{"id":62671,"date":"2025-06-04T11:53:11","date_gmt":"2025-06-04T09:53:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=62671"},"modified":"2025-06-04T11:53:12","modified_gmt":"2025-06-04T09:53:12","slug":"lerrore-dei-borbone-fu-inimicarsi-londra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lerrore-dei-borbone-fu-inimicarsi-londra\/","title":{"rendered":"L\u2019errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a href=\"https:\/\/unpopolodistrutto.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Un popolo distrutto<\/a><\/strong> 14 Gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>L\u2019errore dei Borbone fu inimicarsi Londra.<\/strong> <\/h3>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>L\u2019ostilit\u00e0 inglese destabilizz\u00f2 il Regno di Napoli.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Fin da quando sal\u00ec al trono nel novembre del 1830, Ferdinando II concep\u00ec la presenza del Regno delle Due Sicilie sullo scacchiere europeo come quella di un\u2019entit\u00e0 politica in crescita. Benedetto Croce, nella Storia del Regno di Napoli (Adelphi) notava che, nelle intenzioni di Ferdinando II, il regno doveva essere un organismo politico \u00abnelle cui faccende nessun altro Stato avesse da&nbsp;immischiarsi, tale da non dar noia agli altri e da non permetterne per s\u00e9\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/garibaldi_inglese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"414\" height=\"539\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/garibaldi_inglese.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17794\" style=\"width:240px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/garibaldi_inglese.jpg 414w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/garibaldi_inglese-230x300.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, proseguiva Croce, il figlio di Francesco I \u00abguardingo e abile si avvicin\u00f2 alla Francia, si liber\u00f2 della tutela dell\u2019Austria, che aveva sorretto e insieme sfruttato la monarchia napoletana, e mantenne sempre contegno non servile verso l\u2019Inghilterra che era stata la protettrice e dominatrice della sua dinastia nel ventennio della Rivoluzione e dell\u2019Impero\u00bb. Ma l\u2019Inghilterra riteneva che l\u2019aver difeso i Borbone ai tempi di Acton e di Napoleone le desse i titoli per poter ottenere una totale subalternit\u00e0 da parte di Ferdinando II. E dava segni di fastidio per quel \u00abcontegno non servile\u00bb di cui parlava Croce.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che Ferdinando II nel 1834 firm\u00f2 (inconsapevolmente) la condanna a morte del suo regno. Quell\u2019anno, 1834, nel pieno della \u00abprima guerra carlista\u00bb (1833-1840), Ferdinando rifiut\u00f2 di schierarsi a favore di Isabella II contro Carlo Maria Isidro di Borbone-Spagna nel conflitto per la successione a Ferdinando VII sul trono iberico. Dalla parte di Isabella, figlia di Ferdinando VII, e contro don Carlos, fratello del re scomparso, erano scese in campo Francia e Inghilterra, che considerarono quello del regime borbonico alla stregua di un vero e proprio atto di insubordinazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Londra ci vide, anzi, qualcosa di pi\u00f9: il desiderio del Regno delle Due Sicilie di elevarsi, affrancandosi da antiche subalternit\u00e0, al rango di medio-grande potenza. E da quel momento inizi\u00f2 a tramare per destabilizzarlo. La storia di questa trama \u00e8 adesso raccontata da un importante libro di Eugenio Di Rienzo, <em>Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee <\/em>(1830-1861), pubblicato da Rubbettino.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Regno_Napoli.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"195\" height=\"258\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Regno_Napoli.