{"id":638,"date":"2005-06-01T16:13:26","date_gmt":"2005-06-01T14:13:26","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-10-11T11:48:09","modified_gmt":"2014-10-11T09:48:09","slug":"immanuel-kant-la-pura-ragione-e-la-morale-del-dovere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/immanuel-kant-la-pura-ragione-e-la-morale-del-dovere\/","title":{"rendered":"Immanuel Kant: la pura ragione e la morale del dovere"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">Articolo pubblicato su <strong>Tracce<\/strong><br \/>\ndi <strong>Mariano Vezzali<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai primi decenni del &#8216;700, le posizioni preminenti nella cultura europea sono acquisite dalla Francia e dall&#8217;Inghilterra. Il movimento illuministico, che si diffonde durante il regno di Luigi XV, annovera fra i suoi primi rappresentanti Montesquieu, che nel 1721, ventisette anni prima dello <em>Spirito delle leggi, <\/em>pubblica le <em>Lettere persiane, <\/em>opera estremamente critica verso l&#8217;antico regime e verso la cultura tradizionale. In Inghilterra si diffonde invece il pensiero di Locke, favorevole, da un punto di vista politico, ad un nuovo assetto costituzionale della monarchia, ed orientato, nel campo filosofico, ad un superamento della metafisica.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">In questo panorama, la cultura tedesca sembra passare in secondo piano: la Germania occupa in Europa una posizione pi\u00f9 defilata, in quanto \u00e8 priva di quell&#8217;unit\u00e0 nazionale che consente invece alla Francia e all&#8217;Inghilterra di essere protagoniste a tutti i livelli della storia europea e, quindi, mondiale. Nel pi\u00f9 potente degli stati di questa Germania divisa, la Prussia, nasce nel 1724 da una modesta famiglia di artigiani Immanuel Kant. Educato in un clima di rigorosa religiosit\u00e0 luterana, frequenta la facolt\u00e0 filosofica di K\u00f6nigsberg, la sua citt\u00e0, e, dopo un breve periodo in cui esercita l&#8217;insegnamento privato come precettore presso famiglie nobili, inizia la carriera accademica nello stesso ateneo.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se Kant avrebbe operato per tutta la vita a K\u00f6nigsberg, che non gode certamente di una posizione centrale in Europa, situata com&#8217;\u00e8 nella parte orientale della Prussia, egli sapr\u00e0 superare i rischi di una cultura provinciale ed iniziare un lungo confronto con le tematiche principali della nuova cultura europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1746, anno della sua tesi di laurea, ed il 1770, nel suo primo periodo di attivit\u00e0, Kant si cimenta con problemi aperti nella cultura del suo tempo, come l&#8217;immagine dell&#8217;universo (<em>Storia<\/em> <em>naturale universale e teoria del cielo, <\/em>1755), le basi della fede (<em>Unico argomento possibile per la dimostrazione dell&#8217;esistenza di Dio, <\/em>1763), la ricerca di un nuovo fondamento dell&#8217;etica (<em>Ricerche sulla chiarezza dei principi della teologia naturale e della morale, <\/em>1764).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tralascia poi questioni di logica, pedagogia, matematica, geografia fisica, ed in tutta questa varia attivit\u00e0 prepara una sintesi che, dopo un lungo periodo di meditazione fra il 1770 ed il 1780, sfocer\u00e0 nel \u00abdecennio aureo\u00bb in cui il filosofo pubblicher\u00e0 in rapida successione le sue opere fondamentali: la <em>Critica<\/em> <em>della ragion pura <\/em>(1781; 1787 seconda edizione), la <em>Critica della ragion pratica <\/em>(1788), la <em>Critica del giudizio <\/em>(1790).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verranno analizzati qui i due nodi principali del pensiero kantiano, l&#8217;immagine della ragione nella prima <em>Critica<\/em> e la concezione di una morale razionale, in riferimento al dibattito culturale del &#8216;700<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Razionalit\u00e0 e condizione umana nel 1700<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;universit\u00e0 di K\u00f6nigsberg Kant si forma sul razionalismo metafisico di Leibniz e di Wolff, condividendone la tensione sistematica e continuando a ritenere fondamentali per la filosofia i problemi riguardanti l&#8217;ordine complessivo del mondo e l&#8217;esistenza di un Essere infinito. Kant entra per\u00f2 assai presto in contatto anche con la cultura scientifica del tempo, che aveva in Newton il suo maestro, e con l&#8217;illuminismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava di due orientamenti di pensiero decisamente contrari alla metafisica razionalistica del &#8216;600-&#8216;700, che riconosceva alla ragione il potere di cogliere il sovrasensibile (Dio per Cartesio, la Sostanza per Spinoza, le Idee di ragione per Leibniz) oltrepassando ogni dato d&#8217;esperienza. Dalla cultura scientifica Kant accoglie il profondo desiderio di un rigore sistematico, mentre della cultura illuministica recepisce, in forza della propria estrazione borghese, l&#8217;istanza della libert\u00e0 umana, che lo porter\u00e0, nel 1789, a parteggiare idealmente per la Rivoluzione francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia la cultura scientifica che quella illuministica hanno il loro centro di gravit\u00e0 in una ragione che, intervenendo su un materiale a lei esterno (i dati dell&#8217;esperienza o, allo stesso modo, il complesso delle volizioni e degli interessi individuali che devono essere armonizzati al