{"id":65065,"date":"2026-10-01T01:00:00","date_gmt":"2026-09-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=65065"},"modified":"2026-09-28T16:06:38","modified_gmt":"2026-09-28T14:06:38","slug":"il-katechon-argusiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-katechon-argusiano\/","title":{"rendered":"Il Katechon argusiano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"https:\/\/lisandermag.substack.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Lisander<\/strong> <\/a>24 Settembre 2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di <strong>Gabri Maria Rigotti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong><em>I. Il ritorno del Katechon: dal dibattito contemporaneo al problema costituzionale<\/em><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Esistono idee politiche che sembrano appartenere definitivamente al passato, finch\u00e9 il mutare delle circostanze non rivela che la storia non le aveva affatto archiviate: attendeva soltanto che tornassero le domande capaci di renderle nuovamente necessarie. Il Katechon \u00e8 una di queste. Per secoli, il concetto \u00e8 rimasto prevalentemente confinato alla riflessione teologica e alla storia del pensiero politico. Eppure, <strong>la convergenza fra instabilit\u00e0 geopolitica, accelerazione tecnologica, fragilit\u00e0 delle istituzioni e avvento dell\u2019intelligenza artificiale ha riportato in primo piano un interrogativo antichissimo: che cosa impedisce a una civilt\u00e0 di precipitare nel caos o nella tirannide?<\/strong> <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Paesaggio_mare_quadro_arte.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"312\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Paesaggio_mare_quadro_arte.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-65066\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Paesaggio_mare_quadro_arte.jpg 400w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Paesaggio_mare_quadro_arte-300x234.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Che si condividano o meno le sue opinioni, a Peter Thiel va riconosciuto il merito di aver riportato questa domanda al centro del dibattito contemporaneo, ricordando alle societ\u00e0 liberali che la stabilit\u00e0 non rappresenta mai una conquista definitiva. Ogni ordine vive infatti grazie a istituzioni capaci di contenere le tendenze distruttive, senza per\u00f2 compromettere le condizioni necessarie allo sviluppo della libert\u00e0, dell\u2019innovazione e della prosperit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rinnovato interesse di Thiel per il Katechon ha dunque aperto una discussione di particolare rilevanza per il destino della civilt\u00e0 liberale. Quattro saggi recentemente pubblicati su <em>Lisander<\/em> \u2013 quelli di <a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ac536efa-47b3-4ad4-ac80-a94a51095259?j=eyJ1IjoiZjY4dm8ifQ.PEErFr1sRto_cZU1wwUkxNUFu8pAUVHu7-faK87ucdc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Sergio Belardinelli<\/a>, <a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/b1deba21-5d92-4f5d-bc99-00bd7263dbad?j=eyJ1IjoiZjY4dm8ifQ.PEErFr1sRto_cZU1wwUkxNUFu8pAUVHu7-faK87ucdc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Francesco Galofaro<\/a>, <a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/8810d5ab-9b6b-4018-8e6d-031b0242a6ee?j=eyJ1IjoiZjY4dm8ifQ.PEErFr1sRto_cZU1wwUkxNUFu8pAUVHu7-faK87ucdc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Andrea Venanzoni<\/a> e <a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/3021747b-9849-4cc4-8af3-35dfa266b427?j=eyJ1IjoiZjY4dm8ifQ.PEErFr1sRto_cZU1wwUkxNUFu8pAUVHu7-faK87ucdc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Flavio Felice<\/a> \u2013 hanno affrontato tale questione da prospettive differenti, offrendo un quadro delle implicazioni storiche, teologiche, politiche e istituzionali del concetto: Belardinelli ha ricostruito la genealogia storico-teologica del Katechon, richiamando l\u2019attenzione sul problema del contenimento delle forze che minacciano la continuit\u00e0 dell\u2019ordine; Galofaro ne ha approfondito la dimensione politica attraverso la lettura che Peter Thiel offre della crisi del liberalismo moderno, ponendo in relazione la concentrazione del potere, l\u2019indebolimento delle istituzioni e la crescente fragilit\u00e0 del costituzionalismo liberale; Venanzoni ha ampliato l\u2019orizzonte della discussione, soffermandosi sulle conseguenze culturali dell\u2019indebolimento delle istituzioni e mettendo in guardia contro il rischio di trasformare lo stesso