{"id":709,"date":"2005-06-13T10:01:54","date_gmt":"2005-06-13T08:01:54","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-02-19T12:26:33","modified_gmt":"2025-02-19T11:26:33","slug":"erga-migrantes-caritas-christi-parte-ii-e-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/erga-migrantes-caritas-christi-parte-ii-e-iii\/","title":{"rendered":"Erga migrantes caritas Christi (parte II e III)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">PONTIFICIO CONSIGLIO&nbsp;DELLA PASTORALE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>istruzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>(La carit\u00e0 di Cristo verso i migranti)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>PARTE II<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><span style=\"font-size: 12px;\">MIGRANTI E PASTORALE D&#8217;ACCOGLIENZA<\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>&#8220;Inculturazione&#8221; e pluralismo culturale e religioso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>34.<\/strong> Sacramento di unit\u00e0, la Chiesa vince le barriere e le divisioni ideologiche o razziali e a tutti gli uomini e a tutte le culture proclama la necessit\u00e0 di tendere alla verit\u00e0, in una prospettiva di giusto confronto, di dialogo e d&#8217;accoglienza reciproca. Le diverse identit\u00e0 culturali devono cos\u00ec aprirsi ad una logica universale, non gi\u00e0 sconfessando le proprie positive caratteristiche, ma mettendole a servizio dell&#8217;intera umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre impegna ogni Chiesa particolare, questa logica evidenzia e manifesta quella unit\u00e0 nella diversit\u00e0 che si contempla nella visione trinitaria, la quale, a sua volta, rimanda la comunione di tutti alla pienezza della vita personale di ciascuno. In questa prospettiva la situazione culturale odierna, nella sua dinamica globale, per una incarnazione dell&#8217;unica fede nelle varie culture, rappresenta una sfida senza precedenti, vero kair\u00f2s che interpella il Popolo di Dio (cfr. EEu 58)<\/p>\n\n\n\n<p>.<strong>35.<\/strong> Ci troviamo di fronte, cio\u00e8, ad un pluralismo culturale e religioso forse mai sperimentato cos\u00ec coscientemente finora. Da una parte si procede a grandi passi verso una apertura mondiale, facilitata dalla tecnologia e dai mass-media &#8211; che arriva a porre a contatto o addirittura a rendere interni l&#8217;uno all&#8217;altro universi culturali e religiosi tradizionalmente diversi ed estranei tra loro -, dall&#8217;altra rinascono esigenze di identit\u00e0 locale, che colgono nella specificit\u00e0 culturale di ciascuno lo strumento della propria realizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>36.<\/strong> Questa fluidit\u00e0 culturale rende quindi ancor pi\u00f9 indispensabile l&#8221;inculturazione&#8221; perch\u00e9 non si pu\u00f2 evangelizzare senza entrare in profondo dialogo con le culture. Insieme a popoli con radici diverse, altri valori e modelli di vita bussano dunque alla nostra porta. Mentre ogni cultura tende cos\u00ec a pensare il contenuto del Vangelo nel proprio ambito di vita, compete al Magistero della Chiesa guidare tale tentativo e giudicarne la validit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L'&#8221;inculturazione&#8221; comincia con l&#8217;ascolto, con la conoscenza, cio\u00e8, di coloro a cui si annuncia il Vangelo. Tale ascolto e conoscenza portano infatti a una valutazione pi\u00f9 adeguata dei valori e disvalori presenti nella loro cultura alla luce del mistero pasquale di morte e di vita. Non basta qui la tolleranza, occorre la simpatia, il rispetto, per quanto possibile, dell&#8217;identit\u00e0 culturale degli interlocutori. Riconoscerne gli aspetti positivi e apprezzarli, perch\u00e9 preparano ad accogliere il Vangelo, \u00e8 un preambolo necessario per l&#8217;esito dell&#8217;annuncio. Solo in questo modo nasce il dialogo, la comprensione e la fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attenzione al Vangelo si fa cos\u00ec anche attenzione alle persone, alla loro dignit\u00e0 e libert\u00e0. Promuoverle nella loro integrit\u00e0 esige impegno di fraternit\u00e0, solidariet\u00e0, servizio e giustizia. L&#8217;amore di Dio, in effetti, mentre dona all&#8217;uomo la verit\u00e0 e gli manifesta la sua altissima vocazione, promuove pure la sua dignit\u00e0 e fa nascere la comunit\u00e0 attorno all&#8217;annuncio accolto e interiorizzato, celebrato e vissuto[40].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Chiesa del Concilio Ecumenico Vaticano II<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>37.<\/strong> Nella visione del Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa realizza il suo ministero pastorale, fondamentalmente, in tre modalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>a)<\/strong> In quanto comunione, essa d\u00e0 valore alle legittime particolarit\u00e0 delle comunit\u00e0 cattoliche, coniugandole con l&#8217;universalit\u00e0. L&#8217;unit\u00e0 della Pentecoste non abolisce infatti le diverse lingue e culture, ma le riconosce nella loro identit\u00e0, pur aprendole all&#8217;alterit\u00e0, attraverso l&#8217;amore universale operante in esse. L&#8217;unica Chiesa Cattolica \u00e8 cos\u00ec costituita dalle e nelle Chiese particolari, cos\u00ec come le Chiese particolari sono costituite nella e dalla Chiesa universale (cfr. LG 13 )[41]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>b)<\/strong> In quanto missione, il ministero ecclesiale si dirige verso un altrove, per comunicare il proprio tesoro e arricchirsi di nuovi doni e valori. Tale missionariet\u00e0 si svolge pure all&#8217;interno della stessa Chiesa particolare, poich\u00e9 la missione \u00e8 prima di tutto irradiamento della gloria di Dio, e la Chiesa ha bisogno di &#8220;sentir proclamare le grandi opere di Dio &#8230; e d&#8217;essere nuovamente convocata e riunita da Lui&#8221; (EN 15).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>c)<\/strong> In quanto Popolo e Famiglia di Dio, mistero, sacramento, Corpo mistico e tempio dello Spirito, la Chiesa si fa storia di un Popolo in cammino che, partendo dal mistero di Cristo e dalle vicende dei singoli e dei gruppi che la compongono, \u00e8 chiamata a costruire una nuova storia, dono di Dio e frutto della libert\u00e0 umana. Nella Chiesa anche i migranti sono convocati, dunque, ad esserne protagonisti con tutto il Popolo di Dio pellegrino sulla terra (cfr. RMi 32, 49 e 71).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>38.<\/strong> Concretamente le scelte pastorali specifiche per la accoglienza dei migranti si possono cos\u00ec delineare:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1) <\/strong>cura di un determinato gruppo etnico o rituale, tesa a promuovere un vero spirito cattolico (cfr. LG 13);<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2)<\/strong> necessit\u00e0 di salvaguardare universalit\u00e0 e unit\u00e0 che non pu\u00f2 contrastare, al tempo stesso, con la pastorale specifica, la quale possibilmente affida i migranti a Presbiteri della loro lingua, della stessa Chiesa sui iuris, o a Presbiteri ad essi affini dal punto di vista linguistico-culturale (cfr. DPMC 11)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3)<\/strong> grande importanza, dunque, della lingua materna dei migranti, attraverso la quale essi esprimono la mentalit\u00e0, le forme di pensiero e di cultura ed i caratteri stessi della loro vita spirituale e delle tradizioni delle loro Chiese di origine (cfr. DPMC 11).<\/p>\n\n\n\n<p>Tale pastorale specifica \u00e8 collocata nel contesto del fenomeno migratorio il quale, mettendo in contatto fra loro persone di diversa nazionalit\u00e0, etnia e religione, contribuisce a rendere visibile l&#8217;autentica fisionomia della Chiesa (cfr. GS 92) e valorizza la valenza ecumenica e dialogico-missionaria delle migrazioni [42]. E&#8217; anche attraverso di esse, infatti, che si realizzer\u00e0 tra le genti il disegno salvifico di Dio (cfr. Atti 11,19-21)[43]. Per questo \u00e8 necessario far crescere nei migranti la vita cristiana, conducendola fino alla maturit\u00e0 per mezzo di un apostolato &#8220;evangelizzatore&#8221; e &#8220;catechistico&#8221; (cfr. CD 13-14 e DPMC 4).<\/p>\n\n\n\n<p>Tale compito dialogico-missionario \u00e8 di tutti i membri del Corpo mistico, per cui i migranti stessi lo debbono realizzare nella triplice funzione di Cristo, Sacerdote, Re e Profeta. Bisogner\u00e0 quindi edificare e far crescere in essi e con essi la Chiesa, per riscoprire, insieme, e rivelare i valori cristiani e per formare una autentica comunit\u00e0 sacramentale, di fede, di culto, di carit\u00e0[44] e di speranza. La particolare situazione in cui vengono a trovarsi i Cappellani\/Missionari, nonch\u00e9 gli Operatori pastorali laici, in rapporto alla Gerarchia e al Clero locale, impone agli stessi una coscienza viva della necessit\u00e0 di svolgere il ministero in stretta unione col Vescovo diocesano, o col Gerarca, e con il suo Clero (cfr. CD 28-29; AA 10 e PO 7).