meglio nell&#8217;insieme della societ\u00e0 e della storia), lo ordina per trarne un tutto (la scienza, la societ\u00e0 o la storia, appunto) coerente e durevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ragione indaga con rigore, senza pregiudizi e, riconoscendosi come metodo universale, vuole sottoporre ogni cosa alla sua critica: quanto avr\u00e0 superato il vaglio di questa critica potr\u00e0 servire per la costruzione di un nuovo e pi\u00f9 giusto ordine sociale e di una pi\u00f9 vera conoscenza del mondo; quanto sar\u00e0 stato invece riconosciuto fonte di errori e di mali dovr\u00e0 essere spietatamente osteggiato e ridicolizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era poi difficile che questa ragione, assolutizzando alcuni aspetti negativi della religione nella storia (episodi di intolleranza, collusioni col potere assoluto) ne prendesse pretesto per condannare in blocco ogni residua forma di dipendenza dell&#8217;uomo dal trascendente e per esaltare, al contrario, le infinite possibilit\u00e0 di emancipazione offerte da una facolt\u00e0 razionale impegnata solo nel mondo storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa concezione illuministica d\u00e0 il marchio al XVIII secolo, l&#8217;et\u00e0 per eccellenza della ragione e della rivoluzione, l&#8217;et\u00e0 cio\u00e8 della ragione che si assume il compito storico di cambiare il vecchio mondo con la presunzione di costruirne uno nuovo, completamente rispondente agli ideali umani; la diffusione di una cultura diversa e poi il concreto sovvertimento delle istituzioni anacronistiche sono le tappe di questo progetto che tra XVIII e XIX secolo cambier\u00e0 il volto dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il mondo nuovo pu\u00f2 essere l&#8217;esito del libero agire della ragione nella storia, la politica, la modalit\u00e0 concreta dell&#8217;attuarsi dei progetti umani, diventa il mezzo per la realizzazione integrale di ogni istanza; e Robespierre, nel 1794, afferma che fine dell&#8217;azione politica della Rivoluzione francese \u00e8 <em>\u00abadempiere ai voti della natura,<\/em> <em>realizzare i destini dell&#8217;umanit\u00e0, mantenere le promesse della filosofia\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel &#8216;700 si sviluppa quindi un serrato dibattito filosofico sul potere conoscitivo e pratico e sui limiti della ragione; questo dibattito non si ferma ad un livello intellettuale, ma d\u00e0 origine a rivolgimenti storici che cambiano l&#8217;assetto dell&#8217;Europa e che, a distanza di decenni, faranno emergere conseguenze imprevedibili o addirittura antiumane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esiti spesso antiumani della soggettivit\u00e0 razionale, sulle cui misure l&#8217;ala vincente della cultura moderna intendeva costruire un mondo nuovo, sono stati messi sotto accusa, oltre che da filosofi come Nietzsche e Bergson, da romanzieri dell&#8221;800 e del &#8216;900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, in <em>Delitto e castigo, <\/em>del 1867, di F\u00ebdor Dostoevskij, le implicazioni tragiche e distruttive dell&#8217;ideologia; ne <em>La<\/em> <em>coscienza di Zeno, <\/em>del 1923, Italo Svevo mostra gli aspetti parossistici di una soggettivit\u00e0 chiusa in se stessa; ancora, tutta l&#8217;opera del romanziere tedesco Thomas Mann (1875-1955) pu\u00f2 essere letta come una profonda critica al soggettivismo moderno e come un tentativo di fondare una nuova concezione dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La ragione nella filosofia di Kant<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8<strong> <\/strong>proprio sulla concezione della facolt\u00e0 razionale che la filosofia di Kant presenta delle novit\u00e0 sostanziali rispetto ai precedenti razionalismi di orientamento metafisico od empirico-storico. Diversamente dal razionalismo empirico-storico (illuminismo francese ed empirismo inglese), nella filosofia kantiana la ragione non ha solo il ruolo di rigorizzare il sapere scientifico e la convivenza sociale in funzione del benessere progressivo della specie umana, ma racchiude anche in s\u00e9 l&#8217;istanza religiosa. Peraltro, diversamente dal razionalismo metafisico, questa istanza religiosa inclusa nella ragione non conduce ad una conoscenza del soprasensibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere questa nuova impostazione delle possibilit\u00e0 e dei limiti della facolt\u00e0 razionale, che comporta una conseguente revisione delle possibilit\u00e0 e dei limiti dell&#8217;azione umana nella storia, occorre esaminare l&#8217;inizio della prefazione alla prima edizione della <em>Critica della ragion pura, <\/em>l&#8217;opera fondamentale di Kant: \u00abLa ragione umana, in una specie delle sue conoscenze, ha il destino particolare di essere tormentata da problemi che non pu\u00f2 evitare, perch\u00e9 le son posti dalla natura della stessa ragione, ma dei quali non pu\u00f2 trovare la soluzione, perch\u00e9 oltrepassano ogni potere della ragione umana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant parla qui di un \u00abdestino particolare\u00bb della ragione, del suo essere \u00abtormentata da problemi che non pu\u00f2 evitare\u00bb, e questa immagine di una ragione tormentata \u00e8 ben diversa dalla certezza della ragione illuministica e della ragione rivoluzionaria, l&#8217;una e l&#8217;altra pi\u00f9 disposte ad imporre al mondo i loro criteri che a riflettere sulle loro insufficienze strutturali. Ancora, il