Katechon in un\u2019ideologia; Felice, infine, ha proposto la <em>Tranquillitas ordinis<\/em> agostiniana quale possibile manifestazione contemporanea del Katechon, richiamando un\u2019intuizione tanto semplice quanto profonda, ossia che la ricerca di una convivenza ordinata costituisce un\u2019esigenza fondamentale dell\u2019esperienza umana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Considerati singolarmente, i quattro contributi affrontano questioni differenti. Letti insieme, tuttavia, consentono di individuare un problema comune: il rapporto tra la necessit\u00e0 di preservare l\u2019ordine e il rischio che le istituzioni incaricate di proteggerlo si trasformino esse stesse in strumenti di dominio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da questa tensione che prende avvio la questione costituzionale. La necessit\u00e0 del contenimento impone di interrogarsi sulla sua compatibilit\u00e0 con la libert\u00e0, in un\u2019epoca segnata da una profonda trasformazione delle strutture del potere. Il dibattito sull\u2019identit\u00e0 storica del Katechon e sull\u2019interpretazione di Peter Thiel assume cos\u00ec una rilevanza propriamente istituzionale: quali assetti sono oggi in grado di svolgere la funzione di contenimento che la tradizione ha attribuito al Katechon, rimanendo al tempo stesso fedeli all\u2019impegno liberale verso la dignit\u00e0 della persona umana?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/parlamento_Europa.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"240\" height=\"180\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/parlamento_Europa.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-60687\" style=\"width:388px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La domanda acquista una nuova urgenza alla luce della progressiva moltiplicazione e diversificazione dei centri di potere. Gli Stati continuano a esercitare un ruolo fondamentale, ma convivono ormai con imprese multinazionali, piattaforme digitali, reti finanziarie globali e sistemi di intelligenza artificiale sempre pi\u00f9 autonomi. La crescente capacit\u00e0 di questi soggetti incidere sulla vita collettiva rende necessario estendere la riflessione alle forme di potere che si sviluppano al di fuori delle istituzioni statali e agli strumenti necessari per limitarle e controllarle.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La sfida che si presenta oggi alla teoria costituzionale \u00e8 quindi qualitativamente diversa da quella affrontata dalle generazioni precedenti: il contenimento deve confrontarsi con una molteplicit\u00e0 di centri di potere, evitando che proprio il tentativo di controllarli produca nuove forme di autorit\u00e0 sottratte a ogni responsabilit\u00e0 democratica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La riflessione politico-costituzionale ha spesso ricondotto il problema della stabilit\u00e0 alla contrapposizione tra disordine e concentrazione della sovranit\u00e0. <strong>L\u2019articolazione istituzionale tipica delle societ\u00e0 liberali suggerisce per\u00f2 un\u2019alternativa: il contenimento potrebbe non richiedere un unico potere sovrano, ma emergere dall\u2019interazione di istituzioni differenti, autonome e reciprocamente responsabili, ciascuna delle quali esercita una funzione di controllo senza pretendere una supremazia assoluta<\/strong>. \u00c8 in questa prospettiva che i quattro saggi pubblicati su <em>Lisander<\/em> assumono un significato ulteriore, poich\u00e9 riportano l\u2019attenzione sulle condizioni necessarie alla continuit\u00e0 di una societ\u00e0 libera. Il loro contributo risiede soprattutto nell\u2019aver restituito attualit\u00e0, attraverso diverse interpretazioni del Katechon, al problema del rapporto tra ordine, libert\u00e0 e autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il successo del costituzionalismo liberale \u00e8 dipeso anche dalla capacit\u00e0 di limitare il potere delle istituzioni create per custodire l\u2019ordine, impedendo che queste si trasformassero nella principale fonte del dominio che erano chiamate a prevenire. Si tratta di una tensione mai del tutto risolta, che nel secolo dell\u2019intelligenza artificiale assume nuova intensit\u00e0: l\u2019accrescimento delle capacit\u00e0 tecnologiche amplia tanto le possibilit\u00e0 della cooperazione umana quanto quelle della concentrazione del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>La salvaguardia dell\u2019ordine richiede pertanto di ripensare il principio stesso del contenimento, individuando le condizioni istituzionali