<\/p>\n\n\n\n<p>La difficolt\u00e0 e l&#8217;importanza del raggiungimento di certi obiettivi, sia sul piano comunitario che su quello individuale, stimoleranno infine i Cappellani\/Missionari dei migranti a ricercare la pi\u00f9 ampia e giusta collaborazione di Religiosi e Religiose (cfr. DPMC 52-55) e di Laici (cfr. DPMC 56-61)[45].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Accoglienza e solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>39.<\/strong> Le migrazioni costituiscono dunque un evento che tocca anche la dimensione religiosa dell&#8217;uomo e offrono ai migranti cattolici l&#8217;opportunit\u00e0 privilegiata, seppur spesso dolorosa, di giungere a un maggiore senso di appartenenza alla Chiesa universale, oltre ogni particolarit\u00e0. A tale scopo \u00e8 importante che le comunit\u00e0 non ritengano esaurito il loro dovere verso i migranti compiendo semplicemente gesti di aiuto fraterno o anche sostenendo leggi settoriali che promuovano un loro dignitoso inserimento nella societ\u00e0, che rispetti l&#8217;identit\u00e0 legittima dello straniero. I cristiani devono, cio\u00e8, essere promotori di una vera e propria cultura dell&#8217;accoglienza (cfr. EEu 101 e 103), che sappia apprezzare i valori autenticamente umani degli altri, al di sopra di tutte le difficolt\u00e0 che comporta la convivenza con chi \u00e8 diverso da noi (cfr. EEu 85, 112 e PaG 65).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>40.<\/strong> Tutto questo i cristiani lo realizzeranno con una accoglienza veramente fraterna, rispondendo all&#8217;invito di S. Paolo: &#8220;Accoglietevi perci\u00f2 gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio&#8221; (Rm 15,7)[46]. Certo, il semplice appello, per quanto altamente ispirato e accorato, non d\u00e0 una automatica, concreta risposta a quanto ci assilla giorno per giorno; non elimina, ad esempio, una diffusa paura o l&#8217;insicurezza della gente, non assicura il doveroso rispetto della legalit\u00e0 e la salvaguardia della comunit\u00e0 di accoglienza. Ma lo spirito autenticamente cristiano dar\u00e0 stile e coraggio nell&#8217;affrontare questi problemi e suggerir\u00e0 i modi concreti con cui, nella vita quotidiana delle nostre comunit\u00e0 cristiane, siamo chiamati a risolverli (cfr. EEu 85 e 111).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>41.<\/strong> Per questo l&#8217;intera Chiesa del Paese di accoglienza deve sentirsi interessata e mobilitata nei confronti dei migranti. Nelle Chiese particolari va dunque ripensata e programmata la pastorale per aiutare i fedeli a vivere una fede autentica nel nuovo odierno contesto multiculturale e plurireligioso[47]. Con l&#8217;aiuto di Operatori sociali e pastorali, \u00e8 cos\u00ec necessario far conoscere agli autoctoni i complessi problemi delle migrazioni e contrastare sospetti infondati e pregiudizi offensivi verso gli stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;insegnamento della religione e nella catechesi si dovr\u00e0 trovare il modo adeguato di creare nella coscienza cristiana il senso dell&#8217;accoglienza, specialmente dei pi\u00f9 poveri ed emarginati, come spesso sono i migranti, un&#8217;accoglienza tutta fondata sull&#8217;amore a Cristo, certi che il bene fatto al prossimo, particolarmente al pi\u00f9 bisognoso, per amore di Dio, \u00e8 fatto a Lui stesso. Tale catechesi comunque non potr\u00e0 non riferirsi ai gravi problemi che precedono e accompagnano il fenomeno migratorio, quali la questione demografica, il lavoro e le sue condizioni (fenomeno del lavoro nero), la cura dei molti anziani, la malavita, lo sfruttamento e il traffico e contrabbando di esseri umani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>42.<\/strong> Certo \u00e8 utile e corretto distinguere, riguardo all&#8217;accoglienza, i concetti di assistenza in genere (o prima accoglienza, piuttosto limitata nel tempo), di accoglienza vera e propria (che riguarda piuttosto progetti a pi\u00f9 largo termine) e di integrazione (obiettivo del lungo periodo, da perseguire costantemente e nel giusto senso della parola).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Operatori pastorali che possiedono una specifica competenza in mediazioni culturali &#8211; Operatori di cui anche le nostre comunit\u00e0 cattoliche devono assicurarsi il servizio &#8211; sono chiamati ad aiutare nel coniugare l&#8217;esigenza legittima di ordine, legalit\u00e0 e sicurezza sociale con la vocazione cristiana all&#8217;accoglienza e alla carit\u00e0 in concreto. Sar\u00e0 importante anche far s\u00ec che tutti si rendano conto dei vantaggi, non solo economici, che ai Paesi industrializzati derivano dal regolato flusso migratorio e, nello stesso tempo, prendano coscienza sempre pi\u00f9 del fatto che al bisogno di braccia corrispondono coloro che le hanno, persone, cio\u00e8 uomini, donne e interi nuclei familiari con bambini e anziani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>43.<\/strong> Grande rimane comunque l&#8217;importanza degli interventi di assistenza o di &#8220;prima accoglienza&#8221; (pensiamo per es. alle &#8220;Case dei migranti&#8221; specialmente nei Paesi di transito verso quelli ricettori), in risposta alle emergenze che il movimento migratorio porta con s\u00e9: mensa, dormitorio, ambulatorio, aiuti economici, centri di ascolto. Pure importanti sono per\u00f2 gli interventi di &#8220;accoglienza vera e propria&#8221; finalizzati alla progressiva integrazione e auto-sufficienza dello straniero immigrato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo in particolare l&#8217;impegno per il ricongiungimento familiare, l&#8217;educazione dei figli, l&#8217;alloggio, il lavoro, l&#8217;associazionismo, la promozione dei diritti civili e le varie forme di partecipazione degli immigrati nella societ\u00e0 di arrivo. Le associazioni religiose, socio-caritative e culturali di ispirazione cristiana dovranno badare inoltre a coinvolgere gli immigrati nelle loro stesse strutture.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Liturgia e religiosit\u00e0 popolare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>44<\/strong>. I fondamenti ecclesiologici della pastorale dei migranti aiuteranno anche nel tendere a una Liturgia pi\u00f9 attenta alla dimensione storica e antropologica delle migrazioni, affinch\u00e9 la celebrazione liturgica diventi espressione viva di comunit\u00e0 di fedeli che camminano hic et nunc nelle vie della salvezza. Si apre cos\u00ec la questione del rapporto della Liturgia con l&#8217;indole, la tradizione e il genio dei vari gruppi culturali e quella di saper rispondere a particolari situazioni sociali e culturali, nell&#8217;ambito di una pastorale che si faccia carico di una specifica formazione e animazione liturgica (cfr. SC 23), promuovendo anche una pi\u00f9 larga partecipazione dei fedeli nella Chiesa particolare (cfr. EEu 69-72 e 78-80). 45.<\/p>\n\n\n\n<p>Pure per la scarsit\u00e0 delle loro forze, i Presbiteri dovranno poi valorizzare i Laici nei ministeri non ordinati. In tale prospettiva \u00e8 da considerare la possibilit\u00e0, nei luoghi in cui non ci siano Presbiteri disponibili, di riunire, anche nelle comunit\u00e0 di immigrati, le cosiddette assemblee domenicali senza Sacerdote (cfr. CIC can. 1248, \u00a72), dove si prega, \u00e8 proclamata la Parola e si distribuisce l&#8217;Eucarestia (cfr. PaG 37), sotto la guida di un Diacono oppure di un Laico a ci\u00f2 legittimamente preposto [48].<\/p>\n\n\n\n<p>La scarsit\u00e0 di Sacerdoti per i migranti, infatti, pu\u00f2 essere in parte supplita proprio con l&#8217;affidare alcune funzioni di servizio in Parrocchia a Laici particolarmente preparati, conformemente al CIC (cfr. can. 228, \u00a71; 230, \u00a73 e 517, \u00a72). Del resto ci si atterr\u00e0 alle norme generali gi\u00e0 impartite dalla Santa Sede e ricordate nella Lettera Apostolica Dies Domini, che recita: &#8220;La Chiesa, considerando il caso di impossibilit\u00e0 della celebrazione eucaristica, raccomanda la convocazione di assemblee domenicali in assenza del sacerdote, secondo le indicazioni e le direttive date dalla Santa Sede e affidate, per la loro applicazione, alle Conferenze Episcopali&#8221; [49].