{"id":6393,"date":"2014-03-10T15:05:38","date_gmt":"2014-03-10T14:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=6393"},"modified":"2015-06-12T14:22:24","modified_gmt":"2015-06-12T12:22:24","slug":"non-basta-keynes-per-risolvere-la-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/non-basta-keynes-per-risolvere-la-crisi\/","title":{"rendered":"Non basta Keynes per risolvere la crisi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/euro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-6728\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/euro.jpg\" alt=\"euro\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>Studi Cattolici<\/strong> n.653 gennaio 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>Roberto Giorni<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai nostri giorni, nei Paesi dell&#8217;Occidente, si \u00e8 imposta l&#8217;idea che lo Stato costituisca l&#8217;istituzione di ultima istanza contro i rischi economici. Tenendo conto di questo pregiudizio di gran parte dell&#8217;opinione pubblica, \u00e8 poco credibile che i leader politici dichiarino, come dovrebbero fare, che un&#8217;economia libera implica che tutti (singoli, imprese, banche ecc.) siano responsabili, facendosi carico del rischio di fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 i mass media e i politici, di fronte ai problemi della crisi economica, con rare eccezioni sostengono \u2014 a volte con discutibile sicurezza \u2014 la necessit\u00e0 di una posizione decisamente statalista o keynesiana (in linea con economisti come Bernanke, Krugman, Stiglitz ecc.), per il cittadino non addetto ai lavori non \u00e8 facile formarsi una propria idea nella complessa situazione. Nello spazio di questa nota, vorremmo fornire alcuni elementi che potrebbero forse facilitare un primo orientamento da parte del paziente lettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Lo \u00abschema di Ponzi\u00bb<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli economisti chiamano \u00abschema di Ponzi\u00bb (che prende il nome da Charles Ponzi, immigrato italiano negli Usa che applic\u00f2 lo schema truffaldino coinvolgendo circa 40.000 persone) il patto con un soggetto che promette interessi altissimi a chi gli presta denaro e paga non con i guadagni derivanti da attivit\u00e0 produttive o finanziarie, ma con le somme versate dalla catena dei successivi investitori. Il meccanismo, evidentemente, \u00e8 precario e si interrompe quando la quantit\u00e0 di interessi da pagare \u00e8 talmente elevata che non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile dai nuovi partecipanti al sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esempio attuale pi\u00f9 noto in proposito \u00e8 costituito dal sistema pensionistico \u00aba ripartizione\u00bb, con il quale si pagano le pensioni con i contributi dei lavoratori attivi (non, invece, \u00abcapitalizzando\u00bb la somma dei contributi dei singoli lavoratori). Tra i problemi creati da questo sistema ricordiamo le difficolt\u00e0 di copertura delle pensioni nei periodi di crisi economica e nel caso di invecchiamento della popolazione che riduce il numero dei lavoratori attivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro esempio ci viene fornito da Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ (la Borsa elettronica di New York dei titoli tecnologici e di altri settori), arrestato nel 2008 per aver creato una truffa di circa 60 miliardi di dollari attirando nella sua rete, sul modello di Ponzi, alcuni fra i maggiori istituti finanziari mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Ancora debito?