{"id":642,"date":"2005-06-01T16:56:45","date_gmt":"2005-06-01T14:56:45","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-29T17:02:44","modified_gmt":"2016-03-29T15:02:44","slug":"nietzsche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/nietzsche\/","title":{"rendered":"Nietzsche"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32383\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/Niezche.jpg\" alt=\"Niezche\" width=\"172\" height=\"200\" \/>Articolo pubblicato su<strong> Tracce<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Nietzsche: il destino dell&#8217;uomo sull&#8217;abisso della vita<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Quei pensatori in cui tutte le stelle si muovono in orbite cicliche non sono i pi\u00f9 profondi; chi scruta entro se stesso come in un immenso spazio cosmico e porta in s\u00e9 vie lattee sa anche come siano irregolari tutte le vie lattee: esse conducono dentro al caos e al labirinto dell&#8217;esistenza<\/em>\u00bb (<em>Gaia scienza <\/em>322).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Giampaolo Cottini<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Affascinante e sconcertante, la figura di Nietzsche ci colpisce per una radicale problematizzazione, irriducibile ad una semplice posizione intellettuale, perch\u00e9 drammaticamente coinvolgente la sua stessa vita.<\/div>\n<p><strong>La vita.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a R\u00f6cken in Sassonia il 15 ottobre 1844 nella famiglia di un pastore luterano, a soli cinque anni vive l&#8217;esperienza della perdita del padre, sperimentando la mancanza della figura paterna nella fase pi\u00f9 delicata della formazione della sua personalit\u00e0 e non potendo certo colmare tale vuoto con l&#8217;educazione tutta \u00abal femminile\u00bb di cui si occupano la madre e la sorella, che gli saranno sempre, spesso ossessivamente, vicine lungo tutta la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compie gli studi classici a Bonn, dimostrandosi allievo brillante e sensibilissimo, e poi a Lipsia al seguito del noto filologo Ritschl, finch\u00e9 nel 1869 \u00e8 nominato professore di filologia classica a Basilea. La lettura de \u00ab<em>Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione<\/em>\u00bb di Schopenhauer e l&#8217;incontro con Wagner gli aprono orizzonti nuovi, orientandolo dagli originari interessi filologici ad una visione della cultura pi\u00f9 filosofica che si esprime nella sua prima opera importante \u00ab<em>La<\/em> <em>nascita della tragedia dallo spirito della musica<\/em>\u00bb (1872), che suscita scalpore tra gli specialisti di filologia per la novit\u00e0 dell&#8217;analisi dell&#8217;apollineo e del dionisiaco come elementi costitutivi della cultura greca, e per l&#8217;identificazione dell&#8217;intellettualismo socratico come origine della decadenza della razionalit\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 questa lettura del significato della tragedia rivela una modalit\u00e0 anticonformista nell&#8217;affronto delle questioni culturali, ulteriormente sottolineata nelle quattro \u00ab<em>Considerazioni inattuali<\/em>\u00bb (1873-1876), che con lo stile della \u00abfilosofia a colpi di martello\u00bb inaugurano l&#8217;esercizio sistematico del \u00absospetto\u00bb come scuola di temerariet\u00e0 e di disprezzo. Questo mutato atteggiamento si documenta anche nella novit\u00e0 del linguaggio che, lasciata la freddezza impersonale dell&#8217;esposizione scientifica tipica del filologo, assume lo stile dell&#8217;aforisma e dell&#8217;oracolo come nella \u00ab<em>Gaia scienza<\/em>\u00bb (1882) e in \u00ab<em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>\u00bb (1883-1885).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1879 \u00e8 costretto a lasciare l&#8217;insegnamento universitario a causa del continuo peggiorare delle condizioni di salute e della crescente inquietudine che lo conduce a vagare per tutta Europa e soprattutto per l&#8217;Italia, alla ricerca di una quiete e di una serenit\u00e0 che non riuscir\u00e0 pi\u00f9 a trovare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;agosto del 1881, durante una passeggiata sulle rive del lago di Silvaplana nell&#8217;alta Engadina, Nietzsche viene folgorato dall&#8217;intuizione quasi mistica dell&#8217;\u00abeterno ritorno dell&#8217;Eguale\u00bb, ossia dell&#8217;eterno ripetersi dell&#8217;esistenza come senso della Storia (secondo l&#8217;immagine della \u00ab<em>Gaia<\/em> <em>Scienza<\/em>\u00bb per cui \u00abL&#8217;eterna clessidra dell&#8217;esistenza viene sempre di nuovo capovolta\u00bb), e configura, come in un&#8217;apparizione, i tratti di Zarathustra, colui che incarna i caratteri dell&#8217;\u00ab<em>oltre-uomo<\/em>\u00bb. Da queste visioni inizia, in una sorta di trasfigurazione del reale, il periodo di maggiore instabilit\u00e0 psichica, accompagnata dal progressivo peggioramento dello stato di salute, in un continuo alternarsi di momenti di ebbrezza creativa e di stati di profonda depressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La follia si manifesta in modo irreversibile all&#8217;inizio del 1889 a Torino, riducendolo in uno stato di totale apatia e di incosciente demenza destinata a durare