<\/p>\n\n\n\n<p>Contestualmente i Presbiteri procureranno di creare nel Popolo di Dio una maggior presa di coscienza della necessit\u00e0, nella vita di ogni Chiesa particolare, di autentiche vocazioni al sacerdozio ministeriale e di promuovere, anche nell&#8217;ambiente dei migranti, una intensa pastorale vocazionale al ministero ordinato (cfr. EE 31-32 e PaG 53-54).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>46.<\/strong> Un&#8217;attenzione particolare merita, poi, la religiosit\u00e0 popolare[50], poich\u00e9 essa caratterizza molte comunit\u00e0 di migranti. Oltre a riconoscere che, &#8220;se \u00e8 bene orientata, soprattutto mediante una pedagogia di evangelizzazione, la piet\u00e0 popolare \u00e8 ricca di valori&#8221; (EN 48), si dovr\u00e0 tener presente, a questo riguardo, che per molti migranti essa \u00e8 un elemento fondamentale di collegamento con la Chiesa di origine e con precisi modi di comprendere e di vivere la fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di attuare qui una profonda opera di evangelizzazione e di far altres\u00ec conoscere e apprezzare dalla locale comunit\u00e0 cattolica alcune forme di devozione dei migranti, affinch\u00e9 siano da essa comprese. Da questa unione di spirito potr\u00e0 nascere anche una liturgia pi\u00f9 partecipata, pi\u00f9 integrata e spiritualmente pi\u00f9 ricca. Lo stesso si dica pure per quanto riguarda il collegamento con le varie Chiese Orientali Cattoliche. La Sacra Liturgia celebrata nel rito della propria Chiesa sui iuris, infatti, \u00e8 importante perch\u00e9 salvaguarda l&#8217;identit\u00e0 spirituale dei migranti cattolici d&#8217;Oriente, come del resto l&#8217;uso delle loro lingue nelle sacre funzioni religiose [51] .<\/p>\n\n\n\n<p><strong>47.<\/strong> Per la particolare condizione di vita dei migranti, la pastorale deve altres\u00ec dare molto spazio, sempre in prospettiva liturgica, alla famiglia, intesa come &#8220;chiesa domestica&#8221;, alla preghiera in comune, ai gruppi biblici familiari, alle risonanze in famiglia dell&#8217;anno liturgico (cfr. EEu 78). Meritano una attenta considerazione pure le forme di benedizioni familiari proposte dal Rituale delle Benedizioni[52]. Inoltre si assiste, oggi, a un rinnovato impegno per coinvolgere le famiglie nella pastorale dei Sacramenti, la quale pu\u00f2 dare nuova vitalit\u00e0 alle comunit\u00e0 cristiane. Molti giovani (cfr. PaG 53) e adulti riscoprono infatti, per questa via, il significato e il valore di itinerari che li aiutano a rinvigorire la loro fede e la vita cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>48.<\/strong> Un particolare pericolo per la fede deriva peraltro dall&#8217;odierno pluralismo religioso, inteso come relativismo e sincretismo in fatto di religione. Per scongiurarlo \u00e8 necessario approntare nuove iniziative pastorali che consentano di affrontare adeguatamente il fenomeno, che risulta essere uno dei pi\u00f9 gravi problemi pastorali odierni assieme a quello del pullulare delle sette[53].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Migranti cattolici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>49.<\/strong> In relazione ai migranti cattolici la Chiesa contempla una pastorale specifica, dettata dalla diversit\u00e0 di lingua, origine, cultura, etnia e tradizione, o da appartenenza ad una determinata Chiesa sui iuris, con proprio rito, che si frappongono spesso a un pieno e rapido inserimento dei migranti nelle parrocchie territoriali locali, o che sono da tener presenti in vista dell&#8217;erezione di Parrocchie o Gerarchia propria per i fedeli di determinate Chiese sui iuris. Ai tanti sradicamenti (dalla terra d&#8217;origine, dalla famiglia, dalla lingua, ecc.) a cui l&#8217;espatrio forzatamente sottopone, non si dovrebbe infatti aggiungere anche quello dal rito o dall&#8217;identit\u00e0 religiosa del migrante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>50. <\/strong>In presenza di gruppi particolarmente numerosi ed omogenei di immigrati, essi vanno quindi incoraggiati a mantenere la propria specifica tradizione cattolica. In particolare si dovr\u00e0 cercare di procurare l&#8217;assistenza religiosa, in forma organizzata, da parte di sacerdoti della lingua e cultura e rito degli immigrati, con scelta della figura giuridica pi\u00f9 confacente, tra quelle previste dal CIC e dal CCEO.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso non sar\u00e0 mai ribadita a sufficienza la necessit\u00e0 di una profonda comunione tra le Missioni linguistiche o rituali e le Parrocchie territoriali e sar\u00e0 pure importante svolgere un&#8217;azione che tenda alla conoscenza reciproca, servendosi di tutte quelle occasioni offerte dalla cura pastorale ordinaria, per coinvolgere anche gli immigrati nella vita delle Parrocchie (cfr. EEu 28).<\/p>\n\n\n\n<p>Qualora poi l&#8217;esiguit\u00e0 del loro numero non consentisse una specifica assistenza religiosa organizzata, la Chiesa particolare di arrivo dovr\u00e0 aiutarli a superare i disagi dello sradicamento dalla comunit\u00e0 di origine e le gravi difficolt\u00e0 dell&#8217;inserimento in quella di arrivo. Nei centri di minore importanza numerica di immigrati si riveler\u00e0 comunque particolarmente preziosa una sistematica formazione catechistica e di animazione liturgica condotta da Operatori pastorali, Religiosi e Laici, in stretta collaborazione con il Cappellano\/Missionario (cfr. EEu 51, 73 e PaG 51).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>51.<\/strong> Varr\u00e0 inoltre qui ricordare la necessit\u00e0 di una assistenza pastorale specifica anche nei riguardi di tecnici, professionisti e studenti esteri provvisoriamente insediati in Paesi a maggioranza musulmana o di altra religione. Abbandonati a se stessi e senza guida spirituale, anzich\u00e9 offrire una testimonianza cristiana, essi possono diventare, invece, causa di erronei giudizi nei confronti del Cristianesimo. Questo diciamo indipendentemente dal benefico influsso, negli stessi Paesi, di migliaia e migliaia di cristiani che vi danno buona testimonianza o del ritorno ai luoghi di origine, a minoranza cristiana, di antichi migranti di altra religione provenienti da zone intensamente cattoliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Migranti cattolici di rito orientale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>52.<\/strong> I migranti cattolici di rito orientale, oggi sempre pi\u00f9 numerosi, meritano una particolare attenzione pastorale. Ricordiamo anzitutto, a loro riguardo, l&#8217;obbligo giuridico di osservare dovunque &#8211; quando sia possibile &#8211; il proprio rito, inteso come patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare (cfr. CCEO can. 28, \u00a7l e PaG 72). Di conseguenza &#8220;anche se affidati alla cura del Gerarca o del parroco di un&#8217;altra Chiesa sui iuris, rimangono tuttavia ascritti alla propria Chiesa sui iuris&#8221; (CCEO can. 38); anzi, l&#8217;usanza, pur a lungo protratta, di ricevere i sacramenti secondo il rito di un&#8217;altra Chiesa sui iuris, non comporta l&#8217;iscrizione alla medesima (CIC can. 112, \u00a72).<\/p>\n\n\n\n<p>Vi \u00e8, infatti, divieto di &#8220;cambiare rito senza il consenso della Sede Apostolica&#8221; (CCEO can. 32 e CIC can. 112, \u00a71).&nbsp; I migranti cattolici orientali, poi, fermo restando il diritto e il dovere di osservare il proprio rito, hanno pure il diritto di partecipare attivamente alle celebrazioni liturgiche di qualunque Chiesa sui iuris, quindi anche della Chiesa Latina, secondo le prescrizioni dei libri liturgici (cfr. CCEO can. 403, \u00a71).&nbsp; La Gerarchia deve curare inoltre che coloro i quali hanno relazioni frequenti con fedeli di altro rito lo conoscano e venerino (cfr. CCEO can. 41) e vigiler\u00e0 affinch\u00e9 nessuno si senta limitato nella sua libert\u00e0 a motivo della lingua o del rito (cfr. CCEO can. 588).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>53.<\/strong> Il Concilio Ecumenico Vaticano II (CD 23) in effetti stabilisce che: &#8220;Dove si trovano fedeli di diverso Rito, il Vescovo deve provvedere alle loro necessit\u00e0, sia per mezzo di sacerdoti o parrocchie dello stesso Rito; sia per mezzo di un Vicario episcopale, munito delle necessarie facolt\u00e0 e, se opportuno, insignito anche del carattere episcopale; sia da se stesso come Ordinario di diversi Riti&#8221;. Inoltre &#8220;il Vescovo pu\u00f2 costituire uno o pi\u00f9 Vicari Episcopali che, in forza del diritto &#8230; nei riguardi dei fedeli di un determinato Rito, godono dello stesso potere che il diritto comune attribuisce al Vicario Generale&#8221; (CD 27).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>54.