iran di Khomeini per giustificare le operazioni suicide nella guerra Iran-Iraq, poi il terrorismo suicida degli Hizbollah sciiti libanesi, la cui tecnica si diffonder\u00e0 presso dirigenti palestinesi sunniti, come quelli di Hamas, deportati dagli israeliani nel Sud del Libano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal nostro punto di vista occidentale, siamo riluttanti a considerare il terrorismo suicida come un\u2019esperienza religiosa, sia perch\u00e9 siamo prigionieri di uno stereotipo secondo cui la religione \u00e8 sempre \u201cgraziosa\u201d, pacifica e dolce, sia perch\u00e9 temiamo di offendere i musulmani. A me sembra, tuttavia, che si offendano i militanti di Hamas e quelli di altri movimenti fondamentalisti radicali rifiutando di prenderli sul serio e insistendo che tutto quello che dicono deve essere falso e la loro motivazione religiosa deve mascherare fattori puramente politici ed economici<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, la ricerca mostra come dal punto di vista della composizione sociale i terroristi suicidi di Hamas non siano affatto \u201ci disperati dei campi profughi\u201d, ma il loro livello sia economico sia di istruzione sia di gran lunga superiore alla media palestinese, con punte di \u201cbombe umane\u201d provenienti dall\u2019alta e anche dall\u2019altissima borghesia di Gaza. Lo stesso, come \u00e8 ben noto, vale per i militanti di al-Qa\u2019ida coinvolti negli attentati dell\u201911 settembre 2001, ferme le differenze fra al-Qa\u2019ida e Hamas. La prima propugna una rivoluzione islamica mondiale, il secondo critica chiunque metta in dubbio la priorit\u00e0 assoluta e le caratteristiche uniche del caso palestinese: un caso di scontro, noto anche in altri contesti, fra \u201crivoluzione fondamentalista permanente\u201d e \u201cfondamentalismo (anzitutto) in un solo paese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong>\u00a0Una delle tesi che si pu\u00f2 ricavare dal volume \u00e8 che questione palestinese e questione irachena non sono collegate strettamente. Saddam Hussein si presenta a intermittenza come campione della causa palestinese, a seconda delle sue necessit\u00e0 interne e internazionali; in Palestina, fondamentalisti e nazionalisti si alleano di volta in volta, e in modo contraddittorio, con Saddam o con i suoi nemici regionali sulla base di motivi che sembrano puramente contingenti. Esiste, d\u2019altro canto, una \u201cquestione irachena\u201d, in relazione alla quale le stesse griglie di analisi che ho cercato di applicare in Palestina possono essere messe a frutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(a)<\/b> La questione irachena, nel suo passato remoto, \u00e8 una questione in primo luogo religiosa (e in secondo etnica). L\u2019Iraq \u00e8 un paese artificiale, costruito a tavolino dagli inglesi dopo la Prima guerra mondiale mettendo insieme tre province ottomane che non avevano in comune n\u00e9 la religione n\u00e9 la lingua, e non avevano nessuna consapevolezza di costituire una \u201cnazione irachena\u201d. Dal punto di vista religioso, la zona \u00e8 di un\u2019importanza cruciale, perch\u00e9 al suo interno sorgono i luoghi di origine dell\u2019Islam sciita e le sue quattro citt\u00e0 sante (Najaf, Karbal\u00e0 e Samarr\u00e0 nel Sud dell\u2019attuale Iraq; Kazimayn al centro, alla periferia di Baghdad).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che alcuni studiosi non temono di chiamare il \u201cVaticano\u201d sciita si \u00e8 trovato, almeno fino allo scoppio della guerra Iran-Iraq del 1980, a Najaf, in Iraq, e non in Iran. A differenza dell\u2019Islam sunnita, quello sciita ha una gerarchia, e il suo capo supremo fino a tempi recentissimi \u00e8 stato un imam residente in Iraq. La costruzione artificiale chiamata Iraq contava alla sua origine il 58% di sciiti arabi (oggi sono il 50%); il restante 42% della popolazione si divideva fra arabi sunniti e curdi (questi ultimi in maggioranza sunniti, anche se con una minoranza sciita). I trattati successivi alla Prima guerra mondiale avevano per la verit\u00e0 promesso l\u2019indipendenza al Kurdistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la dirigenza curda