necessarie a garantirne la compatibilit\u00e0 con la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 della persona. <strong>Si delinea cos\u00ec la possibilit\u00e0 di reinterpretare la funzione civilizzatrice del Katechon attraverso un modello costituzionale fondato sulla distribuzione del potere, sulla dignit\u00e0 della persona, sul pluralismo delle istituzioni e sul principio secondo cui nessun individuo, nessuna impresa, nessun algoritmo e nessun governo possano collocarsi al di sopra delle regole costituzionali che vincolano una societ\u00e0 libera<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questa la prospettiva da cui prende forma il Katechon argusiano: un modello nel quale la funzione di contenimento non viene incorporata nell\u2019architettura costituzionale mediante una pluralit\u00e0 di istituzioni reciprocamente responsabili. La proposta muove dal riconoscimento della pluralit\u00e0 morale, religiosa e culturale delle societ\u00e0 libere e dalla necessit\u00e0 di costruire istituzioni capaci di limitare il dominio indipendentemente dalle qualit\u00e0 personali di chi esercita il potere.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, la <em>Tranquillitas ordinis<\/em> pu\u00f2 trovare condizioni pi\u00f9 favorevoli per consolidarsi, all\u2019interno di un ordine costituzionale nel quale la dignit\u00e0 umana, il pluralismo istituzionale e la vigilanza reciproca rendono possibile una convivenza libera e durevole.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Stato_Leviatano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"252\" height=\"200\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Stato_Leviatano.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-55826\" style=\"width:346px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong><em>II. Dal Leviatano ad Argo: il Katechon argusiano<\/em><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Mentre il Leviatano si domanda chi debba governare, il Katechon argusiano si domanda come il potere possa rimanere, in ogni tempo, responsabile dinanzi alla legge e alla comunit\u00e0 politica<\/strong>. Se la civilt\u00e0 richiede una forza capace di contenere le manifestazioni distruttive del potere, \u00e8 davvero necessario che tale forza sia essa stessa sovrana? Una parte significativa della tradizione politica occidentale ha ricondotto il fondamento dell\u2019ordine all\u2019esistenza di un\u2019autorit\u00e0 sovrana che discende dall\u2019alto, irradiandosi da un centro unitario: l\u2019Impero, la Monarchia e lo Stato moderno hanno rappresentato differenti incarnazioni di questa concezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nella teoria di Carl Schmitt, il principio del contenimento rimane strettamente legato al problema della sovranit\u00e0 e della decisione politica. Il recupero del Katechon operato da Peter Thiel si inserisce, sotto questo profilo, nella medesima tradizione. Pur mostrando consapevolezza dei pericoli insiti nella burocrazia centralizzata e nelle pretese di un governo mondiale, la sua riflessione attribuisce un\u2019importanza fondamentale all\u2019esistenza di una forza sufficientemente potente da impedire la disgregazione dell\u2019ordine. Il dibattito tende quindi a concentrarsi sull\u2019individuazione del soggetto al quale affidare tale funzione di contenimento. \u00c8 tuttavia possibile formulare il problema in termini differenti: forse la questione non consiste nell\u2019aver individuato il sovrano sbagliato, bens\u00ec nell\u2019aver dato per scontato che la funzione civilizzatrice del contenimento richieda necessariamente un sovrano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dibattito politico-costituzionale del Novecento \u00e8 possibile individuare due grandi orientamenti: il primo ha considerato il disordine come il pericolo supremo, individuando nel rafforzamento delle istituzioni e nella concentrazione dell\u2019autorit\u00e0 gli strumenti necessari a garantire la stabilit\u00e0; il secondo ha invece identificato nella concentrazione del potere il rischio fondamentale, cercando di limitarlo mediante vincoli costituzionali, governo rappresentativo, economia di mercato e societ\u00e0 civile. Entrambe le tradizioni hanno riconosciuto un pericolo reale, pur lasciando inevaso il problema del dominio: una libert\u00e0 priva di adeguati contrappesi pu\u00f2 favorire la nascita di nuovi monopoli del potere politico, economico o tecnologico; una sovranit\u00e0 priva di limiti pu\u00f2 invece soffocare proprio quelle libert\u00e0 che pretende di