<\/strong> Conformemente al dettato conciliare, il CIC (can. 383, \u00a72) stabilisce quindi che se il Vescovo diocesano &#8220;ha nella sua diocesi fedeli di rito diverso, provveda alle loro necessit\u00e0 spirituali sia mediante sacerdoti o parroci del medesimo rito, sia mediante un Vicario episcopale&#8221;. Questi, a norma del can. 476 del CIC, &#8220;ha la stessa potest\u00e0 ordinaria che, per diritto universale &#8230; spetta al Vicario generale&#8221; anche in rapporto ai fedeli di un determinato rito. Il CIC, dopo aver enunciato il principio della territorialit\u00e0 della Parrocchia, stabilisce infatti che, &#8220;dove risulti opportuno, vengano costituite parrocchie personali, sulla base del rito&#8221; (can. 518).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>55. <\/strong>Qualora cos\u00ec si proceda, tali Parrocchie faranno giuridicamente parte integrante della Diocesi latina, e i Parroci del medesimo rito saranno membri del Presbiterio diocesano del Vescovo latino. E&#8217; da notare, tuttavia, che sebbene i fedeli, nell&#8217;ipotesi prevista dai suddetti canoni, si trovino nell&#8217;ambito della giurisdizione del Vescovo latino, \u00e8 opportuno che questi, prima di istituire Parrocchie personali o designare un Presbitero come assistente o parroco, o addirittura Vicario episcopale, entri in dialogo sia con la Congregazione per le Chiese Orientali, sia con la rispettiva Gerarchia, e in particolare con il Patriarca.<\/p>\n\n\n\n<p>Varr\u00e0 qui ricordare infatti che il CCEO (can. 193, \u00a73) prevede, quando i Vescovi eparchiali &#8220;costituiscono questo tipo di presbiteri, di parroci o sincelli per la cura dei fedeli cristiani delle Chiese patriarcali&#8221;, che essi &#8220;prendano contatto con i relativi Patriarchi e, se sono consenzienti, agiscano di propria autorit\u00e0 informandone al pi\u00f9 presto la Sede Apostolica; se per\u00f2 i Patriarchi per qualunque ragione dissentano, la cosa venga deferita alla Sede Apostolica&#8221;[54]. Sebbene nel CIC manchi una espressa disposizione a questo proposito, per analogia essa dovrebbe per\u00f2 valere anche per i Vescovi diocesani latini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Migranti di altre Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>56.<\/strong> La presenza, sempre pi\u00f9 numerosa, anche di immigrati cristiani non in piena comunione con la Chiesa Cattolica, offre alle Chiese particolari nuove possibilit\u00e0 di vivere la fraternit\u00e0 ecumenica nella concretezza della vita quotidiana e di realizzare, lontani da facili irenismi e dal proselitismo, una maggiore comprensione reciproca fra Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di possedere quello spirito di carit\u00e0 apostolica che da una parte rispetta le coscienze altrui e riconosce i beni che vi trova, ma che pu\u00f2 attendere anche il momento per diventare strumento di un incontro pi\u00f9 profondo fra Cristo e il fratello. I fedeli cattolici non devono dimenticare infatti che \u00e8 anche servizio e segno di grande amore, quello di accogliere i fratelli nella piena comunione con la Chiesa. In ogni caso &#8220;se sacerdoti, ministri o comunit\u00e0 che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica non hanno un luogo, n\u00e9 oggetti liturgici necessari per celebrare degnamente le loro cerimonie religiose, il Vescovo diocesano pu\u00f2 loro permettere di usare una chiesa o un edificio cattolico e anche prestar loro gli oggetti necessari per il loro culto. In circostanze analoghe pu\u00f2 essere loro consentito di fare funerali o di celebrare ufficiature in cimiteri cattolici&#8221;[55].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>57.<\/strong> Da ricordare qui \u00e8 poi la legittimit\u00e0, in determinate circostanze, per i non cattolici, di ricevere l&#8217;Eucarestia assieme ai cattolici, secondo quanto afferma anche la recente Enciclica Ecclesia de Eucharistia. Infatti &#8220;Se in nessun caso \u00e8 legittima la concelebrazione in mancanza della piena comunione, non accade lo stesso rispetto all&#8217;amministrazione dell&#8217;Eucarestia, in circostanze speciali, a singole persone appartenenti a Chiese o Comunit\u00e0 ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa cattolica. In questo caso, infatti, l&#8217;obiettivo \u00e8 di provvedere a un grave bisogno spirituale per l&#8217;eterna salvezza di singoli fedeli, non di realizzare una intercomunione, impossibile fintanto che non siano appieno annodati i legami visibili della comunione ecclesiale.<\/p>\n\n\n\n<p>In tal senso si \u00e8 mosso il Concilio Vaticano II, fissando il comportamento da tenere con gli Orientali che, trovandosi in buona fede separati dalla Chiesa cattolica, chiedono spontaneamente di ricevere l&#8217;Eucarestia dal ministro cattolico e sono ben disposti (cfr. OE 27). Questo modo di agire \u00e8 stato poi ratificato da entrambi i Codici, nei quali \u00e8 considerato anche, con gli opportuni adeguamenti, il caso degli altri cristiani non orientali che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica (cfr. CIC can. 844, \u00a7\u00a73-4 e CCEO can. 671, \u00a7\u00a73-4)&#8221;[56].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>58.<\/strong> Ad ogni modo si avr\u00e0 un reciproco, particolare riguardo dei rispettivi ordinamenti, come raccomandato nel Direttorio per l&#8217;applicazione dei principi e norme sull&#8217;ecumenismo: &#8220;I cattolici devono dar prova di un sincero rispetto per la disciplina liturgica e sacramentale delle altre Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali, e queste &#8230; sono invitate a mostrare lo stesso rispetto per la disciplina cattolica&#8221;[57]. Tali disposizioni e l'&#8221;ecumenismo della vita quotidiana&#8221; (PaG 64), nel caso dei migranti, non mancheranno di avere benefici effetti. Momenti salienti d&#8217;impegno ecumenico potranno essere, in ogni caso, le grandi feste liturgiche delle differenti Confessioni, le tradizionali Giornate mondiali della pace, del migrante e del rifugiato e la Settimana annuale di preghiera per l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Migranti di altre religioni, in genere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>59.<\/strong> In questi ultimi tempi \u00e8 andata sempre pi\u00f9 rafforzandosi, in Paesi di antica tradizione cristiana, la presenza di immigrati di altre religioni, nei confronti dei quali fanno da sicuro orientamento vari pronunciamenti magisteriali e particolarmente la Enciclica Redemptoris Missio[58], nonch\u00e9 l&#8217;Istruzione Dialogo e Annuncio[59]. Anche per gli immigrati non cristiani la Chiesa si impegna nella promozione umana e nella testimonianza della carit\u00e0, che ha gi\u00e0 di per s\u00e9 un valore evangelizzatore, atto ad aprire i cuori all&#8217;annuncio esplicito del Vangelo, fatto con la dovuta cristiana prudenza e totale rispetto della libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>I migranti di diversa religione vanno sostenuti, comunque, per quanto possibile, affinch\u00e9 conservino la dimensione trascendente della vita. La Chiesa \u00e8 dunque chiamata a entrare in dialogo con essi, &#8220;dialogo [che] deve essere condotto e attuato con la convinzione che la Chiesa \u00e8 la via ordinaria di salvezza e che solo essa possiede la pienezza dei mezzi di salvezza&#8221; (RMi 55; cfr. anche PaG 68).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>60. <\/strong>Questo esige che le comunit\u00e0 cattoliche di accoglienza apprezzino ancora di pi\u00f9 la loro identit\u00e0, verifichino la loro fedelt\u00e0 a Cristo, conoscano bene i contenuti della fede, riscoprano la missionariet\u00e0 e quindi si impegnino nella testimonianza a Ges\u00f9, il Signore, e al suo Vangelo. Ci\u00f2 \u00e8 dunque presupposto necessario per una disponibilit\u00e0 al dialogo sincero, aperto e rispettoso con tutti, che non sia peraltro n\u00e9 ingenuo, n\u00e9 sprovveduto (cfr. PaG 64 e 68). E&#8217; compito dei cristiani, in modo particolare, aiutare gli immigrati a inserirsi nel tessuto sociale e culturale del Paese che li ospita, accettandone le leggi civili (cfr. PaG 72).<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto con la testimonianza della vita i cristiani sono comunque chiamati a denunciare certi disvalori presenti nei Paesi industrializzati e ricchi (materialismo e consumismo, relativismo morale e indifferentismo religioso), che potrebbero scuotere le convinzioni religiose degli immigrati.&nbsp; Auspichiamo anzi che tale impegno nei confronti dei migranti non sia condotto solo da singoli cristiani, o dalle tradizionali Organizzazioni di aiuto e soccorso, ma venga inscritto anche nel complessivo programma di Movimenti ecclesiali e Associazioni laicali (cfr. CfL 29).