testo kantiano sottolinea che i \u00abproblemi\u00bb non sono posti alla ragione da altri che da s\u00e9 medesima (\u00able sono posti dalla natura della stessa ragione\u00bb) e che sono irresolubili perch\u00e9 \u00aboltrepassano ogni potere della ragione umana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si configura cos\u00ec una divisione all&#8217;interno della facolt\u00e0 razionale tra \u00abpotere della ragione\u00bb e \u00abproblemi della ragione\u00bb. Il potere della ragione \u00e8 quello della scienza della natura di tipo newtoniano, e nella <em>Critica della ragion pratica<\/em> Kant rifonda la base del conoscere considerando che della realt\u00e0 fenomenica si pu\u00f2 dare una scienza solo sulla base dell&#8217;essenziale apporto di criteri soggettivi, di <em>forme a priori <\/em>della mente soggettiva. Si configura cos\u00ec quella rivoluzione copernicana per cui la soggettivit\u00e0 razionale acquisisce nella dinamica della conoscenza una posizione prioritaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La razionalit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 anche costituita di esigenze, le <em>idee di ragione, <\/em>i cui oggetti, superando l&#8217;ambito empirico, non possono essere dimostrati n\u00e9 conosciuti. Dio, l&#8217;anima immortale, l&#8217;esistenza di un senso ultimo del mondo, gli oggetti delle tre idee che esprimono l&#8217;esigenza della ragione umana, non sono dimostrabili perch\u00e9 superano l&#8217;ambito della conoscenza scientifica, per sua natura delimitata a quanto \u00e8 verificabile empiricamente, e nondimeno come istanze connaturate alla pi\u00f9 profonda struttura umana, non possono essere cancellate dalle pieghe della facolt\u00e0 razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant riconosce quindi che la ragione esprime da<strong> <\/strong>una parte un metodo conoscitivo ed un criterio d&#8217;azione rigorosi (il \u00abpotere\u00bb della ragione) e dall&#8217;altra una tensione al sovrasensibile (i \u00abproblemi\u00bb della ragione): in questo modo lo scetticismo, cui l&#8217;uomo del &#8216;700 europeo era pericolosamente esposto a seguito della spietata critica alla trascendenza ed al sovrasensibile portata dall&#8217;illuminismo, risulta eliminato alla radice, e la ragione diventa il luogo in cui solo risulta pensabile una necessaria alterit\u00e0, per<strong> <\/strong>altro verso negata alla <em>conoscenza <\/em>umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo di Kant deve fare quindi a meno delle certezze metafisiche garantite conoscitivamente dalla precedente filosofia razionalistica di Cartesio, Spinoza e, per certi aspetti, di Leibniz, ma non pu\u00f2 liberarsi con leggerezza dal riferimento ad un assoluto, visto che questo \u00e8 esigito non da un esangue sentimento morale o religioso, ma dalla forza della pi\u00f9 elevata tra le facolt\u00e0 umane, la ragione, (in cui, per altro verso, trovano il loro solido fondamento la conoscenza scientifica e, come Kant svilupper\u00e0 in scritti successivi, la prassi politica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua prima <em>Critica<\/em>, Kant presenta quindi una razionalit\u00e0 che tende, per sua interna dinamica a quanto la supera, a delle realt\u00e0 dimostrabili come l&#8217;esistenza dell&#8217;anima immortale, di Dio e di un senso complessivo del mondo; una razionalit\u00e0 animata da una forte nostalgia verso degli oggetti ultimi ed infiniti, che non riesce a cogliere con la conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;atto specifico della ragione kantiana sta quindi nel suo superarsi, nell&#8217;additare altro come essenziale alla vita umana. Il soggettivismo moderno, che aveva eliminato il riferimento esistenziale all&#8217;assoluto trascendente &#8211; favorendo invece l&#8217;ideologia della costruzione nella storia di un mondo nuovo &#8211; sembra battuto, perch\u00e9 il riferimento fondamentale dell&#8217;uomo torna in Kant ad essere <em>oltre<\/em> l&#8217;uomo, in un ordine di cose superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tale ordine superiore, per altro verso, non \u00e8 attestabile da nulla al di l\u00e0 della nuda tensione razionale. Kant pronuncia infatti una definitiva sentenza di morte per la gi\u00e0 vacillante metafisica cartesiano-spinoziana, che pretendeva di offrire una conoscenza dell&#8217;assoluto, ma d&#8217;altra parte non ricerca un nuovo linguaggio in grado di esprimere un <em>segno <\/em>reale del sovrasensibile, pur potentemente esigito dalla ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sopravvivenza dell&#8217;assoluto, del trascendente, dell&#8217;eterno, si basa quindi sulla semplice istanza razionale, privata del conforto di qualsiasi riscontro: l&#8217;assoluto, il trascendente, l&#8217;eterno, si caratterizzano, luteranamente, come il \u00abtotalmente altro\u00bb, disperatamente invocato ma ostinatamente distante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto il soggettivismo moderno, scartato nelle sue forme pi\u00f9 esteriori ed ideologiche, ritorna ad un livello pi\u00f9 profondo, a livello appunto dell&#8217;istanza razionale (e quindi soggettiva) che, sola, documenta quanto va oltre la natura e la storia. Se quindi per un verso nella filosofia di Kant \u00e8 palpabile una nostalgia verso l&#8217;alterit\u00e0, tale alterit\u00e0 risulta tuttavia pensabile solo nei termini ancora soggettivi dell&#8217;istanza razionale. Il tentativo kantiano di ampliare l&#8217;orizzonte del