{"id":688,"date":"2005-06-10T00:00:00","date_gmt":"2005-06-09T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-26T10:57:09","modified_gmt":"2015-11-26T09:57:09","slug":"principi-e-limiti-dellimposizione-fiscale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/principi-e-limiti-dellimposizione-fiscale\/","title":{"rendered":"Principi e limiti dell\u2019imposizione fiscale"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/tasse_basta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28039\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/tasse_basta.jpg\" alt=\"tasse_basta\" width=\"250\" height=\"200\" \/><\/a>tratto da <strong>Lepanto<\/strong> &#8211; Dossier &#8211;<em>Quando il fisco diventa brutale<\/em><\/p>\n<p>di <strong>Guido Vignanelli<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema della pressione fiscale \u00e8 uno di quei temi che sono tanto apparentemente semplici da valutare, nella teoria, quanto complicati da risolvere, nella realt\u00e0. In teoria, infatti, il discorso sarebbe assai chiaro e semplice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato ha il dovere di garantire il bene comune, ad esempio organizzando una serie di strutture e di servizi pubblici , e quindi ha il diritto di ricevere dai cittadini quel regolare contributo economico che gli permetta di mantenere tale organizzazione; ne deriva che il cittadino ha il dovere di pagare questo tributo tramite tasse e imposte, altrimenti disobbedisce non solo alle leggi dello Stato, ma anche alla legge morale. Conclusione: le leggi fiscali dello Stato, se giuste, obbligano in coscienza in virt\u00f9 della giustizia legale (1).<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per far capire quanto questo discorso, pur teoricamente ineccepibile, sia in realt\u00e0 astratto, basta paragonarlo ad un discorso analogo: quello sull\u2019obbedienza dovuta all\u2019autorit\u00e0 politica. Secondo la dottrina sociale della Chiesa, il cittadino \u00e8 sottomesso in coscienza alle decisioni dell\u2019autorit\u00e0 e quindi non pu\u00f2 disobbedire ai suoi comandi, sotto pena di peccato. Ma \u00e8 ovvio che, se per caso una legittima autorit\u00e0 pretende d\u2019imporre a un cittadino un comando inconciliabile con la legge morale, questi dovr\u00e0 resisterle, a volte sotto pena di peccato. Infatti un\u2019autorit\u00e0 non pu\u00f2 prostituire ilo suo potere per imporre un\u2019evidente ingiustizia, ad esempio mediante una legge immorale: in questo modo,infatti, l\u2019autorit\u00e0 contraddice il fine stesso per il quale \u00e8 stata istituita: il bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente, se \u00e8 vero che, per principio, lo Stato ha il diritto di esigere dal cittadino il pagamento delle tasse, nondimeno questo diritto non \u00e8 assoluto; bisogna vedere in concreto per cosa, come, quando, quanto e fino a che punto il fisco ha diritto di esigere questo pagamento. La norma generale che deve regolare l\u2019esazione fiscale \u00e8 stata ben indicata da Pio XII: \u00ab<em>Il sistema finanziario dello Stato deve mirare a organizzare la situazione economica in modo tale da assicurare al popolo le condizioni materiali di vita indispensabili per seguire il supremo fine assegnatogli dal Creatore:lo sviluppo della vita intellettuale, spirituale e religiosa<\/em>\u00bb (2). Anche la materia fiscale dev\u2019essere quindi subordinata alla legge morale e al fine spirituale della societ\u00e0.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"justify\">Senza avere la pretesa di valutare tecnicamente la situazione attuale, possiamo comunque ricordare i principi basilari della dottrina sociale della Chiesa, stranamente dimenticati dalla pastorale odierna, rispondendo ad alcune domande generali che possono aiutare il contribuente a trovare una soluzione concreta.<\/div>\n<p><strong>Pu\u00f2 lo Stato tartassare i cittadini per assicurare l\u2019assistenzialismo?<\/strong><\/p>\n<p>Dato che il fine delle pubbliche finanze sta nell\u2019assicurare le condizioni economiche del bene comune, la quantit\u00e0 e la gravit\u00e0 delle imposte hanno la loro giustificazione solo nella misura in cui corrispondono equamente all\u2019ampiezza e alla qualit\u00e0 dei servizi assicurati dallo Stato (3).