sino alla morte (1900), ma fino al crollo psichico definitivo egli rimane lucido quanto enigmatico interprete di se stesso, incarnando il ruolo del distruttore di ci\u00f2 che pu\u00f2 passare al setaccio del sospetto e della critica, secondo un discorso che volutamente si mantiene al di qua di ogni logica formale e perfino della sintassi, in un&#8217;ideale collocazione \u00abal di l\u00e0 del bene e del male\u00bb: pubblica diverse cose, senza per\u00f2 poter concludere la progettata opera sulla \u00abvolont\u00e0 di potenza\u00bb che rimane solo abbozzata, e che oggi conosciamo nella accurata edizione critica comparsa con il titolo di \u00ab<em>Frammenti postumi<\/em>\u00bb, che restituisce l&#8217;autentica intenzione di Nietzsche rimasta stravolta dalla collazione di frammenti ed appunti predisposta dalla sorella, che ne accreditava un&#8217;immagine deformata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente tutto il suo pensiero si presenta come un&#8217;esasperata polemica contro ogni forma di conformismo borghese, in un attacco soprattutto al mito nazionalistico della necessit\u00e0 del progresso lineare, ma vuole essere anche risposta agli incontri che pi\u00f9 lo hanno provocato (da Schopenhauer a Wagner), fino al serrato confronto col cristianesimo, di cui Nietzsche avverte il fascino non tanto degli aspetti dogmatici quanto della persona stessa di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nella prima opera, <em>La<\/em> <em>nascita della tragedia<\/em>, emerge il giudizio di Nietzsche sulla parabola della razionalit\u00e0 occidentale, quale si costituisce a partire da Socrate. Mentre nella tragedia la vita \u00e8 affrontata nella sua tremenda complessit\u00e0, fatta insieme di dolore e di ebbrezza gioiosa, l&#8217;\u00abuomo teoretico\u00bb da Socrate in poi si sottrae a quella visione affascinante e terribile pretendendo di imbrigliare la realt\u00e0 nella rete rassicurante dei concetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con <em>La nascita della tragedia<\/em> Nietzsche inaugura un metodo interpretativo delle forme del sapere umano, che le riconduce ad un atteggiamento vitale, una genealogia del sapere che faccia emergere \u00abci\u00f2 che sta dietro\u00bb all&#8217;apparente neutralit\u00e0 della cultura e della scienza. Il soggetto pu\u00f2 quindi costruire una pluralit\u00e0 di significati, nessuno dei quali pu\u00f2 dirsi assolutamente vero in s\u00e9, ma al massimo solo significante a partire dalla prospettiva da cui il singolo lo ricrea: cos\u00ec l&#8217;essere non \u00e8 pi\u00f9 considerato come retto da un \u00ablogos\u00bb, traducibile nella rigorosa sintassi del discorso concettuale, ma appare solo come una miriade di frantumi in cui pu\u00f2 riflettersi la molteplice attivit\u00e0 interpretativa del soggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione si consolida nell&#8217;incontro con l&#8217;irrazionalismo di Schopenhauer che proclama l&#8217;essenza irrazionale della realt\u00e0 (dominata dalla volont\u00e0 cieca).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esasperata reazione al razionalismo finisce ad amplificare la distanza tra la realt\u00e0 e la sua apparenza, negando ogni possibilit\u00e0 di razionalit\u00e0 del reale, e sostituendo a Dio (origine del tutto) il cieco impulso della volont\u00e0. Ma una volta privato del logos, il mondo diventa senza senso e si apre lo spazio solo per una \u00ab<em>filosofia negativa<\/em>\u00bb, per una \u00abmistica dell&#8217;assenza\u00bb, in cui l&#8217;uomo \u00e8 abbandonato alla tragicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcosa di questa tragica grandezza dell&#8217;umano Nietzsche ritrova in un primo tempo nella musica di Wagner, originale interprete dell&#8217;eroismo dell&#8217;anima tedesca attraverso un ideale aristocratico della vita contro la grettezza della mentalit\u00e0 borghese; ma ben presto anche Wagner delude questi entusiasmi rivelandosi ai suoi occhi solo come un presuntuoso opportunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il vero grande interlocutore che occupa costantemente l&#8217;attenzione di Nietzsche rimane il cristianesimo, assimilato fin dalla tenerissima et\u00e0 nell&#8217;ambiente familiare, verso cui sente un duplice sentimento: di fascino ed attrattiva per la figura di Cristo, e di disgusto per le implicazioni morali, giudicate proprie di una \u00abmorale del gregge\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;espressione di questa religiosit\u00e0 \u00e8 reperibile nella giovanile poesia del 1864, dedicata a Dio:<\/p>\n<p><em>Ancora una volta, prima che m&#8217;avvii<\/em><\/p>\n<div align=\"justify\">con lo sguardo rivolto innanzi<br \/>\nio levo solitario a te le mani,<\/div>\n<div align=\"justify\">chiedendoti rifugio,<\/div>\n<div align=\"justify\">a te cui alzo nel profondo cuore<\/div>\n<div align=\"justify\">grandi altari solenni<\/div>\n<div align=\"justify\">perch\u00e9 la voce tua sempre mi chiami,<\/div>\n<div align=\"justify\">lass\u00f9 risplende profondamente incisa la parola:<\/div>\n<div align=\"justify\">al Dio sconosciuto.