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-44465\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Gi\u00e0 nelle pagine della premessa a questo volume (che rende omaggio, con un\u2019esplicita dedica, a Giuseppe Galasso e al suo <em>Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno borbonico e risorgimentale<\/em>, edito da Utet), Di Rienzo si rende conto del fatto che la pietas per il destino del regno borbonico lo espone al rischio di trasformare il suo racconto in quella che Benedetto Croce defin\u00ec \u00abstoria affettuosa\u00bb, simile alle \u00abbiografie che si tessono di persone care e venerate\u00bb. O anche a quelle che sempre Croce definiva le \u00abstorie che piangono le sventure del popolo al quale si appartiene\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un rischio, scrive Di Rienzo, \u00abforse tale da portare acqua al mulino di quell\u2019Anti Risorgimento vecchio e nuovo\u00bb che \u2013 e qui cita il Giorgio Napolitano di Una e indivisibile (Rizzoli) \u2013 \u00abcon fuorvianti clamori e semplicismi continua a immaginare un possibile arrestarsi del movimento per l\u2019Unit\u00e0 poco oltre il limite di un Regno dell\u2019Alta Italia di contro a quella visione pi\u00f9 ampiamente inclusiva dell\u2019Italia unita, che rispondeva all\u2019ideale del movimento nazionale (come Cavour ben comprese e come ci ha insegnato Rosario Romeo)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, prosegue Di Rienzo, a \u00abchi ha scelto la professione di storico\u00bb, non si pu\u00f2 chiedere di \u00abnon ricordare che l\u2019unione politica del Sud al resto d\u2019Italia avvenne senza il consenso ma anzi contro la volont\u00e0 della maggioranza delle popolazioni meridionali\u00bb. E non lo si pu\u00f2 esortare a \u00abpassare sotto silenzio come quell\u2019unione, che per vari decenni successivi al 1861 non fu davvero mai \u201cunit\u00e0\u201d, sia stata, in primo luogo, il risultato di un complesso e non trasparente intrigo internazionale in cui la Potenza preponderante sullo scacchiere mediterraneo contribu\u00ec a porre fine, una volta per tutte, alle velleit\u00e0 di autonomia del pi\u00f9 grande \u201cPiccolo Stato\u201d della Penisola, giustificando una delle prime e pi\u00f9 gravi violazioni del Diritto pubblico europeo della storia contemporanea\u00bb. Parole molto forti: quella dell\u2019Inghilterra nei confronti del Regno delle Due Sicilie sarebbe stata \u00abuna delle prime e pi\u00f9 gravi violazioni del Diritto pubblico europeo della storia contemporanea\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Da lungo tempo il Regno Unito non aveva nascosto un grande interesse per la Sicilia. Giovanni Aceto nel volume <em>De la Sicile et de ses rapports avec l\u2019Angleterre<\/em> (1827) scriveva: \u00abQuest\u2019isola non rappresenta per l\u2019Inghilterra soltanto un importante avamposto strategico, da preservare, ad ogni costo, da una possibile occupazione della Francia che la minaccia dalle sue coste, ma costituisce anche il centro di tutte le operazioni politiche e militari che l\u2019Inghilterra intende intraprendere nell\u2019Italia e nel Mediterraneo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un segnale al Regno di Napoli fu mandato nell\u2019estate del 1831, quando fanti inglesi sbarcati dalla corvetta \u00abRapid\u00bb proveniente da Malta, condotta dal tenente di vascello Charles Henry Swinburne, occuparono l\u2019isola Ferdinandea, un lembo di terra di circa quattro chilometri quadrati emerso dal mare tra Sciacca e Pantelleria, che si sarebbe nuovamente inabissato nel dicembre di quello stesso anno (la storia \u00e8 stata ben raccontata da Salvatore Mazzarella in <em>Dell\u2019isola Ferdinandea e di altre cose<\/em>, pubblicato da Sellerio, e in L\u2019isola che se ne and\u00f2 di Filippo D\u2019Arpa, edito da Mursia).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Regno_sud.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"215\" height=\"188\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Regno_sud.