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keynes \u2014 tradotto in pillole \u2014 dice che il reddito collettivo che si spende \u00e8 uguale a quello che si guadagna, mentre gli investimenti non dipendono dal mero calcolo economico ma dalla psicologia degli investitori (da quelli che chiama i loro \u00abspiriti animali\u00bb). L&#8217;equazione keynesiana di base, Y = C + I, ci dice che il Reddito nazionale o prodotto nazionale (Y) \u00e8 uguale alla somma di consumi (C) e investimenti (I). Da questa equazione si giunge alla conclusione secondo cui, in un eventuale Reddito nazionale di \u00abequilibrio\u00bb, la presenza di <i>disoccupazione<\/i> \u00e8 causata da un <i>basso livello di consumo<\/i>, ovvero da un eccesso di risparmio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione &#8211; nel modello keynesiano &#8211; consiste nell&#8217;aumentare la spesa, aggiungendo alla spesa privata una cospicua spesa pubblica (G), finanziata dal deficit statale. In questo modo si otterrebbe un nuovo livello di reddito di equilibrio (Y = C + I + G) che eliminerebbe la disoccupazione (<i>equilibrio di piena occupazione<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste prescrizioni che per i politici, dal loro punto di vista, erano e sono una manna dal cieIo, nel secondo dopoguerra si \u00e8 aggiunta un&#8217;altra idea alla moda rappresentata dalla \u00abcurva di Phillips\u00bb. Questa curva, ricavata non da un significativo ragionamento teorico di scienza economica, ma da una regolarit\u00e0 statistica che un ingegnere di nome Phillips aveva creduto di individuare, portava a concludere che il livello di occupazione risulterebbe tanto pi\u00f9 elevato quanto maggiore fosse il tasso d&#8217;inflazione. In questo modo i <i>deficit pubblici<\/i> venivano legittimati dalla teoria keynesiana, mentre le <i>politiche monetarie espansive<\/i> erano avallate dalla curva di Phillips, poich\u00e9 l&#8217;inflazione deriva da un eccesso di creazione monetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto emerge una domanda. La prosperit\u00e0 mondiale pu\u00f2 essere basata sul debito pubblico? Da tempo, in effetti, gli Stati Uniti sostengono il PIL gonfiando il debito pubblico. L&#8217;operazione prosegue perch\u00e9 la Federai Reserve (FED), la Banca centrale americana, continua nell&#8217;acquisto illimitato di titoli del debito pubblico, eufemisticamente chiamato \u00aballeggerimento quantitativo\u00bb (<i>quantitative easing<\/i>), e mantiene dal dicembre 2008 i tassi d&#8217;interesse sui prestiti interbancari tra lo 0 e lo 0,25%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione, tra l&#8217;altro, si registra una fastidiosa insistenza con cui economisti anglosassoni e analisti finanziari tentano di screditare l&#8217;euro, prospettando un problematico futuro. L&#8217;impressione \u00e8 confortata dalla posizione ipocrita dell&#8217;amministrazione americana e del governo britannico nel desiderare (tiepidamente) che l&#8217;Eurozona tenga \u00abla sua economia in ordine\u00bb, dimenticando che la crisi finanziaria del 2008 &#8211; la maggiore dopo quella del &#8217;29 &#8211; \u00e8 scaturita dall&#8217;altro lato dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, come sottolinea Jesus Huerta de Soto, \u00abla causa della crisi \u00e8 dovuta all&#8217;incosciente ed espansionistica politica monetaria perseguita dalla Federai Reserve per anni, i cui effetti si sono diffusi nel resto del mondo attraverso il dollaro, che \u00e8 ancora utilizzato come valuta di riserva internazionale\u00bb. Inoltre, continua l&#8217;economista spagnolo, \u00abc&#8217;\u00e8 un&#8217;insopportabile pressione per l&#8217;Eurozona affinch\u00e8 introduca politiche monetarie tanto espansio-nistiche e irresponsabili quanto quelle adottare negli Stati Uniti. E questa pressione \u00e8 doppiamente ipocrita, dal momento che una tale evenienza darebbe senza dubbio il colpo di grazia alla moneta unica europea\u00bb (<i>In difesa dell&#8217;euro: una prospettiva austriaca<\/i>, www.vonmises.it, 21.6.2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la linea permissiva seguita (che crea bolle finanziarie e il rischio di iper-inflazione), il capo della FED Ben Bernanke viene soprannominato \u00abHelicopter\u00bb dai suoi detrattori, poich\u00e9 la sua politica monetaria (<i>quantitative easing<\/i>) corrisponderebbe in sostanza a \u00abgettare dollari dall&#8217;elicottero\u00bb. Bemanke lascer\u00e0 prossimamente il posto alla sua vice Janet Jellen (scelta da Obama), considerata \u00abespansiva\u00bb almeno quanto lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da fine gennaio, ultima manovra dell&#8217;uscente Presidente della FED, si attua l&#8217;avvio morbido del <i>tapering off<\/i>&#8211; ossia l&#8217;acquisto mensile di titoli scender\u00e0 da 85 a 75 miliardi di dollari \u2014 che, in sostanza, per il momento non cambia la situazione. In questo contesto alcuni osservatori parlano, senza mezzi termini, della presenza del pi\u00f9 grande \u00abschema di Ponzi\u00bb della storia: FED emette moneta \u00e0 acquista titoli del debito pubblico \u00e0 i titoli americani vengono acquistati anche da altre Banche centrali (di Cina, Giappone, Gran Bretagna ecc. ) \u00e0 FED emette moneta \u00e0 E cos\u00ec via. La situazione, tra l&#8217;altro, sta creando problemi anche al <i>renminbi<\/i>, la moneta della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Quantit\u00e0 o prezzi relativi?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altra osservazione elementare ci porta a rilevare che la crisi del 2008 non trova spiegazione nella teoria keynesiana. La crisi in effetti non si pu\u00f2 spiegare con un&#8217;insufficienza della domanda globale perch\u00e9 in realt\u00e0, al contrario, c&#8217;\u00e8 stato un eccessivo indebitamento delle famiglie (per l&#8217;acquisto della casa ecc.) che alimentava una forte domanda. Tuttavia, il governo americano ha continuato nella politica ispirata al rafforzamento della domanda, secondo le teoria keynesiana. La contraddizione peraltro viene sottolineata dall&#8217;economista Pascal Salin che rileva \u00abl&#8217;incoerenza nel voler correggere un fenomeno senza conoscerne le cause\u00bb <i>(Ritornare al capitalismo per evitare le crisi, <\/i>Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, p. 105).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti anche alcuni manuali elementari di economia non accettano la dicotomia che la teoria keynesiana introduce tra la \u00abdomanda globale\u00bb e la produzione globale. E portano l&#8217;esempio di un Paese a economia aperta (che potrebbe essere l&#8217;Italia) nel quale i produttori interni sono di fronte a una domanda globale quasi illimitata, data dalla domanda mondiale. E in questa situazione, in presenza della disoccupazione, si pone la questione: perch\u00e9 tali produttori non incrementano la produzione di fronte a una domanda senza limiti? La risposta non \u00e8 complicata: i produttori non producono di pi\u00f9 perch\u00e9 non vogliono farlo. Diversamente, tenuto conto del livello dei prezzi dei differenti prodotti sul mercato mondiale, <i>produrrebbero in perdita. <\/i>In sostanza, non si tratta di un problema di quantit\u00e0, ma di un problema di <i>prezzi relativi.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre non \u00e8 accettabile la ricetta keynesiana che prescrive l&#8217;aumento del deficit del bilancio statale. In realt\u00e0, per incrementare la spesa pubblica senza aumentare le imposte, lo Stato deve indebitarsi. Ci\u00f2 significa che i cittadini, per sottoscrivere il debito pubblico, devono rinunciare a risorse che avrebbero dedicato al consumo o all&#8217;investimento. In altri termini, la \u00abdomanda globale\u00bb <i>aumenta, <\/i>a causa del deficit pubblico, e <i>diminuisce <\/i>nella stessa proporzione a causa della <i>riduzione del consumo e dell&#8217; investimento. <\/i>Di conseguenza si verifica il cosiddetto \u00abspiazzamento\u00bb di un settore a vantaggio di un altro, delle imprese private a vantaggio della pubblica amministrazione. In sostanza, <i>lo Stato <\/i><i>trasferisce risorse, non ne crea di <\/i><i>nuove.