<\/p>\n<p>Nondimeno, anche ammettendo che il fisco aumenti le tasse solo per ampliare o migliorare i servizi sociali, si pone comunque un problema: fino a che punto lo Stato pu\u00f2 accentrare e monopolizzare tali servizi, per poi chiedere ai cittadini un aumento della contribuzione? E\u2019 chiaro, infatti, che quanto pi\u00f9 numerosi e complessi saranno i servizi accentrati dallo Stato, tanto pi\u00f9 onerosi ne saranno i costi sociali, sotto forma appunto di tasse. Se l\u2019autorit\u00e0 politica s\u2019incarica di gestire non solo l\u2019ordine pubblico e la pubblica amministrazione, ma anche scuola, sanit\u00e0, previdenza sociale, poste, trasporti e addirittura attivit\u00e0 industriali e agricole, ha poi diritto di chiedere ai cittadini tasse esose per mantenere questo carrozzone?<\/p>\n<p>La risposta, ovviamente, \u00e8 negativa. Infatti, secondo il principio basilare della dottrina sociale della Chiesa, chiamato <em>principio di sussidiariet\u00e0<\/em>, (4) nessuna societ\u00e0 superiore pu\u00f2 pretendere di svolgere mansioni che possono efficacemente svolte da societ\u00e0 inferiori. Lo Stato \u00e8 la suprema, ma non \u00e8 l\u2019unica forma di organizzazione operante nella societ\u00e0 civile; esistono le cosiddette <em>societ\u00e0 intermedie<\/em>, sia esse private o semi-pubbliche o pubbliche, che vanno dalla famiglia all\u2019associazione professionale a l municipio.<\/p>\n<p>Queste societ\u00e0 inferiori possono svolgere autonomamente, a livello sia locale che nazionale, molte funzioni oggi surrogate dallo Stato: basti pensare appunto a scuola, sanit\u00e0, previdenza sociale, poste, trasporti, elettricit\u00e0 e forse persino ordine pubblico. Queste funzioni, se svolte dalle societ\u00e0 intermedie, costano poco, risultano pi\u00f9 efficienti, sono radicate sul territorio e sono quindi pi\u00f9 controllabili da parte dei cittadini, arginando la corruzione amministrativa; se invece vengono accentrate dallo Stato, spesso costano troppo, risultano inefficienti, restano estranee agli interessi concreti dei cittadini e sono difficilmente controllabili, col risultato di favorire la corruzione.<\/p>\n<p>Di conseguenza, lo Stato non ha alcun diritto di accentrare i servizi sociali, e men che meno pu\u00f2 prenderne pretesto per imporre tasse esose ai contribuenti, ingannandoli col miraggio di render loro la vita facile mediante un sistema capillare di servizi sociali deresponsabilizzanti. \u00ab<em>I cittadini non dovranno mai dimenticare che tutto quello che essi (o singolarmente o in forme associate) possono fare, non lo devono delegare alla comunit\u00e0, al suo governo, ai suoi singoli orani. E ci\u00f2 principalmente per due motivi: perch\u00e9 verrebbero espropriati di diritti e funzioni che naturalmente appartengono a loro, e perch\u00e9 pagherebbero la delega in alti costi economici e quindi in contributi fiscali<\/em>\u00bb (5)<\/p>\n<p>Osserva un grande esperto: \u00ab<em>gli Stati che continuamente dilatano l\u2019area della propria attivit\u00e0, che accaparrano servizi che dicono pubblici, ma potrebbero essere privati, necessitano di un enorme gettito d\u2019imposte per tenere in efficienza la propria vita dispendiosa e assorbente. tale concezione, lungi dal rispondere all\u2019ideale retto e cristiano dello Stato, si avvicina all\u2019ideologia socialista, che sovverte i concetti di Stato e di nazione. L\u2019ideale deve essere: Stato povero e nazione ricca; non il contrario. Oggi, invece, pu\u00f2 forse dirsi che in tutti i Paesi del mondo i giusti limiti tributari vengono scavalcati dai governi, e ci\u00f2 per effetto della concezione fondamentalmente erronea dello Stato, che implica come conseguenza enormi dispendi<\/em>\u00bb (6).<\/p>\n<p>Il centralismo amministrativo imposto dallo Stato moderno, infatti, \u00e8 non solo fallimentare ma anche potente strumento di una filosofia politica errata e pericolosa. Pio XII condanna \u00ab<em>l\u2019estensione smisurata dell\u2019attivit\u00e0 statale, attivit\u00e0 che, imposta troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e specialmente della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di ordine completamente diverso<\/em>\u00bb. (7).