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28067\" style=\"width:297px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Un gesto del tutto sproporzionato data l\u2019assoluta irrilevanza dell\u2019isolotto. Ma che voleva essere un segno inequivocabile nei confronti di un\u2019isola ben pi\u00f9 importante, la Sicilia. Sicilia da cui l\u2019Inghilterra importava vino, olio d\u2019oliva, agrumi, mandorle, nocciole, sommacco, barilla e soprattutto zolfo usato per la preparazione della soda artificiale, dell\u2019acido solforico e della polvere da sparo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Zolfo che fu all\u2019origine di un contenzioso dal quale uscirono ulteriormente deteriorati i rapporti anglo- napoletani: ne venne fuori quella che Ernesto Pontieri \u2013 nei saggi raccolti in <em>Il riformismo borbonico nella Sicilia del Sette e dell\u2019Ottocento<\/em> (Esi) \u2013 ha definito una \u00abpolitica di rancori, di insidie, di mal celata avversione verso uno Stato (il regno borbonico) che non senza ragione conservava rispetto all\u2019Inghilterra immutata la sua diffidenza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai tempi della rivoluzione del 1848, quando, il 13 aprile, il General Parlamento di Palermo, dopo aver dichiarato la decadenza della dinastia borbonica, aveva deliberato \u00abdi chiamare un principe italiano sul trono, una volta promulgata la Costituzione\u00bb, confidando nelle assicurazioni del plenipotenziario inglese Henry Gilbert Elliot Murray Kynynmound Minto, il ministro degli Esteri britannico Henry John Temple, visconte di Palmerston, si impegn\u00f2 a garantire l\u2019indipendenza del nuovo regno se la scelta del popolo siciliano avesse favorito la candidatura di un membro di Casa Savoia in alternativa a quella del secondogenito di Ferdinando II o del giovanissimo figlio del Granduca di Toscana, avanzata dalla Francia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu Carlo Alberto che, dopo la sconfitta di Custoza (27 luglio), decise di risparmiarsi il conflitto con il Regno di Napoli, ci\u00f2 che consent\u00ec a Ferdinando II di rompere gli indugi e ordinare alla sua armata guidata dal principe di Satriano, Carlo Filangieri, di varcare lo stretto, bombardare Messina e marciare trionfalmente alla riconquista di Palermo.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca l\u2019Inghilterra era ormai in una posizione di ostilit\u00e0 dichiarata e il 15 settembre 1849 invi\u00f2 al nuovo capo del governo napoletano, Giustino Fortunato, una nota nella quale si sosteneva che \u00abla rivoluzione siciliana era stata provocata dal malcontento generale, antico, radicato, causato dagli abusi del governo borbonico e dalla violazione dell\u2019antica Costituzione siciliana, ripristinata e aggiornata dal patto politico del 1812, promulgato sotto gli auspici della Gran Bretagna, che, anche se provvisoriamente sospeso, non era stato mai considerato abolito dal consorzio europeo\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ferdinando_II_di_Borbone_Regno_due_Sicilie.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"260\" height=\"400\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ferdinando_II_di_Borbone_Regno_due_Sicilie.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62672\" style=\"width:212px;height:auto\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ferdinando II Borbone<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La nota aggiungeva, minacciosamente, che \u00abqualora Ferdinando II avesse violato i termini della capitolazione e perseverato nella sua politica di oppressione, il Regno Unito non avrebbe assistito passivamente a una nuova crisi tra il governo di Napoli e il popolo siciliano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In Inghilterra divenne un caso molto dibattuto quello di Carlo Poerio, ministro dell\u2019Istruzione nel governo costituzionale napoletano del 1848, che nel \u201949 fu arrestato, processato e condannato a 24 anni di carcere duro (ne avrebbe scontati 10, per poi riparare in Piemonte dove gli sarebbe stato riconosciuto un rango politico di primo piano).