entr\u00f2 ben presto nell\u2019orbita sovietica e il timore del comunismo gioc\u00f2 un ruolo di primo piano nella decisione occidentale di non dare seguito a queste promesse, creando un feroce conflitto nelle zone curde della Turchia, dell\u2019Iraq e in misura minore dell\u2019Iran. L\u2019Impero Ottomano, sunnita, aveva privilegiato una dirigenza sunnita delle province oggi \u201cirachene\u201d; gli inglesi, sostituendo gli ottomani, mantennero la stessa politica, sia per un disegno imperiale di protettorato su una confederazione panislamica sunnita (il disegno di Thomas Edward Lawrence, \u201cLawrence d\u2019Arabia\u201d, 1888-1935), sia perch\u00e9 gli sciiti erano ritenuti pi\u00f9 ostili a un disegno di \u201cmodernizzazione\u201d culturale e amministrativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iraq nasce cos\u00ec come uno Stato contro la sua societ\u00e0 civile: uno Stato che non sorge solo con la vocazione di una maggioranza a opprimere le minoranza, ma con la vocazione di una minoranza (sunnita) a opprimere la maggioranza (sciita). Naturalmente uno Stato simile pu\u00f2 mantenersi in vita solo attraverso una gestione autoritaria, spesso brutale; e gli Stati a gestione autoritaria costruiti contro le loro societ\u00e0 cercano spesso in avventure militari esterne il surrogato di una dubbia legittimit\u00e0 interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(b)<\/b> Il passato prossimo dell\u2019Iraq \u2013 dopo la caduta della monarchia hascemita creata dagli inglesi \u2013 pu\u00f2 essere letto (certo, integrando questo strumento con altri) alla luce del modello fondamentalismo-laicismo. Diverse forze laiciste \u2013 comunisti, nasseriani, partito Baat \u2013 rovesciano la monarchia e massacrano la famiglia reale in un giorno non scelto a caso, il 14 luglio, dell\u2019anno 1958. Seguono una sequela di colpi di Stato in cui prima il partito Baat (un partito nazional-socialista panarabo, che ha nel suo statuto un programma laicista e secolarizzatore) rovescia i nasseriani, quindi esplode la faida fra diverse fazioni all\u2019interno del partito Baat da cui emerge la fazione di Saddam Hussein, vero padrone del paese gi\u00e0 dal colpo di Stato del cugino di sua madre Hassan al-Bakr del 1968 e titolare formale di tutti i poteri dal 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 negli anni 1980 e 1990 Saddam Hussein abbia adottato un linguaggio religioso per comprensibili motivi strumentali, tutta la sua storia politica \u00e8 quella di un campione del laicismo. Oltre all\u2019opposizione curda, prevalentemente etnica, l\u2019opposizione pi\u00f9 consistente a Saddam viene da forze religiose: gli ulema sciiti, che avevano teorizzato e praticato il loro coinvolgimento diretto nella politica nelle rivolte anti-inglesi degli anni 1920 e che sono alle origini della rivoluzione fondamentalista iraniana del 1979, pensata in Iraq e attuata in Iran; e, nello stesso mondo sunnita di cui Saddam fa parte, gruppi fondamentalisti diversi (fra cui due fazioni dei Fratelli Musulmani, divise nel giudizio sull\u2019Arabia Saudita), piccoli ma in ogni caso pi\u00f9 consistenti dell\u2019opposizione intra-laicista \u201cliberale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione per cui Saddam Hussein, un tiranno che biografi non sospettabili di pregiudizi anti-arabi o filo-americani come l\u2019inviato di Repubblica Magdi Allam hanno dovuto descrivere con categorie improntate alla psico-patologia e allo studio della criminalit\u00e0 comune pi\u00f9 che alla politica, si mantiene al potere \u00e8 che, comunque, l\u2019Occidente diffida dei fondamentalisti, tanto pi\u00f9 di quelli sciiti dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. Dal momento che all\u2019interno della maggioranza araba dell\u2019Iraq l\u2019unica dirigenza veramente alternativa a Saddam \u00e8 sciita e filo-iraniana (quanto ai curdi, rappresentano un problema a parte e comunque fino alla caduta dell\u2019URSS sono anch\u2019essi sospetti in quanto filo-sovietici), l\u2019Occidente tutto sommato preferisce Saddam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, l\u2019Occidente tollera quando non incoraggia l\u2019aggressione