{"id":733,"date":"2005-06-14T14:48:02","date_gmt":"2005-06-14T12:48:02","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-02-22T10:42:40","modified_gmt":"2025-02-22T09:42:40","slug":"elogio-del-mcdonalds","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/elogio-del-mcdonalds\/","title":{"rendered":"Elogio del McDonald&#8217;s"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">Articolo pubblicato su<strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cronache_di_Liberal\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> Liberal <\/a><\/strong>Anno II n.2<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Perch\u00e9 destra e sinistra attaccano la celebre catena alimentare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di <strong>Alberto Mingardi<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/McDonalds.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"299\" height=\"169\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/McDonalds.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33054\" style=\"width:505px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Se c&#8217;\u00e8 una costante, nelle diverse manifestazioni di antipatia verso la globalizzazione, \u00e8 il tiro all&#8217;hamburger, la protesta (anche violenta) contro i McDonald&#8217;s. \u00c8 un filo rosso che unisce i contestatori di Seattle a quelli di Nizza, Praga, Bologna. E che accomuna allo stesso modo i gruppi di estrema destra e quelli di estrema sinistra: lo ha dimostrato quel sabato di guerriglia urbana a Milano, che ha visto gli skin e le teste rasate di \u00abForza Nuova\u00bb marciare a fianco dei leoncavallini e, assieme, prendere a sassate le vetrine di un McDonald&#8217;s del centro. Del resto, l&#8217;allergia all&#8217;hamburger sembra essere contagiosa: non le mancano infatti, endorsement alquanto autorevoli da parte di questa o quella forza politica. Fausto Bertinotti e Pino Rauti, certo. Ma anche cantautori famosi e opinionisti \u00e0 la page, neo-maestri del buon vivere che, in nome dello Slow Food, combattono per salvarci dall&#8217;\u00abimperialismo culturale americano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le accuse rivolte alla catena di hamburgerie statunitense sono sintetizzabili proprio cos\u00ec, con il solito contorno cui siamo abituati: cheeseburger e patatine fritte sono ovviamente strumento dell&#8217;oppressione di classe, il ketchup serve soltanto ad affamare il Terzo mondo, l&#8217;happy meal potrebbe sancire la fine della nostra sovranit\u00e0 culinaria. Nulla di nuovo sotto il sole: l&#8217;ostilit\u00e0 verso McDonald&#8217;s \u00e8 solo l&#8217;ultimo travestimento della nostalgia dell&#8217;Arcadia, il vagheggiamento di una realt\u00e0 idillica e preindustriale che unisce da sempre la destra reazionaria e la sinistra utopista. Pur essendo realt\u00e0 diverse e contrapposte, esse convergono nell&#8217;antipatia per un nemico comune: il capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una parte, certa \u00abdestra\u00bb vagheggia il ritorno a un mondo che non c&#8217;era: rintracciarne le origini in De Maistre \u00e8 azzardato, perch\u00e9 De Maistre era senz&#8217;altro un pensatore raffinato, difficile che scambiasse lucciole con lanterne. Identificarne i precursori con quelli del conservatorismo \u00e8 assurdo, visto che &#8211; ad esempio &#8211; il pensiero conservatore di Edmund Burke (per prendere un autore generalmente ritenuto \u00abretrogrado\u00bb) era in buona parte una strenua difesa di un ordine liberale.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, la \u00abdestra\u00bb anti-globale ha un retroterra culturale diverso. Generalmente viene fatto risalire all&#8217;avversione alla \u00abmodernit\u00e0\u00bb, ma questa stessa espressione non \u00e8 granch\u00e9 significativa: la cifra della \u00abmodernit\u00e0\u00bb non pu\u00f2 essere, come alcuni l&#8217;intendono, il progresso tecnologico, scientifico, culturale, in quanto esso \u00e8 una costante di tutta la storia umana, inclusa quella precedente il 1600.