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Risparmio fittizio<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore aspetto problematico riguarda il risparmio creato dal nulla, quello di cui sopra emesso dalla FED: il risparmio artificiale. Accanto al risparmio volontario dei cittadini, le autorit\u00e0 monetarie &#8211; attraverso una politica monetaria espansiva &#8211; sono in grado di portare alla creazione di un <i>risparmio fittizio. <\/i>In questo modo si crea un conflitto tra il desiderio di <i>consumo <\/i>degli individui e un ammontare di <i>risparmio <\/i>(che provoca <i>investimento) <\/i>artificialmente accresciuto dalla politica monetaria. In altre parole, facendo credere che il risparmio disponibile sia superiore alla quantit\u00e0 che risulta dai desideri di consumo \u2014 tenuto conto dei limiti delle risorse esistenti (fattori produttivi, lavoro ecc.) -, le autorit\u00e0 monetarie provocano trasferimenti di fattori produttivi dal settore dei beni di consumo ai settori dei beni di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza, dato che il <i>tasso d&#8217;interesse <\/i>(il<i> prezzo del tempo<\/i>)<i> <\/i>viene artificialmente ridotto dalle autorit\u00e0 monetarie, i produttori sono indotti a finanziare progetti a lunga scadenza che, al tasso reale, non sarebbero stati redditizi. E sono eventualmente indotti a realizzare progetti a maggior rischio, per approfittare dell&#8217;invitante opportunit\u00e0 d&#8217;investimento. In sostanza, come sottolinea Pascal Salin, \u00absi verifica una deformazione delle strutture produttive che porta a dare un maggior peso ai processi produttivi che si dispiegano maggiormente nel tempo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La creazione monetaria non crea dunque solo <i>inflazione, <\/i>che implicherebbe la crescita dei prezzi nominali di tutti i beni in maniera pi\u00f9 o meno equivalente. Essa, conclude l&#8217;economista francese, \u00abintroduce distorsioni anche nelle strutture produttive e, di conseguenza, nelle strutture dei <i>prezzi relativi\u00bb (Ritornare al capitalismo&#8230;, <\/i>cit, pp. 108-109). Riepilogando, si pu\u00f2 dire che la politica monetaria si traduce nella distruzione dell&#8217;informazione che i prezzi reali, sul mercato, trasmettono normalmente. La deformazione di tali prezzi, di conseguenza, crea distorsioni nei calcoli economici delle imprese e nel funzionamento dei mercati. \u00c8 cos\u00ec che si creano le \u00abbolle\u00bb. Nel caso in cui, per esempio, i fattori produttivi si spostino dai settori dei beni di consumo al settore immobiliare, poich\u00e9 qui l&#8217;aumento della domanda \u00e8 particolarmente forte, si forma una \u00abbolla immobiliare\u00bb con un forte aumento della produzione di case e la rapida crescita dei loro prezzi. <i>Questo <\/i><i>\u00e8 esattamente ci\u00f2 che \u00e8 successo negli Stati Uniti prima della crisi finanziaria del 2007-2008.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Gli economisti \u00abaustriaci\u00bb<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto detto, sia pure in brutale sintesi, si deduce che la crisi provoca un sottoutilizzo dei fattori produttivi, perch\u00e9 in alcuni settori si sono sviluppate troppo le capacit\u00e0 produttive. Infatti, a causa dei cambiamenti provocati dalla crisi, le strutture produttive non corrispondono pi\u00f9 alle strutture normali, ossia a quelle che sarebbero state presenti in assenza della politica monetaria espansiva. La crisi, secondo gli economisti della Scuola austriaca (Mises, Hayek, Ricossa, Huerta de Soto, Salin, Kirzner ecc.), \u00e8 allora precisamente il modo per <i>ripristinar<\/i><i>e <\/i>le strutture produttive normali e <i>non <\/i>la manifestazione di un&#8217;insufficienza della \u00abdomanda globale\u00bb. Ma poich\u00e9 gli aggiustamenti non sono istantanei, <i>ci <\/i><i>vuole tempo <\/i>perch\u00e9 i fattori produttivi che