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Quattro attenzioni particolari<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>61<\/strong>. Ad evitare comunque fraintendimenti e confusioni, considerate le diversit\u00e0 religiose che reciprocamente riconosciamo, per rispetto ai propri luoghi sacri e anche alla religione dell&#8217;altro, non riteniamo opportuno che quelli cattolici &#8211; chiese, cappelle, luoghi di culto, locali riservati alle attivit\u00e0 specifiche della evangelizzazione e della pastorale &#8211; siano messi a disposizione di appartenenti a religioni non cristiane, n\u00e9 tanto meno che essi siano usati per ottenere accoglienza di rivendicazioni rivolte alle Autorit\u00e0 Pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli spazi di tipo sociale, invece, &#8211; quelli per il tempo libero, il gioco ed altri momenti di socializzazione &#8211; potrebbero e dovrebbero rimanere aperti a persone di altre religioni, nel rispetto delle regole seguite in tali spazi. La socializzazione che ivi avviene sarebbe in effetti un&#8217;occasione per favorire l&#8217;integrazione dei nuovi arrivati e preparare mediatori culturali capaci di favorire il superamento delle barriere culturali e religiose promuovendo una adeguata conoscenza reciproca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>62.<\/strong> Le scuole cattoliche (cfr. EEu 59 e PaG 52), poi, non devono rinunciare alle loro caratteristiche peculiari e al proprio progetto educativo, cristianamente orientato, quando vengono in esse accolti figli di migranti di altre religioni [60]. Di questo andranno chiaramente informati i genitori che volessero iscrivervi i propri figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Al tempo stesso nessun bambino dovr\u00e0 essere obbligato a partecipare a Liturgie cattoliche o a compiere gesti contrari alle proprie convinzioni religiose. Inoltre le ore di religione previste dal programma, se effettuate con carattere scolastico, potrebbero liberamente servire agli alunni per conoscere una credenza diversa dalla loro. In queste ore si dovr\u00e0 comunque educare tutti al rispetto &#8211; senza relativismi &#8211; delle persone di altra convinzione religiosa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>63.<\/strong> Per quanto riguarda poi il matrimonio fra cattolici e migranti non cristiani lo si dovr\u00e0 sconsigliare, pur con variata intensit\u00e0, secondo la religione di ciascuno, con eccezione in casi speciali, secondo le norme del CIC e del CCEO. Bisogner\u00e0 infatti ricordare, con le parole di Papa Giovanni Paolo II, che: &#8220;Nelle famiglie in cui ambedue i coniugi sono cattolici, \u00e8 pi\u00f9 facile che essi condividano la propria fede con i figli. Pur riconoscendo con gratitudine quei matrimoni misti che hanno successo nel nutrire la fede sia degli sposi sia dei figli, il Sinodo incoraggia gli sforzi pastorali volti a promuovere matrimoni tra persone della stessa fede&#8221;[61].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>64.<\/strong> Nelle relazioni tra cristiani e aderenti ad altre religioni riveste infine grande importanza il principio della reciprocit\u00e0, intesa non come un atteggiamento puramente rivendicativo, ma quale relazione fondata sul rispetto reciproco e sulla giustizia nei trattamenti giuridico-religiosi. La reciprocit\u00e0 \u00e8 anche un atteggiamento del cuore e dello spirito, che ci rende capaci di vivere insieme e ovunque in parit\u00e0 di diritti e di doveri.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sana reciprocit\u00e0 spinge ciascuno a diventare &#8220;avvocato&#8221; dei diritti delle minoranze dove la propria comunit\u00e0 religiosa \u00e8 maggioritaria. Si pensi in questo caso anche ai numerosi migranti cristiani in Paesi con maggioranza non cristiana della popolazione, dove il diritto alla libert\u00e0 religiosa \u00e8 fortemente ristretto o conculcato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Migranti musulmani<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>65.<\/strong> A questo proposito emerge oggi, specialmente in alcuni Paesi, in percentuali elevate o in aumento, la presenza di immigrati musulmani, verso i quali questo Pontificio Consiglio porta pure la sua sollecitudine. Il Concilio Vaticano II, a tale riguardo, indica l&#8217;atteggiamento evangelico da assumere e invita a purificare la memoria dalle incomprensioni del passato, a coltivare i valori comuni e a chiarire e rispettare le diversit\u00e0, senza rinuncia dei principi cristiani[62]. Le comunit\u00e0 cattoliche sono dunque invitate al discernimento. Si tratta di distinguere, nelle dottrine e pratiche religiose e nelle leggi morali dell&#8217;Islam, ci\u00f2 che \u00e8 condivisibile da quello che non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>66.<\/strong> La credenza in Dio, Creatore e Misericordioso, la preghiera quotidiana, il digiuno, l&#8217;elemosina, il pellegrinaggio, l&#8217;ascesi per il dominio delle passioni, la lotta all&#8217;ingiustizia e all&#8217;oppressione, sono valori comuni, presenti anche nel Cristianesimo, peraltro con espressioni o manifestazioni diverse. Accanto a queste convergenze, ci sono anche delle divergenze, alcune delle quali riguardano le acquisizioni legittime della modernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tenendo in considerazione specialmente i diritti umani, auspichiamo perci\u00f2 che avvenga, da parte dei nostri fratelli e sorelle musulmani, una crescente presa di coscienza che \u00e8 imprescindibile l&#8217;esercizio delle libert\u00e0 fondamentali, dei diritti inviolabili della persona, della pari dignit\u00e0 della donna e dell&#8217;uomo, del principio democratico nel governo della societ\u00e0 e della sana laicit\u00e0 dello Stato. Si dovr\u00e0 altres\u00ec raggiungere un&#8217;armonia tra visione di fede e giusta autonomia del creato[63].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>67. <\/strong>In caso poi di richiesta di matrimonio di una donna cattolica con un musulmano &#8211; fermo restando quanto \u00e8 espresso al numero 63, pur tenendo presenti i giudizi pastorali locali -, per il frutto anche di amare esperienze, si dovr\u00e0 fare una preparazione particolarmente accurata e approfondita durante la quale i fidanzati saranno condotti a conoscere e ad &#8220;assumere&#8221; con consapevolezza le profonde diversit\u00e0 culturali e religiose da affrontare, sia tra di loro, sia in rapporto alle famiglie e all&#8217;ambiente di origine della parte musulmana, a cui eventualmente si far\u00e0 ritorno dopo una permanenza all&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>In caso di trascrizione del matrimonio presso un Consolato dello Stato di provenienza islamico, la parte cattolica dovr\u00e0 per\u00f2 guardarsi dal pronunciare o dal firmare documenti contenenti la shahada (professione di credenza musulmana).&nbsp; I matrimoni tra cattolici e musulmani, avranno comunque bisogno, se celebrati nonostante tutto, oltrech\u00e9 della dispensa canonica, del sostegno della comunit\u00e0 cattolica, prima e dopo il matrimonio. Uno dei servizi importanti dell&#8217;associazionismo, del volontariato e dei consultori cattolici, sar\u00e0 quindi l&#8217;aiuto a queste famiglie nell&#8217;educazione dei figli ed eventualmente il sostegno verso la parte meno tutelata della famiglia musulmana, cio\u00e8 la donna, nel conoscere e perseguire i propri diritti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>68.<\/strong> Per il battesimo dei figli, infine, le norme delle due religioni sono &#8211; come si sa &#8211; fortemente in contrasto. Il problema va posto quindi con grande chiarezza durante la preparazione al matrimonio e la parte cattolica dovr\u00e0 impegnarsi su quanto la Chiesa richiede. La conversione e la richiesta del Battesimo di musulmani adulti esigono pure una ponderata attenzione, sia per la natura particolare della religione musulmana che per le conseguenze che ne derivano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Il dialogo inter-religioso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>69.<\/strong> Le societ\u00e0 odierne, religiosamente sempre pi\u00f9 composite, anche a causa dei flussi migratori, richiedono dunque ai cattolici una convinta disponibilit\u00e0 al vero dialogo interreligioso (cfr. PaG 68). A tale scopo, nelle Chiese particolari, dovr\u00e0 essere assicurata ai fedeli e agli stessi Operatori pastorali una solida formazione e informazione circa le altre religioni, per sconfiggere pregiudizi, per superare il relativismo religioso e per evitare chiusure e paure ingiustificate, che frenano il dialogo ed erigono barriere, provocando anche violenza o incomprensioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Chiese locali avranno cura di inserire tale formazione nei programmi educativi dei Seminari e delle scuole e Parrocchie. Il dialogo tra le religioni non deve per\u00f2 essere inteso soltanto come ricerca di punti comuni per insieme costruire la pace, ma soprattutto come occasione per recuperare le dimensioni comuni all&#8217;interno delle rispettive comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci riferiamo alla preghiera, al digiuno, alla vocazione fondamentale dell&#8217;uomo, all&#8217;apertura al Trascendente, all&#8217;adorazione di Dio, alla solidariet\u00e0 tra le Nazioni[64].