all\u2019Iran del 1980, che nasce principalmente da motivi interni (colpire l\u2019Iran prima che aiuti la maggioranza sciita in Iraq), ma permette a Saddam di presentarsi come il gendarme che ferma l\u2019espansione del fondamentalismo sciita per conto anche dello stesso Occidente. E la scelta si conferma anche dopo la Guerra del Golfo del 1991: le truppe alleate si fermano lungo la strada di Baghdad per diversi motivi, ma uno \u00e8 l\u2019incertezza sul chi mettere al posto di Saddam. Si spera in un colpo di Stato all\u2019interno del partito Baat o dell\u2019esercito, cio\u00e8 del mondo laicista; non si vuole un fondamentalista, tanto meno filo-iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>(c)<\/b> Venendo al presente, la questione irachena presenta le stesse caratteristiche, che vengono da un passato lontano. L\u2019Iraq rimane uno Stato che opera sistematicamente contro la sua societ\u00e0 civile, al ritmo di decine di migliaia di morti all\u2019anno. L\u2019oppressione di una parte della minoranza sunnita sulla maggioranza sciita si \u00e8 semmai aggravata con Saddam, che per primo ha osato quanto n\u00e9 l\u2019Impero Ottomano n\u00e9 gli inglesi avevamo mai neppure pensato: ha fatto giustiziare un leader supremo degli sciiti nel 1980 e sventrare a cannonate il mausoleo dell\u2019imam Husayn, il luogo pi\u00f9 santo della citt\u00e0 santa di Karbal\u00e0, nel 1991.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stati costruiti contro le societ\u00e0 civili rappresentano una mina vagante e una bomba in attesa di detonatore, pronta a esplodere. Anche a prescindere totalmente dai problemi delle armi di distruzione di massa e dei rapporti con il terrorismo internazionale, chi vuole la pace \u201csenza se e senza ma\u201d dovrebbe spiegare come pensa di disinnescare la mina irachena. D\u2019altro canto, anche i consulenti pi\u00f9 ascoltati dagli Stati Uniti non sembrano offrire risposte chiare alla domanda su che cosa sia cambiato dal 1991 e chi possa candidarsi a sostituire Saddam Hussein. Certo, vi sono intellettuali iracheni che si presentano come \u201cliberali\u201d e \u201cmoderati\u201d, ma tutto sommato \u00e8 difficile immaginare un futuro dopo Saddam dell\u2019Iraq che prescinda dalla maggioranza sciita, dai suoi \u201cintellettuali organici\u201d che sono gli ulema, e dalle forze politiche che \u2013 pur fra loro divise \u2013 agli ulema si richiamano, come il partito Da\u2019wa (diviso in varie fazioni) e l\u2019ASRII (Assemblea Suprema della Rivoluzione Islamica in Iraq) \u2013 tutte forze per cui il nodo da sciogliere \u00e8 la relazione con l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong>\u00a0Vengo cos\u00ec a una conclusione, che riguarda sia la questione palestinese sia la questione irachena (e che forse potrebbe essere applicata alle altre cambiali non pagate che costituiscono l\u2019eredit\u00e0 della fine dei colonialismi e minacciano la pace internazionale, come la questione del Kashmir e la questione cecena). Una grande scommessa \u00e8 stata fatta e persa da generazioni di dirigenti occidentali: quella di sostenere i laicisti (magari non troppo democratici, come Saddam Hussein) delegando loro il compito di disinnescare, con le buone o con le cattive, la minaccia costituita dai fondamentalisti. La prevista secolarizzazione \u201call\u2019europea\u201d non si \u00e8 prodotta: e non perch\u00e9 siano mancati gli sforzi. La ricerca del laicista filo-occidentale che eventualmente rovesci il laicista anti-occidentale e risolva tutti i problemi non sembra coronata da successo nei principali paesi a maggioranza musulmana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni, si assiste a una crescente presa di coscienza di questo scacco da parte di politologi e di governi, non necessariamente di giornalisti. Se non si trovano i \u201claicisti\u201d, non resta che auspicare la crescita nei paesi a maggioranza islamica di quella terza posizione che per il momento \u00e8 scarsamente rappresentata: la posizione della laicit\u00e0 aperta alla religione, che mantenga un radicamento nell\u2019identit\u00e0 islamica ma si distingua dal fondamentalismo, una \u201cCDU islamica\u201d secondo le parole