soggetto recuperando la trascendenza e l&#8217;assoluto riesce solo ambiguamente perch\u00e9 non fonda (o non rifonda) le condizioni per un incontro reale con altro (si parlava pi\u00f9 sopra dell&#8217;assenza di un linguaggio del segno), ma finisce per trascrivere l&#8217;eterno nei termini di un&#8217;esigenza soggettiva problematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ambiguit\u00e0 di Kant sulla fondazione e sulla conoscibilit\u00e0 dell&#8217;assoluto, un&#8217;ambiguit\u00e0 fondata comunque su di un&#8217;apertura al mistero che resta senza pari nella filosofia moderna, porta con s\u00e9 dei risvolti che esulano dalla prima <em>Critica<\/em> che investono la concezione della morale e dell&#8217;azione umana nella storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;idea di un&#8217;etica razionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;etica di Kant vuol essere razionale, guidata cio\u00e8 da quella facolt\u00e0 che la riflessione del pensatore di K\u00f6nigsberg ha posto al centro del destino umano. L&#8217;idea di un&#8217;etica razionale non \u00e8 nuova nella cultura europea moderna, perch\u00e9 gi\u00e0 Cartesio, nel 1637, aveva accennato, tra le righe del suo <em>Discorso sul metodo<\/em>, alla necessit\u00e0 di una rifondazione dell&#8217;etica sulla base della ragione, e soprattutto Spinoza aveva fondato un&#8217;etica \u00abordine geometrico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Spinoza, il termine \u00abetica razionale\u00bb aveva assunto un significato assai meno elevato: quella dell&#8217;illuminismo francese era, per esempio, solo un&#8217;etica \u00abragionevole\u00bb, che invitava l&#8217;uomo alla tolleranza ed al lavoro perch\u00e9 in questo modo il benessere prima di tutto del singolo e poi, conseguentemente, del tutto sociale, sarebbe stato incrementato ed avrebbe raggiunto risultati mai prima visti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa ottica, anche il male, secondo quanto \u00e8 ripetuto in abbondanza nelle pagine di uomini politici e di cultura dell&#8217;illuminismo francese, era considerato solo come un mezzo per affinare la capacit\u00e0 della ragionevolezza umana a costruire, nel lento ma deciso scorrere della storia, strutture sociali sempre pi\u00f9 giuste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come esempio rileggiamo un pensiero di Turgot, uomo politico riformatore ed esponente della fisiocrazia francese, controllore delle finanze di Luigi XVI: \u00abL&#8217;interesse, l&#8217;ambizione, la vanagloria mutano perpetuamente la faccia del mondo, inondano la terra di sangue; e attraverso queste devastazioni, i costumi si addolciscono, lo spirito umano si illumina, le nazioni isolate si avvicinano le une alle altre; il commercio e la politica riuniscono infine tutte le parti del globo e la massa totale del genere umano, attraverso alternative di calma e di agitazione, di bene e di male, avanza sempre, bench\u00e9 a lenti passi, verso una sempre maggiore perfezione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare di etica razionale non significa invece, per Kant, n\u00e9 riprendere l&#8217;ipotesi spinoziana, che considerava il saggio come l&#8217;uomo cosciente della necessit\u00e0 geometrica e quindi dell&#8217;immutabilit\u00e0 \u00abdi s\u00e9, di Dio e delle cose\u00bb, n\u00e9 insistere sulla via dell&#8217;illuminismo francese: contro il determinismo della sostanza, che in Spinoza ingloba anche l&#8217;uomo, Kant esalta, all&#8217;opposto, la libert\u00e0 umana come base dell&#8217;azione morale; contro l&#8217;illuminismo che, non credendo a nessuna verit\u00e0 assoluta, considera l&#8217;utile il criterio ultimo dell&#8217;azione umana, Kant fonda la possibilit\u00e0 di un imperativo categorico, cio\u00e8 di un comando morale completamente indipendente da condizioni e fini empirici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come essere razionale libero, l&#8217;uomo fa parte fin dalla sua vita sulla terra di una realt\u00e0 superiore, il \u00abmondo intelligibile\u00bb, di cui Kant parla per la prima volta nei <em>Sogni di un visionario, <\/em>un&#8217;opera del 1766. Il fatto per\u00f2 che l&#8217;uomo sia cittadino contemporaneamente del mondo intelligibile e di quello sensibile, lo porta a tendere verso il primo dalla condizione di membro del secondo: al dovere morale l&#8217;uomo si assoggetta quando segue questa tensione che lo porta oltre le inclinazioni della propria fisicit\u00e0. Cos\u00ec egli si rivela libero dall&#8217;assoluta subordinazione alla propria natura, perch\u00e9 sa governarla in vista di un interesse superiore; questa libert\u00e0 \u00e8 per Kant dovuta alla statura razionale dell&#8217;uomo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOra l&#8217;uomo trova realmente in s\u00e9 una facolt\u00e0 merc\u00e9 la quale si distingue da tutte le altre cose, persino da se stesso in quanto \u00e8 affetto da oggetti, e questa facolt\u00e0 \u00e8 la ragione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La facolt\u00e0 razionale non \u00e8 quindi intesa da Kant n\u00e9, al modo di Spinoza, come strumento per cogliere la geometrica ed immutabile necessit\u00e0 meccanica del tutto, n\u00e9, al modo dell&#8217;illuminismo, come banale strumento che deve ben calcolare sui mezzi per costruire semplicemente un benessere concreto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione per Kant non \u00e8 importante solo perch\u00e9 serve ad escogitare tutti i miglioramenti