&nbsp; Tuttavia, deve restare per noi irrinunciabile l&#8217;annuncio, esplicito o implicito, secondo le circostanze, della salvezza in Cristo, unico mediatore fra Dio e gli uomini, al quale tende tutta l&#8217;opera della Chiesa, in modo tale che n\u00e9 il dialogo fraterno n\u00e9 lo scambio e la condivisione di valori &#8220;umani&#8221; possano sminuire l&#8217;impegno ecclesiale di evangelizzazione (cfr. RMi 10-11 e PaG 30).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>PARTE III<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">OPERATORI DI UNA PASTORALE DI COMUNIONE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Nelle Chiese di partenza e di arrivo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>70.<\/strong> Affinch\u00e9 la pastorale dei migranti sia di comunione (che nasce cio\u00e8 dall&#8217;ecclesiologia di comunione e tende alla spiritualit\u00e0 di comunione) \u00e8 indispensabile che tra le Chiese di partenza e quelle di arrivo delle correnti migratorie si instauri una intensa collaborazione, che nasca in primo luogo dall&#8217;informazione reciproca su quanto \u00e8 di comune interesse pastorale. Non \u00e8 pensabile, infatti, che esse non dialoghino e non si confrontino sistematicamente, anche grazie a incontri periodici, sui problemi che interessano migliaia di migranti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un maggior coordinamento, poi, di tutte le attivit\u00e0 pastorali in favore degli immigrati, le Conferenze Episcopali lo affideranno ad una apposita Commissione, con nomina poi di un Direttore Nazionale, che animer\u00e0 le corrispondenti Commissioni diocesane. Nell&#8217;impossibilit\u00e0 di costituire tale Commissione il coordinamento della cura pastorale per gli immigrati sar\u00e0 affidato almeno ad un Vescovo Incaricato o Promotore. Cos\u00ec si attester\u00e0 che l&#8217;assistenza spirituale di chi \u00e8 lontano dalla Patria \u00e8 un impegno squisitamente ecclesiale, un compito pastorale che non pu\u00f2 essere affidato solo alla generosit\u00e0 di singoli, Presbiteri, Religiosi\/e o Laici, ma va sostenuto dalle Chiese locali, anche materialmente (cfr. PaG 45).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>71.<\/strong> Le Conferenze Episcopali avranno cura altres\u00ec di affidare alle Facolt\u00e0 Universitarie cattoliche nei loro territori il compito di approfondire i diversi aspetti delle migrazioni stesse, a beneficio del servizio pastorale concreto per i migranti. Si potranno programmare al riguardo anche corsi obbligatori di specializzazione teologica. Pure nei Seminari non potr\u00e0 mancare una formazione che tenga in conto il fenomeno migratorio, ormai planetario.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec &#8220;le universit\u00e0 e i seminari, pur nella libera scelta dell&#8217;impostazione programmatica e metodologica, offriranno la conoscenza dei temi fondamentali, come le diverse forme migratorie (definitive o stagionali, internazionali e interne), le cause dei movimenti, le conseguenze, le grandi linee di una azione pastorale adeguata, lo studio dei documenti pontifici e delle Chiese particolari&#8221;[65].<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso i &#8220;Quaderni universitari&#8221; del Pontificio Consiglio [allora Pontificia Commissione] della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, insieme alla rivista [People] on the move, oltre che le pubblicazioni dei documenti magisteriali sull&#8217;argomento, potranno costituire, almeno inizialmente, validi sussidi nell&#8217;insegnamento della tematica migratoria&#8221;[66]. L\u2019Esortazione Apostolica postsinodale Pastores dabo vobis espressamente, poi, richiama che le esperienze pastorali dei Seminaristi dovranno essere orientate anche verso i nomadi e i migranti[67].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>72.<\/strong> Pure la celebrazione annuale della Giornata (o Settimana) mondiale del Migrante e del Rifugiato sar\u00e0 occasione di un impegno ognor pi\u00f9 pressante, e di attenzione zelante al tema specifico proposto ogni anno dal Sommo Pastore in un apposito Messaggio. Questo Pontificio Consiglio propone che essa sia celebrata universalmente in un&#8217;unica data fissa, e ci\u00f2 per aiutare a vivere insieme, davanti a Dio &#8211; anche nello stesso lasso temporale &#8211; un giorno di preghiera, azione e sacrificio per la causa del Migrante e del Rifugiato. Importanza significativa potr\u00e0 assumere, oltre l&#8217;anzidetta Giornata, un incontro annuale del Vescovo\/Eparca, possibilmente in Cattedrale, con l&#8217;insieme dei gruppi etnici presenti nella Diocesi\/Eparchia. In qualche luogo l&#8217;avvenimento, che gi\u00e0 si celebra, \u00e8 chiamato &#8220;festa dei popoli&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Il Coordinatore nazionale dei Cappellani\/Missionari<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>73.<\/strong> Fra gli Operatori pastorali al servizio dei migranti \u00e8 di rilievo il ruolo del Coordinatore nazionale, il quale \u00e8 costituito pi\u00f9 come aiuto per i Cappellani\/Missionari di una certa lingua o Paese che per i migranti stessi, ed \u00e8 altres\u00ec espressione piuttosto della Chiesa ad quam in favore dei Cappellani\/Missionari stessi, pur senza essere considerato loro rappresentante. Egli \u00e8 a servizio, cio\u00e8, dei Cappellani\/Missionari che ricevono la &#8220;dichiarazione di idoneit\u00e0&#8221; &#8211; cio\u00e8 il Rescritto dato dalla Conferenza Episcopale a qua (cfr. DPMC 36, 2) &#8211; nei Paesi con gran numero di migranti provenienti da una data Nazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>74.<\/strong> Verso i Cappellani\/Missionari il Coordinatore nazionale svolge funzioni di fraterna vigilanza, di moderazione e di collegamento fra le varie comunit\u00e0. Egli non ha competenza diretta, invece, sui migranti che, in ragione del domicilio o del quasi domicilio, sono soggetti alla giurisdizione degli Ordinari\/Gerarchi delle Chiese particolari o delle Eparchie. Non ha nemmeno potest\u00e0 di giurisdizione sui Cappellani\/Missionari, i quali sottostanno, per quanto riguarda l&#8217;esercizio del ministero, all&#8217;Ordinario\/Gerarca del luogo, dal quale ricevono le relative facolt\u00e0. Il Coordinatore nazionale dovr\u00e0 dunque operare in stretto contatto con i Direttori nazionali e diocesani della pastorale per i migranti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Il Cappellano\/Missionario dei migranti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>75.<\/strong> Sullo spunto di precedenti documenti ecclesiali[68] a tale riguardo, desideriamo qui anzitutto sottolineare la necessit\u00e0 di una particolare preparazione alla specifica pastorale dei migranti (cfr. PaG 72),che comporta una autentica dimensione missionaria, ed ha un fine eminentemente spirituale. Tale preparazione \u00e8 svolta in comunione con e sotto la responsabilit\u00e0 anche dell&#8217;Ordinario\/Gerarca locale del Paese di partenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>76. <\/strong>In tale contesto, va detto che &#8220;la complessit\u00e0 e la frequente evoluzione che si registra nei fenomeni del movimento migratorio rende necessaria, per orientamento della pastorale, l&#8217;opera di istituzioni complementari, destinate a seguire tali fenomeni e a darne oggettive valutazioni. Si tratta di centri pastorali per gruppi etnici, ma soprattutto di centri di studio interdisciplinari, che raggruppino, cio\u00e8, le materie necessarie all&#8217;elaborazione e all&#8217;attuazione della Pastorale&#8221; (CMU 40). Queste ricerche dovrebbero anche poter orientare gli studi seminaristici o quelli negli Istituti di formazione, nei Centri pastorali, ed essere direttamente utilizzate appunto nella preparazione degli Operatori della pastorale migratoria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>77. <\/strong>Essere Cappellano\/Missionario dei migranti eiusdem sermonis (della stessa lingua) non significa comunque rimanere prigioniero nei limiti di un unico, esclusivo, nazionale, modo di vivere ed esprimere la fede. Se da una parte si deve infatti sottolineare il bisogno di una pastorale