risultano inutilizzati nei settori pi\u00f9 toccati dalla crisi (settore immobiliare, industria dell&#8217;auto ecc.) si spostino verso altri settori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza, per un certo periodo di tempo si \u00e8 in presenza di <i>capacit\u00e0 produttive inutilizzate <\/i>e <i>disoccupazione. <\/i>La situazione non \u00e8 ideale, ma \u00e8 sfortunatamente inevitabile. Sarebbe stato meglio non aver provocato la distorsione dei mercati, impedendo il loro regolare funzionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opportuno infine sottolineare che c&#8217;\u00e8 una <i>relazione tra la crisi finanziaria e l&#8217;attivit\u00e0 economica, <\/i>per il fatto che gli investimenti e gli acquisti di beni durevoli dei soggetti economici sono stati finanziati in larghissima parte da crediti di origine monetaria <i>(crediti f\u00ecttiz\u00ec). <\/i>Quando il volume di questi crediti si restringe, perch\u00e9 le autorit\u00e0 monetarie si accorgono in ritardo dell&#8217;imprudenza commessa, anche le attivit\u00e0 cos\u00ec finanziate si ridimensionano necessariamente. Ma che cosa potrebbe accadere, invece, in caso di finanziamenti fatti unicamente tramite fondi propri o crediti corrispondenti a un vero risparmio (risparmio volontario = astensione dal consumo)? Poich\u00e9 non ci sarebbe alcuna ragione per una straordinaria fluttuazione di questo risparmio, la sua stabilit\u00e0 avrebbe confermato quella delle attivit\u00e0 finanziate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Cambi fissi o flessibili?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, per completare il nostro quadro sintetico, \u00e8 opportuno indicare alcuni aspetti che, dal punto di vista degli economisti della Scuola austriaca, rendono l&#8217;attuale sistema monetario e bancario incompatibile con un&#8217;autentica economia di libera impresa. La Scuola austriaca, ricorda Huerta de Soto, \u00abha sviluppato un&#8217;intera teoria del ciclo economico che spiega come l&#8217;espansione del credito (non coperto da risparmio reale), orchestrata dalle banche centrali, generi crisi economiche\u00bb. Inoltre, sottolinea l&#8217;economista spagnolo, \u00abla medesima scuola ha descritto l&#8217;evoluzione spontanea del denaro e l&#8217;intervento coercitivo dello Stato, incoraggiato da potenti gruppi d&#8217;interesse, col conseguente allontanamento generale dal mercato che ha danneggiato la naturale evoluzione delle istituzioni bancarie\u00bb (<i>In difesa dell&#8217;euro&#8230;, <\/i>cit., p. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di questo lavoro di ricerca, per gli economisti austriaci:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) il monopolio statale della coniazione della moneta non risulta necessario, n\u00e9 vantaggioso;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) \u00e8 opportuna l&#8217;abolizione delle banche centrali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) le banche devono tornare al coefficiente di riserva (o di cassa) del 100% (intera copertura dei depositi a vista, non copertura parziale). Diversamente, come documenta Carlo M. Cipolla, proprio la creazione di <i>credito fittizio <\/i>fu la causa della prima \u00abbolla finanziaria\u00bb, avvenuta a Firenze tra il 1342 e il 1346, che provoc\u00f2 una pesante recessione economica col fallimento di tutte le banche con riserva parziale (\/\/ <i>fiorino e il <\/i><i>quattrino, <\/i>il Mulino, Bologna 1982, pp. 9-18). Recenti ricerche, peraltro, hanno portato alla luce documenti riservati dei Medici dai quali risulta che le loro banche operavano con un coefficiente di riserva pari al 10%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste indicazioni degli economisti austriaci tendono a limitare il cosiddetto \u00abnazionalismo monetario\u00bb. Ci\u00f2 \u00e8 possibile escludendo la possibilit\u00e0 che ogni Paese possa svolgere una propria politica monetaria; escludendo le politiche inflazionistiche di espansione monetaria; e, in sostanza, cercando di realizzare un quadro monetario che disciplini i gruppi di pressione, economici e politici, i governi e i sindacati. Il punto dolente riguarda l&#8217;attuale vigenza dei tassi di cambio <i>flessi<\/i><i>bili <\/i>(<i>con i quali i governi modifi<\/i><i>cano artificialmente il valore della moneta nazionale rispetto alle monete estere<\/i>)<i> <\/i>che consentono l&#8217;espansione del credito con relativa inflazione e le <i>svalutazioni competitive.