della vita materiale, ma soprattutto perch\u00e9 conferisce alla persona una dignit\u00e0 superiore: la ragione infatti, indipendentemente dalla sua azione concretamente utile, conferisce all&#8217;uomo la sua pi\u00f9 elevata statura, differenziandolo, appunto, \u00abda se stesso in quanto \u00e8 affetto da oggetti\u00bb, ossia in quanto \u00e8 determinato ad agire per pura attrazione istintiva verso la realt\u00e0 fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altezza della facolt\u00e0 razionale in ambito morale non consiste quindi nel suo essere la sede di criteri per un cambiamento concreto del mondo, n\u00e9 nel fornire un&#8217;impossibile conoscenza esauriente e definitiva della Sostanza, perch\u00e9 una conoscenza metafisica di questo tipo \u00e8 stata gi\u00e0 da Kant svelata come illusoria nella <em>Critica della Ragion pura<\/em>; all&#8217;opposto la dignit\u00e0 della ragione consiste nel suo tendere alla totalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Esigenza di totalit\u00e0 e apertura alla trascendenza nella morale razionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La filosofia moderna \u00e8 espressione di una cultura orientata nel suo insieme ad un cambiamento del mondo in tutti i suoi aspetti, da quello economico a quello politico, da quello religioso a quello artistico, e con tutti i mezzi, da quello della scienza a quello della rivoluzione. Il sogno dell&#8217;et\u00e0 moderna \u00e8 l&#8217;instaurazione di un mondo nuovo in cui le tradizionali divisioni sociali si attenuino fino a scomparire ed in cui una scienza perfetta garantisca uno smisurato dominio della specie umana sulla natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ordine storico progettato secondo questi parametri dovrebbe garantire una perfetta armonia tra uomo e uomo e tra uomo e natura e realizzare cos\u00ec ogni attesa umana; di conseguenza anche la storia, intesa come il processo di faticoso adeguamento del reale all&#8217;ideale, verrebbe a finire, non essendo praticamente pensabile un ulteriore traguardo da raggiungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea della \u00abfine della storia\u00bb, del tentativo cio\u00e8 di giungere a una condizione perfetta che renderebbe inutile il tempo, il quale di per s\u00e9 si definisce in vista di uno scopo a lui esterno, \u00e8 molto viva negli sviluppi pi\u00f9 radicali dell&#8217;illuminismo (Condorcet e Robespierre) come nell&#8217;hegelismo e nel marxismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo <em>Saggio di un quadro storico del progresso dello spirito umano, <\/em>del 1794, Condorcet immagina la condizione terminale dell&#8217;umanit\u00e0: \u00abGiunger\u00e0 dunque il momento in cui il sole non illuminer\u00e0 pi\u00f9 sulla terra che uomini liberi che non riconoscono altra guida che la ragione; in cui i tiranni e gli schiavi, i preti ed i loro sciocchi o ipocriti strumenti non esisteranno pi\u00f9 che nella storia e nei teatri\u00bb (trad. it. Roma, Editori Riuniti 1974).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la concezione cristiana, passata in secondo piano nell&#8217;Europa dell&#8217;et\u00e0 moderna, considera il mondo e la storia ultimamente dipendenti da un progetto divino e tendenti ad una conclusione escatologica sottratta alle previsioni ed all&#8217;agire umano, l&#8217;ideologia dell&#8217;et\u00e0 moderna, che verr\u00e0 espressa in tutte le sue implicazioni da Hegel e da Marx, vede nell&#8217;uomo come agente storico assoluto il costruttore senza rivali del nuovo ordine complessivo del mondo, cio\u00e8 della nuova totalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant, nelle sue opere dedicate all&#8217;etica (i <em>Fondamenti della metafisica dei costumi <\/em>del 1785 e la<strong> <\/strong><em>Critica della Ragion pratica <\/em>del 1788)<strong> <\/strong>affronta l&#8217;argomento della totalit\u00e0 discostandosi notevolmente dagli esiti ideologici ed immanentistici della filosofia moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;etica kantiana la tensione alla totalit\u00e0 \u00e8 espressa dall&#8217;imperativo categorico \u00abagisci in modo che la massima delle tue azioni possa diventare una legge universale\u00bb. Questa \u00e8 l&#8217;unica legge morale possibile perch\u00e9 \u00e8 sino in fondo razionale, ed \u00e8 sino in fondo razionale perch\u00e9 non si limita a proporre norme private, e quindi parziali, ma comanda che tutte le norme private si armonizzino tra loro accogliendo come motivo determinante l&#8217;interesse <em>universale, <\/em>quindi della totalit\u00e0, pi\u00f9 di quello individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;azione morale \u00e8 quindi razionale perch\u00e9, richiedendo che la <em>massima, <\/em>il movente individuale di ogni azione, possa diventare una legge universale, cio\u00e8 un motivo determinante per l&#8217;azione di tutti gli uomini, obbliga ogni uomo, in quanto essere razionale, ad elevarsi al punto di vista della totalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista conoscitivo la ragione, con le sue tre idee, mirava, senza riuscirvi, a rendersi consapevole dell&#8217;intera apertura della realt\u00e0 nelle sue implicazioni ultime. Dal punto di vista morale la ragione si rivela ancora la \u00abfacolt\u00e0 dell&#8217;intero\u00bb, protesa com&#8217;\u00e8 ad elevare ogni uomo dalla cura privata del suo particolare interesse e ad inserirlo come attore responsabile in un&#8217;umanit\u00e0 finalmente concorde e priva di divisioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa istanza di totalit\u00e0 che la ragione kantiana evidenzia anche nella sua valenza pratica, pu\u00f2 effettivamente compiersi? In altre parole, Kant considera concretamente attuabile quella condizione perfetta e concorde a cui la ragione comunque si ispira?