<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in questo clima che nel Regno Unito furono rese pubbliche le due lettere di William Ewart Gladstone a lord Aberdeen, che volevano essere un rapporto sulle carceri borboniche e sul trattamento dei prigionieri nel quale il regime di Ferdinando II veniva definito alla stregua di una \u00abnegazione di Dio\u00bb. Un testo caratterizzato da una certa enfasi e non poche esagerazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo momento storico che Ferdinando II decise di dare una seconda prova di carattere \u2013 la prima era stata quella di cui all\u2019inizio della \u00abguerra carlista\u00bb \u2013 che gli sarebbe costata cara. Nel gennaio del 1855 si chiam\u00f2 fuori dalla guerra di Crimea, nella quale, invece, Cavour si era schierato, a fianco di Francia e Inghilterra, contro la Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019estate di quell\u2019anno, scrive Di Rienzo, \u00abconvinto che l\u2019offensiva dei coalizzati si sarebbe infranta sulle fortezze di Sebastopoli, il governo borbonico promulgava il divieto di concedere il passaporto ai sudditi siciliani per evitare che questi si potessero arruolare nella Legione anglo-italiana, composta da fuoriusciti politici della Penisola, ed emanava nuove disposizioni sanitarie, giustificate dall\u2019epidemia di colera sviluppatasi in Crimea, che imponevano una quarantena di quindici giorni a tutto il naviglio proveniente dall\u2019Impero ottomano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Palmerston, divenuto primo ministro, nella seduta della Camera dei Comuni del 7 agosto accusava il regime borbonico di essersi schierato con la Russia, anzi di esserne diventato un vassallo. A suo avviso \u00abnonostante la distanza geografica che separava i due Stati, l\u2019influenza russa su Napoli era progressivamente cresciuta fino a divenire predominante\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Palmerston, \u00abil regno borbonico aveva dimostrato sfrontatamente la sua ostilit\u00e0 alla Francia e all\u2019Inghilterra vietando l\u2019esportazione di merci che il suo stato di neutrale gli avrebbe consentito tranquillamente di continuare a trafficare\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Gran-Bretagna.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Gran-Bretagna.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40950\" style=\"width:348px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Questa \u00abpalese violazione del diritto internazionale\u00bb appariva tanto pi\u00f9 grave in quanto \u00abperpetrata da un governo che si era macchiato di atti di crudelt\u00e0 e di oppressione verso il suo popolo, assolutamente incompatibili con i progressi della civilt\u00e0 europea\u00bb. E qui il riferimento alle gi\u00e0 citate lettere di Gladstone era quasi esplicito.<\/p>\n\n\n\n<p>Palmerston fece di pi\u00f9: utilizz\u00f2 fondi riservati del Tesoro britannico per finanziare una spedizione per liberare Luigi Settembrini, autore nel 1847 della <em>Protesta del popolo delle Due Sicilie<\/em>, Silvio Spaventa e Filippo Agresti, condannati a morte nel 1849, la cui pena era stata commutata nel carcere a vita da scontare nell\u2019ergastolo dell\u2019isolotto di Santo Stefano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019operazione, progettata per la tarda estate del 1855, non arriv\u00f2 a compimento, \u00abma\u00bb, scrive Di Rienzo, \u00abanche quel tentativo dimostr\u00f2, comunque, quale fosse il rispetto di Londra per la sovranit\u00e0 dello Stato borbonico e come la ferma volont\u00e0 dimostrata da Ferdinando II di rivendicare l\u2019autonomia del suo regno nelle grandi scelte di politica estera fosse prossima a ricevere un\u2019esemplare punizione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Punizione \u00abche i governi alleati avrebbero giustificato, servendosi di motivazioni completamente strumentali, tutte concentrate sulla critica della politica interna delle Due Sicilie, nell\u2019impossibilit\u00e0 di usarne altre motivate da reali giustificazioni giuridiche attinenti la violazione del diritto internazionale\u00bb. Di qui un crescendo di manifestazioni di ostilit\u00e0 da parte dell\u2019Inghilterra (ma anche, sia pure in minor misura, della Francia) nei confronti del Regno di Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Palmerston pretende dalla corte di Caserta il licenziamento del direttore di polizia Orazio Mazza, accusato di aver offeso durante una rappresentazione teatrale (\u00abun episodio trascurabile\u00bb, lo definisce Di Rienzo), il segretario della legazione inglese George Fagan. Il Times suggerisce addirittura di inviare a Napoli, a mo\u2019 di \u00abspedizione punitiva\u00bb, navi Britanniche che avrebbero dovuto ottenere \u00abgli stessi risultati delle missioni intimidatorie guidate dal commodoro Matthew Calbraith Perry, nella baia di Edo, tra il 1853 e il 1854, per ridurre a ragione la resistenza dello shogun Ieyoshi Tokugawa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec come gli Stati Uniti in Estremo Oriente, termina l\u2019articolo del Times, anche la Gran Bretagna non poteva tollerare l\u2019esistenza di \u00abun Giappone mediterraneo posto a poche miglia da Malta e non eccessivamente distante da Marsiglia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Immediatamente il ministero degli Esteri inglese fa eco a quell\u2019editoriale, diramando una nota in cui si afferma che \u00abil governo di sua maest\u00e0 non poteva non tener conto dei sentimenti dell\u2019opinione pubblica e dei circoli politici britannici perfettamente rispecchiati dalla stampa londinese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo la regina Vittoria riesce ad evitare che si passi dalle parole ai fatti. E risponde al governo con queste parole: \u00abLa regina, dopo aver esaminato la documentazione da voi allegata, ha espresso la pi\u00f9 decisa contrariet\u00e0 a una dimostrazione navale (che per essere efficace dovrebbe contemplare la possibilit\u00e0 di un\u2019apertura delle ostilit\u00e0) indirizzata ad ottenere dei cambiamenti nel regime politico delle Due Sicilie\u00bb. In ogni caso prudentemente Ferdinando II decide di congedare Mazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorre un po\u2019 di tempo e si verifica un nuovo incidente. L\u2019ambasciatore a Londra di Ferdinando II, Antonio La Grua, principe di Carini, informa \u00abdi aver rintuzzato con tagliente ironia le provocazioni di Palmerston il quale durante un ricevimento ufficiale gli aveva chiesto notizie di Carlo Poerio\u00bb. Alle rimostranze del primo ministro britannico, il quale lo invitava a considerare che la detenzione di Poerio \u00abnon era materia di scherzo ma costituiva un affare serio e grave di cui il vostro governo conoscer\u00e0 tra breve l\u2019importanza\u00bb, il diplomatico napoletano si vantava di aver ribattuto di non arrivare a capire \u00abperch\u00e9 la sedicente magistratura d\u2019Europa s\u2019intestardisca a occuparsi delle nostre faccende e si dia pena di studiare una farmaceutica ricetta di cataplasmi senza avvertire il bisogno di tastare il polso, di guardare la lingua e ricercare i sintomi dell\u2019ottima salute nostra\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/garibaldini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" height=\"202\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/garibaldini.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-21245\" style=\"width:320px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Qualche anno dopo il ministro degli Esteri inglese, James Howard Harris (lord Malmesbury) si ferm\u00f2 a riflettere nelle sue memorie sul \u00abcaso Poerio\u00bb e sulle sue conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Palmerston e Gladstone, a suo avviso, avevano \u00abcommesso l\u2019errore di mettere in discussione i diritti sovrani di uno Stato dispotico senza considerare che anche un regime assoluto possedeva le identiche prerogative di una repubblica o della stessa Inghilterra di difendersi contro gli avversari che lo volevano rovesciare con la violenza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo il regime borbonico era afflitto dalla \u00ablentezza della giustizia\u00bb. \u00abMa le torture alle quali Poerio si dice sia stato sottoposto\u00bb, prosegue Malmesbury, \u00abfurono, a mio