difendere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La sfida costituzionale del secolo dell\u2019intelligenza artificiale richiede pertanto di superare la tradizionale contrapposizione tra libert\u00e0 e autorit\u00e0, ponendo al centro della riflessione la categoria del dominio<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione fondamentale non \u00e8 pi\u00f9 soltanto quanta autorit\u00e0 debba essere esercitata o quanta libert\u00e0 debba essere garantita, ma chi, o che cosa, possa acquisire un potere sufficiente a subordinare l\u2019autonomia altrui. L\u2019obiettivo diventa quindi impedire che il dominio si consolidi, ovunque esso emerga. Questo cambiamento di prospettiva poggia su un\u2019osservazione antropologica fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019essere umano possiede straordinarie capacit\u00e0 di cooperazione, creativit\u00e0, reciprocit\u00e0 e compassione<\/strong>. Ignorare uno qualsiasi di questi aspetti significa costruire istituzioni su una concezione incompleta della natura umana<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il quadro teorico <em>Nature of Us (<\/em>NoU) prende le mosse proprio da questa constatazione. Nel corso della storia, cooperazione e dominio hanno accompagnato l\u2019evoluzione delle societ\u00e0 umane. La progettazione di un ordinamento costituzionale deve pertanto tenere conto della compresenza di queste due disposizioni \u2013 una benevola, una corrotta \u2013 nella natura umana<\/strong>. Le istituzioni devono essere costruite considerando entrambe le possibilit\u00e0, favorendo lo sviluppo della cooperazione e predisponendo meccanismi capaci di impedire l\u2019accumulazione incontrollata del potere. Le civilt\u00e0 prosperano quando riescono ad amplificare le dinamiche della cooperazione e declinano quando consentono al dominio di consolidarsi senza efficaci strumenti di contenimento. Il problema costituzionale, pertanto, assume una dimensione antropologica: come progettare istituzioni adatte a esseri umani capaci tanto di cooperazione quanto di dominio, valorizzando la prima disposizione e contenendo la seconda?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/votazioni.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/votazioni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36111\" style=\"width:279px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/votazioni.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/votazioni-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>\u00c8 a partire da questo interrogativo che assume rilevanza la <strong><em>Harm Consent Rule<\/em> (HCR), o Regola del consenso al danno, un principio che individua nel consenso della persona un limite fondamentale all\u2019esercizio della forza<\/strong>. Secondo tale regola, nessun individuo e nessuna istituzione possono infliggere intenzionalmente un danno fisico a un\u2019altra persona senza il suo consenso, salvo nei casi rigorosamente delimitati in cui ci\u00f2 sia necessario per proteggere altri da un danno equivalente.<\/p>\n\n\n\n<p>La portata di questo principio risiede nel suo carattere minimale, soprattutto in ci\u00f2 che esso non pretende di fare: non impone uniformit\u00e0 culturale, non richiede consenso ideologico, n\u00e9 stabilisce una particolare visione religiosa, filosofica o politica, ma individua una condizione costituzionale minima a tutela dell\u2019integrit\u00e0 della persona, entro la quale possano convivere individui portatori di convinzioni profondamente differenti. La HCR pone cos\u00ec un limite all\u2019uso arbitrario della forza, contenendo il dominio e lasciando alla cooperazione volontaria lo spazio necessario per svilupparsi liberamente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dall\u2019integrazione tra il quadro antropologico <em>Nature of Us<\/em> e la <em>Harm Consent Rule<\/em> nasce il modello teorico \u201cNoU \u00d7 HCR\u201d, che collega due dimensioni della riflessione costituzionale: una concezione della natura umana che riconosce la compresenza di cooperazione e dominio e un principio normativo volto a limitare l\u2019esercizio della forza attraverso il consenso individuale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima richiama la necessit\u00e0 di costruire istituzioni che non presuppongano la benevolenza di chi detiene il potere; la seconda individua un limite fondamentale che tali istituzioni sono chiamate a rispettare. La loro integrazione offre il punto di partenza per concepire un ordine costituzionale nel quale la vigilanza contro il predominio sia incorporata direttamente