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>Critica della ragion<\/em> <em>pratica <\/em>Kant non ritiene possibile che la realt\u00e0 naturale possa corrispondere all&#8217;urgenza di totalit\u00e0 della ragione morale. La natura cammina infatti su vie diverse da quelle della ragione morale, tanto che \u00e8 perfettamente pensabile che una persona virtuosa, fino in fondo determinata dalla morale razionale, non sia felice, non sia cio\u00e8 in sintonia con la propria condizione naturale e col corso naturale delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio da qui scaturisce la consapevolezza di un&#8217;inconciliabilit\u00e0 fra ragione morale e natura, l&#8217;una fondata sulla libert\u00e0, l&#8217;altra sulla necessit\u00e0. La ragione morale pu\u00f2 costituire con la natura una totalit\u00e0, un insieme cio\u00e8 omogeneo in cui alla virt\u00f9 corrisponda la felicit\u00e0, solo in un&#8217;ipotetica trascendenza in cui la natura, trasfigurandosi, venga ad assecondare l&#8217;ordine morale della libert\u00e0. Questa trasfigurazione della natura \u00e8, per Kant, al di l\u00e0 della portata dell&#8217;azione umana, ed ancora una volta il soggetto razionale scopre la limitazione e l&#8217;attesa connesse alla sua condizione vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attuarsi della totalit\u00e0 \u00e8 impedito sia dall&#8217;inconciliabilit\u00e0 fra etica e natura, sia dall&#8217;impossibilit\u00e0 di raggiungere, come m\u00e8ta definitiva del progresso storico, una condizione di beata e definitiva stasi, in cui ogni ideale si realizzi. Nell<em>&#8216;Antropologia, <\/em>un&#8217;opera del 1798, Kant nota esplicitamente che l&#8217;uomo non pu\u00f2 mai considerare concluso il suo cammino: \u00abL&#8217;uomo \u00e8 destinato dalla sua ragione a formare una societ\u00e0 con gli altri e in questa societ\u00e0 a coltivarsi, civilizzarsi e moralizzarsi mediante l&#8217;arte e le scienze; per forte che sia la sua tendenza animale ad abbandonarsi passivamente agli stimoli dell&#8217;agiatezza e del benessere, che egli chiama felicit\u00e0, \u00e8 destinato a rendersi attivamente degno dell&#8217;umanit\u00e0, in lotta con gli ostacoli frapposti dalla rozzezza della sua natura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che Kant chiama qui \u00abrozzezza della natura\u00bb umana aveva avuto il nome di <em>male radicale <\/em>nell&#8217;opera <em>La<\/em> <em>religione nei limiti della semplice ragione <\/em>(1793): opponendosi all&#8217;ottimismo degli Illuministi, per i quali il male era come uno stimolo per un progresso sempre pi\u00f9 perfezionato, ed alla teoria rousseauiana del buon selvaggio, Kant considera irrealistica ogni ipotesi di soluzione definitiva dei conflitti storici perch\u00e9 l&#8217;uomo, macchiato da una tendenza connaturata al male, deve continuamente lottare per essere degno della propria statura razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una corrispondenza necessaria fra la tensione della pura ragione alla totalit\u00e0 e l&#8217;insieme della natura e delle volont\u00e0 umane non pu\u00f2 dunque essere costruita nella storia. Da questo punto di vista Kant si discosta dalla linea portante della filosofia del XVIII secolo e di buona parte del XIX, secondo la quale l&#8217;umanit\u00e0 avrebbe dovuto edificare progressivamente il proprio trionfo finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per\u00f2 la realizzazione di quanto la facolt\u00e0 razionale conduce l&#8217;uomo a sperare fosse impedita ovunque, tutta la condotta umana, che \u00e8 regolata proprio da queste istanze, risulterebbe insensata e la persona sarebbe esposta alla disperazione. Davanti a questa minaccia del non-senso, nella <em>Critica della ragion pratica<\/em> Kant espone la dottrina dei postulati: la ragione deve necessariamente credere nell&#8217;esistenza di realt\u00e0 peraltro non accertabili dal punto di vista strettamente conoscitivo, come la libert\u00e0, l&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima e l&#8217;esistenza di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi tre postulati sono, letteralmente, esigenze assolute della ragione che d\u00e0 origine ad una fede \u00abscaturente dall&#8217;intenzione morale\u00bb. Il luogo della totalit\u00e0 deve quindi necessariamente essere pensato come metastorico e privo di ogni riscontro sensibile: non potendo allora essere <em>conosciuto (<\/em>la<em> Critica della ragion pura<\/em> aveva infatti concluso che conoscibile \u00e8 solo quanto si d\u00e0 nell&#8217;esperienza) pu\u00f2 solo essere oggetto di una fede necessaria e postulatoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo postulando un mondo metastorico \u00e8 infatti possibile pensare che l&#8217;anima raggiunga un&#8217;adeguazione perfetta alla legge morale compiendo un cammino infinito di purificazione che, proseguendo anche dopo la morte, la conduca ad un completo superamento delle tendenze sensibili. Ancora, solo postulando un mondo metastorico sar\u00e0 possibile riconoscere un Dio che conferisca alla virt\u00f9 quella corrispondente felicit\u00e0 che, nella condizione sensibile, non poteva esserle