<\/p>\n\n\n\n<p>Casomai, gli attributi della \u00abmodernit\u00e0\u00bb sono altri, l&#8217;ossessione per il pensiero \u00abparcellizzato\u00bb, la politica come coercizione, ma sono discorsi che ci porterebbero troppo lontano. No, la \u00abdestra\u00bb anti-globalista e, in sostanza, anti-americana si caratterizza per l&#8217;odio verso il progresso in s\u00e9 e per s\u00e9. Intendendo come progresso qualsiasi tipo di innovazione che comporti un cambiamento nello stile di vita della gente, e soprattutto quelle tecnologie che sono in qualche modo portatrici di \u00abemancipazione\u00bb (in che termini lo sia McDonald&#8217;s, lo vedremo fra poco).<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, le suggestioni di questa \u00abdestra\u00bb sono quelle del \u00abritorno a Oriente\u00bb, spaziano da Schopenhauer a Nietzsche passando per Il tramonto dell&#8217;Occidente ma soprattutto l&#8217;Ascesa e declino della civilt\u00e0 delle macchine di Spengler. dietro l&#8217;ombrello di un pensiero forte \u00abdi facciata\u00bb, nascondono in realt\u00e0 i semi di un nichilismo esistenziale, che sfocia in una non-proposta politica: cio\u00e8 l&#8217;abbandono dei valori occidentali, non solo la libert\u00e0 individuale ma pure quella \u00abrazionalit\u00e0\u00bb che comunque contraddistingue la nostra civilt\u00e0 a differenza delle altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ragioni della sinistra sono simili, e affondano in quella \u00abmentalit\u00e0 anti-capitalistica\u00bb (cos\u00ec la definiva Ludwig von Mises) che caratterizza in parte la storia dei movimenti comunisti. Come giustamente sottolineato da Mises, il risentimento \u00e8 diretto al fatto che, nella societ\u00e0 liberale, \u00abla ricchezza \u00e8 un fenomeno di mercato\u00bb, cio\u00e8 \u00e8 sul mercato che si stabilisce quanto ciascuno vale.<\/p>\n\n\n\n<p>Certa \u00abdestra\u00bb non apprezza questo fatto e reagisce invocando il ritorno a un mondo in cui la ricchezza era legata allo status, non alla soggettivit\u00e0 dei valori. La sinistra, allo stesso mondo, ha come obiettivo una societ\u00e0 che sia \u00aba ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilit\u00e0\u00bb. Ovvero quanto di pi\u00f9 radicalmente distante all&#8217;idea del \u00abprezzo\u00bb e del \u00abvalore\u00bb che si crea nel mercato, per il mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Crollato il Muro di Berlino, e con esso il socialismo reale, la mentalit\u00e0 anti-capitalistica resta un punto fermo delle nostre societ\u00e0 non solo grazie a questi movimenti, che in realt\u00e0 sono minoritari, ma soprattutto in virt\u00f9 della massiccia penetrazione nel \u00absenso comune\u00bb dell&#8217;ecologismo militante. I cosiddetti \u00abverdi\u00bb sono l&#8217;epicentro di questo fenomeno: essi rappresentano una corrente di pensiero da un lato dichiaratamente \u00abretrograda\u00bb (nella rivalutazione acritica del mondo preindustriale), dall&#8217;altro con evidenti ambizioni rivoluzionarie (lo scardinamento del sistema capitalista e \u00abinquinatore\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso, del resto, che le esperienze da cui proviene la stragrande maggioranza degli ambientalisti siano quelle dell&#8217;extraparlamentarismo \u00abrosso\u00bb: Daniel Cohn-Bendit, profeta del maggio francese, \u00e8 giust&#8217;appunto il gran mogol degli ambientalisti europei. Il risultato \u00e8 paradossale, soprattutto per il fatto che i \u00abverdi\u00bb rifiutano il modello di societ\u00e0 \u00abliberale\u00bb ma non gli strumenti che essa produce per loro. Non solo perch\u00e9 quella del rispetto dell&#8217;ambiente \u00e8, evidentemente, un&#8217;istanza rivendicabile solo in una societ\u00e0 ricca e matura.