nell\u2019organizzazione delle istituzioni, indipendentemente dalle qualit\u00e0 personali dei governanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di questi presupposti emergono i limiti della concezione dell\u2019ordine politico rappresentata dalla figura del Leviatano. Per secoli, essa ha rappresentato una delle metafore fondamentali dell\u2019ordine politico. Il Leviatano concepisce la stabilit\u00e0 come il risultato di un\u2019autorit\u00e0 sovrana sufficientemente potente da imporre la pace, contenere il conflitto e impedire la dissoluzione della comunit\u00e0 politica. La sicurezza costituisce la condizione della convivenza e la concentrazione del potere lo strumento attraverso il quale garantirla. Questa concezione ha esercitato un\u2019influenza immensa sulla storia del pensiero politico occidentale. Il secolo dell\u2019intelligenza artificiale ci obbliga, tuttavia, a domandarci se tale immagine sia ancora sufficiente. \u00d9<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi il potere non si concentra pi\u00f9 esclusivamente nello Stato, ma si esercita attraverso reti tecnologiche, piattaforme digitali, grandi imprese transnazionali, mercati finanziari, sistemi algoritmici e infrastrutture informative, la cui capacit\u00e0 di incidere sulla vita collettiva cresce con rapidit\u00e0. Di fronte a questa configurazione, il modello dal Leviatano mostra i propri limiti: \u00e8 stato elaborato per un mondo nel quale il problema principale consisteva nel contenere la violenza reciproca degli individui attraverso un\u2019autorit\u00e0 sovrana. Il problema contemporaneo comprende invece la necessit\u00e0 di limitare una molteplicit\u00e0 di centri di potere che interagiscono, competono, cooperano e, talvolta, si rafforzano reciprocamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa trasformazione delle strutture del potere richiede una diversa concezione dell\u2019ordine costituzionale. Ed \u00e8 qui che entra in scena Argo. Nella mitologia greca, Argo Panoptes era il guardiano dai cento occhi. La sua forza non derivava da una potenza irresistibile, ma dalla vigilanza: mentre alcuni occhi riposavano, altri rimanevano aperti, impedendo che il guardiano diventasse completamente cieco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Trasportata sul piano costituzionale, la figura di Argo rappresenta un modello nel quale la stabilit\u00e0 dell\u2019ordine politico deriva dall\u2019interazione di una pluralit\u00e0 di istituzioni autonome, che esercitano reciprocamente funzioni di controllo sul potere, e non gi\u00e0 dall\u2019esistenza di un unico sovrano incaricato di sorvegliare l\u2019intera societ\u00e0<\/strong>: i tribunali controllano la legittimit\u00e0 dell\u2019azione dei governi, mentre la loro attivit\u00e0 rimane esposta alla vigilanza pubblica, nel rispetto dell\u2019indipendenza della funzione giudiziaria; la stampa sottopone i pubblici poteri a un controllo continuo; le universit\u00e0 mettono in discussione le ortodossie mentre la ricerca scientifica verifica le affermazioni attraverso riscontri empirici; i mercati concorrenziali limitano la formazione dei monopoli, mentre le comunit\u00e0 locali bilanciano la distanza delle grandi burocrazie e le associazioni volontarie generano nuovi spazi di iniziativa civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna di queste istituzioni possiede un\u2019autorit\u00e0 assoluta, dispone di una conoscenza completa o pu\u00f2 pretendere una legittimit\u00e0 definitiva. Ciascuna esercita invece una competenza limitata e dalla loro interazione emerge quella funzione di contenimento che la tradizione aveva attribuito al Katechon. <strong>Il principio che trattiene la dissoluzione della civilt\u00e0 coincide cos\u00ec con un ordine costituzionale composto da istituzioni reciprocamente vigilanti. Non il Leviatano, bens\u00ec Argo: non una vigilanza concentrata, ma una vigilanza distribuita<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La trasformazione concettuale riguarda il fondamento stesso dell\u2019ordine costituzionale: il problema della titolarit\u00e0 del potere si accompagna alla necessit\u00e0 di predisporre strumenti istituzionali capaci di impedirne l\u2019esercizio arbitrario. L\u2019attenzione si concentra quindi sulla progettazione di un assetto costituzionale in grado di ostacolare la formazione di centri di potere sottratti a ogni forma di controllo e responsabilit\u00e0. La funzione del Katechon, in questa prospettiva, non viene abolita, ma redistribuita. Non \u00e8 pi\u00f9 incarnata da una persona, affidata