dell\u2019attuale primo ministro turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da dove pu\u00f2 emergere una tale posizione? Dall\u2019itinerario personale di laicisti che riscoprono la religione, risponde qualcuno: e i casi non mancano, dalla Tunisia all\u2019Egitto, dove per\u00f2 questi intellettuali hanno avuto un successo politico solo raccordandosi al pre-esistente fondamentalismo. Dall\u2019esperienza dell\u2019islam in terra d\u2019emigrazione in Europa, secondo quanto gi\u00e0 avviene negli Stati Uniti, affermano altri: una speranza, in effetti, che richiede per\u00f2 lunghi tempi di maturazione e scelte adeguate da parte dei governi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personalmente, per quanto questa possa sembrare una contradictio in adjecto, non escluderei che una posizione laica emerga paradossalmente proprio dallo stesso grande ambito dei movimenti fondamentalisti, sempre pi\u00f9 diversificati fra loro. Per alcuni di loro, la legge islamica, la shari\u2019a, deve essere applicata letteralmente a tutti i problemi che richiedono una soluzione giuridica; per altri, la shari\u2019a \u00e8 un semplice orizzonte o punto di riferimento ideale. Il cammino \u00e8 lungo, e si deve certamente tenere conto delle differenze fra paesi di eredit\u00e0 turca, indiana, araba. Ma non mi sembra poco saggio il tentativo di aprire un dialogo \u2013 il che non significa accedere immediatamente a tutte le loro richieste e proposte \u2013 con forze politiche che emergono dal variegato mondo fondamentalista e che dichiarano di volersi avviare, pur rifiutando il laicismo, sulla strada di una certa laicit\u00e0, come dicono di essere \u2013 per esempio \u2013 quelle che le elezioni del 2002 hanno portato al potere in Turchia, o per altri versi certi esponenti dell\u2019ala detta \u201criformista\u201d del mondo politico iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Stato di Israele sembra mantenere discreti contatti con esponenti del mondo fondamentalista palestinese, ormai cos\u00ec ampio sia da renderne difficile la semplice eliminazione per via militare, sia da essere diviso in fazioni e correnti diverse anche sul piano dottrinale. La strada \u00e8 irta di ostacoli: ma, fallita l\u2019alternativa laicista, sembra fra le poche percorribili per un dialogo fra civilt\u00e0 che non pu\u00f2 ridursi a conciliabolo di intellettuali che rappresentano soltanto se stessi e che, se vuole ottenere frutti di pace, non pu\u00f2 non estendersi a chi veramente rappresenta porzioni importanti delle societ\u00e0 civili nei paesi a maggioranza islamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovo volume della collana &#8220;Religioni e Movimenti&#8221;:\u00a0<strong>Massimo Introvigne<\/strong>,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.elledici.org\/negozio\/hamas-fondamentalismo-islamico-e-terrorismo-suicida-in-palestina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Hamas. Fondamentalismo islamico e terrorismo suicida in Palestina<\/em>\u00a0<\/a><\/span>Elledici, Leumann (Torino) 2003<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Si legga anche:<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fondamentalismo-islamico-radicalismo-terrorismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Osama bin Laden. Apocalisse sull\u2019Occidente<\/span><\/a><\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>titolo originale: Fondamentalismo islamico, terrorismo e guerra in Medio Oriente: \u00a0dalla questione palestinese alla questione irachena Intervento al convegno organizzato dal CESNUR e dall\u2019Associazione Per Torino, Unione Industriale, Torino, 21 febbraio 2003 Massimo Introvigne<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fondamentalismo-terrorismo-e-guerra-in-medio-oriente\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27188,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16,36],"tags":[161,501],"class_list":["post-74","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-islam","category-fondamentalismo-islamico","tag-islam-2","tag-islam-fondamentalismo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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