<\/div>\n<div align=\"justify\">Ed io son suo, anche se son rimasto<\/div>\n<div align=\"justify\">fino a quest&#8217;ora fra le schiere empie;<\/div>\n<div align=\"justify\">io son suo, e sento le catene<\/div>\n<div align=\"justify\">che mi voglion portare alla battaglia,<\/div>\n<div align=\"justify\">sicch\u00e9, se fuggo, mi costringono a servirlo.<\/div>\n<div align=\"justify\">Ti voglio conoscere, o Sconosciuto,<\/div>\n<div align=\"justify\">che afferri la mia anima,<\/div>\n<div align=\"justify\">che la mia vita sconvolgi come una tempesta<\/div>\n<div align=\"justify\">o Inafferrabile, eppure a me congiunto,<\/div>\n<div align=\"justify\">voglio conoscerti e servirti.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del cristianesimo Nietzsche coglie dunque il senso di totale apertura al mistero, ma non riesce a tollerare quella che considera la degenerazione della fede paolina, cio\u00e8 quella negazione della vita e quella mortificazione del desiderio che vedeva testimoniata da tanti cristiani, permeati del pessimismo luterano, cos\u00ec venato dalla sfiducia verso l&#8217;uomo e cos\u00ec lontano dalla percezione della grandezza della misericordia di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del cristianesimo egli conosce un volto quasi femmineo, privo di un rapporto virile al Dio sconosciuto, in cui il sentimento di grandezza dell&#8217;uomo viene mortificato in una posizione pietistica e moralistica di devozione ad una divinit\u00e0 dispensatrice solo di premi e castighi o al massimo di certezze banali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in quest&#8217;ottica che si comprende la tremenda dialettica tra Dioniso (simbolo della religiosit\u00e0 vitalistica) e il Crocefisso (che per Nietzsche non \u00e8 il Signore della vita, ma solo negazione e mortificazione degli istinti originari), che mantiene aperta forse una domanda religiosa, umanamente priva per\u00f2 di attesa, e perci\u00f2 tragicamente chiusa nella solitudine impenetrabile di chi considera Dio solo come l&#8217;estremo avversario di cui non \u00e8 comunque possibile liberarsi, come testimoniano questi oscuri versi, scritti negli ultimi momenti della vita cosciente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>No! Torna indietro!<\/em><\/p>\n<div align=\"justify\">Con tutte le tue torture!<\/div>\n<div align=\"justify\">Tutte le lacrime mie corrono a te<\/div>\n<div align=\"justify\">e l&#8217;ultima fiamma del mio cuore<\/div>\n<div align=\"justify\">s&#8217;accende per te.<\/div>\n<p>Oh torna indietro,<\/p>\n<div>mio Dio sconosciuto! Dolore mio! Felicit\u00e0 mia ultima!&#8230;<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La forma del pensare nietszcheiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL&#8217;uomo \u00e8 una corda tesa tra l&#8217;animale e il Superuomo, una corda al di sopra di un precipizio. Pericolo passare al di l\u00e0, pericolo la traversata, pericolo il guardare indietro, pericolo rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell&#8217;uomo sta in questo, che egli \u00e8 un ponte e non uno scopo: ci\u00f2 che pu\u00f2 farlo amare \u00e8 il fatto che egli \u00e8 un passaggio ed un tramonto\u00bb (da \u00ab<em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>\u00bb<em>). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo testo emerge con chiarezza che la questione centrale che Nietzsche intende porre \u00e8 di natura antropologica: chi \u00e8 l&#8217;uomo e come pu\u00f2 il soggetto rapportarsi liberamente alla realt\u00e0 conferendole senso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema centrale \u00e8 la ricostituzione del senso della terra in una sostanziale fedelt\u00e0 ad essa: \u00abIl Superuomo \u00e8 il senso della terra. Dica la vostra volont\u00e0: il Superuomo sia il senso della terra. Io vi scongiuro, o miei fratelli, restate fedeli alla terra, e non prestate fede a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene!\u00bb (<em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>). Ma ricreare il senso della terra significa riconoscere che l&#8217;uomo, nella sua soggettivit\u00e0, non \u00e8 costituito dalla natura immutabile di una specie precostituita, ma \u00e8 perenne tensione verso l&#8217;autosuperamento e perci\u00f2 \u00e8 ponte verso qualcosa d&#8217;altro da s\u00e9, capacit\u00e0 di reinventare, nell&#8217;istante irripetibile, il senso del proprio essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione previa di questo autosuperamento \u00e8 la critica radicale dei presupposti della cultura e della pretesa di verit\u00e0 tipica della filosofia. L&#8217;oltreuomo si realizza se si libera dalla schiavit\u00f9 del passato, che induce a cercare nella storia le cause del proprio essere o l&#8217;origine del mondo: \u00e8 il compito del \u00abCritico genealogista\u00bb che smaschera la pretesa della ragione di sostituire alla verit\u00e0 (come suprema accettazione della vita) la propria volont\u00e0 di dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nietzsche si oppone ad una concezione di conoscenza che fa coincidere l&#8217;essenza delle cose con le maglie della logica, perch\u00e9 questo tipo di scienza \u00e8 espressione della paura del \u00abdiverso\u00bb che pretende di omologare tutto al gi\u00e0 noto, come scrive in questo brano dal \u00ab<em>Crepuscolo degli idoli<\/em>\u00bb:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl ricondurre una cosa sconosciuta ad una cosa conosciuta procura sollievo, tranquillizza, soddisfa, ed inoltre d\u00e0 un sentimento di potenza. Ci\u00f2 che \u00e8 sconosciuto d\u00e0 pericolo, inquietudine, preoccupazione; il primo istinto si volge ad eliminare questi stati d&#8217;animo penosi. Primo principio: una spiegazione qualsiasi \u00e8 meglio di nessuna spiegazione. Poich\u00e9 in fondo si tratta unicamente di una volont\u00e0 di sbarazzarsi di idee opprimenti, non si \u00e8 molto difficili sui mezzi per sbarazzarcene: la prima idea con cui l&#8217;ignoto si spiega come noto fa tanto bene che la si ritiene per vera&#8230; Cos\u00ec l&#8217;istinto di causalit\u00e0 \u00e8 condizionato ed eccitato dal sentimento della paura. La domanda circa la causa non deve, se \u00e8 possibile, dare una causa per se stessa ma una certa specie di causa, una causa tranquillante, liberatrice, producente sollievo. Se alcunch\u00e9 di gi\u00e0 noto, di gi\u00e0 vissuto, di iscritto nella memoria viene stabilito come causa, ci\u00f2 \u00e8 la prima conseguenza di quel bisogno. Ci\u00f2 che \u00e8 nuovo, non mai provato, estraneo, viene escluso come causa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel processo conoscitivo alla ricerca delle cause interviene dunque una motivazione di tipo morale, legata alla debolezza di chi cerca nella causa solo una possibilit\u00e0 di rassicurazione nei confronti dell&#8217;ignoto: ci\u00f2 che viene spacciato per verit\u00e0 eterna rispecchia solo la paura che nasce dall&#8217;assenza di spiegazione, insopportabile al filosofo metafisico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica alla filosofia presuppone quindi la critica dei valori morali, e pi\u00f9 radicalmente la demolizione del presupposto stesso dell&#8217;esistenza del valore, che si trova nella nozione di anima come luogo dell&#8217;accettazione di valori morali metafisicamente determinabili. In contrapposizione alla moralit\u00e0 tradizionale che presuppone l&#8217;anima come sostanza razionale, Nietzsche ritiene che la morale scaturisca solo dal \u00abrisentimento\u00bb di uomini mediocri che vogliono mortificare la creativit\u00e0 di uomini magnanimi: la morale dei deboli che, legati solo al passato, non sanno vivere l&#8217;istante e perci\u00f2 meditano la vendetta verso chi vive l&#8217;\u00abadesso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agisce cos\u00ec il \u00abmoralista\u00bb, che parte dalla \u00abcattiva coscienza\u00bb della sua rinuncia alla vita, dal suo no detto all&#8217;esistenza, per aderire alla \u00abmorale del gregge\u00bb: \u00abMentre ogni morale aristocratica germoglia da un trionfante s\u00ec pronunciato a se stessi, la morale degli schiavi dice fin da principio no ad un &#8220;di fuori&#8221;, a un &#8220;altro&#8221;, a un &#8220;non-io&#8221;; e questo no \u00e8 la sua azione creatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rovesciamento del giudizio che stabilisce valori &#8211; questo necessario dirigersi all&#8217;esterno, anzich\u00e9 a ritroso verso se stessi &#8211; si conviene appunto al risentimento: la morale degli schiavi ha bisogno, per la sua nascita, sempre e in primo luogo di un mondo opposto ed esteriore, ha bisogno, per esprimerci in termini psicologici, di stimoli esterni per potere in generale agire: la sua azione \u00e8 fondamentalmente una reazione\u00bb (da <em>Genealogia della morale<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esempio tipico di questo atteggiamento rinunciatario e subalterno \u00e8, per Nietzsche, la posizione del prete giudaico e del prete cristiano, che provocano la nascita del \u00absenso di colpa\u00bb attraverso la loro condanna della corporeit\u00e0 e della gioia di vivere: ed \u00e8 da questo punto che inizia il duro confronto-scontro con il cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La morte di Dio e il nichilismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad una prima lettura, la polemica con il cristianesimo sembra dunque legata ad una valutazione di tipo morale: il cristianesimo sarebbe solo l&#8217;esaltazione del senso di colpa, la glorificazione di un&#8217;ascesi mortificante e contraria alla gioia di vivere, che proiettando la vita verso l&#8217;aldil\u00e0 induce al soffocamento della libert\u00e0 e ad una fondamentale \u00abinfedelt\u00e0 alla terra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emblema di questa immagine di cristianesimo sarebbe la figura stessa di Cristo, il Dio crocefisso rimasto soffocato dalla sua compassione, vittima di un Dio che si mostra solo nemico della volont\u00e0 di vivere; un Dio che, lungi dall&#8217;essere Padre di misericordia, appare curioso testimone delle profondit\u00e0 dell&#8217;animo umano (anche quelle pi\u00f9 abbiette), mostrandosi scrutatore cos\u00ec invadente dell&#8217;uomo da impedirgli di essere libero. Un Dio cos\u00ec deve morire!