a un\u2019unica istituzione o identificata con una particolare ideologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Essa emerge dall\u2019interazione continua di una pluralit\u00e0 di soggetti, ciascuno dei quali limita gli altri senza potersi sostituire a essi. Il contenimento cessa cos\u00ec di essere esclusivamente un atto di sovranit\u00e0 e diventa una propriet\u00e0 dell\u2019ordine costituzionale stesso. \u00c8 questa la differenza essenziale fra il Leviatano e il Katechon argusiano: il primo cerca la sicurezza attraverso l\u2019accentramento dell\u2019autorit\u00e0; il secondo ricerca la resilienza attraverso la distribuzione della vigilanza. Alla domanda \u00abChi governa?\u00bb se ne affianca quindi un\u2019altra: chi sorveglia il potere, quando il potere cambia continuamente forma? \u00c8 a partire da questa diversa concezione del contenimento che diventa possibile interrogarsi sul ruolo dello Stato, delle istituzioni e dei nuovi centri di potere nel secolo dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/intelligenza_artificiale_tecnologia_digitale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"432\" height=\"263\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/intelligenza_artificiale_tecnologia_digitale.jpg\" alt=\"Intelligenza artificiale e tecnologia digitale. La macchina propone modelli\" class=\"wp-image-57380\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>III. Il Katechon argusiano nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Lo scopo del governo costituzionale \u00e8 assicurare che nessun potere possa sottrarsi al controllo. Il costituzionalismo moderno eredita una tensione che attraversa l\u2019intera storia del pensiero politico: le istituzioni incaricate di preservare l\u2019ordine possono diventare esse stesse la principale fonte del dominio che erano nate per impedire. Questa tensione assume una dimensione nuova nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale, che amplia la capacit\u00e0 di azione tanto dei soggetti pubblici quanto di quelli privati.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione fondamentale rimane pertanto la medesima: come preservare il contenimento senza generare un nuovo Leviatano? Il Katechon argusiano propone di affrontare questo problema attraverso un\u2019ecologia costituzionale composta da istituzioni reciprocamente responsabili. Il suo obiettivo \u00e8 impedire che il dominio possa consolidarsi senza incontrare limiti e responsabilit\u00e0, preservando le condizioni necessarie al libero esercizio del potere e al confronto tra i diversi soggetti della comunit\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come s\u2019\u00e8 visto, per gran parte della storia politica occidentale, l\u2019ordine \u00e8 stato immaginato come qualcosa che discende dall\u2019alto. Persino molte democrazie costituzionali conservano, implicitamente, questa rappresentazione verticale del potere. <strong>Il Katechon argusiano propone una geometria diversa. Le civilt\u00e0 non sopravvivono perch\u00e9 una singola istituzione vede tutto, ma perch\u00e9 molte istituzioni osservano realt\u00e0 differenti. Nessuna possiede l\u2019intera autorit\u00e0 o tutta la conoscenza, n\u00e9 pu\u00f2 rivendicare una legittimit\u00e0 assoluta. \u00c8 la loro interazione che diventa il vero custode costituzionale. Argo, pertanto, non \u00e8 un governante, ma un\u2019ecologia istituzionale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 questo sistema possa funzionare, \u00e8 necessario individuare un principio attorno al quale le istituzioni possano organizzarsi. La <em>Harm Consent Rule <\/em>svolge precisamente questa funzione, stabilendo un limite importante all\u2019esercizio della forza e alla possibilit\u00e0 di infliggere intenzionalmente danni fisici senza consenso, salvo quanto strettamente necessario per impedire un danno equivalente. Come la gravit\u00e0 non determina ogni movimento dell\u2019universo fisico, ma ne rende possibile la coerenza complessiva, cos\u00ec la HCR non pretende di disciplinare ogni aspetto della vita sociale, ma individua un principio minimo di tutela della persona, senza imporre una particolare concezione religiosa, filosofica, culturale o politica. Le persone possono continuare a professare religioni diverse, aderire a filosofie diverse e costruire culture, tecnologie e modelli economici diversi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo Stato rimane, in questo quadro, indispensabile. Non viene abolito n\u00e9 idealizzato, ma ne viene definita la funzione costituzionale, riconoscendogli il compito di proteggere le persone dalla violenza, dalla frode, dalla coercizione, dalle aggressioni esterne e dalla dissoluzione dell\u2019ordine giuridico<\/strong>. Lo Stato guardiano notturno \u00e8 chiamato a garantire le condizioni della convivenza, preservando l\u2019autonomia culturale e sociale degli individui e delle comunit\u00e0. Non diventa l\u2019architetto della cultura, non pretende di imporre una determinata concezione della virt\u00f9 e non assume il compito di pianificare la civilt\u00e0. Le civilt\u00e0, infatti, non possono essere progettate \u201cingegneristicamente\u201d, come si progetta una macchina, ma possono soltanto essere coltivate.