garantita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due opere di carattere morale sottolineano quindi ancora una volta quanto i problemi pi\u00f9 pressanti e gli ideali pi\u00f9 alti dell&#8217;uomo, gli uni e gli altri racchiusi nella facolt\u00e0 razionale, non siano n\u00e9 risolubili conoscitivamente n\u00e9 realizzabili storicamente dalla prassi soggettiva. L&#8217;attuazione della totalit\u00e0 non \u00e8 dunque pensabile se non oltre lo scenario storico, al di l\u00e0 cio\u00e8 dell&#8217;unico ambito in cui la ragione pu\u00f2 agire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, gli esiti della <em>Critica della Ragion pura <\/em>e delle opere morali risultano molto simili. Nella prima opera, la ragione doveva constatare che gli oggetti verso i quali provava \u00abil pi\u00f9 alto interesse\u00bb (l&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima, il senso ultimo del mondo, l&#8217;esistenza di Dio) potevano soltanto venire <em>pensati<\/em> e non potevano essere <em>conosciuti. <\/em>Nelle opere morali la stessa ragione, perseguendo il disegno della sintesi armoniosa di tutte le volont\u00e0 umane tra loro e con la natura, si rende conto che questa sintesi pu\u00f2 essere postulata, ma non <em>costruita. <\/em>In entrambi i casi la ragione viene messa di fronte al proprio limite e ridimensionata drasticamente nelle sue pretese conoscitive e costruttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con queste ultime acquisizioni, il pensiero kantiano mostra ancora una volta la sua duplicit\u00e0. Per un verso Kant rifiuta di confondersi nella massa di quanti attendono dalla storia e dal suo compimento una realizzazione definitiva delle idealit\u00e0 umane, e continua, coerentemente con la sua impostazione profondamente religiosa, a indicare nella trascendenza l&#8217;unico luogo capace di esaudire pienamente le tensioni razionali. Per altro verso, di questa trascendenza, che Kant ha il merito di riaffermare con forza di contro all&#8217;orientamento immanentistico della cultura moderna, non \u00e8 dato nessun segno (si \u00e8 infatti visto come l&#8217;unico fondamento della realt\u00e0 metastorica sia la postulazione della facolt\u00e0 razionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La totalit\u00e0, cui l&#8217;essere razionale aspira con tutte le sue forze, potr\u00e0 assumere in qualche luogo una forma? Il divino, a cui si rivolgono tutte le attese religiose della ragione kantiana, soccorrer\u00e0 infine la debolezza dell&#8217;uomo? La risposta a queste domande \u00e8 affidata solo alla postulazione razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant quindi, pur restando per un verso legato alla concezione illuministica per cui ogni religione rivelata (e perci\u00f2 anche il Cristianesimo) \u00e8 superabile<strong> <\/strong>dalla religione puramente razionale, riconosce per altro verso nella ragione un&#8217;autentica dimensione religiosa. E l&#8217;esito dell&#8217;etica kantiana \u00e8 una difficile religiosit\u00e0, in cui alle esigenze umane pu\u00f2 dare risposta ancora una volta solo il \u00abtotalmente altro\u00bb del Protestantesimo, autenticamente e disperatamente esigito ma ostinatamente distante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ancora una volta, la mancanza di un nuovo linguaggio del segno, capace di <em>attestare <\/em>il trascendente senza pretendere irrealisticamente di <em>dimostrarlo, <\/em>espone, nel lungo periodo, al fallimento, istanza religiosa del pensiero kantiano. Nel confronto, infatti, tra una trascendenza sempre meno documentabile, e quindi sempre meno credibile, ed una libert\u00e0 umana sempre pi\u00f9 lanciata, nella storia dell&#8217;800, a conquistare nuove mete di progresso, \u00e8 chiaro che la meglio tocca a quest&#8217;ultima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la cultura dell&#8217;800, quella dell&#8217;hegelismo, del positivismo e del marxismo, esalta una figura umana liberata dalle catene della trascendenza ed orgogliosa di realizzare sulla terra quell&#8217;ordine, quell&#8217;armonia, quella felicit\u00e0 che, per la religiosit\u00e0 tradizionale ed ancora per Kant, avevano il loro luogo oltre la storia. Scrive Hegel: \u00abAl nostro tempo fu riservato il merito di rivendicare come propriet\u00e0 dell&#8217;uomo, almeno in teoria, i tesori che sono stati sperperati nei cieli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altra ambiguit\u00e0, da cui si genereranno sviluppi antitetici agli orientamenti originali di Kant, riguarda la coscienza morale individuale. L&#8217;imperativo categorico, quella proposizione che comanda alla coscienza di adeguare la <em>massima individuale <\/em>alla <em>legge universale, <\/em>trae la sua autorit\u00e0 dalle esigenze stesse della ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, l&#8217;etica kantiana \u00e8 razionale in quanto, come si \u00e8 precedentemente visto, esprime una tensione interna al soggetto razionale verso la totalit\u00e0. Di conseguenza l&#8217;etica acquisisce un carattere marcatamente soggettivo, perch\u00e9 una verit\u00e0 \u00e8 un bene oggettivo non conoscibile. Secondo la profonda ispirazione di Kant, per\u00f2, questa coscienza non resta chiusa nella sua soggettivit\u00e0, ma, accogliendo l&#8217;imperativo categorico, tende all&#8217;universale e si apre quindi, per la dinamica precedentemente descritta, all&#8217;intersoggettivit\u00e0 ed alla trascendenza; ancora una volta, insomma, la filosofia kantiana parte