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCrederei solo ad un Dio che sapesse danzare\u00bb oppure \u00abCanti migliori dovrebbero cantarmi perch\u00e9 io imparassi a credere al loro redentore; pi\u00f9 redenti dovrebbero apparirmi i suoi discepoli\u00bb, cos\u00ec Zarathustra protesta contro un&#8217;immagine moralistica e sbiadita del cristianesimo, una volta che sia stato svuotato della sua autentica carica redentrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso il grido \u00abDio \u00e8 morto! io l&#8217;ho ucciso\u00bb non \u00e8 solo l&#8217;estrema bestemmia dell&#8217;umanit\u00e0 incapace di sopportare su di s\u00e9 lo sguardo divino come giudizio sulla vita, ma testimonia profeticamente il compiersi di un evento storico di portata pi\u00f9 ampia e decisiva: l&#8217;evento dell&#8217;ateismo come esito della radicale irreligiosit\u00e0 della cultura occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La morte di Dio nasce dal risentimento di quella cultura nichilista che ha eliminato ogni possibilit\u00e0 del rapporto con l&#8217;Assoluto, giustificando questa sostanziale irreligiosit\u00e0 con il fatto che era Dio a non farsi capire, finendo a \u00abpeccare di buon gusto\u00bb nei confronti dell&#8217;uomo (come rivela emblematicamente a Zarathustra l&#8217;ultimo Papa ormai \u00abfuori servizio\u00bb); per questo meglio vivere senza alcun Dio, accettando che l&#8217;uomo si costruisca da solo il proprio destino, piuttosto che onorare un feticcio ormai senza significato per la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come afferma Zarathustra, \u00abmeglio essere noi stessi Dio\u00bb, ed a lui risponde l&#8217;ultimo Papa: \u00ab\u00c8 la tua stessa religiosit\u00e0 che non ti fa pi\u00f9 credere in Dio? La tua sproporzionata onest\u00e0 ti condurr\u00e0 al di l\u00e0 del bene e del male\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Dio che scrutava in maniera indiscreta l&#8217;intimo dell&#8217;uomo, il Dio dispensatore di punizioni e mortificazioni degli istinti pi\u00f9 genuinamente immediati, non poteva non essere ucciso anche se di questo delitto Nietzsche non si sente responsabile esecutore ma solo profeta. Infatti egli ritiene di preannunciare ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 compiuto ma che ancora non \u00e8 stato totalmente compreso, un evento di portata universale destinato a mutare le sorti dell&#8217;umanit\u00e0, una novit\u00e0 inedita nella storia (mai infatti era capitato che venisse negato il riferimento alla divinit\u00e0, secondo una forma di ateismo che elimina perfino la domanda su Dio!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi\u00f2 che racconto \u00e8 la storia dei prossimi due secoli. Descrivo ci\u00f2 che verr\u00e0, ci\u00f2 che non potr\u00e0 pi\u00f9 venire diversamente: l&#8217;avvento del nichilismo. Questa storia pu\u00f2 essere raccontata gi\u00e0 oggi, poich\u00e9 qui \u00e8 all&#8217;opera la necessit\u00e0 stessa. Questo futuro parla gi\u00e0 con cento segni, questo destino si annunzia dappertutto; tutte le orecchie sono gi\u00e0 ritte per questa musica del futuro. Tutta la nostra cultura europea si muove gi\u00e0 da gran tempo con una tensione torturante che cresce di decennio in decennio, come se si avviasse verso una catastrofe: inquieta, violenta, precipitosa, come un fiume che vuole sfociare, che non si rammenta pi\u00f9, che ha paura di rammentare\u00bb (dai <em>Frammenti Postumi).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna per\u00f2 rendersi lucidamente conto che questo evento coincide con la perdita di ogni punto di riferimento, con l&#8217;assenza di un orizzonte veritativo capace di fornire l&#8217;orientamento necessario all&#8217;esistenza, conducendo cos\u00ec alla follia testimoniata in questa pagina della \u00abGaia Scienza\u00bb, dedicata all&#8217;uomo folle che annuncia l&#8217;assassinio di Dio da parte dell&#8217;umanit\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non avete mai udito parlare di quel pazzo che in pieno giorno accese una lanterna, corse al mercato e grid\u00f2 senza tregua: \u00abIo cerco Dio! Io cerco Dio!\u00bb? Poich\u00e9 si trovavano col\u00e0 molti di quelli che non credono in Dio, il pazzo provoc\u00f2 una grande risata, \u00abDio \u00e8 dunque andato perduto?\u00bb chiese un uomo. \u00abSi \u00e8 smarrito come un bambino?\u00bb chiese un altro. \u00abO si tiene nascosto? Ha paura di noi? Si \u00e8 imbarcato? Ha emigrato?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec gridavano e ridevano tra loro. Il pazzo salt\u00f2 in mezzo a loro ficcando in loro lo sguardo. \u00abDove \u00e8 andato Dio?\u00bb egli grid\u00f2. \u00abIo ve lo voglio dire. Noi lo abbiamo ucciso, voi ed io! Noi tutti siamo i suoi uccisori! Ma come abbiamo fatto ci\u00f2? Come potemmo bere tutto il mare? Chi ci diede la spugna per cancellare tutto l&#8217;orizzonte? Che cosa abbiamo fatto quando staccammo la Terra dalla catena del suo Sole? In quale direzione ci muoviamo noi? Lontano da tutti i soli? Non precipitiamo noi continuamente? Indietro, da un lato, in avanti, da tutte le parti? C&#8217;\u00e8 ancora un alto e un basso? Non voliamo noi come attraverso un nulla senza fine? Non soffia su di noi lo spazio vuoto? Non fa forse pi\u00f9 freddo? Non sopraggiunge continuamente la notte, sempre la notte? Non si devono accendere le lanterne di mattina? Non udiamo ancora nulla del rumore dei becchini che seppelliscono Dio? Non sentiamo alcun odore della putrefazione divina? Anche gli dei si putrefanno! Dio \u00e8 morto! Dio resta morto! e noi lo abbiamo ucciso! Come possiamo consolarci noi gli assassini di tutti gli assassini? Ci\u00f2 che di pi\u00f9 santo e pi\u00f9 potente possedette finora il mondo fu dissanguato dai nostri coltelli. Chi cancella da noi questo sangue? Con quale acqua potremo purificarci? Quali solenni espiazione quali giochi sacri dovremo inventare? La grandezza di questo fatto non \u00e8 troppo vasta per noi? Non dobbiamo noi stessi diventare Dei, per sembrare degni di quella grandezza? Non ci fu mai un fatto pi\u00f9 grande, e chi nascer\u00e0 dopo di noi apparterr\u00e0, a causa di quel fatto, ad una storia pi\u00f9 grande di quanto sia stata fatta finora, qualsiasi storia!