<\/p>\n\n\n\n<p>La distinzione \u00e8 decisiva: l\u2019ingegnere impone una forma, il giardiniere crea invece le condizioni favorevoli alla crescita, ma \u00e8 l\u2019ecologo che preserva l\u2019equilibrio dell\u2019intero sistema. Lo Stato guardiano notturno \u00e8 appunto l\u2019ecologo: il suo compito consiste nel proteggere le condizioni della convivenza, senza sostituirsi all\u2019iniziativa autonoma degli individui e delle altre istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo Stato costituisce allora una delle istituzioni essenziali del Katechon argusiano. La sua funzione di garanzia si inserisce in un ordine pi\u00f9 ampio, nel quale il contenimento del potere \u00e8 affidato all\u2019interazione fra una pluralit\u00e0 di soggetti autonomi. \u00c8 questa articolazione istituzionale che assume una particolare importanza di fronte alle trasformazioni introdotte dall\u2019intelligenza artificiale. Le nuove tecnologie ampliano le possibilit\u00e0 di azione degli Stati, delle imprese e dei cittadini, ma anche delle organizzazioni criminali. L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 quindi ampliare le possibilit\u00e0 della cooperazione umana e, contemporaneamente, rafforzare le forme di concentrazione del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di stabilire se l\u2019intelligenza artificiale debba essere autorizzata oppure vietata. La questione \u00e8 piuttosto il controllo delle istituzioni che dipendono in misura crescente da questi sistemi e la possibilit\u00e0 di impedire che le nuove capacit\u00e0 tecnologiche si traducano in forme di dominio prive di responsabilit\u00e0 pubblica. Chi controlla, dunque, le istituzioni che utilizzano l\u2019intelligenza artificiale? E come evitare che il potere necessario a governare queste tecnologie si concentri nelle mani di un unico soggetto?<\/p>\n\n\n\n<p>Affidare all\u2019intelligenza artificiale il controllo esclusivo di se stessa, attribuire allo Stato un\u2019autorit\u00e0 illimitata sull\u2019intera societ\u00e0 o lasciare alle grandi imprese il controllo incontrastato delle istituzioni pubbliche significherebbe riproporre, sotto forme differenti, il problema della concentrazione del potere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La prospettiva del Katechon argusiano \u00e8 quella di una vigilanza costituzionale distribuita, nella quale tribunali indipendenti, ricerca scientifica, giornalismo, mercati realmente competitivi, standard tecnologici aperti, comunit\u00e0 locali e associazioni volontarie contribuiscano, ciascuno nell\u2019ambito delle proprie competenze, al controllo delle diverse manifestazioni del potere<\/strong>. La loro interazione permette di sottoporre il potere a una vigilanza che non dipenda esclusivamente dall\u2019autorit\u00e0 di un\u2019unica istituzione. \u00c8 questa la manifestazione del Katechon argusiano nel secolo dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La capacit\u00e0 di favorire la cooperazione libera e contenere il dominio diventa cos\u00ec il criterio attraverso cui valutare il contributo delle istituzioni alla continuit\u00e0 di una societ\u00e0 libera. <strong>Il compito dell\u2019ordine costituzionale non \u00e8 eliminare il potere ma civilizzarlo. \u00c8 in questa prospettiva che il secolo dell\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 offrire un\u2019opportunit\u00e0 analoga a quella rappresentata dal primo Grande Arricchimento (<em>Great Enrichment<\/em>)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultimo \u00e8 stato reso possibile anche dalla progressiva estensione della dignit\u00e0 alle persone comuni. L\u2019innovazione ha cessato di essere privilegio di ristrette \u00e9lite, l\u2019iniziativa economica \u00e8 diventata socialmente legittima e la scoperta \u00e8 stata riconosciuta come un valore civile. L\u2019intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un nuovo