dalla soggettivit\u00e0 per superarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia nell&#8217;800 non sar\u00e0 difficile mantenere solo un lato dell&#8217;etica kantiana, ed esaltare cos\u00ec una coscienza del tutto autosufficiente svincolandola da ogni riferimento all&#8217;universale, la cui credibilit\u00e0 diventa peraltro sempre pi\u00f9 scarsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La ragione kantiana tra \u00abfallimento\u00bb ed autenticit\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che con gli esiti appena esposti delle sue opere principali, Kant abbia svolto un&#8217;azione essenzialmente distruttiva nella cultura moderna: oltre a demolire la vecchia metafisica, egli ha anche dimostrato, in netta opposizione con l&#8217;illuminismo, l&#8217;impossibilit\u00e0 di una societ\u00e0 perfetta che, nella storia, realizzi definitivamente le istanze pi\u00f9 giuste dell&#8217;umanit\u00e0 razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bisogna per\u00f2 dimenticare che, per altro verso, il pensiero kantiano ha avuto degli esiti pienamente costruttivi, rigorizzando i procedimenti scientifici nella <em>Critica della ragion pura <\/em>e riprecisando, in ambito politico, il ruolo dello Stato liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista, Kant accoglie e compie tutti gli sforzi della cultura del suo secolo, sforzi volti alla costruzione di una scienza della natura metodica e progressiva, di una societ\u00e0 pi\u00f9 equilibrata, di uno Stato pi\u00f9 giusto, ma considera che l&#8217;obiettivo di ciascuno di questi sforzi \u00e8 <em>parziale, <\/em>e che l&#8217;azione dell&#8217;uomo non pu\u00f2 mai raggiungere un traguardo definitivo in nessun campo: \u00e8 giusto volere una scienza della natura fondata sul metodo matematico, ma \u00e8 assurdo voler ridurre nei termini matematici di una conoscenza rigorosa tutta la vera complessit\u00e0 dell&#8217;essere; \u00e8 giusto volere una societ\u00e0 in cui ciascuno possa esprimersi liberamente ed in cui le differenze pi\u00f9 importanti finalmente scompaiano, ma \u00e8 assurdo che una societ\u00e0 del genere possa essere raggiunta una volta per tutte e che l&#8217;uomo possa cos\u00ec fare a meno di quel faticoso progresso con cui pu\u00f2, ragionevolmente, guadagnare la via al <em>meglio <\/em>(non al <em>bene); <\/em>\u00e8<em> <\/em>giusto lottare per uno Stato che esprima la volont\u00e0 dei cittadini (e per questo Kant ha accolto con entusiasmo la notizia della Rivoluzione francese), ma \u00e8 assurdo pretendere che la politica, scienza del meglio, possa sostituirsi alla morale, dottrina del bene, perch\u00e9 il meglio pu\u00f2 essere ottenuto con un lento progresso storico, mentre il bene, che pure ispira il progresso storico, pu\u00f2 essere, nella sua perfezione, solo postulato oltre la storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impostando quindi la sua filosofia sulla tensione razionale alla totalit\u00e0, Kant non elimina nessuno dei legittimi sforzi compiuti dai suoi predecessori per il miglioramento della condizione terrena, ma li relativizza tutti ad un traguardo superiore che la Ragione stessa pone come necessario, per il compimento del quale ha per\u00f2 la coerenza di confessare la propria incapacit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant riesce cos\u00ec a fondere le aspirazioni di progresso che avevano avuto la loro espressione pi\u00f9 forte nel movimento illuministico, con la permanenza di un ordine assoluto oltre la portata dell&#8217;azione umana, un ordine che non \u00e8 oggetto di conoscenza ma di fede. Solo se la ragione possiede in se stessa un&#8217;aspirazione incondizionata alla totalit\u00e0 pu\u00f2 infatti, curvandosi sul mondo storico, cercare di imprimere ad esso la maggior coerenza possibile e, inversamente, intende la propria azione storica e concreta soltanto come un aspetto della sua vera e pi\u00f9 elevata destinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La filosofia kantiana propone quindi il modello di una razionalit\u00e0 attenta sia al mondo storico che alla trascendenza, lontana da ogni accento irreligioso e trionfalistico e realisticamente cosciente del proprio limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la trascendenza, che sola pu\u00f2 dare risposta alle attese della ragione, \u00e8 per altro verso dallo stesso Kant privata di ogni attestazione reale. L&#8217;abbandono di un linguaggio del segno, che avrebbe potuto dare al trascendente una consistenza aurorale, porta il soggetto moderno ad affrontare, dopo Kant, un&#8217;opzione decisiva: restare fedele ad una religiosit\u00e0 eroica, fondata solo sull&#8217;anelito soggettivo ad un assoluto pensato come totalmente altro rispetto al mondo, o mettere la trascendenza definitivamente tra parentesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La filosofia postkantiana documenta la scelta della seconda opzione, in base alla quale la storia verr\u00e0 considerata come l&#8217;unico luogo in cui l&#8217;assoluto possa, in forza della progettualit\u00e0 e del potere umani, rivestire una forma (Stato etico, societ\u00e0 industriale, societ\u00e0 comunista), orgogliosamente, e disastrosamente, pensata come definitiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su Tracce di Mariano Vezzali Dai primi decenni del &#8216;700, le posizioni preminenti nella cultura europea sono acquisite dalla Francia e dall&#8217;Inghilterra. 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