specifica, basata sulla necessit\u00e0 di trasmettere il messaggio cristiano usando un veicolo culturale che risponda alla formazione e alla giusta esigenza del destinatario, dall&#8217;altra \u00e8 importante anche riaffermare che tale pastorale specifica esige una apertura ad un mondo nuovo e uno sforzo di inserimento in esso, fino a giungere alla partecipazione piena dei migranti alla vita diocesana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cappellano\/Missionario in questo cammino dovr\u00e0 essere l&#8217;uomo-ponte, che mette in comunicazione la comunit\u00e0 dei migranti con quella di accoglienza. Egli \u00e8 con loro per fare Chiesa, in comunione anzitutto con il Vescovo diocesano\/eparchiale e con i confratelli nel sacerdozio, particolarmente con i Parroci che hanno la stessa cura pastorale (cfr. DPMC 30,3). Per questo \u00e8 necessario che egli conosca e apprezzi la cultura del luogo dove \u00e8 chiamato a svolgere il suo ministero, ne pratichi la lingua, sappia dialogare con la societ\u00e0 in cui vive e faccia stimare e rispettare il Paese ospitante, fino a giungere ad amarlo e difenderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cappellano\/Missionario dei migranti, dunque, se anche basa la sua pastorale considerando l&#8217;aspetto etnico o linguistico, sa bene che la cura per i migranti deve tradursi pure in costruzione di una Chiesa che abbia l&#8217;anelito ecumenico e missionario (cfr. RMi 10-11; DPMC 30,2).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>78.<\/strong> I responsabili della pastorale delle migrazioni dovranno perci\u00f2 essere pi\u00f9 o meno esperti in comunicazione interculturale, mentre tale caratteristica concerne anche i responsabili locali della pastorale, poich\u00e9 quanti giungono dall&#8217;estero non possono realizzare da soli tale mediazione culturale. Compiti principali dell&#8217;Operatore pastorale delle migrazioni saranno dunque, soprattutto:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>a)<\/strong><span> la tutela dell&#8217;identit\u00e0 etnica, culturale, linguistica e rituale del migrante, essendo per lui impensabile una azione pastorale efficace che non rispetti e valorizzi il patrimonio culturale dei migranti, che deve naturalmente entrare in dialogo con la Chiesa e la cultura locale per rispondere alle nuove esigenze;<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><strong>b)<\/strong> la guida nel percorso di giusta integrazione che evita il ghetto culturale e combatte, al tempo stesso, la pura e semplice assimilazione dei migranti nella cultura locale;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>c)<\/strong> l\u2019incarnazione di uno spirito missionario ed evangelizzatore nella condivisione delle situazioni e condizioni dei migranti, con capacit\u00e0 di adattamento e di contatti personali in una atmosfera di chiara testimonianza di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Presbiteri diocesani\/eparchiali come Cappellani\/Missionari<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>79.<\/strong> I Cappellani\/Missionari possono essere Presbiteri diocesani\/eparchiali (che rimangono solitamente incardinati nella propria Diocesi\/Eparchia e si recano all&#8217;estero per svolgere temporaneamente la cura a favore dei migranti) oppure Presbiteri religiosi. Entrambi, sia il diocesano\/eparchiale che il religioso, assumono per\u00f2 una stessa missione, sia pure con originarie, diverse e complementari vocazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>I Presbiteri diocesani\/eparchiali, con esercizio della cura pastorale nella Diocesi\/Eparchia di non incardinazione, vengono integrati di fatto in essa, sicch\u00e9 fanno parte a pieno titolo del Presbiterio diocesano\/eparchiale[69], situazione del resto che \u00e8 pure quella del Religioso. Non si sottolineer\u00e0 quindi mai abbastanza la necessit\u00e0 che i Cappellani\/Missionari rimangano uniti in fraterna concordia, oltre che con l&#8217;Ordinario\/Gerarca locale, anche con il Clero della Diocesi\/Eparchia che li accoglie, soprattutto con i Parroci.<\/p>\n\n\n\n<p>Potr\u00e0 aiutare a tal fine la partecipazione agli incontri sacerdotali e ai convegni diocesani\/eparchiali, con assidua frequenza altres\u00ec alle riunioni di studio in materia sociale, morale, liturgica e pastorale, condizione sine qua non per attuare una autentica pastorale in mutua collaborazione, solidariet\u00e0 e corresponsabilit\u00e0 (cfr. DPMC 42). L&#8217;unit\u00e0 dovr\u00e0 essere anche operativa, per renderla cio\u00e8 effettiva pure tra migranti e autoctoni. Tale solidariet\u00e0 di intenzioni e di opere offrir\u00e0 cos\u00ec un ottimo esempio di adattamento e di collaborazione e si realizzer\u00e0 allora la mutua conoscenza e il rispetto del patrimonio culturale di ciascuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Presbiteri e Fratelli religiosi e Religiose con impegno fra i migranti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>80.<\/strong> Nella pastorale dei migranti, i Presbiteri e i Fratelli religiosi e le Religiose hanno sempre avuto un ruolo primario, per cui la Chiesa ha fatto, e continua a fare, grande affidamento sul loro apporto. A questo riguardo la comunit\u00e0 cattolica riconosce la vocazione religiosa come dono particolare dello Spirito, che la Chiesa accoglie, conserva, interpreta, per farlo crescere e sviluppare secondo il dinamismo suo proprio [70].<\/p>\n\n\n\n<p>Quello stesso Spirito ha poi suscitato, nel corso della storia, anche Istituti che hanno come fine specifico l&#8217;apostolato a favore dei migranti [71], con loro propria organizzazione.&nbsp; Ci pare doveroso ricordare, in proposito, l&#8217;apostolato delle Religiose molto spesso impegnate nella pastorale tra gli immigrati, con carismi e opere specifiche e di grande importanza pastorale, in particolare tenendo presente quanto afferma l&#8217;Esortazione Apostolica postsinodale Vita consacrata, vale a dire: &#8220;Anche il futuro della nuova evangelizzazione, come del resto di tutte le altre forme di azione missionaria, \u00e8 impensabile senza un rinnovato contributo delle donne, specialmente delle donne consacrate&#8221; (n. 57).<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora: &#8220;E&#8217; pertanto urgente compiere alcuni passi concreti, a partire dall&#8217;apertura alle donne di spazi di partecipazione in vari settori e a tutti i livelli, anche nei processi di elaborazione delle decisioni, soprattutto in ci\u00f2 che le riguarda&#8221; [72].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>81.<\/strong> Oltre a quelli cos\u00ec menzionati, anche altri Istituti religiosi, pur non avendo tale fine specifico, sono cordialmente invitati ad assumere parte di questa responsabilit\u00e0. Infatti &#8220;sar\u00e0 sempre opportuno e lodevole che essi si dedichino alla cura spirituale di questa categoria di fedeli, attendendo specialmente a quelle opere che rispondono meglio alla loro particolare indole e finalit\u00e0&#8221; (DPMC 53,2). E&#8217; l&#8217;applicazione concreta di una direttiva conciliare, poich\u00e9 &#8220;in vista delle urgenti necessit\u00e0 delle anime e della scarsit\u00e0 del clero diocesano, gli Istituti religiosi, che non siano esclusivamente addetti alla vita contemplativa, possono essere chiamati dai Vescovi ad offrire la loro collaborazione nei vari ministeri pastorali, tenute tuttavia presenti le caratteristiche di ciascun Istituto. I superiori religiosi, per quanto possono, stimolino a tale collaborazione, accettando anche, sia pure temporaneamente, il governo di parrocchie&#8221; (CD 35).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>82.<\/strong> Se tutti gli Istituti religiosi sono dunque invitati a tener presente il fenomeno della mobilit\u00e0 umana nella loro pastorale, essi debbono pure considerare con generosit\u00e0 la possibilit\u00e0 di destinare alcuni religiosi o religiose per l&#8217;impegno nel campo delle migrazioni. Molti infatti sono in grado di dare un notevole contributo nell&#8217;assistenza ai migranti perch\u00e9 dispongono di religiosi con formazione diversificata, provenienti da varie Nazioni, che possono, con relativa facilit\u00e0, trasferirsi in quelle non loro.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; particolarmente nel campo delle migrazioni che per noi emergerebbe il ruolo attribuito ai religiosi dall&#8217;Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi. Infatti &#8220;con la loro vita sono il segno della totale disponibilit\u00e0 verso Dio, verso la Chiesa, verso i fratelli. In questo essi rivestono un&#8217;importanza speciale nel contesto di una testimonianza che &#8230; \u00e8 primordiale nella evangelizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa silenziosa testimonianza di povert\u00e0 e di distacco, di purezza e di trasparenza, di abbandono nell&#8217;ubbidienza, pu\u00f2 diventare, oltre che una provocazione al mondo e alla Chiesa stessa, anche una predicazione eloquente, capace di impressionare anche i non cristiani di buona volont\u00e0, sensibili a certi valori&#8221; (EN 69).