parere, inventate di sana pianta\u2026 Nessun individuo, trattato in maniera tanto disumana, avrebbe potuto ristabilirsi cos\u00ec rapidamente in soli tre mesi e apparirmi in cos\u00ec florida salute come Poerio che, quando mi fu presentato, nel 1859, alla Camera dei Lords dal conte di Shaftesbury, venne da me scambiato per un giovane pari reduce da una salubre villeggiatura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGiusto o sbagliato che fosse\u00bb, concludeva Malmesbury, \u00abFerdinando II, soprannominato \u201cre bomba\u201d, aveva una tale cattiva reputazione che tutto era lecito contro di lui, per\u00f2, se si esclude questo sentimento largamente diffuso nell\u2019opinione pubblica britannica, una spedizione armata diretta contro il suo regno costituiva una misura assolutamente illegittima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un fatto che in quegli anni il Regno di Napoli fu sottoposto ad una sorta di apartheid internazionale. Che parve attenuarsi solo verso la fine del 1856, quando esplosero moti a Palermo, a Cefal\u00f9, e, l\u20198 dicembre, si ebbe un tentativo (fallito) di regicidio contro Ferdinando II compiuto da Agesilao Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il re cerc\u00f2 di approfittarne e di \u00abrisolvere\u00bb il problema dei detenuti politici avviando trattative per stipulare una convenzione con l\u2019Argentina, al fine di stabilire sul Rio de la Plata \u00abuna colonia di sudditi napoletani, gi\u00e0 condannati o in attesa di giudizio per delitti politici, che in quelle terre sarebbero stati confinati in commutazione della pena da espiare nella madrepatria\u00bb. Ma Palmerston si affrett\u00f2 a dichiarare ai Comuni che \u00abl\u2019invio dei detenuti in Argentina non poteva costituire un passo soddisfacente per riallacciare le normali relazioni diplomatiche con Napoli, perch\u00e9 le carceri napoletane, una volta svuotate, sarebbero state immediatamente riempite con nuove vittime della tirannia dei Borbone\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi (28 giugno 1857) fu la volta della sfortunata spedizione a Sapri di Carlo Pisacane: un tentativo insurrezionale che-per l\u2019ostilit\u00e0 dell\u2019esercito ma anche del popolo \u2013 fall\u00ec e fu represso con durezza. Dell\u2019equipaggio del piroscafo a vapore \u00abCagliari\u00bb di Pisacane facevano parte due macchinisti inglesi, tratti in arresto dalla gendarmeria napoletana. &nbsp;L\u2019Inghilterra si mosse immediatamente per reclamare non solo la loro liberazione, ma addirittura un adeguato indennizzo economico che li risarcisse dell\u2019\u00abingiusta detenzione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel gennaio del 1859 Ferdinando II concede l\u2019esilio perpetuo a circa novanta prigionieri (tra i quali Poerio). Inasprisce, per\u00f2, le pene per i futuri arrestati. Cos\u00ec l\u2019Inghilterra continua a tener viva la tensione con il regime borbonico e Londra sar\u00e0 in prima fila a sostenere, nel 1860, l\u2019impresa dei Mille.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl Regno Unito\u00bb, scrisse Malmesbury nelle sue memorie, \u00absi sentiva autorizzato a servirsi della spada e dell\u2019intuito del grande bucaniere Giuseppe Garibaldi contro i suoi nemici, come nel passato aveva utilizzato Drake e Raleigh, che gli spagnoli giustamente chiamarono pirati\u00bb. Per di pi\u00f9 nel mese di giugno tornarono al governo Palmerston e Gladstone, i pi\u00f9 implacabili nemici della dinastia napoletana. Da quel momento l\u2019aiuto inglese a Garibaldi fu decisivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa, del supporto britannico alla \u00abliberazione del Mezzogiorno\u00bb, \u00e8 un\u2019ipotesi che, scrive Di Rienzo, \u00abla storiografia ufficiale ha sempre accantonato, spesso con immotivata sufficienza, e che ha trovato credito soltanto in una letteratura non accademica accusata ingiustamente, a volte, di dilettantismo e di preconcetta faziosit\u00e0 filo borbonica\u00bb. Eppure c\u2019\u00e8 una gran mole di documenti che \u00abmostrano almeno la plausibilit\u00e0 di questa interpretazione\u00bb. E questo libro ce ne offre un\u2019accurata disamina.