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto perch\u00e9 &#8211; ed \u00e8 questa la vera forza dell&#8217;ecologismo &#8211; essi riescono ad ammantare le loro battaglie di un alone \u00abscientifico\u00bb. Evidentemente sufficiente per entrare nelle scuole e nell&#8217;accademia, e plagiare le menti di non pochi giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ragioni per cui questi diversi movimenti se la prendono con McDonald&#8217;s, sono varie. In primo luogo, McDonald&#8217;s \u00e8 un simbolo: rappresenta la vittoria del modello capitalista sulle economie miste. Lo \u00e8 per tanti motivi: anzitutto perch\u00e9 \u00e8 il prototipo di impresa \u00abglobalizzata\u00bb, con un punto vendita a ogni angolo del pianeta. In secondo luogo, la proliferazione dei McDonald&#8217;s \u00e8 forse il fenomeno che pi\u00f9 di ogni altro dimostra l&#8217;inconsistenza dei luoghi comuni della \u00abmentalit\u00e0 anti-capitalistica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il principale, lo sappiamo, \u00e8 che il liberismo manchi di socialit\u00e0, che lasciare libero il mercato implichi dare spazio a una forma di \u00abdarwinismo sociale\u00bb, alla legge della giungla. Lo espresse bene Ra\u00f9l Alfons\u00ecn, ex presidente dell&#8217;Argentina: \u00abcredo nella libert\u00e0 politica, ma in economia la libert\u00e0 di mercato \u00e8 come la volpe sciolta in mezzo alle galline\u00bb. L&#8217;esistenza stessa dei McDonald&#8217;s mina alla base questo pregiudizio: i vituperati fast-food svolgono una funzione sociale non da poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei \u00abMac\u00bb di tutto il mondo si mangia per cinque dollari, pi\u00f9 o meno diecimila lire. Il prodotto viene servito a puntino in un ambiente cos\u00ec amichevole che pi\u00f9 amichevole non si pu\u00f2, effervescente e coloratissimo, tant&#8217;\u00e8 che i bambini fanno la fila. A certi benpasciuti intellettuali, questo dir\u00e0 poco o niente. Per\u00f2 il mondo \u00e8 fatto anche di gente che tira la carretta e arriva a sera col fiatone. Persone che vivono spesso in quartieri poveri, degradati, a rischio.<\/p>\n\n\n\n<p>McDonald&#8217;s, ad Harlem, fa di pi\u00f9 di quanto potranno mai fare i sussidi passati sotto banco a mamma e pap\u00e0, perch\u00e9 d\u00e0 loro la possibilit\u00e0 in una volta sola di uscire a cena e di far giocare i figli, che vuol dire tenerli lontano dalla strada. L&#8217;ambiente \u00abfamigliare\u00bb \u00e8 una delle caratteristiche pi\u00f9 evidente dei McDonald&#8217;s di tutto il mondo, la cui strategia commerciale, pur puntando a soddisfare il massimo numero possibile di clienti, \u00e8 orientata specialmente verso i pi\u00f9 giovani. Le ragioni che portano a scegliere un fast-food, intendiamoci, sono molte.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 sicuramente l&#8217;incentivo \u00abfamigliare\u00bb cui abbiamo accennato: da questo punto di vista, i \u00abMac\u00bb sono duplice strumento di emancipazione. Da un lato favoriscono la potenziale uscita da quei circoli di povert\u00e0 cui molte famiglie sono condannate, creando un \u00abambiente sano\u00bb in cui i figli possano giocare e fare amicizie. Dall&#8217;altro, l&#8217;andare da McDonald&#8217;s diventa, nell&#8217;et\u00e0 della crescita, per i figli un modo per migliorare la propria vita sociale: per la nuova generazione, per i figli degli anni Ottanta, l&#8217;uscita dall&#8217;ambiente famigliare passa per i \u00abMac\u00bb, che sono diventati un luogo di ritrovo e incontro. Con la tacita approvazione di mamma e babbo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altra motivazione, piuttosto evidente, sta nella stessa parola: fast-food. \u00c8 qui che McDonald&#8217;s diventa uno straordinario strumento di emancipazione dei lavoratori, restituendo loro il \u00abproprio tempo\u00bb. Scegliere un \u00abMac\u00bb per la pausa pranzo significa non doversi sedere a un tavolo, aspettare la cameriera, fare l&#8217;ordinazione, aspettare da bere, bere, aspettare da mangiare, mangiare, chiedere il conto, aspettare il conto, pagare il conto e correre in ufficio perch\u00e9 fra cinque minuti c&#8217;\u00e8 da timbrare il cartellino.