moltiplicatore delle capacit\u00e0 umane, ampliando l\u2019accesso alla conoscenza, alla creativit\u00e0 e alle opportunit\u00e0 di cooperazione. Al tempo stesso, potrebbe favorire una concentrazione del potere tecnologico senza precedenti. La tecnologia, da sola, non pu\u00f2 determinare quale di queste possibilit\u00e0 prevarr\u00e0. Il suo impatto sulla civilt\u00e0 dipender\u00e0 anche dall\u2019architettura costituzionale entro la quale verr\u00e0 sviluppata e impiegata. Il Katechon argusiano mira, pertanto, a salvaguardare le condizioni istituzionali entro le quali possa emergere un secondo Grande Arricchimento, fondato sull\u2019ampliamento delle capacit\u00e0 individuali e delle possibilit\u00e0 di cooperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, il Katechon argusiano non \u00e8 un\u2019ideologia bens\u00ec un\u2019ecologia costituzionale vivente, nella quale una pluralit\u00e0 di istituzioni indipendenti si limitano reciprocamente mentre proteggono la pari dignit\u00e0 delle persone libere. Il Leviatano cercava la sicurezza attraverso la concentrazione dell\u2019autorit\u00e0; il Katechon argusiano ricerca la resilienza attraverso la distribuzione della vigilanza.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione costituzionale del secolo dell\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 dunque soltanto come governare l\u2019intelligenza artificiale, ma come l\u2019umanit\u00e0 possa continuare a governare s\u00e9 stessa vivendo insieme a essa. Il futuro della libert\u00e0 dipender\u00e0 probabilmente meno dall\u2019intelligenza delle nostre macchine che dalla saggezza dell\u2019architettura costituzionale entro la quale sceglieremo di impiegarle. Se il Katechon \u00e8 il principio che trattiene la dissoluzione della civilt\u00e0, il Katechon argusiano ne propone una diversa incarnazione costituzionale, compatibile con il pluralismo e con la dignit\u00e0 della persona: non un sovrano che si colloca al di sopra della comunit\u00e0 politica, ma un ordine nel quale nessun governo, nessuna impresa, nessun algoritmo e nessuna istituzione possano sottrarsi alla legge e alla responsabilit\u00e0 pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>I<strong>l Katechon argusiano non \u00e8 dunque n\u00e9 un sovrano n\u00e9 un Salvatore, ma l\u2019espressione di una cultura costituzionale nella quale la vigilanza sul potere diventa una condizione permanente della convivenza libera<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>______________________<\/p>\n\n\n\n<p>(*) <em>L\u2019autore desidera esprimere la propria profonda gratitudine a Trevor Watkins, ideatore della Harm Consent Rule (HCR), la cui intuizione fondamentale ha costituito il punto di partenza del percorso intellettuale che ha condotto ai concetti sviluppati in questo saggio. Durante la preparazione del contributo mi \u00e8 giunta la triste notizia della sua scomparsa, avvenuta il 20 luglio 2026. Questo lavoro \u00e8 dedicato con riconoscenza alla sua memoria. L\u2019autore desidera inoltre ringraziare la professoressa Deirdre McCloskey per i suoi studi sulla dignit\u00e0, sulla libert\u00e0 e sul \u201cGrande Arricchimento\u201d, che hanno esercitato un\u2019influenza determinante sullo sviluppo delle idee qui presentate. Questo saggio fa parte di un pi\u00f9 ampio programma di ricerca sviluppato attraverso la metodologia OHK\u2013AIK (Original Human Knowledge \u2013 AI Knowledge), un processo iterativo di collaborazione tra intuizione umana e sintesi assistita dall\u2019intelligenza artificiale, volto a rafforzare la coerenza, la chiarezza e la capacit\u00e0 esplicativa della ricerca interdisciplinare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Riferimenti bibliografici<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>G. Rigotti, <em>A Universal Framework for Evaluating, Reducing, and Compensating Non-Consensual Harm, 2026.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>G. Rigotti, <em>The Nature of Us (NoU): A Statistical\u2013Ontological Framework for Consent, Harm, and Human Coexistence, 2026<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lisander 24 Settembre 2026 di Gabri Maria Rigotti I. Il ritorno del Katechon: dal dibattito contemporaneo al problema costituzionale Esistono idee politiche che sembrano appartenere definitivamente al passato, finch\u00e9 il mutare delle circostanze non rivela che la storia non le aveva affatto archiviate: attendeva soltanto che tornassero le domande capaci di renderle nuovamente necessarie. 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