<\/p>\n<p>Difatti, se la vita sociale viene organizzata nella prospettiva assistenzialistica, in modo che i cittadini si sentano in diritto di ricevere tutto dallo Stato, \u00e8 chiaro allora che questo Stato pretender\u00e0 di controllare, o addirittura di dirigere l\u2019intera vita sociale, da quella economica a quella culturale e perfino religiosa. In questo modo, si pongono le premesse strutturali per un totalitarismo di marca socialista.<\/p>\n<p>Il socialismo cerca di deresponsabilizzare i cittadini, per spingerli ad affidarsi totalmente all\u2019assistenzialismo statale, che dovr\u00e0 allora coprire tutto l\u2019arco delle attivit\u00e0 sociali e tutto l\u2019arco della vita del cittadino: dalla culla alla tomba. E\u2019 chiaro che, una volta incaricato di fare tutto, lo Stato pretender\u00e0 di impossessarsi di tutto, compresi i beni dei cittadini. A questo si pu\u00f2 arrivarein due modi: o col sistema dittatoriale prevalso in oriente, ossia abolendo il diritto stesso di propriet\u00e0, oppure col sistema &#8220;democratico&#8221; prevalso in occidente, ossia vanificando il diritto di propriet\u00e0 mediante l\u2019esproprio fiscale e l\u2019oppressione burocratica. I casi della Russia e della Svezia sono stati due esempi storici, oggi per\u00f2 in crisi, di queste due vie assistenzialistiche al totalitarismo.<\/p>\n<p>Purtroppo, le scelte politiche italiane di questi ultimi trent\u2019anni, sotto la spinta dell\u2019assistenzialismo centralistico realizzato dai vari governi di centrosinistra, hanno imprigionato la societ\u00e0 civile nelle maglie di uno Stato che si \u00e8 rivelato tanto accentratore e avido quanto inefficiente e spendaccione. Solo da poco si \u00e8 cominciato a prospettare un decentramento amministrativo e quindi anche fiscale. Sembra per\u00f2 che anche questa prospettiva non rinunci alla pressione fiscale, ma si limiti ad indirizzarla a profitto delle autorit\u00e0 locali anzich\u00e9 dello Stato centrale: magra consolazione\u2026 Dovrebbe invece restare ben chiaro che \u00ab<em>quello che si \u00e8 detto dello Stato centralizzato, burocratico, fatte le debite proporzioni, vale anche per i governi locali, regionali e municipali. Anche questi non possono n\u00e9 debbono sovraccaricarsi di funzioni che possono essere pi\u00f9 utilmente svolte da enti e da associazioni private o semi-pubbliche<\/em>\u00bb (8)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Lo Stato pu\u00f2 tassare a suo arbitrio?<\/strong><\/p>\n<p>Questa domanda potr\u00e0 sembrare strana. Se lo Stato ha il diritto di chiedere soldi per assicurare i servizi, non avr\u00e0 diritto imporre tutte le tasse che creder\u00e0 opportune?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No. Anche lo Stato \u00e8 sottomesso alla giustizia: appunto perch\u00e9 \u00e8 suo dovere farla rispettare, non pu\u00f2 violarla egli stesso, dando alla societ\u00e0 un pessimo esempio di disonest\u00e0 che costituisce un terribile incentivo all\u2019emulazione. E\u2019 la giustizia, e precisamente la <em>giustizia legale<\/em>, a regolare i rapporti fra lo Stato e gli individui, e quindi anche i rapporti fiscali. Di conseguenza, lo Stato deve comportarsi ragionevolmente e onestamente anche in campo fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se il fisco \u00e8 tenuto ad osservare la giustizia come e pi\u00f9 dei suoi cittadini, allora esso non pu\u00f2 pretendere di ricevere, o di trattenersi, quello che non gli spetta di diritto; altrimenti sarebbe come rubare, e nemmeno il fisco pu\u00f2 farlo. Nel nostro caso, \u00ab<em>al dovere dei cittadini di pagare le tasse, corrisponde, da parte dello Stato, il dovere di emanare una legislazione fiscale giusta ed equa<\/em>\u00bb (9) che rispetti la dignit\u00e0 e il ruolo degli individui e delle societ\u00e0 intermedie. la norma fondamentale che regola il prelievo fiscale \u00e8 questa: \u00ab<em>lo Stato non ha diritto ai beni dei cittadini se non in quanto sono necessari al bene comune e alla gestione statale<\/em>\u00bb (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se infatti vale il principio generale \u00ab<em>tanta libert\u00e0 quanta \u00e8 possibile, tanto Stato quanto \u00e8 necessario<\/em>\u00bb (11) possiamo allora trarne la norma specifica \u00ab<em>tanta libert\u00e0 economica quanta \u00e8 possibile, tanto fisco quanto \u00e8 necessario, ma non di pi\u00f9<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, come esistono limiti anche all\u2019intervento statale nella vita civile, cos\u00ec esistono limiti anche all\u2019imponibilit\u00e0 fiscale. Il criterio ce lo riassume Pio XII: \u00abLo Stato, in quanto incaricato di proteggere e difendere il bene comune dei cittadini, ha l\u2019obbligo di ripartire fra loro solo pesi necessari e proporzionati alle loro risorse\u00bb (12). Per essere moralmente lecite e quindi obbligatorie, quindi, la tassazione deve avere <em>tutte<\/em> queste precise caratteristiche:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; essere <em>giusta<\/em>, ossia finalizzata a una causa onesta;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; essere <em>necessaria<\/em>, cio\u00e8 indispensabile al bene comune;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; essere <em>equa<\/em>, ossia conforme alla giustizia commutativa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; essere <em>proporzionata<\/em> alle possibilit\u00e0 dei contribuenti, ossia calcolata non in base ad astratti parametri matematico-statistici, ma sulle reali e concrete possibilit\u00e0 contributive della societ\u00e0 civile (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come infatti ribadisce Giovanni XXIII, \u00ab<em>principio<\/em> fondamentale in un sistema tributario giusto ed equo \u00e8 che gli oneri siano proporzionali alla capacit\u00e0 contributiva dei cittadini\u00bb (14). Se ad una tassa manca anche <em>una sola<\/em> di queste caratteristiche, si pu\u00f2 metterne in dubbio la liceit\u00e0 di richiederla e quindi il dovere di pagarla (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 aggiungere, come norma generale, che le tasse non possono gravare su tutto ci\u00f2 che \u00e8 strettamente necessario alla sussistenza (16): non solo a quella individuale, ma anche a quella familiare e sociale, come vedremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di tasse <em>necessarie<\/em>, bisogna guardarsi da un inganno. Lo Stato odierno spesso cede alla sleale abitudine di varare leggi fiscali vessatorie, giustificandole col pretesto di dover fronteggiare emergenze straordinarie che renderebbero necessaria una pressione fiscale esosa. In realt\u00e0 manovre del genere vengono fatte di solito per tentare di tamponare i fallimenti provocati proprio da un\u2019irresponsabile gestione centralistica dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa slealt\u00e0 bisogna obiettare che le tasse &#8220;straordinarie&#8221; non possono diventare una forma aggiuntiva di tassazione ordinaria, e quindi devono cessare con la fine dell\u2019emergenza che le ha fatte nascere. Soprattutto, poi, queste tasse diventano illecite se l\u2019emergenza stessa \u00e8 stata provocata proprio da quelle scelte di politica economica socialista che a loro volta richiedono l\u2019aumento della pressione fiscale: \u00e8 un circolo vizioso, un puro pretesto per creare stati di emergenza crescente da sfruttare fiscalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, come ammonisce Pio XII, \u00ab<em>l\u2019imposta non pu\u00f2 mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un\u2019amministrazione imprevidente<\/em>\u00bb (17). Pertanto, \u00ab<em>neppure in momenti di crisi estrema<\/em>\u00bb la pressione fiscale pu\u00f2 andare contro giustizia (18).<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 il fisco penalizzare la propriet\u00e0, la famiglia e la Chiesa?