<\/p>\n\n\n\n<p>Paradossalmente, fast food significa, per molti lavoratori, slow life, cio\u00e8 rientrare in una dimensione pi\u00f9 umana e meno frenetica, riappropriarsi del tempo, poterlo utilizzare in maniera diversa. Magari per una passeggiata nel parco prima di tornare al lavoro, per una capatina in libreria. Insomma, per guadagnarci \u00abpsichicamente\u00bb, citando sempre Mises.<\/p>\n\n\n\n<p>Importantissimo \u00e8 il fattore-prezzo. A dispetto dell&#8217;opinione comune, quando parliamo di \u00abhamburger\u00bb parliamo comunque di un alimento complesso. Cheeseburger, BicMac, e compagnia sono composti da due fette di pane, formaggio, carne, vegetali diversi, creme e salse differenti. La produzione in serie di un \u00abqualcosa\u00bb del genere non \u00e8 un fatto semplice, eppure, sul mercato, il suo prezzo non supera che di pochi spiccioli il costo di tutti i suoi ingredienti. Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 che la McDonald&#8217;s sia mossa da chiss\u00e0 quali intenti altruistici, o dalla compassione per i bisognosi: il fatto \u00e8 che \u00e8 impossibilitata ad alzare i prezzi, a causa della concorrenza. In Europa \u00e8 meno evidente, in America \u00e8 cristallino: chiunque abbia mai visitato un mall statunitense sa che in essi vi \u00e8 sempre una specie di agor\u00e0, un&#8217;enorme piazza dove trovano spazio i fast-food pi\u00f9 diversi. Eh, s\u00ec: non solo McDonald&#8217;s.<\/p>\n\n\n\n<p>Le possibilit\u00e0 di scelta sono le pi\u00f9 disparate, dal cibo tailandese a quello nord-americano, passando per l&#8217;immancabile ristorante italiano (non \u00e8 forse, anche questo, \u00abimperialismo culturale\u00bb?). E tutti questi fast-food, per mantenersi competitivi sul mercato, sono costretti ad abbassare i prezzi il pi\u00f9 possibile. Proprio come McDonald&#8217;s fa quasi quotidianamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa competizione \u00abselvaggia\u00bb in realt\u00e0 \u00e8 un gioco a somma positiva: ne beneficiano in prima istanza i consumatori, certo, che vedono costantemente aumentare il ventaglio di scelte a loro disposizione e diminuirne il costo. Ma ne traggono profitto anche i fornitori e gli stessi \u00ablavoratori\u00bb dell&#8217;industria del fast-food, per cui aumentano gli incentivi man mano che la lotta per vendere di pi\u00f9 del concorrente si fa pi\u00f9 accesa.<\/p>\n\n\n\n<p>A tal proposito, un&#8217;altra accusa mossa a McDonald&#8217;s \u00e8 di costringere alla chiusura i ristoranti e le trattorie tradizionali, slow food. Peccato che non ci sia nessuna evidenza empirica a sostegno di queste congetture: anzi. Il Gambero rosso non ha dichiarato fallimento da che i \u00abMac\u00bb sono sulla piazza, semmai negli ultimi anni ha visto intensificarsi le proprie attivit\u00e0 editoriali: segno che vi \u00e8 un pubblico crescente, di lettori e ristoratori appassionati.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, un&#8217;occhiata sommaria alle vie centrali di citt\u00e0 come Milano o Roma (in cui McDonald&#8217;s \u00e8 sicuramente una realt\u00e0 assai presente) conferma che la presenza di un certo numero di fast food non ha inficiato la sopravvivenza dei ristoranti di qualit\u00e0. Proprio perch\u00e9 le due cose non si escludono a vicenda: chi a mezzogiorno sceglie il BigMac, magari \u00e8 il primo a fiondarsi dal Savini per una cenetta romantica, e magari a casa pu\u00f2 vantare una cantina di tutto rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo perch\u00e9 i \u00abMac\u00bb rappresentano una risposta diversa a problemi diversi, non il tentativo di soppiantare la trattoria vecchio stile: lo conferma, del resto, l&#8217;esperienza americana, dove la proliferazione capillare del fast-food non ha certo impedito a buoni locali \u00abtradizionali\u00bb di nascere e crescere sul mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta sul piatto un&#8217;altra imputazione mossa al BigMac: quella di rappresentare una forma di omologazione, in quanto \u00e8 lo stesso in tutto il mondo. Il che indubbiamente \u00e8 vero: gusto e aroma sono gli stessi a Hong Kong, Verona e Las Vegas. Tuttavia, parlare di omologazione \u00e8 sbagliato: nessuno costringe nessuno a mangiare patate fritte mattino e sera.