\u00bb&#8230;Si racconta ancora che quel pazzo entr\u00f2 lo stesso giorno in diverse chiese ed ivi inton\u00f2 il suo \u00abRequiem aeternam Deo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;annuncio della morte di Dio segna cos\u00ec la fine della possibilit\u00e0 stessa della verit\u00e0 e pone un&#8217;abissale privazione di qualsiasi punto di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la distruzione della metafisica come pretesa di costruzione di un universale mondo di valori, non muore soltanto una tradizione filosofica, ma viene a cessare la possibilit\u00e0 stessa del significato e quindi si apre lo spazio per la totale assurdit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla caduta dei valori, cio\u00e8 dei punti di appoggio tradizionali, il superuomo risponde accettando il destino tragico del non-senso, realizzando la \u00abtransmutazione dei valori\u00bb attraverso le metamorfosi dello spirito, che lo riportano all&#8217;immediatezza del \u00abfanciullo\u00bb che sa ricreare il significato della realt\u00e0 nella gioiosa accettazione dell&#8217;eterno ritorno dell&#8217;Eguale (Amor Fati proprio della concezione ciclica del tempo tipica della tragedia greca).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec Nietzsche sostituisce alla figura di perfezione del Santo cristiano il coraggio dell&#8217;eroe tragico, che accetta di porre la sua volont\u00e0 come fonte unica dei valori, in una concezione della libert\u00e0 per la quale il soggetto rimane sospeso solamente al vuoto della propria \u00abvolont\u00e0 di\u00bb, senza poter sperimentare la pienezza di una \u00abvolont\u00e0 per\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo, non pi\u00f9 pensato in senso rettilineo come nella visione ebraico-cristiana, viene concepito nella circolarit\u00e0 che, esaltando la pienezza dell&#8217;attimo eternamente ritornante, conferisce al soggetto il compito di ricreare il significato delle cose nell&#8217;immediatezza dello spirito dionisiaco, spirito che ridice il proprio S\u00ec alla vita nella sfrenatezza della danza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visione vitalistica, \u00e8 la volont\u00e0 di potenza dell&#8217;oltreuomo a ricreare il senso della terra, e con ci\u00f2 Nietzsche segna la fine di una concezione della razionalit\u00e0 come rispecchiamento della verit\u00e0 delle cose: con la morte di Dio viene meno la pensabilit\u00e0 stessa della verit\u00e0, ed emerge la tragica assenza dell&#8217;origine, di fronte alla quale l&#8217;uomo \u00e8 lasciato nella condizione di un \u00abfanciullo\u00bb che pu\u00f2 solo amare l&#8217;istante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che l&#8217;uomo si \u00e8 autoproclamato Dio, l&#8217;unica strada possibile \u00e8 quella del nichilismo e dell&#8217;assurdo che la danza di Dioniso esprime, ma che pare avere come unico esito la follia. Ed in Nietzsche la follia si consuma nella totale apatia dei suoi ultimi anni, che sembra quasi voler esprimere simbolicamente l&#8217;impossibilit\u00e0 di vivere per qualcosa di meno dell&#8217;assoluto: egli finisce cos\u00ec ad interpretare drammaticamente su di s\u00e9 l&#8217;esperienza di quell&#8217;uomo folle della \u00ab<em>Gaia Scienza<\/em>\u00bb<em>, <\/em>che non riesce a rassegnarsi all&#8217;assenza del volto divino dall&#8217;orizzonte della sua esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per una sintesi critica<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema centrale che si \u00e8 fin qui individuato come chiave di lettura del pensiero nietzscheiano \u00e8 quello della ricerca del \u00absignificato\u00bb, ossia del nesso tra soggetto ed oggetto, partendo dall&#8217;idea che esso va colto nell&#8217;immediatezza creativa dell&#8217;intuizione e all&#8217;interno di un&#8217;assoluta fedelt\u00e0 alla terra. Tale fedelt\u00e0 implica la distruzione delle presunte certezze del razionalismo e della scienza ed il superamento dei tradizionali vincoli logico-formali della metafisica, sino all&#8217;abissale affermazione nichilista dell&#8217;assenza dell&#8217;origine (morte di Dio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esito di questo procedere \u00e8 per\u00f2, come abbiamo rilevato, la distruzione stessa della soggettivit\u00e0 (follia), poich\u00e9 il soggetto viene a trovarsi nella drammatica situazione di uno scontro titanico tra l&#8217;io che vuole porre da s\u00e9 il significato del tutto, e la realt\u00e0 che sfugge comunque ad ogni tentativo di spiegazione esauriente che la imprigioni dentro gli schemi della cultura