<\/strong><\/p>\n<p>Ovviamente no. Dovrebbe risultare ben chiaro che lo Stato non pu\u00f2 usare la pressione fiscale per schiavizzare le citate &#8220;societ\u00e0 intermedie&#8221;, e tantomeno per opprimere le colonne portanti della societ\u00e0 e della civilt\u00e0: la propriet\u00e0 privata, la famiglia e la santa Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la prima, lo Stato non ha alcun diritto di usare la pressione fiscale come una forma di &#8220;lotta di classe&#8221; che miri a ridurre all\u2019impotenza la propriet\u00e0 privata. Basti pensare che, secondo la dottrina sociale della Chiesa, il prelievo fiscale pu\u00f2 attingere dal <em>reddito<\/em> dei contribuenti, ma non pu\u00f2 costringerli ad intaccare considerevolmente il loro <em>patrimonio<\/em>, che \u00e8 la riserva economica di sicurezza che evita di scivolare nella misera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tantomeno il fisco pu\u00f2 pretendere, sotto nessun pretesto, di prelevare dalle tasche dei contribuenti una percentuale di tasse cos\u00ec esosa da ridurli quasi in schiavit\u00f9, facendoli lavorare pi\u00f9 per lo Stato che per s\u00e9. Altrimenti sarebbe come sostenere che la propriet\u00e0 sia una concessione statale, che i cittadini debbano essere salariati dello Stato e che questo possa impadronirsi dei frutti del loro lavoro; ma questo \u00e8 socialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la pressione fiscale non pu\u00f2 essere tanto forte da impedire lo sviluppo della libera iniziativa privata e soffocare il progresso dell\u2019imprenditoria. Altrimenti, sarebbe come pretendere che i produttori non possano disporre dei loro beni, il cui uso apparterrebbe allo Stato ; ma anche questo \u00e8 socialismo. In tal modo, oltretutto, il bene comune viene gravemente danneggiato in quanto s\u2019innesca la spirale della recessione economica e quindi si fomentano disoccupazione e povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 negli anni Trenta Pio XI ammoniva che \u00ab<em>non \u00e8 lecito allo Stato di pesare tanto con imposte e tasse esorbitanti sulla propriet\u00e0 privata fino al punto da condurla quasi allo stremo, poich\u00e9, derivando il diritto di propriet\u00e0 privata non da legge umana ma dalla legge di natura, lo Stato nuon pu\u00f2 annientarlo ma solo temperarne l\u2019uso armonizzandolo col bene comune<\/em>\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni cinquanta Pio XII ammoniva che \u00ab lo <em>Stato non pu\u00f2 esagerare all\u2019eccesso i carichi tributarii che giungano ad esaurire i leciti benefici della propriet\u00e0 privata<\/em>\u00bb (21): infatti \u00ab<em>spesso imposte troppo pesanti opprimono l\u2019iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell\u2019industria e del commercio, scoraggiano i volenterosi<\/em>\u00bb; per contro \u00e8 necessario \u00ab<em>eliminare dalla legislazione certe disposizioni dannose ai veri interessi degli individui e delle famiglie, come pure al progresso normale del commercio e degli affari<\/em>\u00bb (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi di morale economica ritengono che, anche volendo tener conto delle numerose funzioni organizzative che lo Stato ha preteso &#8211; bene o male &#8211; di accentrare, il prelievo fiscale globale non pu\u00f2 superare un tetto <em>massimo<\/em> valutabile attorno al 30-35% (ossia circa un terzo) del prodotto interno lordo: e questo, si badi bene comprendendovi <em>tutte<\/em> le forme di tassazione, con annessi contributi sociali (23). Invece, come dimostrano le cifre, la pressione fiscale italiana ha ampiamente sfondato questo argine: attualmente infatti sfiora il 50% del prodotto interno lordo, ma sale addirittura al 59% se teniamo conto delle varie forme di tassazione occulta; vale a dire, \u00e8 come se il cittadino lavori per il fisco dal primo gennaio al 4 agosto di ogni anno, e solo dopo possa faticare per il proprio guadagno (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente la spesa pubblica arriva a consumare i 3\/5 dell\u2019intero reddito nazionale; questo dimostra che ormai non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare di prelievo, ma semmai di saccheggio fiscale, e che siamo in mano ad un potere politico per il quale la ricchezza, soprattutto in quanto reddito,\u00e8 una sorta di &#8220;peccato sociale originale&#8221; che, non potendo essere brutalmente eliminato con l\u2019espropriazione, va perlomeno punito con le tasse. Orbene, questo modo di procedere, tipico di uno Stato socialista, non \u00e8 moralmente accettabile: \u00ab<em>la determinazione di una soglia comporta, nei responsabili della politica economica e nei gestori della cosa pubblica, il dovere di ridurre la pressione fiscale quando la si sia nettamente superata<\/em>\u00bb (25). E in Italia, come abbiamo visto, questo livello di guardia \u00e8 stato da molti anni abbondantemente superato!