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno proibisce di starsene a casa e cucinarsi delle troffie al pesto, nessuno punta una pistola alla tempia del consumatore e gli intima di ordinare un McChicken. \u00c8 vero che McDonald&#8217;s consente a chi lo vuole, di papparsi un piatto identico a tutte le latitudini. Il che \u00e8 un vantaggio non da poco, per esempio, per chi viaggia per lavoro, e si trova in luoghi dove non sa bene cosa come e quanto mangiare. Il BigMac rappresenta una via di fuga perfetta, un approdo sicuro per tutelarsi da allergie e infezioni alimentari, il toccasana dell&#8217;ipocondriaco a tavola.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza di McDonald&#8217;s in Paesi diversissimi ha poi qualche piacevole effetto collaterale: un analista americano, Thomas L. Friedman, ha estratto dal cilindro quella che chiama la \u00abteoria McDonald&#8217;s della pace\u00bb. In pratica, sostiene che i Paesi che hanno un McDonald&#8217;s non si fanno guerra fra di loro: si tratta ovviamente di una teoria un po&#8217; approssimativa, gi\u00e0 \u00abfalsificata\u00bb quando i diciannove Stati \u00abmcdonaldizzati\u00bb della Nato si misero a bombardare la Serbia, altro Stato \u00abmcdonaldizzato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 quello che Friedman vuole sostenere \u00e8 semplicemente che una forma di \u00abintegrazione economica\u00bb \u00e8 il metodo pi\u00f9 affidabile per fare aumentare i \u00abcosti della guerra\u00bb. Lo stesso concetto l&#8217;espresse \u00abin negativo\u00bb l&#8217;economista francese Fr\u00e9d\u00e9ric Bastiat, sostenendo che dove non passano le merci passano gli eserciti. Questa \u00e8 la scommessa del mondo globalizzato: la creazione, cio\u00e8, di un ordine pacifico basato sul mercato. Far passare le merci, per non dover ricorrere agli eserciti.<\/p>\n\n\n\n<p>McDonald&#8217;s di tutto questo \u00e8 un simbolo, forse il simbolo: l&#8217;apertura di uno dei suoi fast-food, a Mosca, dieci anni fa ha significato la caduta del comunismo, e l&#8217;ingresso della Russia nel mondo occidentale. Lo stesso avviene ogni giorno, e continuer\u00e0 ad avvenire. Ogni McDonald&#8217;s che apre \u00e8 una piccola vittoria per la libert\u00e0 economica. Proprio per questo non piace ai \u00absocialisti di tutti i partiti\u00bb: perch\u00e9 rappresenta il trionfo del modello capitalista, proprio in quei frangenti sui quali i comunisti scommettevano per il suo fallimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i poveri, i deboli, ha fatto di pi\u00f9 un BigMac che qualsiasi assegno di \u00absicurezza sociale\u00bb. Ecco perch\u00e9 Bertinotti ce l&#8217;ha con McDonald&#8217;s: perch\u00e9 ha avuto successo, laddove il comunismo ha fallito.<\/p>\n\n\n\n<p>_______________________________________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Leggi anche: <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/buono-economico-e-industriale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Buono, economico e industriale<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e8 il Mc non piace alla destra e alla sinistra?<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33054,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[60,25],"tags":[648,680],"class_list":["post-733","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-no-global","category-sguardo-sul-nostro-tempo","tag-globalizzazione","tag-mcdonald","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Elogio del McDonald&#039;s - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Elogio del McDonald&#039;s. 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