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u00a0<\/i>In altre parole, quando un Paese svaluta la moneta, le sue merci sui mercati esteri costano meno: questo fatto favorisce le <i>esportazioni <\/i>e momentaneamente anche l<i>&#8216;occupazione interna <\/i>del medesimo Paese; la situazione opposta si verifica nei Paesi importatori che, per <i>ritorsione, <\/i>sono costretti a svalutare le rispettive monete. \u00c8 questo il modo per creare problemi negli scambi internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opportuno osservare che, con i tassi flessibili, l&#8217;effetto di un aumento della quantit\u00e0 di moneta in circolazione sul livello dei prezzi interni \u00e8 <i>troppo lento <\/i>per essere subito visibile e <i>addebitabile ai politici responsabili. <\/i>Inoltre, l&#8217;inflazione \u00e8 spesso preceduta da un incremento dell&#8217;occupazione; ci\u00f2 consente di accettarla, perch\u00e9 i suoi effetti nocivi non si rendono visibili immediatamente e per i quali pagheranno i cittadini (con nuove imposte e inflazione). In altre parole, con l&#8217;inflazione i politici possono dare \u00abtutto a tutti\u00bb nascondendo il costo delle politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tassi di cambio fissi (<i>che non <\/i><i>consentono svalutazioni artifi<\/i><i>ciali della moneta), <\/i>invece, per F.A. von Hayek, \u00abcostituiscono il freno insostituibile per costringere i politici e le autorit\u00e0 monetarie a mantenere una moneta stabile\u00bb (<i>Unemployment and Mone<\/i><i>tary Policy, <\/i>Cato Institute, S. Francisco 1979, p. 9). I vari governi, negli anni Trenta del XX secolo, abbandonarono il sistema monetario <i>gold standard <\/i>(caratterizzato da cambi fissi e moneta coperta dalla riserva aurea) perch\u00e9 desiderosi di inflazionare prezzi e salari interni per stimolare le esportazioni e frenare le importazioni. Il sistema aureo non croll\u00f2, furono i governi a distruggerlo. Dal loro punto di vista la stabilit\u00e0 dei tassi di cambio era solo un impedimento alle loro libere manovre monetarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo se si adottano tassi di cambio fissi, i governi sono obbligati a dire la verit\u00e0 ai cittadini. Questa scelta non presenta alternative perch\u00e9 per i politici, scrive Huerta de Soto, \u00abla tentazione di fare affidamento sull&#8217;inflazione e sui tassi flessibili, al fine di evitare il &#8220;costo politico&#8221; degli aumenti delle tasse impopolari, \u00e8 molto forte, praticamente distruttiva\u00bb (<i>In difesa dell&#8217;euro&#8230;,<\/i> cit, p. 4). D&#8217;altra parte, anche se non c&#8217;\u00e8 un <i>gold standard<\/i>, i tassi di cambio fissi limitano e disciplinano l&#8217;azione arbitraria dei politici per il fatto che una svalutazione della moneta risulterebbe politicamente imbarazzante, perch\u00e9 avvertita subito dagli elettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Difesa dell&#8217;euro?