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la seconda colonna della societ\u00e0, ossia la famiglia, lo Stato non pu\u00f2 usare la pressione fiscale come mezzo per attuare una politica anti-familiare, che miri a ridurre la culla della societ\u00e0 a mero servizio sociale o ad agenzia produttiva a vantaggio primario della collettivit\u00e0. In questo modo, infatti, \u00e8 lo stesso bene comune ad essere compromesso, bene comune che si basa innanzitutto sulla prosperit\u00e0 delle famiglie. In particolare, la legislazione fiscale, mediante imposizioni esose, non pu\u00f2 assolutamente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; impedire la costituzione di nuovi nuclei familiari;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; impedire di ottenere i beni necessari ad una vita dignitosa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; impedire di assicurarsi una casa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; impedire il ruolo svolto dalla donna, come casalinga, moglie, madre;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; penalizzare la generazione e la cura dei figli, del loro numero ed educazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; disgregare l\u2019unit\u00e0 del focolare, favorendo i &#8220;singoli&#8221; e le separazioni;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; penalizzare le eredit\u00e0, che sono il patrimonio di famiglia;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; tassare i beni di prima necessit\u00e0, magari favorendo invece quelli futili;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; far pagare il doppio quei servizi pubblici che, se privatizzati, costerebbero la met\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, sappiamo bene che tutti questi abusi non solo esistono nella pratica fiscale attuale, ma ne regolano il funzionamento secondo una ben precisa strategia antifamiliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi molto pi\u00f9 di allora, risulta significativo l\u2019ammo0nimento rivolto da Pio XII ai governanti: \u00abAstenetevi da queste misure (fiscali) che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell\u2019ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell\u2019animo del legislatore, il primo posto anzich\u00e9 l\u2019ultimo\u00bb (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, un solo accenno alla terza colonna della societ\u00e0: la Religione, ossia concretamente la Chiesa. Appare infatti fin troppo evidente che lo Stato non pu\u00f2 impedire n\u00e9 ostacolare quelle condizioni economiche e fiscali privilegiate che favoriscono l\u2019azione ecclesiale; e non parliamo solo dell\u2019opera caritatevole o assistenziale, che fa comodo all\u2019autorit\u00e0 ma anche di quella strettamente religiosa e d\u2019insegnamento, che provoca immensi benefici in favore della societ\u00e0. Di conseguenza, \u00e8 chiaro che lo Stato non ha diritto di ostacolare la generosit\u00e0 con cui i contribuenti sovvengono ai bisogni della Chiesa, anzi dovrebbe facilitarla con esenzioni e riduzioni anche fiscali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 importante notare che l\u2019eccessiva pressione fiscale, ben lungi dal favorire lo Stato e l\u2019onesta contribuzione da parte dei cittadini, danneggia il primo e scoraggia la seconda. Al contrario, \u00ab<em>la garanzia giuridica dei contribuenti rispetto al fisco mira a consolidare i sistemi di salvaguardia, indispensabili non solo al contribuente, ma allo Stato stesso, che rischia, se trascura queste garanzie, di demoralizzare gli individui e di incoraggiarli all\u2019evasione delle imposte e alla frode<\/em>\u00bb (27). E\u2019 infatti noto che, in questi ultimi vent\u2019anni, la