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/briganti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"199\" height=\"254\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/briganti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13827\" style=\"width:241px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 la documentazione dell\u2019aiuto inglese al viaggio e all\u2019impresa di Garibaldi in Sicilia. Ma ci sono anche le prove della consapevolezza inglese dell\u2019alleanza tra la malavita napoletana e gli insorti, evidenze che gi\u00e0 si intravedevano nella <em>Storia della camorra<\/em> di Francesco Barbagallo edita da Laterza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 31 luglio 1860, il diplomatico inglese Henry George Elliot informa il Foreign Office \u00abche numerose bande camorristiche erano pronte a scendere in campo per contrastare, armi alla mano, la mobilitazione dei popolani rimasti fedeli alla dinastia borbonica, per presidiare il porto in modo da facilitare uno sbarco delle truppe piemontesi e per controllare le vie di accesso a Napoli al fine di rendere possibile l\u2019ingresso dei volontari di Garibaldi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo Londra sapeva quasi tutto dell\u2019attivit\u00e0 di quel Liborio Romano che assold\u00f2 quei malavitosi \u00abliberali\u00bb di cui ha recentemente scritto Nico Perrone in <em>L\u2019inventore del trasformismo. Liborio Romano, strumento di Cavour per la conquista di Napoli<\/em> edito, anche questo, da Rubbettino.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito alcuni uomini politici inglesi usarono parole di condanna per quel che era accaduto in quegli anni. Soprattutto dopo la \u00abliberazione del Mezzogiorno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In Parlamento, il deputato conservatore Pope Hennessy aveva definito il tutto un \u00abdirty affair\u00bb (sporco affare) e aveva denunciato \u00abla furiosa repressione dell\u2019armata sarda che si era macchiata di crimini contro l\u2019umanit\u00e0 ben pi\u00f9 efferati di quelli che l\u2019opinione pubblica europea aveva imputato a Ferdinando II e al suo sventurato erede\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella stessa sede George Cavendish-Bentinck aveva messo in evidenza quale errore fosse stato per il Regno Unito provocare quel grande incendio nell\u2019Italia del Sud, in violazione di tutte le leggi internazionali. E uno dei pi\u00f9 stretti collaboratori di Disraeli, Henry Lennox, aveva detto esplicitamente che sostituire il \u00abdispotismo di un Borbone\u00bb con lo \u00abpseudo liberalismo di un Vittorio Emanuele\u00bb era stato un grande sbaglio. Anche perch\u00e9 cos\u00ec \u00abil Regno Unito aveva prostituito la sua politica estera appoggiando un\u2019impresa illegittima e scellerata che aveva portato all\u2019instaurazione di un vero e proprio regno del terrore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu per queste vie, conclude Di Rienzo rievocando il successivo sprezzante diniego britannico alla richiesta italiana di istituire una colonia penale in un isolotto prospiciente la baia di Gaya, nel sultanato del Brunei, che l\u2019Italia unita eredit\u00f2 \u00abquella stessa debolezza geopolitica che aveva accelerato, se non addirittura provocato, la fine del Regno delle Due Sicilie\u00bb. Un destino che si sarebbe riflesso sul nostro Paese fino ai giorni nostri, \u00abnel segno\u00bb, \u00e8 la conclusione di Eugenio Di Rienzo, \u00abdi un passato destinato a non passare\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un popolo distrutto 14 Gennaio 2025 L\u2019errore dei Borbone fu inimicarsi Londra. L\u2019ostilit\u00e0 inglese destabilizz\u00f2 il Regno di Napoli. Fin da quando sal\u00ec al trono nel novembre del 1830, Ferdinando II concep\u00ec la presenza del Regno delle Due Sicilie sullo scacchiere europeo come quella di un\u2019entit\u00e0 politica in crescita. 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