dominante. Ogni tentativo di autoredenzione dell&#8217;uomo si scontra cos\u00ec con il carattere tragico dell&#8217;esistenza, compresa dentro il ritmo circolare dell&#8217;Eterno Ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al pensiero rimane solo il compito di essere \u00abscuola di sospetto\u00bb, tensione a svelare dietro i concetti universali la maschera di interessi particolari, per aprire lo spazio ad un \u00abpensare prospettico\u00bb, un pensare della alterit\u00e0 e della differenza che indica insieme la necessit\u00e0 e l&#8217;inattingibilit\u00e0 della trascendenza, la quale resta per\u00f2 ultimamente assente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa filosofia negativa ha certo suggestionato il nostro secolo, esprimendone la frantumazione culturale, ed ha posto in modo nuovo alcune fondamentali questioni, che riprendiamo per dare una valutazione complessiva del pensiero di Nietzsche. Ne scegliamo in particolare tre: la questione della verit\u00e0 in rapporto alla ragione, la domanda sull&#8217;uomo e sulla sua liberazione, l&#8217;interpretazione del cristianesimo ed il problema di Dio nel mondo post-cristiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la verit\u00e0 non si presenta pi\u00f9 come manifestazione dell&#8217;evidenza dell&#8217;essere alla soggettivit\u00e0, ma come prodotto della \u00abvolont\u00e0 di potenza\u00bb che intende plasmare i propri contenuti, come annota acutamente Hans Barth: \u00abNel processo cognitivo si cela la volont\u00e0 di potenza, la quale non \u00e8 interessata alla volont\u00e0 nel senso della validit\u00e0 generale del giudizio, ma esclusivamente al dominio delle cose e degli eventi al fine dell&#8217;estensione della vita. Il problema della verit\u00e0 si trasforma cos\u00ec in problema di forza\u00bb (H. Barth, <em>Verit\u00e0 e ideologia, <\/em>Bologna, Il Mulino, 1971, pag. 262).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;identificazione della verit\u00e0 con la volont\u00e0 di potenza \u00e8 resa possibile dalla dimenticanza del fondamentale principio della permanenza dell&#8217;essere, quella dimenticanza del fanciullo che non ha bisogno di ricordare che dietro ogni frammento di realt\u00e0 e oltre ogni apparenza permane la consistenza dell&#8217;essere stesso, perch\u00e9 gli basta ricreare il gioco prospettico dell&#8217;interpretazione, per costruire istante per istante la sua verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si parla pi\u00f9 di verit\u00e0 come svelarsi, attraverso l&#8217;analogia degli enti finiti, del volto trascendente dell&#8217;Essere nella sua assolutezza, ma solo del ricrearsi del gioco del soggetto che interpreta in assoluta autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione \u00e8 conseguenza di una esaltazione della soggettivit\u00e0 di cui la cultura tedesca \u00e8 stata interprete dal soggettivismo religioso di Lutero alla morale di Kant, dalla filosofia dell&#8217;io di Fichte fino alla pretesa hegeliana di sostituire la forza creatrice del pensiero increato (Dio) della metafisica classica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esito di questo processo \u00e8 inevitabilmente, una volta perduta l&#8217;originaria apertura all&#8217;essere, l&#8217;eliminazione dell&#8217;orizzonte stesso della verit\u00e0, e Nietzsche ha lucidamente individuato questa natura nichilista della filosofia e della cultura moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il problema dell&#8217;uomo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo nietzscheiano, una volta privato della memoria di s\u00e9 e della permanenza dell&#8217;essere, appare come l&#8217;eterno fanciullo che cerca l&#8217;ebbrezza adolescenziale dell&#8217;\u00abIo sono\u00bb nella propria autoaffermazione dentro l&#8217;istante. \u00c8 un uomo che vive senza risentimento, ma sospeso tragicamente all&#8217;assenza di significato ed imprigionato in una libert\u00e0 che gli permette solo di accettare il destino. Questa immagine di uomo rende impossibile concepire la \u00ablibert\u00e0 per\u00bb, ma afferma solo la \u00ablibert\u00e0 da\u00bb come negazione della storia e rifiuto di ogni memoria del tempo, e la \u00ablibert\u00e0 di\u00bb come volont\u00e0 di potenza aristocraticamente affermata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale posizione della volont\u00e0 di potenza sostituisce alla figura della perfezione (incarnata nel saggio filosofo o nel santo cristiano), quella dell&#8217;eroismo tragico, in cui tutta la dignit\u00e0 \u00e8 posta nell&#8217;accettazione del flusso degli eventi misurati da un destino di disperata fedelt\u00e0 alla terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il confronto con il Cristianesimo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ateismo proclamato da Nietzsche non \u00e8 solo l&#8217;espressione di un personale rifiuto di Dio, ma \u00e8 la dichiarazione dell&#8217;impossibilit\u00e0 di rivolgersi a lui in maniera sensata come termine di riferimento ultimo dell&#8217;uomo. Con la morte di Dio \u00e8 segnata la fine di ogni forma di platonismo, ossia di una concezione trascendente della realt\u00e0 da assumere come fonte di valori morali assoluti. Ma secondo Nietzsche l&#8217;ateismo moderno