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>83.<\/strong> L&#8217;Istruzione congiunta, del 25 marzo 1987, relativa all\u2019impegno pastorale per i migranti e rifugiati, pubblicata dalla Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e dalla Pontificia Commissione per la Pastorale delle Migrazioni e del Turismo, diretta a tutti i Superiori e le Superiore generali, sottolinea proprio questa esigenza di attenzione pastorale.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;appello ai Religiosi ad un particolare impegno nei confronti dei migranti e rifugiati trova infatti motivazioni profonde in una sorta di corrispondenza fra le attese intime di questi sradicati dalla loro terra e la vita religiosa; sono le attese spesso inespresse di poveri senza prospettiva di sicurezza, di emarginati sovente mortificati nel loro anelito di fratellanza e di comunione.<\/p>\n\n\n\n<p>Offerta da chi volontariamente ha scelto di vivere povero, casto e obbediente, la solidariet\u00e0 verso di loro, oltre che sostegno nella difficile condizione, costituisce anche una testimonianza di valori capaci di accendere la speranza in situazioni tanto tristi (cfr. n. 8). Si trova qui dunque un sollecito invito a tutti gli Istituti di vita consacrata e alle Societ\u00e0 di vita apostolica ad allargare generosamente i confini del proprio impegno, in una vera e propria dimensione missionaria, che dovrebbe essere considerata specialmente dalle Congregazioni religiose con specifico fine missionario [73] .<\/p>\n\n\n\n<p><strong>84.<\/strong> Certo molti Istituti religiosi sono sempre pi\u00f9 coscienti oggi che il problema migratorio interpella, pi\u00f9 o meno direttamente, il loro carisma. Ma affinch\u00e9 tale disposizione di spirito e le sollecitazioni del Magistero si traducano in un impegno concreto, desideriamo qui suggerire ai Superiori e alle Superiore generali di dare generosa collaborazione agli Operatori pastorali nel campo dei migranti e rifugiati, destinando cio\u00e8 alcuni Religiosi all&#8217;impegno in questo settore, con la solidariet\u00e0 e collaborazione di tutta la comunit\u00e0 religiosa, mettendo magari a disposizione, con questo intento, in forma stabile o periodica, un qualche locale negli edifici del proprio Istituto rimasto eventualmente inutilizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle loro Lettere circolari ai confratelli o alle consorelle e negli incontri diano poi rilievo, i Superiori, di tanto in tanto, all&#8217;urgenza del problema dei migranti e dei rifugiati, richiamando l&#8217;attenzione sui relativi documenti della Chiesa e sulla parola del Sommo Pontefice. A questo proposito si potr\u00e0 aver cura di introdurre altres\u00ec questo argomento in occasione dei Capitoli generali e provinciali e nei corsi di aggiornamento e formazione permanente. Anche i futuri Presbiteri dovranno almeno intravedere la possibilit\u00e0 di prepararsi a svolgere il loro ministero, o parte di esso, tra i migranti [74].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>85.<\/strong> Per quanto riguarda poi la concreta vita dei Religiosi e delle Religiose impegnati nel servizio dei migranti, \u00e8 utile sottolineare, come criterio fondamentale, la necessit\u00e0 che la vita religiosa sia tutelata e valorizzata nella sua ispirazione e nelle sue forme particolari. Essa \u00e8 in se stessa immagine della perfetta carit\u00e0, un carisma le cui ricchezze tornano a beneficio dell&#8217;intera comunit\u00e0. La pastorale per i migranti ha bisogno certamente di comunit\u00e0 religiose, ma \u00e8 necessario pure che esse siano in condizione di vivere e di operare nell&#8217;osservanza e nell&#8217;adesione alle loro norme costitutive.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; quanto si sottolinea in Mutuae Relationes: &#8220;In quest&#8217;epoca di evoluzione culturale e di rinnovamento ecclesiale, \u00e8 necessario che l&#8217;identit\u00e0 di ogni Istituto sia conservata con tale sicurezza, che si possa evitare il pericolo di una situazione non sufficientemente definita, per cui i religiosi, senza la dovuta considerazione del particolare stile di azione proprio della loro indole, vengano inseriti nella vita della Chiesa in modo vago e ambiguo&#8221; (MR 11).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Laici, Associazioni laicali e Movimenti ecclesiali: per un impegno fra i migranti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>86.<\/strong> Nella Chiesa e nella societ\u00e0 i Laici,le Associazioni laicali e i Movimenti ecclesiali, sebbene nella diversit\u00e0 di carismi e di ministeri, sono pure chiamati a realizzare l&#8217;impegno di testimonianza cristiana e di servizio anche presso i migranti[75]. Pensiamo in modo particolare ai collaboratori pastorali e ai catechisti, agli animatori di gruppi di giovani o di adulti, del mondo del lavoro e del servizio sociale o di quello caritativo (cfr. PaG 51).<\/p>\n\n\n\n<p>In una Chiesa che si sforza di essere interamente missionaria-ministeriale, sospinta dallo Spirito, \u00e8 qui il rispetto dei doni di tutti che va messo in rilievo. A questo riguardo i fedeli laici occupano spazi di giusta autonomia, ma assumono anche tipiche incombenze di Diaconia, come nella visita ai malati, nel sostegno agli anziani, nella conduzione di gruppi giovanili e nell&#8217;animazione di associazioni familiari, nell&#8217;impegno per la catechesi e nei corsi di qualificazione professionale, nella scuola e in compiti amministrativi e, ancora, nel servizio liturgico e nei centri di ascolto, negli incontri di preghiera e di meditazione della Parola di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>87.<\/strong> Altri e pi\u00f9 specifici impegni di intervento da parte dei Laici possono essere il sindacato e l&#8217;ambito del lavoro, il consiglio e l&#8217;opera nell&#8217;elaborazione di leggi intese a facilitare il ricongiungimento familiare dei migranti e la parit\u00e0 di diritti e opportunit\u00e0. Ci\u00f2 riguarda l&#8217;accesso ai beni essenziali, al lavoro e salario, alla casa e alla scuola e la partecipazione del migrante alla vita della comunit\u00e0 civile (elezioni, associazioni, attivit\u00e0 ricreative, ecc.).<\/p>\n\n\n\n<p>In campo ecclesiale, poi, si potrebbe pi\u00f9 specificamente vagliare la possibilit\u00e0 di istituire un apposito ministero (non ordinato) dell&#8217;accoglienza, con il compito di avvicinare i migranti e i rifugiati e di introdurli progressivamente nella comunit\u00e0, civile ed ecclesiale, o di aiutarli in vista di un eventuale ritorno in Patria. Una particolare attenzione si riserver\u00e0 in questo contesto agli studenti esteri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>88.<\/strong> Si impone, in proposito, anche per i Laici una formazione sistematica (cfr. PaG 51), intesa non tanto come semplice trasmissione di idee e di concetti, ma soprattutto come aiuto, anche intellettuale naturalmente, in vista di una autentica testimonianza di vita cristiana. E pure le comunit\u00e0 etnico-linguistiche sono chiamate a diventare educatrici, prima ancora di essere centri organizzativi, e in questo crescere di visione sar\u00e0 dato spazio ad una formazione permanente e sistematica. La testimonianza cristiana dei Laici nella costruzione del Regno di Dio, \u00e8 certo al vertice di un insieme di importanti questioni quali, fra le altre, le relazioni Chiesa-mondo, fede-vita e carit\u00e0-giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1614\"><strong>vai all&#8217;indice<\/strong><\/a><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=710\">vai alla parte IV<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1617\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vai alle sigle e note<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il documento del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":26734,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,38],"tags":[2290,3109,1825],"class_list":["post-709","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-immigrazione","tag-documenti","tag-migranti","tag-pastorale","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Erga migrantes caritas Christi (parte II e III) - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Erga migrantes caritas Christi. 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