crescita della pressione fiscale ha fatto crescere parallelamente anche l\u2019evasione, vista da alcuni come legittima difesa, da altri come un buon pretesto per non pagare nemmeno il dovuto. Non \u00e8 quindi l\u2019evasione che causa la pressione fiscale, ma semmai il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, ingiustizia chiama ingiustizia: il cattivo esempio dell\u2019esosit\u00e0 dello Stato ha prodotto il cattivo risultato della tirchieria di certi contribuenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 lo Stato usare qualsiasi mezzo per riscuotere le tasse?No. Anche nei metodi per ottenere o verificare la riscossione delle tasse lo Stato \u00e8 sottomesso a norme etiche. In generale \u00ab<em>il sistema di controllo e di vigilanza non dev\u2019essere oppressivo, poliziesco. Lo Stato democratico, neppure per quanto concerne la materia tributaria, pu\u00f2 adottare i metodi tipici di quelli totalitari<\/em>\u00bb, ma deve seguire metodi innanzitutto onesti e leali, e poi possibilmente anche civili e rispettosi (28). \u00ab<em>Una legislazione e una prassi fiscale basate sul timore o sul terrore, sulla pignoleria nel ricercare ad ogni costo un\u2019infrazione e punirla, contraddice al principio dei buoni rapporti tra cittadini e fisco<\/em>\u00bb (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, nel valutare il reddito imponibile del contribuente, il fisco non pu\u00f2 basarsi su criteri puramente presuntivi. \u00ab<em>La giustizia postula che l\u2019erogazione di natura finanziaria, che lo Stato richiede ai cittadini contribuenti, sia di fatto, e non soltanto presuntivamente, rapportata al reddito, alla capacit\u00e0 contributiva di ciascuno<\/em>\u00bb (30). E\u2019 per questo che i metodi di valutazione puramente presuntiva sono moralmente scorretti; il famoso <em>redditometro<\/em>, ad esempio, pu\u00f2 essere uno strumento utile per scoprire certi evasori, ma non pu\u00f2 certo valere come criterio per valutare l\u2019imponibile di cittadini sottoposti a controllo. Infatti \u00ab<em>gli strumenti presuntivi potrebbero non essere conformi alla giustizia contributiva, qualora fossero non indicativi per le autorit\u00e0 fiscali ma vincolanti per i contribuenti. Ci\u00f2 vale in particolare quando il contribuente autonomo \u00e8 costretto dalla legge a versare comunque l\u2019aliquota prefissata dai parametri, la quale sia superiore al reddito effettivamente realizzato. Il legislatore non pu\u00f2 obbligare a pagare quanto esso presume, ma quanto di fatto, per giustizia, deve pagare il contribuente<\/em>\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, nel punire le evasioni fiscali, le sanzioni pecuniarie devono essere realmente proporzionate alla quantit\u00e0 di denaro evasa, e soprattutto devono colpire le vere evasioni, ossia le frodi tentate per furbizia. E\u2019 invece sleale, come spesso oggi si usa, accanirsi su semplici inesattezze o scorrettezze tecniche nella dichiarazione fiscale dovute a imperizia o ignoranza, errori difficili da evitare in un campo che proprio gli stessi legislatori fiscali hanno a bella posta trasformato in un labirinto difficile da percorrere e pieno di trabocchetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 profondamente sleale che il fisco dapprima costringa il contribuente a orientarsi su un terreno nebbioso e minato, eppoi lo punisca per aver commesso falli ed errori quasi inevitabili!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale, la lotta all\u2019evasione fiscale deve attenersi a criteri di equit\u00e0 ben precisi: nemmeno qui il fine pu\u00f2 giustificare i mezzi. E\u2019 noto che la Sinistra, che vive dell\u2019invadenza e dell\u2019esosit\u00e0 statali, preme per organizzare la pubblica delazione degli evasori, o presunti tali. Ma questa soluzione demagogica provoca molti pi\u00f9 danni e ingiustizie che risultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la delazione, infatti, \u00abi cittadini si trasformerebbero in agenti di polizia tributaria, in funzionari del fisco, c\u00f2mpito che istituzionalmente compete ad altri, non a loro. La proposta \u00e8 da scartarsi anche per evidenti