non \u00e8 altro che il compimento di quella parabola irreligiosa con cui la filosofia moderna ha ridotto il cristianesimo a dottrina o a pura moralit\u00e0 (secondo l&#8217;idea kantiana della religione nei limiti della pura ragione naturale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Hegel si \u00e8 compiuto il progetto borghese della critica al Cristianesimo, che viene svuotato della sua assoluta novit\u00e0 di evento storico irripetibile che comunica la presenza di Dio nella carne della storia umana, per essere ridotto a momento dello sviluppo razionale della storia dello spirito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la religione diventa mera giustificazione di uno schema filosofico oppure legittimazione di \u00abvalori\u00bb, che a Nietzsche ricordano peraltro solo una morale da \u00abgregge\u00bb. In tale visione Dio diventa l&#8217;avversario della vita e l&#8217;antagonista della libert\u00e0 umana, e la figura di Cristo si trasforma in semplice esempio morale, priva della sua verit\u00e0 di presenza capace di rispondere alle reali esigenze dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse ci\u00f2 \u00e8 accaduto anche per l&#8217;avvenuta separazione della parola e della prassi cristiana dall&#8217;avvenimento, dal fatto della persona storica di Cristo con il suo fascino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non poteva che accadere cos\u00ec, dopo che la critica borghese aveva posto l&#8217;ateismo come condizione dello sviluppo della propria razionalit\u00e0; solo che la programmatica eliminazione di tutte le immagini di Dio ha condotto al nichilismo, lasciando il soggetto nel vuoto dell&#8217;assenza di un&#8217;origine e di un fine, di fronte a cui l&#8217;onesta religiosit\u00e0 di Zarathustra \u00e8 costretta a divinizzare la danza di Dioniso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo mondo senza Dio rimane solo l&#8217;autoidentificazione con Dioniso, colui che nel \u00abmito\u00bb della perenne resurrezione della vita ricrea il senso delle cose e dice il suo s\u00ec alla vita contro il rifiuto opposto dal Dio della Croce. Dioniso contro Cristo, in uno scontro condotto nell&#8217;orizzonte segnato dall&#8217;irrazionalismo vitalistico dell&#8217;eroe tragico, incapace di perdono e di autentica redenzione dell&#8217;umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nietzsche non ha sperimentato la grazia dell&#8217;incontro con Cristo come evento di liberazione esistenziale vissuta, forse anche per la strettezza della visione insieme protestante ed illuministico-liberale con cui il cristianesimo gli si \u00e8 presentato: il pessimismo antropologico di marca luterana gli ha impedito di vedere in Cristo l&#8217;esaltazione di tutto ci\u00f2 che \u00e8 autenticamente umano (\u00abDovrei vedere volti pi\u00f9 sorridenti per poter credere in Cristo!\u00bb), mentre la riduzione ideologico-moralistica del cristianesimo a pura fonte di valori comunemente accettabili (peraltro da lui incontrati in forma gretta e puramente autodifensiva!) gli ha precluso la comprensione di Cristo come Logos, cio\u00e8 come verit\u00e0 dell&#8217;essere nella sua struttura obiettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Privato della dimensione metafisica ed imprigionato nella gabbia del nichilismo, Nietzsche non ha pi\u00f9 potuto rispondere a quella domanda su Dio che pure la sua particolare sensibilit\u00e0 religiosa gli dettava, ed ha scelto l&#8217;eroismo tragico della volont\u00e0 di potenza per non cadere nella banalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha attraversato la critica spietata degli idoli penetrando negli abissi dell&#8217;assurdo, da cui forse si \u00e8 riaperto uno spazio per l&#8217;invocazione: contro la pretesa idealistica e positivistica di ergere l&#8217;uomo a criterio assoluto della realt\u00e0, Nietzsche riconosce quanto sia ridicolo credersi dei, ma poich\u00e9 \u00e8 impossibile \u00abliberarsi di Dio\u00bb (la sua immagine rimane scolpita in profondit\u00e0 contro ogni uomo!), tenta ugualmente di oltrepassare i limiti dell&#8217;umano (oltreuomo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse una stima originaria per la figura di Cristo ed il fascino esercitato dalla sua persona sono stati per Nietzsche l&#8217;unica \u00abcifra\u00bb della possibile apertura al \u00abTu\u00bb divino, intuito come volto in grado di trasfigurare la realt\u00e0 sottraendola alla sua insopportabile banalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;attrattiva verso Dioniso ha prevalso, conducendo allo smarrimento di s\u00e9, segno del tragico destino dell&#8217;uomo pre-cristiano della Grecia classica e dell&#8217;uomo post-cristiano della cultura borghese: \u00e8 il destino di una ricerca affannosa della salvezza come termine del proprio sforzo e della propria tensione morale o psicologica, che non sa riconoscerla come esperienza dell&#8217;essere reso nuovo nell&#8217;incontro con Cristo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su Tracce Nietzsche: il destino dell&#8217;uomo sull&#8217;abisso della vita \u00abQuei pensatori in cui tutte le stelle si muovono in orbite cicliche non sono i pi\u00f9 profondi; 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