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima del 2002, l&#8217;anno di entrata in vigore dell&#8217;euro, in caso di crisi economica governi e banche centrali adottavano un comportamento uniforme: emissione di moneta in dosi massicce, svalutazione esterna della moneta per favorire le esportazioni e rinvio a tempo indeterminato delle necessarie riforme strutturali (liberalizzazione dell&#8217;economia, aumento della flessibilit\u00e0 di prezzi e mercati, riduzione della spesa pubblica e smantellamento dello Stato sociale). Con l&#8217;euro questo comportamento di fuga dalla realt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 possibile. In altri termini, con la scomparsa dei cambi flessibili gli Stati dell&#8217;Eurozona hanno <i>perso la possibilit\u00e0 di manipolare la moneta <\/i>al servizio del governo del momento: l&#8217;euro continua ad agire come il sistema <i>gold standard <\/i>ai suoi tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, l&#8217;arrivo della pesante recessione del 2008 ha dimostrato l&#8217;effetto disciplinante dell&#8217;adozione dell&#8217;euro. Per la prima volta i Paesi della moneta unica si sono confrontati con una severa crisi economica, senza una politica monetaria interna autonoma: innanzi tutto, il ricorso alla tassa dell&#8217;inflazione \u00e8 stato fermato. Per esempio, scrive Huerta de Soto, \u00abper la prima volta, grazie all&#8217;euro, la Grecia \u00e8 forzata [a fare &#8220;i compiti a casa&#8221;] ad affrontare le sfide che il futuro le ha posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene gli scettici monetaristi e i recalcitranti keynesiani non vogliano riconoscerlo, la deflazione interna \u00e8 possibile e non comporta alcun &#8220;ciclo perverso&#8221; se \u00e8 accompagnata da <i>importanti riforme<\/i> per liberalizzare l&#8217;economia e recuperare competitivita\u00bb (<i>In difesa <\/i><i>dell&#8217;euro&#8230;,<\/i> cit, p. 5, nota 8). In questa cornice, la precedente caduta dei governi dell&#8217;Irlanda, Grecia, Portogallo, Italia, Spagna e Francia, rispetto all&#8217;accusa di carenza di democrazia, ha dimostrato l&#8217;esatto contrario perch\u00e9 si \u00e8 rivelata come la svolta che ha permesso di ritrovare un elevato livello di rigore, trasparenza di bilancio e salute democratica che l&#8217;euro sta incoraggiando nei Paesi che lo adottano. Dalla fine di novembre 2013, ricordiamo in proposito, la Spagna \u00e8 stata portata dall&#8217;agenzia internazionale Standard e Poor&#8217;s dal rating \u00abnegativo\u00bb a \u00abstabile\u00bb, perch\u00e9 anche i suoi governanti hanno fatto responsabilmente \u00abi compiti a casa\u00bb, realizzando alcune riforme strutturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, di fronte ad alcuni politici di casa nostra che mostrano sicurezze degne di miglior causa nell&#8217;invocare l&#8217;uscita dell&#8217;Italia dall&#8217;euro, \u00e8 opportuno riflettere sulle conseguenze che comporterebbe una tale scelta. \u00abL&#8217;abbandono dell&#8217;euro\u00bb, ci avverte Huerta de Soto, \u00abrichiede l&#8217;introduzione di una nuova moneta con un minore e sconosciuto potere d&#8217;acquisto. Moneta che provoca necessariamente l&#8217;emersione di immense distorsioni che il cambio comporter\u00e0 per tutti gli attori del mercato: debitori, creditori, investitori, imprenditori e lavoratori\u00bb (cit., p. 6).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n.653 gennaio 2014 Roberto Giorni Ai nostri giorni, nei Paesi dell&#8217;Occidente, si \u00e8 imposta l&#8217;idea che lo Stato costituisca l&#8217;istituzione di ultima istanza contro i rischi economici. Tenendo conto di questo pregiudizio di gran parte dell&#8217;opinione pubblica, \u00e8 poco credibile che i leader politici dichiarino, come dovrebbero fare, che un&#8217;economia libera implica che &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/non-basta-keynes-per-risolvere-la-crisi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":6728,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[285,321],"class_list":["post-6393","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","tag-euro","tag-keynes","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Non basta Keynes per risolvere la crisi - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - 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