motivi sociali: tra i cittadini si scatenerebbe un meccanismo che alimenterebbe rivalit\u00e0, odii, tensioni, diffidenza, sfiducia. Anche i rapporti umani e sociali verrebbero compromessi\u00bb (\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Se la denuncia fiscale da parte dei singoli cittadini interessati all\u2019operazione, in cui venga evasa l\u2019imposta o alterato il prezzo, suscita alcune fondate riserve, molte di pi\u00f9 ne suscita la delazione. Questa \u00e8 una vera e propria forma di spionaggio fiscale, a danno di terzi con i quali non si \u00e8 instaurato alcun rapporto immediato gravato di ipoteca fiscale. (\u2026) Nessuno Stato democratico potr\u00e0 autorizzare i privati cittadini allo spionaggio fiscale e alla delazione<\/em>\u00bb (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali pratiche, infatti, servono solo ad aggravare l\u2019oppressivo controllo socialista sull\u2019economia della societ\u00e0, non certo a scovare e punire i veri evasori, che troveranno pur sempre una via d\u2019uscita, n\u00e9 a risanare il deficit dello Stato, dovuto principalmente all\u2019enormit\u00e0 delle spese pubbliche imposte dalle richieste avanzate verso un potere che, dovendo controllare tutto, deve anche accontentare tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p>(1) Cfr. Eberhard Welty O.P. <em>Catechismo sociale<\/em>, Ed Paoline, Chieti 1966, vol II \u00a7 81.<\/p>\n<div>(2) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1948<\/div>\n<div>(3) Cfr. G. Concetti O.F.M. <em>Etica fiscale<\/em>, Piemme casale Monferrato 1995, p.5 In linea di massima seguiamo le valutazioni espresse in questo recente studio del teologo moralista dell\u2019Osservatore Romano, fra i pochissimi apparsi in campo cattolico.<\/div>\n<div>(4) Cfr. ad es. <em>La Ciudad Cat\u00f2lica, El principio de subsidiariedad<\/em>, Speiro, Madrid 1982<\/div>\n<div>(5) G. Concetti, op.cit, p. 17<\/div>\n<div>(6) J. Azpiazu S.J., <em>L\u2019uomo d\u2019affari<\/em>, Edizioni La Civilt\u00e0 Cattolica, Roma 1953, p. 422<\/div>\n<div>(7) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1948<\/div>\n<div>(8) G. Concetti, op.cit, pp. 16-17<\/div>\n<div>(9) G. Concetti, op.cit, p. 67<\/div>\n<div>(10) J. Azpiazu, op. cit, p. 420<\/div>\n<div>(11) Mons. J. Messner, Etica social, Rialp, Madrid 1967, p. 338.<\/div>\n<div>(12) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1956<\/div>\n<div>(13) J. Azpiazu, op. cit, p. 421<\/div>\n<div>(14) Giovanni XXIII, Enciclica <em>Mater et magistra<\/em> n. 37.<\/div>\n<div>(15) J.J. Mor\u00e0n, <em>La propriedad y el fisco<\/em>, su \u201cVerbo\u201d, n.187, p. 918.<\/div>\n<div>(16) Mons. G.B. Guzzetti, La morale cattolica, vol. III, p. 3^, sez. 2, cap. 3.<\/div>\n<div>(17) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1956<\/div>\n<div>(18) E. Welty, op. cit, p.232.<\/div>\n<div>(19) E. Welty, op. cit, p.233.<\/div>\n<div>(20) Pio XII, Enciclica <em>Quadragesimo anno<\/em>, n. 49.<\/div>\n<div>(21) Pio XII, Discorso del 9 novembre 1957<\/div>\n<div>(22) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1956<\/div>\n<div>(23) G. Concetti, op.cit, p. 34<\/div>\n<div>(24) Cfr. ad es.\u00a0 A. Martino, <em>Stato padrone. La schiavit\u00f9 fiscale<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, Milano 1997, pp. 23-40.<\/div>\n<div>(25) G. Concetti, op.cit, p. 39<\/div>\n<div>(26) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1948<\/div>\n<div>(27) Pio XII, Discorso del 2 ottobre 1956<\/div>\n<div>(28) G. Concetti, op.cit, p. 62<\/div>\n<div>(29) G. Concetti, op.cit, p. 88<\/div>\n<div>(30) G. Concetti, op.cit, p. 23<\/div>\n<div>(31) G. Concetti, op.cit, p. 82<\/div>\n<div>(32) G. Concetti, op.cit, pp. 89-90<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>tratto da Lepanto &#8211; Dossier &#8211;Quando il fisco diventa brutale di Guido Vignanelli Il problema della pressione fiscale \u00e8 uno di quei temi che sono tanto apparentemente semplici da valutare, nella teoria, quanto complicati da risolvere, nella realt\u00e0. In teoria, infatti, il discorso sarebbe assai chiaro e semplice. 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